Buona domenica! – XXVI del T.O. – Anno B

«Fossero tutti profeti nel popolo del Signore
e volesse il Signore
porre su di loro il suo spirito!»

Dal libro dei Numeri (Num 11, 25-29)
  XXVI Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

Accade almeno una o due volte a settimana. Fra mail, blog e facebook ricevo molti stimoli, molte domande. Chi mi scrive sa che rispondo, brevemente, di solito, e le richieste che ricevo sono le più disparate. Sempre, però, qualcuno mi pone la stessa questione: perché la Chiesa non si pronuncia contro questo tale o contro quel movimento o contro quella presunta apparizione? Di solito sono casi particolari, molti nemmeno li conosco, e le persone che mi scrivono vogliono un pronunciamento “contro” qualcuno, normalmente, per ragioni opposte: alcuni chiedono di fermare quelli che sono poco ortodossi, altri quelli che sono troppo tradizionalisti. Come se la fede si trasmettesse a forza di divieti e di documenti. Come se la Chiesa non fosse già attanagliata dal verbalismo, come bene afferma don Albanesi, il rischio di continuare a produrre documenti che nessuno legge!
La Chiesa, grazie al cielo, non rilascia patentini di cattolicità e il ricorso alla scomunica è l’ultimissima ratio in casi circoscritti e gravissimi. Gesù, bontà sua, è ancora più tollerante.

NON E’ DEI NOSTRI
Rosicano, i discepoli.
Qualche versetto prima del brano di oggi Marco racconta al loro figuraccia: non sono riusciti a liberare un ragazzo indemoniato. Ora, invece, uno sconosciuto, un guaritore, usa il nome di Gesù per guarire altre persone. Era consuetudine invocare i nomi di persone importanti, come Salomone, durante i rituali di guarigione. Gesù, ormai famoso, era entrato nel gruppo dei personaggi da invocare. Che carriera! Notate la sottigliezza di Marco.
Giovanni (Giovanni!) non si lamenta col Maestro dicendo “non è tuo discepolo” ma: “non è dei nostri”. Così come, nella prima lettura, lo Spirito scende su due che non erano stati prescelti per entrare a far parte del gruppo che avrebbe aiutato Mosé. Gesù, come Mosé, rassicura i discepoli, e noi. Di Spirito ce n’è in abbondanza, non scherziamo. La Chiesa fa parte del Regno, ma non lo esaurisce.

PICCINERIE
Quante volte facciamo anche noi come Giovanni, arrogandoci il diritto di scegliere chi è cristiano e chi no. Se avessimo il coraggio di osare, come fa Gesù! Lo Spirito aleggia dove vuole, e anche chi sembra all’apparenza estraneo alla logica del Vangelo può essere strumento della grazia. Di più. Questa logica esce dal recinto ecclesiale e contagia la nostra logica. Anche in altre fedi troviamo i semina Verbi, frammenti del Verbo, e siamo chiamati a valorizzarle, come sa fare benissimo papa Benedetto. L’unico modo di superare i fondamentalismi (di tutti i generi!) è coltivare la vera fede. Anche nel mondo sociale e politico siamo invitati, soprattutto noi italioti!, a superare le barricate per vedere cosa ci accomuna invece di disertare la curva della squadra avversaria…

GLI ALTRI
Esiste anche un settarismo “ad extra”, la voglia di difendersi da un mondo che sempre meno capisce e tollera la presenza cristiana. Dobbiamo impegnarci a fondo per ottenere quell’alchimia che da una parte connoti un’identità, quella cristiana, che ha diritto di cittadinanza, ma che dall’altro non diventi contrapposizione. Uno sguardo ottimista sulla realtà e sul cammino dell’uomo, sguardo del Nazareno, ci permette di riconoscere e valorizzare i tanti semi di bene e di luce che lo Spirito semina nel cuore dei non credenti. Non accogliere i semi che Dio sparge anche nel cuore di chi non sa o non dice di credere, dice il Signore, è uno scandalo gravissimo, il peggiore, meglio sarebbe buttarsi a mare con una pietra da macina al collo… Se lo straniero, l’estraneo, riceve la ricompensa per un solo bicchiere d’acqua dato ad un discepolo, quanta ricchezza possiamo trovare intorno a noi!

