Archivi categoria: peccato

Buona domenica! – II del Tempo Ordinario – Anno A

agnus dei cv«Ecco l’agnello di Dio»

Dal Vangelo di Giovanni (Gv 1,29)
  II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno A

Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Questa è forse la citazione biblica più conosciuta dai cristiani, anche quelli più digiuni di Bibbia, perché a forza di sentirla ripetere (anche se con una variante non da poco: “i peccati” invece di “il peccato”) in tutte le Sante Messe, l’hanno memorizzata. Il celebrante, infatti, la pronuncia, mostrando l’ostia consacrata, prima della Comunione. La frase è – possiamo dire – un “copyright” di Giovanni Battista, perché non trova riscontri precisi in altri brani della Bibbia. Essa può richiamare l’agnello condotto al macello di Isaia (Is 53,7), ma anche il sangue dell’agnello asperso sulle porte degli ebrei (Es 12,21-28) nella notte di Pasqua, nonché l’agnello vincitore dell’apocalisse (Ap 6,16). agnello san paolo cvSulla bocca del Battista, l’affermazione riassume tutti i diversi riferimenti: Gesù, caricando su di sé il peccato del mondo, lo sconfigge e lo annulla.

IL PECCATO DEL MONDO
Cosa sono i nostri peccati più o meno lo sappiamo, perché fin da piccoli siamo stati abituati a liste di pensieri, parole, opere, e omissioni in contrasto con i comandamenti di Dio e i precetti della Chiesa. Però il Battista non parla di peccati (e speriamo che il nuovo messale recepisca la correzione), ma di peccato del mondo. Cosa è? E’ tutto ciò che degrada l’uomo, allontanandolo da Dio e da come Dio lo ha pensato e creato. E’ la volontà delle creature di non riconoscersi tali. Continua a leggere Buona domenica! – II del Tempo Ordinario – Anno A

Buona domenica! – XXX del Tempo Ordinario – Anno C

presunzione cv…l’intima presunzione di essere giusti…

Dal Vangelo di Luca (Lc 18,9)
XXX DOMENICA del TEMPO ORDINARIO – Anno C

Siamo tutti lebbrosi e tutti chiediamo la compassione che troppo spesso il mondo ci rifiuta. La crisi che addenta l’Occidente ha fatto una prima vittima: la speranza.  La lotta quotidiana per andare avanti rischia di inaridire il nostro cuore, di renderlo indurito e rabbioso. Come accade nella nostra Italia sempre più schierata, sempre più aggressiva. Siamo tutti lebbrosi e Cristo ci guarisce. Non andando al tempio, non rifugiandoci in una religiosità della cerimonia e della devozione, ma andando direttamente a Cristo la Parola incarnata. Allora diventiamo capaci di ringraziare (letteralmente eucaristizzare, di scoprire in Cristo lo sposo dell’umanità). Ma per tornare indietro, per convertirci, dobbiamo fare spazio nel cuore. Riconoscere l’abisso che ci abita. Non ditelo al fariseo.

IL FARISEO E L’INGOMBRO DEL CUORE
I farisei erano devoti alla legge, cercavano di contrastare il generale rilassamento del popolo di Israele, osservando con scrupolo ogni piccolissima direttiva della legge di Dio.  Bella gente, poche storie. Certo, il fariseo ci sembra arrogante ma, in realtà, è solo pieno di zelo. L’elenco che il fariseo fa, di fronte a Dio, è corretto: Continua a leggere Buona domenica! – XXX del Tempo Ordinario – Anno C

Buona domenica! – XXIV del Tempo Ordinario – Anno C

OLYMPUS DIGITAL CAMERA«Quando era ancora lontano, suo padre lo vide»

Dal vangelo secondo Luca  (Lc 15, 20)
XXIV DOMENICA del TEMPO ORDINARIO – Anno C

Facciamoci bene i conti in tasca, amici, Gesù pretende di essere più grande della più grande e intensa gioia che umanamente siamo in grado di provare. Così, al discepolo che, ascoltando l’immensa sete di infinto che pulsa nel cuore, e la nostalgia pungente del Tutto, Gesù propone un cammino verso una scoperta inattesa: il vero volto di Dio.

