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Un viandante sulla via di Gerico – video forum

Un viandante sulla via di Gerico
Un viandante
sulla via di Gerico 

video forum

QUALCHE PREMESSA

Il video che vi proponiamo di utilizzare può diventare una possibilità per attivare un percorso di attualizzazione della parabola del buon Samaritano (Lc 10, 25-37), da proporre a preadolescenti e adolescenti.
La parabola è tra le più conosciute e forse anche tra le più anestetizzate. Contiene provocazioni forti, anche e soprattutto per una contemporaneità così segnata da squilibri, povertà, contraddizioni, prevaricazioni, divari socio-culturali. Si tratta allora nell’attualità di quel comandamento: farsi prossimi!
Le immagini del video possono aiutare i ragazzi a trasferire la parabola nell’oggi, ma potrebbero essere associate anche ad altre che gli stessi ragazzi, in un lavoro successivo potrebbero individuare a partire dalla loro esperienza e dagli ambienti in cui vivono.

APPUNTI DI LAVORO    Continua a leggere Un viandante sulla via di Gerico – video forum

Buona domenica! – XXIV del Tempo Ordinario – Anno C

OLYMPUS DIGITAL CAMERA«Quando era ancora lontano, suo padre lo vide»

Dal vangelo secondo Luca  (Lc 15, 20)
XXIV DOMENICA del TEMPO ORDINARIO – Anno C

Facciamoci bene i conti in tasca, amici, Gesù pretende di essere più grande della più grande e intensa gioia che umanamente siamo in grado di provare. Così, al discepolo che, ascoltando l’immensa sete di infinto che pulsa nel cuore, e la nostalgia pungente del Tutto, Gesù propone un cammino verso una scoperta inattesa: il vero volto di Dio.

IL NOSTRO PICCOLO DIO
Tutti abbiamo un’idea di Dio, per credergli o per rifiutarlo. Tutti abbiamo una spontanea, inconscia, sorgiva idea di Dio, una specie di religiosità connaturale nel nostro imprinting. Un’idea di Dio in cui credere. O non credere. Mediamente, però, l’idea di Dio che abbiamo è approssimativa, e neppure troppo simpatica. Dio esiste, certo, per carità, è anche potente, ma incomprensibile nelle sue discutibili scelte. occhio di dio cvAndiamo, siate onesti: non avete mai pensato di fronte all’idiozia degli uomini, che voi avreste fatto meglio nel governare il mondo? Che Dio dovrebbe almeno fermare le guerre? Proteggere i deboli? Che quella madre di famiglia divorata dal cancro è una clamorosa stupidaggine divina? Che, insomma, se Dio c’è perlomeno è pigro o incomprensibile?
Quanta strada l’uomo ha fatto per convertire il proprio cuore! La storia di Israele è la scoperta del vero volto di Dio, della misericordia, il cuore stesso di Dio. Nella splendida pagina dell’Esodo che abbiamo letto, Dio si accorge di essere stato troppo fiducioso nei confronti di questo popolo di schiavi, e decide di rinunciare e di ricominciare. Mosè lo sfida e rifiuta di seguirlo: tra Dio e il popolo Mosè sceglie il popolo! E Dio si stupisce e cambia idea. Continua a leggere Buona domenica! – XXIV del Tempo Ordinario – Anno C

Liturgia di domenica 10/03/2013 – IV Domenica di Quaresima – con suggerimenti per catechisti

«Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita,

era perduto ed è stato ritrovato»

Il perdono del Padre misericordioso

Lc 15,1-3.11-32

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».

Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.

Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Per te catechista, che scegli di usare anche l’immagine per aiutare i tuoi ragazzi a entrare nel dinamismo del Vangelo.

OBIETTIVO: aiutare i ragazzi a scoprire cosa significa misericordia, che nella parabola viene detta con quel ebbe compassione“… e non solo. MISERICORDIA: termine spesso abusato, ma il più delle volte non pienamente compreso nelle sue più dirette conseguenze. Molto spesso, negli incontri di catechesi con i preadolescenti e/o adolescenti a parole si annuncia un Dio buono e poi si arriva spesso a minacciare i ragazzi se si assentano o se non sono presenti a Messa. Questi atteggiamenti contraddicono con i fatti, ciò che le parole annunciano. Se Dio è buono lo è sempre, anche quando i nostri ragazzi, come il figlio della parabola prendono le distanze da lui. Riflettere su questo, in questa IV Domenica di Quaresima, mi auguro che possa aiutarci a riempire di misericordia anche il nostro agire pastorale.

