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Dio: Amore che ti ama! – Sulle vie del Vangelo/4

Dio, ossia l’Amore fatto carne!

Dio, alias l’Amore che ti ama e non ti cambia!

Dire Dio Amore è scegliere di pensare molto più in grande di quanto normalmente siamo abituati a fare.

Nel nostro linguaggio, nel nostro modo di relazionarci a Dio, nelle esperienze di fede e di discernimento, nella preghiera viene costantemente a galla l’idea di un Dio perfettissimo a cui non facciamo altro che chiedere di essere cambiati, trasformati, migliorati. Se Dio può tutto perché non osare chiedere miracoli di guarigione? Perché non può alleggerirci dei tanti limiti umani, fisici, caratteriali che il più delle volte diventano pesanti fardelli, difficili da gestire per una vita intera? Il suo amore ci tocca e ci trasforma, ci rende altro, ci rinnova a tal punto da diventare irriconoscibili a noi stessi… spesso questo è ciò che speriamo accada… eppure dietro ogni limite esistono migliaia di possibilità di bene.
Quando una breccia è raggiunta dalla luce può diventare una feritoia luminosa e allora Dio, più che come il guaritore magico, si dà a noi come pienezza di amore che non toglie nulla di ciò che siamo ma, riempiendoci, rende ogni nostra “breccia interiore”, ogni ferita, una vera e propria feritoia in cui passa luce nuova.

Dio si dà a noi, amandoci, e ci rende nuovi non perché diversi, ma perché capaci di vivere in modo nuovo, di investire sui nostri limiti facendoli diventare dono, possibilità di vita, di crescita, di futuro, di condivisione. Il limite dice qualcosa di noi stessi, della nostra storia, della nostra più profonda identità, toglierlo non sarebbe come cambiare maglietta, ma significherebbe cambiare vita. Dentro ogni limite c’è la ricchezza dell’esperienza che se accolta può diventare strada di pace, sentiero di riconciliazione, orizzonte di speranza per noi stessi e per chi ci avvicina.

Entrare allora in relazione con Dio, essere raggiunti dal suo amore, significa percorrere con lui la via della fragilità, via che lui in primis ha privilegiato entrando nella storia, facendosi carne, facendo sua la nostra natura in tutto, dalla nascita alla morte. E quell’unica cosa che da noi lo avrebbe distinto, il peccato, per amore lo ha preso su di sè, per spalancare a noi le porte di una vita piena e di una pienezza vera!

Il video che scegliamo di riproporre a conclusione di queste tracce di riflessione, crediamo che possa fare sintesi e proiettarci verso orizzonti sicuramente più ampi di quelli che comunemente scegliamo di avere.
Chiedo a tutti voi, amici blogger, di vedere fino in fondo il cortometraggio, e ringrazio chi, da un’interessante lezione di Cristologia ha dato il via a quanto, attraverso queste riflessioni, vi ha raggiunto!

 Il circo della farfalla – cortometraggio in inglese sottotitolato in italiano

I volti dell’amore- Sulle vie del Vangelo/3

Quanti colori avrebbe il vostro mondo?
E quanti volti dovrebbe avere l’amore per essere riconoscibile?

Diciamo e crediamo che Dio è amore, ma la domanda urgente che risuona da ogni cuore umano è: come riconoscerlo? Come vedere Dio amore in azione se ovunque sembra dominare sofferenza, ingiustizia, male, dolore?

Dio può ancora riuscire a rendersi visibile oggi? In Gesù lo ha fatto, ma sono trascorsi ormai più di 2000 anni e per qualcuno è diventato troppo difficile riuscire a ricordare le sue guarigioni, il suo stare con i peccatori, il suo perdonare sempre e comunque.

Ci sono soluzioni per l’oggi? Questo mondo potrebbe più facilmente credere se l’Amore avesse volti in cui manifestarsi… il mondo attende: vuole ascoltare risposte di vita, vuole scoprire i volti dell’amore.

PREPARANDOCI ALLA VIDEO CATECHESI CON: Il mondo che vorrei

VIDEO CATECHESI –  I volti dell’amore

è on line anche:


A chi serve credere?- Sulle vie del Vangelo/2

Ma la fede aiuta?

Le ingiustizie, la morte, il male, non sono state cancellate dalla resurrezione… ma allora a cosa serve credere?

PREPARIAMOCI ALLA VIDEO CATECHESI CON: Perdonami

Cos’è la fede se alla fine tutto resta uguale? A cosa e a chi serve credere?

Noi, Dio e la costante ricerca del sacro; la voglia di sentirci protetti da un oltre o da un altro… la paura di ciò che non conosciamo… eppure credere è molto di più!

Dio non è solo l’oltre rispetto a ciò che viviamo, ma è anche l’altro rispetto a ciò che siamo. Dio e noi: una relazione da ripensare, un’idea su cui ragionare, una soluzione da trovare? Cos’è per noi la fede?

