Per sempre oggi! – BUONA DOMENICA! XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

«Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato».
Lc 16,25

Leggo le letture di questa XXVI domenica del Tempo Ordinario e non posso non pensarci: viviamo come se fosse sempre oggi.
Il cuore ha sobbalzato leggendo: «Guai agli spensierati di Sion». È vero che il profeta Amos non distribuisce troppe carezze, ma pensare alla spensieratezza come a una colpa in sé mi sembra davvero un po’ troppo. Poi però il Vangelo dà concretezza a questo atteggiamento. E la spensieratezza di chi vive tranquillamente la propria vita, di chi mangia, canta, beve, ama senza occuparsi del mondo attorno diventa in realtà il volto di un uomo ricco che pur di garantire a se stesso una vita serena e senza troppi problemi sceglie di non vedere quello che sta davanti ai suoi occhi, alla porta della sua casa. Ed è questo ciò verso cui il profeta si scaglia.
Rendere il mondo invisibile ai nostri occhi, far sì che l’altro ci stia davanti senza esistere, vivere facendo di noi stessi l’unico centro e l’unico orizzonte: è questo ciò che ci rende poveri e colpevoli. Poveri, perché una vita senza l’altro, senza il mondo, senza un oltre me stesso è una vita condannata alla sterilità, solo falsamente ricca, e solo scioccamente tranquilla. Colpevoli, perché ognuno di noi sceglie di tirarsi fuori dal mondo per paura o per comodità.
Tutti noi possiamo sempre scegliere fino a che punto scoprire il nome di Lazzaro e che cosa condividere con lui.
È l’altro che con il suo nome… e solo con quello ha la capacità di mettere dei confini al nostro eterno oggi, aprendolo a una prospettiva di futuro. È l’altro con la sua presenza e il suo volto a riconsegnarci alla verità della nostra vita e all’oltre della nostra storia.
Noi tendiamo e credere (o a immaginare) che il nostro oggi, soprattutto se buono (o anche se accettabile) sia per sempre. Rimuoviamo tutto ciò a cui non possiamo dare un confine, inclusa l’eternità. E invece aprendoci all’altro, a quel Lazzaro di cui solo i cani sembrano accorgersi, potremo dare un senso e un futuro vero alla nostra esistenza.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Accogliere volti

Insegnaci, Signore della vita,
ad accorgerci di chi per noi
non è un volto e non ha un nome;
di chi è inciampo e limite
per il nostro tanto agognato quieto vivere.

Insegnaci a desiderare un’eternità
lastricata di condivisione,
fatta di volti e nomi che ci appartengono,
che abbiamo scelto di far entrare
nella nostra vita e nell’eternità.
Insegnaci, Maestro, ad ascoltare
le tue parole e i tuoi gesti
per imparare a essere dono.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Lc 16,19-31)

In quel tempo, Gesù disse ai farisei:
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

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Amministratori – BUONA DOMENICA! XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

«Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto».
Lc 16,10

Amministratori e custodi: ecco cosa siamo, nel cuore e nel progetto di Dio. Siamo donne e uomini a cui il Creatore ha affidato il mondo, il suo presente e il suo futuro. Ogni giorno, con coraggio, dovremmo riuscire a dirci, e per questo essere consapevoli, che non siamo in questo mondo per uno strano caso di un impersonale destino. Ciò che facciamo non riguarda solo noi e le nostre cerchie più o meno strette. Tra le nostre mani vive il mondo, nelle nostre mani è stato posto il mondo. E noi siamo proprio come quell’amministratore della parabola che il Vangelo, in questa XXV domenica del Tempo Ordinario, ci propone: siamo coloro che il Signore della vita ha chiamato alla vita, siamo stati posti nel mondo per far vivere il mondo, siamo coloro a cui è stato affidato ciò che Dio stesso considera ricchezza incommensurabile, i suoi figli e figlie, la sua creazione.
È questa la prima è più intima chiamata! È questo quel progetto a cui Lui ha legato la nostra vita, ed è su questo che un giorno ci rivolgerà la sua prima domanda. Possa quel giorno trovarci fedeli, possa quel giorno sorgere su scelte di vita, di fecondità, di cura, di delicatezza, di coraggio, di presa in carico degli altri e del mondo.
Custode: questo è stato il primo nome del primo essere umano, perché fosse chiaro che custodire è la prima e fondamentale chiamata.
Davanti a noi, come sempre, scelte: chi essere, come vivere, che cosa scegliere? Una la certezza: non possiamo avere due piedi in una scarpa. Non possiamo servire Dio e distruggere il mondo. Non possiamo pensare di amare Dio e depredare le vite altrui. Non possiamo dire di credere nel Vangelo e sperperare la nostra stessa vita.
Alleniamoci ogni giorno, nelle scelte più piccole, a custodire quanto Dio stesso ci ha donato, fedeli solo a Lui, al suo amore, al suo progetto di salvezza e di futuro.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Essere custodi fedeli

Signore Gesù,
ogni giorno tra le nostre mani
vive il mondo:
ne possiamo custodire il futuro,
possiamo amministrarne
la bellezza e le sue ricchezze.

