Uomo dei dolori che conosci il patire – BUONA DOMENICA! domenica delle palme- ANNO A

 «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Mt 27,46

«Uomo dei dolori, che ben conosci il patire…»: non c’è altra invocazione che in questo giorno mi ritorni in mente. Non c’è invocazione che meglio mi sveli la prossimità straordinaria di Dio alla nostra fragilità, al nostro dolore, alla nostra umanità ferita.
La domenica delle Palme quest’anno segna l’inizio di una settima davvero unica nel suo genere.
La Grande Settimana, che fonda la nostra fede, non darà il ritmo liturgico alle nostre giornate. Non ci ritroveremo tutti nello straordinario momento della Missa in Coena Domini. Non adoreremo insieme la croce. Non condivideremo insieme la gioia di sentire le campane suonare alla festante intonazione del Gloria e dell’Alleluia. Ci sembrerà di continuare a vivere il lungo sabato santo che ha già segnato il tempo della Quaresima: digiuno eucaristico, chiese vuote, silenzio, attesa.
Eppure, proprio in questo momento, dobbiamo riscattare la speranza. È questa la notte in cui custodire l’olio. È questo il momento in cui non allontanarci dalla croce, non fuggire, non rinnegare, non svendere.
Colui che contempliamo è il Crocifisso, che pur di salvarci si è lasciato raggiungere dalla morte e sferzare dalle sue armi.
Colui in cui crediamo è il Dio assolutamente prossimo, che pur di riscattarci da ogni forma di morte si è lasciato uccidere.
Oggi, guardando a lui, Dio crocifisso, dobbiamo credere che la notte finirà, che la luce tornerà a splendere, che la speranza che abbiamo coltivato non sarà delusa, che la vita vincerà.
Oggi, possiamo credere.
Oggi, nel buio, ci è chiesto di credere.
Oggi, nella paura che attanaglia e toglie l’ossigeno, dobbiamo rimanere nel suo amore e credere.
La vita risorgerà!

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Ti contempliamo, Uomo dei dolori

Signore Gesù, Dio crocifisso,
Uomo dei dolori
che ben conosci il patire,
noi ti contempliamo;
nel dolore tendiamo
le braccia verso di te,
negli squarci creati dalla morte
ci stringiamo alla tua croce,
perché quel legno freddo
è segno vivo di risurrezione,
è prova certa di una speranza
sempre possibile.

Legaci a te, Signore:
il tuo amore, forte più della morte,
ci stringa e risollevi a vita nuova. Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Mt 26,14- 27,66).

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo

– Sei tu il re dei Giudei?
In quel tempo Gesù comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla.

Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze portano contro di te?». Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito. A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia. […]

Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. […]

Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.

– Elì, Elì, lemà sabactàni?
A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.

(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)

Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».

Liturgia completa su >>> http://www.lachiesa.it/calendario/Detailed/20200405.shtml

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Anche se muore, vivrà – BUONA DOMENICA! V DI QUARESIMA – ANNO A