SCANDALI
Pensiamo a noi, piuttosto, all’inizio di questo anno pastorale. Gesù è chiaro ed esigente: appartenere a Lui significa fare delle scelte, a volte anche dolorose. Gli esegeti ci dicono che gli esempi portati hanno a che fare con il corpo e la sessualità. E Dio solo sa se, in questi tempi, dobbiamo vigilare su noi stessi e sulle nostre famiglie per non farci travolgere dall’imperante pornocrazia che ci stordisce e ci porta alla rovina interiore! Ma, anche, togliamo di mezzo l’arroganza e il giudizio, la piccineria e la vendetta, tutto quello che ci impedisce di entrare nel Regno. Non farlo significa morire, imputridire, essere dei morti viventi (il verme non muore). E dell’immondizia. La Geenna era una piccola valle che circonda Gerusalemme, maledetta dai rabbini perché lì vi si erano consumati sacrifici umani e destinata a bruciare l’immondizia. Gesù sta dicendo: se non sei disposto ad osare, a tagliare, a faticare per entrare nel Regno, rischi di essere come l’immondizia…

Vangelo esigente, quello di oggi.
Siamo chiamati a vivere con leggerezza evangelica: è Dio che converte e salva il mondo.
Noi, al più, cerchiamo di non ostacolarlo…

(PAOLO CURTAZ)

°° Riflettendo con Ada Merini °°

RAGAZZI & DINTORNI – Settembre 2012 – “Io credo…”

LÀ FUORI C’È UN MONDO

di Cecilia Salizzoni

«Out there, there’s a world…», inizia così il nono film della Pixar, Wall-E, con la canzone di un vecchio musical.
Sul finire del XXVIII secolo, epoca in cui si svolge la nostra storia, New York è una città deserta, sommersa dai rifiuti, e chi ascolta la canzone è un robot spazzino, un Waste Allocation Load Lifter – Earth class (Localizzatore e raccoglitore di rifiuti – classe terrestre) per la precisione, l’ultimo di un esercito lasciato a ripulire la città nell’anno 2105 dalla Buy N Large Corporation che regge i destini mondiali.
L’umanità è stata spedita in crociera nello spazio, «l’ultima frontiera dello svago», in attesa di rientrare a lavoro finito, ma 700 anni non sono bastati a rendere abitabile il pianeta.

Sulla terra, Wall-E è rimasto solo di fronte a un compito sproporzionato, ma continua nonostante tutto il lavoro di imbancamento dei rifiuti in pile che formano nuovi e più alti grattacieli, con la compagnia di uno scarafaggio, sopravvissuto, e la videocassetta del film Hello, pescata tra i rifiuti. Le note di Put on Your Sunday Clothes il suo lavoro durante il giorno; su quelle finali d’amore chiude gli occhi la sera, mentre si ricarica per affrontare una nuova giornata di compostaggio tra immondizie e tempeste tossiche. E intanto sogna che ci sia qualcos’altro, là fuori, oltre il deserto di rifiuti: qualcun altro.

Un giorno, dentro un frigo arrugginito, trova un’esile pianta spuntata da un po’ di terriccio e la ricovera nel camion-rifugio, dove raccoglie e cataloga gli oggetti più svariati.
Subito dopo, affascinato e atterrito, assiste allo sbarco di un robot di ultima generazione, inviato sulla terra per verificare le possibilità di vita.
A lui sporco e malandato, l’aerodinamica e candida sonda EVE (Extraterrestrial Vegetation Evaluator) programmata per cercare tracce di vita vegetale, appare come una visione angelica, per bellezza e grazia, benché carica di un potenziale distruttivo che non esita a impiegare. Wall-E s’innamora perdutamente, anche se EVE sembra rispondere unicamente alla propria «direttiva» e, non appena si trova tra le mani la pianta, si chiude in se stessa e attende il rientro dalla missione.

Wall-E, però, non si rassegna e la segue sull’astronave da crociera Axiom, dove l’umanità sopravvive in uno stato di deboscia da eccesso di benessere materiale. L’arrivo di Wall-E e del campione vegetale che prova la possibilità di vita sulla terra, porta lo scompiglio a bordo, nel mondo preordinato secondo la filosofia consumista della BNL Co., e innesca processi di risveglio e di consapevolezza che permetteranno al comandante di attivare l’operazione «ricolonizzazione della terra».

Wall-E consente anche di mettere a fuoco le premesse umane della fede: l’istanza profonda verso l’Altro da sé, radicata in ogni uomo, anche nelle situazioni più avverse allo spirito, come la cultura materialista e tecnologica in cui viviamo; l’intuizione che esiste qualcosa di grande e di bello a cui siamo chiamati da sempre; l’intima consapevolezza che non siamo fatti per la solitudine, ma per la relazione d’amore che ci strappa al sonno narcisistico e dà senso pieno alla vita.
Questo robottino così imperfetto, specie se paragonato alla «perfetta e potente» EVE, è metafora della creatura umana che grazie al risveglio interiore diventa strumento di salvezza. Il risveglio ha inizio quando la persona trova dentro di sé qualcosa di assoluto che la fa stare in piedi, e riconosce che questo «qualcosa dentro» è in collegamento con «qualcosa fuori» e «qualcosa sopra» di sé, grande e luminoso.

