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Che cosa attendere?- Buona domenica! – Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo – Anno A

«Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me». (Mt 25,40) 

Queste ultime tre domeniche, come preludio al tempo di Avvento, non hanno fatto altro che proiettarci in un clima di attesa: dello Sposo che viene di notte (Mt 25,1ss); di un’eredità preziosa lasciata in custodia da un padrone esigente ai suoi servi (Mt 25,14ss); di un giudice giusto che finalmente farà giustizia tra buoni e cattivi (Mt 25,31-46).
Ma, al di là delle nostre personali o collettive idee, cosa il Vangelo ci sta chiedendo di attendere? Quale sarà il vero compimento di questa lunga attesa?bilancia-sign-life
Il giudizio finale proposto dall’evangelista Matteo spiazza anche i migliori: tutti noi attendiamo che il Signore Gesù torni e faccia giustizia; tutti attendiamo il giorno in cui finalmente si manifesterà come unico Signore della storia e dell’universo… ma quanto ciò che stiamo attendendo è ciò che Dio sta preparando.
Troppe volte si sente parlare in termini di giustizialismo: del mettere sul piatto della bilancia i buoni e i cattivi, e questa volta anche il Vangelo sembrerebbe dare ragione a chi invoca la tremenda mano di Dio (cfr. Mt 25,33-34). Ma la domanda da farsi è: chi è buono secondo Dio? Chi è giusto secondo Dio? Chi è all’altezza della sua presenza?
Il Vangelo non parla né di religiosi e religiose né di laici impegnati né di sacerdoti o migranti, solidarietà, mano tesamonsignori… Tra queste righe non si misura la vita ecclesiale né sacramentale. I primi posti e le ore trascorse in chiesa non vengono riportate, delle nostre corse fatte in nome  di Dio o delle notti trascorse per realizzare la sua volontà neppure l’ombra.
Qui si misura lo sguardo amabile, la mano tesa, la compagnia donata, l’acqua offerta, i beni condivisi, il tempo regalato senza condizioni… a tutti, anzi no! Soprattutto agli ultimi, agli esclusi, a coloro da cui di norma si preferisce prendere le distanze.
Ecco, quando attendiamo, cosa dovremmo attendere: il compiersi delle logiche di Dio in noi, l’imparare da lui chi essere e come amare. Il Signore sarà Re dell’universo nella misura in cui sarà Re della nostra vita, cuore pulsante di ogni nostra scelta.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO   

Attendere, amando

Signore Gesù, insegnami ad attendere amando,
a generare il tuo Regno in ogni mia scelta,
a non chiedere che il bene si compia per miracolo,
a prestare mani e coscienza
perché questo mondo possa ancora respirare amore.

Aiutami a disincrostare il mio cuore,
libera la mia mente dalla paura,
perché io riesca a vedere nello straniero,
nel povero, nel malato, nel solo, nel disperato,
nello sfiduciato, nel carcerato, nell’orgoglioso,
nel violento, nel superbo, nel colpevole
il tuo corpo da soccorrere, le tue piaghe da fasciare,
il tuo volto da far brillare,
il tuo amore da far germogliare. Amen

PREGHIERE DEI FEDELI

Queste preghiere possono essere pregate dai bambini durante la celebrazione eucaristica domenicale, ma anche in un momento dell’incontro di catechesi dopo averli introdotti al vangelo della domenica.

Leggi il testo e scarica il pdf >>> Cristo Re – Preghiere dei fedeli

GUIDA O CELEBRANTE: In quest’ultima domenica dell’anno liturgico, radunandoci tutti insieme, preghiamo Gesù e lo riconosciamo come Signore e Re della nostra vita, della vita delle nostre famiglie, della nostra comunità, di tutto il mondo. Diciamo tutti insieme: Gesù, insegnaci ad amare come te.

LETTORE: Signore Gesù, ti preghiamo per tutta la Chiesa che oggi ti prega come Re dell’universo. Insegna a tutti, vescovi, sacerdoti, laici, a imparare da te, ad amare come te, a vivere nella Chiesa servendo gli ultimi, a non desiderare i primi posti. Noi ti preghiamo. Rit.

