Ordinario!- BUONA DOMENICA! XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

«Ti seguirò ovunque tu vada.»

Lc 9,57

Ordinario… È da circa tre mesi che non ne sentiamo parlare. Dopo la solennità della Pentecoste, pur essendo rientrati nel Tempo Ordinario, abbiamo avuto una serie di straordinarie domeniche, che ci hanno permesso di contemplare la pienezza del Mistero che celebriamo. Ora però è il Vangelo stesso a portarci nell’ordinarietà di un cammino – quello di Gesù e dei suoi discepoli –, di una serie di incontri, di scelte da vivere, di decisioni coerenti.
Il brano che la Liturgia ci propone in questa XIII domenica ci permette di entrare in una quotidianità che interroga il nostro modo di camminare seguendo le orme del Maestro di Nazaret; perché anche noi siamo a volte i Samaritani, altre volte gli infuocati discepoli, altre ancora volenterosi uomini e donne pronti (ma non troppo) a seguirlo. La nostra vita di fede ha bisogno di questi spaccati di umanità semplice e per nulla straordinaria, fatta di desideri, di rifiuti, anche di ira. Ne abbiamo bisogno perché è da lì che cogliamo quelle gocce di acqua pura e zampillante che dissetano la nostra sete di Dio, la nostra voglia di crescere come discepoli del Risorto. Nelle cadute dei discepoli possiamo imparare come rialzarci; nel rifiuto dei molti in cui Gesù si imbatte possiamo chiedere a noi stessi chi vogliamo essere; nei desideri che non planano da nessuna parte, possiamo dare corpo alle nostre risposte a Dio. In poche parole: è proprio dalla ferialità della Parola che possiamo scoprire come dare un senso e un orientamento nuovo alla nostra quotidianità. Perché è lì che la Parola di fa luce, si fa strada, si fa scelte.
Riusciremo a dire ogni giorno: «Parla, Signore»? Riusciremo ogni giorno a convincere noi stessi che la tua Parola, Signore, è viva ed efficace? Capace di fare luce sui nostri desideri più intimi e sui pensieri più profondi? Riuscire a sentire la tua Parola talmente viva da mettere in questione le nostre scelte e insegnarci la pienezza di una libertà autentica? Tu, parla, Signore! E possa la nostra intelligenza avere il sano ardire di lasciarsi mettere in gioco da te, dalle tue logiche, dalle tue proposte.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Aprici a te, Parola di Vita

Signore Gesù,
sei la Parola viva e vivente
che il Padre ha donato alla storia.
Sei la voce della Vita che ci scuote
dal torpore di comode scelte
per indicarci gli orizzonti di Dio.
Sei l’eternità che apre squarci di pienezza
nel nostro quotidiano accontentarci.

Aprici a te,
perché di nuova vita e di nuovo senso
risplendano le nostre semplici giornate.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Lc 9,51-62)

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.
Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».

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Come il pane – BUONA DOMENICA! Solennità del Corpus Domini – Anno C

«Tutti mangiarono a sazietà»

Lc 9,17

Quando ci prepariamo a vivere una solennità come quella del Corpus Domini nella nostra testa, soprattutto in quella di chi ha qualche anno in più, prendono corpo alcune immagini: processioni, piviali, infiorate, baldacchini… Tutto sembra riportarci a ricche celebrazioni, in cui tutti i presenti e ogni elemento liturgico sembrano esaltare la regalità e l’onnipotenza di Dio. Adorato nell’Eucaristia, il Dio tra noi è colui verso il quale in nessun altro modo ci si può rivolgere se non prostrandosi, adorandolo, rivolgendogli i più sacri tra i gesti. Eppure il corpo e il sangue di Gesù ci riportano a ben altri luoghi e a ben altri gesti. Il suo corpo e il suo sangue dovrebbero riportarci, in particolare, in due luoghi: la mangiatoia a Betlemme e il cenacolo a Gerusalemme.
Betlemme è la casa del pane, e la casa è il luogo in cui il pane non si vende, ma si condivide, si spezza, si offre. È lì che l’Onnipotente fattosi carne si offre a noi come cibo in una mangiatoia, come pane di cui la storia e l’umanità si sarebbero potute nutrire. È nella casa del pane che l’Onnipotente, consegnandosi come pane, si fa Dio con noi.
Gerusalemme, dal cenacolo al Golgota, è il luogo in cui il Pane si lascia prendere, spezzare, donare. È lì, in quel dono incondizionato, che prendono forza le parole pronunciate alle folle affamate. Quelle che la liturgia oggi ci rioffre: «Voi stessi date loro da mangiare». Parole pronunciate per i Dodici, di fronte alle folle che seguivano quel maestro per sentirlo parlare del regno di Dio e per essere da lui curati. Curati, dice l’evangelista, non guariti. Perché questo fa il pane: cura. E cura nel momento in cui viene spezzato.