Gli spunti tematici nell’orizzonte del risveglio interiore sono molti e ben sviluppati lungo tutto il racconto. Riguardano in particolare:
• il protagonista e il suo sguardo: Che cosa prova davanti alle stelle che prima intravede e poi attraversa? Cosa prova di fronte alle immagini del musical, alle mani che si incontrano e si stringono? Cosa lo induce a salvare dai rifiuti oggetti del passato? Cosa gli permette di resistere?
• La differenza tra Wall-E ed EVE: Quale «norma» anima il primo e lo apre alla relazione? Quale «agisce» la seconda, e in che modo la rapporta al mondo circostante? Quando e come «apre gli occhi» anche lei e «vede» Wall-E?
• Il materialismo consumista del mondo BNL: Che cosa ha prodotto nei passeggeri della Axiom oltre all’obesità? Cosa provoca in Mary e John l’incontro con Wall-E?
• Il risveglio del comandante della Axiom: come avviene? Cosa induce il comandante a opporsi all’Autopilota? Quando «apre gli occhi» e «vede» la necessità del rientro sulla terra?
• La danza tra le stelle di Wall-E e EVE: Che cosa significa sul piano simbolico? In che rapporto sta con la necessità di «tornare giù»?
• In che modo ciò che il film descrive, riguarda anche il nostro tempo e la nostra esperienza personale? Nelle relazioni con il mondo circostante e gli altri, siamo come EVE e i passeggeri della Axiom, o come Wall-E? C’è dentro di noi una domanda che ci porta a guardare il cielo in cerca di risposta?

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Settembre dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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Liturgia di domenica 30/09/2012

«Chi non è contro di noi è per noi»

Mc 9,38-43.45.47-48

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi. Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa. Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».

Per te catechista, che scegli di usare anche l’immagine per aiutare i tuoi ragazzi a entrare nel dinamismo del Vangelo.

  1. Leggete con i ragazzi l’immagine:
    • Di cosa è simbolo un fiore? Fate esprimere i ragazzi aiutandoli a far emergere la semplicità, la delicatezza, la povertà e la vulnerabilità di un fiore e, nello specifico, di quel fiore fotografato. 
    •  Ora spostate lo sguardo sul volto sfocato del bambino: l’immagine richiama la gioia e la semplicità di chi sta donando senza attendere… ma dona pur sempre con il sorriso.
    • In quale dinamismo il Vangelo ci sta chiedendo di entrare? Il dono gratuito e generoso, che non distingue, non emargina, non predilige non è forse l’opposto dello scandalo denunciato dal Vangelo? Gli occhi, i piedi, le mani, l’intelligenza e tutte le nostre energie non attendono forse di diventare dono?
    • Non siamo nati per “conservarci sotto vuoto”, ma per trasformare la nostra vita in ciò che essa stessa è da sempre: un dono.  Il sorso d’acqua, la casa aperta e la mano tesa diventano simboli che raccontano la concretezza in cui l’annuncio del Vangelo può diventare vita vissuta.
  2. Leggere insieme il Vangelo 
  3. Aiutare i ragazzi a farne risonanza in gruppo 
  4. Trasformare la Parola in preghiera
  5. Insieme: Padre, il tuo Spirito non conosce barriere e abbatte ogni divisione. Rendi limpido il nostro sguardo, perchè possiamo vedere e apprezzare il bene, da qualunque persona venga. Donaci la forza di liberarci dal male che è in noi. Amen [Roberto Laurita]

  Destinatari: adolescenti e giovani

Suggerimenti per la lettura dell’immagine
a cura di Sr. Mariangela Tassielli, fsp

Il Vangelo nella vita: dinamiche, attività e una preghiera  da poter trascrivere, stampare e consegnare ai ragazzi! Tutto su Catechisti Parrocchiali n.6, Settembre 2012, pagg. 23-25.

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Buona domenica! – XXV del T.O. – Anno B

«Da dove vengono le guerre e le liti
che sono in mezzo a voi?»

Dalla lettera di San Giacomo apostolo (Giac 3,16-4,3)
  XXV Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

Per strada rischiamo di perdere la direzione giusta. Comprensibile: poche indicazioni, molto traffico interiore, ostacoli visivi… e, soprattutto, guai a chiedere informazioni. Troppi vanno a caso, indicando luoghi senza esserci mai stati. E lo fanno con tale sfrontatezza e convinzione da apparire credibili. Fatevi un giro in rete, o leggete qualche giornale su una questione di cui conoscete bene le sfumature, ad esempio, che so, il cardinal Martini, per restare legati all’attualità. Tuttologi e opinionisti forniscono chiavi di lettura che disorientano e sconcertano, senza andare all’essenziale.
Così nella vita: se chiedete a qualcuno dove si trova la felicità, rischiate di finire in una discarica. Sono sempre esistiti i confusi che amano trascinare nella confusione, ovvio.Già ne parla il libro della Sapienza, scritto in greco nella pagana Alessandria per rafforzare la fede della numerosa comunità ebraica ivi presente. Guardati con sufficienza dalle nuove mode, derisi dagli ebrei che avevano abbracciato il paganesimo, i fedeli erano frastornati dalle cose che udivano. L’autore del libro sacro è molto chiaro: credere è una scelta, seguire una certa strada, andare in una direzione, costa fatica, ma ne vale la pena.Combattendo la parte oscura, la bramosia, la violenza che è in noi, aggiungerebbe Giacomo alla sua comunità, possiamo incontrare la verità.
Così accade, oggi, a ciascuno di noi, in questi tempi difficili. Il rischio è quello di mollare. O, peggio, di dare retta ai tanti gufi che, disamorati della vita, quasi godono nel fare proseliti del nulla. Come i discepoli del vangelo di oggi.

