Archivi tag: Anno A

Luce per la terra, sale per il mondo… – BUONA DOMENICA! V TEMPO ORDINARIO – ANNO A

Voi siete la luce del mondo
(Mt 5,14)


Oggi ci è chiesto di fare un esercizio. Nulla di particolarmente difficile, ma qualcosa di profondamente importante.
Vai allo specchio, guardati e dii ad alta voce (a voce sufficientemente alta perché tu possa sentire): «Io sono sale per la terra, io sono luce per il mondo. Io posso dare sapore. Io posso illuminare!». Dillo a te stesso e, guardandoti allo specchio, inizia a crederci!
Perché ridi? O meglio, perché sorridi? Che cosa c’è di strano in tutto questo? Tu sei luce, sei sale, perché sei stato creato, generato per esserlo. E non perché tu sia bravo, non perché tu sia brava in qualcosa, o speciale per qualcos’altro. Sei luce, sei sale semplicemente perché esisti. Lo sei quando la tua vita semina vita, quando le tue scelte danno senso alle persone, agli eventi, alle cose che ti ruotano attorno, quando scegli di esistere perché scegli chi essere. È Dio che ci ha reso tali. È lui ad averci voluti capaci di dare sapore, di diffondere bellezza, di illuminare.
Questo darebbe senso e spessore alla nostra fede. Questo riuscirebbe a far traboccare nel mondo la salvezza. Questo convincerebbe il mondo. Bellezza, pienezza, autenticità, spessore, profondità, gentilezza, cura, stima, incoraggiamento: seminare tutto questo nelle nostre singole giornate direbbe al mondo quanto è bello Dio, quanto è forte credere il lui, quanto è intenso parlargli e spalancargli la vita.
Non c’è digiuno che tenga. Non c’è rito che tenga. Non c’è legge, non c’è precetto, non c’è obbligo che tenga…
Lo ascoltiamo dalle parole del profeta Isaia, in questa V domenica del Tempo Ordinario: «“La tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà», e tu vivrai il digiuno che io davvero voglio: quando dividerai il pane con l’affamato, quando aprirai la tua casa (il tuo cuore, la tua vita) al misero, al senza tetto, al nudo, al tuo parente, al tuo vicino, quando sazierai l’afflitto di cuore, quando toglierai di mezzo il puntare il dito, il parlare carico di malevolenza e pregiudizio». Allora, la luce che già vive in noi brillerà, e non ci sarà dolore capace di spegnerla, non ci sarà notte capace di offuscarla, non ci sarà ferita capace di indebolirla.
Lasciamo che Dio, in Gesù nostra giustizia, ci preceda in ogni scelta e ci indichi la direzione. Lasciamo che la sua gloria, cioè la sua presenza, ci segua per spingerci e sostenerci nei momenti di smarrimento. E tutto il resto, ma proprio tutto, sarà possibile. La forza di Paolo – lo leggiamo nella seconda lettura – è Gesù, la sua parola e i suoi gesti, fino alla consegna (la crocifissione). Paolo non mette altro al centro: nessuna abilità, nessuna sapienza, nessuna capacità personale. Solo Gesù, e questi crocifisso. Perché così, nel dono, colui che è la luce del mondo ci fa resi capaci di diventare luce per il mondo.
Diciamocelo ancora una volta: perché accontentarci? perché non essere ciò per cui siamo stati creati: luce per il mondo e sale per la terra?

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Inviati a portare luce

Eccoci, Signore, noi ci siamo!
In te vogliamo portare
luce al nostro mondo.
Vogliamo donare sapore
alla terra che ci hai affidato.
Vogliamo seminare bellezza,
diffondere vita.
Rendici luminosi, Signore!
Cammina davanti a noi
e segui i nostri passi:
indicaci la via
e sostieni la nostra fatica.
In te, luce del mondo,
vogliamo imparare
a diventare luce.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA
(Mt 5,13-16)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

Liturgia completa su >>> CLICCA QUI

La PREGHIERA e le COVER in formato da scaricare e condividere sui social

I nostri social:

Classificazione: 5 su 5.

