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Dacci questo pane! – BUONA DOMENICA! XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B

 «Io sono il pane della vita»
Gv 6,35

Ci capita ancora di cercare Dio? Ci capita di cercare in lui risposte? Ci capita di andare davanti a un tabernacolo per batterci contro la fronte? Ci capita di crollare sfatti e sconfitti tra i banchi di una chiesa?
Se sì, perché? Che cosa cerchiamo? Che cosa vorremmo trovare?
Ma le vostre risposte a queste domande potrebbero essere tranquillamente anche no! Perché potremmo aver riempito – anche inconsapevolmente – la nostra esistenza di altre sorgenti di vita e di risposta. E questo perché in uno di quei dolorosi momenti Dio potrebbe non averci risposto, potrebbe non essersi fatto trovare pronto, potrebbe non aver trovato le soluzioni da noi richieste.
In un modo o nell’altro però siamo esattamente come quella folla che cerca: abbiamo bisogno di segni che sfamino le nostre insicurezze. E ormai siamo arrivati a cercarli ovunque… da chiunque sia disposto a darceli: dio o uomo o donna. Il centro di tutto è la nostra fame. Chi la sfama per primo vince il posto migliore nella nostra vita.
Eppure quanto è carico di futuro quel consiglio spassionato: «Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane». Come a dire: «Non sprecate tempo! Usate le vostre migliori energie per ciò che conta davvero e che sarà per voi – a vostro favore – in eterno».
Chi segue Gesù continua a fare una lettura umana di tutto ciò che ascolta, e allora continua a chiedere: «Che cosa ci fai vedere perché possiamo credere?». Sono figli della loro storia: figli di quei padri che per credere hanno avuto bisogno della manna… anche se è pure in quell’occasione è stato un credere molto breve e circostanziato. Pronto a crollare alla prima nuova fame.
Gesù ribalta sempre ogni prospettiva, perché lui è un Dio uscito dai cieli: «Non mangiare e credere», ma «Credere e quindi mangiare».
Credere che lui sia la vita, in senso dell’esistere, il perché di ogni scelta, l’aria nei polmoni. Credere, e per questo sceglierlo, permettendogli di nutrire ogni fascio della nostra esistenza.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Dacci sempre questo pane

Signore, abbiamo fame di vita:
tu sei la Vita.
Abbiamo fame di tenerezza:
tu sei tenerezza infinita.
Abbiamo fame di fraternità:
tu sei fraternità.
Abbiamo fame di verità:
tu sei la Verità.

Signore Gesù, questo vivere non ci sfama,
spesso ci disorienta, ci consuma, ci indebolisce,
ma tu sei il Pane di Dio, la Vita divina
di cui possiamo nutrirci: saziaci di te, ogni giorno.
Possa il nostro cuore cercare te, ogni giorno.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Gv 6,24-35)

In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

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Domande… – BUONA DOMENICA! XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B

 «Cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?»
Gv 6,9

Oggi non so proprio da dove iniziare. Le provocazioni che questa pagina di Vangelo mi attiva sono davvero molte… E allora scelgo di partire da una domanda. Di che cosa il Signore ha bisogno per salvare il mondo? Di che cosa il Signore ha bisogno per operare prodigi?
Ma forse dovrei spingermi ancora oltre e chiedere, e chiedermi: di che cosa il Signore ha bisogno? E so che già qualcuno sta per storcere il naso. Già… perché il Signore, mi diranno molti, proprio perché è Dio non ha bisogno di nulla, non è spinto da nessuna necessità. E va beh… i teologici restino pure al tranquillo delle loro argomentazioni. Io preferisco lasciarmi mettere in questione dalla domanda posta da Gesù ai suoi: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». O ancora, da quelle rivolte a me oggi: «Mariangela, come potremo sfamare tanti desideri? Come donare pace ai cuori? Come dare risposte a tanto non-senso? Come far penetrare luce nel buio? Come ridare fiducia a cuori e corpi feriti? Come far credere nell’amore, nella delicatezza, nella gentilezza, nella bellezza?».
Ve lo confesso… Sono le domande che oggi giorno mi sento rivolgere da Dio, perché la sua infinita compassione non lo rende cieco né sordo ai volti e alle voci del mondo. Sono domande a cui non vorrei rispondere facendo, come Filippo o Andrea, l’inventario delle mie mancanze, insicurezze, fragilità. Noi apostoli siamo troppo bloccati da conti prudenti e lungimiranti. Che soppesano. E valutano. E prudentemente misurano…


