Felice se attendi – Step2 – incontri online/avvento 2012

Benvenuti, cari amici, al nostro secondo incontro

Felice se attendi

La Beatitudine che ci accompagnerà in questo tempo di Avvento è la seconda che l’evangelista Matteo propone: “Beati coloro che sono nel pianto”.
La sfida della felicità continua a cavalcare l’onda del paradosso, rivestendo sempre di più gli abiti dell’impossibile e della contraddizione rispetto alle nostre logiche.

Come sempre il materiale a tua disposizione è:

  • una video-catechesi
  • una traccia di adorazione che potrai ricevere richiedendola via mail.

E’ importante che il tuo cammino sia scandito da questi due passaggi. Ascoltare il video potrebbe non bastare. Sottolinea quei passaggi della catechesi per te importanti trasformandoli in esercizi concreti da vivere personalmente perché la fede diventi vita vissuta. Vivere poi un momento di preghiera è la tua possibilità più preziosa e feconda per incontrare Dio e metterti in suo ascolto.

Il percorso può essere vissuto personalmente o condiviso con amici, familiari o in parrocchia.

Ricorda che per una migliore proiezione, puoi scaricare il video sul tuo pc.

I tuoi strumenti di viaggio:

  • la Bibbia per seguire direttamente il testo, ampliandone il contesto
  • un quaderno per appuntare quei passaggi che ogni step ti chiede di vivere e che può diventare un’importante memoria del tuo percorso con Dio.

L’avvento diventi tempo in cui costruire scelte di speranza. Buon cammino!

Video – catechesi

Maria donna dell’attesa
Preghiera conclusiva

Maria, donna dell’attesa fiduciosa,
aiutaci a spalancare le porte del cuore
per permettere alla luce di Dio di entrare
nel nostro dubbio, buio, paura, dolore.

Maria, donna in cui Dio si è fatto presenza,
invoca con noi e per noi lo Spirito
perché ogni angolo della nostra vita
e ogni istante del tempo che viviamo
diventino casa in cui Dio può abitare.

Maria, creatura in cui il Creatore si fatto figlio,
rendici capaci di stupore,
dona alla nostra fede il coraggio della meraviglia
che sa lasciarsi destabilizzare,
che non conosce certezze, né le pretende.

Maria, figlia amata,
come la tua, anche la nostra storia
sia uno spazio di incontro con Dio,
segnato dalla fiducia, dall’attesa,
dall’entusiasmo, dalla docilità, dal dono. Amen

Invocando Maria, ognuno senta di essere in comunione ecclesiale, con tutti i fratelli e sorelle che in ogni parte del mondo, lodano e danno gloria al Padre, in Gesù Cristo nostro Signore. Lo Spirito inondi la nostra vita di Dio!

 

Felicità e Vangelo
sono un connubio esplosivo e rivoluzionario
che ancora in molti preferiscono tenere disinnescato.
L’unico vero pericolo nell’innescarlo è di essere essere travolti
da radiazioni di amore e solidarietà universale,
che riconoscono nell’altro,
null’altro se non riflessi intensi del volto di Dio.

STEP PRECEDENTE: Step1 –  E Gesù disse: «Beati voi» – Mt 5,1-3

CALENDARIO COMPLETO DEGLI INCONTRI SU: Incontri online

 

Per saperne di più scrivi a:

Sr Mariangela: m.tassielli@paoline.it

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su Tw: Cantalavita

Potrai trovare aggiornamenti in tempo reale e condividi i link sulle pagine di amici e conoscenti che a tuo parere potrebbero essere interessati dall’annuncio di gioia con cui il Vangelo ci raggiunge.

Inoltre se hai meno di 30 anni ti proponiamo il gruppo facebook:

GEP – Giovani Evangelizzatori Paolini

Se desideri vivere momenti di preghiera ti consigliamo il libro: Attirerò tutti a me – Adorazioni eucaristiche per ogni tempo dell’anno. Autore: Suor Mariangela Tassielli – Ed. Paoline

Ti auguriamo buon cammino e buon tutto!

