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Guariva – BUONA DOMENICA! V Domenica Tempo Ordinario – ANNO B

Guarì molti che erano affetti da varie malattie. Mc 1,34

Lo chiamiamo Maestro, ma quanto siamo davvero disposti a imparare da lui?
Quello che gli vediamo fare, le parole che da lui ascoltiamo, gli inviti che ci rivolge non sono pie intenzioni, o lontani ideali, o valori d’altri tempi.
Gesù di Nazaret vive un’umanità autentica, perfettamente realizzata, straordinariamente possibile. La vive e ce la propone. Certo, noi di lui preferiamo guardare solo alcuni aspetti, quelli fuori dalla nostra portata: i miracoli, le opere di potenza… Per alcuni aspetti è più facile e più rasserenante, ma non è la proposta del Vangelo. Non è il perché della sua esistenza. Non avrebbe chiamato altri a seguire e imparare le sue logiche, il suo modo di avvicinarsi al mondo, il suo modo di amarlo.
Ascoltiamo la pagina di Vangelo che oggi la V domenica ci propone. Leggetela: che cosa vi resta dentro subito dopo la prima lettura?
Molti ricordano subito il miracolo alla suocera di Pietro. Poi la folla che si raduna, la folla che lo cerca, il suo fare miracoli… e farli a quanto pare senza sosta: predicava e scacciava demoni, questo ci dice Marco. E fondamentalmente questa semplice descrizione mette quel Maestro di Nazaret anni luce lontano da noi e dalle nostre reali possibilità di fare quello che lui ha fatto, di vivere come lui ha vissuto.
Ma qual è il senso di quello che l’evangelista Marco ha scelto di raccontare?
Gesù predica e libera, Gesù annuncia la presenza di Dio e ne fa vedere gli effetti: Dio libera, Dio scioglie ciò che piega l’umanità, Dio rimette in piedi. Ma quale modalità usa? La prossimità: Gesù si fa vicino. Gesù tocca. Gesù si lascia raggiungere da quella porzione di umanità che non sa dove sbattere la testa.


Ecco, è questo il Maestro che traccia la via, che si fa Via; e chiede a noi di percorrerla, di sceglierla, di farla nostra.
Il Vangelo diventa luce in noi e attraverso noi quando con coraggio e senza false giustificazioni decidiamo di farci prossimi, vicini; di toccare concretamente, anche sporcandoci, il dolore e la fragilità. Il Vangelo non è una pia mistificazione del nostro bisogno di sicurezze, ma pienezza di umanità autentica. Questo Gesù ci ha fatto vedere. A questo ci chiama!

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Maestro di umanità

Signore Gesù,
Dio prossimo a ogni dolore,
Dio custode della vita,
insegnaci, ti preghiamo,
a fare delle nostre parole
e dei nostri gesti
vie di liberazione
e di prossimità per chi
ci vive accanto.
Vivi in noi,
e porta la nostra umanità
alla pienezza, perché diventi
trasparenza di Dio,
annuncio pieno
della sua presenza,
visibilità della sua
premura. Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Mc 1,29-39)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

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Classificazione: 5 su 5.

La Parola che libera – Buona domenica! – IV TEMPO ORDINARIO – Anno B

«Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».(Mc 1,27) 

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Buona domenica! – XXIV del T.O. – Anno B

«Ma voi, chi dite che io sia?»

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 8, 27-35)
  XXIV Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

Ogni anno, puntuale, all’inizio dell’anno pastorale nelle nostre parrocchie, chiusa la parentesi estiva, troviamo lo stesso vangelo: opportuno, insistente, destabilizzante.
Non possiamo essere discepoli per abitudine, con stanchezza, lasciando passare anno dopo anno, dimorando nelle nostre consolidate e piccole condotte di vita cristiana: non ha dove posare il capo, il nostro Maestro, non vuole cristiani a traino, non gradisce finte devozioni. La domanda, allora, è posta in maniera diretta.

