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Buona domenica! – III di Quaresima – Anno A

acqua cvSignore, dammi quest’acqua!

Dal Vangelo di Giovanni (Gv 4,15)
III DOMENICA di QUARESIMA – Anno A

L’immagine è zero, la sete è tutto. Ascolta la tua sete. Così recitava un’efficace slogan pubblicitario di una nota bevanda gassata, qualche anno fa. Copiando il vangelo, ovvio. E senza diritti d’autore.
La sete è tutto. Lo sa bene chi ha acqua una volta a settimana, nelle proprie case, o chi affronta cinque piani di scale per portare in casa qualche litro d’acqua in bottiglia. La sete è tutto: lo sa bene chi abita nei paesi caldi o, come faccio periodicamente, chi sale in montagna e ha bisogno di molti liquidi per reidratarsi.
La sete è tutto, quella materiale, fatta d’acqua, l’oro del futuro che sarà l’origine dei nuovi conflitti fra i popoli, certo, sete cvma anche la sete del cuore, quella che ti inaridisce la vita, se non incontriamo nulla che possa dissetare il bisogno di felicità che portiamo nel cuore. Non ditelo alla Samaritana. Non ditelo a Dio.

CALURA
Ha sete, Dio. Stanco, siede al pozzo di Giacobbe, a Sicar, nell’ora più calda della giornata, nella brulla Samaria. Ha sete d’acqua, ma, molto di più, ha sete della fede della donna che viene a prendere acqua in quell’ora improbabile, per non essere vista dai suoi concittadini. Dio è stanco. Stanco di cercare un uomo che lo fugge. Stanco di cercare un uomo che si disseta ad acqua salata, che crede di sapere, che vaga cercando risposte. Che muore di sete a pochi metri dalla sorgente chiara e limpida. È stanco, Dio. Ma Continua a leggere Buona domenica! – III di Quaresima – Anno A

Buona domenica! – XXV del Tempo Ordinario – Anno C

indignati cv«Che cosa sento dire di te?
Rendi conto della tua amministrazione»

Dal vangelo secondo Luca  (Lc 16, 2)
XXV DOMENICA del TEMPO ORDINARIO – Anno C

A me il Dio di Gesù ha cambiato la vita. O rovinata, fate voi. È che, frequentandolo, uno impara chi è lui “dentro”, quale immenso progetto di amore Dio ha sull’umanità. E allora tutte le cose, o quasi, cambiano, acquistano una coloritura diversa. Incontrare Dio, il Dio di Gesù, significa cambiare ordine alle cose, priorità alla vita, energia alle scelte. In questo senso i discepoli, in qualche modo, incidono nella storia. Incidono (o potrebbero) nella storia reale del nostro paese inquieto e alla deriva, che abbandona la profondità del messaggio evangelico per lasciarsi sedurre dal gossip di turno, che scorda l’essenziale trasmesso dai padri (?) per cedere ad una logica piccina e opportunista, superficiale ed inquietante. E uno dei problemi concreti che croce-solidarieta cvdobbiamo affrontare è quello di un’economia che, indifferente ad ogni etica, assetata solo di guadagno, sta mandando al macero milioni di sogni, di valori, di persone.

LA PAROLA CHE ILLUMINA
Tutti, se seriamente avvinti dal Maestro, se affascinati dal suo Vangelo, portano una domanda conficcata nel cuore: come cambiare il destino del mondo? Come arginare la deriva dell’economia che spazza la dignità degli uomini, come evitare questa spietata e indolore dittatura del capitalismo? In altri tempi ci sono state altre risposte, da parte dei discepoli del Risorto: comunità solidali, la carità come dimensione necessaria alla vita interiore, opere di carità, ospedali. Altri tempi, ambigui, forse, ma evidenti, leggibili, rintracciabili: un padrone cristiano era tenuto a comportarsi prima da cristiano e poi da padrone. Ma ora tutto è complesso, contorto: la new economy, la globalizzazione, il mercato che impera e divora, un sistema basato sul guadagno, costi quel che costi, e di lì organizza la politica, le guerre, pianifica il futuro. Come fare, noi cittadini del mondo?

