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Buona domenica! – XII del Tempo Ordinario – Anno C

adolescenti cv«Ma voi,
chi dite che io sia?»

Dal Vangelo di Luca  (Lc 9, 18 – 24)
XII DOMENICA del TEMPO ORDINARIO
Anno C

Chi sei, Nazareno? Chi sei, per me? Senza risposte automatiche, a tavolino, finte, solo io e te, guardandoci negli occhi.
Chi sei, Nazareno? Non chi eri dieci anni fa, o quand’ero giovane ed entusiasta, o quando sentivo forte la tua presenza col parroco giusto ma chi sei per me oggi, ora? Tra ieri e oggi, milioni di persone si sono radunate e si raduneranno per ascoltare la tua Parola, per celebrare, in obbedienza al tuo comando, la cena che ti rende presente nel segno del pane e del vino. Ciò non accade per Garibaldi, o per Napoleone o uno dei grandi della storia. Nessuno si radunerà per ascoltare le loro parole ed invocare la loro presenza. Accade invece per un oscuro carpentiere di Nazareth, ebreo marginale, perso nei meandri della storia, la cui presenza viene ancora professata da milioni di persone diverse, eppure affascinate e rese discepole dalla testimonianza di coloro che dicono averlo incontrato. Chi sei veramente Jeoshua di Nazareth?

SONDAGGI
Si parla, spesso, di Gesù e dei suoi discepoli. Appena l’attenzione cala, ecco un qualche evento che lo riporta alla ribalta: una scoperta archeologica che conferma o smentisce la versione ufficiale della vita di Gesù (ricorrono a ciclo periodico, boiate incluse), un qualche evento drammatico che ci riporta alla mente la fatica della testimonianza pagata da alcuni con la vita, qualche audace opera propagandistica sempre alla ricerca del Gesù “alternativo”, quello nascosto dalla Chiesa… Gesù fa discutere, schierare, accende gli animi, ognuno, un poco, si sente di difenderlo, di proteggerlo, di capirlo, di interpretarlo. comunità che celebra cvCredenti o non credenti, quest’uomo che paga con la vita la sua coerenza e la sua non-violenza ancora scuote e interroga. Chi sei, davvero, Nazareno? Un grande uomo della storia divinizzato dai propri discepoli? Un profeta sopravvalutato, un anarchico inquadrato dalla storiografia ufficiale?Nessuno potrà mai possederti in pienezza, nessuno afferrarti con verità, nessuno dare di te una visione definitiva, neppure la comunità dei tuoi discepoli, che pure conserva fedelmente la tua Parola e che, sempre, apre il cuore alla comprensione del Mistero della tua presenza per vivere il Vangelo lungo la Storia in attesa del tuo ritorno.

SI, D’ACCORDO, MA TU?
Eppure, alla fine, la domanda arriva diretta, senza scantonamenti: “Lascia stare cosa ne pensa la gente e dimmi: chi sono, io per te?” A voi la risposta, amici, senza tentennamenti o risposte da catechismo, per favore. Cuore a cuore, nudi davanti alla nostra coscienza, disarmati dai tanti pregiudizi nei confronti della Chiesa e di Cristo, con cui il nostro tollerante mondo ci riempie la testa, chi è per me il dubbioso cvNazareno? Compagno? Amico? Dio? Maestro? Nostalgia? Ricerca? Rabbia?
Pietro risponde, con forza e decisione, osando dire ciò che gli altri discepoli neppure hanno il coraggio di pensare: “Tu sei il Cristo”, cioè l’atteso, l’inviato da Dio, il consacrato, il Messia atteso con passione da Israele. Così diverso dal Dio che tutti aspettiamo. Non un eroe guerriero come Davide, pronto a riscattare la Patria. Ma un Messia dimesso e pacifico, mite e misericordioso. Pietro ancora non sa cosa lo aspetta. Gesù lo ammonisce: sì, lui è l’atteso, lo svelatore di Dio, il raccontatore del suo volto. E il volto di Dio, che Gesù conosce bene, perché lui e il Padre sono una cosa sola, è così diverso da quello che Pietro (e noi) ci saremmo aspettati.

