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Quando Gesù dice «Beati voi…», non scherza!- BUONA DOMENICA! IV TEMPO ORDINARIO – ANNO A

Rallegratevi ed esultate,
perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.
(Mt 5,12a)

«Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro…» (Mt 5,1ss.). Quasi sicuramente queste prime righe del brano di Vangelo che la IV domenica del Tempo Ordinario ci propone scorreranno via velocemente e, se le ascolteremo a messa è molto probabile che non riceveranno troppi commenti, perché oggi il cuore di tutto è niente poco di meno che le Beatitudini. Eppure l’attacco scelto dall’evangelista Matteo è fondamentale e dice tutta l’importanza del brano che segue, le Beatitudini appunto.
Quando qualcuno dice quanto la pagina delle Beatitudini sia centrale per un cristiano, c’è quasi sempre qualcun altro che sottolinea: «Sì, ma di più i comandamenti». E a volte i dibattiti proseguono tra chi protende per un cristianesimo della gioia e chi dei precetti. Eppure sono proprio quelle prime righe ad aprirci la via, a guidarci.
Non sono troppe le volte in cui Gesù si siede.
Non sono tante le volte in cui Gesù va sul monte per parlare. Spesso si allontana sul monte per pregare.
Non son tante le volte in cui si dice che Gesù insegna.
Eppure questa volta Matteo è chiaro: Gesù va sul monte, si siede e insegna. E voi mi direte. Ok? Ma a noi?
Andiamo al dunque! L’evangelista Matteo parla a una comunità di cristiani provenienti dall’ebraismo: credenti in Gesù, sì, in cui però è ancora forte il senso della Legge mosaica, dell’Antica alleanza. Credenti in cui il senso del precetto si scontra spesso e volentieri con la legge del dono e del perdono. Come dire: Comandamenti – Beatitudini: 1-0.
Per questi fratelli e sorelle di fede, «monte» significa: Dio, Mosè, alleanza; quel «si siede» e «insegna», circondato da discepoli, significa che chi sta parlando non è uno qualunque: è un maestro, e quelle parole che stanno per essere pronunciate dovranno essere accolte, credute, osservate (cioè: realizzate) esattamente come lo furono le dieci parole date da Dio a Mosè, e da Mosè al popolo.
Gesù quindi è il nuovo Mosè, che su un nuovo monte offre una nuova legge; legge che dà pieno compimento all’antica alleanza. Le Beatitudini non sono un consiglio. Non sono un invito, non una parabola, non una delle tante possibili vie per seguire Gesù. Il Maestro di Nazaret sta letteralmente spostando il baricentro.
E come a Israele fu detto: «Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio. Lo amerai con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze», così a noi, viene detto: «Beata te, beato te che avrai il coraggio di puntare all’oltre, di mettere tutte le tue energie, la tua intelligenza, i tuoi doni per cercare di realizzare la giustizia, la pace, la tenerezza, la bontà; in una parola, il regno dei cieli qui e ora. Felice te, che non punti a far quadrare il tuo piccolo cerchio, a far funzionare il ristretto orizzonte della vita, ma ti spingi oltre e fai di quell’Oltre il senso stesso di ogni giorno, di ogni singolo ricominciare, di ogni ferma determinazione a credere nella speranza». Non ci è chiesto di accontentarci, tutt’altro!
Le Beatitudini sono una pagina rivoluzionaria a cui solo chi non sa accontentarsi può dare credito. Le Beatitudini sono il senso della nostra fede e il cuore della nostra vocazione battesimale: ci è chiesto di costruire felicità, di diventare artigiani di felicità!

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Beati noi

Beati noi, Signore,
se riusciremo a fare del Vangelo
la nostra bussola.
Beati noi, Dio della vita,
se sapremo generare felicità,
costruendo il bene.
Beati noi, Tenerezza infinita,
se sceglieremo di cercare la giustizia
e vivere l’umiltà.
Beati noi, Maestro di Nazaret,
se nelle scelte quotidiane
metteremo te al centro di tutto,
se le tue logiche di relazione
diventeranno il nostro stile di vita.