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Buona domenica! – XXIV del Tempo Ordinario – Anno C

OLYMPUS DIGITAL CAMERA«Quando era ancora lontano, suo padre lo vide»

Dal vangelo secondo Luca  (Lc 15, 20)
XXIV DOMENICA del TEMPO ORDINARIO – Anno C

Facciamoci bene i conti in tasca, amici, Gesù pretende di essere più grande della più grande e intensa gioia che umanamente siamo in grado di provare. Così, al discepolo che, ascoltando l’immensa sete di infinto che pulsa nel cuore, e la nostalgia pungente del Tutto, Gesù propone un cammino verso una scoperta inattesa: il vero volto di Dio.

IL NOSTRO PICCOLO DIO
Tutti abbiamo un’idea di Dio, per credergli o per rifiutarlo. Tutti abbiamo una spontanea, inconscia, sorgiva idea di Dio, una specie di religiosità connaturale nel nostro imprinting. Un’idea di Dio in cui credere. O non credere. Mediamente, però, l’idea di Dio che abbiamo è approssimativa, e neppure troppo simpatica. Dio esiste, certo, per carità, è anche potente, ma incomprensibile nelle sue discutibili scelte. occhio di dio cvAndiamo, siate onesti: non avete mai pensato di fronte all’idiozia degli uomini, che voi avreste fatto meglio nel governare il mondo? Che Dio dovrebbe almeno fermare le guerre? Proteggere i deboli? Che quella madre di famiglia divorata dal cancro è una clamorosa stupidaggine divina? Che, insomma, se Dio c’è perlomeno è pigro o incomprensibile?
Quanta strada l’uomo ha fatto per convertire il proprio cuore! La storia di Israele è la scoperta del vero volto di Dio, della misericordia, il cuore stesso di Dio. Nella splendida pagina dell’Esodo che abbiamo letto, Dio si accorge di essere stato troppo fiducioso nei confronti di questo popolo di schiavi, e decide di rinunciare e di ricominciare. Mosè lo sfida e rifiuta di seguirlo: tra Dio e il popolo Mosè sceglie il popolo! E Dio si stupisce e cambia idea. Continua a leggere Buona domenica! – XXIV del Tempo Ordinario – Anno C

Buona domenica! – XXIII del Tempo Ordinario – Anno C

cattedrale cv«A stento immaginiamo le cose della terra…
ma chi ha investigato le cose del cielo?»

Dal libro della Sapienza  (Sap 9, 13-18)
XXIII DOMENICA del TEMPO ORDINARIO – Anno C

Eccoci ormai alla fine di un’ennesima estate. Estate che si chiude con le insopportabili ed esasperanti fibrillazioni politiche mentre dall’altra parte del Mediterraneo si usano gas nervini per uccidere dei bambini. Coacervo di contraddizioni che è (che fa) la nostra vita. E qui, noi, a combattere la violenza che portiamo nel cuore, a cercare tracce di luce, a rimboccarci le maniche offrendo soluzioni a partire dal quotidiano. La Parola ci ha accompagnato con costanza e forza. Brevi riflessioni che scavano i cuori di pietra per liberarne l’anima. Il cammino di conversione è lungo, ma vale la pena affrontarlo. L’alternativa è lasciarsi morire giorno per giorno travolti dal nulla che ridonda. Animo, allora.

