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RAGAZZI & DINTORNI – Settembre 2012 – “Io credo…”

LÀ FUORI C’È UN MONDO

di Cecilia Salizzoni

«Out there, there’s a world…», inizia così il nono film della Pixar, Wall-E, con la canzone di un vecchio musical.
Sul finire del XXVIII secolo, epoca in cui si svolge la nostra storia, New York è una città deserta, sommersa dai rifiuti, e chi ascolta la canzone è un robot spazzino, un Waste Allocation Load Lifter – Earth class (Localizzatore e raccoglitore di rifiuti – classe terrestre) per la precisione, l’ultimo di un esercito lasciato a ripulire la città nell’anno 2105 dalla Buy N Large Corporation che regge i destini mondiali.
L’umanità è stata spedita in crociera nello spazio, «l’ultima frontiera dello svago», in attesa di rientrare a lavoro finito, ma 700 anni non sono bastati a rendere abitabile il pianeta.

Sulla terra, Wall-E è rimasto solo di fronte a un compito sproporzionato, ma continua nonostante tutto il lavoro di imbancamento dei rifiuti in pile che formano nuovi e più alti grattacieli, con la compagnia di uno scarafaggio, sopravvissuto, e la videocassetta del film Hello, pescata tra i rifiuti. Le note di Put on Your Sunday Clothes il suo lavoro durante il giorno; su quelle finali d’amore chiude gli occhi la sera, mentre si ricarica per affrontare una nuova giornata di compostaggio tra immondizie e tempeste tossiche. E intanto sogna che ci sia qualcos’altro, là fuori, oltre il deserto di rifiuti: qualcun altro.

Un giorno, dentro un frigo arrugginito, trova un’esile pianta spuntata da un po’ di terriccio e la ricovera nel camion-rifugio, dove raccoglie e cataloga gli oggetti più svariati.
Subito dopo, affascinato e atterrito, assiste allo sbarco di un robot di ultima generazione, inviato sulla terra per verificare le possibilità di vita.
A lui sporco e malandato, l’aerodinamica e candida sonda EVE (Extraterrestrial Vegetation Evaluator) programmata per cercare tracce di vita vegetale, appare come una visione angelica, per bellezza e grazia, benché carica di un potenziale distruttivo che non esita a impiegare. Wall-E s’innamora perdutamente, anche se EVE sembra rispondere unicamente alla propria «direttiva» e, non appena si trova tra le mani la pianta, si chiude in se stessa e attende il rientro dalla missione.

Wall-E, però, non si rassegna e la segue sull’astronave da crociera Axiom, dove l’umanità sopravvive in uno stato di deboscia da eccesso di benessere materiale. L’arrivo di Wall-E e del campione vegetale che prova la possibilità di vita sulla terra, porta lo scompiglio a bordo, nel mondo preordinato secondo la filosofia consumista della BNL Co., e innesca processi di risveglio e di consapevolezza che permetteranno al comandante di attivare l’operazione «ricolonizzazione della terra».

Wall-E consente anche di mettere a fuoco le premesse umane della fede: l’istanza profonda verso l’Altro da sé, radicata in ogni uomo, anche nelle situazioni più avverse allo spirito, come la cultura materialista e tecnologica in cui viviamo; l’intuizione che esiste qualcosa di grande e di bello a cui siamo chiamati da sempre; l’intima consapevolezza che non siamo fatti per la solitudine, ma per la relazione d’amore che ci strappa al sonno narcisistico e dà senso pieno alla vita.
Questo robottino così imperfetto, specie se paragonato alla «perfetta e potente» EVE, è metafora della creatura umana che grazie al risveglio interiore diventa strumento di salvezza. Il risveglio ha inizio quando la persona trova dentro di sé qualcosa di assoluto che la fa stare in piedi, e riconosce che questo «qualcosa dentro» è in collegamento con «qualcosa fuori» e «qualcosa sopra» di sé, grande e luminoso.

