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Tra voi non è così! – Buona domenica! – XXIX TEMPO ORDINARIO – Anno B

«Chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore». (Mc 10,43).

Chi è il Figlio dell’uomo? E perché è venuto tra noi?
Sì, certo: è Gesù di Nazaret, Figlio di Dio e Dio egli stesso.
Ok, è venuto per essere per noi Salvatore e Redentore.
E poi? Sono sufficienti queste definizioni per sapere di chi stiamo parlando?
Alla luce del Vangelo di Marco, potremmo pensare che queste definizioni non avrebbero fatto problema neppure ai discepoli, anzi! Sapere di essere seguaci ed emulatori di un vincente, di un salvatore, di un dio fa sempre gola a tutti. E lo fa a tal punto che due tra loro, Giacomo e Giovanni, osano dirgli: «Vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Sì, può sembrarci spudorata come richiesta, ma se sappiamo di seguire un onnipotente che schioccando le dita può sempre ottenere tutto, perché non osare?
Il punto però è un altro. E Gesù lo chiarisce, rimuovendo ogni possibile equivoco. dono donare
Il Figlio dell’uomo, Figlio di Dio, Dio fatto carne, Salvatore universale, ha scelto un’unica via per distribuire salvezza: il servizio, la gratuità, l’amore. Ha dato se stesso per riscattare ognuno di noi dal proprio peccato. Ha dato la sua vita perché ognuno potesse essere riconsegnato alla vita, strappato definitivamente dalle grinfie della morte. E lo ha fatto caricando su di sé dolore, lasciandosi dal dolore sfigurare. L’Onnipotente, dalla cui parola fu creato l’universo, si è offerto a noi come servo, si è addossato la nostra colpa.
Da questo Figlio dell’uomo, da questo Gesù di Nazaret non possiamo aspettarci gloria e onore; prestigio e superiorità; distinzione e purezza. Lui è uno dalle mani sporche d’amore e dai piedi imbrattati di terra. A lui non possiamo chiedere altro che una cosa: imparare a servire.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO   

Primi, ma in amore

Rendici grandi, Signore; rendici primi!
Vogliamo diventare i migliori,
vogliamo gareggiare, vincere!
Ma non in potenza, non in gloria,
non per stare ai primi posti.
Vorremmo essere primi in amore,
sempre capaci di perdere,
di fare un passo indietro, di servire.
Vorremmo gareggiare nello stimare gli altri.
Vorremmo essere i migliori nell’essere invisibili:
capaci di un bene fattivo, ma discreto.
Insegnaci a essere come te:
a servire offrendo noi stessi. Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA  (Mc 10,35-45)

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra»LOPEZ GOLLA
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

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La chiave del Regno – Buona domenica! – XXVIII TEMPO ORDINARIO – Anno B

«Vendi quello che hai e seguimi». (Mc 10,21).

«Cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Bella domanda!
L’ha fatta l’uomo di cui parla l’evangelista e la facciamo anche noi, oggi.
Non c’è che dire: noi figli di Dio siamo proprio buffi… o ingenui… non so, scegliete voi!
Crediamo davvero che la vita eterna sia questione di fare? Di avere? Di guadagnare?
La vita eterna è il regno di Dio, luogo e spazio al di là di ogni umana categoria, caratterizzati solo dalla vita di Dio, vita perennemente zampillante. E il Regno non si fa conquistare o possedere come fosse una proprietà. Non si lascia ottenere, quasi fosse un premio.
Nel Regno si entra liberi e leggeri, più da sconfitti che da vincitori.
Si entra avendo imparato a perdere, a lasciare andare, a non possedere più nulla… neppure se stessi. In realtà, non si è mai davvero pronti a varcare quella soglia; nessuno può dire di aver lasciato veramente tutto, fino in fondo.
Varcare la soglia dell’eternità è possibile, e quello è forse il più prezioso dei momenti della nostra vita; ed è proprio la vita e le sue occasioni a prepararci. Perché quel singolare ingresso sia possibile più che fare, dobbiamo lasciar fare: alla storia, alla vita, a Dio.
Il Regno di Dio si apre per chi, ogni giorno, impara a dire il suo «Amen», silenzioso e sincero.
La vita eterna si offre in dono a chi, libero e leggero, non ha più nulla da difendere, nulla da proteggere, nulla da custodire. È di chi porta con sé solo il suo tenace e fragile «sì», detto, pur con sofferenza, a Dio e alla vita. È in quel «sì» che viene custodita la chiave per il regno di Dio, tempo di pienezza e spazio di vita.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO   