RINTRACCIARE LE COSE DEL CIELO
L’autore del libro della Sapienza scrive una riflessione che non stonerebbe (anzi!) come editoriale in uno dei nostri autorevoli quotidiani nazionali. L’autore scopre che “I ragionamenti dei mortali sono timidi e incerte le nostre riflessioni (…) chi può rintracciare le domande cvcose del cielo?”, scopre che, nonostante tutto, non abbiamo in noi la risposta di senso. Il nostro mondo, che ha fatto progressi incredibili nella scienza e nella conoscenza, stenta a crescere nella sapienza, non riesce a dare risposte alle domande di senso degli uomini. Il nostro è un mondo tecnologico, organizzato, che anela a varcare gli spazi siderali, che conosce gran parte dei segreti dell’energia, che riesce a migliorare continuamente il benessere degli abitanti del pianeta (almeno quelli più ricchi…), ma che non riesce a dare risposta al ragazzo che non trova lavoro, non riesce a contenere l’odio che si scatena nella guerra, non scavalca l’indifferenza e la solitudine che rinchiudono in gabbie di cemento le famiglie. L’autore si dà una risposta: l’unica cosa essenziale è cercare la sapienza, entrare dentro le cose, non accontentarsi, andare oltre l’apparenza, riscoprire le profondità dell’essere, là dove dimora Dio. La sapienza che non è cultura o intelligenza, ma assaporare la realtà (la parola sapienza deriva da sàpere, insaporire), scoprire, come ci dirà Gesù, che siamo creati per amare e, amando, cambiare il mondo.  Abbiamo bisogno del dono della Sapienza per sollevare il nostro sguardo in alto.

PER DOVE?
Dove si trova la felicità? Gesù ha una risposta bruciante inebriante: io solo – dice – posso colmare ogni desiderio. Alla fine dell’estate di riflessione, il Signore ci invita a farci due conti in tasca, come faremmo prima di affrontare l’ingente spesa di una casa nuova, per accorgerci chesuora cv il nostro cuore ha bisogno di una pienezza che Dio solo può donare. Gesù non si propone come il fondatore di una filosofia o di una religione ma come l’unico in grado di portarci a Dio e di vivere in pienezza. E Gesù incalza e ci sfida: pretende di essere più di ogni affetto, più della gioia più grande (l’amore, la paternità, la maternità) che un uomo possa sperimentare. Amare lui di più significa che egli è in grado di farci più della più grande gioia che siamo in grado di vivere. Che presuntuoso questo Gesù! Davvero può donare una gioia più grande della più grande gioia che riusciamo a sperimentare? Può.
Fratelli e sorelle come noi, non esaltati, non “strani”, non diversi, hanno scoperto questa cosa, ci testimoniano che sì, il Signore è la pienezza della vita. E il cristianesimo ha scavalcato duemila anni di storia e di mediocrità dei propri fedeli perché (pochi) uomini e donne divorati dall’incontro con Cristo lo hanno reso credibile. Sì: è possibile incontrare il Cristo. Interiormente, nella preghiera, nel volto del fratello, per attimi. Eppure è possibile, nonostante i nostri evidenti limiti. Gesù è passione infinita, dono totale, pienezza, inquietudine. Egli è.
Facciamoci bene i conti in tasca, allora, cercatori di Dio, calcoliamo attentamente su cosa stiamo investendo, cosa ci stimola e ci inquieta, ci distrae e ci smuove. ragazzo cvLa proposta del Signore è sconcertante e affascinante e se, dopo duemila anni, milioni di persone anche oggi la ascoltano, significa che forse è vero: solo Dio può colmare la nostra inquietudine, lui solo riempire il desiderio di infinito che abita in ciascuno di noi.

CAMBIAMENTI
Così facendo la nostra vita, da ora, cambia di prospettiva. Mettere la ricerca del tutto, la ricerca di Dio al centro della nostra vita, ci fa divenire persone nuove. Ne sa qualcosa Filemone, simpatico cristiano delle origini, cui Paolo indirizza un biglietto di accompagnamento rimandandogli uno schiavo che si era rifugiato presso l’apostolo. Paolo invita Filemone ad uscire dalla logica di questo mondo, padrone-schiavo, per entrare nella logica del Regno, fratello-fratello. Paolo non lo sa, ma in questo piccolo biglietto pianta il seme che diventerà l’albero dell’abolizione della schiavitù. Il Cristo che mantiene ciò che promette, ci conceda, veramente, di avere il coraggio di lasciare le nostre piccole certezze per affrontare con decisione l’avventura della sua sequela.

INIZI
Ecco cosa faremo durante l’anno pastorale appena iniziato: cercheremo Dio. Non quello piccino delle nostre paure, dei nostri deliri, delle nostre ossessioni. Quello magnifico del Signore Gesù. Più grande della più grande gioia che siamo in grado di vivere.