  1. Leggete con i ragazzi l’immagine:
    • L’immagine che vi propongo è costruita, non casualmente, su un particolare del celebre dipinto di Rembrandt, Il ritorno del figliol prodigo (1668). 
    • L’artista chiamava prodigo il figlio, perché capace di dare con abbondanza (sperperando) i beni ricevuti come eredità. Noi oggi chiamiamo “prodigo” il padre perché la parabola punta a uno scopo ben preciso: far emergere l’abbondanza con cui il padre “distribuisce” amore… un’abbondanza definita “spreco” dal figlio maggiore.
    • Il particolare mette in primo piano l’abbraccio del padre: quelle mani buone che diventano per il figlio una casa sicura e accogliente.
    • Ma il senso della misericordia è simbolicamente rintracciabile in quella testa praticamente avvolta nel grembo dell’anziano uomo. In ebraico, infatti il termine misericordia è riportabile al senso delle viscere, del grembo, di ciò che genera vita.
    • Quella “testa”, quei pensieri, quella voglia di libertà a tutti i costi, quei desideri smodati di possesso e di potere ritrovano ora, nell’amore del padre, una nuova possibilità per rinascere, per essere generati a nuova vita, a una nuova libertà, a un nuovo senso di felicità. Questo è fare esperienza del perdono e della misericordia.
    • Da parte nostra noi dobbiamo poter dar voce alla Parola di Dio che continua a dire a ognuno: “Torna, figlio… permetti al mio amore di avvolgerti nell’abbraccio del perdono. Io ti aspetto perché ti amo”. Di queste parole tutta la Scrittura, i profeti  si sono fatti portavoce.
    • Gesù, in pienezza, ci ha rivelato la forza e la totalità di questo amore gratuito, non condizionato, non vincolato da una risposta.
    • Dio è lì e ci aspetta, come il padre della parabola attendeva il figlio, scrutando instancabilmente l’orizzonte. Dio ha compassione di noi, ha misericordia di noi, è cioè pronto a rigenerarci con il suo amore, a guarire ogni ferita, a riempire ogni senso di abbandono e solitudine. E’ lì… semplicemente pronto ad accoglierci senza condizioni previe: e questa è una verità troppo spesso omessa e di norma trascurata dalla catechesi e dalla prassi pastorale.
    • Annunciamo il perdono di Dio come se ci fosse un prezzo, quello del pentimento; limitiamo il perdono alla realtà di un dono concesso come premio… e invece, nell’esperienza biblica, nel farsi di Gesù amico dei peccatori, emerge una verità decisamente opposta: è l’amore che convince, è l’esperienza del perdono ricevuto che apre a una novità di vita. Solo colui che si sente amato, a prescindere da tutti i limiti, riesce ad amare con gratuità.
    • Questo è l’annuncio di vita che dobbiamo portare nella vita dei nostri ragazzi. Di questo amore che previene, dobbiamo far brillare la loro esperienza di Dio.
    • Qualunque cosa scelgano e qualunque situazione vivano, Dio è quel Padre davvero buono, che è lì, pronto a spalancare le braccia e ad amare.
    • Questo, oggi o un giorno, aiuterà la loro fede a diventare lampada che risplende.
  2. Leggere insieme il Vangelo
  3. Aiutare i ragazzi a farne risonanza in gruppo 
  4. Trasformare la Parola in preghiera
    Insieme: Padre, immensa è la tua misericordia e il tuo amore non ha limiti. Donaci con abbondanza il tuo Spirito, perchè le nostre parole e le nostre azioni siano un riflesso della tua bontà. Per Cristo nostro Signore.  Amen [R. Laurita]

   Destinatari: adolescenti e giovani  

Suggerimenti per la lettura dell’immagine 

a cura di Sr. Mariangela Tassielli, fsp

Da Catechisti Parrocchiali n.2, Febbraio 2013:

  • pag. 6 – 11: Per genitori, bambini e ragazzi, itinerario diversificato per capire e raccontare Gesù RisortoCatechisti Marzo 2013
  • pag. 12 – 13: Una scheda per realizzare con i ragazzi il Cero pasquale Simbolo di Cristo risorto
  • pag.16 – 19: La lode del mattino
  • pag. 18 – 20: – Via Crucis
  • pag. 21 – 25: Il Vangelo nella vita: dinamiche e attività da far vivere ai ragazzi
  • inserto Ragazzi&Dintorni con rubriche musicali, cinematografiche e tante altre su Il Credo
  • Tanto altro ancora… 😉

Segui anche la nostra rubrica: BuonaDomenica! – Riflessioni sul Vangelo domenicale per prepararsi a vivere nel migliore dei modi l’incontro con Gesù eucaristia. Online ogni sabato mattina!