 

RAGAZZI & DINTORNI – Novembre 2012 – “… in Gesù Cristo”

IO CREDO IN GESÙ CRISTO

di Tonino Lasconi

Gesù di Nazaret è il pilastro della nostra fede. Credere in lui è ciò che ci fa cristiani e ci distingue dalle altre religioni monoteistiche: l’ebraismo e il musulmanesimo. Questo risalta dal Credo degli Apostoli che dedica a Gesù dieci delle sedici affermazioni di cui si compone: «… e (credo) in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, – il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, – patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; – il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, – siede alla destra di Dio, Padre onnipotente; – di là verrà a giudicare i vivi e i morti».
Nel proporre ai bambini e ai ragazzi il cristianesimo non dobbiamo mai dimenticarci che esso è la fede in Gesù. Tutto il resto vale se conduce a lui, ruota intorno a lui, si riferisce a lui.
Il fondamento di questa centralità sta nel suo essere vero uomo e vero Dio. L’antichissimo Simbolo apostolico lo evidenzia molto bene: fu concepito e nacque da Maria, da una donna, come noi (vero uomo), ma di Spirito Santo (vero Dio); patì sotto Ponzio Pilato, un personaggio della nostra storia (vero uomo), risuscitò da morte, cosa che non accade nella nostra storia (vero Dio). Perciò, quello che dobbiamo annunciare a bambini e ragazzi (e a tutti!) è Gesù, vero uomo e vero Dio. A questo scopo, sono utili alcune attenzioni.

GESÙ «VERO UOMO»: Per scolpire questa verità nei ragazzi è importante che, fin dai primi incontri, evitiamo ogni modalità comunicativa che assomigli alla favola, al fantastico, alla leggenda. Anche con i piccoli, che non hanno ancora la capacità di reggere un discorso storico vero e proprio, la comunicazione migliore è prendere una cartina della Palestina e indicare dov’è Nazaret, Betlemme, Cafarnao, Gerusalemme, Roma…, per continuare con immagini, fisse o in movimento, sui ritrovamenti archeologici dei luoghi evangelici. Questa storicità dovrà essere, poi, approfondita e arricchita man mano che i ragazzi crescono e a scuola studiano la storia.
Quanto detto fin qui, vale anche per il Natale. La televisione, la grande catechista dei nostri giorni, si è impadronita di questa festa e, per scopi pubblicitari, ne parla e straparla, accentuando gli elementi favolistici e folcloristici. La nostra catechesi non deve assecondare questo andazzo, con l’illusione di giovarsene, ma contrastarlo intelligentemente e senza dogmatismi, aiutando i ragazzi a distinguere la verità storica dalle modalità poetiche e artistiche con le quali è raccontata, a cominciare dal presepio. Questa operazione critica occorre farla anche quando si propongono ai ragazzi immagini e filmati che raccontano la nascita e la vita di Gesù con cartoni animati che «piacciono tanto», ma che possono essere fuorvianti, se recepiti alla stregua di quelli su maghi e supereroi che abbondano nei canali televisivi.

