Archivi tag: Buon Pastore

Nessuno vi strapperà da me! – Buona domenica! – IV Domenica Di Pasqua – anno C

«Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono» Gv 10,27  

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Il sottile filo che ci lega – Buona domenica! – IV domenica di Pasqua – anno B

Io sono il buon pastore (Vangelo di Luca) 

Parlare di pastore e di pecore stride! Crea uno strano tonfo al cuore in un’epoca di libertà individuali, di diritti, di emancipazione, di obbedienze intelligenti. Nessuno oggi vorrebbe sentirsi paragonare a una pecora, soprattutto se controllata in un ovile, da un pastore onnipresente. Eppure se qui ci fosse un pastore, uno vero, in carne e ossa, lui saprebbe portarci oltre queste nostre paure, saprebbe accompagnarci nel cuore del vangelo per scoprire il volto, la voce, lo sguardo, la bellezza
liberante di quel pastore, buono e bello, che è Gesù di Nazaret.   
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PERDERSI E RITROVARSI – CATECHISTI PARROCCHIALI – Febbraio 2015

Smarrirsi: un’esperienza che ci riguarda

Cat Parr Febbraio 2015A chi di noi non è capitato mai di perdersi, magari in un dedalo di viuzze di un centro storico, particolarmente antico e privo di indicazioni? A chi, camminando in montagna, non è capitato di sbagliare il viottolo sulla strada del ritorno?

DALLA PAROLA ALLA VITAPerdersi

Ciò che ci succede sul piano delle esperienze fisiche, di sovente tocca anche la nostra vita morale e spirituale.

  • Per disattenzione, pigrizia, cattiva volontà, per desiderio di avventurarci in realtà che ci attraggono e, insieme, ci Spaventano, possiamo ritrovarci in situazioni difficili e sentirci «perduti», senza aiuto e senza via di scampo.   DSC_0618
  • Alla pecorella della parabola capita qualcosa di simile: si allontana dalle strade sicure, si ritrova in mezzo alle difficoltà, non sa più come tornare all’ovile.
  • La perdita della sicurezza esistenziale è la conseguenza del perdersi, del ritrovarsi in alto mare, in balia di tutto e di tutti.
  • Il peccato, inteso non solo come un singolo atto, ma come un insieme di comportamenti, di atteggiamenti è, in un certo senso, un dis-orientamento. Nel salmo Miserere (Sal 50 [51]), la prima strofa parla del peccato con tre termini: ribellione (pesha), disarmonia (‘awon), smarrimento (hatta).
  • Il peccato è il venir meno a una relazione di fiducia e di amore; non è semplicemente trasgressione di legge o norma.
  • Il peccato è «disarmonia», ossia una condizione di allontanamento dal senso più autentico di se stessi. In ebraico il vocabolo ‘awon indica l’azione di mancare il bersaglio o di uscire fuori strada.
  • Il peccato è, infine, «smarrimento/fallimento».

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Liturgia di domenica 21/04/2013 – IV Domenica di Pasqua – con suggerimenti per catechisti

«Io sono il buon Pastore
conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me»

Il Buon Pastore

Gv 10, 27-30

Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola”.

Per te catechista, che scegli di usare anche l’immagine per aiutare i tuoi ragazzi a entrare nel dinamismo del Vangelo.

OBIETTIVO: far entrare i ragazzi nella dinamica dell’amore di Dio! La metafora del buon Pastore non ha altro senso.

