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Buona domenica! – Santi Pietro e Paolo – Anno A

giovani cv…perché io potessi portare a compimento
l’annuncio del Vangelo
e tutte le genti lo ascoltassero

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo (2Tm 4,17)
SANTI PIETRO E PAOLO APOSTOLI – Anno A

Non siamo soli, nel cammino del discepolato, nella ricerca del Dio di Gesù. Altri fratelli e sorelle, prima di noi, hanno scoperto il volto straordinario del Dio comunione raccontato da Gesù. Nutriti del pane del cammino, possiamo vivere la nostra vita orientandola all’ascolto della parola, costruendo relazioni nuove all’interno della comunità cristiana, colmi di Spirito Santo e luce. Chiudiamo oggi la lunghissima parentesi iniziata con la quaresima e proseguita con la Pasqua.
Ma prima di riprendere in mano il vangelo di Matteo che leggeremo fino a novembre, la liturgia e il calendario ci propongono un simpatico incrocio, ricordando in contemporanea due grandi amici di Dio, due fra i primi testimoni del Signore, due colonne che hanno condiviso avventure e passione per il vangelo, che hanno reso visibile la santità di Dio. Due uomini che hanno passato la vita a confrontarsi, anche aspramente, ma sempre nel rispetto del comune Vangelo. Santi Pietro e Paolo cvDobbiamo, per riscoprirli, toglierli dalle nicchie in cui li abbiamo messi, avere il coraggio di pensare a loro come a delle persone qualunque che hanno avuto Dio in sorte. Perciò ci sono simili. Perciò ci sono necessari.
Pietro, il pescatore di Cafarnao, uomo semplice e rozzo, entusiasta e irruente, generoso e fragile.
Paolo, l’intellettuale raffinato, lo zelante persecutore, il convertito divorato dalla passione. Nulla avrebbe potuto mettere insieme due persone così diverse. Nulla. Solo Cristo.   

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Buona domenica! – IV di Pasqua – Anno A

pecore cvConosco le mie pecore
e le mie pecore conoscono me

Dal Vangelo di Giovanni  (Gv 10,14)
IV DOMENICA di PASQUA – Anno A

Al tempo di Gesù le pecore venivano radunate durante la notte e chiuse in un basso recinto fatto di pietre accatastate. A volte, ad aumentare un po’ la sicurezza, di aggiungeva una fila di rovi spinosi, in modo da impedire ai ladri e ai lupi di accedere e di fare scempio del gregge. Il recinto, normalmente, sorgeva nei pressi del villaggio e radunava le pietre di numerosi proprietari. A turno, poi, questi si alternavano per la veglia della notte: si ponevano nell’unica apertura del recinto di pietre e, seduti, si appoggiavano con la schiena ad uno stupite e con le gambe rannicchiate chiudevano il passaggio: diventavano loro stessi la “porta” del recinto.
Impedivano così ai malintenzionati di avvicinarsi. Sul fare del mattino, quando arrivavano i singoli proprietari, bastava una voce per svegliare le proprie pecore che, a questo punto, venivano lasciate passare per andare a pascolare. Avendo ora davanti agli occhi questa immagine capiamo meglio l’allegoria usata da Gesù nel decimo capitolo del pecore2 cvvangelo di Giovanni e che leggiamo ogni anno, dividendola in tre parti, durante la quarta domenica di Pasqua.

LA PORTA
Gesù è quel pastore che passa la notte a vegliare, accovacciato all’apertura del recinto di pietre, diventando egli stesso la porta che lascia passare solo chi ha a che fare con le pecore e tiene lontano i nemici, i briganti, i ladri. Le pecore fanno gola a molti, allora come oggi. Noi pecore, spesso, veniamo coinvolte da persone cui non stiamo a cuore. Dai politici che hanno bisogno del voto dei cattolici, come se esistesse un voto dei cattolici! Da alcuni che pensano sempre di coinvolgere i cristiani a diventare gli infermieri della Storia per tamponare le gravi inadempienze di uno Stato ormai allo sbando. Da coloro che pensano di trarre profitto dalla fede, anche economico, ora che il Papa “tira” e sta diventando un personaggio fin troppo amato. Molti, troppi, si avvicinano a noi con seconde intenzioni, a volte, purtroppo, all’interno della stessa Chiesa. Come i devoti del tempo, i sacerdoti e i farisei, che trattavano le pecore come dei beoti da indottrinare e condurre, come persone senza spina dorsale da usare come specchio del proprio ego spirituale.  Come chi pensa di ottenere un tornaconto dalle pecore, veri mercenari. Continua a leggere Buona domenica! – IV di Pasqua – Anno A

Buona domenica! – II di Pasqua – Anno A

Cover BD II di Pasqua A cvAbbiamo visto il Signore!