GESÙ «VERO DIO»: Gesù è vero Dio: lo ha affermato e dimostrato con le sue opere, impossibili a noi uomini; ha perdonato i peccati, ha guarito i malati, ha fatto tornare in vita i morti, è risorto dalla morte. Ci sono prove che è tutto vero? Sì! Gli amici vissuti con lui hanno sacrificato la loro vita per testimoniare quello che Gesù ha detto e fatto. Tale testimonianza non si è mai interrotta fino a oggi, a volte anche a costo della vita. Nel cammino seguireraccontare i miracoli e le parabole è importante seguire la sobrietà dei Vangeli, senza arzigogoli e sentimentalismi:
• le cinque righe della pecora perduta (Lc 15,4-6) non devono diventare la telenovella della pecorella che vaga belando tra burroni e spine;
• la parabola del Padre misericordioso (Lc 15,11-32) non deve trasformarsi in quella dei porcellini che rubano le carrube allo sventurato giovanotto;
• quella del buon samaritano (Lc 10,29-37) non è il manifesto del volontariato, ma la sintesi della proposta cristiana: «Va’ e anche tu fa’ così».
• Stessa attenzione per i miracoli. È importantissimo sottolineare che Gesù non li compie per meravigliare la gente e per portarla dalla sua parte, come fanno i maghi, gli illusionisti, i prestigiatori, (i politici!), ma per confortare la fede di chi ha il coraggio di credere in lui e di ricorrere a lui, riconoscendolo Figlio di Dio.

GESÙ IN «SÌ»: Guai far conoscere Gesù ai bambini come quello che non vuole che si faccia, che si dica, che si vada, che si veda… I catechisti devono giocarsi tutto sulla capacità di dimostrare che i no di Gesù, in realtà, sono grandi sì.

Nel parlare di Gesù, i catechisti devono prendere coscienza che i bambini/ragazzi non sono «piccoli cristiani», ma «grandi pagani», zeppi di proposte di vita, assorbite in modo inconsapevole e acritico, alternative o contrarie a Gesù e al suo messaggio. È fondamentale che i catechisti abbandonino il ruolo dell’insegnante per entrare in quello del missionario, consapevoli che niente di ciò che propongono è scontato. Perciò tutto deve essere ragionato, discusso, provato. I ragazzi devono imparare che ciò che propone Gesù non è quello che viene facile, che fanno tutti, che va di moda, che si gusta e diverte, ma quello che richiede impegno e coraggio di andare contro corrente.

Di seguito proponiamo un’attività da svolgere in gruppo con i ragazzi.
Dividere i ragazzi in gruppetti e affidare, a ciascun gruppo, alcune riviste, anche di quelle dedicate ai ragazzi e alle ragazze, per analizzare, in un confronto reciproco:
– il tipo di messaggi proposti;
– su quali dimensioni della persona tali messaggi cercano di fare presa: intelligenza, volontà, sentimenti, inconscio, istintualità, sensualità, corpo…;
– se aiutano il ragazzo o la ragazza a crescere nella sua integralità;
– se li rispettano come persone, nella loro unicità e dignità;
– se favoriscono una relazione significativa e promuovente con gli altri;
– quali finalità si propongono.
È importante affidare, poi, a ogni gruppo un brano del Vangelo, fra quelli citati nell’articolo (o altri), e invitare ad analizzarlo con la stessa griglia utilizzata precedentemente individuando qual è la proposta e il progetto di Gesù per noi.
Confrontare le due proposte evidenziate e aiutare i ragazzi a decidere da che parte stare, per scegliere «la vita» e donare «vita e amore agli altri».

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Novembre dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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Liturgia di domenica 02/12/2012 – I AVVENTO – con suggerimenti per catechisti

“Vegliate, non dormite!

Lc 21,25-28.34-36

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.
Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.
State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Per te catechista, che scegli di usare anche l’immagine per aiutare i tuoi ragazzi a entrare nel dinamismo del Vangelo.

Che grande assurdità descrive il Vangelo di Luca: “Vi saranno segni nel sole e sulla terra angoscia… mentre uomini moriranno per la paura… tutto sarà sconvolto, ma quando ciò accadrà risollevatevi perchè la liberazione è vicina”. Assurdo! Si può, in situazioni così non essere umanamente travolti dalla paura? Ma Gesù indica la via: vigilate pregando, dice, per aver la forza, per ricordare a voi stessi il senso più vero dell’esistenza, per non dimenticare che oltre ogni angoscia, può essere sempre incontrato Dio-amore. Con questa profonda consapevolezza possiamo dare spazio alla Parola che chiede di entrare in noi…

