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Il silenzio della Vita – Sabato Santo – Triduo Pasquale – ON LINE

Il Sabato che precede la resurrezione è segnato dal silenzio. Il grande silenzio della fede che trattiene il fiato, il silenzio della Chiesa-sposa che attende il suo Signore; il silenzio di chi resta paralizzato dalla morte; il silenzio della Parola che tace.
Quanto è lungo questo silenzio? Quanto durerà?
Nel tremendo silenzio di Dio tutta la creazione attende e geme… profondi sono i suoi lamenti, raggiungono gli abissi della terra e le altezze cosmiche dell’universo. Nel silenzio una voce grida: Vieni! E’ lo Spirito che grida. E’ la Chiesa che grida!

Vieni Signore dell’universo! Discendi, o Vita del mondo, nelle viscere della terra e spezza le catene, infrangi il chiavistello della morte e spalanca le porte del Regno della vita! – Questo significa entrare nel Sabato Santo… attesa feconda della Resurrezione.

Lui – la Vita vera

Cosa sappiamo di quanto accadde tra la sepoltura e il sepolcro vuoto? Cosa ci dicono le fonti ufficiali?
Senza il bisogno di rivolgerci a storici atei, ma razionali (come spesso molti sottolineano), e senza voler arrampicarci sugli specchi, vogliamo evidenziare quello che ormai tutti “gli esperti credenti” affermano: “Di quello che successe tra la sepoltura e la Resurrezione non sappiamo nulla, non ci sono testimoni oculari”. Inutile allora voler parlare degli angeli che rimossero la pietra, del corpo che volò in cielo… o di qualsiasi altro aneddotto di cui spesso riempiamo questo giorno così speciale. Sappiamo che mai nessuno potrà dimostrarci razionalmente e biologicamente la fine di quel corpo… ed è PER QUESTO, PROPRIO per questo che CREDIAMO

Crediamo che nella morte i discepoli hanno ascoltato il silenzio della Parola: ASCOLTATO il SILENZIO della PAROLA. Sembra un assurdo e di fatto lo è! Non si può ascoltare il silenzio, perchè è muto… così come una Parola, se è Parola non è silenzio… ma voi, venite con me, oltre l’assurdo delle parole… andiamo insieme a scrutare le sconfinate profondità di Dio: perchè in lui, ogni assurdo ha un senso.

La Chiesa orientale ci consegna due immagini:

  1. lo sposo… l’icona è quella del Cristo nel sepolcro: un sepolcro aperto, un Cristo dal ventre pieno, dritto non disteso, la croce alle sue spalle, il corpo con i segni della flagellazione. L’icona ci apre al mistero, incomprensibile agli occhi della ragione che indaga, ma non al cuore che cerca: ci apre e ci spinge a scrutare l’oltre della morte, abitato da Dio. Il Cristo vive e abita il silenzio muto della morte. Vive e dà vita: la Parola parla e crea la nuova creazione. Non un mondo nuovo, non un paradiso ultraterreno, non un’oasi di pace per pochi eletti. La nuova creazione è la storia abitata dai figli di Dio salvati, da coloro che in Cristo non conosceranno più la morte.
  2. la discesa agli inferi. E’ antica questa tradizione. Tanto profonda nelle sue radici, quanto oggi dai più oscurata. La proclamiamo nel credo, ma le sue conseguenze, sembra non tocchino molto la nostra fede.
      Leggiamo da un’antica omelia sul Santo e Grande Sabato:
    «Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato ed ha svegliato coloro che da secoli dormivano. […] Egli va a cercare il primo padre, come la pecora smarrita. Egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell’ombra di morte. Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva, che si trovano in prigione. […] Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio. […] Svegliati, tu che dormi! Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell’inferno. Risorgi dai morti. Io sono la Vita dei morti».


Noi – creazione nuova

“Non sei fatto perchè rimanessi prigioniero della morte, della notte, degli inferi, del peccato! Risorgi dai morti”: questa è la voce della Parola che nel silenzio della morte parla e crea, come una volta, come un tempo, come in principio, prima che ogni cosa fosse! Questa è la voce della Parola che parla e scardina le porte di ogni morte, che entra nei nostri abissi e ci risolleva alla vita. Oggi, nel silenzio di tutta la creazione che attende, lui, il Pastore buono si fa prossimo a chi dorme il sonno delle tenebre, a chi giache nella polvere dell’amarezza, a chi è oscurato dall’ombra della menzogna. Lui il Pastore Buono che solleva chi non cammina e accompagna i passi lenti di chi soffre, oggi, nel cuore di chi attende, nella mente di chi cerca, nel desiderio di chi spera, entra e fa sbocciare la vita.