IL DIO DI GESU’
Non un Dio forte che mostra i bicipiti, non un Dio onnipotente che sbaraglia gli avversari, non un Dio vincitore da corrompere e convincere, da blandire e sedurre, no. Un Dio schivo e amorevole, timido, quasi. Un Dio nascosto che vuole essere amato perciò che è, non per ciò che dà. Un Dio che vale la pena di seguire, talmente bello da dimenticarsi di sé, pur di conoscerlo. Un Dio che vale la pena di conoscere al costo di perdere ogni cosa, un Dio che è più di ogni affetto, più di ogni gioia, più della più grande cosa che possiamo possedere. Un Dio che vale la pena di conoscere, anche a costo di perdere la faccia. Perdere la faccia per lui, svergognarsi, così come la vergogna più grande per il mondo antico era essere crocifissi, nudi, ostesi al pubblico ludibrio, la più temuta e odiata forma di umiliazione che i romani, tra gli altri, infliggevano come somma punizione. Vergogna al punto che anche le prime comunità cristiane stentavano ad usare la croce come segno di lago cvappartenenza.
Fino a che, dice Gesù, non ci saremo appassionati di Lui al punto da poter perdere la faccia, al punto da essere con-crocifissi con lui, avremo ancora uno spazio di crescita nella nostra consapevolezza della sua vera identità.
Iniziamo la nostra estate con questa domanda pungete, politicamente scorretta, da portarci in spiaggia o al lago, da lasciar crescere in noi.

(PAOLO CURTAZ)

For who you are – Hillsong
con sottotitoli in italiano

Liturgia di domenica 19/05/2013 – Pentecoste – con suggerimenti per catechisti

«Lo Spirito santo
che il Padre manderà nel mio nome
vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà…»

Pentecoste

Gv 14,15-1623b26

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

 

Per te catechista, che scegli di usare anche l’immagine per aiutare i tuoi ragazzi a entrare nel dinamismo del Vangelo.

OBIETTIVO: far entrare i ragazzi nel dinamismo effervescente dello Spirito. Lo conoscono poco perché noi ne parliamo poco… e spesso in modo troppo distaccato. Lo Spirito è invece il nostro grande alleato, il grande dono dato a ognuno per entrare in relazione con Dio.

  1. Leggete con i ragazzi l’immagine:
    • La Pentecoste chiude il tempo pasquale. E decisamente non è un caso. In fondo lo Spirito santo è il grande dono che gli apostoli ricevono da Gesù risorto (è dono post pasquale!).
    • E’ il dono necessario per riconoscere Gesù e credere in lui. Gli apostoli stessi ne hanno avuto bisogno, per credere vedendo il sepolcro vuoto (è l’esperienza di Giovanni), per riconoscerlo nelle apparizioni nel cenacolo (è l’esperienza degli altri discepoli e di Tommaso).  – se volete approfondire questi passaggi, potete ascoltare la riflessione su Beati i puri di cuore.
    • Guardate con i ragazzi l’immagine ed evidenziate i tre passaggi:
      lo Spirito ci insegna a credere nell’Amore
      lo Spirito spalanca il nostro cuore alla speranza
      lo Spirito ci apre a Dio, ad una relazione intima e personale, vitale, con Lui.
    • Questi tre passaggi possono essere correlati ai tre passaggi del Vangelo:
      vi insegnerà ogni cosa: rende per noi possibile l’impossibile, permette a noi creature di imparare a sentire Dio, a fidarci di Lui, a lasciarci mettere in gioco da Lui. Lo Spirito è il solo che può creare in noi meraviglie. E in fondo la vita cristiana è meraviglia! Non è banalità, non è qualcosa di scontato, non si dovrebbe mai ripetere. Lo Spirito può insegnarci a guardare nell’immenso oceano dell’amore di Dio per scoprire i segni di una presenza dinamica, sconvolgente e realmente effervescente. 
      vi ricorderà ciò che vi ho detto: ricorda al nostro cuore, la nostra più intima identità e dignità. Non siamo solo creature, esseri intelligenti e razionali… siamo figli amati e desiderati, siamo destinatari di una preoccupazione divina, di un desiderio di salvezza universale che Dio ha per ognuno di noi. Per questo lasciar abitare e agire in noi lo Spirito, ci apre alla speranza, spalanca il nostro cuore verso un oltre che ci spinge al di là di ogni paura, di ogni timore, di ogni disorientamento. 
      come Paraclito sarà sempre con voi: è con noi, mandato dal Padre, donato dal Signore Gesù, per restare con noi per sempre, per essere in noi sorgente di una vita buona e di una speranza determinata. E’ con noi, per rinnovarci continuamente, per farci vibrare d’amore. 
    • C’è una cosa da ricordare, però! Lo Spirito ama l’immenso e non i limiti, ama la libertà e la dona, ma non sa accontentarsi dei confini.
    • Perchè lui possa operare meraviglie, ha però bisogno di spazio concreto, ha bisogno di chi si mette in gioco e lo prende sul serio. Lo Spirito è vita e a Lui piace vivere e far vivere in pienezza.
    • Il tempo pasquale finisce, ma inizia per ognuno di noi una sfida: vuoi vivere il tuo tempo, come tempo “con-vissuto” con lo Spirito? La vuoi la sua presenza? Se disposto a dargli retta seguendo le vie che lui ti indicherà?
    • Se credete che i ragazzi possano accogliere la sfida, invocate con loro lo Spirito: fatelo con il canto, con un’invocazione spontanea,  con una preghiera insieme.
  2. Leggete insieme il Vangelo
  3. Aiutate i ragazzi a farne risonanza in gruppo 
  4. Trasformate la Parola in preghiera, in modo spontaneo
    Insieme: Spirito Santo, soffio di vita, donaci una speranza nuova e insegnaci a guardare con fiducia il futuro. Spirito Santo, fuoco d’amore, accendi i nostri cuori di bontà e di tenerezza, di generosità e di misericordia. Amen [R. Laurita]