E se vuoi vedere i nostri sommari, le novità e leggere alcuni  articolo vai sul minisito Paoline 

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CATECHISTI PARROCCHIALI – Ottobre 2012 – IN STILE MISSIONARIO

LA TECNOLOGIA: LEGAME O SOLCO?

di Marco Sanavio

La tecnologia come legame tra genitori e figli? Di solito è il contrario: cellulari, videogiochi e tablet sembrano segnare un solco che separa le due generazioni e, talvolta, questa situazione ha riflessi anche nel cammino di iniziazione cristiana.
La presenza di adulti e ragazzi all’interno dello stesso incontro è riservata solitamente alla fine dell’attività pastorale, nei mesi di maggio e giugno, utile per tracciare un bilancio del percorso annuale. Potrebbe essere opportuno, invece, convocare genitori e figli insieme, poco dopo la ripresa del cammino di catechesi, per iniziare da subito a proporre un’alleanza educativa su alcuni temi.

L’incontro tra le due generazioni dovrebbe avvenire in prima serata o durante il week end, così da permettere al maggior numero di adulti di partecipare. Anche l’invito dovrebbe essere curato e personalizzato, per far percepire alla famiglia che non si tratta di un obbligo da assolvere, ma di una opportunità da cogliere.
L’impatto iniziale dovrebbe essere gradevole: un piccolo rinfresco, un po’ di musica all’accoglienza e un ambiente curato possono aiutare.

Lo scopo sarà duplice: connettere per qualche istante con un gioco o un’attività genitori e figli e far loro comprendere che c’è un’intera comunità che li sta accompagnando nel percorso di iniziazione cristiana di cui la famiglia è componente fondamentale.

Dopo un primo cordiale saluto si può iniziare con questa proposta che risulta sempre molto divertente ed è utile per creare il clima. Si scelgono sei/otto ragazzi e un numero uguale di adulti.
Mentre i figli rimangono nella sala dell’incontro, i genitori escono e sono condotti in un posto dal quale non possono udire quanto accade nell’altro ambiente. Ai figli, allineati in riga, uno a fianco all’altro, si chiede di raccontare una parabola evangelica, ad esempio, quella del tesoro sepolto nel campo, la cui durata non deve superare i due/tre minuti, ma con la regola ferrea che ciascuno dovrà pronunciare una sola parola. (Ad esempio (Mt 13): Il – regno – dei – cieli – è – simile – a – un – tesoro…)
Non si devono distribuire bigliettini, né la storia è da scrivere da qualche parte, altrimenti si rischia di minare l’intera attività.
I ragazzi raccontano la parabola a modo loro, non è necessario che il racconto sia esattamente fedele al testo evangelico, è sufficiente che la narrazione regga. Dopo un paio di prove, si fanno rientrare gli adulti e si chiede loro di disporsi in maniera alternata in mezzo ai ragazzi, così da avere un genitore e un figlio, sempre in riga uno a fianco all’altro.
I ragazzi racconteranno la parabola provata in precedenza, ma saranno messi in difficoltà dalla presenza degli adulti inseriti fra loro che devono anche pronunciare una sola parola per dare seguito alla storia, ma non conoscono la trama e, quindi, depisteranno il discorso. Ovviamente agli adulti si dice semplicemente che c’è una storia da completare e che si procede, pronunciando una sola parola alla volta, alternandosi ai ragazzi.

Anche se, per conoscenza previa della parabola scelta, gli adulti dovessero riuscire a ricostruire l’intera narrazione, va da sé che risulterà difficile dare un forma fluida alla storia. Spesso il risultato si rivela buffo e comico, soprattutto per l’imbarazzo che si crea nell’alternanza tra le voci dei ragazzi e quelle degli adulti:
Oltre a quanto emergerà dalle constatazioni dei presenti, sarà importante sottolineare alcuni passaggi.
1. Spesso ci sono due codici di comunicazione tra genitori e figli: chi non esplora il codice dell’altro rischia di non capire e di non essere capito.
2. Di solito dovrebbe avvenire il contrario: i genitori introducono i figli nel cammino di conoscenza biblica. È pur vero che sono i figli a provocare gli adulti a riprendere in mano alcuni contenuti relativi alla fede, spesso «congelati» o tralasciati dopo la cresima.
3. Se non ci si incontra e non si raccontano le reciproche esperienze, difficilmente si riesce a raggiungere un buon risultato comune. Spesso la fatica è moltiplicata.

