Tutti gli articoli di suor Mariangela, fsp

Poche cose vorrei dire di me, ma una la ritengo un dovere: sento di essere amata da sempre. So che questo ha fatto la differenza nella mia vita. Mi dicono che dovrei decellerare, ma l'amore sa mettere "le ali al vento".

A te, Teofilo – BUONA DOMENICA! III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

«Lo Spirito del Signore è sopra di me»
Lc 4,18-19

«Ho deciso di fare ricerche accurate e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teofilo», così scrive Luca iniziando il suo Vangelo. E Teofilo, per la solidità della cui fede Luca scrive, potrebbe sì essere il nome proprio di colui al quale l’evangelista storicamente si sta rivolgendo, ma potrebbe essere anche un attributo. Luca potrebbe semplicemente scrivere a noi, a tutti noi, a chi si avvicina alla Parola solo perché ama Dio. È per costoro che Luca scrive, perché ogni teofilo possa scoprire nella Parola il fondamento e la solidità della sua fede: possa scoprire Gesù di Nazaret. Già… scoprire.
Oggi c’è da perdersi tra le righe di questo brano evangelico. Per noi, la descrizione esatta della sua missione, del senso stesso della sua venuta, della sua incarnazione. Gesù di Nazaret, Colui che è il compimento delle promesse, Colui che è il compiersi storico della Parola, è dalla Parola che viene rivelato, dalla parola di Isaia.
Colui che seguiamo, Colui in cui crediamo, Colui per cui diamo la vita è nato tra noi, ha vissuto tra noi, è morto come noi ed è risorto tra noi perché ci fosse chiaro che nuova Vita e nuovo Spirito avrebbero attraversato anche la nostra vita, la storia dei popoli, gli eventi.
Lui tra noi è stato liberatore. Non ha usato il nome di Dio. Non ha urlato l’ira di Dio. Non ha alzato il braccio potente dell’Altissimo. Non ha spezzato alcuna canna incrinata.
La sua voce è stata annuncio di liberazione per prigionieri e oppressi. La sua mano ha ricondotto alla luce chi era nel buio. La sua parola ha ridato vita a chi aveva conosciuto la morte.
Chi lo ha conosciuto non ha visto aumentare nella sua vita sensi di colpa e frustrazione, ma ho toccato il cielo con un dito, anzi in cielo ci è entrato con entrambi i piedi.
Questo è il Vangelo: annuncio di una gioia possibile, vera, qui e ora, in nome della quale dare la vita. Come Gesù di Nazaret, con Gesù di Nazaret.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Rendici Vangelo, Signore

Signore Gesù,
nella tua vita, nei tuoi gesti
e nelle tue parole vediamo
la realizzazione piena di quanto
i profeti hanno annunciato:
liberazione, luce, vita, grazia.
È questo ciò che riempie la vita
di chi ama Dio.
È questo ciò che semina chi ama Dio.

Rendici capaci del tuo Vangelo, Signore;
rendici capaci di un annuncio di gioia,
di una felicità possibile,
in cui credere e per cui spendersi.
Rendici ogni giorno Vangelo.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Lc 1,1-4; 4,14-21)

Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.
In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
a proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

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Vino nuovo – BUONA DOMENICA! II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

«Annunciate a tutti i popoli le meraviglie del Signore.»
Sal 96 (95)

