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CATECHISTI PARROCCHIALI – Maggio 2012 – UN TEMPO DI GRAZIA

IMPARARE A COMUNICARE LA FEDE

di Emilio Salvatore

La scena della Pentecoste può produrre in noi molteplici riflessioni, ma credo che quella relativa alla comunicazione con Dio e con gli altri costituisca un punto centrale per il percorso educativo.
Solo una motivazione interiore che nasce da Dio e tocca interiormente ognuno di noi ci può predisporre a uno scambio fraterno con tutte le persone.

La discesa dello Spirito Santo sugli apostoli si esprime attraverso la simbologia delle lingue di fuoco. La lingua, come è evidente, allude alla comunicazione. L’essere umano si caratterizza rispetto agli animali, dicono gli etologi del comportamento umano, perché conosce il linguaggio.
Chi parla o comunica, anche in modo non verbale, si rivela un essere-per, un individuo che non è introverso, ma aperto costitutivamente alla relazione con gli altri. Così anche il cristiano, rappresentato dagli apostoli, è un essere in relazione.
La prima relazione viene dall’alto, è rappresentata da quella voce, quel suono di vento gagliardo che parla al cuore impaurito e tremante dei discepoli spaventati dopo la morte di Gesù e disorientati nonostante l’annuncio della risurrezione.
I discepoli non sanno parlare… Il loro atteggiamento è di attesa, di invocazione. Chiedono a Dio insieme con Maria le parole giuste, i linguaggi opportuni per annunziare il mistero.
Lo Spirito Santo è la forza di comunione, colui che apre al dialogo autentico tra Dio e la persona, che rende possibile una comprensione e una corretta espressione di quanto sperimentato.

Chi fa oggi esperienza di questa azione dello Spirito? Solo chi si sintonizza sulle sue frequenze, che sono quelle del silenzio, del raccoglimento e dell’ascolto. Chi desidera tale esperienza si predispone alla voce del Vento che spazza via le paure del cuore e lo rende forte per parlare non di cose apprese sui libri, ma di verità sperimentate nell’amore. Le lingue sono di fuoco, perché non sono frutto di elucubrazioni mentali, ma di connaturalità, frutto di intimità, di comunione. La comunione con Dio conduce anche alla comunicazione della fede che è un fatto di amore.

La seconda relazione, evocata nel racconto degli Atti, avviene con gli altri. L’essere umano è interdipendente: nessun individuo può sopravvivere e realizzarsi senza la presenza e l’assistenza, diretta o indiretta degli altri. Per questo motivo la comunicazione ha un’importanza fondamentale, riuscendo a stabilire e a mantenere un collegamento fra gli individui. Noi comunichiamo non quando forniamo notizie utili, come se fossimo speaker televisivi, ma quando ci coinvolgiamo nella relazione. Gli apostoli comunicano la fede nel momento in cui, avendone fatta l’esperienza profonda, si aprono al dialogo con tutti gli altri convenuti a Gerusalemme.
Comunicare la fede diventa così, come per gli apostoli, anche per noi oggi, genitori, educatori, catechisti, un processo con cui attiviamo la modifica e la costruzione della nostra come dell’altrui realtà di riferimento.
Non sono più stranieri e divisi dalla differenza di provenienza gli uomini di Pentecoste, ma sono uniti dallo stesso linguaggio che è quello reso possibile dall’unico Spirito dell’amore.

L’amore unisce prima della parola, l’amore, quando è testimoniato con i fatti e con gli atteggiamenti, travalica anche le differenze culturali ed etniche.
La comunicazione della fede è un’esperienza che cambia chi la fa non meno di chi la riceve e, nonostante le difficoltà di oggi, non possiamo non comprendere che è un atto globale, rischioso e affascinante, come lo fu per gli apostoli, come lo è per ogni annunciatore della fede.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Maggio di Catechisti Parrocchiali.

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Chi uccide NON CERCA il BENE!

Non ci sono parole, ma non ci può essere neppure silenzio!

Il disappunto non può non farsi sentire, ma la paura non può neppure prendere il sopravvento.
La strategia delle tensione o del terrore  è un’antichichissima strategia, usata da sempre, in momenti di instabilità, per creare panico, paure, timori… perchè si sa, le coscienze impaurite possono essere meglio manipolate.