   Destinatari: adolescenti e giovani  

Suggerimenti per la lettura dell’immagine 

a cura di Sr. Mariangela Tassielli, fsp

 

Se hai la rivista Catechisti Parrocchiali n.5, AMaggio 2013 prova a vedere anche questi suggerimenti:Catechisti Maggio 2013

  • pag. 6 – 11: Per genitori, bambini e ragazzi, itinerario diversificato per imparare a educare alla fede; dare importanza alle opere di bene per essere un buon cristiano; ringraziare per il dono della fede.
  • pag. 12 – 13: attività per sottolineare e valorizzare il”pane della promessa”, realizzando il pane azzimo
  • pag.14- 15: parole della fede: amen e alleluia
  • pag. 16 – 19: verso la prima eucaristia: un percorso di gioia e condivisione
  • pag. 20 – 21: rileggere l’esperienza della morte alla luce della vita costruendo un fiore-girandola
  • pag. 22 – 25: il Vangelo nella vita, domenica per domenica con una serie di attività proposte
  • inserto Ragazzi&Dintorni con rubriche musicali, cinematografiche e tante altre su Il Credo
  • Tanto altro ancora… 😉

Segui anche la nostra rubrica: BuonaDomenica! – Riflessioni sul Vangelo domenicale per prepararsi a vivere nel migliore dei modi l’incontro con Gesù eucaristia. Online ogni sabato mattina!

E se vuoi vedere i nostri sommari, le novità e leggere alcuni  articolo vai sul minisito Paoline 

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RAGAZZI & DINTORNI – Aprile 2013 – “… la risurrezione della carne, la vita eterna”

Dossier Aprile 2013

LA DOMANDA DI SEMPRE E DI OGGI

di Tonino Lasconi

Una domanda impossibile da evitare: «Ci sarà qualcosa dopo questa vita?». Nell’antichità la risposta era sì, come prova il culto interrogativodei defunti che ha prodotto le opere più grandiose dell’umanità: piramidi, mausolei, tombe.
Si, quindi, anche se in modo diversificato, alcuni popoli credevano che i morti continuassero la vita di quaggiù e li seppellivano insieme con le loro cose più care e persino con le mogli.
Altri pensavano che con la morte i corpi scomparissero, ma rimanesse lo spirito. Altri immaginavano un regno delle ombre, nel quale vagavano rimasugli di ciò che si era stati sulla terra.
Nell’Antico Testamento è presente anche questa idea: «La nostra vita passerà come traccia di nuvola, si dissolverà come nebbia messa in fuga dai raggi del sole» (Sap 2,4) e finirà nello sheol, il regno dei morti.
Nei sacri testi, però, affiora la speranza di una vita ultraterrena meno umbratile, come testimonia il gesto di Giuda Maccabeovita che raccoglie offerte in suffragio dei defunti, «compiendo un’azione molto buona e nobile, suggerita dal pensiero della risurrezione. Perché, se non avesse avuto ferma fiducia che i caduti sarebbero risuscitati, sarebbe stato superfluo e vano pregare per i morti» (2Mac 12,43-44).
Con Gesù cambia tutto.
La buona notizia, il Vangelo, è che, con la sua risurrezione, la morte è vinta, e non è più la fine, ma il passaggio alla vita piena e definitiva, come era da sempre nel progetto di Dio. Questo messaggio, difficilissimo da accettare, si pensi al coraggioso tentativo di Paolo ad Atene (At 17,16-34), è «la cifra» del cristianesimo, rispetto a tutte le altre religioni.