Gli spunti tematici nell’orizzonte del risveglio interiore sono molti e ben sviluppati lungo tutto il racconto. Riguardano in particolare:
• il protagonista e il suo sguardo: Che cosa prova davanti alle stelle che prima intravede e poi attraversa? Cosa prova di fronte alle immagini del musical, alle mani che si incontrano e si stringono? Cosa lo induce a salvare dai rifiuti oggetti del passato? Cosa gli permette di resistere?
• La differenza tra Wall-E ed EVE: Quale «norma» anima il primo e lo apre alla relazione? Quale «agisce» la seconda, e in che modo la rapporta al mondo circostante? Quando e come «apre gli occhi» anche lei e «vede» Wall-E?
• Il materialismo consumista del mondo BNL: Che cosa ha prodotto nei passeggeri della Axiom oltre all’obesità? Cosa provoca in Mary e John l’incontro con Wall-E?
• Il risveglio del comandante della Axiom: come avviene? Cosa induce il comandante a opporsi all’Autopilota? Quando «apre gli occhi» e «vede» la necessità del rientro sulla terra?
• La danza tra le stelle di Wall-E e EVE: Che cosa significa sul piano simbolico? In che rapporto sta con la necessità di «tornare giù»?
• In che modo ciò che il film descrive, riguarda anche il nostro tempo e la nostra esperienza personale? Nelle relazioni con il mondo circostante e gli altri, siamo come EVE e i passeggeri della Axiom, o come Wall-E? C’è dentro di noi una domanda che ci porta a guardare il cielo in cerca di risposta?

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Settembre dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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GP2 GenerAzioni – Una cultura dei diritti umani!

        Una cultura dei diritti umani, responsabilità di tutti

Vorrei sottolineare che nessun diritto umano è sicuro, se non ci si impegna a tutelarli tutti. Quando si accetta senza reagire la violazione di uno qualsiasi dei diritti umani fondamentali, si pongono a rischio tutti gli altri. E’ indispensabile, pertanto, un approccio globale al tema dei diritti umani e un serio impegno a loro difesa. Solo quando una cultura dei diritti umani, rispettosa delle diverse tradizioni, diventa parte integrante del patrimonio morale dell’umanità, si può guardare con serena fiducia al futuro.

E, in effetti, come potrebbe esservi guerra, se ogni diritto umano fosse rispettato? L’osservanza integrale dei diritti umani è la strada più sicura per stringere relazioni solide tra gli Stati. La cultura dei diritti umani non può essere che cultura di pace. Ogni loro violazione contiene in sé i germi di un possibile conflitto. Già il mio venerato Predecessore, il Servo di Dio Pio XII, alla fine della seconda Guerra mondiale, poneva la domanda: «Quando un popolo è schiacciato con la forza, chi avrebbe il coraggio di promettere sicurezza al resto del mondo nel contesto di una pace durevole?».

Per promuovere una cultura dei diritti umani che investa le coscienze, è necessaria la collaborazione di ogni forza sociale.
Vorrei fare specifico riferimento al ruolo dei mass-media, tanto importanti nella formazione dell’opinione pubblica e, di conseguenza, nell’orientamento dei comportamenti dei cittadini. Come non si potrebbe negare una loro responsabilità in violazioni dei diritti umani che avessero la loro matrice nell’esaltazione della violenza da essi eventualmente coltivata, così è doveroso attribuire loro il merito di quelle nobili iniziative di dialogo e di solidarietà che sono maturate grazie ai messaggi da essi diffusi in favore della comprensione reciproca e della pace.

          Tempo di scelte, tempo di speranza

Il nuovo millennio è alle porte ed il suo avvicinarsi ha alimentato nei cuori di molti la speranza di un mondo più giusto e solidale. E un’aspirazione che può, anzi, che deve essere realizzata!

E in questa prospettiva che mi rivolgo ora in particolare a voi, cari Fratelli e Sorelle in Cristo, che nelle varie parti del mondo assumete a norma di vita il Vangelo: fatevi araldi della dignità dell’uomo!
La fede ci insegna che ogni persona è stata creata ad immagine e somiglianza di Dio. Dinanzi al rifiuto dell’uomo, l’amore del Padre celeste rimane fedele; il suo è un amore senza confini. Egli ha inviato il Figlio Gesù per redimere ogni persona, restituendole piena dignità.
Dinanzi a tale atteggiamento, come potremmo escludere qualcuno dalle nostre cure?

Per saperne di più: Giornata Mondiale della Pace 1999

Dal messaggio di Giovanni Paolo II
per la celebrazione della
XXXII Giornata Mondiale della Pace

1° Gennaio 1999 
 

Tra note e realtà – Domenica e lunedì

No, non perdetelo il tempo ragazzi;
non è poi tanto quanto si crede.
Date anche molto a chi ve lo chiede…
Se ne va… è la vita che se ne va…
Se ne va… non sprecatela
in sogni da poco
.

Vanno le nuvole coi giorni di ieri
Guardale bene e saprai chi eri;
è così fragile la giovinezza non consumatela nella tristezza.
Dopo domenica è lunedì.