IL NOSTRO PICCOLO DIO
Tutti abbiamo un’idea di Dio, per credergli o per rifiutarlo. Tutti abbiamo una spontanea, inconscia, sorgiva idea di Dio, una specie di religiosità connaturale nel nostro imprinting. Un’idea di Dio in cui credere. O non credere. Mediamente, però, l’idea di Dio che abbiamo è approssimativa, e neppure troppo simpatica. Dio esiste, certo, per carità, è anche potente, ma incomprensibile nelle sue discutibili scelte. occhio di dio cvAndiamo, siate onesti: non avete mai pensato di fronte all’idiozia degli uomini, che voi avreste fatto meglio nel governare il mondo? Che Dio dovrebbe almeno fermare le guerre? Proteggere i deboli? Che quella madre di famiglia divorata dal cancro è una clamorosa stupidaggine divina? Che, insomma, se Dio c’è perlomeno è pigro o incomprensibile?
Quanta strada l’uomo ha fatto per convertire il proprio cuore! La storia di Israele è la scoperta del vero volto di Dio, della misericordia, il cuore stesso di Dio. Nella splendida pagina dell’Esodo che abbiamo letto, Dio si accorge di essere stato troppo fiducioso nei confronti di questo popolo di schiavi, e decide di rinunciare e di ricominciare. Mosè lo sfida e rifiuta di seguirlo: tra Dio e il popolo Mosè sceglie il popolo! E Dio si stupisce e cambia idea. Continua a leggere Buona domenica! – XXIV del Tempo Ordinario – Anno C

Liturgia di domenica 17/03/2013 – V Domenica di Quaresima – con suggerimenti per catechisti

«Chi di voi è senza peccato,

getti per primo la pietra contro di lei»

Gv 8,1-11

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.

Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.

Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.

Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Per te catechista, che scegli di usare anche l’immagine per aiutare i tuoi ragazzi a entrare nel dinamismo del Vangelo.

OBIETTIVO: guardare, faccia a faccia, l’agire di Gesù, i sentimenti del cuore umano, il peccato e la misericordia

  1. Leggete con i ragazzi l’immagine:
    • Guardate con i ragazzi l’immagine, apparentemente lontana, in ciò che ritrae, dal vangelo proposto. Non siamo in riva al lago, come già altre volte era accaduto, eppure l’immagine ci riporta proprio lì, sulla spiaggia, per sporcarci con la sabbia e  lasciarci raggiungere dalla risacca delle onde. Perché la sabbia? Perché quel mare?
    • C’è un elemento, spesso riportato da molti come una misteriosa incognita: Gesù scrive con il dito per terra. Non sappiamo cosa abbia scritto, né alcuni ritengono questo gesto essenziale… eppure gli evangelisti lo hanno riportato, descrivendolo con estrema precisione.
    • I biblisti fanno notare un dato interessante: alcuni profeti, come Geremia, annunciano al popolo che Dio scrive il peccato nella polvere, perché il vento possa disperderlo e non ne resti traccia alcuna.
    • Ecco svelato il senso dell’agire di Gesù. Lui, che dell’amore del Padre è la rivelazione massima, proprio lui vive, di fronte al concreto peccato di una peccatrice colta in flagrante, lo stesso atteggiamento che Dio ha vissuto verso il peccato del suo popolo. Gesù scrive nella polvere il peccato perché il vento possa disperderlo per sempre.
    • Per questo l’immagine ci riporta sulla spiaggia, per scoprire l’atteggiamento concreto di Dio verso il nostro errore, il nostro peccato, le nostre cadute, le fragilità. L’amore di Dio continua ad aleggiare su ogni acqua, il sole di Dio continua a far risplendere ogni vita, perché su tutto  e per tutti, Dio diffonde amore.
    • Non è la dimenticanza a far sì che il peccato sparisca, ma è l’amore che spinge e motiva il perdono.
    • Dio ricorda il nostro peccato, lo conosce, lo denuncia, lo combatte in nome della vita, ma questo non impedisce il perdono. Dio si china, come Gesù, sulla nostra povertà per risollevarci, per chiederci di uscire dalle vie che uccidono l’amore.
    • Gesù, scrivendo per terra, chiede anche a noi di piegarci, di rientrare in noi stessi e guardare il nostro peccato, le nostre personali paure e fragilità. Con Lui, dobbiamo andare sulle rive di quel lago, dove lui continua a chiamare ancora oggi, a sussurrare nuove vie, a proporre un nuovo amore da vivere e da donare.
    • Il nostro peccato è scritto sulla sabbia, pronto a essere dissolto, per sempre, dal soffio dell’amore di Dio.
  2. Leggete insieme il Vangelo
  3. Aiutate i ragazzi a farne risonanza in gruppo 
  4. Trasformare la Parola in preghiera
    Insieme: Dio nostro Padre, tu hai mandato il tuo Figlio, Gesù, a spezzare il cerchio del giudizio impietoso, dell’accusa implacabile che ci tiene legati al nostro peccato. Il perdono che ci doni ci offre la possibilità di una vita nuova nel tuo Spirito.  Amen [R. Laurita]

