RAGAZZI & DINTORNI – Ottobre 2012 – “… in Dio Padre”

DIO PADRE O MAGIA E STELLE?

di Fausto Negri

Lo scrittore inglese Gilbert Chesterton amava ripetere: «Mettendo da parte Dio, si ha l’illusione di non credere più in nulla. In realtà, si comincia a credere a tutto». Pare incredibile, ma in un’epoca in cui ragazzi e adulti sembrano indifferenti all’autentico messaggio religioso, si seguono al mattino, nell’ora di pranzo e a tarda notte gli astrologi con i loro oroscopi. In una società tecnologica come la nostra, dove solo ciò che è scientifico pare avere valore, milioni di persone si affidano alle stelle per conoscere che ne sarà della salute, del lavoro, dei propri affetti e amori.

Una volta c’era Mago Merlino; poi è arrivato Gandalf nel «Signore degli anelli»: due maghi buoni e combattivi.
Negli anni 1960-1970 i fumetti si sono sbizzarriti con Mandrake, un illusionista, e con personaggi con poteri paranormali, come Satanik, Superman, l’Uomo Ragno… È arrivato, poi, Albus Silente, il famoso mago, preside di Hogwarts, amico e protettore di Harry Potter. Molti romanzi con la presenza di maghi sono percorsi iniziatici: rappresentano il cammino dal mondo infantile a quello adulto. Harry Potter, ad esempio, alla fine del suo percorso non ha più bisogno di bacchetta magica: per vincere il «Signore oscuro» deve donare la propria vita. Molti di questi personaggi sono innocui o eroi positivi.

Il problema odierno sono i maghi in carne e ossa. Tanti si sentono talmente in balìa del destino da volersi assicurare il futuro attraverso i tarocchi, la lettura della mano, gli oggetti scaramantici. Su internet è in vendita «il kit del mago», per diventare un mago «fai-da-te». Impazzano videogiochi e film a soggetto esoterico. Witch, mensile della Disney, invita gli adolescenti a leggere «il futuro nel the» o a scoprire «incantesimi per conquistare chi sai tu». Temi simili abbondano nelle più popolari riviste per teenagers.

Il pensiero magico si fonda sulla credenza che Dio e le forze occulte della natura possano essere costretti ad agire secondo le prospettive umane. Il divino appare a portata di mano in determinati tempi e luoghi, rievocabile mediante la ripetizione di gesti, formule, riti. Credere nel potere magico è affidarsi a qualcosa di estraneo alla propria vita e rinunciare a impegnarsi per raggiungere un obiettivo, delegando al «potere» del mago di turno.

L’amore di Dio, invece, non è necessario guadagnarlo: Dio, Padre buono, te lo dona, così come ti ha donato la vita. Ti auguro una fede che ti scaldi il cuore, rendendolo capace di amare. La fede autentica è come la pioggia che, penetrando nel terreno, lo rende fecondo e crea vita.

                                                                              ATTIVITÀ
Si stima che in Italia, maghi, guaritori e astrologi sono almeno 150.000; ogni giorno si rivolgono a loro più di 35.000 persone. Si può realizzare con i ragazzi una ricerca in internet, per analizzare questi dati e individuare quale «tipo di persone» si rivolge ai presunti «dotati».
Dopo aver analizzato i dati raccolti, ci si sofferma con i ragazzi su una domanda che sarà poi lo spunto per una riflessione, breve e semplice: tu a cosa credi? O meglio: tu in chi credi?

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Ottobre dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

 

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Liturgia di domenica 04/11/2012 XXXI T.O.- con suggerimenti per catechisti

“Amerai il tuo prossimo come te stesso”


Mc 12,28b-34

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi». Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Per te catechista, che scegli di usare anche l’immagine per aiutare i tuoi ragazzi a entrare nel dinamismo del Vangelo.

1. Leggete una prima volta il Vangelo con i ragazzi
2. Prima di proporre l’immagine, vi suggerirei di chiedere in modo diretto ai ragazzi: 

  • cosa significa per te “Amare il Signore”?
  • perché, secondo te, il comandamento mette prima l’amore a Dio e poi quello verso i fratelli?
  • cosa significa, nei fatti, amare con tutto il cuore, con tutte le forze, con tutta la mente?
  • si può amare sempre tutti con l’intensità di cui parla in Vangelo?