PAOLO CURTAZ

1236660_10151822766424375_40218429_nIn comunione con tutta la Chiesa preghiamo per la PACE!

Buona domenica! – II di Pasqua – Anno C

bella notizia cv«Abbiamo visto il Signore!»

Dal Vangelo di Giovanni (Gv 20, 19-31)
II DOMENICA DI PASQUA o della Divina Misericordia – Anno C

È risorto il Signore. La tomba è stata trovata vuota e tutto, ora, è diverso. Non sanno che cosa pensare, i discepoli, alternando momenti di entusiasmo a dubbi e fatica. Chiusi nella stanza alta dove hanno celebrato la cena, ancora faticano a focalizzare ciò che è successo. Tutto troppo. Troppo grande, inatteso, folle, nuovo. Tutto è sparigliato, eccessivo, incomprensibile. È davvero risorto. Ma allora? Chi è davvero il Nazareno? Le donne hanno parlato di una visione di angeli. Ma sono solo donne, emotivamente instabili. Anche i discepoli di Emmaus hanno parlato di uno strano incontro. E Simone, pur nel mutismo che lo contraddistingue da quella orribile notte, ha fatto cenno ad un tale che ha incontrato. Ancora stanno parlando quando Gesù appare.

FEDE
È questione di fede, ovvio. Ed è la fede la protagonista della seconda domenica di Pasqua, ogni anno, con un attore d’eccezione: Tommaso apostolo. Il credente, non l’incredulo. E in questo anno della fede, alla fine di questa storica quaresima in cui lo Spirito ha sparigliato le carte e ci ha donato un nuovo Pietro, riflettiamo su cosa significa “credere”. Concetto ambiguo, nella lingua italiana, in cui credere equivale a dubitare: credo che domani farà bel tempo. Nella lingua della Bibbia, invece, per descrivere l’atto di fede si usano due verbi: ‘aman e hatah, che indicano un punto d’appoggio sicuro, una certezza assoluta (dal primo verbo deriviamo la nostra affermazione liturgica amen: ne sono certo). sfiducia cvCredere significa appoggiarsi a qualcosa di saldo, fidarsi di qualcuno che è affidabile. Tommaso non crede. Non più. Ciò a cui si è appoggiato è miseramente crollato. Il suo entusiasmo si è spento: tutto sembra perduto, il Regno un’illusione, il Rabbì un buono travolto dalla malvagità del potere religioso. Tommaso non ha più certezze perché la croce le ha travolte. Come succede anche a noi. Bene.  Significa che proprio quelle certezze dovevano crollare perché fragili. Ancora non lo sa, Tommaso, ma la sua fede è pronta a rinascere, ad appoggiarsi alla predicazione del Rabbì e non più alle false prospettive che l’apostolo aveva elaborato. Se crolla la fede significa che poggiava su basi fragili e inconsistenti. E siamo finalmente pronti per la Fede.

FIDUCIA
Ma fede significa anche fidarsi. E Tommaso non si fida più dei suoi compagni, della Chiesa. Sono loro a dirgli che Gesù è vivo. pensieroso cvMa come dar loro fiducia dopo aver dimostrato di essere dei pavidi? Degli incoerenti come anch’egli, Tommaso, lo è stato? Ha ragione, Tommaso. Come possiamo credere al vangelo se la Chiesa che lo proclama troppe volte non lo vive? Ma non se va Tommaso. Non si sente offeso se il messaggio della resurrezione è affidato alle nostre fragilissime mani. Non capisce ma resta, senza fondare una chiesa alternativa, senza sentirsi migliore, senza andarsene. E fa bene a restare. Otto giorni dopo il Maestro torna, apposta per lui.