speranzaOggi, qual è la risposta? Nei paesi cristianizzati, l’Illuminismo, scelse come bandiera il rifiuto di Dio e la negazione della vita ultraterrena, considerandola una favola. Questa idea si è diffusa tra la gente, persino tra i cattolici praticanti. Cosa gravissima, perché, come dice Paolo: «Se noi abbiamo speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini» (1Cor 15,17-19).
Coloro che hanno a cuore la fede in Cristo devono impegnarsi in un annuncio e una catechesi seri, intelligenti ed efficaci, senza scoraggiarsi per il muro di fronte al quale si troveranno.
Questo muro, in realtà, è fragile: l’esigenza della vita, che non scompare con la morte, è il più profondo e incancellabile dei nostri desideri. Quando la vita eterna, infatti, da argomevita-dopo-la-mortento di discussione diventa esperienza concreta perché una persona amata ci lascia, la sicumera e la supponenza scompaiono.
Così, anche i sapientoni e gli scettici portano fiori, ceri, lettere, cartelli con la scritta, «Sei sempre con noi», davanti alla tomba.
Ma che senso avrebbe se della persona amata non ci fosse più niente e se chi ci ha lasciato non potesse condividere il nostro sentimento? Soltanto la risposta di Gesù dà un senso a questi interrogativi.

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Aprile dell’inserto Ragazzi & D’intorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

Per info, abbonamenti e novità:

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Buona domenica! – XXV del T.O. – Anno B

«Da dove vengono le guerre e le liti
che sono in mezzo a voi?»

Dalla lettera di San Giacomo apostolo (Giac 3,16-4,3)
  XXV Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

Per strada rischiamo di perdere la direzione giusta. Comprensibile: poche indicazioni, molto traffico interiore, ostacoli visivi… e, soprattutto, guai a chiedere informazioni. Troppi vanno a caso, indicando luoghi senza esserci mai stati. E lo fanno con tale sfrontatezza e convinzione da apparire credibili. Fatevi un giro in rete, o leggete qualche giornale su una questione di cui conoscete bene le sfumature, ad esempio, che so, il cardinal Martini, per restare legati all’attualità. Tuttologi e opinionisti forniscono chiavi di lettura che disorientano e sconcertano, senza andare all’essenziale.
Così nella vita: se chiedete a qualcuno dove si trova la felicità, rischiate di finire in una discarica. Sono sempre esistiti i confusi che amano trascinare nella confusione, ovvio.Già ne parla il libro della Sapienza, scritto in greco nella pagana Alessandria per rafforzare la fede della numerosa comunità ebraica ivi presente. Guardati con sufficienza dalle nuove mode, derisi dagli ebrei che avevano abbracciato il paganesimo, i fedeli erano frastornati dalle cose che udivano. L’autore del libro sacro è molto chiaro: credere è una scelta, seguire una certa strada, andare in una direzione, costa fatica, ma ne vale la pena.Combattendo la parte oscura, la bramosia, la violenza che è in noi, aggiungerebbe Giacomo alla sua comunità, possiamo incontrare la verità.
Così accade, oggi, a ciascuno di noi, in questi tempi difficili. Il rischio è quello di mollare. O, peggio, di dare retta ai tanti gufi che, disamorati della vita, quasi godono nel fare proseliti del nulla. Come i discepoli del vangelo di oggi.