« Se crederai, vedrai la gloria di Dio». Gv 11,40

«Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
Quanti tra noi lo stanno dicendo… quanti tra noi, stanno ripetendo o ripetono da tempo questa preghiera… quasi legando la propria fede a una risposta. Marta e Maria mandano a dire solo questo a Gesù e non aggiungono altro… sanno che lui capirà. Sanno che lui che ha distribuito a destra e a manca prodigi non si lascerà pregare. Eppure, anche loro sono costrette ad ammetterlo, entrambe, una dopo l’altra: «Se tu fossi stato qui…». Amarezza e fede si incontrano e si scontrano.
La fede è certa: se tu, Signore fossi stato qui, lui non sarebbe morto, lui sarebbe guarito. È fede certa. La fede in una presenza: se ci sei non si muore.
Eppure… quanto è amara questa convinzione… Perché poi dovremmo ammettere anche la sua logica conseguenza: se si muore allora non ci sei!
E se si muore perché non ci sei, allora, Signore, cosa siamo autorizzati a pensare? Che hai preferito altri a noi? Ti abbiamo stancato fino a questo punto?
Signore, dove sei, ora che l’umanità, più di sempre, è piegata da questo male invisibile che semina morte e solitudine ovunque?
Signore… se tu fossi qui… Ancora una volta fede e amarezza.
Ma la domanda vera che ognuno deve fare a se stesso è: in chi crediamo? In chi io credo?
Noi crediamo nel Dio che ha risollevato Lazzaro dalla morte, ma che non ha impedito al Figlio di attraversare la morte.
Dio è il Dio dei vivi, sì! Ma non è il Dio degli immortali.
Noi possiamo attraversare la morte, possiamo lasciarci ferire e sfiorare dalla morte, possiamo consentire alla morte di deturparci perché sappiamo e crediamo che Dio la attraversa con noi, piange con noi, ci raggiunge e resta con noi nel dolore. Il suo Spirito ci dà la vita, ci apre alla vita, spezza legami e ci rende capaci di eternità. Questa è la nostra fede. Spingiamo il nostro cuore oltre il dolore. Lasciamoci aprire dallo Spirito del Risorto alla speranza.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Fammi vivere!

Signore Gesù, Dio crocifisso e risorto,
io credo che tu sei la vita oltre ogni morte;
credo che nulla può separarmi da te,
dal tuo amore, dalla tua pienezza.
Fammi vivere di te, Signore, e io vivrò!
Fammi vivere della tua Parola e io non morirò.
Fammi vivere del tuo immenso amore
e nulla potrà spegnere in me la scintilla di eternità.

Io credo, Signore Gesù,
tu sei il Risorto che può far risorgere vita
nella storia del mondo, nei deserti dell’anima,
nelle ferite inferte dalla morte. Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Gv 11,1-45. Di seguito la Forma breve: Gv 11, 3-7.17.20-27.33b-45).

In quel tempo, le sorelle di Lazzaro mandarono a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Marta, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Gesù si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

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Un canto per riflettere

Noi crediamo in te! – BUONA DOMENICA! IV DI QUARESIMA – ANNO A

« Andò, si lavò e tornò che ci vedeva». Gv 9,7

In molti, da Nord a Sud, siamo accomunati da uno stesso digiuno… Un digiuno forzato, che mai avremmo pensato potesse caratterizzare la nostra quaresima: il digiuno eucaristico. Eppure al di là della nostra nostalgia, della nostra amarezza, con noi o senza di noi, con la nostra consapevolezza o nella nostra distrazione, la luce continua a splendere e a noi tocca non sprecarla.
Non siamo soli: Dio continua a raggiungerci con la sua Parola, vera e propria mensa alla quale sfamarsi. Ed è così che anche oggi, anche privati del dono eucaristico, possiamo decidere se consentire al Signore di illuminare la nostra vita.
Proprio come il cieco di cui il Vangelo ci parla, ci ritroviamo ciechi e disorientati. Anche in noi lo spettro di quella domanda: «Che male abbiamo fatto per meritare questo castigo? Chi ha peccato?».
Eppure anche per noi la stessa risposta: qui, ora, in questa fragilità, in questa impotenza, in questo buio, possono manifestarsi le opere di Dio. Possono… ma non si manifestano senza di noi.
Abbiamo bisogno di guardare questo momento storico con gli occhi della fede.
Abbiamo bisogno di ricevere dal Signore quella luce che ci permetta di scoprire dove Dio ci sta accompagnando.
Abbiamo bisogno di ascoltare come ci stia chiedendo di vivere.