Gli apostoli sono gli eterni preoccupati. Lo erano i Dodici e continuiamo a esserlo anche noi. Vogliamo mettere ogni cosa al sicuro, anche Dio. Ma il regno di Dio è altro. Il Regno è pane che cura. E pane che cura è la vita di ogni credente che si lascia prendere, spezzare, offrire, proprio come il Maestro di Nazaret.
Impossibile? No! Il suo corpo e il suo sangue lo rendono possibile: ci rendono oggi corpo generativo, ci rendono pane che oggi può curare.

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UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Pane del cielo

Signore Gesù, Pane del cielo,
che per amore ti sei lasciato spezzare,
rendi oggi la nostra vita pane:
per curare ferite profonde,
per saziare la fame di senso,
per seminare benedizione,
per offrire tenerezza.

Pane di vita nuova,
prendici per mano e, nutrendoci di te,
del tuo corpo e del tuo sangue,
trasformaci in dono per l’umanità.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Lc 9,11b-17)

In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».
Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini.
Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti.
Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

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Come una danza – BUONA DOMENICA! Solennità della Santissima Trinità – Anno C

«Lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa»

Gv 14,26

A che cosa dobbiamo pensare quando proviamo a pensare alla Trinità? Sì, certo, da sempre ce ne parlano come di un mistero insondabile. Ma provando a mettere da parte il desiderio scientifico della dimostrazione della sua esistenza (poiché non c’è scienza che possa dimostrarlo, e ce lo diciamo subito), quale immagine possiamo usare per pensare la Trinità? Una delle immagini per me più significative (di cui anche i teologi parlano) è la danza. Provate a rileggere il Vangelo che questa festa liturgica ci propone pensando a dei ballerini e ballerine che, legati da un’unica melodia, si muovono l’uno con l’altro, l’uno nell’altro. Movimenti liberi eppure legati, nei quali l’uno crea attraverso l’altro. Leggerezza, forza, delicatezza, sostegno, ampiezza: tutto è reso possibile da questo costante compenetrarsi di corpi e anime.
Ecco, quando penso alla vita che scorre tra il Padre, il Figlio e lo Spirito penso a questo: un’eterna danza in cui nulla è fermo, nulla è pesante, nulla è determinato; tutto è sempre in costante movimento. Ma quando penso a Loro, penso anche a noi. Perché se Gesù è stato immagine del Padre, allora quello che abbiamo visto accadere attraverso le sue parole e azioni è una conferma: in quella danza siamo coinvolti anche noi. La musica è l’amore, e l’amore è ciò che apre il circolo di quella danza e ci tira dentro.
Perdiamoci in queste immagini, e lasciamoci coinvolgere.
La Santissima Trinità, come ogni cosa che riguardi Dio, è questione di relazione, non di spiegazione. È esperienza, non certezza. Non possiamo aspettare che qualcuno ci convinca, dobbiamo scegliere di entrare nella danza dell’amore, percepire la vita di Dio, lasciarci sorprendere e destabilizzare da una sua scintilla della sua presenza. Questo è credere!

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Aprici a te, Trinità infinita

Padre santo,
in Gesù abbiamo scoperto
il tuo volto, ascoltato il tuo cuore;
e in lui possiamo lasciarci raggiungere
dall’immensità del tuo amore.
Nello Spirito possiamo sperimentare
l’intensità della tua presenza,
l’effervescenza della tua vita;
possiamo lasciarci abitare da te.
Rendici capaci di te, Padre, del tuo amore,
della tua passione per questa umanità
e di quella permanente comunione
che vi apre a noi, creature eppure figli,
insignificanti esseri nell’universo
eppure eredi della vita che non avrà fine.
Aprici a te, Trinità infinità,
perché nella nostra vita tu possa vivere.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Gv 16,12-15)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

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È Pentecoste – BUONA DOMENICA! Solennità di Pentecoste – Anno C

«Lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa»