Quando Gesù dice «Beati voi…», non scherza!- BUONA DOMENICA! IV TEMPO ORDINARIO – ANNO A

Rallegratevi ed esultate,
perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.
(Mt 5,12a)

«Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro…» (Mt 5,1ss.). Quasi sicuramente queste prime righe del brano di Vangelo che la IV domenica del Tempo Ordinario ci propone scorreranno via velocemente e, se le ascolteremo a messa è molto probabile che non riceveranno troppi commenti, perché oggi il cuore di tutto è niente poco di meno che le Beatitudini. Eppure l’attacco scelto dall’evangelista Matteo è fondamentale e dice tutta l’importanza del brano che segue, le Beatitudini appunto.
Quando qualcuno dice quanto la pagina delle Beatitudini sia centrale per un cristiano, c’è quasi sempre qualcun altro che sottolinea: «Sì, ma di più i comandamenti». E a volte i dibattiti proseguono tra chi protende per un cristianesimo della gioia e chi dei precetti. Eppure sono proprio quelle prime righe ad aprirci la via, a guidarci.
Non sono troppe le volte in cui Gesù si siede.
Non sono tante le volte in cui Gesù va sul monte per parlare. Spesso si allontana sul monte per pregare.
Non son tante le volte in cui si dice che Gesù insegna.
Eppure questa volta Matteo è chiaro: Gesù va sul monte, si siede e insegna. E voi mi direte. Ok? Ma a noi?
Andiamo al dunque! L’evangelista Matteo parla a una comunità di cristiani provenienti dall’ebraismo: credenti in Gesù, sì, in cui però è ancora forte il senso della Legge mosaica, dell’Antica alleanza. Credenti in cui il senso del precetto si scontra spesso e volentieri con la legge del dono e del perdono. Come dire: Comandamenti – Beatitudini: 1-0.
Per questi fratelli e sorelle di fede, «monte» significa: Dio, Mosè, alleanza; quel «si siede» e «insegna», circondato da discepoli, significa che chi sta parlando non è uno qualunque: è un maestro, e quelle parole che stanno per essere pronunciate dovranno essere accolte, credute, osservate (cioè: realizzate) esattamente come lo furono le dieci parole date da Dio a Mosè, e da Mosè al popolo.
Gesù quindi è il nuovo Mosè, che su un nuovo monte offre una nuova legge; legge che dà pieno compimento all’antica alleanza. Le Beatitudini non sono un consiglio. Non sono un invito, non una parabola, non una delle tante possibili vie per seguire Gesù. Il Maestro di Nazaret sta letteralmente spostando il baricentro.
E come a Israele fu detto: «Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio. Lo amerai con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze», così a noi, viene detto: «Beata te, beato te che avrai il coraggio di puntare all’oltre, di mettere tutte le tue energie, la tua intelligenza, i tuoi doni per cercare di realizzare la giustizia, la pace, la tenerezza, la bontà; in una parola, il regno dei cieli qui e ora. Felice te, che non punti a far quadrare il tuo piccolo cerchio, a far funzionare il ristretto orizzonte della vita, ma ti spingi oltre e fai di quell’Oltre il senso stesso di ogni giorno, di ogni singolo ricominciare, di ogni ferma determinazione a credere nella speranza». Non ci è chiesto di accontentarci, tutt’altro!
Le Beatitudini sono una pagina rivoluzionaria a cui solo chi non sa accontentarsi può dare credito. Le Beatitudini sono il senso della nostra fede e il cuore della nostra vocazione battesimale: ci è chiesto di costruire felicità, di diventare artigiani di felicità!

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Beati noi

Beati noi, Signore,
se riusciremo a fare del Vangelo
la nostra bussola.
Beati noi, Dio della vita,
se sapremo generare felicità,
costruendo il bene.
Beati noi, Tenerezza infinita,
se sceglieremo di cercare la giustizia
e vivere l’umiltà.
Beati noi, Maestro di Nazaret,
se nelle scelte quotidiane
metteremo te al centro di tutto,
se le tue logiche di relazione
diventeranno il nostro stile di vita.

Vogliamo la felicità,
Dio di pienezza:
insegnaci a esserne artigiani.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA
(Mt 5,1-12a)

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Liturgia completa su >>> CLICCA QUI

La PREGHIERA e le COVER in formato da scaricare e condividere sui social

I nostri social:

Classificazione: 5 su 5.

Splende nuova vita – BUONA DOMENICA! III TEMPO ORDINARIO – ANNO A


Il regno dei cieli è vicino
(Mt 4,17)