Siamo a Cana. E il contesto ci è più che noto: banchetto di nozze, mancanza di vino, trasformazione dell’acqua in vino. Tutti, fin dai primi giorni al catechismo, conosciamo questo miracolo: uno dei più raccontati, uno dei più strabilianti e, diciamolo pure, uno dei meno necessari. Imparagonabile a guarigioni, risurrezioni, tempeste sedate. Insomma lì c’era in gioco la vita delle persone, qui al più un po’ di reputazione… Eppure… Mai nulla di quello che gli evangelisti raccontano è banale.
Il brano riportato nel lezionario (o nei messalini quotidiani) inizia con: «In quel tempo, vi fu una festa…», mentre nella Bibbia leggiamo: «Il terzo giorno vi fu una festa…». Ecco quel riferimento temporale fa la differenza, almeno dal punto di vista di Giovanni. Il brano è pasquale. Il riferimento non è rispetto ai tre giorni dopo l’incontro con Natanaele o dopo la chiamata dei primi discepoli. È il terzo giorno, il primo della settimana, il giorno nuovo della risurrezione.
Il brano è pasquale e i segni sono pasquali: il banchetto, le nozze, le sei anfore – l’antica alleanza – riempite di vino nuovo, la gioia. Quello che accadde a Cana «fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù», segni che generano fede, che in modo sempre più chiaro delineano per il discepolo la vera identità di Gesù e tracciano il percorso di colui che sceglie di credere.
Oggi non c’è da pensare ad altro se non lasciarci stupire da Colui che tiene alla nostra gioia, che si fa carico della nostra felicità, che entra nel cuore della nostra esistenza e la trasforma, che è il compimento di ogni promessa. Non ci sono anfore vuote che tengano. L’acqua diventa vino, il vuoto viene riempito, il pane viene spezzato, il buio si dissolve con la luce, i sepolcri vengono aperti, il vino nuovo versato. Tutto questo ci condurrà a Gerusalemme, ci permetterà di celebrare una nuova Pasqua, di accogliere nuova vita. È questo il cammino che abbiamo davanti e a farci da leitmotiv ci sono le parole della Madre: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela!».
Buon cammino nel Tempo Ordinario.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Come a Cana

Vergine Madre,
fa’ risuonare ogni giorno per noi
l’invito pronunciato a Cana:
«Qualsiasi cosa vi dica, fatela!».
Accompagnaci lungo le strade
dell’ascolto fiducioso
e dell’adesione sincera.
Insegnaci a guardare ai suoi gesti
e alle sue parole per imparare
l’arte del vivere e dell’amare.
Libera il nostro sguardo,
apri il nostro cuore,
e sii per noi sorella e madre
nell’accogliere le sue proposte
di vita nuova. Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Gv 2,1-11)

In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.
Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

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Guardare Gesù – BUONA DOMENICA! Battesimo del Signore – ANNO C

«Mentre Gesù, ricevuto il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì.»
Lc 3,21

In questi giorni, in questo tempo forte del Natale uno è stato il pensiero ricorrente: guardare Gesù di Nazaret per scoprire Dio. Tante volte ci hanno raggiunto espressioni quali: si è manifestata la Grazia, Dio nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito lo ha rivelato… veniva la luce vera… E tutte le volte nel cuore risuonava la certezza: guardiamo Gesù e scopriremo la pienezza di Dio. Certo, non è una novità, lo sappiamo, ce lo hanno sempre detto: Gesù è la manifestazione piena di Dio, è la nostra possibilità di incontrarlo, è Dio fatto carne, è l’Onnipotente entrato nella storia. Vero: ce lo hanno sempre detto.
Ma finché nel nostro cervello, e nel nostro cuore, non scattano certi corto circuiti è come se tutto ci scivolasse da dosso. Perché pur sapendo quello che sappiamo da anni, noi in realtà non siamo convinti di aver mai potuto vedere Dio. Molti tra noi non saprebbero raccontare la tenerezza di Dio nei propri confronti. Molti ancora pensano che addirittura la malattia sia una sorta di preferenza accordataci da Dio, come se l’atto di amore più grande Dio ce lo manifestasse donandoci il dolore. E invece noi abbiamo a che fare con Gesù di Nazaret, che del Padre ci ha fatto vedere tutt’altro.
E allora, oggi, perdiamoci nella bellissima esperienza del Battesimo che l’evangelista Luca ci regala: Gesù non è solo la visibilità del Dio-con-noi, è anche la concretezza esplicita di ciò che noi possiamo essere per Dio: figli, perdonati, amati. Non c’è separazione che tenga.
Guardiamo Gesù: ci viene consegnato come il Figlio amato, l’Amato per eccellenza, colui nel quale l’amore si è fatto concretezza, incontro, potenza rigeneratrice. Gesù consegnato dall’Amore, attraversato dall’Amore, incarnato per amore, ci dice che ognuno di noi può essere ciò che lui è stato: figli, esistenti per amore, attraversati dall’amore.
Consegnarci all’amore sarà la risposta che ognuno di noi potrà dare ogni giorno, passo dopo passo.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Gesù, figlio amato