Gv 14,26

È Pentecoste! Ma non limitiamoci a guardare indietro, a cercare nella storia antica i segni dello Spirito di Dio. È Pentecoste oggi, esattamente come lo fu nel Cenacolo. «Mentre il giorno della Pentecoste stava compiendosi…», puntualizza l’evangelista Luca negli Atti, «venne all’improvviso dal cielo un fragore, un vento…, e riempì tutta la casa… Apparvero lingue come di fuoco… e tutti furono colmati di Spirito Santo».
Ecco, è così che lo Spirito di Dio entra e riempie, colma, trasforma. È così che accade ancora oggi! E chi pensa alla vita cristiana come a un modo di vivere sicuro, comodo, tranquillo, allora forse non ha ancora fatto conoscenza con ciò che di Dio è energia, potenza, effervescenza: lo Spirito Santo.
Forse non vedremo le lingue di fuoco scendere su di noi, ma consentire allo Spirito di trovare spazio nella nostra vita è fare esperienza di vento, di sconvolgimento, di energia, di trasformazione. Quando c’è lo Spirito nulla resta come era, neppure la nostra vita. Lo Spirito viene all’improvviso tutte le volte che la storia ci chiede una posizione nel mondo. Lo Spirito fa sentire la sua voce in ogni situazione che chiede la nostra voce. Lo Spirito ci riempie di Dio ogni volta che questo mondo ha bisogno di scintille di Dio.
Se lo Spirito vive in noi cominciamo a capire e a parlare tutte le lingue del mondo attorno a noi. Ma non pensate all’inglese, o francese, o cinese, o a qualsiasi altra lingua. Lo Spirito ci rende capaci di comprendere le lingue degli altri, dei loro mondi interiori, delle loro insicurezze, delle paure, dei desideri. Lo Spirito di Dio, poiché è Dio, apre per noi i mondi e ci rende capaci di sostenerli, di portarli, di spalancarli verso una nuova vita.
È Pentecoste, lasciamoci aprire dallo Spirito al mondo, alla storia, all’altro, a Dio!

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Vieni, Spirito dell’amore

Vieni, Santo Spirito,
riempi i nostri cuori
della vita nuova
che zampilla dal cuore di Dio.
Vieni, scendi su di noi,
e avvolgi ciò che di più oscuro ci abita.
Vieni, scendi su di noi,
e abbraccia quelle solitudini profonde
che ci allontanano dal bene.
Vieni, scendi su di noi,
e portaci Dio: la sua pienezza,
il suo amore, la sua stessa vita.

Dito della mano di Dio
scrivi nel nostro cuore una nuova storia
e spalanca per la nostra mente
nuove prospettive,
perché tutto di noi si apra a quel futuro
che Dio sogna per l’umanità.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Gv 14,15-16.23b-26)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

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La mia parola…- BUONA DOMENICA! Solennità dell’ Ascensione – Anno C

«Mentre li benediceva veniva portato verso il cielo.»

Lc 24,51

Gesù ascende al cielo! O per dirla in parole più semplici: sparisce alla vista dei suoi discepoli. Quello che neppure la morte era stata in grado di fare, lo fa la sua ascensione.
Ci dice l’evangelista Luca che, dopo la sua passione, Gesù si mostrò vivo ai suoi per quaranta giorni: appariva, parlava, insegnava… quasi che nulla fosse cambiato. In realtà era cambiato tutto e quel Maestro di Nazaret che essi stavano frequentando non era più semplicemente un figlio d’uomo: ora essi stavano ascoltando un risorto, il Risorto. Nei giorni che precedevano la passione Gesù parlava di giorni tremendi, nei quali lui sarebbe stato rinnegato, colpito, ucciso e poi risorto. Ma, a coloro che lo seguivano, quelle parole sembravano pesanti, a tratti sconsiderate, una follia.
Ora lui parla di un nuovo tempo e di nuove attese. La sua morte e risurrezione hanno svelato in modo radicale il volto di Dio, il suo cuore; ma ora che tutti hanno potuto vedere la totalità del suo amore per ogni donna e per ogni uomo, ora una nuova attesa deve compiersi, una nuova promessa. Giovanni aveva battezzato con acqua i figli della conversione; i figli della risurrezione devono battezzati in Spirito Santo. I primi, spinti dal perdono dei peccati si lasciano immergere nel Giordano. Gli altri, attirati dall’amore, accettano di lasciarsi immergere in Dio. È straordinario ciò che Gesù promette! Ricevere lo Spirito è divenire capaci di Dio: di scoprire la sua presenza anche nell’assenza, di andare oltre il suo sparire ai nostri occhi, di lasciarci riempire della sua stessa passione per questa umanità, di permettergli di viverci dentro.
E allora anche noi, oggi, abbiamo bisogno del suo Spirito per riscoprirci figli della risurrezione, per diffondere risurrezione, per permettere a Dio di sparire ai nostri occhi, ma vivere nella nostra mente, dare luce nuova al nostro sguardo, aperture nuove al nostro cuore.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Nel tuo nome

Nel tuo nome, Signore risorto,
insegnaci ad andare
per seminare risurrezione.
Nel tuo nome, Signore della vita,
spingici a uscire da noi stessi
per incontrare il mondo
e diffondere instancabilmente
il tuo perdono, la tua salvezza,
la tua prossimità.

