Archivi categoria: film

RAGAZZI & DINTORNI – Gennaio 2015 – Felice chi cerca la giustizia

FA’ SENTIRE LA TUA VOCE, WADJDADossier Gennaio-23 La ragazzina e la bicicletta

di Cecilia Salizzoni

C’è un’ingiustizia nel mondo, che va al di là di singoli atti e soprusi. C’è una negazione dei diritti della persona, contro la quale sembra persino impossibile appellarsi, perché la società la ratifica e la pone a fondamento del proprio sistema di vita. La discriminazione tra uomo e donna è, forse, la forma più radicale di questa ingiustizia, perché a sancirla sembra essere la religione, e questa la presenta come sacrosanta, voluta da Dio. Nel corso della storia lo si è riscontrato in tutte e tre le religioni monoteiste. Lungo i secoli poi, specie negli ultimi due, si sono visti i segni di un cammino di liberazione che è tuttora in atto, segni diversi per ordine di grandezza a seconda del con testo religioso e culturale di appartenenza.    Continua a leggere RAGAZZI & DINTORNI – Gennaio 2015 – Felice chi cerca la giustizia

RAGAZZI & DINTORNI – Settembre/Ottobre 2014 – Felici voi

Dossier Settembre copertina

FELICE NATALE, SCROOGE!

di Cecilia Salizzoni

Vale la pena di iniziare con un classico, per intraprendere il percorso sulle Beatitudini: un classico dei classici come il Canto di Natale di Dickens (A Christmas Carol, 1842), che è stato portato sullo schermo cinematografico molte volte. La versione più recente è della Disney che, nel 2009, ne ha affidato la realizzazione a Robert Zemeckis, una garanzia sul piano tematico-letterario e sul fronte dello spettacolo. Il regista ha rispettato la lettera del racconto e ha scelto la tecnica della motion-capture, già utilizzata con successo in Polar Express (2004). Unendo la ripresa in live action (con attori veri) e il disegno animato in 3D, ottiene un’immagine fantastica e realistica insieme, antica come la più classica illustrazione del libro pubblicato a metà Ottocento, e contemporanea, moderna e vertiginosa.
Un ossimoro, a ben vedere. Adatto a introdurre la prima delle Beatitudini – «felici i poveri» – che suona anch’essa contraddittoria. Lo era ieri, tanto più oggi in un contesto materialista e consumista, percepito da tutti, e in particolare dai ragazzi, come naturale e scontato.

CANTO DI NATALE

Continua a leggere RAGAZZI & DINTORNI – Settembre/Ottobre 2014 – Felici voi

PORTATORE DI BUONE NOTIZIE – DOSSIER RAGAZZI & DINTORNI – Aprile 2014

Dossier_Aprile copertina

PORTATORE DI BUONE NOTIZIE

di Cecilia Salizzoni

Monsieur Lazhar«Afflitti», come i bambini di una scuola elementare del Quebec la cui maestra – Martine, una maestra amata – si è impiccata in classe durante la ricreazione.
Profondamente afflitti, come Simon e Alice che l’hanno trovata e sono bloccati nel dolore dalla violenza di un gesto che scarica su loro la disperazione dell’adulto e li colpevolizza. In particolare colpevolizza Simon («Sapeva che portavo io il latte su, il giovedì. Sapeva che l’avrei vista così!»); Simon, che aveva reagito a un gesto di affetto della maestra, denunciandolo come molestia, ora si rode dentro.
Afflitti, perché Simon e Alice erano amici, e ora sono divisi, in quanto anche Alice è convinta che sia colpa di Simon. Sembra non esserci nessuno fra gli adulti in grado di aiutarli a uscire dal blocco gelato della sofferenza.
Sembrerebbe anzi che lo sforzo principale di genitori e insegnanti sia quello di non entrare in contatto con i bambini – fisicamente, psicologicamente, educativamente – e di non permettere a nessuno questo contatto. Per rispettarne la libertà, in teoria; per non fare loro violenza, per evitare ambiguità e sospetti. In realtà lasciandoli soli di fronte a ciò che essi non sono in grado di gestire.