Noi, creazione nuova dei figli amati da Dio, attendiamo l’alba della Resurrezione, perchè il germoglio della Vita senza fine, che vive silenziosamente in noi, possa esplodere in un solidale canto di gioia.

Oggi…

Attendiamo… gustiamo l’attesa. Oggi non si celebra l’Eucaristia. Oggi si attende… e il silenzio sarà nella notte squarciato dal canto dell’annuncio Pasquale. Nel silenzio però, la Parola parla.
Oggi siamo tutti invitati a far tacere le voci e a investire energie per far parlare la Parola. Il suggerimento è quello di stoppare l’ascolto della radio, della musica, della tv, delle serie televisive, dei reality, di “Amici”… stop a tutto per provare ad ascoltare la Parola che parla: nel Vangelo, tra la gente, per le strade, negli amici… oggi la Parola può raggiungere anche noi. Coltivare il silenzio interiore può darci un’opportunità in più per lasciarci toccare in profondità.

Pregando…

«Maria, donna esperta dell’attesa,
con te tutta la creazione attende,
in questo silenzio profondo, pregno di vita.
Le anfore sono vuote, Maria,
attendono di essere riempite dall’acqua nuova,
che non finirà, che disseterà, che porterà vita nuova.
Le anfore sono vuote e attendono… così i nostri cuori,
divisi tra la fiducia e la paura,
protesi verso un compimento e spaventati dall’incombere del nulla…
così i nostri cuori attendono l’alba del nuovo giorno.

Maria, donna il cui cuore sa ascoltare il silenzio;
Maria, donna che la morte del figlio non distrugge;
Maria, donna profumata di risurrezione,
resta con noi, in quest’attesa vibrante, e rassicura ogni timore,
convinci ogni dubbio, sostieni ogni nostro barcollare
e rialzaci dalla resa.

Con te, Madre di Dio e Madre nostra,
vegliamo in questa notte della storia,
che crede che il suo Creatore si ergerà dalla polvere,
sollevando con sè tutta l’umanità,
ogni popolo e nazione, che sono stati, che sono e che saranno.
Colui, Madre, che il tuo grembo ha generato uomo,
oggi vive nel grembo della storia e del tempo
e tutta la creazione, che da lui, in principio, ha avuto vita,
oggi lo partorisce Signore e Salvatore dell’universo.

Rendici attesa, Maria!
Rendici grembo di Dio,
perchè la Resurrezione accada nella nostra vita
e sia un uscire dalla notte e dall’ombra di ogni morte
per entrare nella vita nuova
che il Cristo, Signore Risorto, inaugura per noi.
Amen.

Dato per noi – Venerdì Santo – Triduo Pasquale – ON LINE

Dato per noi! Ora tutto è chiaro. Su quella croce si svela ai nostri occhi il senso di quel pane spezzato e di quei piedi lavati. Si svela, Signore, la verità travolgente delle tue parole.
La nostra memoria ritorna a quanto accadde, nel cenacolo in quell’ultima singolare cena…

Lui – il Crocifisso

La croce, la morte, il dono, l’amore… la radicale forza dell’amore: questo contemplano i nostri occhi! Qui, su questo Golgota non si può non comprendere ogni suo più piccolo gesto, ogni incontro, ogni parabola… qui davanti al nudo della croce, svetta Signore la totalità dell’amore. Non c’è più la potenza del miracolo, non la parola che riporta alla vita, non i venti, nè il mare placato… qui, nudo, resta il tuo sì nelle nostre mani. Qui, su questa collina, poco fuori Gerusalemme, si innalza non più solo un corpo ferito, qui, dove la morte ha fatto tacere la parola dell’uomo, parla il silenzio di Dio: silenzio che abbraccia la morte, silenzio che si fa presenza, silenzio che scende nelle più oscure profondità del peccato e ne scioglie ogni catena. Il centurione guarda sempre più consapevoli di aver ucciso un giusto. Scrutano i giudei quel legno maledetto dalla Legge sul quale pende colui che alcuni chiamavano Messia.  Piangono le donne, raccogliendo il corpo di ogni figlio ucciso senza colpa. I discepoli… le folle… chi in lui aveva creduto pensa… “Dov’è quel Padre di cui ci hai parlato? Dove sei Dio se il tuo Santo ha assaporato il dolore innocente e la morte?”
Vive il Padre, nella sofferenza del Figlio. In lui la giustizia si è data a noi come fedeltà e non come vendetta e l’Amore ha svelato al mondo se stesso. Amore, perchè questo è il nome di Dio, quel nome proibito a ogni bocca, quel nome vietato alle generazioni, quel nome ha svelato se stesso nella fragile forza di un pezzo di pane, di un uomo consegnato, di un amico tradito, di un maestro abbandonato, di un Dio atteso e condannato.