Io credo, ma tu, Signore, mi aiuti a vivere? 

VIDEO CATECHESI –  A chi serve credere?


VII Incontro Mondiale con le Famiglie – Milano 2012/Cresimandi

Da mercoledì 30 maggio a domenica 3 giugno 2012, Milano è stata la sede del VII Incontro Mondiale delle Famiglie! Naturalmente anche noi di Cantalavita ci siamo resi presenti grazie a un inviato speciale ;-)!!! Si tratta di Giuseppe Tramontin, 21 anni, di Napoli! Leggiamo la sua testimonianza  relativa all’incontro del Santo Padre con i cresimandi, nello Stadio San Siro!!!

Sono partito per Milano come volontario, con tante aspettative, qualche preoccupazione legata a ciò che lasciavo a casa, qualche timore legato alla non conoscenza di ciò che trovavo, ma con un grande desiderio: poter partecipare all’incontro dei cresimandi con Benedetto XVI allo stadio San Siro. Oltre all’immensa gioia e il palpabile entusiasmo che mi sarebbe piaciuto toccare e vivere, desideravo partecipare a questo incontro perché, per vivere quest’esperienza del Family2012, ho purtroppo dovuto rinunciare alle cresime del gruppo giovanissimi della mia parrocchia; di alcuni di questi ragazzi sono stato animatore all’oratorio, con altri, si è costruito un bel rapporto.

Poteva il Signore non esaudire questa mia richiesta e ascoltare questo desiderio del cuore? Quando alcuni volontari che erano con me all’alloggio mi hanno portato il biglietto per entrare a San Siro pensavo di sognare, ma subito un pensiero di ringraziamento, seppur piccolo e immediato, è andato a Colui che ha voluto fossi a quest’esperienza. E allora… dovevo prepararmi a viverla al meglio e, soprattutto, ad essere attento a recepire il messaggio che lì avrei sicuramente ricevuto.

Circondato dalla folla e dall’entusiasmo di oltre 80.000 persone, Benedetto XVI ha guidato la veglia di preghiera con i cresimandi e i cresimati dell’intera diocesi di Milano, in un clima informale e gioioso. Tra tifo e cori da stadio, proprio lì dove giocano i campioni delle due squadre Milan e Inter, che fanno sognare i tanti ragazzini lì presenti, il Papa è stato il “campione più grande e anche l’allenatore dell’immensa squadra che è la Chiesa” come ha ricordato all’inizio il giovanissimo Giovanni, nel saluto al Santo Padre. Una toccante cerimonia, “impregnata” di vocazione e di Spirito Santo, scandita dalle meravigliose coreografie, create dalla sinergia di oltre 1000 figuranti, che hanno ricreato varie “figure”, tra cui il logo del Family2012 (il VII Incontro Mondiale delle Famiglie) e una rete che pian piano si riempieva di tantissimi pesciolini, rievocando il brano evangelico della Pesca miracolosa (Lc 5, 1-11)

Tante le esortazioni e gli input che il Papa ci ha lanciato, primo su tutti l’invito ad impegnarci nel raggiungere la santità: “Ma è possibile essere santi alla vostra età? Vi rispondo: certamente! La santità è la via normale del cristiano: non è riservata a pochi eletti, ma aperta a tutti»

L’emozione di poter partecipare a questo evento è stata infinita ed indescrivibile. Il pensiero è andato ai ragazzi della mia parrocchia che proprio in quei giorni ricevevano il dono dello Spirito Santo: “vento che gonfia le vele, fuoco che accende l’amore, aria che si respira libera”, come ribadiva il canto iniziale della veglia. Il poter vivere questa esperienza con la Chiesa di Milano mi ha ricordato l’universalità della Chiesa Cattolica e soprattutto la bellezza e la gioia dell’essere credente, del credere e del vivere il Vangelo di Gesù Cristo; e proprio il Papa, a proposito della vita di fede non ha avuto paura di sottolineare ai ragazzi presenti la difficoltà della sequela di Gesù: “Cari ragazzi e ragazze, tutta la vita cristiana è un cammino, è come percorrere un sentiero che sale su un monte – quindi non è sempre facile, ma salire su un monte è una cosa bellissima”.

On line un’ altra testimonianza del nostro inviato: Benedetto XVI incontra i fidanzati

Sulle Vie del Vangelo – 2012

Sulle vie del Vangelo 2012

La Parola nel web

Evangelizzazione sulle strade virtuali della rete

venerdì 29 Giugno dalla 18:00 alle 21:00

su www.cantalavita.com

e su facebook, pagina Giovani&Vangelo

Quest’anno, inoltre, anche tu puoi essere un evangelizzatore!

