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Ce ne accorgeremo? – Buona domenica! – XXVIII del Tempo Ordinario

invito

Un re fece una festa di nozze
e mandò a chiamare gli invitati, ma…

Dal vangelo di Matteo (Mt 22,2-3)
XXVIII DOMENICA del TEMPO ORDINARIO – Anno A

CE NE ACCORGEREMO?

Il Signore farà, ma noi ci saremo?
Toglierà l’angoscia, asciugherà le lacrime, preparerà doni speciali, risponderà alle preghiere, ci allontanerà da ogni forma di male e di disperazione, sarà finalmente dalla nostra parte… E noi? Saremo come sempre occupati in altro? Succedeva nella parabola degli invitati alle nozze e succede ancora oggi.
Il giorno in cui lui ci raggiungerà con un dono speciale, noi ce ne accorgeremo?
Mi verrebbe da rispondere: dipende… dal dono!
Se regalerà onnipotenza, immortalità, preveggenza, ricchezze, ci saremo certamente, pronti e disposti a lunghe file e a sacrifici estremi pur di accaparrarci il massimo. Disposti a pagare pur di avere.
In realtà il dono è stato già offerto, il prezzo già fissato, la distribuzione è già in atto, da molto… Gesù Via verità e vita
Il prezzo? GRATIS!
Il luogo? OVUNQUE
Il dono? GESU’ CRISTO, che per chi lo segue fino in fondo è pienezza di vita e di eternità, felicità possibile e indistruttibile.

UNA PREGHIERA PER INTERIORIZZARE

Signore, dicci un po’:
che cos’è quell’abito nuovo,
di cui abbiamo bisogno
per entrare alla festa?

Dove trovarlo? Come ottenerlo?
E se una vita di sforzi e sacrifici
non ci bastasse per riuscire ad averlo?    

E se, un giorno, ci mandassi via
perché la nostra voglia di seguirti
non corrisponde alle tue scelte?

«Ho dato il figlio, e lui con me non ha trattenuto nulla,
ha dato tutto per amore,
per la tua felicità, per te!

Perché dovrei mandarti via?
Perché hai paura che un giorno ti allontanerò?
Ho attraversato i cieli solo perché ti amo.

Vieni, rispondi al mio invito.
L’abito nuovo non è frutto di sacrifici e sforzi:
è fiducia in me, è abbandono fiducioso, 
è voglia e determinazione di seguirmi, ogni giorno».

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Buona domenica! – XXVIII del Tempo Ordinario – Anno C

ringraziare cv«…si prostrò… per ringraziarlo»

Dal Vangelo di Luca (Lc 17,15)
XXVIII DOMENICA del TEMPO ORDINARIO – Anno C

esù sta salendo verso Gerusalemme, col volto indurito, deciso di rendere testimonianza al Padre, costi quel che costi. Non lo sanno, gli apostoli, che il Rabbì già intuisce la deriva della sua missione e che questa sensazione, invece di abbatterlo, non fa che motivarlo e spingerlo al dono totale di sé.
Sulla strada gli si fanno incontro dieci lebbrosi che urlano a distanza. La lebbra è una malattia terribile e devastante, che marcisce il corpo, lo spirito e le relazioni. I rabbini dicevano che un lebbroso era come un morto lebbroso cve poteva solo contaminare chi lo toccava. E che la lebbra era la massima punizione che Dio infliggeva al peccatore.
Sono dieci. Dieci sono le dita di una mano, il numero dieci indica, in Israele, la totalità. Siamo tutti malati, tutti lebbrosi, tutti bisognosi. Dei dieci uno è straniero, nemico, un samaritano. Ma la malattia e il dolore accomunano ogni uomo, senza distinzioni di religione o di etnia. La sofferenza è e resta l’esperienza più comune del vagare umano. Urlano il loro dolore, il loro abbandono, il loro lento ed inesorabile imputridire. Chiedono pietà, la compassione che nessuno offre loro. E, forse, sperano un un’elemosina. Gesù chiede loro di andare dai sacerdoti per essere guariti. A volte Gesù ci guarisce a rate, ci chiede di metterci in cammino per vedere dei risultati. A volte Gesù, simpaticone, ci chiede di andare da un prete per essere guariti.

NORME
È un retaggio dell’antico Israele, Continua a leggere Buona domenica! – XXVIII del Tempo Ordinario – Anno C

Buona domenica! – XXVIII del T.O. – Anno B

..si fece scuro in volto e se ne andò rattristato..