Vogliamo la felicità,
Dio di pienezza:
insegnaci a esserne artigiani.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA
(Mt 5,1-12a)

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

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Splende nuova vita – BUONA DOMENICA! III TEMPO ORDINARIO – ANNO A


Il regno dei cieli è vicino
(Mt 4,17)

Non so voi cosa pensiate, ma queste prime domeniche dell’anno liturgico a me stanno donando una profonda consolazione. Di lettura in lettura, di Vangelo in Vangelo è come se gli eventi del Natale stessero prendendo corpo, è come se la straordinaria bellezza vissuta nel contemplare il Dio-con-noi si stesse incarnando in incontri, scelte, situazioni che ci rivelano quanto concreta sia la presenza di Dio tra noi, di quel Gesù di Nazaret, figlio di Dio e Dio stesso.
È come se ascoltando Giovanni il Battista o Isaia o contemplando i gesti che la Parola di Dio propone, quello stupore diventasse sempre più forte, sempre più concreto.
Ve lo dico onestamente: mi piacerebbe riuscire a fermare la routine per lasciare a Dio il tempo di rivelarsi, di farsi scoprire negli eventi di ogni giorno. Poiché a volte rischiamo di spegnere la gioia solo perché non riusciamo a concederci il tempo della contemplazione. Sì, della contemplazione! Dell’accorgerci di Dio e della sua opera.
La nostra vita molto spesso è come i territori di Zabulon e Neftali: è depredata, strapazzata da chi sa sempre cosa prendere, attraversata dai più, spesso calpestata. È terra colpita, avvolta dalla notte dello scoraggiamento o dal crepuscolo della fatica. Eppure proprio in questa terra Dio continua a splendere. Anche se non lo fa sparando fari accecanti. Lui fa luce, facendosi luce. Proprio in questa terra rinsecchita dal dolore Dio riporta vita non aprendo le dighe, ma irrorando con la rugiada.
Su di noi e sulla nostra vita, l’Emmanuele continua a farsi luce nella notte, vita nella morte, acqua nel deserto.
Eppure ci sono giorni, e sono tanti, in cui facciamo proprio fatica a vederlo. Ci sono volte, e tante, in cui la consolazione è materia rara, difficile da reperire.
E allora la domanda: come fare per riuscire a vedere il regno di Dio accadere? Come vedere il compiersi del Vangelo, il farsi storia reale della Buona notizia, il farsi presenza luminosa dell’Emmanuele?
Il segreto per riuscire davvero a sperimentare quella gioia di cui parla il profeta Isaia – gioia che nasce dall’accorgersi che Dio per noi sta spezzando i gioghi che ci opprimono, sta fermando il bastone dell’aguzzino, sta sollevando il peso dalle nostre spalle – è nelle parole di Gesù: «Convertitevi perché il regno dei cieli è vicino». Convertirsi, ossia cambiare, capovolgere le logiche.


Abbiamo bisogno di cuore nuovo per vedere Dio.
Abbiamo bisogno di occhi puri per accorgerci di lui.
Abbiamo bisogno di silenzio per ascoltare la vita e vederla accadere.
Abbiamo bisogno di stoppare ciò che in questo momento ci sta travolgendo. Stopparlo, qualsiasi cosa esso sia.
Abbiamo bisogno di lasciare le nostre reti per poter davvero pescare.
Abbiamo bisogno di orizzonti nuovi per riuscire a scrutare l’orizzonte.

Non so come potremo concretamente fare, ma nessuno se non noi stessi può scegliere di farlo.
E io auguro a me e a voi questo coraggio: lasciare per trovare, lasciare per vedere, lasciare per scoprire.
Il Regno sta già accadendo, in noi e attorno a noi, con tutta la sua carica di novità. Ora a noi togliere i nostri occhiali e indossare quelli di Dio!

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Chiamaci, Maestro viandante

Gesù, Maestro viandante,
accostati a noi, chiamaci,
tiraci fuori da noi stessi
e dai nostri blocchi interiori;
aiutaci a venir fuori
dallo scoraggiamento e dalla fatica,
prestaci occhiali nuovi
e mostraci nuovi orizzonti
per riuscire a scorgere,
ogni giorno, la vita che nasce,
il buono che germoglia,
Dio presente.
Insegnaci a lasciare per trovare…
per trovarti!
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA
(Mt 4,12-23)

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

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Chi è Gesù di Nazaret? – BUONA DOMENICA! II TEMPO ORDINARIO – ANNO A


Ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio
(Gv 1,34)

Luce delle nazioni.
Colui che toglie il peccato del mondo.
Colui che chiamando rende santi.

