Archivi tag: tempi ultimi

Buona domenica! – I di Avvento – Anno C

… risollevatevi e alzate il capo …

Dal Vangelo di Luca (Lc 21, 25-28.34-36)
I DOMENICA DI AVVENTO – Anno C

Sono le immagini in tempo reale che scuotono nel profondo. Quelle che la rete manda in giro da giorni, soprattutto quelle non filtrate, insostenibili per la loro crudezza. Come quella che stamani, prima di iniziare la giornata, mi ha colpito in pieno volto leggendo i giornali internazionali on-line. Una foto che inquadra un cumulo di macerie, ciò che resta di una casa sbriciolata da un razzo, da cui spunta per intero la testa di un bambino di sette, otto anni, il volto indurito nell’ultimo sguardo di paura. Danni collaterali, li chiamano.
E tutti a spiegare la necessità dell’intervento, l’inevitabilità di tali danni, e tutti che si schierano, discutono, si accusano… L’azione scatenata nella striscia di Gaza è solo uno dei tanti conflitti presenti al mondo, più vicino al cuore di chi ama la terra che vide nascere il Nazareno. Che oggi avrebbe il volto di quel piccolo cadavere sepolto dalle macerie a causa di una delle tante folli guerre che continuiamo a combattere.

Così, oggi, inizia un ennesimo Avvento.

NATALI E SANGUE
A che è servita la presenza di Cristo?
A che serve iniziare un ennesimo avvento, prepararci a celebrare un Natale sempre meno cristiano, cercare di scuoterci dalla crisi economica e di valori che ci ha travolti? A che serve ridire e ribadire, scrutare e pregare se l’impressione che abbiamo è quella di una morte infinita?
È Luca che ci viene in soccorso, nel mesto inizio di questo cammino. Per scuoterci, per incoraggiarci. Le immagini che usa, tratte da un vocabolario preciso, chiamato apocalittico, dalle tinte forti e tremende affermano, al contrario, una realtà più dolce e serena, descrivono il dissolvimento degli astri. Nulla a che vedere con profezie Maia o amenità del genere, né con la temuta fine del mondo descritta da qualche film di serie B. Luca descrive il dissolvimento della creazione ripercorrendo a ritroso il racconto della Genesi. Se, ai primordi, Dio aveva tolto dal caos il creato per dargli ordine e misura, Luca, ora, descrive il passaggio dall’ordine al caos. Esattamente ciò che stiamo vivendo. E lo fa per fare un’affermazione forte, di speranza, di gioia: alzando lo sguardo possiamo vedere venire il Cristo che ricompone il Creato.

PAURE
Non viviamo tempi facili, lo scoraggiamento è alle stelle, la violenza pure. Tra finanziarie, lavori saltuari e una dilagante povertà, tra affetti frantumati e paure di amare rischiamo di crollare e di arrenderci. La paura e l’apatia a volte inquinano le nostre vite e le nostre comunità: sembra prevalere il forte e l’arrogante, ci sentiamo come pesci fuor d’acqua. E Gesù (tenero!) ci dice: quando accade tutto questo, alzate lo sguardo. Le fatiche e le prove della vita, sembra dirci il Signore, sono lì apposta per farci crescere, possono diventare un trampolino di lancio, devono aiutarci a conoscere il senso segreto delle cose, il mistero nascosto nei secoli. Come il grano caduto in terra feconda la terra, così l’Avvento feconda la nostra vita per sbocciare a Natale in una festa di luce.

PERICOLI
Ma occorre vigilare, ammonisce Gesù nel Vangelo di oggi. Le dissipazioni, le ubriachezze e gli affanni della vita possono impedirci di vedere, impedirci di vivere. Le dissipazioni: in un mondo in cui siamo costretti alla frenesia, ritrovare un ritmo di interiorità richiede una forza di carattere notevole. Perché non approfittare di questi giorni per riprendere un quotidiano ritmo di preghiera? Le ubriachezze: il nostro mondo ci invita a fare esperienza di tutto, a osare, a sperimentare. E alla fine ci ritroviamo a pezzi. Attenti, amici, a non cadere nell’inganno che le sirene del nichilismo ci propongono: abbiamo bisogno di unità, non di frantumazione. E questa scelta compiamola non in rispetto ad una ipotetica scelta morale, ma nella consapevolezza che Dio solo conosce la verità dell’essere. Gli affanni della vita che esistono e non possiamo eliminare possiamo però controllarli mettendo al centro la ricerca di Dio e del mio vero io.

TENACI
No, il mondo non sta precipitando nel caos, come dicevano domenica scorsa, ma fra le braccia di Dio. Lo credo, lo vivo con fatica, combatto per costruire spazi di Regno nel caos, occasioni di luce nelle tenebre, ordine in me e dove vivo. La preghiera e la meditazione della Parola, quella stessa Parola che creò dal nulla le cose che sono, ancora ricreano l’oggi di Dio. Possiamo farcela, Dio ci sostiene, buon percorso di conversione al Natale.

(PAOLO CURTAZ)

Buona domenica! – XXXIV del T.O. – Cristo Re dell’Universo

«Dunque tu sei re?»