Ascoltare, con attenzione, ciò che i ragazzi risponderanno è un importante punto di partenza!

3. Leggete ora con i ragazzi l’immagine:

  • Quante volte abbiamo visto una scena simile? E quante volte abbiamo fatto finta di non vedere?
  • Il Vangelo lega inscindibilmente all’amore a Dio, l’amore verso il prossimo, verso colui che ci è vicino… perchè? Perchè non si può amare Dio senza dover necessariamente trasformare tutto questo in servizio, in apertura all’altro, in dono o in perdono?
  • A guardare alla nostra società cristiana si potrebbe dire che una certa idea di cristianesimo ci ha convinto a gestire la fede, come un rapporto intimo e privato, da gestire al massimo in Chiesa, ma solo tra me e Dio. Eppure, stando alla Bibbia sembrerebbe che Dio non sia molto d’accordo.
  • Prima Dio Padre nell’Antico Testamento e poi Gesù hanno svelato il segreto di un amore che non sa farsi i fatti suoi, non sa chiuedere le porte, non sa e non vuole fare finta di non vedere. Non a caso il più grande comandamento unisce Dio e il prossimo.
  • Dio si è avvicinato all’uomo, fino a morire per la nostra salvezza, ora chiede a noi di avvicinarci a Lui… ma ci è possibile solo amando.
  • Ritorniamo ancora a guardare l’immagine proposta: non dare per scontato di essere colui che cammina, potresti essere anche colui che chiede… in quel cestino non sempre si aspettano soldi, a volte si può aspettare felicità, perdono, amore, amicizia, solidarietà, attenzione fraterna. Tu cosa chiedi a chi ti si avvicina? Ci sono domande che non si fanno con la voce, ma spesso con atteggiamenti inconsapevoli… prova a guardare il tuo cestino… tutti ne abbiamo uno…
  • E ora metti dall’altra parte, perchè in fondo tutti passiamo accanto ad altri.. ma tu oggi, chiedi a te stesso: “Io come mi faccio vicino?”, “Come guardo mio fratello?”, “Con quale atteggiamento ascolto le sue richieste di vita?” – Ho mai guardato negli occhi, chi mi tende le mani, o mi apre il cuore? Ho mai regalato tempo a un mio amico/a solo/a?
  • E se l’amore di Dio diventasse vero solo nell’amore verso tutti gli altri?

4. Rileggere insieme il Vangelo
5. Aiutare i ragazzi a farne risonanza in gruppo
6. Trasformare la Parola in preghiera

Insieme: Tu sei unico, mio Dio, e in nessun altro c’è la sorgente della verità, della giustizia e della vita. Donaci di ricambiare l’amore che ci offri e di vivere da fratelli. Amen. [Roberto Laurita]

Destinatariadolescenti e giovani

Suggerimenti per la lettura dell’immagine
a cura di Sr. Mariangela Tassielli, fsp

Da Catechisti Parrocchiali n.8, Novembre 2012:

  • pag. 12 – 13: Una scheda per valorizzare la presenza della Bibbia nella stanza della catechesi e in famiglia perchè non sia considerato un semplice libro ma “il LIBRO
  • pag. 20 – 21: percorso d’Avvento “Con Maria , donna di fede, accogliamo Gesù”: percorso di preghiera da fotocopiare, piegare e portare con se 🙂
  • pag. 22 – 24: Il Vangelo nella vita: dinamiche e attività da far vivere ai ragazzi
  • Tanto altro ancora… 😉

Segui anche la nostra rubrica: BuonaDomenica! – Riflessioni sul Vangelo domenicale per prepararsi a vivere nel migliore dei modi l’incontro con Gesù eucaristia. Online ogni sabato mattina!

E se vuoi vedere i nostri sommari e qualche articolo vai sul minisito Paoline

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E Gesù disse: “Beati voi!” – incontri online/ottobre 2012_Step1

Benvenuti, cari amici, al primo dei nostri incontri:

E Gesù disse: “Beati voi!”