  1. Leggete con i ragazzi l’immagine:
    • Quando Gesù diceva di essere come il buon Pastore, tutti i suoi diretti ascoltatori sapevano di cosa parlava. Tutti avevano molto chiaro quanto fossero preziose le pecore, o il bestiame in genere. Tutti sapevano quanto fossero vulnerabili, fragili, deboli indifese da eventuali attacchi di altre bestie. Ma tutti sapevano anche quanto sacrificio c’era nella vita di un pastore, quanta non vita c’era in quel vivere spesso soli e lontani. 
    • E poi, in chi ascoltava era fortissimo, in quelle parole di Gesù, il richiamo ai profeti che tante volte nella storia d’Israele, in momenti di grande difficoltà e disperazione avevano detto che Dio, come un pastore avrebbe guidato il suo gregge-popolo. Avrebbe preso in braccio gli agnellini, avrebbe camminato accanto alle pecore gravide e madri… Insomma in quel pastore, chi ascoltava non faceva altro che vedere un Dio farsi vicino. Di quel pastore annunciato dai profeti ora, Israele stava vedendo un volto e ascoltando direttamente la voce.
    • Ma oggi per i nostri ragazzi cosa significa Pastore? E quanta distanza esiste o potrebbe esistere rispetto a chi non vorrebbe mai e poi mai essere come una pecora nel gregge? Pensate oggi a cosa significhi di fatto essere paragonati a una pecora. Cosa potrebbe significare rispetto ad accuse mosse alla religione di voler impedire alla gente di pensare, ragionare, dimostrare… cosa può volere dire il rapporto pecora-pastore, di fronte ad accuse di “oppio dei popoli”…
    • L’immagine proposta allora vi potrebbe aiutare ad andare oltre, entrando nel senso di quella metafora del pastore buono, e vi permette di focalizzare due aspetti:
      1. rispetto alla foto che ritrae dei fiori e uno in particolare: la fragilità dell’essere creature
      2. rispetto alla frase: la totalità e concretezza dell’amore di Dio.
    • Rispetto alla foto: i fiori dicono la fragilità, la vulnerabilità, la singolarità di ognuno. Come il fiore così ogni uomo può essere  aiutato a crescere, accompagnato, protetto, custodito. Ma come il fiore basta poco per essere schiacciato, sbattuto dai mille venti di tempesta. Il fiore rende bello il mondo, ma il mondo può distruggere la bellezza del fiore… stessa cosa si può dire per l’uomo.
    • Rispetto alla frase: forse oggi Gesù ai nostri giovani parlerebbe così. Gli direbbe in modo diretto: “Ti amo”. Ma non come questo mondo ti fa vedere. “Io per te sono pronto a dare tutto. Non ti voglio perfetto. Non devi avere un fisico da urlo, né voti necessariamente eccellenti. Non ti amo perché sei perfetto… tu sei speciale, proprio perché io ti amo, senza un perché  Ti amo… STOP! Il resto non mi interessa”.
    • Fondamentale è far emergere due importantissimi passaggi che la frase mette in luce: “ti conosco” e “perché tu viva”
    • Poche volte aiutiamo i nostri ragazzi a sentirsi nel cuore di Dio, a sapersi amati e conosciuti da lui fin nelle profondità del cuore. Dio ama non perché ignora, ma perché conosce e sa che solo il suo amore può salvare.
    • Ma cosa significa salvezza? Dire salvezza è dire presente o dire paradiso? Molti di noi, dobbiamo ammetterlo, pensiamo al futuro, alla vita eterna, a quel premio che ci sarà dato. E forse per questo il Vangelo diventa così lontano dalla vita dei nostri ragazzi. Dire salvezza è dire una vita piena già qui e ora, una vita autentica e degna di essere vissuta, una vita che ha un suo senso ed è capace di essere significativa rispetto agli altri e rispetto al futuro del mondo.
    • L’immagine, cari catechisti, sia uno strumento per entrare nella concretezza dell’amore che ieri Gesù diceva con l’immagine del Pastore buono e oggi direbbe certamente con un linguaggio più attuale e per questo altrettanto provocatorio.
  2. Leggete insieme il Vangelo
  3. Aiutate i ragazzi a farne risonanza in gruppo 
  4. Trasformate la Parola in preghiera, in modo spontaneo
    Insieme: Signore Gesù, nel segreto del cuore o tramite le persone che incontriamo tu ci parli. Negli avvenimenti quotidiani, anche sgradevoli e difficili, parli a ognuno di noi e attendi una risposta. Donaci di accogliere con gioia quello che ci proponi. Amen [R. Laurita]
    Abbiate come riferimento per la preghiera, anche la traccia che ho suggerito nel post Liturgia del 7 aprile

   Destinatari: adolescenti e giovani  

Suggerimenti per la lettura dell’immagine 

a cura di Sr. Mariangela Tassielli, fsp

 

Se hai la rivista Catechisti Parrocchiali n.4, Aprile 2013 prova a vedere anche questi suggerimenti:

  • pag. 6 – 09: Per genitori, bambini e ragazzi, itinerario diversificato per riscoprire la Chiesa come Famiglia in cui mettersi in gioco con i propri doni. 
  • pag. 11 – 12: attività per sottolineare e valorizzare il simbolo dell’olio dell’unzione (LEGGI L’ARTICOLO)Catechisti Aprile 2013
  • pag.14 – 15: 3 parole da evidenziare: cuore, sequela e gioia
  • pag. 20 – 21: scheda per realizzare con i più piccoli, un “orologio della preghiera”, per insegnare a concludere la giornata con Gesù
  • pag. 22 – 25: Il Vangelo nella vita: dinamiche e attività da far vivere ai ragazzi per ogni domenica del calendario liturgico
  • inserto Ragazzi&Dintorni con rubriche musicali, cinematografiche e tante altre su Il Credo
  • Tanto altro ancora… 😉

Segui anche la nostra rubrica: BuonaDomenica! – Riflessioni sul Vangelo domenicale per prepararsi a vivere nel migliore dei modi l’incontro con Gesù eucaristia. Online ogni sabato mattina!

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