Lo Spirito viene in aiuto
alla nostra debolezza.
(Romani 8,26)
Con l’evangelista Matteo continuiamo a lasciar risuonare tra noi e nel nostro cuore la Parola del Regno. Gesù è nel pieno del suo ministero pubblico. Incontra la gente, guarisce, perdona, risolleva e fa risuonare per tutti quel mistero nascosto fin dalla fondazione del mondo, quel mistero che è a fondamento del mondo stesso: la presenza amante e generativa di Dio per noi, donne e uomini, resi figlie e figli.
Gesù, l’atteso, percorre le strade e fa risuonare la Parola del Regno: parola autentica, parola che guarisce, parola che salva, parola che libera. Parola che come già abbiamo ascoltato domenica scorsa, porta frutto, feconda il terreno e dà seme a chi semina e il pane a chi ha fame.
Oggi in questa XVI domenica del Tempo Ordinario faremo un passo avanti.
La Parola del Regno continua a raggiungerci e a offrirsi a noi, a rivelare ancora qualcosa di sé stessa perché la nostra risposta a lei possa essere più autentica, più totale, più concreta. Questa volta partiamo da un dato di fatto. Il seme è buono. Ed è seminato in noi. La terra è buona, è feconda, ricettiva. Tutto sembra andare bene. Tutte le condizioni sembrano favorevoli. Eppure all’orizzonte appare un “ma”.
Come sempre nella vita: proprio quando sembra che tutto stia andando per il verso giusto, ecco, accade qualcosa. Così nel Vangelo.
Tutto è pronto. Tutto è buono. Eppure qualcuno semina il male, semina l’imprevisto, semina un ostacolo, semina scandalo, semina altro, qualcosa di infestante che sembra minare il buon raccolto.
Cosa si fa? Cosa accade? Cosa possiamo fare?
Qual è la via che la Parola del Regno ci indica?
C’è una certezza: la presenza del bene non esclude il male. Anzi. Potremmo dire che fino al momento in cui il male rivela i suoi frutti può ben nascondersi, camuffarsi, addirittura farsi passare per bene. La logica del Regno però si chiama pazienza. La via del Regno si chiama attesa, e il bene rivela sé stesso dando gusto alle cose, rendendole buone, facendole crescere.
Il bene non ha mai fretta di rivelarsi, cresce lento e costante, e dà forza, struttura, solidità a colui che lo accoglie, a chi sceglie di stare dalla sua parte.
Il bene non è uno sbiancante che toglie le sfumature o le differenze, non toglie ombre e chiaroscuri. Ma come lievito fa crescere tutto, e trasforma ogni realtà in pane. E il pane è buono.
Così la Parola del Regno: è ciò che può renderci pane.
Può renderci buoni.
Può renderci bene.
Come seme buono
Signore Gesù, Divino seminatore,
semina in noi la tua Parola,
perché, come seme buono,
germogli in noi
e renda la nostra vita feconda:
capace di parole buone,
di gesti autentici, di scelte che fanno vivere.
Insegnaci a preparare la nostra terra
e a custodire il seme buono,
perché il male, il dubbio, gli scandali,
le durezze, la disumanità,
le incoerenze, la poca fraternità,
non ci spengano, non ci chiudano,
non ci scoraggino.
Il seme della tua Parola, Signore,
diventi pane, ci renda pane.
Amen.
DAL VANGELO DELLA DOMENICA
(Mt 13,24-43)
In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”».
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