Insegnaci a farlo come tu lo hai fatto,
mettendo al centro la salvezza,
dando valore all’altro,
prendendoci cura delle fragilità.

Insegnaci, Dio fedele,
a essere custodi fedeli
nei piccoli passi di ogni giorno.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Lc 16,1-13)

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

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Perdersi nell’amore – BUONA DOMENICA! XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

«Vi è gioia davanti agli angeli di Dio
per un solo peccatore che si converte».
Lc 15,10

Oggi, dovremmo provare a fare un esercizio particolarmente importante. E dovremmo farlo proprio leggendo e rileggendo più volte la parola di Dio. Quale? Perderci nell’amore che queste pagine della Sacra Scrittura diffondono a piene mani, perderci nella passione che Dio nutre per ognuno dei suoi figli e figlie, perderci nell’intensità della misericordia che fa di ogni occasione di perdono un parto a vita nuova.
Ho ripetuto quel verbo – “perderci” – perché davanti a queste pagine dovremmo provare a mollare le nostre logiche e i nostri calcoli. L’amore spesso non è propriamente logico. La misericordia non è il risultato matematico di una serie di scelte. Dio stesso non ha mai nulla a che fare con la relazione causa-effetto. O meglio, in lui alcuni nostri comportamenti non provocano i risultati che noi immagineremmo. Anzi. In Dio il suo donarci tenerezza, misericordia è quasi sempre privo di logica. Noi gli preferiamo idoli e lui continua a credere in noi. Noi non comprendiamo i suoi progetti, li ostacoliamo e lui trova modi per convincerci. Noi andiamo altrove e lui ci cerca. Noi ci nascondiamo e lui fa di tutto pur di non perderci. Noi prendiamo a schiaffi ogni suo dono, scegliamo consapevolmente di chiudergli la porta della vita e lui attende, instancabilmente, il nostro ritorno.
Quanta bellezza c’è in tutto questo! Ed è bellezza che vuole raggiungerci, toccarci, ridonarci vita.
Lasciamoci riempire da Dio, dalla sua Parola, dalla sua passione per noi, dal suo amore. È ciò di cui queste pagine traboccano. Oggi contempliamo lui e ascoltiamo noi stessi: qual è la nostra posizione? se dovessimo descriverci come uno dei personaggi delle pagine bibliche che ascoltiamo, chi saremmo? Proviamo a dircelo, e qualsiasi sia la nostra risposta, qualsiasi sia la nostra situazione, permettiamo a Dio di raggiungerci e di stupirci, ancora una volta, con la delicata forza del suo amore.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Tu, Signore, pronto ad amarmi

Signore Gesù,
come una piccola monetina
persa in qualche angolo,
come una recalcitrante o distratta
pecora fuori da ogni ovile,
come figlio un po’ ribelle,
forse ingrato, ma desideroso solo
di misurarsi con il mondo,
così sono io:
a volte in un modo a volte in un altro,
ma sempre troppo lontano
da te e dal tuo amore.
E tu?
Tu sei lì, sempre pronto a cercarmi,
a riportarmi a te,
ad attendermi per farmi rialzare
con la bellezza infinita
di un abbraccio libero e liberante.
Ti lodo, Signore della vita!
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Lc 15,1-32)

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

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Buon tempo di riposo!

Carissimi amici, carissime amiche,
nelle prossime settimane non pubblicheremo le riflessioni sul Vangelo della Domenica.

Buona Domenica tornerà puntualmente alla fine di agosto per prepararci insieme al Vangelo di domenica 4 settembre!

A chi lo desidera ricordiamo il nostro post: Ma Dio va in vacanza? Lui no! Con preghiere da scaricare per momenti particolari

Vi auguriamo un sereno tempo di riposo, e se le situazioni della vita non lo consentissero preghiamo perché Colui che è la nostra forza dia al cuore il dono della pace!!

Buon tutto!

vita… solo chi ne scopre il senso può cantarne la bellezza

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