Il tuo compito:

  • prepararti pregando attraverso una tracci che ti invieremo nei tre giorni precedenti all’evangelizzazione
  • tenerti libero da impegni il 29 Giugno dalla 18:00 alle 21:00
  • collegarti a facebook cantalavita e twitter per far correre la Parola condividendo i link, le foto, le video-catechesi e i post sulla tua bacheca e su quelle dei tuoi amici

Se desideri condividere con noi, suore Paoline, questa esperienza:

  • invia una mail a m.tassielli@paoline.it comunicando la tua disponibilità, scrivendo NOME, COGNOME, CITTA’, ETA’ e inviando una tua FOTO. Ci servirà per conoscerti e coinvolgere altre sorelle più anziane, che pregheranno per noi
  • diventa FAN di Giovani&Vangelo clikkando su MI PIACE
  • comunica la tua adesione entro il 24 giugno

Ti sarà inviato via mail un piccolo vademecum con alcune attenzioni da avere per far sì che l’evangelizzazione sia il più capillare ed efficace possibile.

Chi si gioca da evangelizzatore, sa di diventare responsabile di un annuncio fatto con coerenza, non per suscitare o provocare volontariamente scherno, irrisione o simile.

Come paoline, nello stile dell’apostolo Paolo, tendiamo a raggiungere i più lontani e pertanto ogni forma di proselitismo aggressivo, fondamentalismo, non rispetto di valori ecumenici e interreligiosi, sarà segnalato e bloccato come non coerente all’esperienza proposta.

Non saranno pubblicati, come materiale proprio dell’animazione, eventuali link, foto o post pervenuti quella sera, se non previa, se possibile, valutazione.

Chiediamo a chi desidera vivere l’esperienza di evangelizzazione di far proprio lo stile proposto. La proposta è aperta a tutta: laici, religiosi/e, sacerdoti, giovani e adulti… tutti coloro che, da credenti, vogliono “darsi” perchè il Vangelo corra e sia glorificato.

INSIEME, con Paolo, PER LE VIE DEL MONDO:

    Io Paolo ritenni di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo e questi crocifisso. La mia parola e la mia predicazione, non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perchè la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana ma sulla potenza di Dio”

1Cor 2,2.4-5

Ti aspettiamo!!!

😉

Buona domenica! – XI del T.O. – Anno B

«Sapranno tutti gli alberi della foresta
che io sono il Signore,
che faccio… germogliare l’albero secco.
Io, il Signore, ho parlato e lo farò»

Cfr. libro del Profeta Ezechiele (Ez 17, 22-24)
  XI Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

Riprendiamo il tempo ordinario, dopo la lunghissima parentesi che dalla Quaresima ci ha portato, nel Signore risorto, grazie allo Spirito, a meditare sul dono dell’Eucaristia. E lo facciamo in compagnia di Marco, il primo evangelista, discepolo di Pietro. È lui, oggi, a darci un sferzata di speranza, di fiducia, in questi tempi oscuri che ci spaventano.
La terra continua a tremare e ci spaventa la nostra fragilità. Ma altri terremoti stanno travolgendo l’Europa, vittima di se stessa, degli egoismi nazionali, di un’unione mai conclusa che ci sta portando al fallimento. E, per noi credenti, infastidiscono le piccole scosse (piccole e piccine, mediocri, risibili) di chi, fra i palazzi vaticani, pensa di fare la volontà di Dio e il bene della Chiesa spargendo veleni in nome dell’alto ideale della verità. Da come la vedo io non dovrebbero esserci dei palazzi ma poiché la storia va rispettata e amata, che siano le colombe a volteggiare fra le stanze d’Oltretevere, non i corvi. La sfiducia nasce nella quotidianità di chi, discepolo, vede la propria parrocchia faticare, il proprio parroco sfinirsi, le comunità indebolirsi. Stiamo dando un’immagine fragile di Chiesa, agli occhi del mondo. E allora? Dio abita le nostre debolezze, dinamica ben rappresentata da un fragile papa incanutito che, pure, fa vibrare il cuore di un milione di fedeli con le sue miti parole sulla fede.
È il momento giusto per riflettere su cos’è la Chiesa. Meglio: su “chi” è la Chiesa.

ESILIO
Ioiachim, l’ultimo discendente del re Davide, è stato sconfitto e deportato in Babilonia dal feroce re Nabucodonosor. Tutto è perduto: la città santa distrutta, il tempio bruciato e l’Arca trafugata come bottino di guerra. Il terremoto della guerra non offre speranze, il rigoglioso cedro della dinastia davidica è stato impietosamente tagliato alla radice.
Eppure, dice uno dei deportati, un sacerdote del tempio, Ezechiele, Dio prenderà un germoglio dall’albero reciso e lo pianterà, facendolo ricrescere. Ma, lo sappiamo, non sarà più un regno terreno quello che crescerà, ma un’altra realtà, un Regno che passa attraverso i cuori. E colui che verrà, il germoglio di Iesse, è per noi il Cristo. Dio non si stanca dell’umanità, non si scoraggia, non si lascia atterrire dai nostri errori, ma, sempre, ci conduce alla pienezza in modi che non ci aspettiamo.