CAFARNAO
I Dodici, gongolanti, hanno tra le mani un futuro di grande carriera politica e religiosa: Gesù piace, è credibile, ha successo, gratifica. Intorno al fuoco discutono, si animano, interagiscono. Gesù, defilato, li ascolta, sorride. Poi, come se nulla fosse, pone la domanda.  La gente chi dice che io sia?.  Si parla molto di Gesù, ieri come oggi. Sui giornali, nei dibattiti, tra amici, Gesù è un mistero irrisolto, inquietante, difficile da decifrare. Chi è, veramente, Gesù di Nazareth?
Le risposte le conosciamo: un grand’uomo, un uomo mite, un messaggero di pace, uno dei tanti uccisi dal potere. Tutto vero, ma ci si ferma qui; difficilmente si accetta la testimonianza della comunità dei suoi discepoli: Gesù è Cristo, Gesù è Dio stesso. È meglio mantenersi nel vago e rassicurante convincimento che Gesù sia una personalità della storia da ammirare ma che nulla ha a che vedere con la mia vita, meglio gestire il rapporto con Gesù riducendolo a memoria storica, invece che ammettere un’inquietante Presenza. Meglio dar retta alla teoria di moda per dire sempre e solo una cosa, da duemila anni: il Gesù vero non è quello (sconcertante) che vi hanno raccontato…

LASCIA STARE GLI ALTRI
Gesù non ci sta e, a bruciapelo, pone oggi a ciascuno di noi la domanda: Voi chi dite che io sia?
. Già. E per me? Per me solo, dentro, senza l’assillo di dare risposte sensate o alla moda, senza la facciata e l’immagine da tenere in piedi? A me, nudo dentro, Gesù che dice? Quante risposte! Gesù diventa una speranza, una nostalgia, una tenerezza, la tenerezza del sogno dell’’uomo che vorrebbe credere in un Dio vicino, che condivide, che partecipa. Oppure, attenti al rischio catechismo, abbiamo la risposta confezionata: “Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio”. Affermazione “corretta”, ma così lontana dal cuore! La folla lo aveva riconosciuto il Messia. Così i discepoli, così gli apostoli, così la comunità di Roma a cui Marco indirizza il suo Vangelo. Ma, in realtà?

SIMONE E PIETRO
Simone osa, si lancia: tu sei il Messia. Risposta forte, esagerata, ardita: in nessun modo Gesù assomiglia al messia che la gente si aspetta, così comune, dimesso, arrendevole, misericordioso. Nulla. Gesù lo guarda, contento, e gli annuncia di essere Pietro, di essere una roccia, dentro di sé. Simone il pescatore riconosce in Gesù il Cristo. E Gesù, riconosciuto Cristo, gli restituisce il favore e gli svela che egli è una Pietra. Se ci avviciniamo a Gesù e lo riconosciamo Signore, subito riconosciamo chi siamo in noi stessi, chi siamo in verità. Dio svela l’uomo a se stesso, sempre.

CRISTO SECONDO GESU’
Gesù subito presenta ciò che significa essere Cristo: donarsi fino alla morte. E qui si resta sgomenti, attoniti, scandalizzati.
Ma come… e allora il Dio onnipotente, efficiente, che interviene a sanare le nostre malattie? Dov’è? Sicuramente c’è, ma dopo essere passato nella scandalosa logica della croce. Non dite che Gesù è Cristo se prima non siete saliti con Lui sulla croce. Non osate fare questa affermazione se prima non avete assaporato l’esagerazione e la sofferenza del dono, se prima la vostra vita non è stata arata e scavata dal solco della croce, amici, se prima non avete amato fino a star male, se il vostro cuore non è stato convertito dal dono della compassione. Questa croce che diventa misura del dono, giudizio sul mondo, unità di misura del nuovo sistema di amare il fratello.
Anche Pietro e gli altri dovranno passare per il Golgota prima di entrare definitivamente nella dinamica del Regno. Isaia intuisce e profetizza questa nuova prospettiva di un Messia sofferente e Giacomo ci ricorda che la nostra fede non si ferma alle Parola ma diventa Gesto e che solo così testimoniamo di avere incontrato il Cristo Signore.
Iniziamo così il nostro anno pastorale, il rientro all’attività autunnale: chiediamoci, ancora, chi è per noi, oggi, il Signore Gesù.

(PAOLO CURTAZ)

°° Bellezza e profondità per cantare la nostra fede °°