All’interno dell’incontro tra genitori e figli si propone che ciascuno scriva un bigliettino.
• Quello dei ragazzi avrà come tema: «Quello che avrei voluto dire ai genitori e magari finora non ho trovato il coraggio di esprimere», con il limite di 160 caratteri. Per sciogliere l’imbarazzo sarà opportuno chiarire che il messaggio resterà anonimo e, magari, può essere utile farlo scrivere prima della riunione con gli adulti, così da condizionare al minimo la comunicazione.
• Anche ai genitori si chiede di scrivere qualcosa al figlio senza, però, limiti di lunghezza. I foglietti anonimi saranno deposti in due cestini o scatole parzialmente aperte e pescati a caso nel corso della serata, facendo reagire in modo alternato genitori e figli sui messaggi che giungono da parte dell’altra generazione.

Sarà interessante capire se la sintesi degli sms può essere un limite o diventa una risorsa, e se mina l’efficacia del contenuto o lo potenzia. Si potrà mettere in evidenza come il non detto può risultare all’inizio più comodo ma, con il tempo, rischia di generare incomprensioni e contrasti.

Per concludere l’incontro si può utilizzare la tecnologia, per raccontarsi reciprocamente una storia.
• I ragazzi possono inventare la vicenda di un preadolescente-tipo, mettendone in evidenza esigenze e risorse, incomprensioni e alleanza positive, attraverso un video o una presentazione powerpoint, oppure con un brano rap eseguito dal vivo.
• Anche i genitori possono essere provocati a raccontare una loro storia, mettendo in evidenza dove hanno scoperto la presenza di Dio, dove l’hanno cercato, che esperienza ne hanno avuto. Magari la consegna data agli adulti potrebbe essere una sorpresa che i figli non si aspettano, anche in termini di abilità d’uso degli strumenti tecnologici.
• Si può concludere con una preghiera di lode, sottolineando come la storia di Dio con le nostre famiglie si trasmette e si rinnova «di generazione in generazione».

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Ottobre di Catechisti Parrocchiali.

 

Per info, abbonamenti e novità:

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GP2 GenerAzioni – I talenti!_2° Sondaggio

“A voi giovani, che naturalmente e istintivamente fate della «voglia di vivere» l’orizzonte dei vostri sogni e l’arcobaleno delle vostre speranze, chiedo di diventare «profeti della vita». Siatelo con le parole e con i gesti, ribellandovi alla civiltà dell’egoismo che spesso considera la persona umana uno strumento anziché un fine, sacrificandone la dignità e i sentimenti in nome del mero profitto; fatelo aiutando concretamente chi ha bisogno di voi e che forse senza il vostro aiuto sarebbe tentato di rassegnarsi alla disperazione.

La vita è un talento (cfr Mt 25, 14-30) affidatoci perché lo trasformiamo e lo moltiplichiamo, facendone dono agli altri.
Nessun uomo è un «iceberg» alla deriva nell’oceano della storia; ognuno di noi fa parte di una grande famiglia, all’interno della quale ha un posto da occupare e un ruolo da svolgere. 

L’egoismo rende sordi e muti, l’amore spalanca gli occhi ed apre il cuore, rende capaci di arrecare quell’originale e insostituibile contributo che, accanto ai mille gesti di tanti fratelli, spesso lontani e sconosciuti, concorre a costituire il mosaico della carità, capace di cambiare le stagioni della storia“.

Messaggio di Giovanni Paolo II
in occasione della XI Giornata Mondiale della Gioventù


Una Via tra le vie – 18 agosto/A Madrid con un click!

“Io Sono la Via, la Verità e la Vita.

Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”

“Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fiducia in Dio e abbiate fiducia in me”… e la raccomandazione continua: “Vi prenderò con me, non vi lascerò, dove sono io sarete anche voi”

E tutto l’umano che è in noi, di fronte a queste parole urla: “Come Signore? Come continuare ad avere fiducia in un mondo che spesso ci porta all’asfissia, ci toglie l’anima, o ci chiede di scendere a compromessi? Quali vie percorrere per non perdersi? Dove andare per trovare la felicità?”. E’ questo per noi, il suono di quella domanda che sulla bocca di Tommaso suonava così: “Non sappiamo dove vai, come possiamo conoscere la via?”. Il dubbio, il timore è lo stesso… conoscere, sapere, gestire.

Ma la risposta, rispetto alle nostre molteplici soluzioni è una! Non vie, ma la Via… questa occorre seguire. Non ci sono infinite possibilità, ma un’unica proposta: il Vangelo da ascoltare, seguire e trasformare in realtà. Già… perchè il Vangelo non è carta morta, ma viva. Non è libro, ma persona. Il Vangelo è la straordinaria notizia, sempre attuale, del Dio PRESENTE nella storia di tutti, nella vita di tutti e perciò, anche nella TUA.