LA VIA
Per la seconda volta Gesù parla di croce, di morte e di resurrezione. La sua volontà di donarsi è totale, Dio si consegna senza limiti, desidera più di ogni altra cosa svelare il suo volto agli uomini, anche se questi lo rifiutano. Gesù è motivato e deciso: non è disposto a cedere a compromessi, non è disposto a barattare il vero Dio, anche se ciò comportasse la morte. Sono attoniti, i discepoli, come già era accaduto con Pietro che lo aveva professato Messia. Non capiscono proprio di cosa stia parlando, il Signore…
È evidente la ragione dell’incomprensione: sono tutti concentrati nello stabilire i propri ruoli, nel ritagliarsi una poltrona, nell’ottenere benefici. Troppo ripiegati su loro stessi per accorgersi del Signore. E Gesù, l’immenso Gesù, il Rabbi Gesù, questo Dio paziente e misericordioso, ancora una volta si mette da parte, non pensa al proprio dolore, e insegna: “tra voi non sia così…” Che emozione, amici. Che tristezza.
Tristezza, sì, perché gli apostoli ci assomigliano, siamo loro simili anche in questa piccineria insostenibile. Tutti cerchiamo la gloria, anche spintonando, anche calpestando gli altri, e facciamo diventare normalità la barbarie che ci sta invadendo. Anche nella Chiesa.

LOGICHE
Portiamo scolpita nel cuore la logica del mondo. Anche nella Chiesa necessitiamo continuamente di purificazione e di conversione. E non pensiamo solo all’esteriorità, ai privilegi, agli onori, pesante eredità di un passato che dobbiamo comunque rispettare, anche se va ridotto all’essenziale. La logica del mondo entra nelle nostre parrocchie, quando misuriamo l’efficacia della pastorale con metodi da economisti. O quando, santamente, ci prendiamo a coltellate (spirituali) per far prevalere la nostra prospettiva sugli altri. O quando (orribile!) rilasciamo patentini di ortodossia. Ho visto parrocchie dividersi fra fautori del parroco di prima e di quello nuovo, fra viceparroco e parroco, fra catechisti ed educatori, fra associazioni e movimenti… È dentro di noi la bramosia, sempre. Gesù, sedutosi come fanno i rabbini pronti ad insegnare, ci offre una soluzione: diventare come i bambini.

BAMBINI
Gli apostoli “Principi della Chiesa”? No, miseri peccatori, miseri e meschini, come me, come voi. Che ce ne saremmo fatti di splendidi discepoli? Cosa avremmo capito, noi discepoli, dalle loro vite perfette? Nelle loro fragilità scopriamo le nostre, nelle loro piccole miserie rispecchiamo le nostre e ne proviamo vergogna.
Al Rabbì dobbiamo guardare, non a noi, non alle nostre rivendicazioni ecclesiali, al nostro metterci a confronto per individuare chi abbia il carisma più efficace. La Chiesa non è la comunità dei perfetti ma dei perdonati. Gli apostoli pagheranno a caro prezzo la loro supponenza: davanti allo scandalo della croce e davanti alla loro paura ritroveranno l’autenticità del loro cuore e diventeranno – finalmente – capaci di amare.
Fra noi non sia così: guardiamo ai bambini che tutto attendono dagli adulti, che si fidano, che attendono. Non diventiamo infantili, ma trasparenti e puri, desiderosi di essere presi in braccio da Dio, capaci di vedere la luce e la bellezza e il gioco in ogni evento. BAMBINI nel cuore e nel giudizio, ADULTI nelle azioni e nella forza di amare. COME CRISTO.