  1. Leggete con i ragazzi l’immagine:
    • Vegliate non dormite! Sembra risuonare come monito forte… ma cosa significa concretamente NON DORMIRE? Vegliare/vigilare, significa ATTENDERE PASSIVAMENTE? Perché sono state scelte le candele come simbolo del vegliare?
    • La candela resta accesa nel buio, diversamente perderebbe la sua possibilità di far luce.
    • Come la candela, così la fede che un credente ripone nel suo Signore ha un suo preziosissimo valore quando è chiamata a risplendere nelle tante forme di oscurità.
    • Il buio o la notte sono metafora delle tante situazioni di sofferenza, di dubbio, di angoscia, di non speranza, di delusione che in particolari momenti si rafforzano in noi, fino a prendere le redini della nostra vita. Quando il mondo è più forte e sembra che stia per travolgerci, in verità, è solo il momento in cui noi abbiamo deciso di abbandonare il timone della nostra vita.
    • La fede allora, come la candela, risplende nella notte e rischiara il buio: il nostro personale buio, ma anche il buio di chi ci sta accanto.
    • La nostra candela però non è chiamata a brillare da sola! Siamo in tanti, perché la nostra fede è una fede comunitaria, è la fede della Chiesa, di coloro che sperimentano la presenza di Dio come Padre.
    • La candela, come la fede è povera cosa tra le nostre mani: a ognuno di noi è chiesto di accenderla e di metterla insieme alle altre.
    • La speranza cristiana è Gesù Cristo stesso! E’ il suo amore concreto! E’ la sua vita donata per noi! Se il nostro cuore sarà attento a mantenere accesa la candela della fiducia, allora potrà vedere germogliare tutti quei semi di Bene che il Signore sta seminando nella vita di ogni persona e nella nostra stessa vita.
  2. Leggere insieme il Vangelo
  3. Aiutare i ragazzi a farne risonanza in gruppo 
  4. Trasformare la Parola in preghiera
    Insieme: Signore Gesù, tu sei venuto sulla terra a rischiare i nostri passi in mezzo la nebbia, a tracciare la via  che conduce alla libertà e alla gioia vera. Con te impariamo ad abbandonare le nostre paure e ad accogliere la tua parola di speranza. Amen [Roberto Laurita]

   Destinatariadolescenti e giovani

 Suggerimenti per la lettura dell’immagine
a cura di Sr. Mariangela Tassielli, fsp

Da Catechisti Parrocchiali n.9, Dicembre 2012:

  • pag. 12 – 13: Una scheda per realizzare con i ragazzi una STELLA che indichi qual’è la vera luce
  • pag.16 – 18: Una scheda per realizzare una DECINA DEL ROSARIO che aiuti a familiarizzare con le parole dell’Ave Maria
  • pag. 19 – 21: Proposta di un CAMMINO DI PREGHIERA, in otto piccole tappe, da vivere prima o dopo il Natale
  • pag. 22 – 27: Il Vangelo nella vita: dinamiche e attività da far vivere ai ragazzi costruendo durante le settimane d’Avvento la LANTERNA DELL’ATTESA
  • Tanto altro ancora… 😉

Segui anche la nostra rubrica: BuonaDomenica! – Riflessioni sul Vangelo domenicale per prepararsi a vivere nel migliore dei modi l’incontro con Gesù eucaristia. Online ogni sabato mattina!

E se vuoi vedere i nostri sommari, le novità e leggere alcuni  articolo vai sul minisito Paoline 

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Buona domenica! – XXXIV del T.O. – Cristo Re dell’Universo

«Dunque tu sei re?»