La gioia, chiave per il Regno

Desideriamo la vita, Signore Gesù:
quella eterna, quella piena,
quella vissuta in comunione con te.
È la vita che il tuo Regno dona a coloro
che lo abitano, che vi entrano, che lo scelgono.
Insegnaci a entrare.
Impediscici di andar via tristi.
La gioia è la chiave per entrarci,
passepartout per l’eternità.
La gioia di chi si è lasciato spogliare anche da se stesso.
La gioia di chi vive per amore.
La gioia di chi non punta ad avere, ma a donare.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA  (Forma breve Mc 10, 17-27)

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».

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Ripudiare…- Buona domenica! – XXVII TEMPO ORDINARIO – Anno B

«l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». (Mc 10,9).

Ripudiare: «Respingere una persona che abbia con noi un legame sociale o affettivo, non volendo più riconoscere come giuridicamente o sentimentalmente valido tale legame: r. la moglie, il marito; r. un fratello, un amico, un compagno di lotta politica». Così si esprime Treccani. 
Ed effettivamente è qualcosa che al momento giusto, e se necessario, facciamo. Avere la possibilità di respingere qualcuno, di prendere distanze definitive, di mettere un punto a una relazione (di qualsiasi natura essa sia) ci fa sentire al sicuro, protetti da ingerenze nei confronti della nostra intimità. Per un attimo non pensiamo solo a mogli e mariti. Perché lasciatemelo dire: è troppo facile difendere con i ferri e con il fuoco il sacro vincolo del matrimonio e poi rinnegare l’ancor più sacro e originario vincolo tra fratelli e sorelle in umanità. Il Vangelo di questa domenica – se lo leggiamo non nella sua forma breve – associa al vincolo matrimoniale anche altro. Chi accoglie e rimane nella relazione sponsale è altresì capace di accogliere e rimanere nella relazione fraterna (e viceversa); è capace di accogliere anche i piccoli, coloro a cui non vengono riconosciuti neanche i fondamentali diritti.
Siamo figli e fratelli di un Dio che non ci rinnega, neppure quando ce lo meriteremmo. Siamo fratelli di un Onnipotente che si è lasciato attraversare dalla morte pur di riscattarci e di riconsegnarci alla vita.
Non possiamo continuare a scegliere la via più facile: quella della giustificazione. Non possiamo continuare a ridurre chi ci sta accanto a «una cosa» da scaricare quando inizia a essere pesante. Se lo facciamo allora dobbiamo avere il coraggio della verità: dobbiamo riconoscere di avere un cuore duro, dobbiamo dirci di aver rinnegato il Dio-fratello.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO   

Questione di cuore

Siamo nati insieme, Signore:
plasmati dalle tue mani,
creati dal tuo soffio di vita.
Come separare ciò che tu hai unito?
Come possiamo anche solo
pensare di cancellare
il vincolo di fraternità
che ci lega fin dal primo
istante di vita?
Le tue mani ci hanno
creato fratelli.
Le nostre hanno permesso
alla morte di indebolire
la fraternità.
Insegnaci ad amare come te,
che non rinneghi, non ripudi:
semplicemente ami. Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA  (Mc 10,2-16)

In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».

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Tagliare!- Buona domenica! – XXVI TEMPO ORDINARIO – Anno B

«Chi non è contro di noi è per noi». (Mc 9,40).