(PAOLO CURTAZ)

°° Riflettendo con Pier Giorgio Frassati °°

CATECHISTI PARROCCHIALI – Settembre 2012 – CAMMINI DI FEDE

IL PRODIGIO DELLA DIVERSITÀ

di Franca Feliziani Kannheiser

Le diversità di tipologie dei bambini/ragazzi con cui il catechista si trova a confrontarsi richiedono conoscenze e competenze psicopedagogiche che devono essere perseguite attraverso percorsi formativi sistematici. Qui ci limiteremo a offrire alcune indicazioni e informazioni di base che permettano a chi con generosità e passione accompagna i più piccoli nel cammino della fede a orientarsi, a trovare risposte e, soprattutto, ad avere a disposizione un materiale semplice, ma corretto per discutere insieme con gli altri catechisti di ciò che si vive nel proprio gruppo, spesso non senza fatica e un pizzico di scoraggiamento.
Che cosa rende così vario e mutevole un gruppo di bambini della stessa età, del medesimo ambiente, che condividono in larga misura le stesse esperienze di vita?
La risposta sembrerebbe facile e immediata: «È il carattere». Ma che cos’è il carattere?
• Qualcosa che si eredita dai propri genitori come il colore degli occhi e dei capelli?
• Il prodotto delle esperienze che il bambino fin dalla nascita fa con il suo ambiente?
• L’insieme delle modalità con cui l’individuo reagisce per poter soddisfare i suoi bisogni di crescita?
• Ma, soprattutto, esso è stabile e immodificabile o può essere plasmato dall’educazione?
La risposta a quest’ultima domanda è di fondamentale importanza per ogni educatore.
Se, infatti, ragioniamo in questi termini: «Quel bambino è fatto così e non cambierà mai», partiamo già destinati alla demotivazione e all’insuccesso.
Il nostro senso di autoefficacia come catechisti si nutre, invece, della speranza che ogni bambino sia una realtà dinamica in trasformazione, in grado di rispondere positivamente a chi con pazienza e sapienza lo ascolta, lo accoglie, si cura di lui. Senza indulgere a fantasie di onnipotenza, si può con buona ragione essere sicuri che tutto ciò che spendiamo di intelligenza e di amore porterà frutto e aprirà nuove prospettive di cambiamento.
Se il carattere di un bambino è dedotto dai suoi comportamenti e si ignora il suo mondo interiore con le sue emozioni e intenzionalità, si corre il rischio di mettere etichette immodificabili che diventano anche «profetiche». Così un bambino considerato insopportabile, avrà più occasione di diventarlo di chi percepisce, nelle aspettative che le persone hanno nei suoi confronti, aperture verso il cambiamento e trova rispecchiate nello sguardo dell’altro parti positive di sé che, seppure meno evidenti, esistono e possono essere sviluppate.
Molte ricerche sono state fatte sull’influenza che esercita la stima dell’educatore sulla motivazione e sul successo dell’educando.
Se egli si aspetta risultati positivi da un alunno, gli comunica questa fiducia che diventa il motore per cui il risultato atteso si realizza. Lo stesso avviene con l’insegnante che prevede risultati negativi. Si crea un circolo vizioso: il bambino che si sente considerato stupido o pigro si comporta come tale e incontra, di conseguenza, l’insuccesso che lo conferma e conferma l’insegnante o l’educatore nel giudizio negativo. Si mette, in tal modo, a rischio lo sviluppo dei sentimenti di autostima e di autoefficacia la cui carenza è una delle prime cause dell’insuccesso scolastico, ma soprattutto del malessere personale del bambino e del ragazzo.
Un primo modo, semplice, ma efficace, per renderci conto delle tipologie in cui si suddividono i bambini del nostro gruppo può essere quello di distinguerli tra estroversi e introversi.
Gli estroversi sono caratterizzati da atteggiamenti aperti, vivaci, pronti all’azione; gli introversi appaiono più riservati, riflessivi, a volte «persi nel loro mondo».
Sebbene il contatto con i primi appaia meno complicato, perché sono socievoli ed espansivi, a volte sono i secondi a riservare le più piacevoli sorprese per la profondità degli interventi, l’acutezza del-le domande, l’impegno perseverante.
Il bambino introverso è un bambino che pensa prima di agire, mentre nel bambino estroverso è predominante l’azione.
Tuttavia introversione ed estroversione sono tendenze di fondo: ci serve riconoscerle per valorizzarne gli aspetti positivi, ma anche per sollecitare in ogni bambino e ragazzo lo sviluppo di altri aspetti, ancora latenti  nascosti, che, quando sono integrati, arricchiscono la sua personalità.
Alcuni bambini, è vero, richiedono più cure e attenzioni di altri, ed è più difficile capirli e reagire in modo appropriato. Spesso sembrano sfuggirci o, al contrario, sfidarci e, anche quest’ultimi mettono più a dura prova la nostra pazienza e trasformano spesso l’incontro in «un testa a testa» che impedisce il raggiungimento degli obiettivi.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Settembre di Catechisti Parrocchiali.

