Stupore e sdegno – BUONA DOMENICA! IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

«Rimangono la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!»
1Cor 13,13

L’evangelista Luca continua a descrivere per noi l’inizio del ministero pubblico di Gesù. E davanti a noi continuano ad alternarsi volti, reazioni, sentimenti, personaggi. Dallo stupore allo sdegno, attraverso le parole di Gesù riusciamo a vedere la carrellata dei pensieri e delle reazioni da cui il Maestro nella sinagoga è raggiunto. Le sue parole escono dalla routine. Vanno oltre ogni legittima provocazione, oltre ciò che coloro che erano radunati nella sinagoga si sarebbero mai aspettati, oltre ciò che era disposti ad accettare.
E in fondo la parola di Dio è così! Ci raggiunge e ci spinge oltre. Non viene a noi per consolare i nostri bisogni, per appagare la nostra sete, per coccolarci nelle nostre certezze, per rassicurare le nostre paure.
La Parola è salvezza e genera salvezza: la Parola cura, accompagna, spinge; la Parola vanga, capovolge, dissoda. È dono che ci genera. È seme che ci trasforma. È scalpello che ci modella.
Il punto è quanto ognuno di noi è disposto a darsi.
Gesù, nella sinagoga, dice di essere il compiersi delle Scritture: è la concretezza tangibile della Parola che ci raggiunge, la realizzazione massima di ciò che ascoltiamo o proclamiamo. Ma le sue parole e i suoi gesti pungono, non sono balsamo, non sono carezza. Nella sinagoga chi ascolta reagisce, si blocca, respinge. Ma quelle parole pungono anche noi che siamo i discepoli, i testimoni, gli annunciatori, i credenti.
Quelle stesse parole oggi raggiungono anche noi e si fanno proposta: accogliere e lasciar operare la Parola anche quando ci spiazza, anche quando non ci arricchisce, anche quando non ci cura, anche quando si fa dono per altri.
La parola di Dio, viva e instancabilmente operante, sa toccarci fin nella profondità di ciò che siamo, sa metterci a nudo, sa raccontarci la verità di noi stessi, sa tenderci la mano per tirarci fuori e svelarci le vie autentiche di Dio (ben oltre le nostre prospettive).
Quel giorno a Nazaret molti scelsero lo sdegno e cacciarono via la Parola scomoda.
Possa oggi la nostra vita diventare casa della Parola.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Tu, Parola fatta carne

Signore Gesù,
Parola fatta carne
per la nostra salvezza,
meraviglia e stupore
siano le due mani
con cui ti accogliamo,
apertura e accoglienza
le due braccia con cui
custodiamo il dono.
Portaci fuori da noi stessi
e libera il nostro cuore,
perché ogni tua parola
ci spinga oltre,
ci insegni a riconoscere
le vie di Dio
e a percorrerle.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Lc 4,21-30)

In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

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Vino nuovo – BUONA DOMENICA! II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

«Annunciate a tutti i popoli le meraviglie del Signore.»
Sal 96 (95)

Siamo a Cana. E il contesto ci è più che noto: banchetto di nozze, mancanza di vino, trasformazione dell’acqua in vino. Tutti, fin dai primi giorni al catechismo, conosciamo questo miracolo: uno dei più raccontati, uno dei più strabilianti e, diciamolo pure, uno dei meno necessari. Imparagonabile a guarigioni, risurrezioni, tempeste sedate. Insomma lì c’era in gioco la vita delle persone, qui al più un po’ di reputazione… Eppure… Mai nulla di quello che gli evangelisti raccontano è banale.
Il brano riportato nel lezionario (o nei messalini quotidiani) inizia con: «In quel tempo, vi fu una festa…», mentre nella Bibbia leggiamo: «Il terzo giorno vi fu una festa…». Ecco quel riferimento temporale fa la differenza, almeno dal punto di vista di Giovanni. Il brano è pasquale. Il riferimento non è rispetto ai tre giorni dopo l’incontro con Natanaele o dopo la chiamata dei primi discepoli. È il terzo giorno, il primo della settimana, il giorno nuovo della risurrezione.
Il brano è pasquale e i segni sono pasquali: il banchetto, le nozze, le sei anfore – l’antica alleanza – riempite di vino nuovo, la gioia. Quello che accadde a Cana «fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù», segni che generano fede, che in modo sempre più chiaro delineano per il discepolo la vera identità di Gesù e tracciano il percorso di colui che sceglie di credere.
Oggi non c’è da pensare ad altro se non lasciarci stupire da Colui che tiene alla nostra gioia, che si fa carico della nostra felicità, che entra nel cuore della nostra esistenza e la trasforma, che è il compimento di ogni promessa. Non ci sono anfore vuote che tengano. L’acqua diventa vino, il vuoto viene riempito, il pane viene spezzato, il buio si dissolve con la luce, i sepolcri vengono aperti, il vino nuovo versato. Tutto questo ci condurrà a Gerusalemme, ci permetterà di celebrare una nuova Pasqua, di accogliere nuova vita. È questo il cammino che abbiamo davanti e a farci da leitmotiv ci sono le parole della Madre: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela!».
Buon cammino nel Tempo Ordinario.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Come a Cana