Signore Gesù,
il mondo attorno a noi ha bisogno
di chi accarezzi le lacrime e generi la pace:
rendici apostoli di tenerezza;
ha bisogno di chi sostenga la vita:
rendici apostoli di fiducia.

Vieni, Spirito del Signore,
rivestici con la tua forza
e riempici del tuo amore.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Lc 24,46-53)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

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La mia parola…- BUONA DOMENICA! VI DOMENICA DI PASQUA – Anno C

«Non sia turbato il vostro cuore

e non abbia timore.»

Gv 14,27

La Parola è uno degli straordinari doni che il Risorto ci ha lasciato. Nella sua parola c’è tutto ciò che il cuore può desiderare. C’è vita, c’è guarigione, c’è speranza, c’è luce. Se la Parola trova spazio in noi, se può abitare dentro di noi allora non abbiamo bisogno di surrogati di luce, perché in noi splende la Luce; non abbiamo bisogno di riempirci di emozioni forti, perché in noi sarà l’Amore a generare amore.
“Osservare” la Parola non è ridurre la vita a sterile obbedienza. Osservare la Parola significa fare della vita la casa di Dio, una casa dalle mura mobili che Dio può allargare a dismisura, rendendo il nostro cuore più vasto degli oceani. Osservare la Parola è attivare una risposta d’amore, capace di ribaltare ogni equilibrio, di superare timori, di vincere se stessi e quella nostra strenua volontà di dominare il presente e il futuro, noi stessi, gli altri e anche Dio.
Osservare la Parola è smettere di possedersi e possedere, perché la Parola è Dio vivo, è il Risorto presente, è lo Spirito carico di novità. Sono loro in noi ciò che ci rende nuovi. Sono loro la luce della nostra casa, la vita che scorrendoci dentro ci rinnova, la pace che come acqua sul fuoco può spegnere l’ira e aprire al perdono.
Queste non sono “belle parole”, non è poesia. E se lo fossero noi tutti saremmo dei perduti, degli sconfitti, dei creduloni. Vana sarebbe la nostra fede, ma vana sarebbe anche la nostra vita. Non possiamo renderci nuovi da soli, non possiamo arrivare a Dio da soli, non possiamo generare pace da soli. Ma solo noi possiamo consentire a Dio di venire in noi, di abitare in noi, di restare con noi, di renderci un miracolo.
Questo è l’invito, non altro!
Credere in lui è far spazio a lui.
Credere in lui è scegliere di lasciarci abitare dal suo Spirito che, giorno dopo giorno, passo dopo passo, ci svelerà il suo volto.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Spazio alla Parola

Vieni, Spirito di Dio,
e fa’ che la Parola
trovi spazio in noi,
viva in noi e ci ricrei!

Vieni, Spirito del Risorto!
Tu che leghi la nostra esistenza
alla vita del Padre,
penetra lì dove il nostro cuore
custodisce i segreti più intimi
e fai esplodere la luce;
penetra lì dove si annidano
le nostre paure più segrete
e fai esplodere la fiducia.

Tu, Spirito del Signore,
insegnaci a lasciarci andare
allo sguardo di Dio,
alle sue mani tese,
alla sua voce che,
instancabilmente, chiama.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Gv 14,23-29)

In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]:
«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.
Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».

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Come io, così voi – BUONA DOMENICA! V DOMENICA DI PASQUA – Anno C

«Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore: come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.»