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Un soffio per andare oltre – Itinerari musicali di catechesi/1_Lo Spirito Santo

Qualche premessa: 

INTRO:
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Lo Spirito, come vento, soffia… e non sai da dove viene e dove va! Una bussola, un orizzonte, un cannocchiale, un DIARIO DI BORDO: tutto è necessario per non perdere nulla di questa straordinaria avventura. Lo Spirito è di più, molto di più, infinitamente di più di ogni definizione, di ogni canzone, di ogni risposta cercata o trovata. Il nostro impegno, lasciandoci affiancare e sostenere anche dalle canzoni, sarà quello di restare in questa prospettiva tanto scomoda quanto avvincente: una prospettiva che, senza timore, chiamiamo prospettiva dell’oltre! Oltre nel cercare, nello scoprire, nell’ascoltare, nello sperare, nel trovare, nel desiderare e invocare la presenza di chi ci permette, ogni giorno, di sentire la presenza di Dio in noi: lo Spirito santo. È decisamente in questo orizzonte che proveremo, tappa dopo tappa a entrare, lasciando alle canzoni il compito di attualizzare, provocandoci, i singoli doni che lo Spirito vuole continuare a donare. […] 

Levare l’ancora, allora, e partire lasciando gonfiare le vele dal vento delle tre canzoni che vi propongo per costruire questa prima tappa di percorso:

1. Cerco la tua voce – da Zenit dei Gen Rosso: per scoprire lo Spirito in azione;
2. Sette note e uno Spirito – da Dio di frontiera di Giosy Cento: per capire quali segreti ci mette tra le mani;
3. Tu sei – da Tu sei di Paolo Spoladore: per imparare a pregare e invocare lo Spirito.

Passo necessario (da ricordare!): fornire ai ragazzi, volta per volte, il testo su cui lavorare. È opportuno a questo proposito non anticipare mai i testi su cui si prevede di lavorare solo successivamente. [Continua…]  

Suor Mariangela Tassielli, fsp

Scarica l’intero articolo:

—>>>Un soffio per andare oltre – lo Spirito santo <<<—

L’intero itinerario è tratto dalla rivista Catechisti Parrocchiali, itinerario annuale settembre – maggio: i doni dello Spirito. Estratto per la rubrica Itinerari musicale di Catechesi su www.canatalavita.com. Destinatari cresimandi, adolescenti, giovani. Per richiedere l’annata 2010 completa scrivere a: abb.riviste@paoline.it

ARCHIVIO POST “I DONI DELLO SPIRITO”

Liturgia di domenica 23/09/2012 – XXV T.O.

 «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato»

Mc 9,30-37

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

Per te catechista, che scegli di usare anche l’immagine per aiutare i tuoi ragazzi a entrare nel dinamismo del Vangelo.

  1. Leggete con i ragazzi l’immagine:
    • diversamente dal solito, un bambino tende una mano a un adulto, verosimilmente alla madre. Un piccolo si fa sostegno per un grande. Quanta provocazione e quanto scandalo per una società abituata a credere opportuno il contrario. Eppure il Vangelo chiede proprio questo: mettere al centro i piccoli, riconoscere in loro la presenza di Dio. Nel piccolo, nel povero, nell’emarginato, nello straniero, nell’escluso Dio vive e ci raggiunge.
    •  La mano del bambino ci ricorda che Dio, in Gesù ha scelto di incarnarsi, di farsi uomo… decisamente mortale, vulnerabile; semplicemente piccolo. Servire è la logica del Vangelo. Comandare è la logica che l’opinione pubblica propone e cerca. E noi? Da che parte stiamo? 
  2. Leggere insieme il Vangelo 
  3. Aiutare i ragazzi a farne risonanza in gruppo 
  4. Trasformare la Parola in preghiera
  5. Insieme:Ti benediciamo, Padre, perché in Gesù ci hai manifestato un amore senza limiti. Egli si è fatto nostro Servo. Tutto ci ha donato: tempo ed energie, e la sua stessa vita. Egli è la nostra salvezza per i secoli dei secoli. Amen [Roberto Laurita]
  6. Destinatari:adolescenti e giovani

Suggerimenti per la lettura dell’immagine
a cura di Sr. Mariangela Tassielli, fsp

Il Vangelo nella vita: dinamiche, attività e una preghiera  da poter trascrivere, stampare e consegnare ai ragazzi! Tutto su Catechisti Parrocchiali n.6, Settembre 2012, pagg. 23-24.

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Buona domenica! – XXIV del T.O. – Anno B

«Ma voi, chi dite che io sia?»

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 8, 27-35)
  XXIV Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

Ogni anno, puntuale, all’inizio dell’anno pastorale nelle nostre parrocchie, chiusa la parentesi estiva, troviamo lo stesso vangelo: opportuno, insistente, destabilizzante.
Non possiamo essere discepoli per abitudine, con stanchezza, lasciando passare anno dopo anno, dimorando nelle nostre consolidate e piccole condotte di vita cristiana: non ha dove posare il capo, il nostro Maestro, non vuole cristiani a traino, non gradisce finte devozioni. La domanda, allora, è posta in maniera diretta.