Dal Vangelo di Giovanni  (Gv 20,24)
  II DOMENICA di PASQUA – Anno A

È risorto! Abbiamo lungamente atteso la notizia passata da bocca a orecchio, ci siamo preparati in questi quaranta giorni. Lo abbiamo cantato durante la notte pasquale e ripetuto durante gli otto giorni che seguono. È risorto! Lo credo, lo credo con ogni mia fibra. Credo che Gesù sia vivo, accessibile, incontrabile. Credo che egli sia raggiungibile e che abiti nei mille segni che ci ha lascito. Non come sbiadito ricordo ma come misteriosa (misterica) presenza.
Eppure: come vorrei poterlo vedere! E conoscere! E abbracciare! Così le prime comunità cristiane, morti gli apostoli, desideravano in cuor loro. È allora che esultanti cvGiovanni l’evangelista ha deciso di raccontare la storia di uno degli apostoli, Tommaso. Beato non perché ha visto ciò che noi non vediamo. Ma perché ha creduto senza vedere. Esattamente come accade a noi.

FERITE
Gesù, la sera di Pasqua, appare ai suoi. Manca Tommaso. Quando torna, i suoi amici gli danno la notizia, confusi e stupiti, raggianti e pieni di entusiasmo. È gelida la risposta di Tommaso. No, non crede. Non crede a loro. Loro che dicono che Gesù è risorto, dopo essere fuggiti come conigli, senza pudore. Non crede, Tommaso, alla Chiesa fatta da insopportabili uomini fragili che, spesso, nemmeno sanno riconoscere la propria fragilità. Non crede ma resta, e fa bene. Non fugge la compagnia della Chiesa, non si sente migliore. Rassegnato, masticato dal dolore, segnato dal sogno infranto, ancora resta. Tenace. Torna Gesù, apposta per lui. So che hai molto sofferto, Tommaso. Anch’io, guarda qui. Gli mostra le mani, il risorto, trafitte dai chiodi.triste cv
Ora cede, Tommaso, il grande credente. Si getta in ginocchio, piange, come un bambino che ritrova i propri genitori. Piange e ride e, primo, professa la fede che sarà di tutti: Gesù è Signore e Dio. Può il dolore avvicinarci a Dio? Sì, se scopriamo che Dio lo condivide senza riserva. Il risorto, ormai, lo riconosciamo solo attraverso dei segni: le bende, la voce, il pane spezzato, il segno della pesca. Ma anche le ferite del risorto, la partecipazione al dolore di Dio diventano segno.

FEDE
Gioca con noi l’evangelista. È un crescendo di titoli rivolti a Gesù, il suo vangelo. Come una piccola traccia fatta di briciole che ci conducono alla pienezza della verità. I primi due discepoli lo hanno chiamato rabbì (Gv 1,38), poco dopo Andrea dice a Simone di avere trovato il messia (Gv 1,41), Natanaele osa chiamarlo Figlio di Dio (Gv 1,49), i samaritani lo proclamano salvatore del mondo (Gv 4,43) e la gente lo acclama come un profeta (Gv 6,14). Per il cieco guarito egli è il Signore (Gv 9,38) e Pilato gli attribuisce il titolo di re dei giudei (Gv 19,19). Ma è Tommaso ad avere l’ultima parola proclamandolo mio Signore e mio Dio, un’espressione che la Bibbia attribuisce solo a Jahwé (Sal 35,23). Continua a leggere Buona domenica! – II di Pasqua – Anno A

