Venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!».
Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco.
E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
(Gv 20,19-20)
La Pasqua è il tempo nuovo che ogni cristiano è chiamato a vivere.
La Pasqua è una vocazione speciale, una chiamata rivolta a ogni donna, a ogni uomo che abbia voglia di vita autentica e generativa.
La Pasqua non è semplicemente un evento passato di cui facciamo memoria.
La Pasqua è un orizzonte nuovo che scegliamo di dare alla nostra vita e al mondo a partire dagli eventi della passione, morte e risurrezione del Signore. Perché da quel momento noi e il mondo abbiamo potuto vedere che si può vivere e morire dando un senso a tutto. Da quel momento per ogni cuore credente c’è un prima e un dopo, la storia umana ha conosciuto uno spartiacque, credere è diventato altro.
La croce, il sepolcro, il Risorto sono una manifestazione inedita del cuore di Dio, del suo immenso amore, della sua passione per la creatura che ha creato e in cui ha soffiato la sua stessa vita.
La Pasqua ci rivela Dio e ci rimette in mano noi stessi e il mondo. Perché credere non significa più obbedire, compiacere un dio lontano, preoccuparsi per una salvezza da meritare costi quel che costi.
La Pasqua ci rivela Dio e ci dice quanto tutte e tutti noi gli siamo cari, preziosi, al punto da non risparmiare il suo unigenito figlio amato. La Pasqua ci rivela Dio e il suo darsi per noi, figlie e figli amati e peccatori: per noi si è fatto salvezza, guarigione, liberazione.
Ma oggi, mentre tutto attorno a noi esplode; mentre aggressività, separazione, odio raziale, violenza, giustificazione del male inflitto ad altri trova le sue subdole forme di giustificazione, la Pasqua deve smascherarci, deve rivelare anche la miopia delle nostre risposte quotidiane, troppo segnate da una certa voglia di serenità ed equilibrio personale (e anche familiare) a scapito di una responsabilità civile, umana, in senso forte.
Il Risorto appare e pronuncia parole che nella storia non potranno mai diventare banali, ma che soprattutto oggi DEVONO scuotere il nostro silenzio, la nostra coscienza, le nostre bieche giustificazioni.
Il Risorto appare ai suoi e dice: «Pace a voi!».
E detto dal Risorto non è un augurio, non è un auspicio, ma un impegno, una chiamata rivolta a discepoli troppo timorosi. Accogliere o non accogliere, fare o non fare attorno a noi pace è questione di fedeltà al Vangelo. Quel Vangelo che siamo chiamati a far vivere in questa storia a noi contemporanea ma che viene smentito tutte le volte in cui la giustizia lascia il posto alle proprie esigenze (anche le più sante), tutte le volte in cui il male verso qualcuno (la menzogna, la calunnia, la superficialità, l’egoismo, l’individualismo, fino alla tortura, al disconoscimento, all’uccisione) viene banalizzato e giustificato con mille motivazioni (anche le più sante).
«Pace a voi!», è detto anche a noi discepole e discepoli paurosi, timorosi, preoccupati, angosciati; a noi discepole e discepoli distratti, superficiali, spreconi, aggressivi; a noi troppe volte spettatori criticoni ma comodi di una storia troppo poco umana e quasi per niente fraterna.
«Pace a voi!»:
facciamo brillare l’augurio di pace del Risorto lì dove viviamo.
Facciamo vibrare pace nelle parole che scriviamo e che pronunciamo.
Diventiamo pace nei gesti che compiamo.
E saremo testimoni autentici di risurrezione.
UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO
Vogliamo toccare!
Signore Gesù, abbiamo voglia di te,
abbiamo bisogno di toccare te,
di sentire ancora la tua vita
scorrerci dentro.
Siamo stanchi di una fede
fatta di parole vuote, di pie intenzioni,
di verità troppo astratte,
di un amore troppo raccontato
e quasi mai sperimentato.
Siamo stanchi di un Vangelo urlato,
ostentato, impugnato.
La tua vita ci attraversi,
il tuo Spirito ci tocchi in profondità,
la tua risurrezione ci renda nuovi,
la fede in te ci renda veri.
Amen, Signore, alleluia.
DAL VANGELO DELLA DOMENICA
(Gv 20,19-31)
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
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