Se volessimo fare una stringatissima sintesi delle letture che la liturgia ci propone ritornando al Tempo Ordinario, queste tre espressioni potrebbero far emergere aspetti straordinari su Gesù.
Leggo, medito e mi sembra che una domanda attraversi la Parola: chi è Gesù di Nazaret? Chi incontriamo oggi dopo Betlemme, dopo i lunghi e silenziosi anni a Nazaret, dopo il Giordano?
Giovanni risponde in modo diretto e senza mezzi termini. Vedendolo, lo indica: è l’agnello di Dio, è colui che toglie il peccato del mondo. E questa è una frase che contiene più di mille omelie. L’immagine dell’agnello attraversa l’intero Vangelo di Giovanni. Tanto che il quarto Vangelo è l’unico a collocare l’Ultima cena prima della Pasqua ebraica e il venerdì di passione lo presenta come giorno di parasceve, giorno cioè di preparazione al sabato. E poiché quel sabato – scrive Giovanni (Gv 19,31) – era un giorno solenne – era infatti la Pasqua – in quel venerdì vengono preparati gli agnelli per la grande celebrazione.
Gesù muore proprio nel giorno in cui il popolo sta sacrificando gli agnelli. E questa scelta dell’evangelista è una scelta estremamente simbolica. Come a dire al popolo: non c’è più bisogno di altro, oggi Dio stesso ha offerto il figlio. Quello che non aveva permesso ad Abramo con Isacco, Dio lo ha riservato a sé. E ora non abbiamo più bisogno di nulla. Non servono più i riti. Non più gli agnelli. Dio ha compiuto l’unico vero sacrificio a nostro favore, per la nostra salvezza, per la nostra santificazione. Da quel dono incomparabile e immeritato sul Golgota, per tutti noi ora c’è vita, guarigione, riconciliazione, nuova possibilità di incontrare Dio. Per tutti! Perché a renderci santi è quell’Agnello, a donarci vita è quell’Agnello, a liberarci dal peccato è quell’Agnello. Nessun altro e soprattutto null’altro. Non la nostra integrità, che pure non guasta. Non le nostre capacità, che pure sono un dono. Non i nostri sì radicali e generosi, che pure sono graditi al cuore di Dio.
A liberarci dal peccato – ripeto quel singolare proposto anche dal Vangelo: «peccato» – è Gesù. A liberare il mondo dal peccato è Gesù. Non riduciamoci a pensare ai peccati, gravi o lievi che offuscano le nostre giornate. Gesù è il Salvatore che ci libera dal peccato, da quell’irrefrenabile tentazione di racchiudere Dio, di dargli dei confini, di definirlo, di pretendere di avere tutto sotto controllo, anche la sua vita e la sua opera. Lui viene, è venuto, è il Dio con noi, nato tra noi per liberarci. Null’altro che questo: renderci liberi.
Il Vangelo di questa II domenica del tempo Ordinario dà voce a Giovanni, il profeta precursore, il primo a essere destabilizzato dagli eventi del Giordano, dallo Spirito disceso su Gesù; il primo a dare testimonianza.
E noi, in tutto ciò che questo nuovo anno ci chiederà e ci donerà, saremo chiamati a mettere i nostri piedi sulle orme di questo Gesù, Figlio di Dio e Dio stesso. Lui ci chiama, e nella sua chiamata c’è già salvezza. Lui ci rende santi, perché ci offre in dono lo Spirito.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Ecco l’Agnello!

Eccoti, Signore,
Agnello che si offre in dono
perché ognuno di noi abbia vita;
Luce delle nazioni
che porti salvezza
fino ai confini più estremi;
Parola creatrice che
continuamente chiama
e rende nuovi.

Eccoci, Signore!
Vogliamo seguirti,
ascoltare la tua voce,
credere nella tua Parola.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA
(Gv 1,29-34)

Questo è l’Agnello di Dio che scalderà il mondo

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

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Davanti al Giordano – BUONA DOMENICA! Battesimo del Signore – ANNO A


«Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento»
(Lc 3,22)

Quando da piccoli iniziamo il nostro cammino di fede, una delle primissime cose che ci viene detta è: Gesù è vero Dio e vero uomo, si è fatto in tutto uguale a noi eccetto il peccato. Eppure, paradosso dei paradossi, Gesù nel Vangelo che la liturgia ci propone sembra “entrare in scena” proprio mettendosi in fila tra i peccatori.
Il tempo del Natale trova nella festa del Battesimo del Signore un compimento: quel Dio che si è fatto bambino, che ha assunto la nostra natura umana, non respinge nulla di ciò che noi viviamo, non disdegna nulla della nostra fragilità; e pur essendo lui la pienezza di ogni cosa e creatura, del tempo e dello spazio, si mette in cammino come ogni persona che cerca, come ogni donna e uomo a cui non basta ciò che ha già raggiunto, come ogni essere umano che si sente chiamato a lasciarsi toccare e trasformare.