FATICA
Abbiamo conosciuto il Signore che ci ha cambiato la vita, illuminandola. Sentiamo forte il desiderio di condividere la felicità che abbiamo trovato e che altri ci hanno consegnato e ci siamo resi disponibili ad annunciare il Regno, là dove viviamo. Ma quanta fatica incontriamo! Come catechisti, evangelizzatori, animatori di coppie, collaboratori della liturgia… ci rendiamo conto di quanto lavoro occorre fare e quanta poca forza abbiamo. A volte ci prende l’ansia da prestazione e corriamo come dei matti, salvo poi svuotarci interiormente.
Gesù, oggi, ci rassicura: dobbiamo gettare il seme della Parola in terra, abbondantemente. Non sui marmi delle nostre chiese svuotate, ma sull’asfalto del nostro quartiere di periferia. Uscire e gettare il seme, senza preoccuparsi. Parlare di Dio, bene, con verità, con coerenza. Poi, ci penserà il seme, progressivamente, a crescere. Siamo sempre molto concentrati sul discepolato, su cosa fare per diventare testimoni. Ottimo, bene. Ma subito dopo occorre ricordarci che è Dio che opera. Il mondo è già salvo, solo che non lo sa. Noi possiamo vivere da salvati, al meglio delle nostre possibilità. Il seme cresce da sé.
Gesù ci invita alla pazienza, a lasciar perdere l’ansia, la fobia di tenere tutto sotto controllo, il volere programmare e capire tutto nella nostra vita spirituale. La vita ci porta a pensare che le cose dipendono da noi, dalla nostra buona volontà: ci tocca programmare tutto, anche il riposo! E il rischio di applicare questa categoria alle cose dello Spirito è quanto mai presente. Entusiasti, ci siamo avviati sulle strade del Vangelo e vi abbiamo intuito la verità, coinvolti emotivamente in un’esperienza, in una comunità, in un percorso di preghiera. Poi, dopo qualche tempo, ecco sopraggiungere le difficoltà: fatica a pregare, aridità, inquietudine… E sorge il dubbio; starò sbagliando? Cosa posso fare? Nulla, lasciati fare: se il seme è piantato, stai tranquillo, lascia fare al Signore. La vita interiore richiede tempo e ritmo che non possiamo pretendere di manipolare e nella fede la priorità è sempre di Dio.

SENAPE
La seconda parabola ci ricorda la stupefacente proprietà del seme di senapa, piccolo al punto da rassomigliare alla polvere, e che pure diventa un grande arbusto. La realtà del Regno è così, sia in noi che intorno a noi.
In noi: un piccolo gesto, un piccolo impegno, una piccola apertura nei confronti del Signore può spalancare la diga della fede che tutto irriga e feconda. Anche se la nostra vita è colma di distrazioni, il seme può crescere, nella mia vita e intorno a me, con piccoli gesti di testimonianza, talora insignificanti, che producono risultati sorprendenti. E il Regno intorno a noi è così: questa piccola comunità di uomini e donne che è la Chiesa ha solcato l’oceano della storia fecondando il mondo della speranza del Vangelo. Allo sguardo della fede non sfugge il fatto che milioni di uomini e donne si riconoscono fratelli e figli e cambiano la storia indirizzandola su sentieri di luce: non temiamo, dunque, perché la nostra comunità, i nostri gesti, la nostra celebrazione feconda la realtà, la insemina, lasciando che sia il Signore a far crescere il suo Regno in mezzo a noi.
Per capire questa dinamica sotterranea ci serve il silenzio e la meditazione, solo ritirandoci in disparte con Gesù possiamo veramente capire come Dio opera nella nostra quotidianità.

(PAOLO CURTAZ)


SS. Corpo e Sangue di Cristo – Anno B

«Dov’è la mia stanza, in cui io possa
mangiare la Pasqua con i miei discepoli?»

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 14,12-16.22-26)
  SS. Corpo e Sangue di Cristo – Anno B

Di quanto Spirito abbiamo bisogno per potere capire che Dio è comunione?
Di quanto Spirito abbiamo bisogno per smetterla di litigare e imitare la Trinità?
Di quanto Spirito abbiamo bisogno per superare questo momento tragico, lo spettacolo che diamo al mondo di un gruppo di discepoli che si fanno la guerra, che imitano i corvi invece di invocare la colomba?
Scenda il fuoco e ci purifichi, ci sostenga, ci incoraggi.

Il mite Pietro chiede di uscire dalla Babele a partire da chi gli sta attorno e ha assorbito la logica del mondo. Anche noi siamo chiamati a convertire il nostro cuore, a far diventare le nostre comunità l’anti-babele, il pallido riflesso della Trinità. Difficile, lo so, non ditelo a me. Dio ci dona l’esempio, facendosi pane. E ogni comunità, ogni domenica, si stringe a lui e ripete, come il popolo dell’alleanza: quanto il Signore ha detto noi lo faremo.

