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Evangelizzare in terre di mafie, si può?

vangelo alle periferie

Evangelizzare in terre di mafie…
si può?

speciale 100 piazze per il Vangelo
a Napoli

Terzo appuntamento, oggi nell’ambito degli eventi napoletani per il centenario della Famiglia Paolina. Oggi la domanda brucia sul vivo di esperienze che toccano la vita, a volte in modo cruento. Don Pino Puglisi, don Giuseppe Diana sono due nomi che ci dicono in modo diretto quanto sia alto il prezzo da pagare per chi sceglie di seguire la logica di Dio, permettendo al Vangelo di incarnarsi e di diventare storia, di far nascere vita dove c’è morte, di ridare speranza dove le mafie la vogliono uccidere.

Evangelizzare in terra di ‘ndrangheta, di camorra, si può?

Lo chiederemo a padre Giovanni Ladiana, gesuita, tra i fondatori del movimento “Reggio non tace” e a don Tonino Palmese, salesiano, coordinatore regionale di Libera.
Due uomini che a Dio e alla storia hanno offerto la loro vita, perchè la morte non viva e la vita trovi sempre la forza di risorgere!

Vi aspettiamo on line, qui su cantalavita alle ore 17.00
e con p. Giovanni Ladiana alle ore 20.00 DAL VIVO
nella parrocchia San Ciro Martire a Fuorigrotta!

OLTRE IL FILO SPINATO – DOSSIER RAGAZZI & DINTORNI – Marzo 2014

Dossier_Marzo 2014

OLTRE IL FILO SPINATO

di Cecilia Salizzoni

Tratto dal romanzo dell’irlandese John Boyne (2006), Il bambino con il pigiama a righe è un racconto di fantasia dal l’epilogo tragico, sul tema della shoah.

Bruno, 8 anni, figlio di un ufficiale dell’esercito tedesco, è costretto a trasferirsi con la famiglia da Berlino nei pressi di un campo di concentramento nazista, il cui comando è stato affidato al padre. Ma Bruno non ha idea di cosa sia un campo di concentramento e nessuno, in famiglia, ha voglia di spiegarglielo.
Così, nonostante i divieti dei genitori, un giorno va a vedere di persona che cos’è quella che, dalla sua stanza, gli appare come una strana fattoria dove tutti girano con in dosso un pigiama a righe. E lì, al di là del recinto di filo spinato che circonda la strana fattoria, conosce Shmuel, 8 anbambinini come lui, ma ebreo.
E fa amicizia. È un’amicizia difficile da riconoscere davanti ai familiari e ai nazisti fanatici, come il tenente Kotler, che girano per casa, mettendo paura a Bruno e affascinando la sorella maggiore, Gretel. È un’amicizia che lo mette alla prova e, se in un primo momento Bruno cede alla paura e tradisce l’amico, esponendolo all’ira violenta di Kotler, in seguito troverà il coraggio per ritornare e stargli accanto fino in fondo, passando al di là del re cinto e finendo insieme con lui nella camera a gas.

Il film, come il romanzo, è un apologo paradossale sulla cecità morale che ha consentito l’avvento e la crescita del Terzo Reich germanico. L’incapacità del bambino di comprendere il senso reale delle cose intorno a lui, il persistere in uno sguardo ingenuo, di normale umanità, con il suo terrificante epilogo smaschera nel modo più diretto e doloroso la cecità degli adulti, il loro non voler vedere le cose come realmente stanno. Mette a nudo la menzogna su cui si ergeva tutto il castello ideologico e permetteva l’infamia dello sterminio: «Quelli al di là del recinto non sono uomini».    Continua a leggere OLTRE IL FILO SPINATO – DOSSIER RAGAZZI & DINTORNI – Marzo 2014

Buona domenica! – VII del Tempo Ordinario

Sunrise on FieldsIl Padre vostro… fa sorgere il suo sole
sui cattivi e sui buoni…