CHIODI
Eccolo, il Risorto. Leggero, splendido, sereno. Sorride, emana una forza travolgente. Gli altri lo riconoscono e vibrano. Tommaso, ancora ferito, lo guarda senza capacitarsi. Viene verso di lui ora, il Signore, gli mostra le palme delle mani, trafitte. «Tommaso, so che hai molto sofferto. Anch’io ho molto sofferto: guarda qui» E Tommaso cede. La rabbia, il dolore, la paura, lo smarrimento si sciolgono come neve al sole. splendore del risorto cvSi butta in ginocchio ora e bacia quelle ferite e piange e ride. «Mio Signore! Mio Dio!».

SAN TOMMASO
San Tommaso, patrono di tutti gli entusiasti che buttano il cuore oltre l’ostacolo, che ci credono a questo Cristo, aiuta quelli che hanno sperimentato sulla propria pelle il fallimento della propria vita. Dona loro di non lasciarsi travolgere dalla rabbia e dal dolore, ma di sapere che il Maestro ama la loro generosità, come ha amato la tua.
San Tommaso, patrono di tutti gli scandalizzati dall’incoerenza della Chiesa, aiuta chi è stato ferito dalla spada del giudizio clericale a non fermarsi alla fragilità dei credenti, ma di fissare lo sguardo sullo splendore del risorto che essi indegnamente professano e sui grandi segni che lo Spirito ci dona come l’avvicendarsi di due grandi vescovi di Roma.
San Tommaso, patrono dei tenaci, aiuta a non sentirci migliori quando, come te, vediamo che i nostri fratelli nella fede sono piccini, ma a restare fedeli al grande sogno del Maestro che è la Chiesa e a convertire la Chiesa a partire da noi stessi.
San Tommaso, patrono dei crocifissi senza chiodi, che hai visto nel segno delle palme del Signore riflesso lo squarcio che la sua morte aveva provocato nel tuo cuore, aiuta a vedere che il dolore, ogni dolore, il nostro dolore è conosciuto da Dio.
San Tommaso, patrono dei discepoli, primo, tra i Dodici, ad avere professato la divinità di Cristo, aiutaci a professare con franchezza la nostra fede nel volto di Dio che è Gesù.

(PAOLO CURTAZ)

“Io l’ho visto” da IL RISORTO (Paoline 2007) di D. Ricci

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La Pasqua un giorno da far esistere e resistere!

sepolcro vuoto

Carissimi amici, non volevo che la Pasqua passasse senza un augurio per tutti voi, cari amici, ma non avrei neppure voluto che gli auguri avessero il sapore dello scontato e del frettoloso.

Nel realizzare questo desiderio mi aiuta la pedagogia pasquale che ci consegna un giorno lungo, straordinariamente, otto giorni e un tempo pasquale di cinquanta giorni.

Sentimenti forti e contrastanti hanno caratterizzato questa Pasqua: un giorno segnato dalla gioia della
Risurrezione
e dal pianto dei poveri, dalle grida sguaiate di animalisti in difesa di innocenti agnelli da salvare e da lamenti silenziosi e amari di chi non aveva pane per i propri figli. Non è retorica ciò che leggete, ma una cruda realtà che continuamente mi spiazza e mi rimette in discussione.

E anche in un giorno come la Pasqua, in cui a farla da padrone dovrebbe essere la gioia, non riesco a non sentire quell’eco profondo del Vangelo: “I poveri li avrete sempre con voi”povertà
Già… i poveri… quanta Pasqua celebrano? Quanta gioia ricevono? Quanto amore riescono a sperimentare?

Ma nel volto del povero, mi dicevo, c’è il volto di Dio, quel suo darsi totale per amore, quel lasciarsi spezzare per essere per tutti, di tutti!

Ma con il povero ci sono anche la tante famiglie, i figli senza futuro, la speranza infranta, i sogni disattesi, le infinite solitudini e la paura…

E allora Signore, come sfamare i poveri? Come seminare vita? Come diffondere semi di speranza, come far profumare il mondo di risurrezione?

Sapete cosa mi spaventa di noi credenti e di noi essere umani? L’abitudine alla sofferenza, ma non alla nostra, a quella non ci abituiamo mai. Noi ci abituiamo alla sofferenza altrui, fino a considerarla solo retorica, una sorta di dato di fatto di fronte al quale restare per lo più indifferenti o a cui rispondere con un misero pacco di pasta, zucchero e farina. Misero! Perché altro non è. Ma a noi spesso basta, per credere di sfamare famiglie numerose e senza lavoro.

disperazioneMa è questa la Pasqua? E’ questa la Risurrezione? E’ questa la vita nuova che il Signore ha portato?