Eccoci, siamo i soliti, riconoscibilissimi, oggi come ieri: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava i demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Eccoci: incapaci di gioire per il bene; incapaci di vedere come le cose buone si propaghino al di là del nostro controllo e delle nostre regole.cambiare
Ieri come oggi, chi non è dei nostri è fuori! Sembrerebbe quasi un atteggiamento da DNA cristiano: da come selezionano e giudicano li riconoscerete. È l’amara storia che si ripete in tante comunità ecclesiali, dalle parrocchie alle comunità religiose, per non parlare di associazioni, movimenti e famiglie… sì, anche famiglie. È l’amara storia che continua a essere un colpo inferto alla fraternità e al Vangelo.
A fare la differenza, stando al Vangelo, sembrerebbe essere il cuore e le sue convinzioni, non i gruppi di appartenenza. Chi agisce nel «suo nome», chi opera credendo in Gesù è discepolo del Vangelo, qualunque sia la sua provenienza culturale, sociale, economica, etnica. Chi crede e opera il bene, deve essere aiutato a credere, a rinnovare la sua fede, a maturare nel bene; e tra credenti dovrebbe esserci una sorta di gara nel sostenersi, aiutarsi, comprendersi, crescere in amore, giustizia, condivisione.
taglia mano_1 fanoIl Vangelo è chiaro: tutto ciò che è contrario a questo, ogni atteggiamento che antepone se stessi e i propri interessi, le proprie vedute all’altro è scandalo. E da tutto ciò che genera scandalo dobbiamo prendere seriamente le distanze, senza remore, senza tentennamenti.
Ognuno però deve guardare dentro di sé. Lo sguardo che discerne e decide il cambiamento non va rivolto al comportamento altrui, ma a se stessi: alle proprie mani, al proprio cuore, ai propri piedi, occhi, intenzioni, pensieri…
Dovremmo arrivare a dire: «Maestro, abbiamo visto qualcosa in noi che non agiva secondo il tuo Vangelo e lo abbiamo scacciato!».

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO   

Il coraggio di tagliare!

Tagliare… il coraggio di tagliare.
Ecco che cosa vorremo imparare dal tuo Vangelo.
Avere il coraggio di tagliare i ponti
con tutto ciò che dentro di noi raffredda l’amore,
blocca il dono, ci rende ciechi all’altro.
Il tuo Vangelo ci insegni a farlo.
I tuoi gesti e le tue parole ci indichino come farlo.
Vogliamo imparare ad amare, Signore. Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA  (Mc 9,38-43.45.47-48)

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi. 
Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».

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AccoglierTi – Buona domenica! – XXV TEMPO ORDINARIO – Anno B

«Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». (Mc 9,35).

Camminano, lui e i suoi discepoli.
Il Maestro di Nazaret fa della strada il luogo di un annuncio nuovo, il tempo in cui raccontare un inatteso finale della storia. Già, perché di fronte a quell’uomo straordinario, che guarisce e sfama, tutti pensano al messia tanto atteso, a quel salvatore che finalmente libererà. E invece lui no, parla di un’altra storia e di un altro finale: quel Messia sarà consegnato, tradito, non accolto, ucciso. Ma poi risorgeràcome bambini_Lopez
Gesù lo afferma come se fosse una delle cose più scontate. Ma chi gli sta accanto non crede alle sue orecchie, non capisce… qualcosa stride.
Già… qualcosa di quelle sue parole stridono, contrastano… con cosa?
Con la realtà dei fatti: le folle gli vanno dietro, tutti lo acclamano, la gente ha bisogno di lui. Chi avrebbe voluto vederlo morto? E poi, perché?
Qualcosa stride però anche con i sogni di gloria che coltiva, quasi involontariamente, chi vive notte e giorno accanto a un potente. Frequentando un salvatore, alla fine pensi di esserlo anche tu. Stando con uno che è sempre al centro della scena, inizi a pensare che per forza di cose anche tu ci starai sempre.
Eppure, nonostante quelle parole siano dure e difficili da mandar giù, in realtà accoglierle è ciò che serve, ciò che cambia la vita, ciò che ci rende davvero nuovi, persone nuove capaci di liberare.
Cosa fare allora quando i nostri pensieri vanno oltre e all’opposto di Dio?
Fermarci e, senza alcuna paura, con fiducia e in modo disarmato, accogliere: accogliere i suoi pensieri, le sue proposte, il suo Vangelo… anche quando stride con ciò che vorremmo.
È lì, in quella sua salvezza, in quel suo amore che si nasconde la vita vera.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO   