Dal Vangelo di Giovanni (Gv 18, 33-37)
XXXIV Domenica del Tempo Ordinario – Anno B
NOSTRO SIGNORE GESU’ CRISTO RE DELL’UNIVERSO

Dal punto di vista della liturgia, la festa di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo conclude l’anno liturgico per portarci con l’Avvento verso il nuovo anno. Dal nostro punto di vista, di noi che la festa la celebriamo, di noi che ogni anno liturgico chiama a vivere un percorso sempre più approfondito nella sequela di Gesù, la festa di Cristo Re è la verifica del nostro cammino annuale. Senza verifica, infatti, senza fermarsi a valutare costi e ricavi, successi e insuccessi, progressi o ritirate, si rischia di camminare a vuoto, di ritrovarsi lontani da dove credevamo di essere, magari falliti quando credevamo di esserci arricchiti.Lasciamo dunque da parte le riflessioni teologiche sul come e perché Gesù Cristo è Re – chissà quante volte le abbiamo fatte o sentite – per una verifica umile e schietta del nostro cammino spirituale.

“Dunque tu sei re?”, chiede il procuratore, con un misto di meraviglia e di scherno, a quell’uomo solo e indifeso. Rubiamo la domanda a Pilato per rivolgerla noi davanti a Gesù: “Dunque tu sei re?”sei davvero il sovrano della nostra vita, colui dal quale tutte le nostre scelte scaturiscono e sul quale tutte le nostre azioni si fondano?  Sei davvero il nostro Re, non secondo le modalità di “questo mondo”, di “quaggiù”, ma alla tua maniera, secondo la quale i sudditi non sono servi ma “amici” (Gv 15,15 i per i quali non hai esitato a dare la vita (Gv 15,13)”? Cerchiamo di essere sinceri fino all’osso.
La nostra vita poggia davvero su di lui come una costruzione sulle fondamenta? I nostri pensieri, le nostre azioni, le nostre parole nascono da ciò che egli ci comanda? Siamo “sudditi” che gli tributano onore con incenso, salamelecchi e inchini, dichiarando a parole:  “Gesù Cristo è il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra”, ma poi, come fanno i sudditi di questo mondo, cerchiamo di fare i furbi, evitando le regole ed evadendo le tasse? Oppure siamo “suoi sudditi – amici”, perché mettiamo in pratica con convinzione e gioia la sua parola: “Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando” (Gv 15, 14). “Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando”… In questo anno abbiamo fatto con più impegno ciò che egli ci comanda? Attenzione! Che il suo regno “non è di questo mondo” non significa che esso è confinato tra le nuvole, e che egli ci chiede cose che non hanno nessun rapporto con quelle che occupano quotidianamente la nostra vicenda terrena. Tutt’altro!  Egli vuole che noi portiamo dentro a questo mondo, alle cose di “quaggiù”, criteri, scelte e comportamenti che lo trasformino e lo spingano verso “lassù”.  La solidarietà, la generosità, la gratuità, la misericordia, la non violenza, la forza contro le difficoltà, la passione per la giustizia e per la pace… son queste le cose che egli comanda per spingere questo mondo dai re secondo Pilato e il sinedrio ai re secondo Gesù. Egli ci comanda di essere dentro questo mondo per esserne luce e lievito.

GESU’, DUNQUE TU SEI IL RE? SEI IL NOSTRO RE?
L’anno liturgico che si chiude ci ha fatto crescere come suoi sudditi, oppure, parole e dichiarazioni a parte, ci ha lasciato nella regalità di Pilato? L’anno liturgico è vero quando non è un circuito dove si gira rimanendo sempre alla stessa altezza, ma una spirale che giro dopo giro porta sempre più in alto, verso la regalità di Gesù. Se non saliamo, corriamo invano, e l’anno liturgico non è altro che la stanca e retorica ripetizione di una pantomima.