CAFARNAO
I Dodici, gongolanti, hanno tra le mani un futuro di grande carriera politica e religiosa: Gesù piace, è credibile, ha successo, gratifica. Intorno al fuoco discutono, si animano, interagiscono. Gesù, defilato, li ascolta, sorride. Poi, come se nulla fosse, pone la domanda.  La gente chi dice che io sia?.  Si parla molto di Gesù, ieri come oggi. Sui giornali, nei dibattiti, tra amici, Gesù è un mistero irrisolto, inquietante, difficile da decifrare. Chi è, veramente, Gesù di Nazareth?
Le risposte le conosciamo: un grand’uomo, un uomo mite, un messaggero di pace, uno dei tanti uccisi dal potere. Tutto vero, ma ci si ferma qui; difficilmente si accetta la testimonianza della comunità dei suoi discepoli: Gesù è Cristo, Gesù è Dio stesso. È meglio mantenersi nel vago e rassicurante convincimento che Gesù sia una personalità della storia da ammirare ma che nulla ha a che vedere con la mia vita, meglio gestire il rapporto con Gesù riducendolo a memoria storica, invece che ammettere un’inquietante Presenza. Meglio dar retta alla teoria di moda per dire sempre e solo una cosa, da duemila anni: il Gesù vero non è quello (sconcertante) che vi hanno raccontato…

LASCIA STARE GLI ALTRI
Gesù non ci sta e, a bruciapelo, pone oggi a ciascuno di noi la domanda: Voi chi dite che io sia?
. Già. E per me? Per me solo, dentro, senza l’assillo di dare risposte sensate o alla moda, senza la facciata e l’immagine da tenere in piedi? A me, nudo dentro, Gesù che dice? Quante risposte! Gesù diventa una speranza, una nostalgia, una tenerezza, la tenerezza del sogno dell’’uomo che vorrebbe credere in un Dio vicino, che condivide, che partecipa. Oppure, attenti al rischio catechismo, abbiamo la risposta confezionata: “Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio”. Affermazione “corretta”, ma così lontana dal cuore! La folla lo aveva riconosciuto il Messia. Così i discepoli, così gli apostoli, così la comunità di Roma a cui Marco indirizza il suo Vangelo. Ma, in realtà?

SIMONE E PIETRO
Simone osa, si lancia: tu sei il Messia. Risposta forte, esagerata, ardita: in nessun modo Gesù assomiglia al messia che la gente si aspetta, così comune, dimesso, arrendevole, misericordioso. Nulla. Gesù lo guarda, contento, e gli annuncia di essere Pietro, di essere una roccia, dentro di sé. Simone il pescatore riconosce in Gesù il Cristo. E Gesù, riconosciuto Cristo, gli restituisce il favore e gli svela che egli è una Pietra. Se ci avviciniamo a Gesù e lo riconosciamo Signore, subito riconosciamo chi siamo in noi stessi, chi siamo in verità. Dio svela l’uomo a se stesso, sempre.

CRISTO SECONDO GESU’
Gesù subito presenta ciò che significa essere Cristo: donarsi fino alla morte. E qui si resta sgomenti, attoniti, scandalizzati.
Ma come… e allora il Dio onnipotente, efficiente, che interviene a sanare le nostre malattie? Dov’è? Sicuramente c’è, ma dopo essere passato nella scandalosa logica della croce. Non dite che Gesù è Cristo se prima non siete saliti con Lui sulla croce. Non osate fare questa affermazione se prima non avete assaporato l’esagerazione e la sofferenza del dono, se prima la vostra vita non è stata arata e scavata dal solco della croce, amici, se prima non avete amato fino a star male, se il vostro cuore non è stato convertito dal dono della compassione. Questa croce che diventa misura del dono, giudizio sul mondo, unità di misura del nuovo sistema di amare il fratello.
Anche Pietro e gli altri dovranno passare per il Golgota prima di entrare definitivamente nella dinamica del Regno. Isaia intuisce e profetizza questa nuova prospettiva di un Messia sofferente e Giacomo ci ricorda che la nostra fede non si ferma alle Parola ma diventa Gesto e che solo così testimoniamo di avere incontrato il Cristo Signore.
Iniziamo così il nostro anno pastorale, il rientro all’attività autunnale: chiediamoci, ancora, chi è per noi, oggi, il Signore Gesù.