I migliaia di pellegrini presenti qui a Madrid, oggi riflettono sulla grande necessità dell’essere radicati in Cristo, o forse meglio, del lasciarsi radicare in lui. Avete presente la bellissima parabola della casa sulla Roccia? Ebbene, così, dice Gesù, dovrebbe essere la nostra vita: radicata, fondata, costruita sulla roccia della sua Vita e della sua Parola. La nostra vita come una casa solida che non crolla, anche se sbattuta dagli imprevisti e impetuosi venti degli eventi e situazioni che ci sconvolgono ogni giorno. La nostra vita una casa su cui noi investiamo tempo ed energie per costruire solide fondamenta.

Cari amici, mi permettete di uscire dalla poesia della metafora? Mi permettete di andare oltre e arrivare al concreto?

Tutti i giorni penso a quella casa, alla mia vita, e mi chiedo se le sue fondamenta siano realmente sulla roccia – Gesù… Me lo chiedo perché non posso e non voglio ignorare che costruire richiede sforzo, tenacia, determinazione. Me lo chiedo perché non posso ignorare che le prospettive a cui questo mondo ci abitua sono più comode, flessibili, adattabili al nostro umore e desideri, mentre la roccia è una, dura, forte… e richiede lavoro costante.

La sabbia… tutti quei compromessi, aggiustamenti, gratificazioni, appagamenti, vie possibili da seguire, almeno per un po’ e poi poter lasciare a cuor leggero… giustificandoci in nome delle libertà e di una felicità sempre cercata e forse mai veramente sperimentata.

La roccia… una, dura, forte, fedele, sicura… la roccia-radice che trattiene a sè, non molla, non lascia andare, non respinge al mittente. La Roccia che a causa di quella casa in costruzione viene colpita, ferita e perde parte di sè, perchè le fondamenta siano radicate in modo solido… e allora andiamo di nuovo fuori metafora.

La casa: la nostra vita costruita sulla roccia.

La Roccia: Gesù Cristo colpito, spezzato, ferito perché la nostra casa diventi solida e fondata su di Lui.

Non so quanto ci pensiamo… quanto realmente pensiamo alla nostra vita spirituale come a una linfa che da Dio passa a noi, come alla sua stessa vita che noi riceviamo grazie alla sua passione, morte e risurrezione. La Roccia si spezza mentre in essa vengono edificate le fondamenta e così casa e Roccia diventano un’unica cosa. Ma è sulla roccia che la casa viene costruita e non prima… adeguando la roccia a se stessa.

Fermiamoci ora! A questo punto e riascoltiamo con gli orecchi del cuore la Parabola, detta oggi a noi come nuova… come se fosse la prima volta…

 Lc 6, 46-49

Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico? Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene. Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la distruzione di quella casa fu grande”.

Ribadisco: è sulla roccia che la casa viene costruita e non prima… adeguando la roccia a se stessa. E’ la Roccia-Gesù a essere la Via da seguire. Non esistono modi per adeguare il Vangelo a noi, sarebbe solo strategie di compromesso, capaci di illudere noi stessi e altri.

Una è la Via… tra le vie, molteplici e possibili, UNA è la Via della Vita, della gioia vera, della felicità che non muore, della vita che può generare vita, dell’amore che può salvare, donare perdono, ricominciare.

Oggi ognuno di noi chieda a se stesso: quale via, Signore, mi chiedi di vivere? La tua Via è concretezza di amore… Perdono? Pazienza? Attesa? Dono gratuito? Generosità? Fiducia? Fedeltà?

“La tua Via diventa atteggiamento reale da vivere, Signore, suggerisci al mio cuore cosa vivere, come vivere, come costruire Vangelo ogni giorno”

E sia questa la nostra preghiera, oggi!

Guarda il video: RADICATI E FONDATI IN CRISTO

 

Per un maggiore approfondimento, per ascoltare un vox populi sul nostro rapporto con Dio, clicka su Passi verso Madrid 

 

 