Ma non possiamo farlo senza di lui.
E allora chiediamoglielo. Chiediamogli luce, chiediamo che questo momento duro sia solo del fango che la sua grazia laverà da questa nostra storia personale e comunitaria. Chiediamogli di scoprire nel buio gli sprazzi luminosi della sua presenza.
A noi è chiesta solo una parola, la risposta a una domanda: «Credi tu nel Figlio dell’uomo? Credi in Colui che per te ha donato tutto? Credi in Colui che si è fatto carne per salvare la tua carne?».

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Apri i nostri occhi

Scarica la preghiera

Signore Gesù, luce del mondo,
i nostri occhi sono annebbiati,
gli occhi del nostro cuore sono incapaci
di vedere oltre questi giorni difficili e dolorosi.
Splendi per noi, splendi su di noi.
Splenda la luce della tua Parola
nelle nostre case.

Tu, luce del mondo, liberaci da ogni tenebra,
ridonaci la luce, riconsegnaci alla luce.
Noi crediamo in te, Signore.
Noi sappiamo di essere custoditi dalle tue mani:
a te, Signore, noi ci affidiamo. Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Gv 9,1-41. Di seguito la Forma breve:  Gv 9, 1.6-9.13-17.34-38).

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.


Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.

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Speciale preghiere coranavirus

« Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò». Mt 11,28

Giorni difficili e dolorosi quelli che stiamo vivendo. Giorni attraversati dall’assenza di celebrazioni, riti, vita sacramentale e comunitaria… Ma al centro della nostra vita la presenza di Dio c’è, è forte, è certa! Rivolgiamoci a lui con fiducia. Presentiamo a lui le nostre paure. Affidiamo a lui chi amiamo. Permettiamogli di raggiungerci in qualsiasi condizione. Lui continua a chiamarci: «Venite a me, voi tutti, e io vi ristorerò»

E allora mettiamo a disposizione di tutti due preghiere: la prima, “Custodiscici, Signore”, è una preghiera di affidamento, per tutti noi, per questo momento di buio e fatica, anche emotiva. La seconda, “Consolaci, Dio della vita“, è soprattutto per le famiglie che hanno subito lutti a causa del Covid-19.

PREGHIERE COME SOSTEGNO

Custodiscici, Signore!

Signore Gesù,
quante volte hai ripetuto:
«Perché temete, non credete ancora?».
Ma noi, figli dell’efficienza e del benessere,
nel buio vacilliamo, nell’impotenza tremiamo,
nello sconforto non riusciamo a consolare.
Abbiamo bisogno di te, Signore Gesù,
della tua Parola, del tuo sguardo,
delle tue mani tese, del tuo amore.
Abbiamo bisogno che tu ci dica anche ora,
anche nella lotta contro il Covid-19:
«Non temete, io sono con voi!».
Dillo al nostro cuore, Signore.
Ripetilo alla nostra ansia.
Suggeriscici come dirlo ai nostri bambini,
ai nostri ammalati, agli anziani, a noi stessi.
Sussurralo a chi in queste ore ci sta lasciando.
Gridalo alla nostra paura!
Signore Gesù, resta con noi
e noi, tutti, rivivremo.
Amen.

Consolaci, Dio della vita

Dio della vita,
siamo disarmati, impotenti,
annientati dal dolore.
Abbiamo sperato, creduto, implorato.
Eppure oggi, Signore, non possiamo fare altro
che affidare alle tue braccia chi abbiamo amato.
Non abbiamo potuto stringere le sue mani.
Non abbiamo potuto chiudere i suoi occhi.
Non abbiamo potuto salutare il suo corpo.
Tra le nostre mani non resta altro se non
una dolorosa assenza e infiniti ricordi.
Consolaci, Dio della vita.
Aiutaci a credere nell’eternità, Signore risorto.
Avvolgi nell’immenso abbraccio del tuo amore
chi abbiamo amato e oggi vive in te.
Amen.

DAL VANGELO Mt. 11,25-30

In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli.  Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.
Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò.  Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime.  Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».

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vita… solo chi ne scopre il senso può cantarne la bellezza

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