(PAOLO CURTAZ)

°° Bellezza e profondità per cantare la nostra fede °°

Itinerari musicali di catechesi – I doni dello Spirito santo

Qualche premessa…

Carissimi catechisti,

lanno della fede, è per tutti noi un’occasione importante e, per certi aspetti unica, per riscoprire e rafforzare le motivazioni del nostro credere, della nostra fiducia nel Dio dell’amore, in Colui che si è fatto carne per la nostra salvezza. Credere e rendere testimonianza della nostra speranza, farlo con consapevolezza, competenza ed efficacia, vivere tutto questo da testimoni credibile. E se questa è la sfida per ogni credente, per un catechista la sfida diventa un preciso appello interiore, un dovere vocazionale, in fedeltà alla Parola che ci ha chiamato e mandato, nella Chiesa con una specifica missione.

Abbiamo scelto di esservi accanto, di non lasciarvi soli, di fornirvi ulteriori strumenti perchè l’annuncio di fede rivolto ai nostri giovani destinatari possa entrare nel vivo della loro vita ed esperienza.

Abbiamo scelto di riproporre, sulle pagine di Cantalavita, un itinerario di scoperta dello Spirito santo, della sua azione interiore in noi, del suo aiutarci a credere nel Padre e nel Figlio, del suo renderci testimoni coraggiosi e generosi del Vangelo di Gesù.

Vi proponiamo un itinerario annuale che svilupperemo in 9 incontri.

La musica sarà la nostra fedele alleata, nello scoprire e vivere, i doni dello Spirito. Spesso attingeremo a quelle canzone che i ragazzi ascoltano, amano, cantano. Sarà proprio entrando nel loro mondo che li aiuteremo a scoprire la luce con cui lo Spirito santo è pronto a orientare la loro giovane vita.

Destinatari dei post: catechisti, parroci, insegnanti, educatori, insegnanti di religione
Destinatari degli incontri da realizzare: cresimandi, adolescenti e giovani

Ringrazio di cuore la rivista di formazione catechistica Catechisti Parrocchiali, per aver messo a disposizione l’intera annata 2010-2011 e auguro a tutti un buon cammino.

suor Mariangela

Altri suggerimenti musicali puoi trovarli nella rubrica: Tra note e realtà

Per info, dubbi, contatti …

email: m.tassielli@paoline.it

facebook:

Suor Mariangela – Paoline

Paoline centro catechistico (spunti, suggerimenti, riflessioni… dedicate ai catechisti)

Catechisti Parrocchiali (pagina in cui viene segnalato pubblicato sulla rivista “Catechisti parrocchiali” dedicata a catechisti, animatori, educatori…)

ARCHIVIO POST “I DONI DELLO SPIRITO”

settembre 2012 – maggio 2013

 Per info, abbonamenti e novità:

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Settembre 2012: un nuovo anno con voi!

Carissimi Blogger sono tante le parole che colorano il nostro grazie per il percorso vissuto insieme e condiviso nello scorso anno: parole che hanno affiancato, sostenuto, provocato la nostra fede, il nostro vivere, le scelte di ogni giorno; parole che sono entrate nelle vostre case attraverso le rubriche, i post, le video-preghiere, le video-catechesi e l’intensa esperienza dell‘evangelizzazione on line. Parole che, attraverso i vostri commenti, ci hanno raggiunto… e continueranno a farlo!

Oggi, davanti a noi si aprono nuovi sentieri di vita e di fede che ci è chiesto di vivere in prima persona, di costruire e di condividere. L’orizzonte prossimo è l’apertura dell’anno delle fede, tempo di speciali Grazie che il Signore sta preparando per noi, per fare della fede in lui uno stile di vita inconfondibile, caratterizzato dalla fiducia e dal dono, dalla ricerca e dalla pienezza di chi si lascia raggiungere, sfiorare, mettere in discussioni dalla storia, luogo in cui Dio continua a farsi carne.

Cantalavita torna con rinnovata energie e tante proposte: rubriche che continueranno ed altre segneranno la nostra specifica proposta per l’anno della fede.

Dal 15 settembre: Buona Domenica! – riflessione e provocazione sul Vangelo della Domenica

Dal 18 settembre: Musica & fede – percorsi musicali per la catechesi con adolescenti e giovani

Dal 19 settembre: Catechisti Parrocchiali on line – selezione di alcuni articoli della nostra rivista, on line per i nostri lettori

Dal 17 settembre, ogni lunedì, saranno on line alcune immagini o foto-preghiere, ispirate al Vangelo della domenica per aiutare i più giovani a prepararsi all’ascolto della Parola domenicale, anche attraverso le immagini.

E’ già molto… ma non è ancora sufficiente. Perchè da ottobre saremo con voi con nuove rubriche sul cinema, sui testimoni della fede e ritorneremo con gli incontri on line. Ma per ulteriori dettagli vi raggiungeremo presto!

Per ora tutte le nostre parole, passate, presenti e future, per dire un unico grande Grazie a tutti voi… Cantalavita c’è, perchè voi ci siete!

Grazie a tutti e buon inizio!!!

sr Mariangela