Parabolando – Speciale missione biblica giovani e Paoline – Messina/5

«Dal 25 al 27 marzo faremo una missione biblica a Messina, il tema sarà incentrato sulla parabola del Seminatore (Mc 4,3-20)». Queste parole ci furono dette, a me e ai giovani che frequentano gli incontri con le Figlie di San Paolo, da suor Silvia e suor Mariangela quasi due mesi fa. Le parole sono diventate realtà e con nel cuore la parabola del Seminatore, la voglia di esercitare il “nostro” carisma e tanta tanta fede, siamo così partiti realmente alla volta della Sicilia.
Il 25 marzo, il gruppo in partenza da Salerno, era formato da Claudia, di Roma, tre ragazze di Napoli, Dalia, Grazia e Margherita, e da me, Iacopo, Maria Rosaria e sr Mariangela di Salerno. La libreria delle Figlie di San Paolo è stato il nostro punto di partenza: abbiamo caricato insieme il pulmino con il materiale apostolico che ci sarebbe servito per la missione e con le nostre valigie e, dopo aver salutato le suore della comunità e aver chiesto e assicurato preghiere, alle 9.00 in punto, siamo partiti. Nel lungo viaggio verso Messina, ci siamo scambiati gli ultimi aggiornamenti per l’evangelizzazione, abbiamo ascoltato i CD con i canti che ci sarebbero serviti per l’animazione con i bambini e abbiamo preparato i rotolini con la Parola di Dio che avremmo distribuito durante quei giorni.
Siamo giunti all’imbarco del traghetto verso le 15.00 e solo allora abbiamo mangiato, ma non si è rivelata un’idea geniale in quanto, anche se il mare era calmo, il breve viaggetto ha procurato comunque qualche problemino di mal di mare! Dal canto mio, mi son sentita già in Sicilia quando la statua della Madonna della Lettera, situata all’entrata del porto di Messina, ci ha salutato da lontano.
Appena sbarcati sull’isola, la prima tappa obbligatoria è stata la Libreria Paoline di Corso Garibaldi. Lì abbiamo conosciuto le suore che vi operano e che ci stavano aspettando. Ho avuto modo di assaggiare, grazie alla loro premura, il mio primo cannolo siciliano DOC!