Signore Gesù, ti preghiamo per tutti coloro che donano il loro tempo per aiutare gli altri, per soccorrere i malati, per visitare i carcerati, per accogliere chi non ha più nulla. Noi ti preghiamo. Rit.

Signore Gesù, ti preghiamo per coloro a cui nessuno pensa, per chi è in fuga dalle guerre e dalla povertà, dai maltrattamenti e dalle violenze. Noi ti preghiamo. Rit.

Signore Gesù, ti preghiamo per chi è chiuso nel suo mondo e protegge solo se stesso. Per chi, per paura di perdere, ha anche smesso di amare. Noi ti preghiamo. Rit.

Signore Gesù, ti preghiamo per le nostre famiglie: imparino da te a trasformare le case in cui abitiamo in luoghi in cui si educa alla generosità e si accoglie chi ha bisogno di cose e di amore. Noi ti preghiamo. Rit.

Signore Gesù, ti preghiamo per la nostra comunità parrocchiale: sia la casa di tutti, in cui tutti possono scoprire e incontrare il tuo grande amore, attraverso accoglienza, perdono, condivisione. Noi ti preghiamo. Rit.

TUTTI I BAMBINI INSIEME:
Signore Gesù, vorremmo che un giorno, incontrandoci, tu ci dicessi: «Venite, figli e figlie amati. Venite tra le mie braccia, perché voi avete reso il mondo più bello. Avete insegnato ai più grandi ad amare, a non temere, a non chiudersi nella propria casa». Signore Gesù, a volte è difficile: ma tu insegnaci a condividere ciò che abbiamo con gli altri, per imparare ad amare come tu hai amato. Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Mt 25,31-46)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.Cristo re - Qualsiasi cosa fate al più piccolo
Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.
Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.
E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

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Come attendere? – Buona domenica! – XXXIII domenica del Tempo Ordinario – Anno A

«Prendi parte alla gioia del tuo padrone». (Mt 25,21) 

Ci sono alcune certezze che emergono dal Vangelo che la XXXIII domenica del Tempo Ordinario ci propone.
La prima: ci sono dei momenti in cui i servi vengono lasciati da soli (Mt 25,14a).
La seconda: colui che deve lasciarci soli non ci abbandona, ma ci affida qualcosa, ci dà mezzi e strumenti per dare senso e valore al tempo da vivere. Inoltre non ci dona qualcosa di puramente casuale, ma ci offre i suoi beni (Mt 25,14b-15).
La terza: il tempo da vivere non può essere caratterizzato da scelte fatte per paura. Il tempo diventa per i servi la possibilità di coltivare, in assenza «del padrone», un’attesa feconda, creativa, capace di moltiplicare i beni affidati (cfr. Mt 25,20-25). La creatività è premiata, la rassegnazione no.Talenti-per-lImpresa
Ci sono momenti nella vita in cui, pur cercando risposte, si trova solo silenzio e deserto. Dio sembra lontano. La solitudine esteriore e interiore attanaglia. La paura di imboccare la strada sbagliata fa capolino. La notte sembra lunga. Il giudizio degli altri pesa. La tentazione è di mettere tutto ciò che ci è stato affidato sottoterra per attendere tempi migliori. E se il sole per sorgere avesse bisogno proprio di ciò che abbiamo sotterrato? Se il compimento dell’attesa, il sopraggiungere di tempi migliori, il trovare le risposte fosse legato proprio a quella capacità di investire i doni anche e soprattutto nei tempi di deserto, solitudine, disorientamento?
Mi spaventa l’idea di essere un «servo inutile» (Mt 25, 30) per il mondo, inutile rispetto al progetto di salvezza che Dio ha per l’umanità. Ma infondo, la differenza tra quell’essere buono e fedele o inutile e malvagio sta proprio nello scegliere «come» vivere l’attesa… ogni attesa.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO   

Servi buoni e fedeli

Signore, attendere può significare
vivere e morire.
Attendere è esistere e far esistere,
o rassegnarsi e spegnere.