Buona domenica! – V di Quaresima – Anno A

donna piangente cvGesù, quando la vide piangere,
si commosse profondamente…

Dal Vangelo di Giovanni (Gv 11,33)
V DOMENICA di QUARESIMA – Anno A

È splendido, Dio. Disseta l’anima, ridona luce alla nostra cecità. La Quaresima è il tempo in cui riscoprire l’essenziale della fede, entrando nel deserto delle nostre giornate ingombre di cose da fare. Un tempo per lasciare che l’anima ci raggiunga. E oggi, alla fine di questo breve percorso, troviamo un vangelo da brividi, il racconto di un’amicizia travolta dalla morte e dalla disperazione. È lì, a Betania, il piccolo villaggio che sorge sul monte degli ulivi, nel declivio opposto a quello che sovrasta Gerusalemme, che Gesù volentieri si rifugia, in casa di questi tre suoi coetanei, Lazzaro, Marta e Maria, per ritrovare un po’ del clima famigliare di casa. Per fuggire dalla Gerusalemme che uccide i profeti.
Che bello pensare che anche Dio ha bisogno di una famiglia. Che bello fare della nostra vita una piccola Betania! E in questo contesto che avviene il dramma: Lazzaro si ammala e muore, e Gesù non c’è. Come succede anche a noi, a volte, e davanti alla malattia cvmalattia e alla morte di una persona che amiamo, scopriamo che Gesù è distante.

TRAGEDIE
La resurrezione di Lazzaro è posta poco prima della Passione di Gesù. È l’ultimo e il più clamoroso dei segni, quello che determina la decisione, da parte del Sinedrio, della pericolosità di Gesù e la necessità di un suo immediato arresto, senza indugiare ulteriormente. Come se Giovanni volesse dirci che la vita di Lazzaro determina la morte di Gesù. Immagine di uno scambio che, da lì a poco, sarà per ogni uomo. La vicenda di Lazzaro, allora, è la vicenda di ognuno di noi. Gesù ci disseta. Gesù ci dona luce. Gesù dona la sua vita per me. Continua a leggere Buona domenica! – V di Quaresima – Anno A

Buona domenica! – IV di Quaresima – Anno A

ragazza cvSiamo ciechi anche noi?

Dal Vangelo di Giovanni (Gv 9,40)
IV DOMENICA di QUARESIMA – Laetare – Anno A

La sete infinita di infinito della Sposa samaritana, ora, è colma, sazia. Non ha più vergogna della sua fragilità affettiva, della sua vita disordinata, degli inganni dati e ricevuti pur di avere una goccia d’acqua. Stagnante. Ora ha incontrato la sorgente. Ora lei stessa è divenuta sorgente che zampilla per le persone che, prima, non voleva incontrare. Non ci sono ostacoli, ruoli, peccati che la possano tenere lontana dallo Sposo che, stanco, l’ha cercata per amarla. La sua è una vita passata a nascondersi, per timore di essere giudicata. Lei è una peccatrice che diviene discepola e testimone. Come il cieco nato. Che storia.

DIO CI VEDE
È Gesù che, passando, vede il cieco nato. Non grida, il poveretto, non chiede, forse neppure sa chi sia il Nazareno. La sua è una vita fatta di ombre, di fantasmi. Non ha mai visto la luce, come desiderarla? Perché? E Dio lo vede, vede il suo dolore, il suo bisogno, la sua pena, la sua vergogna. Vergogna, certo, perché è un innocente che paga i peccati dei genitori. Anzi, forse ha già commesso peccato nel grembo della madre, come sostenevano alcuni rabbini. È Dio che l’ha punito, perché chiedere qualcosa a questo Dio terrificante? Così tutti pensano. E invece. Un po’ di fango sugli occhi, e l’uomo torna a vedere. cieco cvGesù, intanto, se n’è andato, non vuole applausi, vuole solo dimostrare che Dio non è quel bastardo che a volte gli uomini (religiosi) dicono che sia.

IL CAMMINO DI ILLUMINAZIONE
Inizia un feroce dibattito: chi lo ha guarito? Perché? E perché di sabato? Molti sono i personaggi coinvolti: la folla, i farisei, i suoi genitori, i discepoli… Ma lui solo è il protagonista, il cieco che recupera prima la vista, poi l’onore, poi la fede. Prima descrive Gesù come un uomo, poi come un Profeta, poi lo proclama Figlio di Dio. La fede è una progressiva illuminazione, passo dopo passo, ci mettiamo degli anni per riuscire a proclamare che Gesù è il Signore. E anche la sua forza cresce: il suo senso di colpa svanisce, acquista coraggio. Continua a leggere Buona domenica! – IV di Quaresima – Anno A

Buona domenica! – III di Quaresima – Anno A

acqua cvSignore, dammi quest’acqua!

