L’amore di Dio
è stato riversato nei nostri cuori.
(Rm 5,5)
Abbiamo sete.
Ne aveva l’antico popolo di Israele, libero ormai dalla schiavitù dell’Egitto, ma forse ancora troppo legato ai propri bisogni, alle proprie aspettative ormai deluse.
Sete. Ne aveva la samaritana. Sete di un incontro vero, di una relazione generativa; sete di acqua viva.
Sete. Ne abbiamo noi. Abbiamo sete di giustizia, di pace, di riconoscimento.
Ma come Israele, forse siamo ancora troppo legati ai nostri bisogni, alle nostre attese per riuscire a riconoscere il Signore vicino al pozzo.
Come la samaritana siamo troppo bloccati dal nostro passato, che forse è anche il nostro presente.
Siamo troppo bloccati dalle nostre scelte, per poter vedere il Signore, per poter ascoltare la sua Parola per noi, le sue chiamate.
Ma il Signore c’è, è vicino, è al pozzo.
E se noi abbiamo sete di qualcosa che ci riempia, lui ha sete di noi. Ha voglia di incontrarci, di liberarci da noi stessi, di aprirci alla vita di Dio
Questa III domenica di Quaresima ci chiede di fare una sosta presso il pozzo. Perché a volte le soste sono più feconde dei cammini.
Se hai perso la strada, non è avanzare sempre e comunque la scelta giusta.
Se ti senti disorientato, non è far finta di niente che ti aiuterà a ritrovare la strada giusta.
Fermarsi. Avere il coraggio di fermarsi per cercare l’acqua giusta, la via giusta, la carica giusta.
Fermarsi per ascoltare e riprendere in mano la propria vita, per ridare voce alle motivazioni, per ridirsi ciò che conta davvero.
E allora proviamo a fare una sosta: la fa la Samaritana per prendere acqua, e la fa Gesù nel suo cammino dalla Giudea alla Galilea, in un momento forse non così tranquillo. L’evangelista Giovanni introduce questa pagina evangelica dicendoci che Gesù lascia la Giudea perché «seppe che i farisei avevano sentito che lui faceva discepoli e battezzava più di Giovanni». I farisei mormorano, e Gesù si allontana. Eppure in questo suo andare, a un certo punto anche lui si ferma. E l’evangelista fa una precisazione al versetto 6: Gesù era stanco, ed era l’ora sesta. Non sono dettagli. L’ora sesta, mezzogiorno, è certamente l’ora più calda del giorno, ma nei Vangeli è anche l’ora in cui Gesù è stato crocifisso. È l’ora in cui, nel racconto di Luca, diventa buio su tutta la terra.
A Sicar, vicino al pozzo, l’ora sesta è dunque l’ora in cui lui si ferma per incontrare. Ha sete. E l’avrà anche nell’ora della croce. Qui una donna al pozzo, in un’ora improbabile per andare a prendere acqua, gli darà da bere. Lì, soldati aguzzini gli passeranno una spugna con aceto. Tutto si compie così: lui chiede, noi rispondiamo.
Oggi allora, in questo nostro cammino verso la Pasqua, sostiamo al pozzo di Sicar, lasciamoci raggiungere dalla sete di Gesù, dal suo desiderio di incontrarci, di liberarci da noi stessi per aprirci alla Sorgente della vita.
Se conoscessimo il cuore di Dio sapremmo che il suo dono per noi non si limiterebbe a riempirci di vita, ma ci renderebbe sorgente stessa di una vita eternamente zampillante.
È questo il suo dono.
È questa la sua proposta per noi.
È questo il volto di Dio che Gesù vuole rivelarci. E questa verità radicale e inedita è confermata da Paolo nella seconda lettura: Dio ha dimostrato il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Gesù è morto per noi, per aprirci definitivamente a Dio.
UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO
Abbiamo sete
Abbiamo sete, Signore Gesù.
Abbiamo sete di terra e di cielo,
di una terra che nutre e fa vivere,
di un cielo che ci renda sorgente
che zampilla e dona vita.
Abbiamo sete di eternità,
di parole autentiche,
di prossimità generative,
di relazioni liberanti;
e la tua parola può guarirci,
la tua presenza liberarci,
il tuo silenzio farci crescere.
Aiutaci a desiderarti, Signore.
Insegnaci a farti spazio,
a lasciarci incontrare da te
nelle ore più calde e faticose,
ma anche nelle più esaltanti.
Insegnaci a bere te, Signore,
e saremo Sorgente. Amen.
DAL VANGELO DELLA DOMENICA
(Gv 4,5-15.19b-26.39a.40-42)
In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua…
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