Inizia così Monsieur Lazhar, il film del canadese Philippe Falardeau, tratto dall’opera teatrale di Evelyne de la Chenelière, che racconta l’arrivo in classe di Bachir Lazhar, esule algerino in attesclassea di asilo politico, ingaggiato come supplente da una preside desiderosa di lasciarsi alle spalle la tragedia al più presto e senza spese aggiuntive. Tutto ciò che la scuola può permettersi è ridipingere le pareti della classe e spedire ogni tanto la psicologa a parlare con i ragazzini. Come se questo potesse cancellare il persistere della memoria e l’orrore che l’accompagna…
Può sembrare un film inadatto ai ragazzi, rivolto esclusivamente agli adulti che mette sotto accusa. In vece il modo in cui Bachir entra in questo dolore e lo accompagna, e il modo in cui il regista racconta il percorso di guarigione, permette anche ai ragazzi, non solo di seguirlo, ma di trarne beneficio.

Bachir vuol dire «portatore di buone notizie», lo dice presentandosi agli allievi il nuovo assunto. La buona notizia che porta, passa per le parole di quella lingua che lui, francofono, ama profondamente: le parole che permetteranno infine a Simon, ad Alice e ai compagni di classe di formulare il proprio dolore e di liberarsi.
foto-profesor-lazharMa, prima ancora, passa attraverso la presenza fisica di questo insegnante disponibile a stare a fianco di quel dolore, ad accoglierlo e a condividerlo, tutto il tempo che serve: lui, che pure è segnato da un lutto tragico e ingiusto (la guerra civile, in Algeria, gli ha ucciso moglie e figli, e il Canada ora non sembra disposto a riconoscerlo); lui, che pure ha bisogno di guarire.
Stare accanto, senza la pretesa di trovare un senso, o una ragione, o una giustificazione al gesto della maestra, mettendo la propria esperienza e maturità a servizio dei piccoli, perché possano ritrovare la strada interrotta e riprenderla con fiducia.
Perché, per utilizzare la metafora di cui si serve Bachir quando sarà costretto ad accommiatarsi dagli allievi (verrà fuori, infatti, che lui non è un insegnante), «la crisalide possa diventare farfalla e prendere il volo ad ali spiegate nel cielo azzurro e senza nuvole, ebbra di zucchero e di libertà».
Ciò che ai suoi figli non è stato concesso, lui lo permetterà ai giovani allievi. E anche il suo cuore «distrutto dalle fiamme e consumato dal lutto», in questa restituzione alla vita, ritrova vita. La sophie-monsieur-lazhardanza a cui si lascia andare inaspettatamente, e che libera per un attimo il suo corpo dalla rigidezza della postura, annuncia il ritorno alla vita; l’abbraccio finale, contro le regole della scuola, ad Alice che soffre per la sua partenza, lo suggella.

Un testo, che affronta con delicatezza e discrezione il tema del dolore e della morte, richiede anche al catechista un accompagnamento analogo a quello che Bachir Lazhar attua nei confronti dei suoi scolari, perché i ragazzi possano non solo sentire l’afflizione dei giovani protagonisti, ma affrontarla e superarla insieme con loro, cogliendo i momenti salienti che caratterizzano il passaggio dal blocco del dolore al movimento della vita.
Che cosa chiude Simon in un atteggiamento scontroso e irascibile? Quando e in che modo riesce a venire allprofesor-lazhara luce la ragione?
Che cosa prova Alice nei confronti di Martine e di Simon? Che cosa rimprovera loro? Di cosa soffre a livello personale?
Che cosa affliggeva la vita della maestra? In che modo ha risposto al dolore?
Che cosa affligge Bachir e come reagisce lui all’afflizione?
Che cosa gli permette di ridonare serenità ai suoi allievi?
Cosa c’entra con tale storia la favola della crisalide e della farfalla che chiude il racconto?
Quali scene e immagini, in particolare, suggeriscono nel film il superamento del dolore e la ripresa della vita?
Anche Bachir Lazhar è un taumaturgo, uno che risana; che cosa si potrebbe dire che abbia in comune con Gesù?
«Beati gli afflitti perché saranno consolati», è la buona notizia di Gesù. In che modo si compie questa promessa e per opera di chi: è un premio futuro, opera esclusiva di Dio, in un’altra vita successiva alla presente?
Oppure è operante già ora, e ciascuno di noi può collaborare a questa consolazione?