E’ necessario allora non tirare i remi in barca. Non lasciare spazio alle logiche dell’intolleranza, della chiusura, della difesa, di chi al confronto preferisce il pugno, alla speranza preferisce lo scudo, all’accoglienza dell’altro, preferisce se stesso, di chi rende la persona uno strumento per il raggiungimento dei propri fini.

Arrivano dei momenti estremi, culmine di logiche assurde, in cui una bomba non può non scoppiare nelle nostre coscienze e costringerci a fermarci sulle nostre ferite interiori sanguinanti, a pensare cosa stiamo realmente costruendo con il nostro stile di vita.

Dobbiamo dirlo a noi stessi, tutti!

I genitori lo dicano, quando permettono ai figli di sputare nel piatto dove mangiano!
I politici lo riconoscano quando tra loro risuonano urla e mani, invettive e accuse, in sostituzione di quel reciproco rispetto che i padri della Costituzione ci avevano insegnato.
I partiti abbiano il coraggio di fare un passo indietro, riconoscendo di aver rubato ai cittadini il diritto di mangiare del proprio lavoro.
I parlamentari con coraggio riconoscano che i loro interessi veri non sono il bene vero del paese che sono chiamati a governare, perchè se così non  fosse, i banchi parlamentari sarebbero pieni e non vuoti.
Lo dicano i profeti che preferiscono il tacito e tranquillizzante silenzio.
Lo dica la Chiesa e i suoi credenti di ogni confessione quando in nome del principio si uccidono le persone.
Lo dica chi, per scelta di vita, dovrebbe amare fino all’estremo, quando al contrario insegna e vive la logica del “risparmio energetico”.

Melissa Bassi e tutti i suoi compagni ci dice STOP!!!

Fermi tutti! Stoppate le logiche della disperazione, dell’individualismo, delle chiusure, dellintolleranza.
Ce lo ripetono le vittime di ogni violenza e la loro voce si innalza contro questa umanità che continua a non voler ascoltare.

La morte genera morte!

Con Melissa Bassi, Piazza Fontana, la Stazione di Bologna, il giudice Ragazzino, i Falcone e la sua scorta, Borsellino e i suoi ragazzi, padre Puglisi, il generale Dalla Chiesa e tanti altri… tanti… troppi… la loro voce si innalza contro questa umanità dal cuore troppo duro e urla:

la morte genera morte innocente! Rispondete con la vita.

A questo punto la più grande sfida è costruire la speranza nei cuori, la vita nei discorsi, l’amore nelle scelte.

Questo è chiesto a tutti noi! A tutti gli uomini di buona volontà che in nome del futuro, OGGI, scelgono di percorerre le vie di un Bene da costruire!

Parola e silenzio: una sfida possibile – Incontri online/maggio 2012_Step9

Siamo nel tempo pasquale e il cuore continua a essere segnato dai gioiosi alleluia di risurrezione.
E’ ancora vivo in noi l’invito che, con forza, ha risuonato nella precedente tappa: uscire dal buio, dalla notte, dalle distanze di sicurezza per diventare discepoli della luce, per confessare testimonianza la nostra fede in Gesù Cristo Risorto.

Ora, sempre più decisamente orientati verso l’Ascensione e la Pentecoste, liturgia e la Parola apre per noi gli orizzonti dell’annuncio. Quell’andate detto da Gesù ai suoi discepoli, continua a essere vero per noi oggi!
Continua a toccare la nostra esperienza di fede e ci chiede di uscire, di condividere, di non tenere per noi la straordinaria ricchezza che abbiamo ricevuto: l’incontro con Dio e con il suo amore.

E’ in questo orizzonte che va letto e interiorizzato il tema di questa nostra nona tappa; tema che di fatto fa eco al messaggio del santo Padre per la 46a Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali.

L’annuncio mette in gioco la comunicazione e, a sua volta, la comunicazione, per essere vera, deve poter diventare voce dell’interiorità. E’ questa la grande sfida a cui siamo chiamati, è in questo senso che parola e silenzio potrebbero diventare una reale opportunità per accogliere, interiorizzare, far crescere la Parola in noi.

Tra rischi, slanci, paure, indecisioni… c’è un grande maestro interiore che in noi diventa luce, guida, sostegno, conferma nella fede.

Vi lascio a questo punto alla video-catechesi, augurandovi di entrare nel silenzio e nella Parola, lì dove e come il Signore vorrà. Lui, ci attende per raggiungerci con proposte singolari e personali, per fare della nostra vita un dono di pienezza.