Dal vangelo di Matteo (Mt 5,45)
VII DOMENICA del TEMPO ORDINARIO – Anno A

Gesù ama i paradossi. Punta in alto, osa, sposta in alto l’assicella perché sa bene che noi uomini tendiamo sempre ad attenuare, ad annacquare, ad essere molto esigenti con gli altri e troppo condiscendenti con noi stessi. No, non è venuto a cambiare la strada che conduce al Dio di Israele, ma a portarla a compimento. Le beatitudini sono la pienezza della Torah. Stolto chi cambia anche solo un tratto di quanto egli dice. Non vivere la radicalità del vangelo è come usare un sale scipito, come mettere la lucerna sotto allo sgabello: un’idiozia. Nell’impegnativo discorso della montagna Gesù, con coraggio e autorevolezza inaudite, mette in discussione alcuni capisaldi della fede. Tradizioni umane spacciate per divine, temi molto sensibili che andavano a coinvolgere la sensibilità spirituale ma, ancora di più la vita concreta. L’orizzonte è quello descritto dalla prima lettura: ssalto in alto cviamo chiamati a condividere la santità del Dio di Israele che non è una divinità separata dal mondo ma un amico che desidera la felicità degli uomini e si adopera perché essi la raggiungano…
Domenica scorsa abbiamo preso quattro questioni fondamentali: l’omicidio che non è solo quello fisico, il perdono che vale più del culto, l’adulterio come tradimento al sogno di Dio e il giuramento come visione pagana di Dio e del fratello. A chiudere il cerchio, oggi, due questioni delicate: la giustizia e l’uso della violenza.

OCCHIO PER OCCHIO      Continua a leggere Buona domenica! – VII del Tempo Ordinario

NO AI LUOGHI COMUNI– RAGAZZI & DINTORNI – Dicembre 2013

Dossier Dicembre 13

NO AI LUOGHI COMUNI

di Tonino Lasconi

bambini-immigratiI bambini e i ragazzi non hanno problemi ad accogliere «gli ignudi» che si presentano loro soprattutto come compagni di scuola, diversi per colore della pelle, per nazionalità, per lingua.
Con la curiosità che hanno in dotazione spontanea, finché gli adulti non riescono ad attutirne la forza, ciò che è diverso li incuriosisce e li attira.
È facile, perciò, trovarli disponibili ai nostri inviti all’accoglienza e alla solidarietà.
Attenzione, però, a dare questo per scontato, e a non offrire motivazioni vere e profonde. immigrazioneOccorre, infatti, difenderli dagli adulti, fra i quali – a cominciare dai loro genitori – circolano ostinati luoghi comuni che possono influenzarli, portandoli su posizioni di diffidenza, antipatia e rifiuto. È importante che, negli incontri di catechesi, questi luoghi comuni emergano e si affrontino, perché covano dentro. Elenchiamo i più diffusi.    Continua a leggere NO AI LUOGHI COMUNI– RAGAZZI & DINTORNI – Dicembre 2013

Buona domenica! – XXV del Tempo Ordinario – Anno C

indignati cv«Che cosa sento dire di te?
Rendi conto della tua amministrazione»

Dal vangelo secondo Luca  (Lc 16, 2)
XXV DOMENICA del TEMPO ORDINARIO – Anno C

A me il Dio di Gesù ha cambiato la vita. O rovinata, fate voi. È che, frequentandolo, uno impara chi è lui “dentro”, quale immenso progetto di amore Dio ha sull’umanità. E allora tutte le cose, o quasi, cambiano, acquistano una coloritura diversa. Incontrare Dio, il Dio di Gesù, significa cambiare ordine alle cose, priorità alla vita, energia alle scelte. In questo senso i discepoli, in qualche modo, incidono nella storia. Incidono (o potrebbero) nella storia reale del nostro paese inquieto e alla deriva, che abbandona la profondità del messaggio evangelico per lasciarsi sedurre dal gossip di turno, che scorda l’essenziale trasmesso dai padri (?) per cedere ad una logica piccina e opportunista, superficiale ed inquietante. E uno dei problemi concreti che croce-solidarieta cvdobbiamo affrontare è quello di un’economia che, indifferente ad ogni etica, assetata solo di guadagno, sta mandando al macero milioni di sogni, di valori, di persone.

LA PAROLA CHE ILLUMINA
Tutti, se seriamente avvinti dal Maestro, se affascinati dal suo Vangelo, portano una domanda conficcata nel cuore: come cambiare il destino del mondo? Come arginare la deriva dell’economia che spazza la dignità degli uomini, come evitare questa spietata e indolore dittatura del capitalismo? In altri tempi ci sono state altre risposte, da parte dei discepoli del Risorto: comunità solidali, la carità come dimensione necessaria alla vita interiore, opere di carità, ospedali. Altri tempi, ambigui, forse, ma evidenti, leggibili, rintracciabili: un padrone cristiano era tenuto a comportarsi prima da cristiano e poi da padrone. Ma ora tutto è complesso, contorto: la new economy, la globalizzazione, il mercato che impera e divora, un sistema basato sul guadagno, costi quel che costi, e di lì organizza la politica, le guerre, pianifica il futuro. Come fare, noi cittadini del mondo?

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9 giorni per la pace

Nove giorni: solo nove giorni ci distanziano dal voto del Congresso Americano… voto con il quale il Congresso è chiamato a deliberare sull’attacco degli Stati Uniti al regime siriano di Assad. Non è la legge statunitense a esigerlo, ma è stata esplicita volontà di Barack Obama.