(DON TONINO LASCONI)

… SUGGESTIONI …

  Ti piace il canto? 🙂
Il CD da cui è tratto “Mistero della fede”
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CATECHISTI PARROCCHIALI – Novembre 2012 – IN AVVENTO SULLE STRADE DELLA PAROLA

NON UN LIBRO MA «IL LIBRO»

di Fabrizio Carletti

Un dilemma della catechesi è aiutare bambini e ragazzi a percepire la Bibbia non come un libro qualsiasi, ma come «il Libro». Se essi percepiscono il testo come un normale libro al pari di un sussidio scolastico su cui prepararsi, da conoscere e capire, sarà difficile che, poi, nella loro vita, «si affianchino» alla Bibbia per confrontarsi con essa, per mettersi in ascolto di una Parola viva, cioè di Gesù, che desidera incontrarli e sollecitarli, illuminarli e plasmarli.

Il linguaggio liturgico-simbolico ci viene in aiuto: la Bibbia (o il Lezionario), infatti, durante la celebrazione eucaristica, non è posta in un luogo qualunque, ma sull’ambone, in alto, «messa in risalto»; ha un suo spazio, una sua collocazione.
È valorizzata anche dalla presenza delle candele: «Lampada ai miei passi è la tua parola».

È baciata dal celebrante, per sottolineare l’adorazione e l’amore per essa.
Non basta dire, dunque, ai fanciulli che la Bibbia è un libro diverso dagli altri se, poi, lo usiamo, lo collochiamo, lo teniamo come gli altri.

In questa scheda si propone un modo per valorizzarne la presenza, sia nella stanza della catechesi sia in famiglia.
Realizziamo un apposito leggio dove porre la nostra Bibbia domestica o quella usata nella catechesi.
Come Maria, che accoglie la parola di Dio, che si fa carne, così noi approntiamo «un luogo accogliente», dove collocare la Bibbia: semplice, ma che la valorizzi, permettendoci di situarla in un punto di rilievo della stanza o della casa. Ci aiuterà a percepire la Parola come presenza viva e non come un oggetto riposto in un cassetto, o in uno scaffale impolverato.

Materiale: stoffa del colore preferito da ogni fanciullo (rosso, dorato, giallo…), imbottitura in poliestere, pinzatrice, forbici.

Al lavoro:
• Ritagliare la stoffa colorata creando una sagoma di 50 x 50 cm.
• Realizzare, ripiegando e pinzando la stoffa, un contenitore a mo’ di federa di cuscino, con un lato aperto, per introdurvi l’imbottitura.
• Inserire l’imbottitura in modo da realizzare un piccolo cuscino.
• Richiudere il lato del cuscino, lasciato aperto, con la pinzatrice.
• A piacere, il catechista e ogni ragazzo possono disegnare con pennarelli o ricamarvi con ago e filo decorazioni varie o soggetti religiosi per rendere il nostro morbido leggio più bello e significativo.

Il cuscino-leggio si colloca in un punto specifico della casa, dove può essere visibile anche per gli ospiti; vi si appoggia sopra la Bibbia e si pone accanto una candela. In un momento del giorno la famiglia si riunisce davanti alla Parola, per compiere un piccolo rito, come indicato di seguito, che l’accompagnerà durante l’Avvento.

Insieme si può proclamare la seguente preghiera:

Santa Famiglia di Nazaret,
proteggi la nostra famiglia.
Fa’ che impariamo da te l’amore alla preghiera,
all’accoglienza, alla reciproca donazione.
Aiutaci a ricercare nella Parola
la fonte di unione, di amore e perdono.
Amen.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Novembre di Catechisti Parrocchiali, dove è anche possibile vedere come creare il cuscino-leggio.

Per info, abbonamenti e novità:

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Testimoni ieri e oggi_ “Una vita per il Vangelo” – Maestra Tecla Merlo

Santità… è una “realtà” che dobbiamo comprendere come una “chiamata” a cui l’uomo può e deve rispondere, “semplicemente”, perché sceglie di vivere la propria vita lasciandosi ammaliare dal mistero dell’infinito, in una continua meraviglia nella scoperta della bellezza dell’umanità, sebbene nelle sue piccolezze. In questa realtà l’essere umano gioisce pienamente della propria storia e può lasciare al mondo, seppure solo come un piccolo granello o una goccia nel mare, il meglio di sé che può donare agli altri affinché fiorisca una sempre nuova umanità.