Noi

Nella storia, da quel giorno, traspare il volto del Dio chinato sull’umanità, piegato su ogni sofferenza, teso verso ogni chiusura… e quel “Fate questo in memoria di me” ci raggiunge e avanza la sua proposta estrema: darsi come lui, lasciarsi spezzare come lui, lasciarsi tradire come lui e perdonare e, come lui, amare perchè anche oggi il mondo sappia che Amore continua a essere il nome e il volto di Dio…

Ma noi, suoi figli, siamo disposti a vivere la profezia della debolezza?

Siamo disposti a viverla oggi, in questo tempo in cui le banche sono a corto di liquidità e i cuori a corto di speranza?
Siamo disposti a crederci oggi, quando ciò che conta è avere e la giustizia non ha altro nome se non quello di tornaconto personale?
Siamo disposti ad annunciarla, qui e ora, sapendo che pur di star bene in casa propria non pochi credenti in quel Gesù di Nazareth sono disposti a vendere il fratello, la sua dignità, il suo essere persona?

Il più forte continua a vincere e a prevalere. Barabba continua a essere preferito a Gesù… perchè in Barabba ci sono i nostri ideali sociali, in Gesù c’è la debolezza dell’amore, che salva piegandosi, perdendo, annientandosi per partorire la Vita vera.

Oggi…

La croce continua a darsi a noi spoglia, senza orpelli, nè decorazioni. Nudo pezzo di legno, che sopravvive nei secoli, scandaloso nel suo annucio, radicale nella sua testimonianza.
Oggi adorando il Figlio di Dio, donatosi con totalità, non limitiamoci a pregare per tutti, come le numerose intercessioni ci aiuteranno a fare, durante l’adorazione della croce. Non ci basti baciare il prezioso legno, causa della nostra salvezza. In quel volto crocifisso ognuno faccia memoria di quel fratello rimasto ucciso dalle nostre scelte. Faccia il suo nome davanti a Dio, chieda per lui la benedizione del cielo, lo raggiunga con un gesto di fraternità, perchè questa Pasqua possa essere, per tutti, passaggio verso la vita.

Dato per noi – Traccia di preghiera visualizzata

Pregando…

«Dato… il mio corpo, il mio sangue, la mia vita… data per voi».
Da quella notte, queste parole solcano i secoli, Signore Gesù,
e ci raggiungono, sfiorano ogni angolo della terra,
accarezzano ogni peccato, penetrano ogni oscurità,
afferrano ogni disperazione, riscaldano ogni durezza e curano ogni ferita.
Da quella notte per il peccatore l’amore è diventato possibile,
la speranza è il presente
e la fiducia è vera in quel pezzo di pane mangiato con te.

Signore, quella notte dei cuori, svelata dal tradimento di un amico,
è stata annientata definitivamente dalla tua vita, dal tuo amore,
dal tuo Sì incondizionato al Padre tuo e Padre nostro.
Da quella notte, tutta la storia ha potuto contemplare
la voce decisa di chi ama;
la mano tesa di chi non mendica fiducia, ma la dona;
le lacrime sempre possibili di chi soffre, non comprende, ma si fida;
gli occhi di chi conosce il traditore e lo ama;
le ferite sanguinanti di chi, colpito, perdona;
la morte dell’uomo che, abbracciato da Dio, non muore;
la vita di chi, risorto, resta con noi per sempre.

Signore Gesù,
con te, in quel pane spezzato,
in quel corpo crocifisso è morto ogni peccato,
ogni tradimento, ogni distanza tra noi e Dio;
l’amore ha colmato lo spazio invalicabile della colpa
e noi tutti siamo stati in te riscattati, resi figli, amati!
Raggiungici, oggi come quella notte, Signore,
e la tua mano tesa verso il nostro peccato, ci ridoni la vita nuova,
quella vita che solo lo Spirito potrà portare in pienezza;
raggiungici e sciogli, in nome dell’amore, ogni catena che ci trattiene
dal buttarci nelle braccia, sempre aperte, del tuo amore per tutti noi.
Amen, Signore! Amen!