LA STANZA
“Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Sta per essere arrestato e ucciso il Maestro. I suoi non lo sanno, non se ne accorgono, sono troppo concentrati su loro stessi e sui loro limiti per vedere ciò che sta per succedere. Gesù, invece, ha ormai piena consapevolezza che tutto volge al termine, che sta per compiere il dono più grande, il dono della sua stessa vita. Servirà? Capirà, l’uomo, che Dio lo ama liberamente, senza condizioni? Saprà l’uomo, infine, arrendersi all’evidenza di un Dio donato?
Si avvicina la Pasqua: Gesù sa che non riuscirà a celebrarla con i discepoli. Decide di anticiparla, chiede ospitalità ad uno sconosciuto, in quella stanza al primo piano, sul monte Sion che sovrasta la città, di fronte al Tempio, Gesù sta per dare l’addio ai suoi discepoli, facendo loro il regalo più grande: la sua presenza eterna.
“Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”.

PARTECIPI
Non sappiamo neppure il nome del tale il cui servo sceso ad attingere acqua incrocia in città i discepoli del Nazareno che lo seguono per chiedere al proprietario una stanza per celebrare la Pasqua. Gesù, però, considera sua quella stanza. Sua, perché vi resterà per sempre. Sua, perché chi accoglie il Maestro, anche senza saperlo, anche senza consapevolezza, si vede trasformare la vita. Proprio come accade nelle nostre spente assemblee domenicali.

TIEPIDEZZE
Dio, il misericordioso, mi ha dato molte gioie nella vita. Una di queste è il potere conoscere molte comunità, sparse nei quattro angoli dell’Italia, e di pregare con loro. Ho partecipato ad assemblee di comunità vivaci, coraggiose, a veglie di preghiera intense, a messe piene di gioia e di emozione. Raramente.
Più spesso, partecipo a delle messe fiacche, tiepide, distratte, spente, esasperanti.
Quante volte incontro degli amici che, avvicinatisi al Signore, convertiti alla e dalla Parola, faticano a nutrire la propria spiritualità in grandi città piene di chiese e povere di fede! Quante volte, io stesso, in vacanza, ho partecipato con dolore e insofferenza a celebrazioni raffazzonate, frettolose, senza preghiera! Gesù, però, sceglie di fare “sue” anche quelle stanze. Non ha la puzza sotto il naso, il Signore, si adatta. Ha voluto con sé, nel momento più faticoso della sua vita, i suoi dodici poveri apostoli. Poveri e fragili come noi, instabili e lunatici come noi. “Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”.

CONVERSIONI
Partecipiamo con costanza e forza alle nostre celebrazioni, anche se sbiadite. Se possibile, mettiamoci in gioco per cambiarle, per renderle più gioiose, accoglienti, oranti. Addobbiamola, la stanza alta, rendiamola accogliente al meglio delle nostre forze e delle nostre possibilità. Ma se ciò non è possibile, pazienza. Se si adatta Gesù, noi non ci adatteremo? Viviamo tempi difficili, tempi in cui la fede è messa a dura prova. Penso al dolore di tanti sacerdoti che si ritrovano a donare la loro intera vita per annunciare il vangelo e si ritrovano a fare i funzionari davanti a comunità pagane nei fatti, se non nelle abitudini!
Oggi celebriamo il Mistero della presenza reale, concreta, attuale, salvifica di Cristo nell’Eucarestia: il Rabbì si rende accessibile, incontrabile, si fa pane del cammino, diventa cibo per l’uomo stremato. Rabbrividisco di fronte alla poca fede mia e delle nostre comunità.

POCA FEDE
Il problema è semplice: la nostra fede è poca, ridotta al lumicino.
E allora la Messa è peso, fatica, incomprensione. Ma se crediamo che il Maestro è presente, al di là della povertà del luogo e delle persone, tutto cambia. L’Eucarestia diventa il centro della settimana, la Parola celebrata ritornerà in mente durante il lavoro e lo studio. Da quel pane donato, ripartiamo. Perché la “sua” stanza torni ad essere addobbata.

(PAOLO CURTAZ)


Pentecoste – Anno B

«Quando verrà il Paràclito… egli darà testimonianza di me;
e anche voi date testimonianza…»

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,26-27)
  DOMENICA DI PENTECOSTE – Anno B

No, non siamo in grado, siamo seri. Né tu, amico lettore, né io, né nessuno che abbia un po’ di sano realismo lo può (veramente) fare. Non siamo capaci di annunciare il Regno con sufficiente trasparenza, con coerenza minima, con passione necessaria. Il peccato è il nemico da combattere, come ci ha più volte ricordato un illuminato Papa Benedetto in questi anni. In un mondo in cui tutti danno la colpa agli altri (anche nella Chiesa!), Pietro ci ricorda che il nemico è dentro, non fuori. Questa storia dell’affidare alla Chiesa, a questa Chiesa, le redini del Regno è stato uno scherzo, o un inganno o una follia. Siamo seri.
Lui non c’è, lo sappiamo, lo vediamo mille volte, lo sperimentiamo. No, non ce la possiamo fare. Ora che l’Europa crolla e tutto sembra svanire e la paura attanaglia la quotidianità, prima che i mercati. Come facciamo a parlare di speranza alla gente che non arriva alla fine del mese? Andiamo! Non, non ce la possiamo fare. Oppure.