Lo chiedo a voi e lo chiedo a me, e mi auguro e vi auguro notti insonni: notti tormentate dall’altrui sofferenza, notti travagliate per l’altrui dolore.

Oggi il mondo ha bisogno della Pasqua! Ha bisogno di vivere un giorno di Risurrezione in cui nel cuore di ogni credente svetti lo splendore di quel: “come ho amato io, così amate anche voi”.

Oggi il mondo ha bisogno della vita nuova che il giorno di Risurrezione inaugura, segnata dalla gratuità, dal perdono, dalla generosità, dal bene comune, dalla condivisione e da una nuova solidarietà.

Auguriamoci reciprocamente di far sorgere, in questo tempo prossimo, il sole della Pasqua nella nostra vita, nelle scelte che operiamo, nel posto che l’altro ha nella nostra casa e attorno alla nostrapoverta tavola. Auguriamoci di far esistere concretamente la Pasqua, di farla sorgere nella vita di altri e di impedire che il suo sole tramonti, oscurando la fraternità.

La risurrezione inaugura un nuovo orizzonte di vita, un nuovo stile di esistenza: semina luce nella notte, rende possibile l’impossibile, spezza la morte per rigenerare vita. Ma oggi questo sole per sorgere, ha bisogno di noi! Questo profumo per diffondersi ha bisogno di noi! L’incredibile miracolo dell’amore può ripetersi in ogni uomo e donna che amando, fa vivere!

Possa ognuno di noi far esistere la Pasqua in questa porzione di storia e possa farla resistere contro ogni tentativo di soffocare il profumo della vita.

Buona Pasqua e buon tempo pasquale a tutti noi!

suor Mariangela, fsp

Preghiera per la Pasqua

Buona domenica! – XXXIII del T.O. – Anno B

… il sole si oscurerà, la luna non darà più
la sua luce, le stelle cadranno dal cielo …

Dal Vangelo di Marco (Mc 13, 24-32)
XXXIII Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

Stiamo per concludere l’anno liturgico, fra poco saluteremo Marco e il suo vangelo per iniziare, insieme a Luca, un nuovo percorso in preparazione al Natale. Prima, però, Marco vuole ancora invitarci ad una riflessione scomoda e impegnativa. In questi tempi in cui siamo tutti impegnati a sopravvivere, la Chiesa osa chiederci di andare oltre, di non fermarci ad una visione piccina e autoreferenziale della nostra vita. Oggi la Parola ci orienta in una direzione ostica e impegnativa, ci invita a guardare avanti e altrove e con un altro sguardo.

CRISI
La comunità di Marco è in difficoltà: l’Impero romano attraversa una crisi profonda, sembra essere in dissoluzione. La situazione è molto simile a quella che stiamo vivendo, di fine impero, di passaggio. Alcuni esegeti sostengono addirittura che Marco abbia riaperto la sua opera conclusa per inserirvi un capitolo nuovo, il tredicesimo, nato proprio per rassicurare i discepoli. Il linguaggio è quello in uso all’epoca di Gesù, fatto di immagini enigmatiche e di iperboli, non da prendere alla lettera ma da interpretare correttamente. Ed è un messaggio di speranza che non spaventa ma rassicura: cadono le stelle, cioè gli astri venerati dalle religioni pagane. La piccola fede cristiana è protetta dal suo Signore, non ha nulla da temere. Cosa succederà domani? Come andrà a finire la Storia? Che ne sarà di noi? Predicazioni medioevali e film di serie “B” ci rappresentano la fine del mondo come un delirio di fiamme e di distruzione, come il sommo giudizio finale fatto di caligine e di paura. Non è così: noi crediamo che Cristo, risorto e asceso al Padre, tornerà nella pienezza dei tempi, tornerà per completare il suo Regno, le anime dei nostri defunti riprenderanno i propri corpi trasfigurati e risorti e sarà la pienezza. Nel frattempo – e questa è una nota dolente – quel buontempone di Dio ha affidato a noi, fragile Chiesa, il compito di far crescere il Regno. A San Paolo si chiedeva (!) perché Cristo tardasse tanto, avendo le comunità una fortissima tensione per il ritorno del Signore. La sua risposta è struggente: se Cristo è il capo, la testa, e noi siamo membra di un corpo, egli tornerà solo quando tutto il corpo sarà sviluppato e pronto. Questo è il tempo della Chiesa. Non il tempo di restare seduti ed aspettare (come sta succedendo), ma di annunciare il Vangelo, finché il Signore torni.  Una corrente del pensiero ebraico contemporaneo invita tutti, anche i non ebrei, a comportarsi secondo rettitudine, per accelerare la venuta del Messia, per noi il ritorno. Non è una ragione sufficiente per cambiare il mondo a partire da noi stessi?