L’anno della fede si è aperto davanti a noi, invitandoci a percorrere, con rinnovata convinzione e più certa consapevolezza i sentieri della fede in Gesù Cristo… sentieri lastricati di salvezza, di pienezza, di gioia e felicità. Eppure spesso la via dell’amore per eccellenza viene coperta da uno spesso strato di apatia, di noia, di dovere, di senso di colpa.

Noi crediamo che la fede sia un’esperienza personale di fiducia in colui che da sempre ci ama e che, per amore ci ha salvato. Non vogliamo ridurla e elenco di doveri. Non crediamo sia lecito fare della fede in Gesù Cristo una bandiera di privilegio. Quei sentieri di fiducia, vogliamo percorrerli insieme, per far risuonare, con tutto il suo carico di novità, l’annuncio del Vangelo, come annuncio di una felicità possibile.

Cristiano non è colui che sopporta in funzione di un premio, ma è colui che fa della fede uno stile di vita, della fiducia in Dio una certezza… per questo è beato, per questo la felicità, è possibile.

Maria, donna della gioia diventi per noi il grande modello cui riferirci… lei che più di ogni altro ha ascoltato l’annuncio nuovo della pienezza e lo ha custodito nella propria vita.

Buon cammino a tutti voi, cari amici, e che le parole di Gesù Cristo, Signore della nostra vita, diventino in noi, ogni giorno più vere !

Video – catechesi

Maria donna della gioia
Preghiera conclusiva

Maria, donna della gioia,
testimone fedele di una felicità nuova,
fa’ risuonare in noi il Vangelo, Gesù Cristo,
come annuncio di vita e di pienezza.

Aiutaci a sentirci parte di un progetto d’amore
che, in Gesù ci raggiunge e ci apre
a proposte di felicità inaudite.
Rendici consapevoli di non essere al mondo per caso;
rendici certi di abitare nel cuore di Dio,
per permettere a lui di abitare in noi.

Invoca per noi lo Spirito di Dio
perché ci renda poveri di certezze,
determinati nel credere,
audaci nel togliere ogni maschera
per fidarci di colui che, da sempre e per sempre,
ci custodisce come perle preziose. Amen

Invocando Maria, ognuno senta di essere in comunione ecclesiale, con tutti i fratelli e sorelle che in ogni parte del mondo, lodano e danno gloria al Padre, in Gesù Cristo nostro Signore. Lo Spirito sia per noi fortezza nel cammino!

Felicità e Vangelo
sono un connubio esplosivo e rivoluzionario
che ancora in molti preferiscono tenere disinnescato.
L’unico vero pericolo nell’innescarlo è di essere essere travolti
da radiazioni di amore e solidarietà universale, che riconoscono nell’altro,
null’altro se non riflessi intensi del volto di Dio.

Per saperne di più scrivi a:

Sr Mariangela: m.tassielli@paoline.it

Per condividere riflessioni, mettere in campo domande, dubbi, voglia di saperne di più, seguici anche su

Facebook: Giovani & Vangelo
su Tw: Cantalavita

Potrai trovare aggiornamenti in tempo reale e condividi i link sulle pagine di amici e conoscenti che a tuo parere potrebbero essere interessati dall’annuncio di gioia con cui il Vangelo ci raggiunge.

Inoltre se hai meno di 30 anni ti proponiamo il gruppo facebook:

GEP – Giovani Evangelizzatori Paolini

Se desideri vivere momenti di preghiera ti consigliamo il libro: Attirerò tutti a me – Adorazioni eucaristiche per ogni tempo dell’anno. Autore: Suor Mariangela Tassielli – Ed. Paoline

Ti auguriamo buon cammino e buon tutto!

 

Buona domenica! – XXX del T.O. – Anno B

Cominciò a gridare e a dire:

«Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!»