SHEVUOT
Shevuot, la festa della mietitura, Pentecoste per i fedeli greci che ricordano la sua celebrazione cinquanta giorni dopo Pesah, era una festa agricola che, col passare dei secoli, era stata arricchita da un’altra interpretazione: in quel giorno si ricordava il dono della Torah sul monte Sinai. Israele era molto fiero della Legge che Dio gli aveva consegnato; pur essendo il più piccolo fra i popoli, era stato scelto per testimoniare al mondo il vero volto del misericordioso.
Proprio in quel giorno, e non casualmente, Luca situa la discesa dello Spirito Santo. Spirito che era già stato donato, dalla croce e il giorno di Pasqua. Perché ripetere questa effusione? Perché quel giorno? Forse Luca vuole dire ai discepoli che la nuova Legge è un movimento dello Spirito, una luce interiore che illumina il nostro volto e quello di Dio! Gesù non aggiunge precetti ai tanti (troppi!) presenti nella Legge orale, ma li semplifica, li riduce, li porta all’essenziale.
Un solo precetto, quello dell’amore, è richiesto ai discepoli. Fantastico, grazie Gesù! Ma cosa significa amare nelle situazioni concrete? Ecco che lo Spirito ci viene in soccorso. Gesù non dona delle nuove tavole, cambia il modo di vederle, ci cambia il cuore, radicalmente. Oggi festeggiamo la Legge che lo Spirito ci aiuta a riconoscere.

TUONI, NUBI, FUOCO, VENTO
Luca descrive l’evento rimandando esplicitamente alla teofania di Dio sul monte Sinai: i tuoni, le nubi, il fuoco, il vento sono elementi che descrivono la solennità dell’evento e la presenza di Dio ma che possono anche essere riletti in una chiave spirituale.
Lo Spirito è tuono e terremoto: ci scuote nel profondo, scardina le nostre presunte certezze, ci obbliga a superare i luoghi comuni sulla fede (e sul cristianesimo!).
Lo Spirito è nube: la nebbia ci costringe a fidarci di qualcuno che ci conduce per non perdere la strada della verità.
Lo Spirito è fuoco che riscalda i nostri cuori e illumina i nostri passi.
Lo Spirito è vento: siamo noi a dover orientare le vele per raccogliere la sua spinta e attraversare il mare della vita!
Lo Spirito diventa l’anti-babele: se l’arroganza degli uomini ha portato alla confusione delle lingue, a non capirsi più, la presenza dello Spirito ci fa udire un solo linguaggio, una sola voce.
Invochiamo lo Spirito quando non ci capiamo in famiglia, in parrocchia, sul lavoro. Invochiamolo quando non riusciamo a spiegarci. Lo Spirito fa diventare i pavidi apostoli dei formidabili evangelizzatori: ora non hanno più paura e osano, vanno oltre, dicono senza timore la loro fede e la loro speranza. È la pentecoste: la Chiesa si inebria e diventa missionaria.

URAGANO
Non è un vento: è l’uragano. Un uragano che li strappa alle loro certezze, che li devasta, che li scompiglia e li scapiglia, che li converte, infine. Il fuoco scende nel cuore e li consuma.
No, certo, non ce la possono fare. D’accordo. Sarà lo Spirito ad agire. È arrivato, il dono (annunciato) del Risorto. È più folle e più anarchico di come neppure osassero immaginare. Il cuore ora è gonfio, escono per strada, fermano i pellegrini di passaggio a Gerusalemme per la Pentecoste. Parlano del Maestro, lo professano Messia e Signore e presente.
È arrivato lo Spirito.

PRUDENZA
Tenetelo nel cassetto lo Spirito, per favore. È pericoloso, devastante, inquietante.
Quando la Chiesa si siede o si arrocca fa nascere i santi che la ribaltano. Quando pensate che la vostra vita sia finita, annientata, vi spalanca lo sguardo del cuore. Quando le nostre parrocchie languono, si clericalizzano, si svuotano, si abituano, si stancano, si illudono egli scuote dalle fondamenta, fa crollare i palazzi della retorica e ci spinge a uscire nelle strade del nostro quartiere a dire Dio. Gli Atti degli apostoli sono una divertente comica in cui lo Spirito combina pasticci e gli apostoli corrono (invano) cercando di capire cosa fare veramente.
È lo Spirito che guida la Chiesa, anche se cerchiamo continuamente di correggere la rotta. È lui, se vuoi, fratello, sorella, che può orientare la vita verso i cammini della santità. È lui che soffia, nonostante tutto.