Insegnaci a vivere il tempo, anche quello più difficile:
la debolezza, la sterilità, il tuo silenzio,
come tempo di attesa vigile e creativa,
che sa sempre ricevere e donare il bene a larghe mani.
Amen.

PREGHIERE DEI FEDELI

Queste preghiere possono essere pregate dai bambini durante la celebrazione eucaristica domenicale, ma anche in un momento dell’incontro di catechesi dopo averli introdotti al vangelo della domenica.

Leggi il testo e scarica il pdf >>> XXXIII del TO – Preghiere dei fedeli

GUIDA O CELEBRANTE: Quanti doni Dio Padre ha messo tra le nostre mani. Alcune volte crediamo di non riuscire a sentire la sua voce, ci sembra molto lontano. C’è una cosa però a cui Gesù teneva molto: essere consapevoli che Dio Padre ci dona sempre qualcosa che può aiutarci a vivere bene ogni momento della vita. Preghiamo insieme, allora, e diciamo: Gesù, insegnaci a vivere donando.

LETTORE: Signore Gesù, ti preghiamo per tutta la Chiesa e per papa Francesco, in particolare: siano segno instancabile di dono e gratuità che l’umanità ha bisogno di vedere. Noi ti preghiamo. Rit.

Signore Gesù, ti preghiamo per tutti noi bambini: spesso ci è più facile nascondere i doni che riceviamo, non condividerli con i nostri amici per paura di perderli. Noi ti preghiamo. Rit.

Signore Gesù, ti preghiamo per ogni famiglia che non riesce a vivere con amore gratuito, aprendo le porte della propria casa agli altri per accogliere e condividere. Noi ti preghiamo. Rit.

Signore Gesù, ti preghiamo per tutti i giovani chiamati a fare della loro vita un dono d’amore gratuito per il bene di tutti. Noi ti preghiamo. Rit.

Signore Gesù, ti preghiamo per tutte le persone che ti aspettano, che ti cercano, che vivono ogni giorno la vita mettendo in gioco tutti i doni che tu hai dato loro. Noi ti preghiamo. Rit.

TUTTI I BAMBINI INSIEME:
Signore Gesù, restare soli è triste per tutti, ma noi siamo certi che la tua lontananza a volte è solo una sensazione e altre volte un momento importante per aspettarti con ancora più gioia, come quando i nostri genitori ci lasciano per un motivo e poi ritornano. Ti ringraziamo però, perché sappiamo che tu ci doni cose importanti per riuscire a vivere bene ogni giorno. Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA – forma breve (Mt 25, 14-15.19-21)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”».

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La presunzione di dare tutto – Buona domenica! – Domenica di Cristo Re dell’universo – A

Elemosina

Venite benedetti…
ho avuto fame
e mi avete dato da mangiare!

Dal Vangelo di Matteo (Mt 25,34-35)
domenica di Cristo Re dell’universo – Anno A

LA PRESUNZIONE DI DARE TUTTO

È un assurdo rischio, ma a correrlo siamo in tanti: suore, frati, sacerdoti, laici, e ognuno a suo modo.
Di cosa sto parlando?! Dell’assurda pretesa di aver dato tutto a Dio.aiutare È il rischio che corriamo quando, di fronte alla storia che chiama, al bene da fare, all’avvento di Dio nel mondo e nella vita dei nostri fratelli, noi ci sentiamo apposto, al sicuro, perché nel nostro piccolo sentiamo di aver dato tutto: la vita, le idee, il tempo.
Difficilmente riconosciamo la possibilità di restarne invischiati, ma quel sentirci con la coscienza apposto, infondo, ci allontana dalle posizioni scomode di chi è sempre alla ricerca del bene da compiersi qui e ora, come risposta concreta a Dio che oggi continua a farsi carne, parola, salvezza.    Continua a leggere La presunzione di dare tutto – Buona domenica! – Domenica di Cristo Re dell’universo – A

Figli della luce – Buona domenica! – XXXIII domenica T.O. A

la semina

Avverrà come di un uomo che
chiamò i suoi servi
e consegnò loro i suoi beni.