   Destinatari: adolescenti e giovani  

Suggerimenti per la lettura dell’immagine 

a cura di Sr. Mariangela Tassielli, fsp

Da Catechisti Parrocchiali n.2, Febbraio 2013:

  • pag. 6 – 11: Per genitori, bambini e ragazzi, itinerario diversificato per capire e raccontare Gesù RisortoCatechisti Marzo 2013
  • pag. 12 – 13: Una scheda per realizzare con i ragazzi il Cero pasquale Simbolo di Cristo risorto
  • pag.16 – 19: La lode del mattino
  • pag. 18 – 20: – Via Crucis
  • pag. 21 – 25: Il Vangelo nella vita: dinamiche e attività da far vivere ai ragazzi
  • inserto Ragazzi&Dintorni con rubriche musicali, cinematografiche e tante altre su Il Credo
  • Tanto altro ancora… 😉

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Liturgia di domenica 10/03/2013 – IV Domenica di Quaresima – con suggerimenti per catechisti

«Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita,

era perduto ed è stato ritrovato»

Il perdono del Padre misericordioso

Lc 15,1-3.11-32

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».

Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.

Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Per te catechista, che scegli di usare anche l’immagine per aiutare i tuoi ragazzi a entrare nel dinamismo del Vangelo.

OBIETTIVO: aiutare i ragazzi a scoprire cosa significa misericordia, che nella parabola viene detta con quel ebbe compassione“… e non solo. MISERICORDIA: termine spesso abusato, ma il più delle volte non pienamente compreso nelle sue più dirette conseguenze. Molto spesso, negli incontri di catechesi con i preadolescenti e/o adolescenti a parole si annuncia un Dio buono e poi si arriva spesso a minacciare i ragazzi se si assentano o se non sono presenti a Messa. Questi atteggiamenti contraddicono con i fatti, ciò che le parole annunciano. Se Dio è buono lo è sempre, anche quando i nostri ragazzi, come il figlio della parabola prendono le distanze da lui. Riflettere su questo, in questa IV Domenica di Quaresima, mi auguro che possa aiutarci a riempire di misericordia anche il nostro agire pastorale.

