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In preghiera per i fratelli perseguitati

Carissimi amici e amiche,
il mondo continua a grondare di sangue. Le nostre fedi, il nostro credo, la fede in Dio più che unirci e insegnarci a vivere in questo mondo da fratelli, viene spesso da noi abusato e violentato, al punto da trasformare in morte ciò che di fatto dovrebbe donarci ogni giorno vita.Persecuzione-cristiani1

La fede, testimoniata fino al martirio, lo sappiamo è via di santità, per chi la vive, ma è e resta una delle esperienze umane più drammatiche. La persecuzione è una sconfitta per tutta l’umanità, è il tradimento della fraternità, è impoverimento per tutti noi. 

Le cruenti immagini che ci raggiungono devono scuotere il nostro torpore, devono muovere la nostra preghiera. Il dolore e le lacrime dei nostri fratelli e sorelle, la loro fede in Dio, salda e certa, fino all’estremo, devono poter interpellare i nostri sì a Dio, la nostra fiducia in Lui. La loro sofferenza, accompagnata e sostenuta dalla preghiera, può diventare, e forse dovrebbe diventare, via di purificazione e conversione anche per noi e per la nostra fede.

Il Signore ci aiuti a vivere questo momento, riscoprendo la comunione dei santi che ci unisce in un’unica grande famiglia.

Facciamo seguire una preghiera che ognuno di noi potrebbe pregare da solo/a o in comunità, con altri fratelli e sorelle, a casa o in parrocchia.

Persecuzioni

 

Amare è ancora possibile?

Quando ascolto la cronaca, mi convinco sempre di più che c’è qualcosa nel nostro modo di vivere che ci disumanizza, ci toglie l’anima.
E’ come se una spirale perversa ci stesse travolgendo tutti, nostro malgrado, in atti scoordinati di follia quotidiana. LaViolenza
Persino la violenza sta correndo su strade di incredibile e inaudita ferocia… è come se tutto ci stesse anestetizzando, come se le notizie ci stessero abituando al male, come se la violenza delle fiction stesse convincendo la nostra mente a percorrere strade di nuova normalità, in cui Abele non può vivere, e Caino ha molto da insegnare.

Eppure tutto questo non scusa il nostro torpore.
La ferocia non legittima il male.
Abbiamo uno scrigno e un tesoro che vuole vivere: la nostra coscienza!    Continua a leggere Amare è ancora possibile?

Chi uccide NON CERCA il BENE!

Non ci sono parole, ma non ci può essere neppure silenzio!

Il disappunto non può non farsi sentire, ma la paura non può neppure prendere il sopravvento.
La strategia delle tensione o del terrore  è un’antichichissima strategia, usata da sempre, in momenti di instabilità, per creare panico, paure, timori… perchè si sa, le coscienze impaurite possono essere meglio manipolate.

E’ necessario allora non tirare i remi in barca. Non lasciare spazio alle logiche dell’intolleranza, della chiusura, della difesa, di chi al confronto preferisce il pugno, alla speranza preferisce lo scudo, all’accoglienza dell’altro, preferisce se stesso, di chi rende la persona uno strumento per il raggiungimento dei propri fini.

Arrivano dei momenti estremi, culmine di logiche assurde, in cui una bomba non può non scoppiare nelle nostre coscienze e costringerci a fermarci sulle nostre ferite interiori sanguinanti, a pensare cosa stiamo realmente costruendo con il nostro stile di vita.

Dobbiamo dirlo a noi stessi, tutti!

I genitori lo dicano, quando permettono ai figli di sputare nel piatto dove mangiano!
I politici lo riconoscano quando tra loro risuonano urla e mani, invettive e accuse, in sostituzione di quel reciproco rispetto che i padri della Costituzione ci avevano insegnato.
I partiti abbiano il coraggio di fare un passo indietro, riconoscendo di aver rubato ai cittadini il diritto di mangiare del proprio lavoro.
I parlamentari con coraggio riconoscano che i loro interessi veri non sono il bene vero del paese che sono chiamati a governare, perchè se così non  fosse, i banchi parlamentari sarebbero pieni e non vuoti.
Lo dicano i profeti che preferiscono il tacito e tranquillizzante silenzio.
Lo dica la Chiesa e i suoi credenti di ogni confessione quando in nome del principio si uccidono le persone.
Lo dica chi, per scelta di vita, dovrebbe amare fino all’estremo, quando al contrario insegna e vive la logica del “risparmio energetico”.

Melissa Bassi e tutti i suoi compagni ci dice STOP!!!

Fermi tutti! Stoppate le logiche della disperazione, dell’individualismo, delle chiusure, dellintolleranza.
Ce lo ripetono le vittime di ogni violenza e la loro voce si innalza contro questa umanità che continua a non voler ascoltare.

La morte genera morte!

Con Melissa Bassi, Piazza Fontana, la Stazione di Bologna, il giudice Ragazzino, i Falcone e la sua scorta, Borsellino e i suoi ragazzi, padre Puglisi, il generale Dalla Chiesa e tanti altri… tanti… troppi… la loro voce si innalza contro questa umanità dal cuore troppo duro e urla:

la morte genera morte innocente! Rispondete con la vita.

A questo punto la più grande sfida è costruire la speranza nei cuori, la vita nei discorsi, l’amore nelle scelte.