E noi vi proponiamo di riempire questi nove giorni con la preghiera, per ottenere la conversione del cuore dei potenti.

Lo sappiamo: l’attacco è una reazione al terribile crimine contro innocenti che in Siria si è consumato lo scorso 21 agosto. Il mondo è indignato. Tutti lo siamo! Ma nulla ci autorizza a essere peggiori di coloro che condanniamo.

La guerra uccide tutti: toglie la vita ai vinti e la dignità ai vincitori. La pace è un frutto che matura lentamente. L’albero che lo produce si chiama amore. Il terreno su cui cresce, accoglienza.

Preghiamo allora, ogni giorno, fino al nove settembre, perché Maria, madre dell’umanità, ottenga per il mondo la pace. Può essere usata questa preghiera, ma se si riesce meglio sarebbe pregare anche il Rosario.

Per la pace

Cliccando qui potrete leggere la testimonianza di alcune sorelle trappiste che vivono in Siria. La testimonianza ci fa entrare con concretezza in una realtà che spesso guardiamo solo con indifferenza… troppa! 

Felice se costruisci la pace – Step 7 – incontri online/giugno 2013

Benvenuti, cari amici, al nostro settimo incontro

Felice se costruisci la pace

Logo_on line7“Beati gli operatori di pace, perchè saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perchè di essi è il Regno dei cieli”. Si può leggere una frase del genere e continuare a far finta di nulla? Si può semplicemente pensare che sia solo una questione di metafore? E’ davvero così radicale la proposta? O non è forse semplicemente Vangelo? Già… Vangelo allo stato puro!!!
Continuiamo a invocare la pace su territori lontani eppur la cronaca ci sta paurosamente riportando al centro di noi stessi, al cuore delle nostre scelte dove, al di là di ogni intenzione o ipocrisia, decidiamo liberamente chi essere e come vivere.

La pace bussa alle porte del nostro cuore e chiede disponibilità a costruirla in noi e attorno a noi. Continua a leggere Felice se costruisci la pace – Step 7 – incontri online/giugno 2013

Buona domenica! – XXXII del T.O. – Anno B

… Guardatevi dagli scribi …

Dal Vangelo di Marco (Mc 12, 38-44)
  XXXII Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

Guardatevi dagli scribi! Alla fine dell’anno liturgico e del commento di Marco stiamo inanellando una serie di pagine centrali, sconcertanti, urticanti, di quelle che sarebbe tanto bello togliere dal nostro cristianesimo “ fai da te” e che, invece, ci sono donate come perle preziose, come occasione per ripartire dalla fede e incarnare le riflessioni dei Padri sinodali.
L’invito di Gesù è una inquietante staffilata, ci lascia interdetti: poche volte, nei vangeli, il Signore esplicita in maniera così diretta la sua preoccupazione. I discepoli possono diventare come gli scribi, questa è la preoccupazione del Maestro. Aveva di che preoccuparsi.

SCRIBI
In origine erano semplicemente persone che sapevano scrivere e leggere e che, quindi assumevano un ruolo importante per la trasmissione dei documenti importanti. Poi, con la riforma del devoto Giosia, qualche secolo prima di Cristo, la loro importanza era accresciuta a dismisura: erano loro a custodire la Legge, loro a interpretarla, loro a giudicare chi la violava. Gesù li accusa pesantemente, senza mezze misure.
Sono vanitosi e fanno del loro servizio una smisurata ricerca di potere. Amano indossare una divisa per farsi riconoscere, amano il rispetto timoroso dei poveri cittadini, amano essere considerati come delle autorità, sono sempre presenti agli eventi sociali, godono della loro posizione e non perdono l’occasione per mettersi in mostra.
Penso a quanto successo in Campania qualche settimana fa e della sfuriata di un questore che ha rimproverato un povero prete intervenuto ad un dibattito pubblico per denunciare discariche abusive di amianto. Tema della sfuriata? La presunta mancanza di rispetto del reverendo che continuava a indirizzarsi alla collega del questore chiamandola “signora”. Sconcertante, ma è così: oggi ancora molti tengono più alla forma che alla sostanza… Ma penso anche, purtroppo, alla denuncia fatta dal cardinale di Napoli che parla di carrierismo all’interno della Chiesa. I primi posti, le divise, gli applausi e gli inviti ufficiali purtroppo esercitano ancora un fascino demoniaco su molti pastori che, con dichiarata umiltà che accogliamo con benevolenza, non si rendono conto di diventare uno spettacolo che allontana dal Vangelo. Vedere girare un ecclesiastico in auto di grossa cilindrata, magari con autista, in questi tempo non rende certo onore al ruolo ma, al contrario, diventa una grossa contro testimonianza. Ma anche nel piccolo possiamo sognare di diventare come gli scribi: in parrocchia, in una diocesi, a volte si assiste, allibiti, alla ricerca della visibilità e dell’onore. Dobbiamo davvero giudicare noi stessi con severità.

