Tutti gli articoli di suor Mariangela, fsp

Poche cose vorrei dire di me, ma una la ritengo un dovere: sento di essere amata da sempre. So che questo ha fatto la differenza nella mia vita. Mi dicono che dovrei decellerare, ma l'amore sa mettere "le ali al vento".

Chi ti riconoscerà? – BUONA DOMENICA! IV del TEMPO ORDINARIO – ANNO A

«Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui». Lc 2,40

Anna e Simeone, due straordinari esempi di attesa realizzata. Entrambi disposti a vivere in uno stato precario di attesa. Entrambi nel tempio, aperti quindi alla presenza di Dio. Entrambi non bloccati da sicurezze raggiunte. La loro posizione non è invidiabile. Proviamo a metterci nei loro panni. La precarietà dell’attesa è uno stato fragile, rende insicuri, vulnerabili. Non c’è nessuna sicurezza materiale, né di tempo né di luogo. La presenza di Dio alla quale si aprono è ingombrante, scomoda. Il Dio di Abramo, Isacco, Giacobbe, nel quale entrambi credono è un Dio dell’esodo non dell’Olimpo. Un Dio che scende accanto al suo popolo non un dio che sta a guardare dall’alto. È un Dio che mette in moto il suo popolo, che lo libera, che lo conduce nel deserto per aprire il cuore e parlargli. E allora la sua presenza e la sua Parola diventano pesanti, concretamente hanno un peso, determinano in modo forte. E sia Anna sia Simeone si lasciano determinate. L’attesa del compiersi delle promesse diventa il senso della loro vita. E quella precarietà diventa ciò che consente loro di vedere un bambino e riconoscere la presenza di Dio.


Anna e Simeone sono il prototipo della donna e dell’uomo che sanno guardare in profondità, che sanno scoprire la mano di Dio nelle pieghe della storia. Dio è luce che si diffonde. Dio è amore che si moltiplica, ma ci sono occhi che non vedono e mani che non toccano, cuori che non percepiscono e orecchie che non sentono. La voce di Dio può essere silenziata dalla nostra libertà, dalla nostra superficialità, dalle nostre chiusure, dalle mille distrazioni. Per vedere e riconoscere occorrono cuore, orecchie, mani, occhi liberi da noi stessi e capaci di vivere la precarietà dell’attesa… un’attesa che Dio è pronto a colmare.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Ti riconosceremo, Signore?

Svelati a noi, Signore Gesù,
salvezza che i popoli attendono.
Manifestati a noi Signore Gesù,
speranza e pienezza che può rinnovare il mondo
e la nostra vita.
Liberaci da ogni catena, da ogni miopia, da ogni chiusura
per scoprire nella storia le tracce della tua presenza,
per guardare ciò che accade e riconoscere te, vita che rinnova.
Luce delle genti, speranza delle nazioni,
futuro della storia, pienezza del tempo, vivi in noi
e ogni istante della vita che viviamo brillerà di te.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Lc 2,22-40)

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».

Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

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Cambiate! – BUONA DOMENICA! III del TEMPO ORDINARIO – ANNO A

«Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Mt 4,19

Gesù sceglie: è così che inizia il suo Ministero pubblico. Sceglie di uscire dalla sua casa. Sceglie di abitare in una terra incrocio di genti, di culture, di abitudini, di diversità… con tutto quello che questo comporta. Sceglie di dire alcune esplicite parole: convertitevi perché il Regno dei cieli è vicino.
Parole ancora troppo neutre. Non hanno rivelato tutta la loro carica. Chi le ascolta per la prima volta ancora non sa, non immagina, non può capire la portata rivoluzionaria di quel Regno.
Ma per noi queste parole e questo Vangelo ripetuto anche oggi sono l’ennesimo scossone alla nostra tranquillità.
Convertitevi è parola la cui carica esplosiva ci investe e ci chiede di cambiare i pensieri, di lasciarci smuovere da certe nostre comprensioni e rigidità. È la prima parola che Gesù sceglie di pronunciare, e questo non può lasciarci indifferenti. È come se lui ci dicesse: aprirvi, aprire mente e cuore è condizione necessaria per vedere Dio, per scoprire il suo agire nella storia, la sue logiche, per ascoltarlo, per credere in lui… per metterlo al centro della vita, per seguirlo.
Non possiamo pensare di ascoltare la Parola fatta carne senza smuoverci da noi stessi. Non possiamo capire fino a che punto può arrivare il Dio crocifisso restando fermi sulle nostre convinzioni. Non possiamo seguire Colui che è andato tra peccatori e prostitute continuando a mettere noi stessi al centro di tutto.
Questo annuncio è come la chiave di volta da cui tutto può partire: la missione di Gesù e la nostra stessa fede. Convertitevi, cambiate il vostro modo di pensare e valutare, capovolgete la vostra mentalità: è la prima e più universale chiamata a cui ci è chiesto di rispondere… ogni giorno, in ogni situazione della vita. Solo accettando di rivoluzionare le nostre logiche riusciremo ad ascoltare e seguire Colui che ci chiama alla vita.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Chiamati alla conversione