In questa prospettiva oggi vogliamo entrare nella vita di una grande donna: Maestra Tecla Merlo. Lei, che nella sua statura profetica ha lasciato nel panorama dello scorso novecento un ideale femminile a cui ispirarsi fino ai nostri giorni,  è colei che accanto a don Giacomo Alberione, fondatore e padre della Famiglia Paolina, di cui il prossimo 26 novembre ricorre la festa, è diventata  “madre” della congregazione delle Figlie di San Paolo. Ed è in questo legame incrociato tra due vite donate all’umanità che vogliamo addentrarci nella straordinaria e tuttavia ordinaria vita di Teresa che in Cristo diventerà Tecla, per conoscerla nella sua grandezza celata nel totale abbandono all’amore di Dio.

La prima volta che sono entrata nella stanza/studio di Maestra Tecla a Roma, nel quartiere San Paolo, dove tutto è rimasto come un tempo, ho provato una forte emozione nel riconoscere la semplicità che le apparteneva come donna fattasi dono agli altri, ma in una efficace cornice rappresentata da tutti gli strumenti della comunicazione di cui poteva usufruire all’epoca e che testimonia l’importanza della sua chiamata all’annuncio evangelico, proprio attraverso la comunicazione. Ricordo che in quella stanza ho letto una sua frase che porto sempre nel mio cuore e che cerco di concretizzare ogni giorno: “il Signore non ti dà ciò che chiedi, ma ciò che credi”. Ogni volta che ripeto questa frase nella mia mente e nel mio cuore ne sento la profondità, il suo senso più grande, la sua onestà. Non è così scontato chiedere qualcosa credendoci davvero, figuriamoci chiederlo a Dio. Infatti, a volte, o forse spesso, lo facciamo senza esserne davvero motivati. Maestra Tecla, con l’esempio della sua vita, mi ha insegnato a crederci con più consapevolezza, a crederci davvero! E in queste poche righe, raccontare a tanti giovani di una suora, ma anzitutto di una donna, che ha vissuto tra il 1894 e il 1964 una vita donata al Vangelo, non può essere scontato. Perché la sua vita è stata vissuta in un modo “nuovo” per il suo tempo, anche rispetto al mondo dei religiosi, giacché la sua vita è stata espressione del suo rapporto con la madre e nel profondo legame con don Alberione, in un’evidente relazione tra il maschile e il femminile, anche rispetto ad una famiglia religiosa, cosa che nel suo tempo non era certamente scontata. Dunque, Maestra Tecla è stata anzitutto una comunicatrice eccellente e una viaggiatrice inesauribile, ma soprattutto una donna innamorata di Cristo.

“Imprestiamo i piedi al Vangelo: che corra e si estenda. Vorrei avere mille vite per dedicarle a questo nobile apostolato”.

È questa Maestra Tecla. Queste parole la raccontano. Parlano della sua sete di comunicare a tutti, anche ai più lontani, la meraviglia della parola di Dio.

Maria Grazia Meloni

A conclusione del post vi consigliamo di cuore il seguente video, un ricordo di sr. Tecla Merlo: Donne nuove sui passi di Tecla

Per conoscere meglio Maestra Tecla Merlo:

“Il mio nome è Tecla”

di Maria Luisa Di Blasi

Paoline Editoriale libri, Milano 2008

Clikka sull’immagine 🙂

ALTRI TESTIMONI DI FEDE SULLA PAGINA —> TESTIMONI IERI E OGGI

Liturgia di domenica 25/11/2012 XXXIV T.O. Gesù Cristo re dell’universo – con suggerimenti per catechisti

“Tu lo dici: io sono re

Gv 18,33b-37

In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».
Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».
Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

Per te catechista, che scegli di usare anche l’immagine per aiutare i tuoi ragazzi a entrare nel dinamismo del Vangelo.