Video catechesi

Come una voce sola davanti a Dio
Preghiera conclusiva

Parole: suoni e memorie, vissuti e speranze
che ritornano e non ci lasciano soli, Signore.
Parole: vita e morte, speranze e illusioni
che si destreggiano nel cuore dell’uomo.
Silenzi: come parole non dette, né ascoltate,
che risuonano negli spazi deserti della nostra vita, cariche di omertà.
Risuonano, Signore, come eco lontane che dominano sui ricordi.

Aprici, Signore della vita, al mistero del deserto che fiorisce,
rendici capaci di ascoltare il silenzio,
grembo fecondo della Parola che salva.
Il tuo Spirito apra le nostre orecchie,
schiuda le nostre memorie, spalanchi ogni rigidità
e la forza travolgente del silenzio, pregno di Dio,
renda nuova ogni parola, vera ogni confidenza, trasparente ogni segreto.
Lo Spirito che ha reso viva la Parola nella storia, porti vita nell’annuncio,
indichi vie di comunicazione dove sopravvive la diffidenza,
faccia risuonare nei nostri silenzi,
spesso muti, scoraggiati o spaventati,
la Parola dell’amore, che fa del silenzio
la casa in cui abitare, nascere e donarsi. Amen

Preghiamola tutti costantemente, se possibile ogni giorno. Sia preghiera reciproca in cui, gli uni per gli altri, come fratelli e sorelle nel Signore, invochiamo la sua grazia e benedizione, la sua pace, perchè, percorrendo questo tempo, come Chiesa, radunata nel suo nome, il nostro sia un itinerario interiore capace di portarci nel cuore della nostra fede.

Per saperne di più scrivi a:

Sr Mariangela: m.tassielli@paoline.it

Per condividere riflessioni, mettere in campo domande, dubbi, voglia di saperne di più, seguici anche su

Facebook: Giovani & Vangelo
su Tw: Cantalavita

Potrai trovare aggiornamenti in tempo reale e condividi i link sulle pagine di amici e conoscenti che a tuo parere potrebbero essere interessati dall’annuncio di gioia con cui il Vangelo ci raggiunge.

Inoltre se hai meno di 30 anni ti proponiamo il gruppo facebook:

GEP – Giovani Evangelizzatori Paolini

Se desideri vivere momenti di preghiera ti consigliamo il libro: Attirerò tutti a me – Adorazioni eucaristiche per ogni tempo dell’anno. Autore: Suor Mariangela Tassielli – Ed. Paoline

Ti auguriamo buon cammino e buon tutto!

Ti ricordiamo il cammino di incontri online 2012 -2013

Felici di vivere

STEP PRECEDENTI

CATECHISTI PARROCCHIALI – Maggio 2012 – UN TEMPO DI GRAZIA

UNA LUCE SPECIALE

di F. Carletti – A.M. D’Angelo

Come recita il catechismo dei fanciulli, la Chiesa è la famiglia dei discepoli, riunita dalla Spirito. Lo Spirito Santo ci aiuta a vivere con coraggio come veri figli di Dio e ad amarci tra noi come fratelli e sorelle. Ci aiuta a entrare in comunione tra noi e con Dio attraverso l’ascolto della Parola, l’Eucaristia e il servizio ai fratelli. La comunione è la base e il presupposto della missione che ogni battezzato è chiamato a svolgere per annunciare il messaggio di amore universale di Dio per l’uomo.

All’interno di questo articolo un suggerimento per proporre ai ragazzi di realizzare un portalumino che rappresenti, come a Pentecoste, i discepoli riuniti. Un simbolo per aiutarci a ricordare come lo Spirito ci tiene uniti in Cristo, nel gruppo di catechesi, in famiglia, in Chiesa.
Sarà uno strumento utilizzabile in famiglia per vivere brevi momenti di preghiera insieme, un rito familiare giornaliero, dove pregare per le persone che ci sono vicine e affidarle all’amore di Dio Padre. Se ne realizza uno grande, con un bel cero al centro e attorno le sagome che rappresentano i membri del gruppo di catechesi, da usare per la preghiera finale degli incontri.

Materiale: un foglio A4 bianco di almeno 220 gr, forbici, colla stick o liquida, un lumino, pennarelli colorati, righello.