Accoglierti, Signore

Parole di vita, parole che fanno vivere:
questo è il tuo Vangelo, Signore.
Parole scomode e lontane
dalle nostre più geniali soluzioni,
che preferiremmo tu non dicessi.
Eppure lì, in quel tuo Vangelo fatto
di gesti rivoluzionari e di parole inaudite
si nasconde la vita, quella vera, quella che fa vivere tutti.
Portaci fuori da noi stessi e dai nostri orizzonti miopi.
Insegnaci ad accogliere te,
con la stessa gioia e libertà e premura
con cui si accoglie un bambino. Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA  (Mc 9,30-37)

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. bambini al primo posto_fano
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

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Un effetto sorpresa – Buona domenica! – XXIV TEMPO ORDINARIO – Anno B

«Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.» (Mc 8,34).

La scena sembrerebbe una delle più comuni: il Maestro di Nazaret e i discepoli si evangelizzatori2 cvmuovono per i villaggi, molti corrono per ascoltare e vedere segni miracolosi, in tantissimi, come di consueto, chiacchierano. Ognuno ha la sua idea su questo straordinario Gesù, uomo carismatico e molto fuori dalle righe. Una di quelle persone che, suo malgrado, fa parlare di sé…
Chi lo frequenta sporadicamente lo confonde: Elia, uno dei profeti, un taumaturgo…
Ma chi gli sta accanto riceve la grazia di conoscerlo sul serio: «È il Cristo, non c’è dubbio! È l’atteso».
Fin qui tutto normale. E direi che è ciò che accade anche a noi. Frequentandolo, prima o dopo riusciamo a capire chi sia davvero, riusciamo a credere anche a ciò che gli altri ci annunciano, riusciamo a entrare in relazione con lui.
Ma a un certo punto accade qualcosa: lui inizia a parlare, incomincia a dire la sua. E allora… sbang! Effetto sorpresa: le sue idee iniziano a non collimare con le nostre, le sue via iniziano a non coincidere con ciò che ci saremmo aspettato.
Per noi, per Pietro, per le folle, credere è: certezza, sicurezza, orientamento certo, realizzazione di preghiere e speranze.
Per Gesù, credere è: affidarsi, donarsi, offrire se stessi perché altri abbiano la vita… altri, non noi, non io!orme2
Quando la croce e le logiche di misericordia e di perdono di Gesù prendono il sopravvento su una religiosità tranquillizzante, per molti le cose si raffreddano. Il rischio di perdere diventa alto. Il pericolo di diventare invisibili, non gratificati, non stimati incombe.
Si tratta di scegliere. La proposta è chiara: essere discepoli di Gesù di Nazaret è mettere i nostri piedi sulle suo orme… e le sue orme sono quelle di un uomo che ha preso su di sé la nostra croce, il nostro peccato. Lo seguiamo?

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO   

Seguirti!

La tua croce, le tue orme, le tue parole cariche di gesti:
è da queste poche cose che possiamo e dobbiamo
imparare chi essere, come vivere, cosa scegliere.

La tua croce e le tue orme…
seguendole possiamo imparare a esserti discepoli.
Le tue parole e i tuoi gesti…
vivendoli possiamo imparare ad amare come te.

Null’altro è la nostra fede.
Insegnaci a scegliere la tua croce
e a vivere le tue scelte. Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA  (Mc 8,27-35)

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti».croce_fno
Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.
Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà».

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Toccaci, aprici! – Buona domenica! – XXIII TEMPO ORDINARIO – Anno B

«Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!» (Mc 7,37).

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