Chi va al Giordano da Giovanni ci va perché invitato a un lavacro di purificazione, a un battesimo di conversione. Si tratta di consentire ai vissuti personali, belli o brutti, felici o tristi, di essere lavati con acqua nuova, di lasciarsi dischiudere per un oltre, un di più, un non ancora accaduto.
Ci vanno in tanti, e tutti perché richiamati dalla voce di un profeta, di un uomo tutto d’un pezzo che non ha timore di altri se non di Dio, che non disdegna di richiamare altri, anche i potenti, alla conversione del cuore e della vita. Ci vanno in tanti, e tra i tanti, dalla Galilea, ci va anche Gesù.
Quello che accade al Giordano, per quanto ci sconvolga, sembra una questione più privata che pubblica. I cieli che si aprono, lo Spirito che discende, la voce che annuncia: tutto sembra essere per lui, solo per lui, per quel Gesù venuto dalla Galilea delle genti, crocevia di popoli e culture; per quel Gesù nato a Betlemme, casa del pane, portato in Egitto, terra di prigionia e liberazione, e cresciuto a Nazaret, tra mura, voci e affetti di quotidiana umanità. La voce parla, e proprio in forza di quello Spirito già presente, rivela: tu sei l’amato, sei il Figlio, in te la mia pienezza.

Ma chi è Gesù di Nazaret? E che cosa possiamo vedere quando guardiamo lui?

Pietro, in modo molto semplice e diretto – lo ascoltiamo nella seconda lettura – ci dice: «dopo il battesimo passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui». E sappiamo che Pietro di quell’andare è testimone diretto.

Ma già il profeta Isaia aveva tracciato l’identikit di colui che sarebbe stato IL mandato da Dio, il suo consacrato, l’eletto, colui nel quale Dio aveva posto il suo compiacimento.
Isaia lo descrive in uno modo straordinariamente plastico e concreto. Il servo del Signore, l’eletto, è mandato tra noi per essere luce delle nazioni, per aprire gli occhi ai ciechi, per liberare i prigionieri, per far uscire dalla reclusione chi abita nelle tenebre. Colui che è mandato per seminare a larghe mani il regno di Dio non è solo vero Dio, ma è anche vera persona, visibilità di una umanità autentica e pienamente realizzata. È colui che non urla, non spezza una canna incrinata, non spegne una fiamma smorta. In lui c’è vita. Da lui si diffonde vita.

Ecco chi è l’Amato. Ecco il Dio che pur di salvare si è lasciato salvare; ecco colui che pur di far risplendere in noi l’essere figli amati si è fatto fragile carne.

E noi, oggi, anche davanti al Giordano, continuiamo a contemplare il grande mistero del Dio con noi anche nel peccato.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Al Giordano

Davanti al Giordano, Signore Gesù,
ti riscopriamo presente e amante:
presente anche nel nostro peccato,
amante della nostra vita,
della nostra fragilità,
dei nostri più intimi desideri
di conversione.

Sei l’Amato, o Emmanuele,
sei colui che non spegne
la nostra debole speranza,
non spezza la nostra vita incrinata.
Tu ci apri alla luce
e ci liberi da ogni tenebra.
Noi ti lodiamo e ti benediciamo. Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA
(Lc 3,15-16.21-22)

In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco».
 Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

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Felici o indignati? – Buona domenica! – XXIV Tempo Ordinario – anno C

Allenarsi nel PERDONARSI – Step5 di “Training di misericordia”

Step5

allenarsi nel

PERDONARSI

perdonarmi

Scheda a cura di
Sr Mariangela Tassielli,fsp

(Scaricabile in fondo al post)

L’ESERCIZIO su cui allenarsi in APRILE è: PERDONARSI!

Il brano biblico che ci accompagna in questo breve tratto di strada, fino alla Pasqua, è uno dei brani, forse in assoluto più conosciuti: il brano del padre misericordioso, che ritroviamo nel vangelo di Luca al capitolo 15.

Diversamente da come di solito siamo abituati a farlo, vi chiederei di fermarvi solo su 4 versetti. Il brano della parabola è di per sé lungo, ricco, pregno di spunti. Questa volta, però ci è chiesto di concentrare l’attenzione solo sul padre, sul suo atteggiamento nei confronti del figlio minore. Atteggiamento che però, di fatto, possiamo riscontrare, anche semplicemente notando alcuni passaggi, verso il figlio maggiore. 

In ascolto della Parola                                                     Lc 15, 20 – 24

 [Il più giovane dei figli, si alzò e tornò da suo padre, [poiché pensò: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame!”].

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.

La forza di un abbraccio

Quanta forza disarmante c’è in un abbraccio? Quante vittorie è riuscito a ottenere un abbraccio… quante volte ha frenato la rabbia, la violenza… quante volte ha abbattuto preconcetti e distanze, quante volte ha aperto inaspettate prospettive…abbraccio_1

L’abbraccio: questo è il gesto che quel padre, raccontato da Gesù, compie. Questo è ciò che fa Dio. Qualcuno dice che questo padre ci racconta Dio in modo rivoluzionario. Qualcuno afferma che tra il padre misericordioso e il Dio degli eserciti dell’antico testamento ci sia un incolmabile e contradditorio abisso. Di solito lo si fa limitandosi a citazioni sporadiche e sciolte. Il famigerato Dio degli eserciti sembra non aver nulla a che fare con il padre che attende sulla soglia di casa che il figlio torni, saltandogli poi al collo solo per il fatto di essere tornato, a prescindere dal fatto che sia tornato perché pentito o perché affamato.