Non so voi cosa pensiate, ma queste prime domeniche dell’anno liturgico a me stanno donando una profonda consolazione. Di lettura in lettura, di Vangelo in Vangelo è come se gli eventi del Natale stessero prendendo corpo, è come se la straordinaria bellezza vissuta nel contemplare il Dio-con-noi si stesse incarnando in incontri, scelte, situazioni che ci rivelano quanto concreta sia la presenza di Dio tra noi, di quel Gesù di Nazaret, figlio di Dio e Dio stesso.
È come se ascoltando Giovanni il Battista o Isaia o contemplando i gesti che la Parola di Dio propone, quello stupore diventasse sempre più forte, sempre più concreto.
Ve lo dico onestamente: mi piacerebbe riuscire a fermare la routine per lasciare a Dio il tempo di rivelarsi, di farsi scoprire negli eventi di ogni giorno. Poiché a volte rischiamo di spegnere la gioia solo perché non riusciamo a concederci il tempo della contemplazione. Sì, della contemplazione! Dell’accorgerci di Dio e della sua opera.
La nostra vita molto spesso è come i territori di Zabulon e Neftali: è depredata, strapazzata da chi sa sempre cosa prendere, attraversata dai più, spesso calpestata. È terra colpita, avvolta dalla notte dello scoraggiamento o dal crepuscolo della fatica. Eppure proprio in questa terra Dio continua a splendere. Anche se non lo fa sparando fari accecanti. Lui fa luce, facendosi luce. Proprio in questa terra rinsecchita dal dolore Dio riporta vita non aprendo le dighe, ma irrorando con la rugiada.
Su di noi e sulla nostra vita, l’Emmanuele continua a farsi luce nella notte, vita nella morte, acqua nel deserto.
Eppure ci sono giorni, e sono tanti, in cui facciamo proprio fatica a vederlo. Ci sono volte, e tante, in cui la consolazione è materia rara, difficile da reperire.
E allora la domanda: come fare per riuscire a vedere il regno di Dio accadere? Come vedere il compiersi del Vangelo, il farsi storia reale della Buona notizia, il farsi presenza luminosa dell’Emmanuele?
Il segreto per riuscire davvero a sperimentare quella gioia di cui parla il profeta Isaia – gioia che nasce dall’accorgersi che Dio per noi sta spezzando i gioghi che ci opprimono, sta fermando il bastone dell’aguzzino, sta sollevando il peso dalle nostre spalle – è nelle parole di Gesù: «Convertitevi perché il regno dei cieli è vicino». Convertirsi, ossia cambiare, capovolgere le logiche.


Abbiamo bisogno di cuore nuovo per vedere Dio.
Abbiamo bisogno di occhi puri per accorgerci di lui.
Abbiamo bisogno di silenzio per ascoltare la vita e vederla accadere.
Abbiamo bisogno di stoppare ciò che in questo momento ci sta travolgendo. Stopparlo, qualsiasi cosa esso sia.
Abbiamo bisogno di lasciare le nostre reti per poter davvero pescare.
Abbiamo bisogno di orizzonti nuovi per riuscire a scrutare l’orizzonte.

Non so come potremo concretamente fare, ma nessuno se non noi stessi può scegliere di farlo.
E io auguro a me e a voi questo coraggio: lasciare per trovare, lasciare per vedere, lasciare per scoprire.
Il Regno sta già accadendo, in noi e attorno a noi, con tutta la sua carica di novità. Ora a noi togliere i nostri occhiali e indossare quelli di Dio!

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Chiamaci, Maestro viandante

Gesù, Maestro viandante,
accostati a noi, chiamaci,
tiraci fuori da noi stessi
e dai nostri blocchi interiori;
aiutaci a venir fuori
dallo scoraggiamento e dalla fatica,
prestaci occhiali nuovi
e mostraci nuovi orizzonti
per riuscire a scorgere,
ogni giorno, la vita che nasce,
il buono che germoglia,
Dio presente.
Insegnaci a lasciare per trovare…
per trovarti!
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA
(Mt 4,12-23)

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

Liturgia completa su >>> CLICCA QUI

La PREGHIERA e le COVER in formato da scaricare e condividere sui social

I nostri social:

Classificazione: 5 su 5.

Chi è Gesù di Nazaret? – BUONA DOMENICA! II TEMPO ORDINARIO – ANNO A


Ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio
(Gv 1,34)

Luce delle nazioni.
Colui che toglie il peccato del mondo.
Colui che chiamando rende santi.