Dal Vangelo di Marco (Mc 10, 17-30)
  XXVIII Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

Corre, il giovane ricco, come se avesse una malattia. Corre per sapere come vivere nella logica di Dio. È anche corretto e onesto nel suo porsi: sa che la salvezza non si “merita” ma si riceve in eredità se la si desidera con cuore puro. Teologicamente impeccabile. Gesù lo accoglie con simpatia, gli chiede, con semplicità, di osservare i comandamenti. Ignora i primi, quelli rivolti a Dio, si concentra su quelli rivolti all’uomo: solo nel servizio all’uomo facciamo piacere al Dio che lo ha creato. Il ricco risponde di averli sempre osservati, fin dalla più tenera età. Forse ha ragione, forse millanta, va bene lo stesso. Gesù lo ama, fissandolo. Uno sguardo di bene, uno sguardo che vede il positivo, anche se il ricco esagera. Gesù ha sempre e per sempre uno sguardo positivo su di me, anche quando faccio finta di non vedere le ombre del mio cuore.Ama e chiede. Chiede perché ama. Osa: lascia tutte le tue ricchezze. Fine del bel momento mistico.

RICCHEZZA
Marco pone a metà del suo vangelo le cose più impegnative: la pagina sul matrimonio, quella sulla ricchezza. Bisogna conoscere Cristo prima di potere vivere le sue esigenze urticanti, sentirsi amati prima di poter osare. Gesù non chiede al ricco di gettare il denaro, ma di condividerlo. Di entrare nella logica di chi si sente fratello, di chi sa che la ricchezza è dono di Dio, ma la povertà è colpa del ricco. Non se la sente, il giovane ricco. Resterà ricco, ma triste.
Non usa la sapienza invocata nella prima lettura. Non accoglie la spada della Parola che trancia descritta dalla lettera agli ebrei. Il suo problema non è la ricchezza, ma l’egoismo. Lo capiscono bene i discepoli che ricchi non sono ma che si sentono a disagio per questa Parola. La ricchezza non è questione di portafoglio ma di cuore. Gesù insiste: una logica così gretta, “ricca”, impedisce di entrare nella logica di Dio. Anche la famiglia (!) può diventare un possesso, anche gli affetti. Perciò bisogna lasciare tutto, Dio restituisce nella maniera corretta.

L’ORIGINALE
Gesù non condanna tout court la ricchezza
, né esalta la povertà. Lo dico perché spesso noi cattolici scivoliamo nel moralismo criticando i soldi (degli altri) e invitando a generosità (sempre gli altri). Gesù AMA il giovane ricco, lo guarda con tenerezza, vede in lui una grande forza e la possibilità di crescere nella fede. Gli chiede di liberarsi di tutto per avere di più, di fare il miglior investimento della sua vita.
Gesù frequenta persone ricche e persone povere, è libero. Ma ammonisce noi, suoi discepoli: la ricchezza è pericolosa perché promette ciò che non può in alcun modo mantenere. Dunque, dice Gesù, la ricchezza può ingannare, può far fallire miseramente una vita, la pienezza è altrove, non nella fugace emozione di avere realizzato il sogno di possedere il giocattolo prezioso cui anelo. Ma la povertà non è auspicabile, la miseria non avvicina a Dio ma precipita nella disperazione. Perciò il Signore ci chiede di avere un cuore libero e solidale: la povertà è scelta dai discepoli perché ci è insopportabile vedere un fratello nella miseria, tutto lì.

DIVERSI
Ancora una volta il Signore ci chiede di essere diversi, il “fra voi non sia così” che è caratterizzato, in questo caso, dalla scelta della condivisione e della essenzialità, del soccorrere le povertà e accontentarsi mantenendosi nell’essenzialità, senza finire nella spirale della cupidigia. Soprattutto in questi tempi di delirio. I fatti di cronaca delle ultime settimane, le spese folli e offensive di chi usa il denaro pubblico per proprio tornaconto, di chi, piccino, usa la politica in maniera orribile, ci richiamano al principio dell’onestà e della solidarietà.
Dio si schiera dalla parte degli ultimi, dei licenziati, dei poveri. Noi, anche nel piccolo, siamo chiamati ad essere trasparenti e corretti, nel piccolo come nel grande. Onestà, elemosina, condivisione, dono, sono ancora i protagonisti di una sana vita da discepolo, senza affannarsi dell’accumulo ma coscienziosamente affidandosi a quel Dio che veste splendidamente l’erba del campo. E questa logica deve permeare anche i rapporti nelle comunità, i soldi delle comunità che servono all’annuncio del vangelo senza fumosità, senza ambiguità. Se facciamo parte di una comunità manteniamola anche economicamente, chiediamo e offriamo trasparenza, orientiamo le nostre scelte a servizio dell’annuncio. Che tra noi, nelle nostre chiese, nelle nostre scelte, prevalga sempre la generosità e la fiducia nella Provvidenza al calcolo che appanna la libertà che dobbiamo tenere nei confronti del possesso. Facciamoci dono, facciamo della nostra vita un dono e avremo – stupore – cento volte tanto, come sperimenta Pietro.

(PAOLO CURTAZ)

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una piccola provocazione sul Vangelo di oggi in musica