(PAOLO CURTAZ)


Parola e silenzio: una sfida possibile – Incontri online/maggio 2012_Step9

Siamo nel tempo pasquale e il cuore continua a essere segnato dai gioiosi alleluia di risurrezione.
E’ ancora vivo in noi l’invito che, con forza, ha risuonato nella precedente tappa: uscire dal buio, dalla notte, dalle distanze di sicurezza per diventare discepoli della luce, per confessare testimonianza la nostra fede in Gesù Cristo Risorto.

Ora, sempre più decisamente orientati verso l’Ascensione e la Pentecoste, liturgia e la Parola apre per noi gli orizzonti dell’annuncio. Quell’andate detto da Gesù ai suoi discepoli, continua a essere vero per noi oggi!
Continua a toccare la nostra esperienza di fede e ci chiede di uscire, di condividere, di non tenere per noi la straordinaria ricchezza che abbiamo ricevuto: l’incontro con Dio e con il suo amore.

E’ in questo orizzonte che va letto e interiorizzato il tema di questa nostra nona tappa; tema che di fatto fa eco al messaggio del santo Padre per la 46a Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali.

L’annuncio mette in gioco la comunicazione e, a sua volta, la comunicazione, per essere vera, deve poter diventare voce dell’interiorità. E’ questa la grande sfida a cui siamo chiamati, è in questo senso che parola e silenzio potrebbero diventare una reale opportunità per accogliere, interiorizzare, far crescere la Parola in noi.

Tra rischi, slanci, paure, indecisioni… c’è un grande maestro interiore che in noi diventa luce, guida, sostegno, conferma nella fede.

Vi lascio a questo punto alla video-catechesi, augurandovi di entrare nel silenzio e nella Parola, lì dove e come il Signore vorrà. Lui, ci attende per raggiungerci con proposte singolari e personali, per fare della nostra vita un dono di pienezza.

Video catechesi

Come una voce sola davanti a Dio
Preghiera conclusiva

Parole: suoni e memorie, vissuti e speranze
che ritornano e non ci lasciano soli, Signore.
Parole: vita e morte, speranze e illusioni
che si destreggiano nel cuore dell’uomo.
Silenzi: come parole non dette, né ascoltate,
che risuonano negli spazi deserti della nostra vita, cariche di omertà.
Risuonano, Signore, come eco lontane che dominano sui ricordi.

Aprici, Signore della vita, al mistero del deserto che fiorisce,
rendici capaci di ascoltare il silenzio,
grembo fecondo della Parola che salva.
Il tuo Spirito apra le nostre orecchie,
schiuda le nostre memorie, spalanchi ogni rigidità
e la forza travolgente del silenzio, pregno di Dio,
renda nuova ogni parola, vera ogni confidenza, trasparente ogni segreto.
Lo Spirito che ha reso viva la Parola nella storia, porti vita nell’annuncio,
indichi vie di comunicazione dove sopravvive la diffidenza,
faccia risuonare nei nostri silenzi,
spesso muti, scoraggiati o spaventati,
la Parola dell’amore, che fa del silenzio
la casa in cui abitare, nascere e donarsi. Amen

Preghiamola tutti costantemente, se possibile ogni giorno. Sia preghiera reciproca in cui, gli uni per gli altri, come fratelli e sorelle nel Signore, invochiamo la sua grazia e benedizione, la sua pace, perchè, percorrendo questo tempo, come Chiesa, radunata nel suo nome, il nostro sia un itinerario interiore capace di portarci nel cuore della nostra fede.

Per saperne di più scrivi a:

Sr Mariangela: m.tassielli@paoline.it

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Potrai trovare aggiornamenti in tempo reale e condividi i link sulle pagine di amici e conoscenti che a tuo parere potrebbero essere interessati dall’annuncio di gioia con cui il Vangelo ci raggiunge.

Inoltre se hai meno di 30 anni ti proponiamo il gruppo facebook:

GEP – Giovani Evangelizzatori Paolini

Se desideri vivere momenti di preghiera ti consigliamo il libro: Attirerò tutti a me – Adorazioni eucaristiche per ogni tempo dell’anno. Autore: Suor Mariangela Tassielli – Ed. Paoline

Ti auguriamo buon cammino e buon tutto!

Ti ricordiamo il cammino di incontri online 2012 -2013

Felici di vivere

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Uso e abuso delle parole: le Babeli di oggi

Cari amici blogger,
c’è una settimana nell’anno, che come paoline e paolini, dedichiamo in modo particolare alla riflessione sulla Comunicazione, questo straordinario ambiente di relazioni sfidanti, carico di opportunità e limiti, di compromessi e manipolazione, di responsabilità e moltiplicazione delle idee.
La comunicazione ai tempi dei social network non è più strumento nelle nostre mani. E’ grembo che genera in noi la nuova sfida dell’umano, la nuova rivoluzione psico-cognitiva che, nel pensiero di alcuni studiosi sta cambiando le architetture celebrali.