ALTROVE
Gesù ci ammonisce: la costruzione del Regno non è necessariamente semplice, non è un passaggio di gloria in gloria, essere travolti dal Vangelo ed iniziare il cammino di discepolato significa porsi in un atteggiamento di cambiamento perpetuo, di fatica nell’affrontare le contraddizioni del sé e del mondo. Il Regno subisce violenza, non si manifesta con adunate oceaniche e opere mirabolanti. Nel segno della contraddizione, della fatica si esplica il Regno, fra il già e il non ancora, allontanandoci dalla logica manageriale del successo misurabile che – ahimè – a volte si insinua anche nella logica ecclesiale.
Gli angeli radunano i discepoli dai quattro angoli della terra, coloro che affrontano con serenità la costruzione del Regno vengono radunati e sostenuti. Solo la Parola e la certezza di avere sperimentato Dio o di averne intuita la presenza ci fanno andare avanti tra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio. È per me segno di immensa consolazione, nel mio pellegrinaggio di speranza in giro per l’Italia, in punta di piedi, accorgermi di quanto bene il Signore stia facendo nei vostri cuori e di come la Parola sia ormai la luce per molte coppie, per molti cercatori di Dio e consolazione per gli sconfitti. È un modo altro di essere Chiesa, dispersi nelle nostre città, spesso senza scogli cui aggrapparci. La Parola del Signore che non passa ci dice che il Signore è alla porta e chiede di entrare.

CON UN ALTRO SGUARDO
L’uomo sembra concentrato a distruggere il proprio futuro, ignorando i richiami della natura, facendo prevalere la logica del profitto ad ogni costo, accentuando le distinzioni, facendole diventare divisioni e odio razziale o religioso. La fine del mondo la costruiamo giorno per giorno e, spesso, la viviamo come evento ineluttabile, e con un fatalismo crescente non facciamo altro che rifugiarci in un privato miope e dal respiro corto. Siamo chiamati, invece, a rimboccarci le maniche, a rendere presente questo Regno che è già e non ancora, diventare profeti di conversione, non profeti di sventura. Il mondo non precipita nel nulla, ma nelle braccia di Dio, e la Parola, che dimora, che resta, è l’appiglio che la Chiesa ha per leggere la storia e per vedere il Regno che avanza. Non è facile vederlo, ovvio.
Incontro molte persone, molte realtà di Chiesa, dalle parrocchie immense delle grandi città a quelle perse sull’Appennino, comunità dinamiche e comunità addormentate, tradizione e innovazione, fatica e speranza, profezia e lentezza. Ma vedo. Vedo l’opera straordinaria che il Signore compie in voi, in me, in noi. Arresi alla Parola, malgrado la fatica, il dolore, la logica del mondo che ancora alberga nei nostri cuori nei nostri giudizi, vedo lo Spirito che avanza e dice alla sua sposa, la Chiesa: vieni. Lo vedete anche voi?

(PAOLO CURTAZ)


°°
Cantautori °°
Ascoltate o scaricate il canto Con te camminerò di Matteo Zambuto
Profeti di speranza e comunione… non di sventura!! 😉