Dal Vangelo di Matteo (Mt 25,14)
XXXIII domenica del T.O. – Anno A

FIGLI DELLA LUCE

Verrà… il Signore verrà! La Chiesa lo crede da sempre e continua a crederlo e ad annunciarlo. Verrà, come un giorno è già venuto… verrà tra noi, accarezzerà la nostra miseria, come un giornovita nascere ha accarezzato e guarito ogni malattia. Non sarà come la venuta di uno sconosciuto, né come quella di un temuto giustiziere. Il Signore ci ha dato doni preziosi: la vita, il fratello e la sorella, il mondo che ci circonda e ogni creatura che in esso esiste, l’intelligenza e la capacità di amare, la ragione e la possibilità di conoscere. Li ha affidati alla nostra libertà perché dalle nostre mani possa ogni giorno nascere vita, essere seminata la speranza, coltivata la carità.
La sua venuta non sarà altro se non quella di un contadino che va nei campi per raccogliere il frutto maturo di ciò che ha seminato e coltivato pazientemente.
uva Ma allora di cosa aver paura?
Credere che un giorno, presto o tardi, Dio ci chiamerà a sé per incontrarlo faccia a faccia è esperienza di attesa gioiosa; è possibilità di vivere la pienezza di una vita che abbiamo sempre sperato e seminato, anche faticosamente, istante dopo istante. Prima di noi, oltre noi e in noi, c’è una luce che nulla e nessuno potrà spegnere. Questa è la nostra gioia. Questa è la nostra possibilità di sperare, sempre!    Continua a leggere Figli della luce – Buona domenica! – XXXIII domenica T.O. A

IL TALENTO DELL’EDUCATORE – CATECHISTI PARROCCHIALI – Febbraio 2014

Catechisti Feb14

IL TALENTO DELL’EDUCATORE

di Emilio Salvatore

Il padrone della parabola, che dona i talenti prima della sua assenza, mette in atto una sorta di fiducia piena nei servi. Consegnando a ciascuno, «nella misura delle sue possibilità», una somma ingente di danaro, costituisce il servo come persona responsabile ossia capace di corrispondere alla fiducia del proprio Signore.educatore
Tutti i padri della Chiesa hanno visto in questa figura, assente fisicamente nella sua comunità, l’immagine del Signore Risorto.

Il Signore, anche se non è più fisicamente presente, ha distribuito alla Chiesa i suoi doni. È importante riflettere sulla natura di questi doni.
• Ogni dono crea un legame tra il donatore e il destinatario; suscita un processo di rivelazione di ognuno a se stesso, disvelando possibilità inedite. Il dono è sempre educativo in quanto dice qualcosa di chi lo dona, ma soprattutto investe chi lo riceve di una serie di input: cosa mi rivela del mio Signore? Cosa farò di questo dono?
• I doni del Signore non sono soltanto quelli di natura per cui la parabola, nel corso della storia dell’interpretazione, è servita molto anche sul piano psicologico a provocare un processo di crescita personale, ma soprattutto i doni dati al singolo per il servizio della comunità.
educatore_1• È attraverso il servizio che i servi della parabola sono chiamati al successo. Tutto questo è la regola della comunità cristiana. Oggi, spesso, proprio facendo leva sulle capacità personali, il talento diventa una sorta di requisito per il successo sulla base di istanze meramente esteriori: la bellezza (per le veline); l’abilità fisica (per gli atleti); le risorse imprenditoriali (per i manager).
• Una visione dei talenti, basata solamente sull’elemento naturale, risulta connotata da una sorta di fatalistica predisposizione, per alcuni, o a una forza di slancio prometeico, per altri.
I talenti della parabola, al contrario, sono doni diversificati, che sembrano inglobare capacità naturali e anche doni di grazia, di indole spirituale.

