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Il coraggio della letizia – BUONA DOMENICA! – III AVVENTO – ANNO C

«Rallegratevi il Signore è vicino».

III domenica di Avvento, domenica della gioia.
gioiaDomenica in cui rallegrarsi, gioire, essere lieti… nonostante tutto! Sì, proprio così, essere lieti nonostante tutto. Non sono cieca, non faccio della fede un talismano magico, non credo che affidarsi a Dio risolva ogni problema, non penso che la qualità della fede sia direttamente proporzionale alla quantità di denti che si vedono in un sorriso. Eppure, sento di poter dire che questa terza domenica ci rimette tra le mani un invito irrinunciabile: la gioia. Una gioia possibile anche nella consapevolezza del peccato. Una gioia possibile anche in un momento di estrema sofferenza. Una gioia possibile anche tra le lacrime. Non sono contraddizioni. Sono semplicemente modi diversi di guardare il mondo, la realtà e noi stessi.gioia palloncini
Una gioia talmente paradossale è resa possibile dalla presenza di Dio in noi.
Ricordate come nel Vangelo della II domenica di Avvento avevamo riflettuto sul dono della Parola che viene a noi, come a Giovanni, e in noi resta? Ecco, proprio quella presenza, presenza di Dio stesso, è qualcosa di dinamico: trasforma il nostro cuore, trasforma la nostra attesa, trasforma i nostri orizzonti di senso.
Chi ha Dio nel cuore ha di che gioire. Sa chi e che cosa mettere al centro della sua esistenza. Chi attende null’altro che il pieno compimento della vita di Dio nella sua stessa vita sa sempre gioire, perché accoglierà ogni singolo istante come tratto di strada verso la pienezza. Spero non sembri troppo assurdo tutto questo. Non lo è. Anzi! Dio si fa a noi talmente vicino da farci vivere di se stesso e questa è la più vera causa di gioia per chi si apre a lui.
E allora vieni, Signore della vita, e vivi in noi, trasforma le nostre attese, perché possiamo gioire della tua bella presenza anche nei più scoscesi e fragili dirupi della nostra esistenza.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO   

Vieni, Signore, attesa di ogni cuore

Vieni, Signore Gesù,
stiamo preparando la nostra casa,
il cuore, alla tua venuta.
Vieni, tu che nascendo fai risplende Dio nella storia.
Vieni, tu che dello Spirito Santo ci doni la forza.
Vieni, il nostro cuore ti attende.
Vieni, e insegnaci a sperare ciò che conta,
a desiderare ciò che vale:
Dio in noi, vita che ci riapre alla vita.
Vieni, Signore Gesù!

DAL VANGELO DELLA DOMENICA  (Lc 3,10-18)

In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».
Cellulare 3 avvento fanoLo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

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La Parola viene su… – Buona domenica! – II AVVENTO – Anno C

«Preparate la via del Signore». (Lc 3,4) 

II domenica di Avvento. La figura centrale attorno a cui ruota la narrazione evangelica è Giovanni il Battista, o almeno così sembrerebbe. Precursore, mandato tra la gente per svegliare le coscienze da ogni possibile torpore; instancabile predicatore dell’Atteso che sta per venire; scomodo disturbatore per chi ha preferito accontentarsi di un compromesso che attendere, sperando.
Tutto vero.
Eppure la dinamica narrativa che più facilmente attrae la nostra attenzione non può distrarci dalla perla che l’evangelista Luca, in questo brano di Vangelo ci offre: la parola di Dio venne su Giovanni. La Parola, quella creatrice, quella che pronunciata dal Padre ha fatto i cieli e la terra, le galassie e gli oceani, l’uomo, la donna e ogni essere vivente… quella Parola venne e viene. Viene, non semplicemente venne! È Parola viva che è presso il Padre, ma che per noi si è fatta carne. È Parola dinamica che continuamente si offre a noi.
Giovanni va e predica e annuncia e grida e indica le vie di Dio perché la Parola lo abita, lo riempie, lo avvolge, lo invia.
La Parola venne e viene! Che consolazione infinita. La Parola è la prossimità di Dio per noi, è la vita divina che ogni giorno possiamo ricevere, è il suo amore che ci esplode dentro rendendoci ogni giorno un po’ più Dio… e per questo un po’ più umani, più fratelli, più amanti dell’umanità.
Giovanni riceve il dono, la Parola, e la sua vita diventa prossimità: va agli altri, non resta nella sua solitudine, nel suo deserto, nella sua personale scelta di vita.
Così noi. Possiamo ricevere la Parola, il Cristo; ma se la Parola troverà davvero spazio in noi, questo lo potremo capire solo dalla nostra disponibilità a farci prossimi del fratello a noi prossimo.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO   

