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Buona domenica! – Domenica delle Palme – Anno C

sindone cv«Veramente quest’uomo era giusto»

Dal Vangelo di Luca (Lc 22,14-23,56)
DOMENICA DELLE PALME – Anno C

Dio non è uno che ti manda le disgrazie. Non è un padrone che ti castra e ti impedisce di volare. Non è un despota che ti fa stare buono e zitto sennò ti castiga e allora lavora. Non è uno che brandisce la Legge e aspetta di lapidarti. Ci vuole il deserto e la verità, la fame di senso e la Parola per riuscire ad arrendersi all’evidenza di Dio. Un Dio che lascia crescere i suoi figli, che ha fatto bene ogni cosa e fa piovere sui giusti e gli ingiusti: un Dio che, come un Padre, scruta l’orizzonte e accoglie con dignità il figlio che lo voleva morto, ed esce a spiegare le sue ragioni all’altro figlio offeso; un Dio che, unico giusto, potrebbe condannarmi e non lo fa, chiedendomi di uscire dalla mediocrità del peccato, falsa libertà.
Siamo alla fine del deserto, amici: ora vediamo all’orizzonte il Tabor. Inizia la grande settimana, la più grande. La settimana piena di stupore e di sangue, di amore e di emozioni. Inizia la settimana Santa.

OSANNA!
Gesù entra a Gerusalemme trionfalmente. La gente applaude, agita in alto i rami strappati dalle palme e dagli ulivi, stende i propri mantelli al passaggio del Rabbì di Galileaosanna cv. Piccola gloria prima del disastro, fragile riconoscimento prima del delirio. Gesù sa, sente, conosce ciò che sta per accadere. Troppo instabile il giudizio dell’uomo, troppo vaga la sua fede, troppo ondivaga la sua volontà. Ma che importa? Sorride, ora, il Nazareno e ascolta la lode rivolta a lui e che egli rivolge al Padre. Messia impotente e mite, energico e tenero, affaticato e deciso. Non entra a Gerusalemme cavalcando un bianco puledro, non ha soldati al suo fianco che lo proteggono, nessuno stendardo nessuna insegna lo precede, nessuna autorità lo riceve: entra in città cavalcando un ridicolo ciuchino, ricordando a noi, malati di protagonismo, che il potere è tale solo se non si prende troppo sul serio, che la gloria degli uomini è inutile e breve. Che potere è servire, come ci ha ricordato papa Francesco.
Osanna, figlio di Davide, Osanna nostro incredibile Dio, nostro magnifico re. Osanna dai tuoi figli poveri e illusi, feriti e mendicanti, Osanna re dei poveri, protettore dei falliti, Osanna! Innalza a te il grido di lode la tua Chiesa, santa e peccatrice, riconosce in te l’unica ragione di vivere, l’unica ricerca, l’unico annuncio, Osanna maestro amato.

LA PASSIONE
Luca racconta la sua passione lasciando trasparire tutto il bene che ha ricevuto da Cristo. Lo ama il Dio di Gesù, ama il Signore che egli ha conosciuto attraverso le parole vibranti di Paolo. E racconta le ultime ore di battaglia, racconta dello scontro titanico tra il Dio rifiutato e la tenebra incombente che suggerisce (a ragione?) a umano cvGesù di abbandonare l’uomo al suo destino. La battaglia, l’agonia è, in Luca, tutta concentrata nella preghiera sanguinante del Getsemani. Capiranno, gli uomini? O anche quel gesto passerà inosservato e inutile come tanti altri? Altro è predicare e guarire, altro morire, nudi, appesi alla croce. Gesù sceglie: consapevolmente, drammaticamente, dolorosamente. Andrà fino in fondo, si immergerà nella volontà degli uomini (di morte), sperando che essi scoprano la volontà di Dio (di dono di sé).
Accetta di morire il Nazareno, il Figlio di Dio, perché nessuno possa dire che ciò che egli annuncia è fantasia o delirio. Dopo, tutto diventa miracolo. Al servo viene riattaccato l’orecchio, Pilato ed Erode diventano amici, Pietro piange il suo tradimento, Gesù viene riconosciuto “giusto” dal procuratore pagano, le donne vengono consolate e scosse, il ladro appeso alla croce perdonato e la folla torna a casa percuotendosi il petto. È piena di inattesa dolcezza la morte di Dio.

AMATO AMORE
Così sei amato, fratello, così sei accolta, sorella. Meditando la passione restiamo anche noi allibiti, costernati. Assistiamo allo spettacolo della morte di Dio, del dono totale di sé. Ecco Dio: pende dalla croce, morto per amore. Dio muore d’amore.
Siàteci, fratelli, fate come dice Luca: assistiamo allo spettacolo della morte di un Dio che muore. Spettacolo che scava le coscienze, che spalanca i cuori, che mozza il fiato. procida, 30 03 09, cristo morto (congrega dei turchini)Quando accogliamo il dolore e lo affidiamo, quando, nonostante la violenza, siamo resi capaci di perdonare e donarci, anche la nostra vita produce inattesi miracoli, prodigi e conversioni, senza che neppure ce ne accorgiamo. Buon cammino fratelli e sorelle. Lasciamoci trascinare dalla narrazione, riviviamo in noi gli odori, i suoni, le luci e i colori di quei tre giorni in cui Dio morì donando se stesso.