PEGGIO
Gli scribi divorano i denari delle vedove. Se la vedovanza già rappresenta uno stato di grande dolore, di lacerazione interiore, di frantumazione di affetti, restare vedove al tempo di Gesù, era una vera e propria tragedia. Senza servizi sociali, senza appoggio dalla famiglia, spesso la vedova si vedeva costretta, per vivere, a mendicare o, peggio, a prostituirsi. La condizione della vedova, perciò, era la peggiore che si potesse immaginare: sola, senza sussistenza economica, disprezzata perché mendicante o prostituta. Ma ricercata dagli scribi che riuscivano a ricevere donazioni od elemosine da donne rimaste sole e plagiate in nome di Dio.
Non posso non pensare alla situazione drammatica che stiamo vivendo, alle scene degli scontri in piazza in Grecia, ai disoccupati che crescono, tutti vittime di un sistema che non abbiamo scelto, tutti storditi dal nuovo Verbo che è l’economia, tutti succubi di meccanismi che ci sono venduti come indispensabili ed inevitabili, come se non fossimo noi ad avere creato le leggi di mercato!

ALLORA
Di fronte a questi atteggiamenti ancora così diffusi, ahimé anche nella Chiesa che siamo noi, Gesù propone, a sorpresa, il modello di una vedova che, umilmente, vede entrare nel tempio. Così la vedova del Vangelo getta nel tesoro del Tempio qualche euro, mentre i notabili della città e i devoti si spintonano per far notare le somme considerevoli che versano nelle casse del Tempio appena ricostruito. Gesù loda la generosità di questa donna che ha dato il suo necessario come offerta a Dio, e ignora le generose offerte pubblicate e titoli cubitali del miliardario di turno.
Ci sono momenti nella vita in cui perdiamo tutto: salute, lavoro, una persona cara (non necessariamente perché muore), voglia di vivere. Momenti faticosi, terribili, in cui abbiamo l’impressione di non sopravvivere. Come la vedova di Elia, trasciniamo un passo dopo l’altro, tenuti in vita da qualche affetto (il figlio per la vedova) ma rassegnati a veder consumare ogni forza, ogni energia. Quante persone in questo stato ho conosciuto nella mia vita!
La vedova del Vangelo – ingenua – mette quel poco che ha per il Tempio, per Dio. Non sa dove finiranno i soldi, forse saranno disprezzati dal sacrestano del Tempio, forse serviranno a comperare detersivo per i pavimenti… poco importa, il suo gesto è assoluto, profetico, colmo di una tenerezza infinita.

LUCE
Anche quando siamo incapaci di provare emozioni, o di desiderio di vita, possiamo diventare luce, totalità, dono, speranza. Non ce ne accorgiamo, ovvio, e forse neppure ce ne importa. E noi discepoli, fragile popolo di Dio, impariamo dalle vedove, dai poveri a contare sull’Assoluto, ad abbandonarci – sul serio – nelle mani di Colui che tutto può.
Non la gloria, non la devozione, non l’apparenza (anche clericale e cattolica!) ci salvano, ma l’essere medicanti di luce.

(PAOLO CURTAZ)


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Musical °°
Ascoltate o scaricate il canto Le miserie della vita
per riflettere, in musica, sul Vangelo di oggi e sullo stato d’animo
che provocano le miserie della vita…
senza dimenticare di levare lo sguardo al sole che sorge. Sempre.

A chi serve credere?- Sulle vie del Vangelo/2

Ma la fede aiuta?

Le ingiustizie, la morte, il male, non sono state cancellate dalla resurrezione… ma allora a cosa serve credere?

PREPARIAMOCI ALLA VIDEO CATECHESI CON: Perdonami

Cos’è la fede se alla fine tutto resta uguale? A cosa e a chi serve credere?

Noi, Dio e la costante ricerca del sacro; la voglia di sentirci protetti da un oltre o da un altro… la paura di ciò che non conosciamo… eppure credere è molto di più!

Dio non è solo l’oltre rispetto a ciò che viviamo, ma è anche l’altro rispetto a ciò che siamo. Dio e noi: una relazione da ripensare, un’idea su cui ragionare, una soluzione da trovare? Cos’è per noi la fede?

Io credo, ma tu, Signore, mi aiuti a vivere? 

VIDEO CATECHESI –  A chi serve credere?