Se volessimo fare una stringatissima sintesi delle letture che la liturgia ci propone ritornando al Tempo Ordinario, queste tre espressioni potrebbero far emergere aspetti straordinari su Gesù.
Leggo, medito e mi sembra che una domanda attraversi la Parola: chi è Gesù di Nazaret? Chi incontriamo oggi dopo Betlemme, dopo i lunghi e silenziosi anni a Nazaret, dopo il Giordano?
Giovanni risponde in modo diretto e senza mezzi termini. Vedendolo, lo indica: è l’agnello di Dio, è colui che toglie il peccato del mondo. E questa è una frase che contiene più di mille omelie. L’immagine dell’agnello attraversa l’intero Vangelo di Giovanni. Tanto che il quarto Vangelo è l’unico a collocare l’Ultima cena prima della Pasqua ebraica e il venerdì di passione lo presenta come giorno di parasceve, giorno cioè di preparazione al sabato. E poiché quel sabato – scrive Giovanni (Gv 19,31) – era un giorno solenne – era infatti la Pasqua – in quel venerdì vengono preparati gli agnelli per la grande celebrazione.
Gesù muore proprio nel giorno in cui il popolo sta sacrificando gli agnelli. E questa scelta dell’evangelista è una scelta estremamente simbolica. Come a dire al popolo: non c’è più bisogno di altro, oggi Dio stesso ha offerto il figlio. Quello che non aveva permesso ad Abramo con Isacco, Dio lo ha riservato a sé. E ora non abbiamo più bisogno di nulla. Non servono più i riti. Non più gli agnelli. Dio ha compiuto l’unico vero sacrificio a nostro favore, per la nostra salvezza, per la nostra santificazione. Da quel dono incomparabile e immeritato sul Golgota, per tutti noi ora c’è vita, guarigione, riconciliazione, nuova possibilità di incontrare Dio. Per tutti! Perché a renderci santi è quell’Agnello, a donarci vita è quell’Agnello, a liberarci dal peccato è quell’Agnello. Nessun altro e soprattutto null’altro. Non la nostra integrità, che pure non guasta. Non le nostre capacità, che pure sono un dono. Non i nostri sì radicali e generosi, che pure sono graditi al cuore di Dio.
A liberarci dal peccato – ripeto quel singolare proposto anche dal Vangelo: «peccato» – è Gesù. A liberare il mondo dal peccato è Gesù. Non riduciamoci a pensare ai peccati, gravi o lievi che offuscano le nostre giornate. Gesù è il Salvatore che ci libera dal peccato, da quell’irrefrenabile tentazione di racchiudere Dio, di dargli dei confini, di definirlo, di pretendere di avere tutto sotto controllo, anche la sua vita e la sua opera. Lui viene, è venuto, è il Dio con noi, nato tra noi per liberarci. Null’altro che questo: renderci liberi.
Il Vangelo di questa II domenica del tempo Ordinario dà voce a Giovanni, il profeta precursore, il primo a essere destabilizzato dagli eventi del Giordano, dallo Spirito disceso su Gesù; il primo a dare testimonianza.
E noi, in tutto ciò che questo nuovo anno ci chiederà e ci donerà, saremo chiamati a mettere i nostri piedi sulle orme di questo Gesù, Figlio di Dio e Dio stesso. Lui ci chiama, e nella sua chiamata c’è già salvezza. Lui ci rende santi, perché ci offre in dono lo Spirito.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Ecco l’Agnello!

Eccoti, Signore,
Agnello che si offre in dono
perché ognuno di noi abbia vita;
Luce delle nazioni
che porti salvezza
fino ai confini più estremi;
Parola creatrice che
continuamente chiama
e rende nuovi.

Eccoci, Signore!
Vogliamo seguirti,
ascoltare la tua voce,
credere nella tua Parola.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA
(Gv 1,29-34)

Questo è l’Agnello di Dio che scalderà il mondo

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Liturgia completa su >>> CLICCA QUI

La PREGHIERA e le COVER in formato da scaricare e condividere sui social

I nostri social:

Classificazione: 5 su 5.

Davanti al Giordano – BUONA DOMENICA! Battesimo del Signore – ANNO A


«Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento»
(Lc 3,22)

Quando da piccoli iniziamo il nostro cammino di fede, una delle primissime cose che ci viene detta è: Gesù è vero Dio e vero uomo, si è fatto in tutto uguale a noi eccetto il peccato. Eppure, paradosso dei paradossi, Gesù nel Vangelo che la liturgia ci propone sembra “entrare in scena” proprio mettendosi in fila tra i peccatori.
Il tempo del Natale trova nella festa del Battesimo del Signore un compimento: quel Dio che si è fatto bambino, che ha assunto la nostra natura umana, non respinge nulla di ciò che noi viviamo, non disdegna nulla della nostra fragilità; e pur essendo lui la pienezza di ogni cosa e creatura, del tempo e dello spazio, si mette in cammino come ogni persona che cerca, come ogni donna e uomo a cui non basta ciò che ha già raggiunto, come ogni essere umano che si sente chiamato a lasciarsi toccare e trasformare.