  1. Leggete con i ragazzi l’immagine:
    • L’immagine che vi propongo è costruita, non casualmente, su un particolare del celebre dipinto di Rembrandt, Il ritorno del figliol prodigo (1668). 
    • L’artista chiamava prodigo il figlio, perché capace di dare con abbondanza (sperperando) i beni ricevuti come eredità. Noi oggi chiamiamo “prodigo” il padre perché la parabola punta a uno scopo ben preciso: far emergere l’abbondanza con cui il padre “distribuisce” amore… un’abbondanza definita “spreco” dal figlio maggiore.
    • Il particolare mette in primo piano l’abbraccio del padre: quelle mani buone che diventano per il figlio una casa sicura e accogliente.
    • Ma il senso della misericordia è simbolicamente rintracciabile in quella testa praticamente avvolta nel grembo dell’anziano uomo. In ebraico, infatti il termine misericordia è riportabile al senso delle viscere, del grembo, di ciò che genera vita.
    • Quella “testa”, quei pensieri, quella voglia di libertà a tutti i costi, quei desideri smodati di possesso e di potere ritrovano ora, nell’amore del padre, una nuova possibilità per rinascere, per essere generati a nuova vita, a una nuova libertà, a un nuovo senso di felicità. Questo è fare esperienza del perdono e della misericordia.
    • Da parte nostra noi dobbiamo poter dar voce alla Parola di Dio che continua a dire a ognuno: “Torna, figlio… permetti al mio amore di avvolgerti nell’abbraccio del perdono. Io ti aspetto perché ti amo”. Di queste parole tutta la Scrittura, i profeti  si sono fatti portavoce.
    • Gesù, in pienezza, ci ha rivelato la forza e la totalità di questo amore gratuito, non condizionato, non vincolato da una risposta.
    • Dio è lì e ci aspetta, come il padre della parabola attendeva il figlio, scrutando instancabilmente l’orizzonte. Dio ha compassione di noi, ha misericordia di noi, è cioè pronto a rigenerarci con il suo amore, a guarire ogni ferita, a riempire ogni senso di abbandono e solitudine. E’ lì… semplicemente pronto ad accoglierci senza condizioni previe: e questa è una verità troppo spesso omessa e di norma trascurata dalla catechesi e dalla prassi pastorale.
    • Annunciamo il perdono di Dio come se ci fosse un prezzo, quello del pentimento; limitiamo il perdono alla realtà di un dono concesso come premio… e invece, nell’esperienza biblica, nel farsi di Gesù amico dei peccatori, emerge una verità decisamente opposta: è l’amore che convince, è l’esperienza del perdono ricevuto che apre a una novità di vita. Solo colui che si sente amato, a prescindere da tutti i limiti, riesce ad amare con gratuità.
    • Questo è l’annuncio di vita che dobbiamo portare nella vita dei nostri ragazzi. Di questo amore che previene, dobbiamo far brillare la loro esperienza di Dio.
    • Qualunque cosa scelgano e qualunque situazione vivano, Dio è quel Padre davvero buono, che è lì, pronto a spalancare le braccia e ad amare.
    • Questo, oggi o un giorno, aiuterà la loro fede a diventare lampada che risplende.
  2. Leggere insieme il Vangelo
  3. Aiutare i ragazzi a farne risonanza in gruppo 
  4. Trasformare la Parola in preghiera
    Insieme: Padre, immensa è la tua misericordia e il tuo amore non ha limiti. Donaci con abbondanza il tuo Spirito, perchè le nostre parole e le nostre azioni siano un riflesso della tua bontà. Per Cristo nostro Signore.  Amen [R. Laurita]

   Destinatari: adolescenti e giovani  

Suggerimenti per la lettura dell’immagine 

a cura di Sr. Mariangela Tassielli, fsp

Da Catechisti Parrocchiali n.2, Febbraio 2013:

  • pag. 6 – 11: Per genitori, bambini e ragazzi, itinerario diversificato per capire e raccontare Gesù RisortoCatechisti Marzo 2013
  • pag. 12 – 13: Una scheda per realizzare con i ragazzi il Cero pasquale Simbolo di Cristo risorto
  • pag.16 – 19: La lode del mattino
  • pag. 18 – 20: – Via Crucis
  • pag. 21 – 25: Il Vangelo nella vita: dinamiche e attività da far vivere ai ragazzi
  • inserto Ragazzi&Dintorni con rubriche musicali, cinematografiche e tante altre su Il Credo
  • Tanto altro ancora… 😉

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Buona domenica! – XXIX del T.O. – Anno B

«Concedici di sedere, nella tua gloria,
uno alla tua destra e uno alla tua sinistra»

Dal Vangelo di Marco (Mc 10, 35-45)
  XXIX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

Non hanno capito molto, gli apostoli. La scena del giovane ricco si era chiusa con la pressante domanda dei Dodici, fatta da Pietro a nome di tutti: e noi che abbiamo lasciato tutto? Gesù li aveva rassicurati: lasciare tutto per il Regno significa trovare cose nuove. Fine, applauso. Poi, continua il vangelo di Marco. Il terzo annuncio della Passione. Con un Gesù visibilmente scosso che racconta ai suoi amici di essere disposto a morire pur di non tradire l’immagine di Dio che porta scolpita nel cuore. E il vangelo di oggi. Uno dei più orribili che la storia ci consegni. Certo, fanno notare gli esegeti, quando Marco scrive Giacomo l’arrogante è già stato ucciso e Giovanni passerà la vita a raccontare di Gesù, altro che cariche nel governo. La lezione l’hanno imparata. Un vangelo talmente forte che Luca lo salta piè pari e Matteo lo attenua, attribuendo alla mamma dei boanerghes l’improvvida iniziativa. Certo, i discepoli hanno lasciato tutto. In teoria.