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Aprile 2014 di Ragazzi e Dintorni. 

Per info, abbonamenti e novità:

—> Clikka sull’immagine <—

OLTRE IL FILO SPINATO – DOSSIER RAGAZZI & DINTORNI – Marzo 2014

Dossier_Marzo 2014

OLTRE IL FILO SPINATO

di Cecilia Salizzoni

Tratto dal romanzo dell’irlandese John Boyne (2006), Il bambino con il pigiama a righe è un racconto di fantasia dal l’epilogo tragico, sul tema della shoah.

Bruno, 8 anni, figlio di un ufficiale dell’esercito tedesco, è costretto a trasferirsi con la famiglia da Berlino nei pressi di un campo di concentramento nazista, il cui comando è stato affidato al padre. Ma Bruno non ha idea di cosa sia un campo di concentramento e nessuno, in famiglia, ha voglia di spiegarglielo.
Così, nonostante i divieti dei genitori, un giorno va a vedere di persona che cos’è quella che, dalla sua stanza, gli appare come una strana fattoria dove tutti girano con in dosso un pigiama a righe. E lì, al di là del recinto di filo spinato che circonda la strana fattoria, conosce Shmuel, 8 anbambinini come lui, ma ebreo.
E fa amicizia. È un’amicizia difficile da riconoscere davanti ai familiari e ai nazisti fanatici, come il tenente Kotler, che girano per casa, mettendo paura a Bruno e affascinando la sorella maggiore, Gretel. È un’amicizia che lo mette alla prova e, se in un primo momento Bruno cede alla paura e tradisce l’amico, esponendolo all’ira violenta di Kotler, in seguito troverà il coraggio per ritornare e stargli accanto fino in fondo, passando al di là del re cinto e finendo insieme con lui nella camera a gas.

Il film, come il romanzo, è un apologo paradossale sulla cecità morale che ha consentito l’avvento e la crescita del Terzo Reich germanico. L’incapacità del bambino di comprendere il senso reale delle cose intorno a lui, il persistere in uno sguardo ingenuo, di normale umanità, con il suo terrificante epilogo smaschera nel modo più diretto e doloroso la cecità degli adulti, il loro non voler vedere le cose come realmente stanno. Mette a nudo la menzogna su cui si ergeva tutto il castello ideologico e permetteva l’infamia dello sterminio: «Quelli al di là del recinto non sono uomini».    Continua a leggere OLTRE IL FILO SPINATO – DOSSIER RAGAZZI & DINTORNI – Marzo 2014

IL GESTO CHE FA LA DIFFERENZA – DOSSIER RAGAZZI & DINTORNI – Febbraio 2014

Dossier Feb14

IL GESTO CHE FA LA DIFFERENZA

di Cecilia Salizzoni

Leo ha 16 anni, frequenta il terzo liceo, senza profitto perché la sua testa, piena di ricci spettinati, è da tutt’altra parte. Non riesce a staccarsi dai capelli rossi di Beatrice, stesso liceo un biancaanno più grande, e dal pensiero di come fare a conoscerla.
Quando finalmente questo accade, è una batosta, perché Beatrice è ammalata. Gravemente. Fa chemioterapia, i capelli che hanno preso tanto Leo, sono una parrucca e lei è quasi rassegnata a lasciare una vita che avrebbe voluto esplorare, divorare, vivere.
Un colpo basso di estrema violenza. Se Leo non trovava il coraggio per rivolgerle la parola prima, in condizioni normali, ora che l’ha vista in ospedale, ora che sa come stanno le cose, ora che i colori brillanti e pulsanti della vita – quelli che lui ama appassionatamente – sembrano sbianchire di colpo, come il sangue di Beatrice, deve trovare il coraggio per non scappare.