Dal Vangelo di Marco (Mc 10, 46-52)
  XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

Gesù sta per salire a Gerusalemme. Meno di trenta chilometri lo separano dalla sua morte. L’ultima tappa, Gerico, conclude la parte centrale del vangelo di Marco. Nelle ultime settimane abbiamo letto i tanti discorsi che Gesù ha fatto ai suoi discepoli, temi centrali quali il matrimonio, la sequela, la povertà. Ma i discepoli, anche domenica scorsa, sembrano proprio non capire. Gerico è l’ultima tappa per i pellegrini che stanno salendo a Gerusalemme: perciò, all’uscita della città, decine di mendicanti si accalcano sperando di ottenere qualche spicciolo dai passanti bendisposti. Fra i tanti Bartimeo, che diventa modello del discepolo.

BARTIMEO
Il racconto della guarigione del cieco è una folgorante metafora del cammino del discepolo. Del vero discepolo. Non come gli apostoli che sono davvero ciechi, illudendosi ancora di fondare un regno terreno, minimizzando le profezie d Gesù riguardanti la sua morte. Bartimeo è fermo ai lati della strada, non può far altro che aspettare come molte persone che incontro oggi, rassegnate dalla situazione economica, dallo sconforto esistenziale, da una prospettiva limitata e asfittica della vita. Come noi, Bartimeo vive solo di elemosina. Finché sente parlare di Gesù. Non lo conosce, ma qualcuno gliene parla. Il desiderio, la curiosità, ora, prendono il sopravvento. Prima sussurra, poi grida. Chiede pietà.
Pietà: non ha luce nel cuore.
Pietà: è paralizzato dalla paura.
Pietà: non sa come fare.
Come quell’urlo ancestrale che sale dal nostro profondo quando la vita ci bastona e non ci rassegniamo. Come quel desiderio che sembra impazzire in noi quando ci poniamo il senso della vita. Come la presa di consapevolezza di essere mendicanti, di non avere in noi stessi le risposte.

SILENZIO!
Bartimeo viene cortesemente invitato a tacere
. Dagli amici del bar, da quelli che considerano idiozia la scoperta dell’interiorità, da quelli che, senza avere cercato, impediscono agli altri di partire. Ma anche dai credenti che pongono paletti e limiti, che pongono condizioni, che guardano dall’alto delle loro certezze di fede chi elemosina senso. Meglio tacere, amico mio, rassegnarsi. Dio non è e, se è, non è certo per quelli come te. Invece Bartimeo grida, urla. Urla, come la possente immagine del livido quadro di Munch. Urla la propria angoscia ma per liberarsene. E Gesù ascolta e manda qualcuno. Gesù sceglie di raggiungerci attraverso il volto di un fratello cui stiamo a cuore, anche se non ci conosce. E parla.

CORAGGIO!
Qualcuno, un discepolo, un amico, un evento, ci ripete: “Coraggio! Alzati, ti chiama”. Ci fidiamo (i fratelli che ci invitano ad avere coraggio lo fanno con amore e disinteresse!), ci alziamo dalle nostre paralisi, abbandoniamo le nostre incommensurabili paure, gettiamo il mantello della lamentela e siamo raggiunti dal Signore. Getta il mantello, Bartimeo. L’unico vestito del povero. Fa ciò che il giovane ricco non è stato capace di fare. Il mantello ripiegato e posto sulle gambe per raccogliere i pochi spiccioli, vola via. Balza, il cieco. Ha intuito, ha capito, ma prima deve liberarsi. Spesso gridiamo il nostro dolore a Dio ma non siamo disposti a fidarci di lui, a corrergli intorno, a liberarci del mantello.
Il dialogo fra il cieco e Gesù mette i brividi. Cosa vuoi che ti faccia? Il Signore, oggi e sempre, ci chiede cosa vogliamo da lui. Potremmo chiedere mille cose: fortuna, denaro, affetto, carriera. Chiediamone una sola: la luce.
Luce: che importa avere fortuna se non sappiamo riconoscere chi ce l’ha donata?
Luce: quanto denaro serve per colmare il cuore incolmabile di desiderio?
Luce: quante volte l’affetto diventa oppressione e dolore?
Luce: che ci importa diventare qualcuno se restiamo tenebra?
E accade: il Signore ci ridà luce agli occhi e al cuore. Ora, illuminati, come Bartimeo, possiamo diventare discepoli.