Amati fino alla fine – Giovedì Santo – Triduo Pasquale – ON LINE

Poesia o prosa?
Il giovedì santo: la lavanda dei piedi, il togliersi le vesti liturgiche per indossare un grembiule, in dodici radunati attorno ai nostri altari, lo spezzare come sempre, ma più di sempre il pane… tutto sembra riportare in vita quella breve sottolineatura dell’evangelista Giovanni: “Avendo amato i suoi, li amò fino alla fine”. E i biblisti ci dicono che in quel “fino alla fine” c’è l’estremo, c’è la morte, c’è la totalità del dono, c’è il compiersi di tutto quello che fino ad allora era stato detto attraverso i segni, i miracoli, le parole… tutto in quel “fino alla fine” sta per diventare imprescindibile realtà.

Lui – Maestro nell’amare

Ciò che accade durante quella che la storia ci ha consegnato come l’ultima cena di Gesù con i suoi è perfettamente conosciuto da tutti noi. Fin da bambini ci viene raccontato, come una di quelle storie straordinarie che non possono essere ignorate. Tutti ci siamo entrati in quel cenacolo, fosse anche attraverso un dipinto, un affresco, una tela… perchè in fondo stare attorno a quel grande tavolo è bello, ci fa sentire in famiglia. E’ così, che quasi sicuramente si saranno sentiti i discepoli di Gesù e le donne che lo seguivano. Quella cena era una cena importante per tutto Israele: era la cena della Pasqua, la cena in cui ogni figlio di Dio credente stava ritornando con il proprio cuore alla notte dell’uscita dall’Egitto, notte di liberazione, notte in cui Dio aveva cancellato ogni schiavitù, notte di salvezza.

Ma quella notte fu notte nuova per tutta la storia. Notte nel cuore dei discepoli che davanti alle parole e gesti di Gesù non comprendono. Notte nel cuore di Giuda che consegna l’amico. Notte per un popolo che non riconosce il suo messia. Notte del sacerdote di Dio che non riconosce Dio. Notte nel cuore del Figlio che continua a fidarsi del Padre.

E’ notte e nella notte sorge il nuovo comandamento: “Amatevi! Con la stessa intensità, la stessa forza, la stessa radicalità che avete visto in me. Amatevi, perchè vedendo, il mondo creda”. E’ notte, ma per quanto oscura, non può trattenere la nuova vita, custodita in quel seme che sta per morire nella terra. E’ notte, ma nel buio chi crede stringe le mani di colui che lo guida. E’ notte, e proprio perchè notte, più forte risuona la  sua voce e penetra il cuore della storia, di ogni uomo e di ogni tempo: “Amatevi, come io ho amato voi, abbracciando la vostra fragilità, servendovi come amici amati, lasciandomi spezzare come si spezza un pezzo di pane per essere mangiato”.

La notte, il dubbio, la paura, la violenza, la morte non impediscono all’amore di amare.

Noi – discepoli dell’amore

Oggi non si tratta di portare in scena ciò che accadde oltre duemila anni fa… non si tratta di raccontare una storia straordinaria ai bambini. Ci è chiesto di scegliere chi essere e da che parte stare. Già… perchè ci sono molti modi per avvicinarsi a quel Cenacolo. C’è chi si allontana nella notte, preferendola. C’è chi resta, senza capire… c’è chi chiede o dice la sua… La notte tocca anche noi e lo scandaolo di un Re che serve non può lasciarci indifferenti. Entrare in quel Cenacolo significa decidersi, decidere se seguirlo fino al Golgota e oltre, o se lasciare che le cose vadano, come sempre sono andate, oltre noi e al di là di noi.
Noi, i discepoli dell’Amore possiamo decidere se continuare a vagare nella notte o se, pur soffocati dalle lacrime della paura e dell’incomprensione, della fragilità e del peccato, restare con il Maestro per essere inondati dalla sua salvezza.

L’Eucaristia non è la possibilità di drammatizzare un grande evento, ma è la nostra possibilità di andare in quel Cenacolo per ricevere il pane della Vita, per sentire Dio piegato sulla nostra umanità, per scoprire il volto intenso dell’amore “che mi ama”.

Oggi…

Celebrando la Messa in Coena Domini spingiamoci oltre il nostro presente, andiamo al di là di ciò che ci sta bloccando. Solo la voce dell’amore vero, totale, incondizionato può convincerci, tirandoci da fuori da ogni piccolo orizzonte, dalle mille situazioni che ci legano a terra. Questa sera, nel momento in cui il sacerdote verserà quella goccia di acqua nel vino contenuto nel calice, ognuno di noi, metta la sua vita nelle mani del Signore. Nel vino, della sua vita donata per noi, verrà versata l’acqua, segno della nostra povera vita unita al suo amore. Chiediamogli questo: “Maestro insegnaci a diventare amore in te, un amore che gli altri possano respirare, toccare, sperimentare. Un amore che tutto dia e nulla chieda”.