Lo aiuta il prof. di lettere che insegna ai ragazzi a coltivare un sogno e, quando la vita lo manda in pezzi, li invita a non desistere, ad affrontarla, anche nella sua durezza. A prenderla a pugni, magari, ma a non mollare, perché il sogno può andare oltre il limite della vita, e la vita resta bella anche se non è sempre colorata. E Leo che non è un vigliacco (anche se temeva di esserlo), si presenta a casa di Beatrice.bianca chitarra
Si dichiara. Inizia una personale battaglia contro il male di lei che ha esaurito le proprie energie e può solo rivolgersi a Dio per trovare un senso a ciò che le sta accadendo.
Lui, invece, è convinto di poterla salvare; è sicuro che il suo midollo spinale sia compatibile con quello di lei e si iscrive nella lista dei donatori contro la volontà dei genitori che hanno paura.
Lo attende un nuovo colpo basso: l’incompatibilità è al 90%. Tempo dopo, tuttavia, il suo sangue si rivelerà compatibile con quello di un’altra persona, sconosciuta, e restituirà la vita a una mamma.

Oltre al prof. c’è Silvia a sostenere Leo nel suo percorso d’iniziazione alla vita: l’amica di sempre, innamorata non riconosciuta e poi, anzi, respinta rabbiosamente, fin quando – con l’aiuto di Bea – si accorgerà che anche l’amore, come la vita, è speciale proprio quando è normale. Non è un percorso eclatante, quello di Leo, ma il Leo di fine film è cambiato e, con lui, il mondo intorno a lui.
bianca come il latteTratto dal romanzo di successo del vero prof. Alessandro D’Avenia, Bianca come il latte, rossa come il sangue, riesce a evitare le trappole sentimentali e melodrammatiche e a delineare con tratti autentici un racconto di formazione, che si rivolge agli adolescenti e cerca di fare quello che, troppo spesso, gli adulti non sanno fare: stare accanto ai ragazzi davanti alla sofferenza e alla morte.

PER SCANDAGLIARE IL RACCONTO
Nonostante il genere e il tono tra commedia e dramma rischino di appiattire la visione dei ragazzi sulla linearità narrativo-sentimentale di un teen-movie, il racconto offre spunti tematici per approfondire il discorso. Si tratta di farli venire a galla, proponendo il percorso di Leo, gli scontri e gli incontri che lo caratterizzano, il disegno dei personaggi in gioco.
• Un prof. che non è «uno sfigato», che non si fa mettere i piedi sulla testa dagli studenti, che accetta le sfide:

– come risponde alle provocazioni di Leo?film
– come stanno insieme i discorsi sui sogni, il dolce stil novo e i guantoni da box?
– qual è il vero coraggio, secondo il prof.?

• Quando il gioco si fa duro, come reagisce Leo?
• Che cosa crede di poter dare a Beatrice inizialmente? Che cosa le dà realmente?
• Che cosa Beatrice dà a lui?
• Che cosa vuole dire Beatrice quando afferma che quello di Leo non è vero amore, ma solo passione? Quando è vero l’amore?
• Che cosa succede quando Leo accetta di mettersi in gioco per Beatrice? Che cosa cambia nelle relazioni intorno a lui? Con i genitori? Con la scuola? Con Silvia?
• Anche l’ambientazione della storia, i luoghi inediti di questa Torino cinematografica, offrono spesso un contrasto significativo, tra modernità e tradizione, tra bruttezza e bellezza, tra fatiscenza e una nuova vita, imprevedibile: in che modo si inserisce nel di scorso tematico questa scelta del regista?
• All’inizio della storia il bianco, per Leo, non è un colore, è vuoto, è noia: come si colloca alla fine del racconto?

Per il trailer ufficiale:

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Febbraio 2014 di Ragazzi e Dintorni. 