Al lavoro:
• Prendere un foglio A4 e disegnare la sagoma di un omino con le braccia allargate.
• Ripiegare il foglio tenendo come ampiezza delle pieghe quella delle braccia dell’omino.
• Ritagliare la sagome dell’omino tenendo il foglio piegato, in modo da ottenere una striscia di omini tra loro uniti.
• Colorare gli omini da un lato, quello che resterà all’esterno, e piegare la parte in basso, che sarà incollata su una base sempre di carta.
• Si possono arricchire gli omini nella parte interna, scrivendo i nomi dei componenti della propria famiglia e di persone care da ricordare nella preghiera.
• Ritagliare dalla carta avanzata una base di 10×10 cm, sulla quale incollare in cerchio gli omini.
• Ritagliare la parte di base eccedente e posizionare al centro un lumino per terminare il lavoro.

Dopo aver realizzato questo particolare portalumino, potete suggerire ai ragazzi la seguente preghiera da recitare insieme con la famiglia o in gruppo in preparazione alla Pentecoste:

Santo Spirito,
tu sei amore che unisce e perdona,
tu sei acqua che lava e bagna,
tu sei luce che illumina e riscalda.
Vieni in mezzo a noi!
Donaci la forza per ricominciare.
Donaci la gioia di stare insieme.
Accendi in tutti il fuoco del tuo amore!
Amen.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Maggio di Catechisti Parrocchiali, dove è anche possibile vedere le foto dei vari passaggi per realizzaze il portalumino.

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Buona domenica! – V di Pasqua – Anno B

«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore… ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto»

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,1-8)
  V DOMENICA DI PASQUA – Anno B

È vivo, il risorto, smettiamola di cercarlo in mezzo ai cadaveri! È vivo, accessibile, nostro contemporaneo. In questi tempi difficili ci rassicura: anche se ci sembra che sia troppo bello per essere vero, anche se, come Tommaso, siamo scandalizzati dalla povertà e dall’incoerenza di chi porta il messaggio, anche se abbiamo l’impressione di essere trattati come pecore da sfruttare in mano a mercenari senza scrupoli, il Signore ci rassicura e ci insegna ad amare.
Gesù è il pastore bello che ci conduce ai pascoli erbosi, gli stiamo davvero a cuore, non come i pastori a pagamento che appena vedono il pericolo scappano a gambe levate. E proprio perché ci ama, oggi, nella splendida parabola della vigna, ci suggerisce tre atteggiamenti.

POTATURE
Affinché la vite porti frutto occorre potarla: il tralcio, accorciato nel punto giusto, concentra tutte le sue energie nel futuro grappolo d’uva. Ma il tralcio non capisce cosa sta succedendo, mentre la lama lo taglia, facendolo soffrire. La vita ci pota in abbondanza: delusioni, fatiche, malattie, periodi “giù”; è piuttosto inevitabile e lo sappiamo anche se ci ribelliamo, ci intristiamo, fuggiamo il dolore e la correzione. L’uomo non accetta la fatica e il fallimento inevitabili nel nostro essere finiti, limitati, segno questo della sua dignità, della sua natura immortale che lo spinge ad andare oltre.
Come viviamo le potature della vita? Il Signore ci invita a viverle nel positivo, come occasione, come possibilità. Certo, lo scrivo e ne sono perplesso: quanto amor proprio devo mettere da parte, quanta pazienza esercitare, quanto equilibrio mettere in atto per non scoraggiarmi e deprimermi, per non offendermi e prendermela con Dio!
Eppure, è un tragitto obbligato: l’accettazione serena (mai rassegnata!) delle contraddizioni della vita concentra la linfa vitale della mia vita in luoghi e situazioni inattesi e con risultati – credetemi – davvero sorprendenti.
Animo, allora, le potature sono necessarie, così come la grande e dolorosa potatura degli apostoli, ribaltati come guanti, masticati dalla croce, li ha resi davvero apostoli maturi e riflessivi, capaci di annuncio e di martirio e non solo entusiasti e immaturi seguaci di una folgorante esperienza mistica.