Signore Gesù, luce dei popoli,
continua a tirarci fuori da noi stessi.
La tua Parola ci raggiunga
e cambi i nostri pensieri,
trasformi i nostri stili di vita,
guidi le nostre scelte,
interroghi le nostre motivazioni,
smuova la nostra mentalità
dalle più svariate forme di rigidità.

Tu sei Vangelo, Signore,
la buona notizia dell’amore proclamata sul mondo.
Insegnaci a diventarlo, perché la tua luce si diffonda
anche attraverso la nostra vita.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Mt 4,12-23)

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

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TESTIMONI – BUONA DOMENICA! II del TEMPO ORDINARIO – ANNO A

«Ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio ». Gv 1,34

Mi viene in mente una domanda, una di quelle domande più volte sentite e che lasciano senza parole: «Come riuscire a credere? Come si può credere in Gesù? Come possiamo sapere che sia davvero esistito?». C’è un elemento da cui non possiamo prescindere. La fede in Gesù ha una sua caratteristica propria: è testimoniale. Non è questione di prove scientifiche, di DNA della Sindone, di prove storiche. Per quanto ci possano essere fonti da rintracciare, la nostra fede nel Figlio di Dio si fonda su testimonianze oculari. Di chi, cioè, ha visto e raccontato. E devono aver visto così da vicino e raccontato con tanta convinzione da essere stati talmente credibili da generare conversioni, capovolgimenti radicali, risurrezioni, guarigioni. Gli stessi Vangeli non sono altro che testimonianze di fede di intere comunità che hanno visto Gesù, creduto alle sue parole, aderito al suo messaggio, testimoniato il suo amore.
L’atteggiamento di Giovanni, descritto dal Vangelo di questa II domenica del Tempo Ordinario, è straordinario. Di Giovanni sappiamo alcune cose: è la voce, e Gesù è la Parola; è la lampada, e Gesù è la luce; è il testimone, e Gesù è la Rivelazione di Dio Padre; è colui che indica, e Gesù è la salvezza da incontrare. È come se la vita di Giovanni non avesse altro senso se non in funzione di Gesù di Nazaret. È come se ogni sua azione non avesse altro senso se non in vista dell’incontro con Gesù di Nazaret. È come se ogni sua parola non avesse altro perché se non rimandare a lui. Ed è anche grazie a lui che i primi hanno visto, hanno capito, hanno seguito.
E allora possa Giovanni insegnarci a essere voce della Parola, testimoni di Salvezza, annunciatori di Vita. Possa ognuno di noi, con coraggio e audacia, indicare lui, Gesù di Nazaret, come luce vera, ricchezza piena che riempie di senso a ogni vita.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Testimoni!

Rendici testimoni, Signore, come Giovanni,
che ha visto, ascoltato e testimoniato.
Rendici capaci di raccontare quelle meraviglie
che vediamo accadere sotto i nostri occhi,
anche se scomode e non allineate
con la mentalità corrente.
Rendici attenti a scoprire la tua luce, Signore,
che pur nelle notti dell’umanità brilla e rischiara.
Rendici testimoni di te,
della tua presenza, del tuo amore.
Tu sei colui che dona salvezza al mondo.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Gv 1,29-34)

