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Nel deserto – BUONA DOMENICA! I Domenica Quaresima – ANNO B

«Nel deserto rimase quaranta giorni». Mc 1,12

«In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto, e nel deserto rimase quaranta giorni».
È l’incipit del Vangelo di questa I domenica di Quaresima, ed è il versetto che offre a questi lunghi giorni di penitenza, digiuno ed elemosina una particolare sfumatura. L’evangelista Marco è asciutto nella descrizione di questo momento della vita di Gesù. Fin troppo. Sembra togliere alla scena gli effetti speciali. Nessuna descrizione, nessun particolare, niente di tutta quella precisione con cui Luca e Matteo descrivono ogni singola tentazione. A Marco non serve. L’evangelista ci chiede di puntare diritto al centro di tutto, di andare all’essenziale.
Lo Spirito, il deserto, il Vangelo di Dio sono i tre elementi su cui concentrare le energie. A Marco non importa se dimentichiamo le tre tentazioni. Il suo unico obiettivo è portarci ai piedi della croce e davanti al sepolcro con una, ed una sola, certezza: Gesù è il Figlio di Dio, il Vangelo di Dio, la buona notizia di Dio annunciata al mondo.
Per questo è fondamentale rimettere al centro della nostra vita lo Spirito, il senso del deserto, la potenza del Vangelo, con rinnovata consapevolezza, con ferma determinazione. È ciò che Gesù stesso fa.
Lo Spirito sospinge verso il deserto. Ma il deserto (midbar in ebraico) è il luogo in cui la Parola vivente parla: Dio nel deserto si lascia incontrare. Lo Spirito conduce il Figlio non nel luogo della morte e delle tentazioni, ma nel luogo della Vita, lì dove accade l’incontro. Perché dove tutto tace, Dio parla. Dove la forza umana è disarmata, Dio sostiene. Ecco, così dovremmo vivere i nostri deserti, quelle situazioni difficili di impotenza: da luogo di morte possono diventare tempo e tempio di Dio.
È questo il passaggio necessario per diventare capaci di Vangelo: capaci cioè di contenere e proclamare il Vangelo, la salvezza di Dio. Contenere, cioè accogliere, diventarne grembo, lasciarci abitare e trasformare.
La Quaresima può essere deserto di vita, ci permetterà di contemplare nel Crocifisso il volto di Dio, ma oggi con coraggio dobbiamo permettere allo Spirito di lavorare in noi, di condurci all’incontro con il Vivente.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Nel deserto, Signore

Nel deserto conducimi, Signore.
Nel deserto parla al mio cuore.
Nel deserto fammi gustare la vita vera,
eternamente zampillante.
Il deserto a cui la vita mi costringe
sia spazio reso nuovo dal tuo Spirito.
Signore Gesù, Parola viva del Padre,
nei deserti dell’anima, parla
e fai germogliare vita. Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Mc 1,12-15)

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

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Classificazione: 5 su 5.

Il Bene eccede – BUONA DOMENICA! VI Domenica Tempo Ordinario – ANNO B

«Se vuoi, puoi purificarmi!». Mc 1,40

Tante volte abbiamo visto Gesù all’opera: miracoli, prodigi, guarigioni… ed è sempre straordinario. Un infinito numero di volte abbiamo contemplato il suo farsi prossimo, il suo avvicinarsi alla sofferenza, alla morte, all’indigenza. Ma quello che gli evangelisti descrivono quando Gesù incontra uno o più lebbrosi è di una radicalità disarmante. Mette a dura prova ogni cristiano buon senso, ogni equilibro, ogni forma di giustificazione, ogni distanza di sicurezza, e ci riconsegna un’unica grande certezza: il bene eccede, sempre e in ogni caso.
Noi leggiamo i primi versetti del brano che questa VI domenica ci offre come se fossero la cosa più naturale di questo mondo: «Venne da Gesù un lebbroso». E sarebbe sì naturale se al posto del lebbroso ci fossero una madre e un padre disperati, un Zaccheo, un’emorroissa, un centurione… uno di quei tanti uomini e donne che chiedono salvezza avvicinandosi. Ma in questo caso a scuoterci dal nostro tranquillizzante cristianesimo dovrebbero essere già quei primi versetti: un lebbroso andò da Gesù… Vietato per il primo avvicinarsi, vietato per il secondo toccare.