Dal Vangelo di Giovanni (Gv 18, 33-37)
XXXIV Domenica del Tempo Ordinario – Anno B
NOSTRO SIGNORE GESU’ CRISTO RE DELL’UNIVERSO

Dal punto di vista della liturgia, la festa di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo conclude l’anno liturgico per portarci con l’Avvento verso il nuovo anno. Dal nostro punto di vista, di noi che la festa la celebriamo, di noi che ogni anno liturgico chiama a vivere un percorso sempre più approfondito nella sequela di Gesù, la festa di Cristo Re è la verifica del nostro cammino annuale. Senza verifica, infatti, senza fermarsi a valutare costi e ricavi, successi e insuccessi, progressi o ritirate, si rischia di camminare a vuoto, di ritrovarsi lontani da dove credevamo di essere, magari falliti quando credevamo di esserci arricchiti.Lasciamo dunque da parte le riflessioni teologiche sul come e perché Gesù Cristo è Re – chissà quante volte le abbiamo fatte o sentite – per una verifica umile e schietta del nostro cammino spirituale.

“Dunque tu sei re?”, chiede il procuratore, con un misto di meraviglia e di scherno, a quell’uomo solo e indifeso. Rubiamo la domanda a Pilato per rivolgerla noi davanti a Gesù: “Dunque tu sei re?”sei davvero il sovrano della nostra vita, colui dal quale tutte le nostre scelte scaturiscono e sul quale tutte le nostre azioni si fondano?  Sei davvero il nostro Re, non secondo le modalità di “questo mondo”, di “quaggiù”, ma alla tua maniera, secondo la quale i sudditi non sono servi ma “amici” (Gv 15,15 i per i quali non hai esitato a dare la vita (Gv 15,13)”? Cerchiamo di essere sinceri fino all’osso.
La nostra vita poggia davvero su di lui come una costruzione sulle fondamenta? I nostri pensieri, le nostre azioni, le nostre parole nascono da ciò che egli ci comanda? Siamo “sudditi” che gli tributano onore con incenso, salamelecchi e inchini, dichiarando a parole:  “Gesù Cristo è il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra”, ma poi, come fanno i sudditi di questo mondo, cerchiamo di fare i furbi, evitando le regole ed evadendo le tasse? Oppure siamo “suoi sudditi – amici”, perché mettiamo in pratica con convinzione e gioia la sua parola: “Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando” (Gv 15, 14). “Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando”… In questo anno abbiamo fatto con più impegno ciò che egli ci comanda? Attenzione! Che il suo regno “non è di questo mondo” non significa che esso è confinato tra le nuvole, e che egli ci chiede cose che non hanno nessun rapporto con quelle che occupano quotidianamente la nostra vicenda terrena. Tutt’altro!  Egli vuole che noi portiamo dentro a questo mondo, alle cose di “quaggiù”, criteri, scelte e comportamenti che lo trasformino e lo spingano verso “lassù”.  La solidarietà, la generosità, la gratuità, la misericordia, la non violenza, la forza contro le difficoltà, la passione per la giustizia e per la pace… son queste le cose che egli comanda per spingere questo mondo dai re secondo Pilato e il sinedrio ai re secondo Gesù. Egli ci comanda di essere dentro questo mondo per esserne luce e lievito.

GESU’, DUNQUE TU SEI IL RE? SEI IL NOSTRO RE?
L’anno liturgico che si chiude ci ha fatto crescere come suoi sudditi, oppure, parole e dichiarazioni a parte, ci ha lasciato nella regalità di Pilato? L’anno liturgico è vero quando non è un circuito dove si gira rimanendo sempre alla stessa altezza, ma una spirale che giro dopo giro porta sempre più in alto, verso la regalità di Gesù. Se non saliamo, corriamo invano, e l’anno liturgico non è altro che la stanca e retorica ripetizione di una pantomima.

(DON TONINO LASCONI)

… SUGGESTIONI …

  Ti piace il canto? 🙂
Il CD da cui è tratto “Mistero della fede”
è acquistabile anche online
–> Clikka ed entra <–

Buona domenica! – XXXIII del T.O. – Anno B

… il sole si oscurerà, la luna non darà più
la sua luce, le stelle cadranno dal cielo …

Dal Vangelo di Marco (Mc 13, 24-32)
XXXIII Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

Stiamo per concludere l’anno liturgico, fra poco saluteremo Marco e il suo vangelo per iniziare, insieme a Luca, un nuovo percorso in preparazione al Natale. Prima, però, Marco vuole ancora invitarci ad una riflessione scomoda e impegnativa. In questi tempi in cui siamo tutti impegnati a sopravvivere, la Chiesa osa chiederci di andare oltre, di non fermarci ad una visione piccina e autoreferenziale della nostra vita. Oggi la Parola ci orienta in una direzione ostica e impegnativa, ci invita a guardare avanti e altrove e con un altro sguardo.