Rinfrancati dal viaggio, con suor Tommasina e suor Cettina, siamo arrivati alla parrocchia della SS. Annunziata, situata nella zona di Messina chiamata Camaro Inferiore. Li abbiamo conosciuto Padre Nino, il Parroco, il quale ci ha fatto visitare tutta la Chiesa, soffermandosi sulle stanze a nostra disposizione e sulla sala per la catechesi degli adolescenti, Padre Jean Pierre, un prete africano ospite della parrocchia e due seminaristi, Marco e Paolo.
Dopo aver scaricato il pulmino ci siamo preparatiper la Celebrazione Eucaristica delle 18.30. La Chiesa era piena di parrocchiani che hanno pregato con noi e per noi, specialmente nel momento del mandato missionario conferitoci dal parroco. A seguire, ci siamo subito preparati per l’incontro delle 19.40 con gli operatori pastorali, guidato da suor Mariangela, durante il quale abbiamo riflettuto su quanto l’incarnazione non sia prerogativa solo del Natale, in quanto è nella Pasqua che Cristo ha vissuto la sua umanità con tutto il suo dolore. Ci è stata data, inoltre, la possibilità di riflettere, attraverso un video, sul significato dell’amore: essere amati da Cristo al di fuori del tempo reale è solo un’utopia. Come possiamo noi rinnegare il corpo, la carne e il dolore se neppure Cristo in croce l’ha fatto?
Con lo scambio di idee finale, l’incontro è terminato nel migliore dei modi e siamo stati accompagnati presso alcune famiglie che ci hanno ospitato per la cena, tornando subito dopo nella chiesa parrocchiale per la preghiera della sera preparata da suor Cettina.
Al termine siamo stati accompagnati nelle famiglie che ci hanno ospitato per la notte. Ci siamo salutati verso l’una e alle 7.30 eravamo già in Chiesa per la colazione! La vita dei missionari ha sempre tempi mooolto stretti 😉
Alle 8.30 abbiamo animato le Lodi e alle 9.00 la Messa, terminata con l’esposizione del Santissimo: i parrocchiani, infatti, sono rimasti in preghiera davanti a Gesù Eucaristia per accompagnare la nostra evangelizzazione e noi, in contemporanea, abbiamo avuto una catechesi “privata” di suor Mariangela. Alle 11.00 siamo partiti, divisi in tre gruppi, per gli stand dislocati per le vie della parrocchia. Abbiamo distribuito a piene mani i rotolini della Parola di Dio… ricordate quelli che abbiamo fatto durante il viaggio? Ebbene li abbiamo distribuiti ai passanti invitandoli alla Festa della Parola che ci sarebbe stata la sera stessa in Chiesa alle 21.00. Alle 13.00 siamo tornati in parrocchia, abbiamo pranzato a casa dei nostri ospiti e alle 15.00 eravamo nuovamente in parrocchia per l’Adorazione Eucaristica. Alle 16.00 suor Mariangela, Dalia e Grazia hanno animato l’incontro con i bambini dai 5 ai 10 anni, facendoli divertire e preparandoli per la Festa, il resto del gruppo, invece, ha continuato il giro delle strade e delle case della parrocchia, offrendo la Parola di Dio e invitando tutti alla grande Festa della Parola. Alle 18.00 siamo tornati in Chiesa per animare i Vespri e poi ci siamo incontrati tra noi per precisare gli ultimi dettagli della Festa. In venti minuti siamo poi andati nelle famiglie, abbiamo cenato e siamo velocemente ritornati in Chiesa perché alle 21.00 sarebbe iniziata la Festa della Parola. Devo confessarvi che ero molto agitata e forse non me la sono vissuta al massimo, o almeno la prima parte, perché dovevo fare una testimonianza e potete ben capire che non è facile, anche se è bello. Ma procediamo con calma…
La Chiesa alle 21.00 era già piena e Dalia, la nostra coreografa , ha dato inizio alla Festa guidando i bambini in un ballo che ci ha inseriti nel clima della serata.
Dopo aver ricevuto la loro dose di applausi davvero meritati, i bambini più piccoli sono rimasti a cantare davanti all’altare e quelli un po’ più grandicelli hanno “SEMINATO” la Parola. I semi erano dei foglietti con una frase della Bibbia all’interno annodati con un nastrino, praticamente un rotolino gigante! Dal fondo della Chiesa, con un cesto colmo di questi “semi” particolari, sette bambini hanno percorso la navata centrale della chiesa donando i loro semi ai parrocchiani presenti. I bambini del coro, dopo una pausa di stupore – non si aspettavano di vedere i loro compagni “seminare” – hanno terminato con successo il canto del Seminatore intonato e interrotto. Io che ero accanto all’altare, vicina alla loro postazione, li ho visti questi bambini, ed è stato davvero emozionante. Dopo una pioggia di applausi i piccoli cantori si sono accomodati nei primi banchi… mentre io in contemporanea avevo la tremarella perché suor Mariangela mi stava presentando ai fedeli per la mia testimonianza. Terminato questo momento, abbiamo spento le luci iniziato il rito dell’Intronizzazione della Parola. Marco e Paolo, i due seminaristi, aprivano la processione portando due fiaccole, poco dietro loro Iacopo sorreggeva in alto una grande Bibbia dalla quale partivano cinque nastri, uno per ogni continente del mondo, portati ciascuno da una missionaria. Io e suor Tommasina chiudevamo la fila con altre due fiaccole. Al buio, in silenzio, pian piano abbiamo accompagnato la Parola all’altare, sono state accese le candele ai lati della Bibbia e l’incenso ai suoi piedi… proprio come dice il salmo 141 “Come incenso salga a te la mia preghiera”. Sono state riaccese infine tutte le luci ed è stato il momento della testimonianza di Claudia che ha “cantato” (infatti è una cantautrice) il suo incontro con il Signore, il suo rendersi conto di essere amata per quello che è, il suo sentirsi considerata come terreno buono. In quel momento mi sono davvero commossa, ma non potevo piangere perché sapevo che poco dopo la voce mi sarebbe servita per proclamare il brano evangelico che ci ha accompagnato in quei tre giorni.
Il bel momento di Festa e riflessione si è concluso, infine, con una preghiera finale preparata da Maria Rosaria e me. Un breve power-point con la proclamazione della Parola e poi il bacio della stessa, momento anch’esso pieno di significato. Dopo il canto finale ci siamo salutati e, dopo esserci dati appuntamento per il giorno successivo, ci siamo ricongiunti alle “nostre” famiglie per dormire. Prima di riposare però, ognuno di noi ha donato una copia di Il mio nome è Tecla, un libro sulla cofondatrice e Prima Maestra delle Figlie di San Paolo, alle famiglie che ci hanno aperto le case e il cuore. Un piccolo segno di riconoscenza perché non si dimentichino di noi missionari :-P. Il giorno successivo era domenica. Terminata la colazione in parrocchia, alle 8.30 e alle 11.00 le due celebrazioni eucaristiche festive ci hanno visti nuovamente all’opera: alla fine di ogni celebrazione, infatti, abbiamo donato ai fedeli un piccolo depliant con la parabola del Seminatore e una preghiera.
Tra la prima e la seconda Messa, per valorizzare il tempo a nostra disposizione abbiamo realizzato anche un incontro con gli adolescenti della parrocchia. All’inizio erano un po’ chiusi ma suor Mariangela è riuscita a coinvolgerli con una simpatica dinamica che doveva portarli a cercare di capire quale tipo di terreno fossero nella vita di tutti i giorni. Quanto buonumore, positività e quanta vita reale contenevano i biglietti usati per scrivere di che tipo di terra fosse fatto il loro cuore! Bellissimo!! Dopo la celebrazione delle 11.00 abbiamo sistemato il pulmino per il viaggio di ritorno, siamo andati a pranzare con i parrocchiani, ci siamo salutati calorosamente e via… verso casa. All’imbarco, l’ultima a salutarci è stata la Madonnina dorata e così, col cuore colmo di volti, storie, pieno di voglia di portare frutti per il 30, il 60 e il 100%, abbiamo affrontato il viaggio di ritorno.
È stato tutto bello, la comunità parrocchiale ha partecipato ad ogni momento e ci ha fatti sentire di casa. Cosa porto nel mio cuore? La grazia di aver potuto evangelizzare, i volti delle persone che si sono strette attorno a noi con affetto e anche quelli di coloro che hanno rifiutato il nostro annuncio. Tutto quello che ho visto e vissuto lo porto con me in questi giorni durante la preghiera, deponendolo ai piedi di Maria Regina degli Apostoli, conscia che Lei intercederà per tutti noi.