Questo è chiesto a tutti noi! A tutti gli uomini di buona volontà che in nome del futuro, OGGI, scelgono di percorerre le vie di un Bene da costruire!

RAGAZZI & DINTORNI – Novembre 2011 – Pace

DIVENTA UN CANALE DI PACE

di Fausto Negri

Il contrario di pace non è soltanto «guerra», ma anche divisione, violenza, aggressione, disprezzo, razzismo, indifferenza. La pace è dono e compito. Noi non possiamo essere sorgenti della pace ma solo canali.
È Gesù la sorgente della pace, noi siamo il fiume che deve trasportare la pace sua, quella «che supera ogni intelligenza». Dio stesso è il vero e supremo «operatore di pace». Questa pace «frutto dello Spirito» (Gal 5,22) si traduce, per il credente, nel diventare un canale di pace. La somiglianza con il Padre si ha mediante la costante attività a favore della pace. Gesù chiama «beati» i costruttori di pace, cioè coloro che lavorano per la felicità degli altri, perché Dio li riconosce come suoi figli. Figlio, nel mondo semitico, è colui che nella condotta assomiglia al padre. L’uomo di pace fa la pace sino ad essere lui stesso pace. A lui «appartiene il futuro» (Sal 37,37).
La pace deve iniziare da me. Come l’amore, essa non potrà mai regnare nel mondo se prima non trova posto nel nostro cuore. Devo curare la mia pace interiore. Disarmare il mio cuore. Non posso lasciarmi schiacciare dai mali e dalle divisioni che vi sono intorno a me e nel mondo. Non devo nemmeno essere indifferente o, peggio, cinico di fronte alle tante tragedie odierne. Quando una persona è in pace con se stessa, la gente se ne accorge, perché possiede come un’energia divina che fa stare bene chi la accosta.
La pace è frutto di serenità interiore e diffonde gioia. L’uomo di pace è attraente.
La pace è possibile ed è da vivere in famiglia, con i vicini di casa, a scuola, per strada, in parrocchia…
Soprattutto nella comunità cristiana dovrebbe splendere la fiaccola della pace e della fraternità. San Cipriano scriveva: «Dio ci ha prescritto di essere operatori di pace, concordi e unanimi nella sua casa. Se siamo figli di Dio, rimaniamo nella pace di Dio. Coloro che hanno ricevuto un unico Spirito, abbiano un cuor solo e un’anima sola. Dio non accoglie il sacrificio di chi è in discordia, anzi comanda di lasciare l’altare e riconciliarsi prima con il fratello. Soltanto così le nostre preghiere saranno ispirate alla pace e gradite a Dio. Il sacrificio più grande da offrire a Dio è la nostra pace e la concordia fraterna».
Diceva don Primo Mazzolari: «Il cristiano è una persona «di pace», non «in pace». Mentre gli apatici, per la propria tranquillità, evitano ogni situazione di conflitto, «i portatori di pace» non sono soltanto persone in pace con se stesse, ma sanno creare pace attorno a sé. La pace di cui parla Gesù non è la rassegnazione di quanti, per il quieto vivere, lasciano che le cose vadano come vadano.
Mettere pace è un’arte che comporta una grande fatica: si tratta di ascoltare, di parlare nel modo giusto, di pazientare… Gesù dice di amare i propri nemici.
Non significa lasciarsi fare tutto, ma vedere in chi è ostile verso di noi una persona incapace di vivere in pace con sé. Il pastore protestante Dietrich Bonhoeffer, ucciso in campo di sterminio tedesco, affermava che «i discepoli di Gesù mantengono la pace, preferendo patire piuttosto che infliggere sofferenza a un altro, conservano la comunione dove altri la infrangono, rinunciano all’affermazione di sé e tengono a freno l’odio e l’ingiustizia. Essendo coinvolti nell’opera di pace di Cristo, anch’essi saranno chiamati figli di Dio».
Nel mondo ci sono tante guerre, tanto odio, tante ingiustizie: la responsabilità è anche tua, perché neanche tu sai costruire e seminare pace dentro e intorno a te. Quante volte pure tu sei uno dei milioni di piccoli sassi che generano quella frana, imprevedibile e inarrestabile che sconvolge la terra: con le tue antipatie, ostinazioni, vendette, con il tuo orgoglio, egoismo, razzismo, con la tua indifferenza.

Vuoi davvero la pace?
Sii sempre grato.
Sii distaccato dalle cose e dal possesso.
  Impara a chiedere perdono a Dio e a offrire il perdono ai fratelli in ogni occasione.
  Non giudicare nessuno, in cuor tuo, meritevole di condanna.
  Mantieni un po’ di ordine nella tua vita.
Cerca, con regolarità, tranquillità e silenzio.
 Appena puoi, dopo una lite, tenta un minimo di accordo e di dialogo.
Costruiscila, non chiudendo il tuo cuore, ma dicendo una buona parola per scusare e conciliare.
  Non tacere di fronte alla menzogna, all’ingiustizia, alla maldicenza, alla disonestà.
  Mettiti in ginocchio per invocarla e per ottenerla per te e per tutto il mondo.

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Novembre dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

Inoltre ON LINE l’aggiornamento del materiale per il post riservato ai lettori della rubrica Musica di Catechisti Parrocchiali – Novembre 2011. Per accedere è necessaria la password indicata nell’articolo.

—>Noi: in guerra o in pace? <—

 

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