Vieni in noi, spingici oltre noi

Vieni, Signore Gesù,
Parola di vita che ci spinge verso la vita.
Vieni su di noi, vieni in noi
e spalanca i nostri ristretti spazi interiori;
spingici oltre i nostri piccoli orizzonti,
insegnaci ad andare, spinti dall’amore,
verso chi ci vive accanto,
verso chi attraversa, anche casualmente, la nostra vita.
Vieni, Parola che crea e salva;
vieni, Signore, e abita in noi!

DAL VANGELO DELLA DOMENICA  (Lc 3,1-6)

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccarìa, nel deserto.
Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaìa:
«Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sarà riempito,
ogni monte e ogni colle sarà abbassato;
le vie tortuose diverranno diritte
e quelle impervie, spianate.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».

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Leggeri e desti – Buona domenica! – I AVVENTO – Anno C

«Vegliate in ogni momento pregando». (Lc 21,36) 

Come sarà l’ultimo giorno della nostra esistenza? E come sarà l’ultimo giorno della vita del mondo? Impossibile fare ipotesi.
Vediamo il mondo sgretolarsi tra le nostre mani; registi e scrittori descrivono scenari apocalittici; ma cosa accadrà non lo sappiamo.
Vediamo il nostro corpo invecchiare; se giovani e malati, lo vediamo indebolirsi, ma come vivremo nell’ultimo giorno della nostra vita non lo sappiamo. 
Eppure l’evangelista Luca tratteggia, con straordinaria delicatezza, alcuni atteggiamenti possibili per chi vive in uno stato di affidamento continuo, di vita e di futuro affidati.
Chi conta su stesso, chi progetta a partire dalla proprie forze, chi non si fida, chi non ama e non si sente amato, ha paura; in fondo ha messo il successo delle proprie azioni e del proprio mondo al centro dell’esistenza.
Chi sa di vivere nella provvisorietà, nel tempo, nel limite; chi pur progettando e lavorando sa di non poter bastare né a stesso né, tantomeno, al mondo; chi vive da chiamato e da affidato, e sa di essere sempre e comunque nelle mani di chi lo ama, quest’uomo o questa donna non ha paura, non è appesantito dalle domande. Vive l’ultimo istante come punto fondamentale della vita: istante in cui, desto e leggero, saprà lasciarsi andare alla fiducia totale, per vivere l’abbandono definitivo nelle braccia dell’amore.
Al di là del tempo e dello spazio non c’è il nulla, ma l’Incontro, il Liberatore, l’Amato. Ma per riuscire a esserne consapevoli dobbiamo vegliare, vivere oggi l’attesa di un Oltre, che non è lontano da noi, ma che verrà tra noi.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO   

Desti e leggeri

Signore Gesù, sei venuto,
vieni anche oggi
e verrai nella pienezza del tempo.
Vogliamo essere desti e leggeri,
per accorgerci delle tua presenza,
del tuo venire tra noi,
del tuo cambiare la storia
con la sola forza dell’amore.

L’amore ci renda leggeri,
L’amore ci liberi da ogni paura.
Noi vogliamo vivere in te,
per incontrare te, Amore.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA  (Lc 21,25-28.34-36)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.
Cellulare 1 avvento fanoQuando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.
State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

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Un re sui generis – Buona domenica! – XXXIV TEMPO ORDINARIO/Cristo Re – Anno B

«Sono venuto nel mondo per dare testimonianza alla verità». (Gv 18,36). 

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Tutto passerà – Buona domenica! – XXXIII TEMPO ORDINARIO – Anno B

«Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno». (mC 13,31).

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Non tanto… tutto! – Buona domenica! – XXXII TEMPO ORDINARIO – Anno B

«Vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere». (Mc 12,44).

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Ama il tuo prossimo – Buona domenica! – XXXI TEMPO ORDINARIO – Anno B

«Amerai il tuo prossimo come te stesso». (Mc 12,31).

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