Noi sappiamo
che tutto concorre al bene,
per quelli che amano Dio.
(Romani 8,28)
La parola del Regno continua a farsi per noi via, anzi vie. Perché il Vangelo che questa XVII domenica del Tempo Ordinario ci offre mi sentirei di dire che non è propriamente univoco, non ci offre una sola voce, una sola via, una sola indicazione. Anzi. Il regno dei cieli, ci dice l’evangelista Matteo, è simile a un tesoro nascosto. E quindi è qualcosa da cercare, da trovare. Qualcosa per cui spendersi.
Ma Matteo ci dice subito dopo che il regno è simile anche a un mercante che cerca. E quindi a qualcuno che fa in modo di trovare qualcosa di prezioso.
E allora mi viene subito una domanda: Dio è un tesoro da trovare o un cercatore di tesori?
E noi: siamo cercatori di Dio o da Dio ci lasciamo trovare?
E queste domande tuonano nel cuore e nella mente con tutta la loro carica anche contraddittoria. Ma forse, in fondo, la contraddizione è solo apparente; di fatto non c’è. Quello che c’è, ed emerge, e un doppio movimento in uscita, un movimento da sé all’altro. Sia che il tesoro sia Dio, sia che il tesoro – la perla preziosa – sia ognuna, ognuno di noi.
Entrambi escono, si spostano dalle proprie posizioni per farsi incontro, apertura, accoglienza dell’altro. Entrambi cercano.
Ed è forse questo quello che dice la verità di quel rapporto che ci avvicina a Dio. Non c’è nessuno che stia ad aspettare: Dio esce da sé, in Gesù, per farsi incontro, salvezza. Offre sé stesso, la sua vita, tutto. E questo è il rapporto che rende vicini, che apre alla vita, che salva. E per noi diventa uno stile e un invito a metterci in gioco in nome di quel tesoro, che è sorgente di vita, che è novità e bellezza, che è pienezza e rinnovamento.
Il nostro rapporto con Dio non è un estenuante ricerca di un invincibile e onnipotente signore, ma un uscire da sé stessi, dalle proprie chiusure e certezze per accorgersi che un tesoro c’è, e sta germinando in questa storia, in questo campo che però non può essere lasciato a sé stesso.
La domanda vera da porci allora è quanto ci teniamo a Dio. Quanto siamo disposti a mettere in gioco di noi e del nostro tempo pur di custodire, preservare, alimentare quel tesoro?
Un autore anni fa disse che una relazione è vera quando due libertà si incontrano. Dio ci conosce, ci sceglie, ci preferisce. E noi? Che cosa per noi è quel tesoro?
Non solo. In quel “quanto siamo disposti a mettere in gioco” c’è anche la nostra capacità o apertura a imparare lo stile del Regno, che sì, cresce; sì, è un tesoro; sì, è un mercante, ma è anche una rete gettata in mare che raccoglie ogni genere di pesci. Così lo descrive Matteo. E non è un caso che sia lui a sottolinearlo, perché Matteo scrive alla comunità di cristiani provenienti dal giudaismo, che probabilmente avocavano a sé quell’opera che il Vangelo riserva invece agli angeli: distinguere.
La comunità dei giudeo-cristiani probabilmente sembrava applicare ferree regole ai nuovi credenti in Gesù, considerando necessario il rispetto di specifici divieti e norme provenienti più dall’antica alleanza che non dalla salvezza donata da Gesù. E invece il Regno raduna, porta con sé, fa crescere tutto e tutti in nome del bene, esattamente come il grano cresce insieme alla zizzania.
Allora forse essere parte viva del Regno significa per noi mettere intelligenza, forze, speranza, operosità creativa per radunare attorno al Signore risorto e alla sua Parola liberante tutte e tutti, astenendoci dal giudizio, sospendendo il giudizio, mettendo un freno – anche sui social – alla nostra voglia di separare, di giudicare, di distinguere oggi grano e zizzania, mentre ancora il seme dell’uno e dell’altro non è arrivato a maturazione; mettendo un freno alla violenza del giudizio, che attraverso le nostre mani sulla tastiera o la nostra lingua nelle relazioni colpisce e ferisce non solo gli altri, ma anche quel Regno, in nome del quale diciamo di agire.
È il bene che porterà a Dio.
È il bene che convincerà questo mondo a credere nell’Oltre.
È il bene che disarmerà il male.
Perle preziose
Siamo perle belle e preziose, Signore,
e tu sei il nostro tesoro.
Tutte e tutti noi siamo ciò che cerchi,
siamo ciò che desideri,
siamo ciò che vorresti avvicinare a te,
sollevare dallo scoraggiamento,
liberare dal male, aprire alla vita.
Siamo figlie e figli che ami
e che raduni con amore,
attorno al tuo amore, per amore.
Liberaci da visioni parziali di te,
guarisci le nostre convinzioni
quando diventano giudizi implacabili,
e insegnaci a essere capaci
di radunare come te, con amore,
attorno al tuo amore, per amore.
Amen.
DAL VANGELO DELLA DOMENICA
(Mt 13,44-46)
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì».
Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
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