La sapienza è splendida e non sfiorisce,
facilmente si lascia vedere da coloro che la amano
e si lascia trovare da quelli che la cercano.
(Sapienza 6,12)
«La sapienza è splendida e non sfiorisce» (Sap 6,12). È così che inizia la Prima lettura in questa XXXII domenica del Tempo Ordinario. E sentirlo, in questi tempi sempre più complessi e a tratti illogici, è davvero come un balsamo su una ferita. «La sapienza è splendida e non sfiorisce», e saperlo rincuora, ridona aria ai polmoni, ci fa respirare. «La Sapienza – e inizio a usare la S maiuscola – non sfiorisce!». Ripetiamocelo fino alla noia. Deve poter diventare una personale convinzione interiore, perché proprio in questi tempi strani e difficili dobbiamo stare in piedi e tenere accese le lampade della speranza e della benevolenza. La Sapienza c’è, non sfiorisce e si fa facilmente trovare da chi la cerca con sincerità. Anzi, la parola di Dio fa un affermazione importante: la Sapienza ci previene, ci viene incontro. E come la sapienza così lo sposo di cui il Vangelo ci parla.
Lo sposo come la sapienza si lascerà trovare da chi lo cerca, da chi nutre ogni giorno la santa determinazione dell’attesa.
La Sapienza si lascia trovare facilmente. Si fa incontro a chi veglia per causa sua, a chi vorrebbe poter impastare di lei le sue giornate e il mondo.
Eppure i tempi in cui la sapienza si lascia trovare non sembrano coincidere con i tempi della nostra speranza. Vorremmo averne a piene mani, per dare sapore a questo nostro presente, per renderlo meno violento, meno impazzito, più umano, più fraterno. Ma non riusciamo a trovarne neppure per noi stessi.
Come la sapienza, così lo sposo.
Nella preghiera, nella fede sappiamo di avere a che fare con un Risorto, con un Dio che ha attraversato la morte, morendo e risorgendo… E già qui ce ne sarebbe se volessimo davvero capire quanto sia follemente assurdo quello che il Signore ha fatto per noi. Ma proprio questo ci pone in una particolare prospettiva: ogni attesa sa di doversi misurare con i tempi della morte, caratterizzati da solitudine, da notti, silenzio, da sconfitte.
E non esiste attesa di risurrezione senza il passaggio obbligato attraverso la morte.
Non esiste il giorno nuovo senza la notte buia.
Ma cosa significa concretamente attendere? E attendere attraversando la morte?
Chi attende si prepara.
Chi attende non improvvisa.
Chi attende sa di dover investire una giusta dose di tempo, energie, pazienza, speranza.
Chi attende non vive in funzione del presente, non si lascia spostare dai venti di bufera, ma sa di dover allenare la sua determinazione, sa di dover purificare le motivazioni, sa di dover imparare l’arte del coraggio e della fortezza, sa di doversi lasciar limare dallo scorrere del tempo, sa di dover tenere duro di fronte al disfattismo di chi non sa guardare oltre.
Ecco tutto questo è ciò che il Vangelo chiama “olio”.
Tutto questo è l’olio che le cinque sagge hanno messo in piccoli vasetti e custodito.
Per questo non può essere né donato né condiviso.
Accogliamo la chiamata del Vangelo! Prendiamoci cura della speranza che alimenta cuore, mente e desideri; e alleniamo la determinazione purificando le motivazioni.
Saremo scintille luminose per il mondo.
E ci vieni incontro
Signore, Sapienza di Dio,
tu ci vieni incontro
come uno sposo atteso,
e riempi ogni nostra sete
e desiderio di te.
Possano le nostre lampade
restare accese nel tempo
della veglia e della notte.
Possano le nostre scelte
alimentare quell’olio
che le terrà accese.
Possa il nostro cuore
riconoscere la tua presenza.
Insegnaci a vegliare, Signore,
quando tutto attorno a noi
si lascia andare al sonno
dell’impotenza e della
stanchezza interiore.
Amen.
DAL VANGELO DELLA DOMENICA
(Mt 25,1-13)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».
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