LA VIA
Per la seconda volta Gesù parla di croce, di morte e di resurrezione. La sua volontà di donarsi è totale, Dio si consegna senza limiti, desidera più di ogni altra cosa svelare il suo volto agli uomini, anche se questi lo rifiutano. Gesù è motivato e deciso: non è disposto a cedere a compromessi, non è disposto a barattare il vero Dio, anche se ciò comportasse la morte. Sono attoniti, i discepoli, come già era accaduto con Pietro che lo aveva professato Messia. Non capiscono proprio di cosa stia parlando, il Signore…
È evidente la ragione dell’incomprensione: sono tutti concentrati nello stabilire i propri ruoli, nel ritagliarsi una poltrona, nell’ottenere benefici. Troppo ripiegati su loro stessi per accorgersi del Signore. E Gesù, l’immenso Gesù, il Rabbi Gesù, questo Dio paziente e misericordioso, ancora una volta si mette da parte, non pensa al proprio dolore, e insegna: “tra voi non sia così…” Che emozione, amici. Che tristezza.
Tristezza, sì, perché gli apostoli ci assomigliano, siamo loro simili anche in questa piccineria insostenibile. Tutti cerchiamo la gloria, anche spintonando, anche calpestando gli altri, e facciamo diventare normalità la barbarie che ci sta invadendo. Anche nella Chiesa.

LOGICHE
Portiamo scolpita nel cuore la logica del mondo. Anche nella Chiesa necessitiamo continuamente di purificazione e di conversione. E non pensiamo solo all’esteriorità, ai privilegi, agli onori, pesante eredità di un passato che dobbiamo comunque rispettare, anche se va ridotto all’essenziale. La logica del mondo entra nelle nostre parrocchie, quando misuriamo l’efficacia della pastorale con metodi da economisti. O quando, santamente, ci prendiamo a coltellate (spirituali) per far prevalere la nostra prospettiva sugli altri. O quando (orribile!) rilasciamo patentini di ortodossia. Ho visto parrocchie dividersi fra fautori del parroco di prima e di quello nuovo, fra viceparroco e parroco, fra catechisti ed educatori, fra associazioni e movimenti… È dentro di noi la bramosia, sempre. Gesù, sedutosi come fanno i rabbini pronti ad insegnare, ci offre una soluzione: diventare come i bambini.

BAMBINI
Gli apostoli “Principi della Chiesa”? No, miseri peccatori, miseri e meschini, come me, come voi. Che ce ne saremmo fatti di splendidi discepoli? Cosa avremmo capito, noi discepoli, dalle loro vite perfette? Nelle loro fragilità scopriamo le nostre, nelle loro piccole miserie rispecchiamo le nostre e ne proviamo vergogna.
Al Rabbì dobbiamo guardare, non a noi, non alle nostre rivendicazioni ecclesiali, al nostro metterci a confronto per individuare chi abbia il carisma più efficace. La Chiesa non è la comunità dei perfetti ma dei perdonati. Gli apostoli pagheranno a caro prezzo la loro supponenza: davanti allo scandalo della croce e davanti alla loro paura ritroveranno l’autenticità del loro cuore e diventeranno – finalmente – capaci di amare.
Fra noi non sia così: guardiamo ai bambini che tutto attendono dagli adulti, che si fidano, che attendono. Non diventiamo infantili, ma trasparenti e puri, desiderosi di essere presi in braccio da Dio, capaci di vedere la luce e la bellezza e il gioco in ogni evento. BAMBINI nel cuore e nel giudizio, ADULTI nelle azioni e nella forza di amare. COME CRISTO.

(PAOLO CURTAZ)

°° Riflettendo con Pier Giorgio Frassati °°

Buona domenica! – XXIV del T.O. – Anno B

«Ma voi, chi dite che io sia?»

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 8, 27-35)
  XXIV Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

Ogni anno, puntuale, all’inizio dell’anno pastorale nelle nostre parrocchie, chiusa la parentesi estiva, troviamo lo stesso vangelo: opportuno, insistente, destabilizzante.
Non possiamo essere discepoli per abitudine, con stanchezza, lasciando passare anno dopo anno, dimorando nelle nostre consolidate e piccole condotte di vita cristiana: non ha dove posare il capo, il nostro Maestro, non vuole cristiani a traino, non gradisce finte devozioni. La domanda, allora, è posta in maniera diretta.