ILLUMINATI
Bartimeo è rimasto lo stesso, la sua vita non cambia ma, ora, ci vede, ora sa dove andare, ora si mette a seguire Gesù. Lo segue lungo la strada. Il cristiano vive le difficoltà e i problemi di tutti, non è diverso, né migliore, solo ci vede alla luce del vangelo. E le cose non fanno più paura, il buio è sopportabile, il Signore ci cambia la vita. Ecco cosa dobbiamo annunciare: c’è qualcuno che ti ridona luce, che ti permette di vederci chiaro, e questo qualcuno è Dio.
I discepoli di Gesù, nei primi anni, venivano chiamati in diversi modi: i “Nazareni”,“coloro che seguono la via” e, ancora, gli “illuminati”. Non dobbiamo portare una nostra luce, solo restare accesi, abbracciare stretti il Vangelo e il Maestro per ricevere da lui luce e pace. Nelle tenebre fitte del dolore diventiamo capaci di comunicare luce, non la nostra ma quella del Maestro. Il cristiano diviene, come Bartimeo, colui che grida che Gesù, il Figlio di Davide, lo ha guarito, incurante dei rimproveri di chi gli sta intorno. Il cristiano racconta, narra, le opere di guarigione interiore che ha avuto, attento più a testimoniare la straordinaria generosità di Cristo che a soffermarsi sulle proprie povertà. Il cristiano è attento alle mille cecità, ai mille mendicanti di senso e di felicità che incontra sulla strada. Questa luce, in questo anno della fede, dobbiamo imparare a raccontare.

(PAOLO CURTAZ)


°°
Cantautori °°
Ascoltate o scaricate il canto Mendicante d’amore
per riflettere, in musica, sul Vangelo di oggi e sull’uomo che cerca Dio

Liturgia di domenica 28/10/2012 – con suggerimenti per catechisti

“Va’, la tua fede

ti ha salvato”

Mc 10,46-52

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

 

  1. Leggere insieme il Vangelo – Accogliere la Parola
  2. Vivere la Parola: questa non è la storia di un cieco, ma di ognuno di noi che viene alla fede e comincia finalmente a vedere, con gli occhi di Dio.E’ la storia di un povero che grida, che non si stanca di gridare. Nella sua voce non c’è solo la sofferenza, ma anche tutta la sua fede e speranza, speranza di vederci, di cambiare la propria vita, di poter camminare da solo. Ci sarà poi la decisione di seguire Gesù. [Roberto Laurita]
  3. Aiutare i ragazzi a farne risonanza in gruppo 
  4. Trasformare la Parola in preghiera
    Insieme:
    Signore Gesù, siamo anche noi ciechi, non vediamo la strada… Siamo bloccati dal nostro egoismo. Sappiamo solo gridare! Ma tu ascolti la nostra preghiera e guarisci i nostri occhi. Così abbiamo il coraggio di seguirti senza paura. Amen. [Roberto Laurita]

   Destinatariadolescenti e giovani

Da Catechisti Parrocchiali n.7, Ottobre 2012:

  • pag. 16: Suggerimenti per vivere il Mandato catechistico durante l’eucaristia domenicale
  • pag. 23 e 25: Il Vangelo nella vita: dinamiche e attività da far vivere ai ragazzi
  • pag. 18-19: il Rosario Missionario da fotocopiare, ingrandendolo, su un foglio A3, poi piegare e consegnare ai ragazzi, in occasione di Ottobre – Mese Missionario!
  • Tanto altro ancora… 😉

Segui anche la nostra rubrica: BuonaDomenica! – Riflessioni sul Vangelo domenicale per prepararsi a vivere nel migliore dei modi l’incontro con Gesù eucaristia. Online ogni sabato mattina!