Eppure gli esegeti ci dicono di andare a fondo, perché il nome di Dio, e quindi la sua natura intima, rivelata a Mosè è: misericordia […]     Continua a leggere Allenarsi nel PERDONARSI – Step5 di “Training di misericordia”

Chiusura dell’anno delle fede – provocazioni per tutti e idee per catechisti

…la fede

Cristo al centro della vita! 

vita di fede

Fede: nulla di più lontano dalle parole… nulla di più vicino alla vita. La fede è determinazione, scelta, orientamento, atteggiamento. Fede è luce proprio perché dà luce, la offre, la dona senza riserve. Fede è fiducia, è volontà di mettere al centro della vita qualcuno, è dire sì a colui che sta chiamando

La fede non è anonima, proprio perché viene da qualcuno: Dio. E’ atto libero e incondizionato di chi si sta consegnando, si sta offrendo, si sta dando senza pretese… di chi si sta fidando mettendosi in gioco, perdendo! E’ atto libero di Dio. E’ luce che illumina.

La fede “va” verso qualcuno: l’uomo. E’ proposta di relazione, di dono, di vita, di fiducia, di accoglienza, di risposta libera e totale. E’ atto libero dell’uomo che sceglie e dice sì. E’ luce a cui viene dato spazio.

La fede diventa dono: da persona a persona, verso Dio. E in questo la fede, luminosa strada di vita, non può che diventare testimonianza, capacità di attuare scelte coerenti, trasparenza di ciò in cui si crede. La fede dà un colore alla vita, la rende unica, riconoscibile, individuabile. Una vita credente non è incolore, in sapore, in odore. La vita credente ha un colore specifico: è luminosa. Ha un sapore forte e inconfondibile. Ha un profumo intenso. E’ una risposta libera. E’ luce che si fa luce, per tutti.

La vita credente è una vita centrata: ha un centro specifico, non disperde le energie, è con-centrata! La vita credente è una vita in cui essere con-centrati significa essere con-Cristo, metterlo al centro, non sostituirlo.

L’anno della fede volge alla conclusione. Ancora pochi passi e la domenica di Cristo Re, affidandoci a un nuovo anno liturgico, ci chiederà anche di fare il punto della situazione: quanto splende la nostra fede? Quanto riesce a illuminare? E soprattutto: di quante sfumature è riuscita a caricarsi?

Carissimi amici, seppur il mondo ci sembra buio, credere significa portare luce. E la luce che il Signore dona al mondo ha dei nomi propri: Andrea, Sara, Elisabetta, Luca, Giuseppe… ognuno metta il suo. La luce di cui il Signore vuole illuminare il mondo siamo noi, con i doni e i limiti che ci portiamo dentro.

Concludere l’anno della fede significa di fatto ripartire più forti, più convinti, più consapevoli di essere chiamati a essere luce… perché il mondo creda… e credendo viva!

E se sei un catechista o educatore…      Continua a leggere Chiusura dell’anno delle fede – provocazioni per tutti e idee per catechisti

Liturgia di domenica 5/05/2013 – VI Domenica di Pasqua – con suggerimenti per catechisti

«Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore»

Parola si fa luce

Gv 14,23-29

In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]:
«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.
Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».

 

Per te catechista, che scegli di usare anche l’immagine per aiutare i tuoi ragazzi a entrare nel dinamismo del Vangelo.

OBIETTIVO: aiutare i ragazzi a scoprire quella relazione unica che c’è tra Gesù e il Padre… relazione che Gesù rivela e in cui ci coinvolge.