  1. In queste ultime domeniche ci troviamo ad aver a che fare con letture difficili da far comprendere pienamente ai nostri ragazzi e a noi stessi, ma non dobbiamo fermarci, perché  diversamente da come potrebbe sembrare in queste letture ci sono forti annunci di speranza.
  2. Leggete con i ragazzi l’immagine:
    • Cosa colpisce in modo immediato dell’immagine?
      Luce e forte luminosità?
      Contrasto luce – ombra?
      E’ un ‘ostensorio? La luce è data dall’Eucaristia?
      Che sensazione si prov
      a guardandola? 
    • E’ sempre molto importante far esprimere i ragazzi, far dir loro i sentimenti o le sensazioni che, in questo caso l’immagine, suscita in loro.
    • L’immagine di fatto ritrae l’interno della cupola del Santuario  della Madonna delle lacrime di Siracusa. La sua luminosità, il suo essere ripreso dal basso verso l’alto custodisce qualcosa che per noi può diventare “segreto di successo” nel nostro rapporto con Dio.
    • E’ possibile credere che Dio sia il senso di tutta la nostra vita? E’ possibile pensare che tutto ciò che noi non comprendiamo abbia un suo valore? E’ possibile sperare anche quando tutto ciò che accade sembra preannunciare la sventura?
    • Sì, è possibile, ma non lasciandoci schiacciare dal buio, non guardando le cose dall’alto al basso, non facendo del basso il nostro livello e stile di vita.
    • Ogni situazione, ogni buio, ogni paura, ogni dubbio, tutto può avere in sè un senso forte e profondo, ma spesso le energie devono poter essere liberate.
    • Provare ad alzare lo sguardo verso l’alto, verso l’oltre che esiste oltre la punta del nostro naso, vivere senza accontentarsi del mediocre, tendere e sperare di poter incontrare la luce: tutto questo è innalzare lo sguardo e il cuore, tutto questo è credere che la vita non si “riduca” al nostro orizzonte, tutto questo è lasciarci inondare dalla LUCE!
  3. Leggere insieme ai ragazzi prima il Vangelo e poi la seconda lettura tratta dall’Apocalisse:
    • Chiamare Gesù il Signore, Re dell’universo significa riconoscerlo come il senso più profondo di tutto ciò che viviamo, che accade ogni giorno, che ci scuote e meraviglia. Credere che lui sia l’Alfa e l’Omega è dire con tutto il cuore e con passione: “Signore, tu sei il senso di tutta la mia vita e di tutta la storia. Tutto ha in te il suo senso e trova in te la sua pienezza”.
  4. Aiutare i ragazzi a farne risonanza in gruppo 
  5. Trasformare la Parola in preghiera
    Insieme: Padre, nel tuo figlio Gesù ci hai rivelato la grandezza del tuo tuo amore. Egli è venuto a noi nella povertà e nella debolezza e ha offerto tutto se stesso. In lui tutti noi possiamo riconoscerci come tuoi figli, come fratelli. Amen [Roberto Laurita]

   Destinatariadolescenti e giovani

Suggerimenti per la lettura dell’immagine
a cura di Sr. Mariangela Tassielli, fsp

 

Da Catechisti Parrocchiali n.8, Novembre 2012:

  • pag. 12 – 13: Una scheda per valorizzare la presenza della Bibbia nella stanza della catechesi e in famiglia perchè non sia considerato un semplice libro ma “il LIBRO
  • pag.16 – 18: Gioco del Papà Buono
  • pag. 20 – 21: percorso d’Avvento “Con Maria , donna di fede, accogliamo Gesù”: percorso di preghiera da fotocopiare, piegare e portare con sè:-)
  • pag. 23 – 25: Il Vangelo nella vita: dinamiche e attività da far vivere ai ragazzi
  • pag. 32: il Cruciverba delle beatitudini
  • Tanto altro ancora… 😉

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