INCOMPRENSIONE
I protagonisti oggi, sono Giovanni e Giacomo. Giovanni il perfetto, il mistico, l’aquila, il profondo, chiede a Gesù una raccomandazione, chiede di sedere alla destra di Gesù nel momento in cui si fosse instaurato il Regno dei cieli, concepito come un regno politico ed immediato. Non basta avere avuto grandi doni mistici e segni della presenza di Dio nella preghiera per evitare di commettere errori madornali: anche i fratelli e le sorelle che, in mezzo a noi, hanno scelto la strada della contemplazione devono sempre vegliare sul rischio della gloria mondana voluta e cercata… Il paradosso è cercato da Marco: non un infervorato giovane scivola così pesantemente, ma due discepoli che hanno appena sentito il terzo annuncio della Passione. Peggio: gli altri dieci se la prenderanno con loro per avere per primi preso l’iniziativa!
Marco sembra rimandare alla tragica situazione di Israele quando, morto Salomone, si dividerà in due parti: dieci tribù al Nord e due al Sud. Gesù è sconcertato, nuovamente. Sa che il suo Regno è servizio, sa che questa sua posizione gli costerà del sangue e questi parlano di privilegi e di cariche, di bonus e di benefit. Sembra di leggere uno degli squallidi resoconti di questi giorni in cui politici meschini e piccini sprecano denari pubblici mentre molte famiglie scivolano nella disperazione. Terribile.

LOGICHE
Una pagina sincera, che ci obbliga a guardare al nostro modo di essere Chiesa. Penso, in particolare, a quanti hanno compiti e responsabilità all’interno della comunità: vescovi, sacerdoti, ma anche catechisti e animatori. Ho visto persone straordinarie, consapevoli dei propri limiti, consumare la propria vita nell’annuncio del Vangelo. Ho visto sacerdoti in età di pensione e pieni di acciacchi portare ancora l’immenso dono del Pane di Vita in piccole comunità sperdute e giovani passare il loro sabato libero a giocare con i ragazzi in un polveroso e improbabile campo di calcio in periferia. Ma ho anche visto (e sento dentro di me), la tentazione dell’applauso e della gloria, del riconoscimento sociale del mio sforzo, del risultato che, in qualche modo, deve essere visibile e quantificabile. Ho visto (e sento dentro di me) rispolverare vecchi titoli e privilegi, giovani preti convinti che basti la loro semplice presenza e simpatia per cambiare le cose. Ho visto (e sento dentro di me) catechisti offendersi per un richiamo, lettori incupirsi per una minore attenzione, educatori stancarsi al primo soffio di vento. E penso che dobbiamo ancora fare tanta strada, stare attenti a non cadere nell’inganno della mondanità, guardare sempre e solo al Maestro che ha amato, senza attendersi dei risultati e ottenendoli proprio dando il meglio di sé, in assoluta umiltà e mitezza.

MAESTRO
Gesù dice di essere come agnelli in mezzo ai lupi. Davanti a tanta piccineria, non si scoraggia. Avrebbe bisogno di conforto, dona conforto. Si siede e insegna, ancora una volta. È naturale che ci sia il desiderio di emergere, di prevalere, di primeggiare, anche nella Chiesa. È da discepoli fare come lui, mettersi a servizio del Regno.
In questo mese in cui la Chiesa tutta, sollecitata dal Papa, riflette su come raccontare il vangelo all’uomo d’oggi, questa domenica ricorda lo stile con cui farlo, senza cedere, anche nel nostro piccole, alle logiche mondane del dominio.

(PAOLO CURTAZ)


°°
Commedia musicale °°
Ascoltate o scaricate il canto Noi buoni e briganti
per riflettere, in musica, sul Vangelo di oggi e sull’uomo

A chi serve credere?- Sulle vie del Vangelo/2

Ma la fede aiuta?

Le ingiustizie, la morte, il male, non sono state cancellate dalla resurrezione… ma allora a cosa serve credere?

PREPARIAMOCI ALLA VIDEO CATECHESI CON: Perdonami

Cos’è la fede se alla fine tutto resta uguale? A cosa e a chi serve credere?

Noi, Dio e la costante ricerca del sacro; la voglia di sentirci protetti da un oltre o da un altro… la paura di ciò che non conosciamo… eppure credere è molto di più!

Dio non è solo l’oltre rispetto a ciò che viviamo, ma è anche l’altro rispetto a ciò che siamo. Dio e noi: una relazione da ripensare, un’idea su cui ragionare, una soluzione da trovare? Cos’è per noi la fede?

Io credo, ma tu, Signore, mi aiuti a vivere? 

VIDEO CATECHESI –  A chi serve credere?