  1. Leggete con i ragazzi l’immagine:
    • Cosa significa credere? E quanti colori ha la fede? Visualizzando quest’immagine, provate a chiederlo ai ragazzi. 
    • Spesso i nostri ragazzi immaginano che credere sia qualcosa di monotono. Difficilmente si abbina la fede all’effervescenza, alla diversità, alla scoperta, alle sfumature. La immaginano, e la immaginiamo forse, come un elenco di incontestabili affermazioni da credere senza ma e senza se. Eppure credere è fidarsi, è scoprire la presenza di Dio nella quotidianità, è accorgersi delle sfumature del suo amore che possono rendere nuova la nostra vita, trasformarla da un noioso “bianconero” a un vivacissimo “a colori”. Ma come?
    • La Parola di Dio diventa la nostra possibilità. Le sue parole, se accolte e credute, danno luce nuova a ogni situazione, riescono a far risplendere anche la più grigia tra le realtà . La Parola si fa luce perché è la via per entrare in relazione con il Signore, per entrare in quel rapporto speciale tra Gesù e il Padre, per sentirci totalmente dentro al loro amore.
    • Credere e vivere quelle Parole è questione di fiducia e di amore, non di osservanza cieca e irrazionale. La fede, nutrita dalla Parola, da un ascolto sincero e intelligente, spalanca orizzonti nuovi e irripetibili per ognuno, perché ci fa sentire raggiunti da una proposta d’amore… quella che il Padre ha per noi, lo stesso amore che in Gesù si è  manifestato in tutta la sua pienezza.
    • Vista da questa prospettiva, che di fatto è la prospettiva inaugurata dal Vangelo, la fede è realmente effervescenza e novità, è coinvolgimento e proposta, è relazione decisamente unica e singolare.
    • Lo Spirito guida, insegna, illumina, accompagna, sostiene ognuno di noi nell’ascolto della Parola, e la rende luce dalle mille sfumature, capace di penetrare ogni angolo della nostra vita. La Parola si fa nostra luce illuminandoci in profondità, non ci acceca, ma rischiara e rende luminoso  ogni tratto di strada da vivere.
    • Quali e quanto grigio c’è in noi? Cosa la Parola potrebbe illuminare con nuove sfumature?
  2. Leggete insieme il Vangelo
  3. Aiutate i ragazzi a farne risonanza in gruppo 
  4. Trasformate la Parola in preghiera, in modo spontaneo
    Insieme: Signore Gesù, tu ci inviti a dimostrare il nostro amore con i fatti: ascoltando e mettendo in pratica la tua Parola. donaci la gioia di aiutarci a vivere secondo il tuo Vangelo, anche quando costa. Amen [R. Laurita]Abbiate come riferimento per la preghiera, anche la traccia che ho suggerito nel post Liturgia del 7 aprile

   Destinatari: adolescenti e giovani  

Suggerimenti per la lettura dell’immagine 

a cura di Sr. Mariangela Tassielli, fsp

 

Se hai la rivista Catechisti Parrocchiali n.5, AMaggio 2013 prova a vedere anche questi suggerimenti:Catechisti Maggio 2013

  • pag. 6 – 11: Per genitori, bambini e ragazzi, itinerario diversificato per imparare a educare alla fede; dare importanza alle opere di bene per essere un buon cristiano; ringraziare per il dono della fede.
  • pag. 12 – 13: attività per sottolineare e valorizzare il”pane della promessa”, realizzando il pane azzimo
  • pag.14- 15: parole della fede: amen e alleluia
  • pag. 16 – 19: verso la prima eucaristia: un percorso di gioia e condivisione
  • pag. 20 – 21: rileggere l’esperienza della morte alla luce della vita costruendo un fiore-girandola
  • pag. 22 – 25: il Vangelo nella vita, domenica per domenica con una serie di attività proposte
  • inserto Ragazzi&Dintorni con rubriche musicali, cinematografiche e tante altre su Il Credo
  • Tanto altro ancora… 😉

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Liturgia di domenica 21/04/2013 – IV Domenica di Pasqua – con suggerimenti per catechisti

«Io sono il buon Pastore
conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me»

Il Buon Pastore

Gv 10, 27-30

Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola”.

Per te catechista, che scegli di usare anche l’immagine per aiutare i tuoi ragazzi a entrare nel dinamismo del Vangelo.

OBIETTIVO: far entrare i ragazzi nella dinamica dell’amore di Dio! La metafora del buon Pastore non ha altro senso.