Pregando…

Eccomi, Signore.
Ecco le mie mani, i miei piedi, la mia vita.
Voglio lasciarmi servire, lasciarmi amare,
lasciarmi toccare da te in profondità.
Voglio permettere alle tue mani di toccare
ciò che fino a oggi non ho mai svelato a nessuno.
Voglio permettere ai tuoi occhi di guardare
ciò che fino a oggi ho sempre fatto in modo di custodire nel segreto.
Toccando i miei piedi, stai toccando quella mia intimità più assoluta
che vive in contatto con la terra, con quanto di più basso esiste…
stai toccando, Signore Gesù, ciò che di me è impolverato, sporco,
ciò che è segnato dalla strada…

Signore, voglio che tu possa toccare di me
ogni brandello di questa carne,
perchè il tuo amore guarisce, apre all’incontro con Dio,
mi fa gustare la pienezza di una vita che mi fa paura,
che mi blocca e che spesso mi paralizza.

Eccomi Signore!
La tua vita mi ha convinto,
il tuo sì a quel Dio che chiami Padre mi convince,
il tuo corpo dato a noi come pane spezzato in questa notte…
tutto questo mi convince.

“Amatevi!”
Forti mi risuonano nel cuore le tue parole e non mi lasciano…
mi accompagnano anche oggi, in questa nuova notte che la storia vive,
mi accompagnano in tutte le inaspettate notti che ho vissuto e vivrò.
Eccomi, Signore, vorrei amare, come tu hai amato.
Questa è la sola preghiera che oggi il cuore,
in questa notte illuminata dalla tua vita, ti consegna.
Esaudiscila, tu che tutto puoi.

Amen

Traccia per la veglia della notte

Se lo desideri puoi scaricare la traccia di adorazione da usare vegliando nella notte, presso l’altare della Reposizione:
TRACCIA DA SCARICARE >>>> Chi ci separerà?

Buon tutto!

Parabolando – Sui passi di Gesù: un deserto nella città – Campo Triduo Pasquale 2011_Testimonianze!

Dal 20 al 23 aprile, ovvero dal mercoledì santo al sabato santo, le Figlie di San Paolo hanno sperimentato per la seconda volta e in modo ancora più radicale un modo innovativo e interattivo di vivere un campo-scuola; questo nello specifico in preparazione alla Pasqua. Le animatrici sono state sr Mariangela, sr Silvia e Dalia, una giovane socia della nostra Associazione Comunicazione e Cultura Paoline ONLUS. I livelli su cui si svolgeva il campo erano tre:

  1. On-line, sul blog Cantalavita e sulla pagina di Facebook Giovani & Vangelo
  2. Stanziale, presso il convento delle Figlie di San Paolo di Napoli, (zona Colli Aminei)
  3. Missionario, presso la parrocchia S. Maria delle Grazie e S. Gennaro di Trecase (NA)

La parola ai partecipanti:

          « Dal 20 al 23 aprile si sono tenuti alcuni incontri in preparazione alla Pasqua con le Figlie di San Paolo presso la loro casa di Napoli.
Al contrario degli altri campi a cui ho partecipato e che, generalmente, si sono tenuti a Roma, questa volta non solo eravamo in Campania ma siamo partiti dalle nostre case all’inizio di ognuno dei quattro giorni in cui si articolava il campo e vi siamo ritornati nel pomeriggio, proprio come da sottotitolo al campo: “Un deserto nella città”.
          Durante il primo giorno, dopo l’introduzione, abbiamo letto delle “testimonianze”: ciò che potrebbero aver pensato e come potrebbero aver passato alcuni personaggi il momento della passione di Gesù. Le quattro testimonianze, o per meglio dire i quattro ritratti, desunti sempre dal Vangelo o dagli Atti degli Apostoli riguardavano quattro importanti personaggi: Maria di Magdala, Giuda, Pietro e San Paolo. Abbiamo riflettuto sul messaggio, sull’esempio che questi personaggi ci hanno lasciato.
          Giovedì Santo ci siamo spostati dalla casa delle Paoline verso la parrocchia S. Maria delle Grazie e S. Gennaro di Trecase (NA), dove abbiamo incontrato i ragazzi dagli 11 ai 14 anni e abbiamo seguito la catechesi con loro. Suor Mariangela ci ha fatto vivere un’esperienza bellissima quando durante una dinamica, ci ha spiegato come tutti noi siamo ingredienti che mescolati e lavorati sapientemente possono da vita ad un unico grande Pane che rappresenta la Chiesa.
          Venerdì Santo abbiamo riflettuto molto su alcuni importanti avvenimenti, ad esempio sulle ultime parole che un Gesù sfinito, scandalo per i discepoli e avversario vinto per i sacerdoti, ha pronunciato con le sue ultime forze: «Eloì, Eloì lemà sabactàni». Parole queste che mi hanno sempre scosso per la loro durezza. Parole, che come ho appreso quello stesso giorno grazie a Suor Mariangela, non sono che un accenno al salmo 22, salmo di gioia e fiducia se considerato nel suo insieme e non di abbandono da parte di Dio.
          Sabato Santo siamo tornati a Trecase ma questa volta abbiamo incontrato i giovanissimi (14-18 anni) con i quali abbiamo fatto gruppo durante una dinamica che ci chiedeva, confrontandoci con le donne che si recano al sepolcro, di scrivere le nostre prospettive, i nostri progetti per il futuro. È stato molto divertente e stimolante entrare in un nuovo gruppo e subito avere coscienza di ciò che rende i suoi componenti uniti, di ciò che li interessa, delle loro aspirazioni e dei loro progetti… in fondo non molto diversi dai miei 😉 ».