CAFARNAO
I Dodici, gongolanti, hanno tra le mani un futuro di grande carriera politica e religiosa: Gesù piace, è credibile, ha successo, gratifica. Intorno al fuoco discutono, si animano, interagiscono. Gesù, defilato, li ascolta, sorride. Poi, come se nulla fosse, pone la domanda.  La gente chi dice che io sia?.  Si parla molto di Gesù, ieri come oggi. Sui giornali, nei dibattiti, tra amici, Gesù è un mistero irrisolto, inquietante, difficile da decifrare. Chi è, veramente, Gesù di Nazareth?
Le risposte le conosciamo: un grand’uomo, un uomo mite, un messaggero di pace, uno dei tanti uccisi dal potere. Tutto vero, ma ci si ferma qui; difficilmente si accetta la testimonianza della comunità dei suoi discepoli: Gesù è Cristo, Gesù è Dio stesso. È meglio mantenersi nel vago e rassicurante convincimento che Gesù sia una personalità della storia da ammirare ma che nulla ha a che vedere con la mia vita, meglio gestire il rapporto con Gesù riducendolo a memoria storica, invece che ammettere un’inquietante Presenza. Meglio dar retta alla teoria di moda per dire sempre e solo una cosa, da duemila anni: il Gesù vero non è quello (sconcertante) che vi hanno raccontato…

LASCIA STARE GLI ALTRI
Gesù non ci sta e, a bruciapelo, pone oggi a ciascuno di noi la domanda: Voi chi dite che io sia?
. Già. E per me? Per me solo, dentro, senza l’assillo di dare risposte sensate o alla moda, senza la facciata e l’immagine da tenere in piedi? A me, nudo dentro, Gesù che dice? Quante risposte! Gesù diventa una speranza, una nostalgia, una tenerezza, la tenerezza del sogno dell’’uomo che vorrebbe credere in un Dio vicino, che condivide, che partecipa. Oppure, attenti al rischio catechismo, abbiamo la risposta confezionata: “Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio”. Affermazione “corretta”, ma così lontana dal cuore! La folla lo aveva riconosciuto il Messia. Così i discepoli, così gli apostoli, così la comunità di Roma a cui Marco indirizza il suo Vangelo. Ma, in realtà?

SIMONE E PIETRO
Simone osa, si lancia: tu sei il Messia. Risposta forte, esagerata, ardita: in nessun modo Gesù assomiglia al messia che la gente si aspetta, così comune, dimesso, arrendevole, misericordioso. Nulla. Gesù lo guarda, contento, e gli annuncia di essere Pietro, di essere una roccia, dentro di sé. Simone il pescatore riconosce in Gesù il Cristo. E Gesù, riconosciuto Cristo, gli restituisce il favore e gli svela che egli è una Pietra. Se ci avviciniamo a Gesù e lo riconosciamo Signore, subito riconosciamo chi siamo in noi stessi, chi siamo in verità. Dio svela l’uomo a se stesso, sempre.

CRISTO SECONDO GESU’
Gesù subito presenta ciò che significa essere Cristo: donarsi fino alla morte. E qui si resta sgomenti, attoniti, scandalizzati.
Ma come… e allora il Dio onnipotente, efficiente, che interviene a sanare le nostre malattie? Dov’è? Sicuramente c’è, ma dopo essere passato nella scandalosa logica della croce. Non dite che Gesù è Cristo se prima non siete saliti con Lui sulla croce. Non osate fare questa affermazione se prima non avete assaporato l’esagerazione e la sofferenza del dono, se prima la vostra vita non è stata arata e scavata dal solco della croce, amici, se prima non avete amato fino a star male, se il vostro cuore non è stato convertito dal dono della compassione. Questa croce che diventa misura del dono, giudizio sul mondo, unità di misura del nuovo sistema di amare il fratello.
Anche Pietro e gli altri dovranno passare per il Golgota prima di entrare definitivamente nella dinamica del Regno. Isaia intuisce e profetizza questa nuova prospettiva di un Messia sofferente e Giacomo ci ricorda che la nostra fede non si ferma alle Parola ma diventa Gesto e che solo così testimoniamo di avere incontrato il Cristo Signore.
Iniziamo così il nostro anno pastorale, il rientro all’attività autunnale: chiediamoci, ancora, chi è per noi, oggi, il Signore Gesù.

(PAOLO CURTAZ)

°° Bellezza e profondità per cantare la nostra fede °°