A te, Gesù, Figlio amato,
noi guardiamo, per scoprire
dai tuoi gesti e dalle tue parole
il cuore di Dio, la sua tenerezza,
il suo grande amore per noi.

Mostrarci il Padre,
insegnaci ad ascoltare la sua voce,
a scoprire quanto grandi siano
i suoi sogni per noi, su di noi.

Figlio amato, nel tuo battesimo
ci hai manifestato la tua totale prossimità
alla nostra fragilità, alle nostre cadute,
al nostro peccato,
e ci hai rivelato la pienezza di un amore
che può sempre attraversarle.
Noi ti lodiamo.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Lc 3,15-16.21-22)

In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco».
Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

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Custodire la vita – Buon anno 2022!

È il primo giorno del nuovo anno e credo che non ci sia augurio più grande se non quello che riceviamo dalla prima lettura, dalla benedizione del Libro dei Numeri. Parla, dice Dio a Mosè, parla ad Aronne (tuo fratello) e ai suoi figli, dicendo: «Ti benedica il Signore e ti custodisca. Rivolga verso di te il suo volto. Ti conceda pace. Faccia risplendere per te il suo volto. Ti faccia grazia».

La Vita tra noi – BUONA DOMENICA! Solennità del Natale – ANNO C

«Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.»
Gv 1,14

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Che cosa accade a Natale?
Che cosa ha da dirci quel bambino in una grotta?
Che cosa riceve dal Natale la nostra vita?
Nel prologo di Giovanni leggiamo: «In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini». Frase breve, diretta, ma ci verrebbe da chiedere: «Dacci ancora questa vita, Signore! Perché sia la nostra luce. Donaci te stesso».
È esattamente ciò che accade a Natale. Quel bambino che di anno in anno ricollochiamo in un presepe, quel racconto che ripetiamo per i più piccoli e che semina poesia anche per i grandi, quegli eventi di cui facciamo memoria nella liturgia ci spalancano davanti la più grande verità: la nostra vita personale e la nostra storia umana hanno conosciuto e possono conoscere il volto di Dio. Ognuno di noi può gustare la sua presenza, può diventare la sua casa. Nel Bambino noi contempliamo il farsi carne di Dio, vero e proprio capovolgimento di ogni certezza umana che collocava Dio nelle altezze e l’uomo sulla terra: l’uno impastato di immensità e onnipotenza, l’altro di terra e fragilità. Contemplando il bambino di Betlemme il nostro cuore riceve speranza, le nostre incertezze trovano orientamento.
In lui noi contempliamo la risposta di Dio all’umanità, a tutti noi – donne e uomini affamati di senso –, alla nostra ricerca di eternità, alla nostra voglia di infinito.
Quel Bambino ci dice che nella storia, anche in quelle porzioni di storia strette dalla morsa delle tenebre, Dio ha scelto di porre la sua casa, Dio ha scelto di entrare, di non tenersi fuori: Dio si è fatto carne, storia, tempo, finitudine.
È venuto ad abitare tra noi come uno di noi. Si è fatto luce nelle tenebre avendo le nostre stesse umane possibilità. Si è fatto vita nella morte potendo esattamente ciò che anche noi possiamo. Si è fatto prossimità e presenza con gli stessi mezzi di cui anche noi disponiamo.
In quel Bambino Dio continua a sussurrarci: «Non sei solo, io sono con te, sempre; io sono te».
Possa la nostra vita diventare la sua casa, possa in questo Giorno Santo essere lui la vita che illumina ogni tenebra.