Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
(Mt 10,7-8)
Stanchi e sfiniti come pecore che non hanno un pastore. Così spesso ci sentiamo anche noi: stanchi e sfiniti. Perché trasformiamo la nostra vita in un navigare a vista, senza orientamento, senza una direzione. Perché così ci sembra più sfidante, a tratti più esaltante. Ma forse, con profonda onestà intellettuale e morale, dovremmo ammettere che è semplicemente più comodo vivere vagando, vivere lasciandoci andare al migliore offerente, vivere in funzione di ciò che più appagante. Eppure tutto questo ci rende pecore senza pastore, e quindi stanchi, sfiniti, consumati non dalle situazioni, non dagli imprevisti della vita, ma addirittura consumati da noi stessi.
Non si vive senza una direzione.
Non si vive senza un orizzonte. È illusione!
È avendo una direzione che si sceglie dove andare. È avendo un orizzonte che si sceglie come occupare quel determinato spazio nel mondo. È la possibilità di scegliere che ci rende davvero liberi, davvero autentici.
E allora, sì, abbiamo bisogno di direzione, di orizzonti, di pastori. Abbiamo bisogno di guide, di maestri, di testimoni, di donne e uomini che, pieni di Dio, ci indichino la direzione; e ce la indichino non con la persuasione delle parole ma con l’autenticità e la trasparenza della vita. Donne e uomini che con gesti e parole quotidiane sappiano liberare questo mondo e ogni relazione dal male. Donne e uomini che con gesti e parole generative riescano a sollevare, a guarire e liberare, a sciogliere. Donne e uomini che con gesti e parole liberanti riescano a rompere miopi orizzonti per spalancare il nostro sguardo interiore agli orizzonti di Dio, ben più vasti, ben meno rassicuranti, ben più appassionanti.
Abbiamo bisogno di chi del Vangelo non ne faccia una professione, ma una scelta quotidiana.
E allora perdonatemi se di fronte a questa pagina evangelica oggi non mi sento di pregare solo per i “chiamati ufficiali”, solo per quei chiamati “ufficialmente autorizzati” a essere successori dei dodici o pastori ordinati
Oggi più che mai sento che la Chiesa ha bisogno di una nuova coscienza; ognuno di noi ha bisogno di una rinnovata coscienza ecclesiale che, pur senza nulla togliere ai pastori, rinnovi le nostre risposte e le renda fedeli al Vangelo, a Dio.
Vogliamo pregare perché il Signore mandi operai nella sua messe? Bene, facciamolo! Ma non laviamoci mani e coscienza.
Dio non chiama sempre solo gli altri.
Dio non chiede solo ai pastori, ai preti, alle suore, ai frati di occuparsi della sua messe.
Se la messe è l’umanità che attende la più grande delle ricchezze, cioè Gesù, allora questa messe ha bisogno di tutte e di tutti noi; sì, di tutte e tutti noi che abbiamo visto la nostra vita stravolta o anche solo sfiorata da Dio. Tutte e tutti noi che ci siamo sentiti liberare, sollevare. Tutte e tutti noi che nella bellezza del Vangelo abbiamo ritrovato una nuova vita.
Allora oggi preghiamo!
Perché il coraggio di scegliere il Vangelo e di vivere secondo il Vangelo possa trovare casa anche in noi.
Perché sia viva e luminosa la consapevolezza di aver incontrato faccia a faccia il Signore, che ha dato la sua vita per amore.
Perché il nostro cuore sia capace di sentire la stessa compassione di Dio verso sorelle e fratelli in umanità.
Perché ci sia sempre chiaro che siamo stati amati quando eravamo ancora nemici, che il Signore della storia si è fatto povero per renderci ricchi, che il Signore è morto per noi quando eravamo nel peccato.
Preghiamo perché tutto questo sia vivo nella nostra coscienza.
Gratuitamente abbiamo ricevuto.
Gratuitamente continuiamo a ricevere.
Gratuitamente siamo chiamati a donare.
Grati e felici
Noi ti preghiamo, Signore Gesù,
rendici donne e uomini di risurrezione,
grati e felici per l’immensa ricchezza
che in te ogni giorno possiamo ricevere.
Siano le nostre parole
e i nostri gesti liberanti,
per essere trasparenza
del tuo amore che libera e risolleva.
Siano le nostre parole e i nostri gesti gratuiti,
per essere canali di un amore senza sé e senza ma.
Signore, gratuitamente ci hai liberato,
gratuitamente ci risollevi da ogni caduta,
gratuitamente insegnaci a donare e ad amare.
Amen.
DAL VANGELO DELLA DOMENICA
(Mt 9,36 – 10,8 )
In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».
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