Vergine Madre,
fa’ risuonare ogni giorno per noi
l’invito pronunciato a Cana:
«Qualsiasi cosa vi dica, fatela!».
Accompagnaci lungo le strade
dell’ascolto fiducioso
e dell’adesione sincera.
Insegnaci a guardare ai suoi gesti
e alle sue parole per imparare
l’arte del vivere e dell’amare.
Libera il nostro sguardo,
apri il nostro cuore,
e sii per noi sorella e madre
nell’accogliere le sue proposte
di vita nuova. Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Gv 2,1-11)

In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.
Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

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Buona epifania 2022

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Guardare Gesù – BUONA DOMENICA! Battesimo del Signore – ANNO C

«Mentre Gesù, ricevuto il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì.»
Lc 3,21

In questi giorni, in questo tempo forte del Natale uno è stato il pensiero ricorrente: guardare Gesù di Nazaret per scoprire Dio. Tante volte ci hanno raggiunto espressioni quali: si è manifestata la Grazia, Dio nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito lo ha rivelato… veniva la luce vera… E tutte le volte nel cuore risuonava la certezza: guardiamo Gesù e scopriremo la pienezza di Dio. Certo, non è una novità, lo sappiamo, ce lo hanno sempre detto: Gesù è la manifestazione piena di Dio, è la nostra possibilità di incontrarlo, è Dio fatto carne, è l’Onnipotente entrato nella storia. Vero: ce lo hanno sempre detto.
Ma finché nel nostro cervello, e nel nostro cuore, non scattano certi corto circuiti è come se tutto ci scivolasse da dosso. Perché pur sapendo quello che sappiamo da anni, noi in realtà non siamo convinti di aver mai potuto vedere Dio. Molti tra noi non saprebbero raccontare la tenerezza di Dio nei propri confronti. Molti ancora pensano che addirittura la malattia sia una sorta di preferenza accordataci da Dio, come se l’atto di amore più grande Dio ce lo manifestasse donandoci il dolore. E invece noi abbiamo a che fare con Gesù di Nazaret, che del Padre ci ha fatto vedere tutt’altro.
E allora, oggi, perdiamoci nella bellissima esperienza del Battesimo che l’evangelista Luca ci regala: Gesù non è solo la visibilità del Dio-con-noi, è anche la concretezza esplicita di ciò che noi possiamo essere per Dio: figli, perdonati, amati. Non c’è separazione che tenga.
Guardiamo Gesù: ci viene consegnato come il Figlio amato, l’Amato per eccellenza, colui nel quale l’amore si è fatto concretezza, incontro, potenza rigeneratrice. Gesù consegnato dall’Amore, attraversato dall’Amore, incarnato per amore, ci dice che ognuno di noi può essere ciò che lui è stato: figli, esistenti per amore, attraversati dall’amore.
Consegnarci all’amore sarà la risposta che ognuno di noi potrà dare ogni giorno, passo dopo passo.

Custodire la vita – Buon anno 2022!

È il primo giorno del nuovo anno e credo che non ci sia augurio più grande se non quello che riceviamo dalla prima lettura, dalla benedizione del Libro dei Numeri. Parla, dice Dio a Mosè, parla ad Aronne (tuo fratello) e ai suoi figli, dicendo: «Ti benedica il Signore e ti custodisca. Rivolga verso di te il suo volto. Ti conceda pace. Faccia risplendere per te il suo volto. Ti faccia grazia».

vita… solo chi ne scopre il senso può cantarne la bellezza

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