Iacopo – Salerno

        

          « Un po’ di tempo per prepararsi alla Pasqua e voglia di mettersi in gioco, questi i requisiti, secondo me, per partecipare al campo “Sui passi di Gesù: un deserto nella città”. Io vi ho partecipato “dal vivo”, tanti altri on-line tramite il blog Cantalavita e la pagina Giovani & Vangelo (Facebook): era sempre un piacere tornare a casa la sera dal campo e leggere i commenti lasciati dagli altri partecipanti “virtuali”.
          Mercoledì 20 aprile c’è stata l’introduzione al campo e abbiamo “incontrato” alcune persone che il Cristo l’hanno conosciuto dal vivo e l’hanno seguito davvero, posando i loro piedi sui suoi passi; come per esempio Maria di Magdala, Giuda, Pietro oppure come Paolo, l’Apostolo delle genti. Ognuno di loro si è come presentato in qualche modo e mi ha insegnato qualcosa; Maria, ad esempio, la sua costanza. Questa sua caratteristica, infatti, ha fatto in modo che fosse la prima donna a cui Gesù è apparso e con cui ha parlato dopo la sua risurrezione. Costoro incontrano Gesù nella loro vita quotidiana e così dobbiamo fare anche noi, fidarci e affidarci al suo amore sia quando tutto va per il meglio, sia quando siamo nel buio della notte, nel buio del peccato o del dolore, nel buio della solitudine e delle lacrime.
          Dalla comunità delle Figlie San Paolo di Napoli, il secondo giorno ci siamo spostati in una parrocchia di Trecase (NA) e abbiamo fatto un incontro assieme ai ragazzi del catechismo di 11-14 anni. Punto centrale, secondo me, della riflessione fatta da suor Mariangela è stato il momento della dinamica del pane: ci ha letteralmente “mostrato” gli ingredienti necessari per fare il pane e li ha applicati a quello che sperimentiamo nella vita. Il pane è la comunità, è la Chiesa, il lievito rappresenta la presenza di Dio nella vita di ciascuno, l’acqua la forza della determinazione, il sale la fede in Dio e la farina i nostri doni personali. Al termine della spiegazione “illustrata” è stata proposta una dinamica proprio sui nostri talenti ed è stata questa dinamica che mi ha colpita particolarmente.
          Il venerdì l’abbiamo vissuto all’ombra della croce, vuota e dura. Ci siamo ritagliati del tempo per riflettere sulle parole di Gesù: “Eloì, Eloì, lemà sabactàni” anche grazie ad un video molto suggestivo incentrato sul salmo 22.
          Il sabato, infine, abbiamo passato una bellissima giornata. Si sentiva che la Risurrezione era nell’aria! Siamo tornati a Trecase per un incontro questa volta con i giovanissimi (14-18 anni) in cui abbiamo messo ai piedi di Gesù i desideri e le aspettative per il futuro… ».

Chiara – Salerno

Puoi guardare le foto del campo su Giovani & Vangelo

Campo online_Triduo Pasquale 2011/4° giorno

Sabato Santo 23 Aprile 2011: La Pasqua, un incontro che ti chiama alla vita!

Preghiera di lode

Qualcuno muore,
è come se dei passi si arrestassero
e il rumore della vita si fermasse.
E se invece fosse una partenza
per un altro viaggio,
per un nuovo cammino?