Mi piacerebbe avere la sfacciata ingenuità di quel ragazzo anonimo che senza pensarci dà tutto il poco che ha.
Ai miracoli ci pensa Dio, non noi. Il punto è: ma noi ci fidiamo talmente tanto da metterci in gioco a spalle scoperte? Rischiando di essere canzonati per il nostro poco?
La Scrittura non perde occasione per insegnarcelo: Dio moltiplica all’infinito il dono… l’ultimo pugno di farina della vedova… cinque miseri pani… e due pesci… Lui moltiplica, ma solo io e te possiamo scegliere se donare.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Insegnami a donare

Signore, Dio moltiplicatore,
donami il gusto del dono.
Fammi assaporare
la bellezza della condivisione.
Spesso trattengo perché
ho paura che sia poco,
ho paura che non sia sufficiente,
ho paura di non essere sufficiente.

Eppure, Signore, voglio credere
che in te ogni cosa si moltiplica,
ogni dono condiviso si amplifica.
Voglio credere che pochi pani sfamino,
che un sorriso porti pace,
che una parola taciuta
faccia germogliare riconciliazione,
che una carezza porti vita. Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Gv 6,1-15)

In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano.
E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

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Maestro di umanità – BUONA DOMENICA! XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B

 «Si mise a insegnare loro molte cose»
Mc 6,34

«Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù […] Molti li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi». Discepoli e uomini e donne di ogni condizione si radunano attorno a Gesù. Lo cercano. Ne desiderano l’incontro. E lo spaccato che l’evangelista Marco ci lascia intravedere ci fa capire il perché.
«Gesù disse loro: “Venite in disparte e riposatevi un po’”» e ancora: «Vide una gran folla, ebbe compassione di loro».
Questa volta a emergere non sono potenza e segni grandi. In questi quattro versetti svetta con tutta la sua forza il Maestro di umanità, quel Pastore buono che conosce, non abbandona e cura. Gesù raduna attorno a sé discepoli missionari contenti e stanchi. E sa accorgersi di ciò che sta attraversando il loro cuore, li avvicina ancora di più a sé e se ne prende cura. Decide di modificare i propri progetti in forza di quella compassione che gli ha permesso di ascoltare la sete di umanità di chi lo cerca senza sosta, di chi ha bisogno di incontrare qualcuno che dia un senso alla propria vita. Apostoli, discepoli, uomini e donne non hanno bisogno di altro: il loro cuore cerca, come acqua nel deserto, un incontro che faccia zampillare vita.
E questo accade in ogni tempo, oggi esattamente come ieri.
Accade che gente cerchi, ma forse non accade sempre un incontro che faccia zampillare vita… Eppure non dovrebbe essere una rarità dopo duemila anni di Vangelo. Non dovremmo poter trovare vita solo ai piedi di un tabernacolo. Non dovremmo elemosinare umanità…
Abbiamo scelto di essere discepoli di Gesù di Nazaret e abbiamo anche preteso di sapere cosa c’era da imparare. Abbiamo assolutizzato quell’unica volta in cui ha usato cordicelle contro qualcuno, ergendoci a giudici degli impuri, ma non abbiamo imparato nulla o forse ancora troppo poco da quella infinita umanità che attraversa ogni singola pagina della sua vita.
Saremo Vangelo vivente, semi di Dio sparsi nel mondo, solo quando decideremo di imparare da lui a essere autenticamente umani.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Insegnaci umanità

Signore Gesù, Dio con noi,
sono tante le richieste che
popolano la nostra preghiera,
eppure al di là delle cose
pur necessarie
che vorremmo,
una è la cosa di cui davvero
abbiamo bisogno:
insegnaci a essere umani,
autenticamente umani.
Di quella umanità che è cura,
delicatezza, gentilezza,
compassione, bellezza.
Di quella umanità che sa
fermarsi alla soglia dell’altro,
e attendere.
Solo così, Signore, saremo
autenticamente divini. Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Mc 6,30-34)

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

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