CRISI
La comunità di Marco è in difficoltà: l’Impero romano attraversa una crisi profonda, sembra essere in dissoluzione. La situazione è molto simile a quella che stiamo vivendo, di fine impero, di passaggio. Alcuni esegeti sostengono addirittura che Marco abbia riaperto la sua opera conclusa per inserirvi un capitolo nuovo, il tredicesimo, nato proprio per rassicurare i discepoli. Il linguaggio è quello in uso all’epoca di Gesù, fatto di immagini enigmatiche e di iperboli, non da prendere alla lettera ma da interpretare correttamente. Ed è un messaggio di speranza che non spaventa ma rassicura: cadono le stelle, cioè gli astri venerati dalle religioni pagane. La piccola fede cristiana è protetta dal suo Signore, non ha nulla da temere. Cosa succederà domani? Come andrà a finire la Storia? Che ne sarà di noi? Predicazioni medioevali e film di serie “B” ci rappresentano la fine del mondo come un delirio di fiamme e di distruzione, come il sommo giudizio finale fatto di caligine e di paura. Non è così: noi crediamo che Cristo, risorto e asceso al Padre, tornerà nella pienezza dei tempi, tornerà per completare il suo Regno, le anime dei nostri defunti riprenderanno i propri corpi trasfigurati e risorti e sarà la pienezza. Nel frattempo – e questa è una nota dolente – quel buontempone di Dio ha affidato a noi, fragile Chiesa, il compito di far crescere il Regno. A San Paolo si chiedeva (!) perché Cristo tardasse tanto, avendo le comunità una fortissima tensione per il ritorno del Signore. La sua risposta è struggente: se Cristo è il capo, la testa, e noi siamo membra di un corpo, egli tornerà solo quando tutto il corpo sarà sviluppato e pronto. Questo è il tempo della Chiesa. Non il tempo di restare seduti ed aspettare (come sta succedendo), ma di annunciare il Vangelo, finché il Signore torni.  Una corrente del pensiero ebraico contemporaneo invita tutti, anche i non ebrei, a comportarsi secondo rettitudine, per accelerare la venuta del Messia, per noi il ritorno. Non è una ragione sufficiente per cambiare il mondo a partire da noi stessi?

ALTROVE
Gesù ci ammonisce: la costruzione del Regno non è necessariamente semplice, non è un passaggio di gloria in gloria, essere travolti dal Vangelo ed iniziare il cammino di discepolato significa porsi in un atteggiamento di cambiamento perpetuo, di fatica nell’affrontare le contraddizioni del sé e del mondo. Il Regno subisce violenza, non si manifesta con adunate oceaniche e opere mirabolanti. Nel segno della contraddizione, della fatica si esplica il Regno, fra il già e il non ancora, allontanandoci dalla logica manageriale del successo misurabile che – ahimè – a volte si insinua anche nella logica ecclesiale.
Gli angeli radunano i discepoli dai quattro angoli della terra, coloro che affrontano con serenità la costruzione del Regno vengono radunati e sostenuti. Solo la Parola e la certezza di avere sperimentato Dio o di averne intuita la presenza ci fanno andare avanti tra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio. È per me segno di immensa consolazione, nel mio pellegrinaggio di speranza in giro per l’Italia, in punta di piedi, accorgermi di quanto bene il Signore stia facendo nei vostri cuori e di come la Parola sia ormai la luce per molte coppie, per molti cercatori di Dio e consolazione per gli sconfitti. È un modo altro di essere Chiesa, dispersi nelle nostre città, spesso senza scogli cui aggrapparci. La Parola del Signore che non passa ci dice che il Signore è alla porta e chiede di entrare.

CON UN ALTRO SGUARDO
L’uomo sembra concentrato a distruggere il proprio futuro, ignorando i richiami della natura, facendo prevalere la logica del profitto ad ogni costo, accentuando le distinzioni, facendole diventare divisioni e odio razziale o religioso. La fine del mondo la costruiamo giorno per giorno e, spesso, la viviamo come evento ineluttabile, e con un fatalismo crescente non facciamo altro che rifugiarci in un privato miope e dal respiro corto. Siamo chiamati, invece, a rimboccarci le maniche, a rendere presente questo Regno che è già e non ancora, diventare profeti di conversione, non profeti di sventura. Il mondo non precipita nel nulla, ma nelle braccia di Dio, e la Parola, che dimora, che resta, è l’appiglio che la Chiesa ha per leggere la storia e per vedere il Regno che avanza. Non è facile vederlo, ovvio.
Incontro molte persone, molte realtà di Chiesa, dalle parrocchie immense delle grandi città a quelle perse sull’Appennino, comunità dinamiche e comunità addormentate, tradizione e innovazione, fatica e speranza, profezia e lentezza. Ma vedo. Vedo l’opera straordinaria che il Signore compie in voi, in me, in noi. Arresi alla Parola, malgrado la fatica, il dolore, la logica del mondo che ancora alberga nei nostri cuori nei nostri giudizi, vedo lo Spirito che avanza e dice alla sua sposa, la Chiesa: vieni. Lo vedete anche voi?

(PAOLO CURTAZ)


°°
Cantautori °°
Ascoltate o scaricate il canto Con te camminerò di Matteo Zambuto
Profeti di speranza e comunione… non di sventura!! 😉