NIENTE
La linfa che alimenta la nostra vita è la presenza del Maestro Gesù che abbiamo scelto come pastore. Nient’altro ci può dare forza, serenità, luce, gioia e pace nel cuore. Solo restando ancorati a lui possiamo portare frutti, crescere, fiorire. Senza di lui, niente.
Orientiamo con forza e gioia, continuamente, la nostra strada verso la pienezza del vangelo. Gesù ci chiede di dimorate, di rimanere, di stare. Non come frequentatori casuali, ma come assidui frequentatori della sua Parola. Gesù ci chiede di dimorare in lui. Dimora, non andare ad abitare altrove, resta qui accanto al Maestro. Dimora: nel più profondo del tuo cuore lascia che il silenzio ti faccia raggiungere dall’immensa tenerezza di Dio.
Senza di me non potete fare nulla, dice Gesù. Cerchi la gioia? Cercala in Dio, vivila in lui, stagli unito, incollato, come il tralcio alla vite. La linfa vitale proviene da lui e da lui solo e da questa unione scaturisce l’amore. I cercatori di Dio che si sono fatti discepoli del Nazareno non hanno il futuro assicurato, né la loro vita è esente da fragilità e peccato, né vengono risparmiati dalle prove che la vita (non Dio!) ci presenta. I discepoli del Signore hanno capito che la vita è fatta per imparare ad amare e prendono lui, il Nazareno, come modello e fonte dell’amore. E dimorano.

FRUTTI
Dio è contento se portiamo frutti, come un papà orgoglioso per il proprio bambino, così Dio con me. Gesù ribalta la nostra (brutta) visione di Dio: Dio non è un paranoico invidioso della nostra libertà, che vuole onore e rispetto, solitario e nevrotico dittatore divino. Dio vuole che cresciamo, che fioriamo, che portiamo frutti. Frutti d’amore che maturiamo diventando discepoli.
La linfa dell’amore sgorga potente nel cuore di Barnaba, il figlio della consolazione. Figura di spicco della primitiva comunità, manifesta l’amore andando a soccorrere il neoconvertito Saulo. Tutti lo temono (la sofferenza è dura. Ma la sofferenza subita per causa della Chiesa!…), non si fidano dell’ex-persecutore convertito. Paolo è a metà del guado, ha conosciuto il Signore, ma la comunità dei discepoli (fragili, fragili, fragili, quando lo capiremo?) lo evita. Barnaba lo prende sotto le sue ali, sarà lui a diventare il volto dell’amore di Dio, per Saulo.
Noi, discepoli del risorto, potati dalla vita, se dimoriamo nel Signore porteremo, in questa settimana, frutti di consolazione e di benedizione per i fratelli che vedremo. Siamo noi il volto del Dio compassionevole per chi incontreremo.

(PAOLO CURTAZ)


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RAGAZZI & DINTORNI – Maggio 2012 – La fonte è lo Spirito

SEI VAMPIRO
O DONATORE DI SANGUE?

di Fausto Negri

Nel romanzo Quo vadis? un pagano chiede a Pietro appena giunto a Roma: «Atene ci ha donato la sapienza, Roma la potenza; la vostra religione cosa ci offre?». E Pietro risponde: «L’amore!». Una leggenda ebraica racconta che ogni uomo viene al mondo con una piccola fiammella sulla fronte, una stella accesa che gli cammina davanti. Quando due persone si incontrano, le loro due stelle si fondono e si ravvivano, come due ceppi sul fuoco. L’incontro rende luminose le persone. Quando, invece, un uomo per molto tempo è privo di incontri, la sua stella, quella che gli splende in fronte, pian piano si affievolisce, fino a spegnersi.
Il significato della leggenda è chiaro: se un uomo non è amato e non sa amare, sta male: semplicemente, non è persona (termine che deriva da «per-sum», cioè «sono per»).

Amore è una parola di cui oggi si abusa, e forse andrebbe tolta dal vocabolario: essa è, infatti, quasi sempre abbinata a «cuore», a innamoramento, a sdolcinerie. Gesù ne ha dato il significato autentico e ne ha fatto l’unico comando da osservare. Egli ha detto che il sunto di tutte le leggi è «amare Dio con tutta l’anima, con tutta la mente e con tutto il cuore e amare il prossimo come se stessi». Per tre volte Gesù usa il termine «tutto», appellandosi alla totalità. Un amore flebile, saltuario o mediocre non è amore. Il nostro è un Dio geloso, che vuole tutto il nostro essere. Dio, però, non ruba il cuore, ma lo amplifica. L’amore per lui lo riversa su di noi allargando il nostro essere all’infinito. Cristo indica tre direzioni cui va diretto il nostro amore: Ama il Signore, ama il tuo prossimo, ama te stesso.
Ama il Signore. Nel NT la definizione più bella di Dio è di san Giovanni: «Dio è Amore». Quando si mette Dio al primo posto, tutto il resto va a posto. Altrimenti la nostra esistenza è disordinata.
Ama il prossimo tuo. Qui Gesù è esagerato e rivoluzionario: «Non c’è amore più grande di chi dà la vita per i propri amici». Amore è dono gratuito di sé, il volere con tutte le forze, in modo sincero e disinteressato, il bene dell’altro.
Ama te stesso. Accettare te stesso, così come sei, con i tuoi limiti e le tue innegabili capacità, rientra tra i compiti più difficili della tua esistenza. Ma sappi che non puoi amare gli altri e Dio se non hai una sana stima di te. Come puoi amare il Creatore se non ami la sua creatura (cioè te stesso)? Non avere paura delle difficoltà e dei tuoi limiti. Se tutti fossimo perfetti in un mondo perfetto, che noia! Tu sei un’opera d’arte unica, non uno zerbino! Sei come una vigna in cui tutto, dentro, ha potenzialità infinite. Far arrivare la vigna a maturazione è il tuo compito.