(PAOLO CURTAZ)

“Osanna” da IL RISORTO (Paoline 2007) di D. Ricci

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Pasqua di Risurrezione – un augurio di vita!

Vita!

Altro non mi viene in mente! Vita in pienezza, vita senza fine, vita…

Vita!

…perchè altro non desidera il cuore umano.

Voglio la vita, ma non una qualunque. Voglio quella vita che ha il sapore della Risurrezione, che conosce la caduta, che ha la consapevolezza della sconfitta, della paura, dell’incertezza, del peccato.

Regalatemi una vita da Risorti, perchè solo chi è risorto nel cuore, può vivere e far vivere, perchè conosce la fecondità della speranza, sa che dalla morte si può risorgere, ha sperimentato che l’amore è tenace, ha toccato con mano che dalla polvere ci si può sollevare…

Penso a te, Signore Risorto e ritornano in mente le catene che mi hanno trattenuto lontano da te; e sento nel cuore quel retro gusto amaro delle tante certezze conquistate che mi hanno svuotato; e sento ancora vacillare le ginocchia per quella volta in cui la paura di buttarmi nel tuo amore mi ha convinto a mollare tutto… e penso, e guardo, e scruto… ma sono troppe le distanze e potrei esserne travolta, ancora oggi…

Ma tu sei

il Risorto!

Sei Risorto, Signore, nelle mie catene, nelle certezze ammalianti, nelle mille forme di paura, nelle fragilità. Sei Risorto, Signore Gesù, e la tua Risurrezione fa esplodere la vita in queste catene, in queste certezze, in queste paure che troppe volte mi hanno consegnato alla morte.

Vita, Signore! Una vita da Risorti… di questo sento esplodere il cuore.

Una vita da Risorti, di chi avendo conosciuto la morte, sa di voler vivere… questa è la mia preghiera, questo il mio augurio per chi, avendo atteso la Risurrezione, oggi sceglie la vita che lui, il Risorto, è pronto a mettere tra le nostre mani.

Il silenzio della Vita – Sabato Santo – Triduo Pasquale – ON LINE

Il Sabato che precede la resurrezione è segnato dal silenzio. Il grande silenzio della fede che trattiene il fiato, il silenzio della Chiesa-sposa che attende il suo Signore; il silenzio di chi resta paralizzato dalla morte; il silenzio della Parola che tace.
Quanto è lungo questo silenzio? Quanto durerà?
Nel tremendo silenzio di Dio tutta la creazione attende e geme… profondi sono i suoi lamenti, raggiungono gli abissi della terra e le altezze cosmiche dell’universo. Nel silenzio una voce grida: Vieni! E’ lo Spirito che grida. E’ la Chiesa che grida!

Vieni Signore dell’universo! Discendi, o Vita del mondo, nelle viscere della terra e spezza le catene, infrangi il chiavistello della morte e spalanca le porte del Regno della vita! – Questo significa entrare nel Sabato Santo… attesa feconda della Resurrezione.

Lui – la Vita vera

Cosa sappiamo di quanto accadde tra la sepoltura e il sepolcro vuoto? Cosa ci dicono le fonti ufficiali?
Senza il bisogno di rivolgerci a storici atei, ma razionali (come spesso molti sottolineano), e senza voler arrampicarci sugli specchi, vogliamo evidenziare quello che ormai tutti “gli esperti credenti” affermano: “Di quello che successe tra la sepoltura e la Resurrezione non sappiamo nulla, non ci sono testimoni oculari”. Inutile allora voler parlare degli angeli che rimossero la pietra, del corpo che volò in cielo… o di qualsiasi altro aneddotto di cui spesso riempiamo questo giorno così speciale. Sappiamo che mai nessuno potrà dimostrarci razionalmente e biologicamente la fine di quel corpo… ed è PER QUESTO, PROPRIO per questo che CREDIAMO

Crediamo che nella morte i discepoli hanno ascoltato il silenzio della Parola: ASCOLTATO il SILENZIO della PAROLA. Sembra un assurdo e di fatto lo è! Non si può ascoltare il silenzio, perchè è muto… così come una Parola, se è Parola non è silenzio… ma voi, venite con me, oltre l’assurdo delle parole… andiamo insieme a scrutare le sconfinate profondità di Dio: perchè in lui, ogni assurdo ha un senso.