E se vuoi vedere i nostri sommari e qualche articolo vai sul minisito Paoline

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Felici di Vivere_Sulle vie del Vangelo 2012 – 2013

Il 28 ottobre 2012

ti aspettiamo per il primo step degli incontri online

Felici di vivere:

Step1 – 28 ottobre – E Gesù disse: «Beati voi» – Mt 5,1-3
Lasciar risuonare nel cuore l’annuncio del Vangelo che si fa pienezza e dono, che ci chiede di lasciarci disarmare, rischiando un faccia a faccia, d’amore, con Dio.

Felici voi che credete, che amate, che costruite la pace. Felici voi che scegliete di guardare la vostra vita con occhi nuovi e di lasciarvi raggiungere da parole nuove cariche di nuove logiche di vita e orizzonti radicalmente controcorrente.

Per il calendario completo degli incontri vai sulla pagina INCONTRI ONLINE

 

CATECHISTI PARROCCHIALI – Ottobre 2012 – IN STILE MISSIONARIO

L’ANCORA DELLA SPERANZA

di Fabrizio Carletti

«Noi, che abbiamo cercato rifugio in lui (in Gesù), abbiamo un forte incoraggiamento ad afferrarci saldamente alla speranza che ci è proposta. In essa, infatti, abbiamo come un’ancora sicura e salda per la nostra vita» (Eb 6,18-19).

L’ancora è vista nel cristianesimo antico come simbolo della seconda virtù teologale: la speranza cristiana.
Essa, del resto, per le antiche imbarcazioni era un elemento indispensabile per la salvezza.
Scriveva Sant’Ambrogio: «Come l’ancora gettata in mare protegge la nave dall’essere trascinata via e la tiene salda nella sua posizione, così la speranza tiene salda e rinforza la fede».
I testimoni della fede hanno trovato in Cristo la vera ancora di salvezza, su cui fondare la loro vita, le loro scelte, su cui hanno fondato la loro speranza.

La proposta di questo mese è realizzare un simbolo che racchiuda il significato dell’ancora e permetta con esso di realizzare piccoli riti di preghiera in famiglia.
Ci divertiremo a realizzare, con semplici materiali, un congegno con un’ancora che si cala dall’imbarcazione per giungere fino ai fondali marini.

Materiale: filo trasparente di nylon e ancorette da pesca da acquistare in un negozio di «caccia e pesca», una scatola di cartone, forbici, pennarelli colorati, colla stick e colla adesiva liquida, carta crespa blu, sassolini, conchiglie e quanto altro può essere usato per abbellire il fondale marino.

Al lavoro:
• Ritagliare una scatola di cartone (come quella per le scarpe), creando una base per l’appoggio di quello che sarà il nostro fondale marino e, sul lato verticale, ritagliare anche il profilo dell’imbarcazione.
• Colorare l’imbarcazione a piacimento con i pennarelli.
• Fissare, con la colla stick, la carta crespa sui bordi interni della scatola ritagliata.
• Applicare la colla liquida sulla base della scatola e fissarci sopra i fari e gli elementi di decorazione del fondale marino (sassolini, conchiglie, ramoscelli…).
• Fissare, ora, la nostra ancora. Per prima cosa annodare l’ancoretta al filo di nylon. Realizzare, poi, un foro sullo scafo dell’imbarcazione dove far passare il filo che, una volta tirato e fissato alla barca (si può realizzare un piccolo taglio come in disegno 3 per fermarvi il filo), sorreggerà la nostra ancora all’imbarcazione.

Dopo aver realizzato questa particolare ancora, potete suggerire ai ragazzi la seguente preghiera da recitare insieme con la famiglia o in gruppo:

Signore,
chi ha seguito il tuo esempio,

chi si è fidato e ha fatto la tua volontà,
è per noi
un testimone del grande amore.
La sua vita, anche attraverso le fatiche quotidiane,
i momenti difficili, le sofferenze, ci mostra che,
restare ancorati alla tua Parola di vita,
ci dà quella gioia vera che nessun altro può darci.
Aiutaci ad essere una famiglia che,
di fronte alle tempeste della vita,
resti unita
e salda nel tuo amore,
sorgente di altro amore

per noi e per i nostri cari.
Amen.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Ottobre di Catechisti Parrocchiali, dove è anche possibile vedere le foto dei vari passaggi per realizzaze l’ancora.

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