Dunque, passato il sabato le donne si procurano gli olii, e poi, di buon mattino  si recano al sepolcro… Ma, ecco, il sepolcro è aperto, e dentro c’è un giovane vestito d’una veste bianca. Nelle donne si genera il terrore… Il terrore viene interrotto dalla parola dell’angelo. «È risorto, non è qui»…«uscirono e fuggirono via dal sepolcro, perché erano piene di spavento e di stupore».
È più facile essere discepoli di un morto, di cui magari si leggono i libri, e di cui si possono ricalcare le orme… […] E allora l’alternativa mette davvero paura: o diventi discepolo di un Gesù Nazareno, crocifisso e risorto, oppure il Gesù Nazareno solo crocifisso non c’è più, non c’è nemmeno il suo cadavere da imbalsamare, non c’è la tua rassegnazione per la sua morte, non c’è il tuo pianto per la sua atroce passione.
O diventi discepolo del Risorto, oppure non puoi essere nemmeno discepolo di un Crocifisso che non si trova più al suo posto nel sepolcro.
Pasqua significa riconoscere che la mia vita parte dalle parole dell’angelo in un sepolcro vuoto, per riempire il mondo dell’annuncio che il Signore Gesù è risorto. Non possiamo essere discepoli di un sepolcro vuoto. Possiamo esserlo solo di un Gesù vivo in mezzo a noi.


 Riflessione

 

…fermiamoci un attimo e sfogliamo gli antichissimi testi della Risurrezione, dell’apparire degli angeli alle donne, del sepolcro vuoto, delle bende senza più un corpo. Quando il corpo di Gesù fu sepolto era la Parasceve dei Giudei, la preparazione alla festa del sabato. Il suo corpo fu deposto in un sepolcro nuovo.. Poi fu il sabato e, con il sabato, l’impossibilità di avvicinarsi al corpo morto del Maestro di Nazareth. Se non fosse stato per le donne che a quel corpo dovevano una degna se-poltura, immaginare che nessu-no, né i farisei, né i discepoli, sarebbero più tornati. In fondo per i giudei la morte porta nello Sheol, in quel regno in cui neppure Dio entra, perché regna solo la non-vita. Cosa attendere? Perché attendere il giorno dopo il sabato? Per chi a quel maestro aveva creduto la sua morte genera un devastante interrogativo: «e ora, dopo aver lasciato tutto, dopo averlo seguito, cosa resta di noi? Da dove ripartire?». È in fondo l’interrogativo di ogni uomo e donna quando la vita viene colpita da una delusione, da un progetto fallito, da un imprevisto.
In quel sabato i discepoli non stavano più sperando… Alle donne era rimasta un’attesa solo umana: piangere quel corpo e onorarlo … Eppure in quel giorno dopo il sabato tutto viene stravolto. Gli angeli, inequivocabili messaggeri di Dio, entrano e riportano l’ebbrezza di Dio nella vita di chi si stava riabituando al torpore, all’abitudine, al non-sperare, al non-credere, al non-investire energie nel futuro, al portare avanti, semplicemente e senza troppo sforzo, antiche e intramontabili tradizioni.

…in quello spazio di rassegnazione Dio entra e riporta la vita, con tutti i suoi sconvolgimenti, con quel dinamismo che le è proprio. In fondo, dobbiamo dircelo con realismo, smettere di investire energie nel futuro, rassegnarsi è anche abbastanza comodo. Fidarsi significa rischiare di perdere, investire in amore può comportare il rischio di essere traditi, lasciati… avere dei progetti significa poter fallire. Per cui quando la vita ti ferisce e lascia segni profondi sulla carne, la nostra umanità sceglie più comodamente la via del ritirare i remi in barca. Per questo l’ingresso di Dio scomoda, per questo le donne al sepolcro fuggono, spaventate. 

Quel Gesù era veramente Dio, e colui che per mano e volontà di uomini era stato condannato era Dio, e colui che i suoi discepoli avevano lasciato, tradito, abbandonato, era Dio… non si poteva più far finta di niente. Dall’annuncio degli angeli in poi, non si poteva limitarsi a cercare un corpo da onorare. Con l’annuncio della Resurrezione cambia tutto e cambia la vita delle donne; cambia il loro andare e cambiano i loro progetti. Dio non entra nella storia lasciando tutto uguale: entra, penetra e propone il di più, il diverso, la vita… e vita piena.. Ma la reazione, quella solo umana è paura, terrore direi, fuga… «Le donne fuggirono via dal sepolcro, perché erano prese da spavento e terrore».