Eppure entrambi i divieti vengono ignorati. Il lebbroso ha capito di avere a che fare con qualcuno che sa andare oltre le misure consentite. Gesù sa che la vita che gli scorre dentro, sa che la potenza che lo abita va oltre ogni misura, eccede, si comunica, non può essere trattenuta, non può sottostare a norme, neppure le più sacre. C’è un’umanità da salvare, da purificare, da guarire. E lui tocca.
Ecco, di questo Signore siamo discepoli. Da questo Dio siamo chiamati a lasciarsi abitare. Della sua tenerezza, della sua passione, della sua prossimità ci è chiesto di essere visibilità. E anche quando dovessimo sentirci lebbrosi in cerca di purificazione, sarà proprio il nostro uscire da noi stessi e dal nostro guscio, offrendo gesti di umanità, a farci sperimentare il dono della salvezza.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Maestro di umanità

Signore Gesù, medico
di ogni cuore e di ogni corpo,
insegnaci a guardare il mondo
con i tuoi stessi occhi,
ad amarlo con il tuo
stesso cuore.
Liberi da ogni tranquillizzante
senso di sicurezza
e pieni del tuo stesso Spirito,
spingici verso chi
ha sete di vita,
rendici canali di salvezza,
seminatori di gesti
e di parole che guariscono.
La vita che tu doni a noi,
ogni giorno, diventi dono
per il mondo. Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Mc 1,40-45)

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

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Guariva – BUONA DOMENICA! V Domenica Tempo Ordinario – ANNO B

Guarì molti che erano affetti da varie malattie. Mc 1,34

Lo chiamiamo Maestro, ma quanto siamo davvero disposti a imparare da lui?
Quello che gli vediamo fare, le parole che da lui ascoltiamo, gli inviti che ci rivolge non sono pie intenzioni, o lontani ideali, o valori d’altri tempi.
Gesù di Nazaret vive un’umanità autentica, perfettamente realizzata, straordinariamente possibile. La vive e ce la propone. Certo, noi di lui preferiamo guardare solo alcuni aspetti, quelli fuori dalla nostra portata: i miracoli, le opere di potenza… Per alcuni aspetti è più facile e più rasserenante, ma non è la proposta del Vangelo. Non è il perché della sua esistenza. Non avrebbe chiamato altri a seguire e imparare le sue logiche, il suo modo di avvicinarsi al mondo, il suo modo di amarlo.
Ascoltiamo la pagina di Vangelo che oggi la V domenica ci propone. Leggetela: che cosa vi resta dentro subito dopo la prima lettura?
Molti ricordano subito il miracolo alla suocera di Pietro. Poi la folla che si raduna, la folla che lo cerca, il suo fare miracoli… e farli a quanto pare senza sosta: predicava e scacciava demoni, questo ci dice Marco. E fondamentalmente questa semplice descrizione mette quel Maestro di Nazaret anni luce lontano da noi e dalle nostre reali possibilità di fare quello che lui ha fatto, di vivere come lui ha vissuto.
Ma qual è il senso di quello che l’evangelista Marco ha scelto di raccontare?
Gesù predica e libera, Gesù annuncia la presenza di Dio e ne fa vedere gli effetti: Dio libera, Dio scioglie ciò che piega l’umanità, Dio rimette in piedi. Ma quale modalità usa? La prossimità: Gesù si fa vicino. Gesù tocca. Gesù si lascia raggiungere da quella porzione di umanità che non sa dove sbattere la testa.


Ecco, è questo il Maestro che traccia la via, che si fa Via; e chiede a noi di percorrerla, di sceglierla, di farla nostra.
Il Vangelo diventa luce in noi e attraverso noi quando con coraggio e senza false giustificazioni decidiamo di farci prossimi, vicini; di toccare concretamente, anche sporcandoci, il dolore e la fragilità. Il Vangelo non è una pia mistificazione del nostro bisogno di sicurezze, ma pienezza di umanità autentica. Questo Gesù ci ha fatto vedere. A questo ci chiama!

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Maestro di umanità

Signore Gesù,
Dio prossimo a ogni dolore,
Dio custode della vita,
insegnaci, ti preghiamo,
a fare delle nostre parole
e dei nostri gesti
vie di liberazione
e di prossimità per chi
ci vive accanto.
Vivi in noi,
e porta la nostra umanità
alla pienezza, perché diventi
trasparenza di Dio,
annuncio pieno
della sua presenza,
visibilità della sua
premura. Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Mc 1,29-39)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

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