(Branduardi – Domenica e lunedì)

Cos’è il tempo? Ci hai mai pensato?
Una volta un saggio mi disse:E’ la moneta più preziosa per acquistare l’eternità! Lascia che il tuo tempo sia abitato da scelte coraggiose e l’universo danzerà con te. Apri ogni giorno gli occhi al nuovo sole e grida il tuo sì, deciso, alla vita. Tutta la creazione fiorirà con te… ogni bambino nascerà con te… ogni uomo spererà con te…
Di chi sono i tuoi giorni e il tuo tempo? Sei proprio sicuro che ti appartenga?
Esci fuori.
Se cammini tra la gente e, ritornando a casa, non ricordi neppure un volto o uno sguardo, forse la tua vita appartiene ai tuoi problemi, alle delusioni… a qualche rimpianto. Occhi bassi e Ipod acceso… eppure il tempo è l’immenso: incontri, mani tese, posti ceduti, vite incrociate.
L’alternativa? Essere UNO alternativo!
Uno che rischia pesante; che non sa farsi i fatti propri; che crede che il battito d’ali di una farfalla possa muovere potenti uragani.
E se ti sentissi veramente una piccola farfalla davanti all’universo… non fermarti.
Oggi, c’è un uragano, da qualche parte nel mondo, che per muoversi ha bisogno delle tue ali!

E di domani… nessuno lo sa! O forse sì?

                                                                                                                                                                                  di Suor Mariangela fsp

Guarda il video

E dopo l’onda… il silenzio…

Poche parole hanno diritto a essere dette, quando la creazione sembra travolgere ogni creatura e il frutto di ogni intelligenza…
Poche parole hanno il ragionevole diritto a essere pronunciate, quando l’uomo e tutta la scienza sembra dovere restare in silenzio davanti all’inimmaginabile.

Siano poche allora, ma siano quelle più giuste.

Non parole di polemica, ma di solidarietà.
Non parole di accuse e responsabilità scaricate, ma di reciproca e gratuita partecipazione al dolore che i nostri fratelli stanno vivendo.
Non parole italiane, segnate dai nostri problemucci interni, che di fronte all’emergenza nucleare giapponese sanno solo scatenare polemiche  sul nucleare italiano, ma parole di capaci di organizzare, in modo istantaneo, aiuti internazionali per aiutare il Giappone a salvare il più alto numero possibile di fratelli e sorelle.
Non parole di attesa vana… non preghiere remissive, non accuse rivolte a Dio per quanto è successo…

Sarebbero vane, insignificanti, sterili per tutti… per la vita di chi questa situazione la sta vivendo e per la nostra stessa crescita umana, come persone che di fronte alla storia, crescono grazie a un perché cercato con coraggio.

Il terremoto ha sconvolto la terra fino ad alterarne i suoi stessi meccanismi fisici: poteva la scienza trovare risposte all’incommensurabile?
La grande onda ha avuto una sua specifica causa: l’uomo ha potuto solo attendere che accadesse e sperare che la situazione fosse controllabile.
L’asse della terra si è spostato e la scienza non potrà far altro che attivare ogni possibile forma di progresso per aiutarci a vivere in questo nostro mondo, nel modo migliore possibile.

Ma l’uomo con la sua coscienza non può continuare a tacere, a dormire, a credere di poter gestire l’universo; a pensare di poter ricreare in laboratorio le condizioni di quella scintilla iniziale da cui tutto è nato.

Fuori da noi le paure!
Fuori dal nostro cuore ogni apocalittico terrore!
Fuori dai nostri pensieri tutte le più strane profezie sulla fine del mondo che anche questa volta faranno capolino nei media.

Fuori!!!

In noi, serve spazio per far vivere la vita vera, le giuste domande, i sani progetti!

Se questa è la nostra vita, forte e fragile insieme, potente nel governare il mondo e misera nell’essere travolto dai suoi movimenti… se questo siamo noi, allora la domanda vera e più opportuna da porsi, personalmente, è:
Chi sono? E chi voglio essere?
Come vivere questo oggi, perché nell’oggi possa nascere la vita?
Per cosa e per chi perdere tutto, se il tutto, in qualsiasi momento, può togliermi tutto per nulla?

Al dolore, rispondiamo con l’amore!
Alla paura rispondiamo con la voglia di un futuro bello
Alla morte facciamo in modo che possa far eco la VITA… concreta!

suor Ma’, fsp