Il ritorno del padrone, che sembra essere collegato con la venuta del Signore, alla fine dei tempi, comporta un giudizio. Nel giudizio è implicata sempre «un’immagine» di colui che esprime il giudizio (Chi è? Quale autorità ha per giudicare?): molto severa nella parabola; e anche «un’immagine» di coloro che sono «giudicati» (Cosa hanno fatto per meritare tale giudizio?). I primi si rivelano buoni e saggi, il terzo pigro e infedele.
• Il giudizio non dipende soltanto da un’adesione a standard esteriori, ma è conseguenza dell’agire e, quindi, del cammino educativo di ciascuno dei servi.lavoro-educatori
– I primi due sono usciti dalla logica autoreferenziale, mettendosi in gioco, facendo fruttificare i talenti.
– Il terzo è restato nella paura per se stesso e per la propria vita, chiudendosi in una sorta di legittima difesa dalle eventuali sanzioni del padrone.
• Il coraggio dei primi due, con il giudizio positivo, è direttamente proporzionato alla sintonia con il proprio Signore. Il vero premio consiste, come dice bene il testo, in una partecipazione alla gioia di lui.
• Il rendiconto, il giudizio, oggi così poco avvertito anche nelle nostre comunità, appare una sorta di realtà, o troppo lontana e, quindi, da snobbare, oppure troppo forte e di cui avere paura.
• È, invece, il continuo richiamo ad essere fedeli al dono ricevuto.
La logica della minimum tax per Gesù non serve, non aiuta a crescere né noi stessi, né la comunità ecclesiale sulle orme del Vangelo.

Ogni educatore è, da una parte, una persona che ha ricevuto personalmente tanti doni. Nella misura in cui egli è grato per essi, riesce a infondere gratitudine nei soggetti a lui affidati; nella misura Animatoriin cui li mette in circolazione intorno a sé, diventa talent-scout, ossia persona capace di suscitare valorizzazione e riconsegna dei talenti agli altri.
Nella Chiesa, in passato, erano tante le persone dotate di questa coscienza, oggi sono sempre di meno, non perché non abbiano questi doni dal Signore, ma perché la pigrizia invade anche gli educatori, rendendoli spesso incapaci di dare di più, di offrirsi con amore.

DOMANDIAMOCI…
• La nostra visione della famiglia e della Chiesa è improntata al conseguimento di un successo effimero e di apparenza, oppure di quello vero?
• Ci attiviamo per corrispondere ai doni che il Signore ci ha fatto, riconsegnandoli nel vissuto a parenti, amici, fratelli, sorelle, agli uomini e alle donne che incontriamo sul nostro cammino.

Questi e molti altri suggerimenti, nel numero di Febbraio 2014 di Catechisti Parrocchiali. 

Per info, abbonamenti e novità:

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GP2 GenerAzioni – I talenti!_2° Sondaggio

“A voi giovani, che naturalmente e istintivamente fate della «voglia di vivere» l’orizzonte dei vostri sogni e l’arcobaleno delle vostre speranze, chiedo di diventare «profeti della vita». Siatelo con le parole e con i gesti, ribellandovi alla civiltà dell’egoismo che spesso considera la persona umana uno strumento anziché un fine, sacrificandone la dignità e i sentimenti in nome del mero profitto; fatelo aiutando concretamente chi ha bisogno di voi e che forse senza il vostro aiuto sarebbe tentato di rassegnarsi alla disperazione.

La vita è un talento (cfr Mt 25, 14-30) affidatoci perché lo trasformiamo e lo moltiplichiamo, facendone dono agli altri.
Nessun uomo è un «iceberg» alla deriva nell’oceano della storia; ognuno di noi fa parte di una grande famiglia, all’interno della quale ha un posto da occupare e un ruolo da svolgere. 

L’egoismo rende sordi e muti, l’amore spalanca gli occhi ed apre il cuore, rende capaci di arrecare quell’originale e insostituibile contributo che, accanto ai mille gesti di tanti fratelli, spesso lontani e sconosciuti, concorre a costituire il mosaico della carità, capace di cambiare le stagioni della storia“.

Messaggio di Giovanni Paolo II
in occasione della XI Giornata Mondiale della Gioventù