La Chiesa orientale ci consegna due immagini:

  1. lo sposo… l’icona è quella del Cristo nel sepolcro: un sepolcro aperto, un Cristo dal ventre pieno, dritto non disteso, la croce alle sue spalle, il corpo con i segni della flagellazione. L’icona ci apre al mistero, incomprensibile agli occhi della ragione che indaga, ma non al cuore che cerca: ci apre e ci spinge a scrutare l’oltre della morte, abitato da Dio. Il Cristo vive e abita il silenzio muto della morte. Vive e dà vita: la Parola parla e crea la nuova creazione. Non un mondo nuovo, non un paradiso ultraterreno, non un’oasi di pace per pochi eletti. La nuova creazione è la storia abitata dai figli di Dio salvati, da coloro che in Cristo non conosceranno più la morte.
  2. la discesa agli inferi. E’ antica questa tradizione. Tanto profonda nelle sue radici, quanto oggi dai più oscurata. La proclamiamo nel credo, ma le sue conseguenze, sembra non tocchino molto la nostra fede.
      Leggiamo da un’antica omelia sul Santo e Grande Sabato:
    «Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato ed ha svegliato coloro che da secoli dormivano. […] Egli va a cercare il primo padre, come la pecora smarrita. Egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell’ombra di morte. Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva, che si trovano in prigione. […] Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio. […] Svegliati, tu che dormi! Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell’inferno. Risorgi dai morti. Io sono la Vita dei morti».


Noi – creazione nuova

“Non sei fatto perchè rimanessi prigioniero della morte, della notte, degli inferi, del peccato! Risorgi dai morti”: questa è la voce della Parola che nel silenzio della morte parla e crea, come una volta, come un tempo, come in principio, prima che ogni cosa fosse! Questa è la voce della Parola che parla e scardina le porte di ogni morte, che entra nei nostri abissi e ci risolleva alla vita. Oggi, nel silenzio di tutta la creazione che attende, lui, il Pastore buono si fa prossimo a chi dorme il sonno delle tenebre, a chi giache nella polvere dell’amarezza, a chi è oscurato dall’ombra della menzogna. Lui il Pastore Buono che solleva chi non cammina e accompagna i passi lenti di chi soffre, oggi, nel cuore di chi attende, nella mente di chi cerca, nel desiderio di chi spera, entra e fa sbocciare la vita.

Noi, creazione nuova dei figli amati da Dio, attendiamo l’alba della Resurrezione, perchè il germoglio della Vita senza fine, che vive silenziosamente in noi, possa esplodere in un solidale canto di gioia.

Oggi…

Attendiamo… gustiamo l’attesa. Oggi non si celebra l’Eucaristia. Oggi si attende… e il silenzio sarà nella notte squarciato dal canto dell’annuncio Pasquale. Nel silenzio però, la Parola parla.
Oggi siamo tutti invitati a far tacere le voci e a investire energie per far parlare la Parola. Il suggerimento è quello di stoppare l’ascolto della radio, della musica, della tv, delle serie televisive, dei reality, di “Amici”… stop a tutto per provare ad ascoltare la Parola che parla: nel Vangelo, tra la gente, per le strade, negli amici… oggi la Parola può raggiungere anche noi. Coltivare il silenzio interiore può darci un’opportunità in più per lasciarci toccare in profondità.

Pregando…

«Maria, donna esperta dell’attesa,
con te tutta la creazione attende,
in questo silenzio profondo, pregno di vita.
Le anfore sono vuote, Maria,
attendono di essere riempite dall’acqua nuova,
che non finirà, che disseterà, che porterà vita nuova.
Le anfore sono vuote e attendono… così i nostri cuori,
divisi tra la fiducia e la paura,
protesi verso un compimento e spaventati dall’incombere del nulla…
così i nostri cuori attendono l’alba del nuovo giorno.

Maria, donna il cui cuore sa ascoltare il silenzio;
Maria, donna che la morte del figlio non distrugge;
Maria, donna profumata di risurrezione,
resta con noi, in quest’attesa vibrante, e rassicura ogni timore,
convinci ogni dubbio, sostieni ogni nostro barcollare
e rialzaci dalla resa.

Con te, Madre di Dio e Madre nostra,
vegliamo in questa notte della storia,
che crede che il suo Creatore si ergerà dalla polvere,
sollevando con sè tutta l’umanità,
ogni popolo e nazione, che sono stati, che sono e che saranno.
Colui, Madre, che il tuo grembo ha generato uomo,
oggi vive nel grembo della storia e del tempo
e tutta la creazione, che da lui, in principio, ha avuto vita,
oggi lo partorisce Signore e Salvatore dell’universo.

Rendici attesa, Maria!
Rendici grembo di Dio,
perchè la Resurrezione accada nella nostra vita
e sia un uscire dalla notte e dall’ombra di ogni morte
per entrare nella vita nuova
che il Cristo, Signore Risorto, inaugura per noi.
Amen.