Dal Vangelo di Giovanni (Gv 4,15)
III DOMENICA di QUARESIMA – Anno A

L’immagine è zero, la sete è tutto. Ascolta la tua sete. Così recitava un’efficace slogan pubblicitario di una nota bevanda gassata, qualche anno fa. Copiando il vangelo, ovvio. E senza diritti d’autore.
La sete è tutto. Lo sa bene chi ha acqua una volta a settimana, nelle proprie case, o chi affronta cinque piani di scale per portare in casa qualche litro d’acqua in bottiglia. La sete è tutto: lo sa bene chi abita nei paesi caldi o, come faccio periodicamente, chi sale in montagna e ha bisogno di molti liquidi per reidratarsi.
La sete è tutto, quella materiale, fatta d’acqua, l’oro del futuro che sarà l’origine dei nuovi conflitti fra i popoli, certo, sete cvma anche la sete del cuore, quella che ti inaridisce la vita, se non incontriamo nulla che possa dissetare il bisogno di felicità che portiamo nel cuore. Non ditelo alla Samaritana. Non ditelo a Dio.

CALURA
Ha sete, Dio. Stanco, siede al pozzo di Giacobbe, a Sicar, nell’ora più calda della giornata, nella brulla Samaria. Ha sete d’acqua, ma, molto di più, ha sete della fede della donna che viene a prendere acqua in quell’ora improbabile, per non essere vista dai suoi concittadini. Dio è stanco. Stanco di cercare un uomo che lo fugge. Stanco di cercare un uomo che si disseta ad acqua salata, che crede di sapere, che vaga cercando risposte. Che muore di sete a pochi metri dalla sorgente chiara e limpida. È stanco, Dio. Ma Continua a leggere Buona domenica! – III di Quaresima – Anno A

Buona domenica! – II di Quaresima – Anno A

tramonto romano cvIl tuo volto io cerco, Signore.

Antifona d’inizio (Sal 26,9)
II DOMENICA di QUARESIMA – Anno A

Di quanta bellezza abbiamo bisogno per sopravvivere a questa fine di civiltà? Di quanta bellezza per lottare contro la tentazione della disperazione, della rassegnazione, al prevalere del timore? Di quanta bellezza per credere ancora che l’uomo sia il capolavoro immaginato da Dio?
Seguendo Gesù nel deserto, in questo cammino di Quaresima, vogliamo risorgere nell’anima. Per farlo siamo chiamati a lottare e superare le tentazioni che continuamente ci mettono alla prova. La tentazione di vivere solo di pane, tutti concentrati alla sopravvivenza e orientati alla bramosia; la tentazione di cercare Dio nei miracoli e nei segni eclatanti; la tentazione di usare gli altri. Come Gesù, brandendo come arma la Parola di Dio, ci consegniamo al Padre per capire che uomini e donne diventare. Come nuovi Adamo ed Eva, vogliamo configurarci a Cristo, prendere lui come modello. Per farlo dobbiamo avere il coraggio di lasciare la pianura della mediocrità e salire sul Tabor.

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Gesù sale sul Tabor per pregare, insieme ad alcuni fra i suoi discepoli. E lì, per la prima volta, lo vedono in maniera diversa. Vedono oltre le apparenze. Vedono nel Maestro lo splendore del Padre. Ne hanno bisogno, nel loro percorso di vita interiore, per capire con chi hanno veramente a che fare. Ne hanno bisogno per ascoltare ciò che ha da dire. Ne hanno bisogno per capire che Gesù e il Padre hanno un rapporto unico, speciale, straordinario. Ne hanno bisogno, anche se ancora non lo sanno, per salire su altro promontorio, fuori dalla città, il Golgota. La nostra vita di fede è faticosa e claudicante finché non sale sul Tabor. Continua a leggere Buona domenica! – II di Quaresima – Anno A