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Gettò il mantello – BUONA DOMENICA! XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B

«Va’, la tua fede ti ha salvato»
Mc 10,52

Il Vangelo di Marco oggi ci fa sedere accanto a un uomo, Bartimeo, cieco. Un uomo messo a un angolo dalla sua cecità. Forse potrebbe essere utile per noi oggi cambiare posizione. Ascoltare la Parola non mettendoci nei panni della folla o dei discepoli disturbati o attratti dalle urla di quest’uomo. Potremmo sederci accanto a lui. Potremmo sostare lì, seduti anche noi ai bordi di quella stessa strada, provando a guardare il mondo dal basso, a sentirne i passi, a percepire la fretta di chi procede indisturbato, il tentennamento di chi si chiede cosa fare, ma poi non trovando soluzioni tira dritto, il silenzio che provoca speranza, quello di chi si ferma, pensa e poi ti tende una mano senza sapere che cosa accadrà dopo l’incontro.
In questa posizione potrebbe diventare più facile capire Bartimeo e lasciarci scuotere dalle sue azioni.
Ascoltando il brano dell’evangelista sulla sedia, sul banco in chiesa, nelle nostre posizioni comode, la reazione di Bartimeo potrebbe sembrarci la cosa più scontata, eppure…
Bartimeo è cieco, non vede, ma la vita gli ha insegnato a chiedere. Lo ha messo sì in un angolo, ma Bartimeo ha un mantello: è ciò che lo protegge dal vento del deserto, dall’acqua improvvisa, dalla polvere della strada. E il suo mantello è la sua casa.
Bartimeo non vede ma sente, ascolta le parole della folla, ascolta la gente che parla di un Gesù Nazareno; e nel vociare di chi non lo vede lui scova una speranza: incontrare quell’uomo i cui gesti e le cui parole riempiono le strade e scuotono le persone.
Bartimeo sa che nella vita non conta trattenere. Sa che la vita può toglierti tutto da un momento all’altro, ma non potrà mai toglierti la possibilità di sperare, di credere, di tendere le mani e il cuore verso la speranza. E allora quando finalmente sente che il Nazareno è presente tira fuori tutto ciò che è: grida, e grida forte. E poi tutto ciò che ha: getta via il mantello e si alza. Ed è in quel gesto che inizia per lui la risurrezione.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Gettare via il mantello

Signore Gesù,
insegnaci a gettare via il nostro mantello
per correre il rischio di incontrarti,
per ascoltare la tua voce,
per essere raggiunti dalla tua Parola
che libera e riconsegna alla vita.

Dio della luce,
che sciogli ogni buio interiore,
chiamaci, scuotici,
tiraci fuori dai nostri angoli di sicurezza
e sciogli anche per noi
le ombre che offuscano la vita
e le impediscono di germogliare
e di aprirci alla pienezza.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Mc 10,46-52)

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

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Servire! – BUONA DOMENICA! XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B

 «Il Figlio dell’uomo non è venuto per farsi servire, ma per servire»
Mc 10,45

Gesù, nel brano dell’evangelista Marco, sembra deciso e diretto: «I governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi li opprimono. Tra voi però non è così!». Tra voi che io ho scelto, tra voi che mi venite dietro ogni giorno, tra voi a cui ho affidato i miei gesti e le mie parole. Tra voi «chi vuol diventare grande si farà servitore e chi vuole essere il primo sarà schiavo».

E quel tra voi, oggi per noi, diventa per noi: per noi che ci diciamo cristiani, per noi che abbiamo confermato il battesimo con un’adesione consapevole al Vangelo, per noi che popoliamo le chiese, per noi che crediamo di aver messo Dio in un posto importante della nostra vita. Per noi valgono le stesse identiche e lapidarie parole: servire gli altri attorno a noi fino a diventarne schiavi. E più sono alte le nostre aspirazioni, più il servizio diventa impegnativo, fino all’offerta della vita. E servizio è essere scomodati. Servizio è mettersi in gioco anche quando vorremmo defilarci. Servizio non è poesia. È stanchezza, timore di non farcela, solitudine, incomprensione. Allo schiavo nessuno batte le mani. Nessuno dice grazie. Ecco, per quanto sembra duro, è su questo che dobbiamo lavorare: sulla purezza delle intenzioni che ci muovo. Perché sempre dietro al servizio si può nascondere il bisogno di emergere. Già… per quanto può sembrarci assurdo può accadere. E può accadere anche in noi. Come lo scopriamo? Con poche semplici domande da rivolgere a noi stessi, non quando va tutto bene, ma quando sentiamo che nessuno ci abbia degnato neppure di un grazie: «Perché ti arrabbi? Perché ci resti male? Cosa ti aspettavi davvero? Perché hai scelto di servire? Chi è davvero il tuo modello?».

E se il modello è Gesù di Nazaret e il perché sta nell’amore che ci ha insegnato a vivere, allora non resta che insegnare al nostro cuore a vivere nella gratuità, propria di chi serve, sapendo di non dover ricevere nulla, forse neppure un semplice grazie.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Insegnaci a servire

Signore Gesù,
siamo figli del nostro tempo anche noi,
figli di un mondo che ci insegna
a dire la nostra imponendola,
figli di una società che ci chiede
di imparare a prevalere.
E spesso dimentichiamo di essere
figli tuoi, eredi del Regno, del cielo.
Insegnaci la differenza cristiana,
fatta di dono e di passione,
di servizio e di accoglienza.
Insegnaci il gusto del servizio.
Insegnaci a gareggiare nel bene,
nell’amore, nella gratuità.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Mc 10,35-45)

La mia sedia per servire e non per farne un trono

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

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