E noi, non siamo diversi da loro. Davanti ai grandi annunci, ai cambiamenti improvvisi e imprevisti rinunciamo, fuggiamo, preferiamo il più tranquillo ritorno a casa, alla tradizione, alla normalità, alle nostre certezze. Ma la Resurrezione è vita e la vita non si può arrestare.

Quelle donne consapevoli dell’incontro con il messaggero divino, alla fine cederanno alla proposta e loro, sarà il primo annuncio della resurrezione risuonato nel mondo, saranno loro le prime messaggere della lieta notizia.

E l’augurio per noi, alle soglie della Pasqua del Signore si lega profondamente all’esperienza vissuta dalle donne a Gerusalemme: che Dio possa entrare nella nostra vita, che possano trovare accoglienza le sue parole in noi, che sia Sì la nostra risposta alla sua proposta d’amore. che il nostro andare diventi leggero, sospinto dalla fiducia e non ap-pesantito dal timore.

Buona Pasqua sui passi di Gesù, perché ogni passaggio nella vita sia sempre e solo passaggio verso la vita!


Campo online: Triduo Pasquale

SUI PASSI DI GESU’… UN DESERTO NELLA CITTA’

VIVI CON NOI IL CAMPO 

GIORNO x GIORNO

dal 20 al 23 aprile 2011!!!


PROGRAMMA DEL CAMPO ONLINE!!! I LINK SARANNO AGGIORNATI GIORNO x GIORNO!!!

Mercoledì 20: Start, si parte! Sui passi di Gesù: un deserto nella città!

Giovedì 21: L’amore immenso di Dio!

“Esercizi” per la vita e per la celebrazione del pomeriggio

Venerdì 22: …e nella notte Dio c’è!

“Esercizi” per la vita e per la celebrazione del pomeriggio

Sabato 23: La Pasqua: un incontro che ti chiama alla vita!

Buona Pasqua a tutti e buon passaggio verso la vita: Tempo Pasquale, tempo di pietre rimosse! 

Sui passi di Gesù: un deserto nella città! – Triduo pasquale online e non solo!

Si può vivere un triduo pasquale nella piena consapevolezza di ciò che si sta per celebrare?
Quante realtà e situazioni, quante risposte di fede ci passano accanto lasciandoci a metà strada tra l’indolenza e la tiepidezza?

Eppure sotto i nostri occhi si compie il grande mistero dell’amore di Dio, di cui il triduo pasquale diventa la più alta manifestazione.

La Domenica  delle Palme è il grande invito liturgico: la lunga e solenne lettura della Passione del Signore Gesù, ci spinge a guardare la verità del dono, ci chiede di lasciarci interpellare da un amore totale, ci sollecita a non dare nulla per scontato.

Possiamo allora ignorare il dono?
Possiamo coglierne solo una piccolissima parte?
Possiamo far finta che con o senza Dio sia la stessa cosa?

Chi di noi sceglierà di vivere il Triduo Pasquale, sarà chiamato a non calpestare l’amore con la superficialità, a non usurpare il dono sprecandolo, a non ignorare quel momento immenso in cui ancora una volta il Signore si lascerà spezzare per la nostra salvezza.

Come fare?

La proposta che come Figlie di san Paolo vi facciamo è di vivere insieme un deserto nella città; di far in modo che questi giorni siano attesa consapevole della Resurrezione. Siete tutti invitati a camminare con noi “Sui passi di Gesù”, ad arricchire le celebrazioni liturgiche “ufficiali” con tempi personali di riflessione e preghiera dedicati a Dio.

Tutti in cammino, allora, giovani in modo speciale, per vivere con noi il campo on line:

Per chi ha meno di 30 anni e vive a Napoli o dintorni, può partecipare ai momenti di preghiera, riflessione e condivisione che vivremo insieme ad altri giovani.

L’appuntamento è mercoledì 20 aprile, alle ore 16.30 nella comunità Paolina di Viale dei Colli Aminei, 32/A.
Mercoledì vivremo un momento introduttivo e gli altri appuntamenti proseguiranno secondo programma da giovedì 21 a sabato 23 aprile dalle 9.00 alle 15.00.

Da chi partecipasse a questi appuntamenti “reali”, attendiamo conferme di partecipazione, per  organizzare eventuali spostamenti.

Per info e dettagli contatta:

sr. Mariangela Tassielli – 3408404419 m.tassielli@paoline.it
sr. Silvia Mattolini – 3293395223 suorsilvia@ymail.com


Scarica il programma:

per i giovani fino a 30 anni – semiresidenziale: Programma per giovani

per tutti – on line: Programma del campo on line