Gv 13,34

«Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri». Eccolo il cuore del Vangelo che la V domenica di Pasqua fa riecheggiare. E ben a ragione potremmo considerarlo non solo il cuore di quel brano evangelico, ma il cuore pulsante di tutto il Vangelo.
E Gesù non scherza! Quel messaggio non viene consegnato ai discepoli come invito o appello… Gesù lo dà come comandamento, lo carica di quella stessa forza imperativa che gli Ebrei erano abituati a riconoscere alle parole della Legge. E lo consegna, sottolinea Giovanni, subito dopo che Giuda è uscito dal Cenacolo.
Quel «Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri» ci porta direttamente sul Golgota e ci chiede di alzare gli occhi per imparare dal Crocifisso la forza disarmante e radicale dell’amore, l’universalità del suo dono.
Giuda era uscito dal Cenacolo, ed era notte nel cuore dei discepoli: di chi aveva tradito e di chi non comprendeva, di chi sarebbe scappato e di chi avrebbe atteso. Ma proprio quando la notte è più buia con maggiore forza risplende la luce. Ed è in quella notte lunga e pesante che l’amore di Colui che si dona diventa luce che, illuminando l’oscurità, dirada le tenebre.
Quel comandamento preannunciato nel gesto del pane spezzato per gli amici e nel boccone intinto e condiviso con il nemico, diventa eloquente e inequivocabile sulla croce. È lì che siamo travolti dalla dura bellezza dell’amore. Perché non esiste amore che non sia dono. E non esiste dono che non si lasci spezzare.
Le sento le obiezioni. È vero, è tutt’altro che facile! Eppure quello è il solo amore capace di far vivere il mondo, di seminare vita, di permettere allo Spirito di far fiorire i deserti.
Caro Signore risorto, quel comandamento che ci hai lasciato non ci rende la vita facile. Mette in difficoltà tutti: chi vorrebbe prenderlo sul serio, ma anche chi vorrebbe fosse solo un modo di dire, sì, insomma, una meta ideale, adattabile… Però… se ce lo hai donato è perché tu sai che ognuno di noi può amare come te, portare luce come te, regalare vita come te.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Insegnaci ad amare

Signore Gesù,
Dio della vita e dell’amore,
insegnaci a scrutare te,
guardare te, respirare te.
Perché ciò che tu sei viva in noi;
perché il tuo amore germogli in noi;
perché la tua vita ci renda nuovi;
perché il tuo Spirito ci attraversi;
perché la tua presenza
– oceano di bene –
irrighi il mondo.

Come tu hai amato,
così insegnaci ad amare:
stessa forza,
stessa totalità,
stessa passione.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Gv 13,31-33a.34-35)

Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.
Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

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Ci dà vita! – BUONA DOMENICA! IV DOMENICA DI PASQUA – Anno C

«Alle mie pecore io do la vita eterna.»

Gv 10,28

Straordinario annuncio: «Nessuno le strapperà dalla mia mano». Straordinaria conferma: «Nessuno ci strapperà dalla sua mano». E nella sua mano c’è quanto di più buono si possa sperare: c’è salvezza, creazione, guarigione, perdono. Nessuno può strapparci, separarci, allontanarci da Dio, neppure noi stessi e il nostro ingombrante (e mai a dieta) senso di inadeguatezza.
Nei cieli, in Dio, nella Trinità, nel Regno della vita si respira aria di unità e comunione, e noi ne siamo pienamente inclusi. Non so a voi, ma a me questa certezza dà un immenso senso di pace e di pienezza. Ogni giorno posso dirmi che non c’è caduta, non c’è giudizio, non c’è peccato che possa escludermi dalla vita di Dio. Ogni giorno, in ogni istante, so di poter ritornare a Casa, so di poter ritrovare in Dio quel giusto da cui ricominciare, so di avere braccia di misericordia nelle quali rituffarmi per fare ricarica di compassione, delicatezza, misericordia, amore, gratuità.
Quanto dovevano essere state delicate e risolute le parole di Gesù quel giorno in cui si è presentato come il Buon Pastore a quei tanti che lo seguivano; folle che ha guardato con compassione perché stanche, disorientate, assetate di un oltre che neppure la preghiera nella sinagoga o i riti nel tempio sapevano più indicare.
Chi cammina con il silenzio nel cuore si perde, vaga senza una meta e, alla fine, si arrende… da solo. Il Risorto, nella sua assenza fisica, è la voce amata che ci conosce e ci raggiunge, ci accompagna e ci indica vie, mete, incontri. La sua vita è incrocio di vite, è comunione di storie, è incontro tra diversi, è bene che si genera: per questo è eterna e ci è consegnata come dono a cui far spazio e da cui lasciarci abitare.
Nessuno potrà negarci Dio. Nessuno potrà dirci di non appartenergli. Lui ci conosce e viene a noi.
Perché la vita eterna che lui ci dà non è meta futura da raggiungere, ma pienezza, che già attraversa la storia, da cui lasciarci riempire.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Siamo nella tua mano

Signore risorto,
siamo nella tua mano,
e ci ricrei ogni giorno.
Signore della vita,
siamo il tuo capolavoro,
e ci riconsegni al mondo
come nuova creazione.

Parlaci, Parola eterna,
e indicaci le vie luminose
della risurrezione,
perché non ci sia morte in noi,
non ci sia notte e resa,
perché la tua pienezza ci abiti.
Pastore buono,
insegnaci a restare in te.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Gv 10,27-30)

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

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vita… solo chi ne scopre il senso può cantarne la bellezza

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