Non sia turbato il vostro cuore.
Abbiate fede in Dio
e abbiate fede anche in me.
(Gv 14,1)
V Domenica di Pasqua. Se volessimo, potremmo individuare una parola-chiave che il Vangelo di questa domenica ci offre: fiducia.
No, certo, non la troviamo scritta esattamente in questi termini, ma indubbiamente è il concetto di fondo che emerge da quel verbo, «credere», ripetuto sei volte nei dodici versetti.
Il Vangelo si apre e si chiude con parole estremamente consolatorie. Si apre con un bellissimo: «Non sia turbato il vostro cuore» (Gv 14,1). E si chiude con un potente: «Chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi» (Gv 14,12). E qualche versetto dopo, anche se non è riportato nel brano della V domenica, Gesù aggiunge: «Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò» (Gv 14,14).
La consolazione però non è una comoda rassicurazione. Tutt’altro. La si può leggere più nei termini di una chiamata. Come dire: le possibilità ci sono, la base c’è, tutto è possibile, ma devi metterti in gioco anche tu. E non con gesti eclatanti, non con opere al limite dello straordinario, ma con un prezioso atto interiore: credere, fidarsi. È lì il primo passo.
Credere nel Padre e nel Figlio.
Credere in ciò che non vediamo né tocchiamo.
Credere che l’orizzonte che possiamo descrivere non contiene tutto ciò che esiste.
Credere che anche nella nostra fede c’è un oltre che non possiamo possedere e che può sorprenderci e disorientarci in ogni istante.
Credere che c’è spazio per tutti nel cuore di Dio.
Credere che Gesù sia ciò che ognuno di noi può essere.
Credere che la Via per arrivare a Dio si è fatta uno di noi e noi possiamo viverla, attraversarla. Credere che si offre a noi anche oggi, e che lo Spirito può rivelarla al nostro cuore e ai nostri occhi.
Credere che in Gesù possiamo spargere attorno a noi quella stessa salvezza che lui ha donato, quella stessa liberazione con lui ha riconsegnato molti alla vita bella, quella stessa cura e attenzione con cui lui ha saputo guardare il mondo e ogni singola persona.
Credere, fidarsi. È davvero il primo passo, seppur non il più semplice.
Perché credere è lasciarsi andare, è ammettere consapevolmente di non essere il centro del mondo né il suo giudice.
Quanto riusciamo ancora a sorprenderci? Lo chiedo a voi e a me.
Quanto riusciamo a meravigliarci per le opere straordinarie che Dio ancora compie?
Quanto riusciamo a cogliere con gli occhi e con il cuore quei piccoli prodigi di bene e di vita che Dio realizza ancora oggi e in molti e sorprendenti modi?
È lì la via che porta a Dio.
È lì che possiamo ancora contemplare il farsi carne di Gesù, il suo essere via e vita per il mondo.
È lì che possiamo finalmente prendere le distanze da quella verità che trasformiamo in arma per sterminare coscienze e restare, e vivere, quel Gesù-Verità che svela al mondo il volto bello di Dio e a ognuno di noi la perla che custodisce; perla che può far brillare Dio nel mondo in modo sempre più concreto e autentico.
La auguro a me e a voi: una fede capace davvero di affidarsi, di disarmarsi, di lasciarsi andare a Dio, alla sua Via, al suo Spirito. Rischiamo di diventare autentici, testimoni, costruttori.
UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO
Credere
Credere.
Signore, è il sospiro del mio cuore,
il più intimo tra i desideri.
Credere in te, Figlio amato.
Credere in te, Salvatore gentile.
Credere in te, Pastore premuroso.
Credere in te, Dio fatto carne.
Credere che la tua vita sia
la nostra via verso la pienezza di Dio.
Credere che la tua parola sia
la nostra via verso il cuore di Dio.
Credere che i tuoi gesti siano
la più preziosa scuola
per regalare vita al mondo.
Insegnami a credere, Signore.
Amen, alleluia.
DAL VANGELO DELLA DOMENICA
(Gv 14,1-12 )
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.
Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».
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