Per info, abbonamenti e novità:

—> Clikka sull’immagine <—

RANGO, SEI DAVVERO UN EROE! – RAGAZZI & DINTORNI – Novembre 2013

Dossier Nov13

RANGO, SEI DAVVERO UN EROE!

di Cecilia Salizzoni

«Sembri uno strano… hai una camicia strana… hai gli occhi strani. Sei uno straniero?». Quello che la piccola Priscilla dice al protagonista di questo film d’animazione, al suo arrivo nella città di Polvere, si potrebbe dire del film in generale. E, certo, l’operazione, firmata da Gore Verbinski con Rango (Usa, 2011), è singolare e molto cinefila: costruisce, infatti, un film sulla figura dell’eroe e sulla relazione ambigua tra essere e ruolo, realtà e finzione.
Detto così potrebbe sembrare cervellotico; si tratta, in realtà, di un gioco condotto con ironia e intelligenza, che piacerà ai ragazzi, anche se non saranno in grado di cogliere la struttura di rimandi e citazioni attivata dall’autore.
rangoCiò che ci interessa in questa sede, d’altra parte, è «l’impresa» che l’eroe si trova ad affrontare, e il «percorso» che deve compiere per riuscire nell’impresa: riportare l’acqua nel deserto per far rivivere la cittadina di Polvere e i suoi abitanti.
Impresa e percorso presentano inattesi punti di contatto con l’esperienza di vocazione e di risposta alla vocazione di ogni cristiano.

Ma chi è l’eroe di questa storia? È la domanda che assilla il protagonista lungo tutto il racconto, un piccolo camaleonte senza nome, che gioca a interpretare grandi ruoli all’interno del proprio minuscolo terrario, quando improvvisamente la sorte gli attraversa la strada e lo sbalza nella vita vera, nel mondo grande e terribile, alle prese con un compito sproporzionato per chiunque: ritrovare l’acqua che la speculazione moderna ha rubato alla cittadina di Polvere; smascherare e mettere fuori gioco i potenti responsabili della speculazione; restituire l’acqua alla comunità.
All’inizio della storia il nostro eroe, che non ha ancora un nome, ed è solo un piccolo millantatore che accetta la sfida per vanità, per gratificare il bisogno di sentirsi grande e potente, un «deus ex machina».
Per diventare «un salvatore», tuttavia, dovrà riconoscere il proprio limite e le proprie menzogne, da vanti a se stesso e davanti alla comunità. Solo allora, ridotto quasi a polvere anche lui dalla prova del deserto, potrà entrare in contatto con lo Spirito del West e trovare la risposta alla propria ricerca.     Continua a leggere RANGO, SEI DAVVERO UN EROE! – RAGAZZI & DINTORNI – Novembre 2013

Verso una nuova umanità – Ciak si gira da RAGAZZI & DINTORNI Settembre/Ottobre 2013 –

Dossier Set_Ott13

VERSO UNA NUOVA UMANITÀ

di Cecilia Salizzoni

Le nevi del Kilimangiaro, non è un film per ragazzi, eppure è difficile pensare un film più pertinente e attuale sul tema della misericordia e delle sue opere. Certo richiede un intervento di sintonizzazione da parte dell’animatore perché, pur essendo una storia lineare che parla al cuore dello spettatore, non parla il linguaggio dei preadolescenti, e le figure del racconto che permettono l’identificazione sono o un po’ più giovani o un po’ più avanti con gli anni rispetto al nostro target. Detto questo, credo valga la pena tentare e «vedere l’effetto che fa».

misericordiaIspiratosi al poema di Victor Hugo Les pauvres gens (La povera gente, 1859), con Le nevi del Kilimangiaro Guédiguian torna all’amato quartiere popolare dell’Estaque, sulla collina a ridosso del porto di Marsiglia, luogo di elezione delle sue storie operaie, per raccontare l’impatto della crisi economica sul mondo del lavoro in questo inizio di Millennio, e per fare il punto sullo stato delle relazioni umane. Il punto di vista è quello di Michel, operaio e sindacalista ai cantieri navali di Marsiglia, e quello della moglie Marie-Claire che, per la famiglia, ha rinunciato alla realizzazione professionale e assiste gli anziani quel tanto da arrotondare il bilancio familiare.    Continua a leggere Verso una nuova umanità – Ciak si gira da RAGAZZI & DINTORNI Settembre/Ottobre 2013 –