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

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ASCOLTATELO! – BUONA DOMENICA! BATTESIMO DEL SIGNORE – ANNO A

«Questi è il Figlio mio, l’amato». Mt 3,17

Gesù sembra sapere il fatto suo: vuole ricevere il battesimo che Giovanni sta predicando.
Riusciamo a immaginare la scena? Gesù, che fino a ieri abbiamo visto essere omaggiato da pastori e re d’Oriente, oggi è in coda con coloro che si ritengono peccatori. Lui, il Messia, colui che chiamerà Dio suo Padre, che insegnerà nelle sinagoghe, si dichiara pubblicamente peccatore, bisognoso di essere battezzato da Giovanni, di ricevere un battesimo di conversione.
La vogliamo usare la parola magica? Scandalo! Quello che Giovanni è costretto a vedere e a compiere ha dello scandaloso. Lui stava predicando la venuta di colui che avrebbe usato la scure contro il peccato, che avrebbe bruciato la paglia, che avrebbe suscitato figli di Abramo dalle pietre. E invece colui che avrebbe dovuto fare tutto questo, l’Atteso, il Messia, si mette in fila tra i peccatori come fosse un peccatore.
Scandaloso! Ecco fino a che punto arriva la concretezza dell’incarnazione. Il Dio fatto carne continua a rivoluzionare la vita di coloro che incontra: Maria, Giuseppe, i pastori, i Re Magi, Giovanni…
Il Salvatore è in coda tra i peccatori: riusciamo a immaginare la portata di questo gesto? Come stupirsi se poi ha mangiato con loro, se si è messo in gioco per loro, se si è lasciato condannare e uccidere per loro… per noi.
Dio e il peccatore non sono distanti come certe tradizioni ci vogliono far credere. Il peccato non ci allontana da Dio, non ci impedisce di raggiungerlo. L’incarnazione di Dio ci ricorda ogni giorno che Dio è dalla nostra parte: Gesù per noi si fa via per accompagnarci al Padre, al suo amore, al suo perdono. Lui ci viene consegnato come l’Amato per eccellenza, perché in Lui possiamo sentirci donne e uomini amate, amati. Non ci resta che ascoltarlo e credere alle sue parole! Buon cammino “ordinario”!

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Ascoltatelo!

Signore Gesù,
Dio Padre ti offre a noi come l’Amato,
Colui nel quale possiamo incontrare il Dio dell’amore,
Colui nel quale possiamo toccare il Dio della vita,
Colui nel quale possiamo lasciarci raggiungere
dal Dio della compassione.
Possa il nostro cuore aprirsi alla tua Parola.
Possano i nostri pensieri
lasciarsi sconvolgere dalla tua novità.
Possa ogni parte di noi lasciarsi abitare da te,
Figlio Amato. Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Mt 3,13-17)

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

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FOTO-AUGURI DI NATALE – 2019

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Siano per tutti auguri di pace, amore, speranza, luce!!!

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Siamo pronti? – BUONA DOMENICA! IV AVVENTO – ANNO A

«La vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele». Mt 1,23

La domanda è d’obbligo.
L’Emmanuele, il Dio con noi, rinnova la sua presenza. E noi, stiamo per celebrare ancora una volta la sua venuta. Siamo pronti?
No, non dobbiamo guardare le nostre case, addobbate o meno; non dobbiamo pensare se i regali sono o non sono pronti; non dobbiamo neppure far andare il pensiero ai dolci, alla cucina, o alle mille altre occupazioni natalizie.
Qui si tratta di dire a noi stessi se siamo davvero connessi, pronti ad accorgerci di quanto il mistero del Natale ci rivela di anno in anno. Sì, è vero, è sempre lo stesso evento, ma no, non celebriamo la stessa cosa. Perché?
Beh, semplice. Emmanuele significa «Dio con noi», e «Dio con noi» significa incontro; e l’incontro accade quando le diverse libertà individuali si riconoscono. E allora la novità sta proprio qui: Dio si offre e noi lo facciamo entrare nella nostra vita riconoscendolo; allora l’incontro si genera, ed è sempre nuovo. Ma questo è ancora solo un incontro personale.
Oggi ci è chiesto di riconoscere la presenza di Dio tra noi, la sua prossimità tra noi come comunità di discepoli che attendono il suo continuo manifestarsi… anche quando questo disturba i nostro progetti. Giuseppe è il prototipo dell’accoglienza incondizionata e proprio per questo diventa testimone e strumento. È lui un figlio di Davide. È lui che crede e aderisce all’opera di Dio. È a lui che viene rivelato il nome, nome nel quale Giuseppe crederà.
E noi? Siamo pronti ad accogliere la novità che questo incontro racchiude? Siamo pronti a lasciarci sorprendere dalla novità custodita da un evento che ormai ci sembra di conoscere da sempre?
Siamo pronti a riconoscere e accogliere l’Emmanuele?

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Sarà l’Emmanuele!

Ecco, Signore, tutto è pronto.
La Terra è pronta per accoglierti,
le case sono pronte per accoglierti,
il creato è pronto, le nostre chiese sono pronte:
tutto ti attende.
Eppure, Signore, il nostro cuore è distratto,
occupato da mille e più cose;
la nostra mente piena di mille pensieri;
le nostre giornate piene di mille impegni.
Il tuo Spirito ci aiuti a lasciare il superfluo
per farti entrare.
Il tuo Spirito ci insegni a darti spazio
perché tu possa essere, nella vita di ognuno,
l’Emmanuele, il Dio con noi.
Vieni, Signore Gesù, attesa del mondo!
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Mt 1,18-24)

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”.
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

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