  1. Leggete con i ragazzi l’immagine:
    • Quando Gesù diceva di essere come il buon Pastore, tutti i suoi diretti ascoltatori sapevano di cosa parlava. Tutti avevano molto chiaro quanto fossero preziose le pecore, o il bestiame in genere. Tutti sapevano quanto fossero vulnerabili, fragili, deboli indifese da eventuali attacchi di altre bestie. Ma tutti sapevano anche quanto sacrificio c’era nella vita di un pastore, quanta non vita c’era in quel vivere spesso soli e lontani. 
    • E poi, in chi ascoltava era fortissimo, in quelle parole di Gesù, il richiamo ai profeti che tante volte nella storia d’Israele, in momenti di grande difficoltà e disperazione avevano detto che Dio, come un pastore avrebbe guidato il suo gregge-popolo. Avrebbe preso in braccio gli agnellini, avrebbe camminato accanto alle pecore gravide e madri… Insomma in quel pastore, chi ascoltava non faceva altro che vedere un Dio farsi vicino. Di quel pastore annunciato dai profeti ora, Israele stava vedendo un volto e ascoltando direttamente la voce.
    • Ma oggi per i nostri ragazzi cosa significa Pastore? E quanta distanza esiste o potrebbe esistere rispetto a chi non vorrebbe mai e poi mai essere come una pecora nel gregge? Pensate oggi a cosa significhi di fatto essere paragonati a una pecora. Cosa potrebbe significare rispetto ad accuse mosse alla religione di voler impedire alla gente di pensare, ragionare, dimostrare… cosa può volere dire il rapporto pecora-pastore, di fronte ad accuse di “oppio dei popoli”…
    • L’immagine proposta allora vi potrebbe aiutare ad andare oltre, entrando nel senso di quella metafora del pastore buono, e vi permette di focalizzare due aspetti:
      1. rispetto alla foto che ritrae dei fiori e uno in particolare: la fragilità dell’essere creature
      2. rispetto alla frase: la totalità e concretezza dell’amore di Dio.
    • Rispetto alla foto: i fiori dicono la fragilità, la vulnerabilità, la singolarità di ognuno. Come il fiore così ogni uomo può essere  aiutato a crescere, accompagnato, protetto, custodito. Ma come il fiore basta poco per essere schiacciato, sbattuto dai mille venti di tempesta. Il fiore rende bello il mondo, ma il mondo può distruggere la bellezza del fiore… stessa cosa si può dire per l’uomo.
    • Rispetto alla frase: forse oggi Gesù ai nostri giovani parlerebbe così. Gli direbbe in modo diretto: “Ti amo”. Ma non come questo mondo ti fa vedere. “Io per te sono pronto a dare tutto. Non ti voglio perfetto. Non devi avere un fisico da urlo, né voti necessariamente eccellenti. Non ti amo perché sei perfetto… tu sei speciale, proprio perché io ti amo, senza un perché  Ti amo… STOP! Il resto non mi interessa”.
    • Fondamentale è far emergere due importantissimi passaggi che la frase mette in luce: “ti conosco” e “perché tu viva”
    • Poche volte aiutiamo i nostri ragazzi a sentirsi nel cuore di Dio, a sapersi amati e conosciuti da lui fin nelle profondità del cuore. Dio ama non perché ignora, ma perché conosce e sa che solo il suo amore può salvare.
    • Ma cosa significa salvezza? Dire salvezza è dire presente o dire paradiso? Molti di noi, dobbiamo ammetterlo, pensiamo al futuro, alla vita eterna, a quel premio che ci sarà dato. E forse per questo il Vangelo diventa così lontano dalla vita dei nostri ragazzi. Dire salvezza è dire una vita piena già qui e ora, una vita autentica e degna di essere vissuta, una vita che ha un suo senso ed è capace di essere significativa rispetto agli altri e rispetto al futuro del mondo.
    • L’immagine, cari catechisti, sia uno strumento per entrare nella concretezza dell’amore che ieri Gesù diceva con l’immagine del Pastore buono e oggi direbbe certamente con un linguaggio più attuale e per questo altrettanto provocatorio.
  2. Leggete insieme il Vangelo
  3. Aiutate i ragazzi a farne risonanza in gruppo 
  4. Trasformate la Parola in preghiera, in modo spontaneo
    Insieme: Signore Gesù, nel segreto del cuore o tramite le persone che incontriamo tu ci parli. Negli avvenimenti quotidiani, anche sgradevoli e difficili, parli a ognuno di noi e attendi una risposta. Donaci di accogliere con gioia quello che ci proponi. Amen [R. Laurita]
    Abbiate come riferimento per la preghiera, anche la traccia che ho suggerito nel post Liturgia del 7 aprile

   Destinatari: adolescenti e giovani  

Suggerimenti per la lettura dell’immagine 

a cura di Sr. Mariangela Tassielli, fsp

 

Se hai la rivista Catechisti Parrocchiali n.4, Aprile 2013 prova a vedere anche questi suggerimenti:

  • pag. 6 – 09: Per genitori, bambini e ragazzi, itinerario diversificato per riscoprire la Chiesa come Famiglia in cui mettersi in gioco con i propri doni. 
  • pag. 11 – 12: attività per sottolineare e valorizzare il simbolo dell’olio dell’unzione (LEGGI L’ARTICOLO)Catechisti Aprile 2013
  • pag.14 – 15: 3 parole da evidenziare: cuore, sequela e gioia
  • pag. 20 – 21: scheda per realizzare con i più piccoli, un “orologio della preghiera”, per insegnare a concludere la giornata con Gesù
  • pag. 22 – 25: Il Vangelo nella vita: dinamiche e attività da far vivere ai ragazzi per ogni domenica del calendario liturgico
  • inserto Ragazzi&Dintorni con rubriche musicali, cinematografiche e tante altre su Il Credo
  • Tanto altro ancora… 😉

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Liturgia di domenica 14/04/2013 – III Domenica di Pasqua – con suggerimenti per catechisti

«Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete»

Forma breve Gv 21,1-14

 In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.

rete-da-pescaQuando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.

Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

 

E anche questa volta carissimo/a catechista sostituisco l’immagine con una serie di immagini e musica. Ti propongo di usare questo video clip per entrare nella vicenda umana e divina di Gesù di Nazareth, uomo, dirà Pietro negli Atti, accreditato da Dio presso di noi, uomo cioè dalle cui parole e gesti abbiamo potuto contemplare il cuore stesso di Dio.

VIDEO-CLIP: Gesù il Signore di P. D’argenio

OBIETTIVO: il video, questa settimana, ci permette di comprendere la Pasqua come un evento strettamente connesso con tutto ciò che Gesù ha detto e operato, lungo le vie della Galilea, della Giudea e delle terre pagane che ha attraversato.

  1. Visualizzate con i ragazzi il videoclip:
    • E’ importante dare in mano ai ragazzi il testo del canto, così da poter fare una lettura a più livelli.
    • Si potrebbe per esempio, proiettare prima il video muto e far fare ai ragazzi un primo feedback sulle immagini che ritornano con più frequenza, su quelle che a loro sono piaciute di più o che sembrano più forti e comunicative.
    • Si potrebbe poi ascoltare solo la traccia audio e dialogare con i ragazzi sui passaggi chiave, trasformandoli in domande aperte attraverso cui provocarli:
      1. Conoscete l’opera di Dio? Cosa lui ha fatto e cosa sta continuando a fare oggi?
      2. Come ci ha salvato?
      3. Chi ha risuscitato Gesù? Ha fatto tutto da solo? – qui il canto dà voce a uno dei passaggi-chiave dell’evento della Risurrezione: Dio Padre ha risuscitato il Figlio. Gesù non ha fatto tutto da solo… non è stato superman! E anche in questo passaggio scontato è utile far emergere come la relazione vera tra Gesù e il Padre si trasforma sempre in vita e dona salvezza.
      4. Cosa è successo sulla Croce?
      5. Qual è stato lo stile di vita di Gesù?
    • Tutti questi passaggi, li potrete poi far risuonare e commentare anche dopo aver visto in modo completo il video (immagini e musica).
    • Vi suggerirei di spendere del tempo e di insegnare questo canto ai ragazzi, perchè credo che sia un canto che, più di tanti altri, riesca a fare sintesi del mistero Pasquale e del Vangelo stesso.
    • Potrebbe essere imparato bene e proposto come inno per un momento di evangelizzazione. Le parole sono ben dosate e aiutano i ragazzi, e non solo loro, a entrare nel vivo del messaggio di Gesù Cristo, ma anche nello stile di vita e di annuncio che un cristiano dovrebbe acquisire.
    • Affiancate al video, brani di Vangelo: i miracoli, gli incontri di Gesù, la preghiera, la lavanda dei piedi, la morte e risurrezione.
  2. Leggete poi insieme il Vangelo della Domenica
  3. Aiutare i ragazzi a farne risonanza in gruppo 
  4. Trasformate la Parola in preghiera
    Abbiate come riferimento per la preghiera, la traccia che ho suggerito nel post Liturgia del 7 aprile

   Destinatari: adolescenti e giovani  

Suggerimenti per la lettura del video clip 

a cura di Sr. Mariangela Tassielli, fsp

Da Catechisti Parrocchiali n.4, Aprile 2013:

  • pag. 6 – 09: Per genitori, bambini e ragazzi, itinerario diversificato per riscoprire la Chiesa come Famiglia in cui mettersi in gioco con i propri doni. 
  • pag. 11 – 12: attività per sottolineare e valorizzare il simbolo dell’olio dell’unzione (LEGGI L’ARTICOLO)Catechisti Aprile 2013
  • pag.14 – 15: 3 parole da evidenziare: cuore, sequela e gioia
  • pag. 20 – 21: scheda per realizzare con i più piccoli, un “orologio della preghiera”, per insegnare a concludere la giornata con Gesù
  • pag. 22 – 25: Il Vangelo nella vita: dinamiche e attività da far vivere ai ragazzi per ogni domenica del calendario liturgico
  • inserto Ragazzi&Dintorni con rubriche musicali, cinematografiche e tante altre su Il Credo
  • Tanto altro ancora… 😉

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