Chiara – Salerno

In breve:

«Vivere una “Missione” per me è sempre un’esperienza dai numerosi interrogativi: quante persone incontreremo? Saranno disposte ad ascoltare? Saremo all’altezza del mandato ricevuto? Cosa ci risponderanno le persone? Che impressione faremo?
Nonostante i tanti punti di domanda, mi sono messa in gioco e ho cercato di vivere pienamente i tre giorni di missione…
Incontri e dinieghi sono andati di pari passo, con alcune persone incontrate c’è stata l’apertura totale all’ascolto e alla voglia di capire il perché della nostra presenza, e dall’altra il rifiuto totale al colloquio…. Due aspetti opposti, ma due parti di una stessa medaglia che hanno ben fotografato la realtà del quartiere Camaro dove si è svolta la missione.

Tanti i ricordi impressi nella memoria e tante le dimostrazioni di affetto ricevuti in così poco tempo.
Alle volte sembra quasi irreale, ma il rapporto che si istaura in questi particolari momenti ha qualcosa di incredibile perché sembra che tutte le persone con le quali c’è stato anche solo per pochi secondi uno scambio di sguardi, sappiano chi sei.
Il tema della missione prendeva spunto dal Vangelo di Marco dove si parla del seme buttato in terra, e in qualche modo io mi sono sentita a tratti il terreno dove il seme cadeva, ma a tratti anche il seme che attraverso me il Signore gettava a chi era disposto a raccogliere.
Il momento più emozionante è rappresentato dalla serata vissuta insieme a tutta la comunità, sabato 26 merzo durante la Festa della Parola, momento che ha avuto il suo culmine proprio nel “trionfo” della Sacra Scrittura, è stato bello e davvero emozionante sentire il silenzio che si è creato tra chi aspettava quasi con stupore l’ingresso e l’intronizzazione della Parola. La chiesa piena di persone, fino a pochi momenti prima aveva come sottofondo il “vocio” dei presenti, ad un tratto si è ammutolita dinanzi all’ingresso di ciò che per tutti noi rappresenta la luce: la Parola di Dio.
In questi giorni, tutto è stato all’insegna della provvidenza, tutto all’insegna di quanto il Signore ha voluto mandare.
E anche questa volta Dio è stato generoso, a dispetto di quanto raccolto nell’impressione iniziale, le persone incontrate ci hanno regalato tanto, è stato un dare reciproco, da parte nostra nei confronti di chi ha deciso di fidarsi e di ascoltarci e da pare delle persone che fidandosi hanno condiviso con noi esperienze di vita e di fede.
Esperienza meravigliosa, intensa, che non può non lasciare il segno.
Grazie Signore, grazie per lo stupore, per la generosità, per la presenza e per la fiducia.

Maria Rosaria – Salerno

 

« “Il seminatore uscì a seminare”…
… e se posso “osare”, è con questa consapevolezza nel cuore che ogni GEP (Giovane Evangelizzatore Paolino) è uscito ad evangelizzare a Messina, dove si è svolta la missione paolina dal 25 al 27 marzo scorsi. In questi pochi (purtroppo) giorni, abbiamo sperimentato l’accoglienza affettuosa, la disponibilità e l’ospitalità della comunità della SS. Annunziata che ci ha aperto il cuore aprendoci concretamente le porte delle proprie case e, seppure in pochi giorni si è creato un bel clima, una bella atmosfera che ha trovato il suo culmine attorno alla Parola! Parola annunciata, “seminata”, condivisa, che ha solcato in maniera diversa le storie di ciascuno di noi…
Ripartiti sicuramente più ricchi e felici, accompagnati dalla preghiera e dal calore dei nostri nuovi amici, speriamo che i piccoli semi di Parola possano diventare strumenti di vita nuova per la vita di ciascuno di noi.
Spero che le nostre strade si incrocino nuovamente……
…a tutti buon cammino!

 Grazia Trecase (NA)

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