Non si tratta di fare come se non ci fossero. Non è prudente. Ci sono e vivono, strutturano, ampliano le strutture universali della comprensione, della condivisione, delle economie, delle culture. Entrano nelle culture e valicano i confini. Conoscenza significa possibilità di uso critico e responsabile. Per questo riflettere e condividere è molto opportuno!

Vi riporto qui, una traccia di riflessione, scritta proprio in occasione della 46a Giornata Mondiale della Comunicazione.

Spesso il nostro modo di comunicare è più vicino al frastuono, disorientato di Babele, che non alla relazione del giorno di Pentecoste. Il tema della giornata: “Silenzio e Parola, cammino di evangelizzazione” può aprirci interessanti percorsi di approfondimento e attuazione.

Babele, ossia la città in cui furono confuse le lingue, perché l’uomo non ascoltasse più l’altro uomo.

Babele, ossia il più eloquente tentativo di silenziare la parola, rendendola rumore. E guardata da questa prospettiva, potrei, senza tentennamento alcuno, affermare che Babele è oggi città decisamente all’avanguardia, ad altissima densità demografica, in forte espansione e capace di far vivere in sé meccanismi di stordimento, incomprensione, travestimento del bene e del vero, in cui paradossalmente si moltiplicano le presenze.

Babele è la rete? È il web 2.0 ad averla riportata in vita? È il mondo in cui tutti dicono la loro verità? Si rincorrono, con sempre maggiore frequenza, studi, interviste, approfondimenti e a volte scoop. Presenze significative nel mondo della rete, creano opinione: dalla Chiesa ufficiale alle innumerevoli associazioni, movimenti, organizzazioni, di ogni ordine e grado, e ognuno con la sua proposta, con il proprio orizzonte. Essere in rete infondo significa esserci, evolvere, entrare lì, dove, e a ritmi vorticosi, si rincorrono e si smentiscono le opinioni sul buono e sul giusto, sui rischi e sulle potenzialità, su tutto e sul suo contrario. La rete, il web, i nuovi spazi di socializzazione presentano se stessi al mondo, proponendo ogni giorno sempre più spettacolari e inaudite novità.

Ma a noi non può bastare! Noi che la comunicazione la vogliamo abitare, non vogliamo semplicemente alternarci nelle opinioni, come cori in due navate. Non vogliamo essere “confusione”, non ci basta! Affermare che la comunicazione sia Babele, è sterile; ma riconoscere che Babele affascini la comunicazione è doveroso. A Babele ogni progetto fallisce, perché le voci non diventano parole e i suoni si disperdono nel pensiero autoreferenziale di chi instancabilmente sogna da solo. A Babele il domani non sorge, perché l’altro non esiste. Babele c’è, è città opulenta che investe lì dove la scelta di campo è isolarsi, difendersi, manipolare, usare. Babele ha cittadini illustri che insegnano l’arte del travestimento; è patria di chi strumentalizza l’altro senza mai volerlo incontrare, di chi in un click pretende di salvare o distruggere, gratificare o annientare.

Babele non è solo la città della grande sfida lanciata dall’uomo a Dio; Babele continua a essere lo spazio dell’uomo contro se stesso, spazio del silenzio imposto alla parola, spazio del non ascolto. A Babele la parola non è incontro, non crea, non “mi fa”. A Babele la parola non è mai un evento, non è incontro di “Tu” che si donano reciprocamente vita, volto, identità. Babele è il solo oggi che, con me, nasce e muore, che non si dà, non è capace di perdersi nell’altro, per scoprirsi nuovo. A Babele vivono migliaia di parole che continuano a non accadere, a non fare breccia, a non diventare vita.

E ora sta a ognuno di noi sciogliere la metafora, entrare nella concretezza di ciò che sperimentiamo e costruiamo. Potrei raccontarvi dei tanti profili di social network, delle parole scaraventate nel web spesso come spade schioccanti nel vuoto, dei numerosi progetti che non continuano, delle innumerevoli ONLUS che promettono soluzioni e a una realtà che continua a incancrenirsi, delle tante forme di solidarietà individuali, che non riescono mai a costruire alleanza. Potrei, ma non lo farò. Babele non esiste fuori di noi, non è uno spazio da cui difendersi, non è il rischio di un modo nuovo di fare comunicazione. Babele vive in noi e dà se stessa in ogni parola sprecata, in ogni opinione resa verità, in ogni confronto negato, in ogni progetto chiuso alla collaborazione, in ogni ascolto negato, in ogni uso e abuso di parola e di silenzio. A Babele la parola tace, ma dove l’ascolto placa Babele, il silenzio parla e la parola accade, come evento nuovo che ha il sapore della vita!

da Speciale Pagine aperte, Maggio 2012 – Mariangela Tassielli, fsp

Guarda la video riflessione dal Messaggio di Sua Santità Benedetto XVI