Chi va al Giordano da Giovanni ci va perché invitato a un lavacro di purificazione, a un battesimo di conversione. Si tratta di consentire ai vissuti personali, belli o brutti, felici o tristi, di essere lavati con acqua nuova, di lasciarsi dischiudere per un oltre, un di più, un non ancora accaduto.
Ci vanno in tanti, e tutti perché richiamati dalla voce di un profeta, di un uomo tutto d’un pezzo che non ha timore di altri se non di Dio, che non disdegna di richiamare altri, anche i potenti, alla conversione del cuore e della vita. Ci vanno in tanti, e tra i tanti, dalla Galilea, ci va anche Gesù.
Quello che accade al Giordano, per quanto ci sconvolga, sembra una questione più privata che pubblica. I cieli che si aprono, lo Spirito che discende, la voce che annuncia: tutto sembra essere per lui, solo per lui, per quel Gesù venuto dalla Galilea delle genti, crocevia di popoli e culture; per quel Gesù nato a Betlemme, casa del pane, portato in Egitto, terra di prigionia e liberazione, e cresciuto a Nazaret, tra mura, voci e affetti di quotidiana umanità. La voce parla, e proprio in forza di quello Spirito già presente, rivela: tu sei l’amato, sei il Figlio, in te la mia pienezza.

Ma chi è Gesù di Nazaret? E che cosa possiamo vedere quando guardiamo lui?

Pietro, in modo molto semplice e diretto – lo ascoltiamo nella seconda lettura – ci dice: «dopo il battesimo passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui». E sappiamo che Pietro di quell’andare è testimone diretto.

Ma già il profeta Isaia aveva tracciato l’identikit di colui che sarebbe stato IL mandato da Dio, il suo consacrato, l’eletto, colui nel quale Dio aveva posto il suo compiacimento.
Isaia lo descrive in uno modo straordinariamente plastico e concreto. Il servo del Signore, l’eletto, è mandato tra noi per essere luce delle nazioni, per aprire gli occhi ai ciechi, per liberare i prigionieri, per far uscire dalla reclusione chi abita nelle tenebre. Colui che è mandato per seminare a larghe mani il regno di Dio non è solo vero Dio, ma è anche vera persona, visibilità di una umanità autentica e pienamente realizzata. È colui che non urla, non spezza una canna incrinata, non spegne una fiamma smorta. In lui c’è vita. Da lui si diffonde vita.

Ecco chi è l’Amato. Ecco il Dio che pur di salvare si è lasciato salvare; ecco colui che pur di far risplendere in noi l’essere figli amati si è fatto fragile carne.

E noi, oggi, anche davanti al Giordano, continuiamo a contemplare il grande mistero del Dio con noi anche nel peccato.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Al Giordano

Davanti al Giordano, Signore Gesù,
ti riscopriamo presente e amante:
presente anche nel nostro peccato,
amante della nostra vita,
della nostra fragilità,
dei nostri più intimi desideri
di conversione.

Sei l’Amato, o Emmanuele,
sei colui che non spegne
la nostra debole speranza,
non spezza la nostra vita incrinata.
Tu ci apri alla luce
e ci liberi da ogni tenebra.
Noi ti lodiamo e ti benediciamo. Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA
(Lc 3,15-16.21-22)

In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco».
 Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Liturgia completa su >>> CLICCA QUI

La PREGHIERA e le COVER in formato da scaricare e condividere sui social

I nostri social:

Classificazione: 5 su 5.

Che cosa attendere?- Buona domenica! – Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo – Anno A

«Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me». (Mt 25,40) 

Continua a leggere Che cosa attendere?- Buona domenica! – Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo – Anno A

Come attendere? – Buona domenica! – XXXIII domenica del Tempo Ordinario – Anno A

«Prendi parte alla gioia del tuo padrone». (Mt 25,21) 

Continua a leggere Come attendere? – Buona domenica! – XXXIII domenica del Tempo Ordinario – Anno A

Attendere non basta – Buona domenica! – XXXII domenica del Tempo Ordinario – Anno A

«Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora». (Mt 25,13) 

Continua a leggere Attendere non basta – Buona domenica! – XXXII domenica del Tempo Ordinario – Anno A

Opere e parole – Buona domenica! – XXXI domenica del Tempo Ordinario – Anno A

«Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato». (Mt 23,12) 

Continua a leggere Opere e parole – Buona domenica! – XXXI domenica del Tempo Ordinario – Anno A

Come avvicinarsi a Dio? – Buona domenica! – XXIX domenica del Tempo Ordinario – Anno A

«Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». (Mt 22,21) 

Continua a leggere Come avvicinarsi a Dio? – Buona domenica! – XXIX domenica del Tempo Ordinario – Anno A