Puoi vivere la tua esistenza in due modi: essere «vampiro» o «donatore di sangue». Anche se romanzo e film «Twilight» ha creato il vampiro buono, l’immagine tradizionale è di un essere «necrofilo» che ama tenebre e morte. Il donatore di sangue è «biofilo», ama la vita, fa tutto con passione.
• Il vampiro vive «a rovescio», continua a esistere solo succhiando il sangue altrui: non pensa ad altro che a se stesso, portando pessimismo e tristezza ovunque si trovi.
• Il donatore di sangue, invece, si accorge dei bisogni altrui e provvede. «Accorgersi» è una bellissima parola: deriva da «ad cor» e significa «far salire al cuore», cioè prendere coscienza, scoprire ciò che è sotto gli occhi. Il donatore di sangue scopre di avere attorno a sé altre persone fatte a immagine di Dio, vede la loro unicità ed è pronto a donare qualcosa di sé per la loro felicità.

Amare è anzitutto esserci: l’indifferenza e il menefreghismo sono le più grandi malattie del nostro mondo. Il peggior insulto che si può rivolgere a un essere umano è quello di far finta che neppure esista!
Amare è, poi, esserci con: si tratta di avere una presenza attenta all’altro, discreta, disponibile. Un insieme di tanti gesti e di mille attenzioni.

Lo Spirito Santo è «l’ovvio necessario», spesso dimenticato. Spirito d’Amore che ci dona energia e capacità di donarci. Tra uno che parla e uno che ascolta, chi è più importante? Il terzo, cioè la parola. Tra chi suona e chi balla, chi è più importante? La musica. Tra chi ama e chi è amato, chi è più importante? Ciò che non si vede, cioè l’amore. Lo Spirito – dice S. Agostino – è l’eterno Amore che unisce l’Amante all’Amato. L’Amore che unisce Dio Padre al Figlio è così vero, così «denso», da essere una Persona: lo Spirito.

Un fabbro apprendista, stanco di stare alle dipendenze di altri, un giorno si mise in proprio e aprì bottega. Comprò un mantice, un’incudine, un martello e cominciò a lavorare. Ma invano. La fucina restava inerte, non dava segni di luce. Un vecchio fabbro, a cui il giovane chiese consiglio, gli disse: «Hai tutto quello che ti occorre, fuorché la scintilla!». Lo Spirito è la scintilla che incendia la vita, fa ardere il cuore e fa sentire eternamente amati e capaci di amare.

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Maggio dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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RAGAZZI & DINTORNI – Aprile 2012 – Dominio di sé

LA PROFEZIA DELLE RANOCCHIE
Elogio del limite

di Cecilia Salizzoni

Il film che proponiamo, questa volta, è un film di animazione, francese, da leggere in filigrana con i ragazzi delle medie, rapportandolo all’archetipo biblico a cui si ispira.

La profezia delle ranocchie racconta di un nuovo diluvio, tutto umano e contemporaneo, e di una nuova arca che mette in salvo uomini e animali (in realtà un granaio che galleggia grazie a uno pneumatico di trattore riparato e gonfiato a dismisura per vedere se regge la pressione). A bordo, al posto di Noè, c’è un anziano marinaio, Ferdinand, con la moglie Juliette che viene dalle Antille, il figlio adottivo Tom e la figlia dei vicini, Lilì. I quaranta giorni di pioggia che arrivano, contro ogni previsione, a sommergere tutto, sono una catastrofe naturale annunciata dalle rane ai bambini, appena in tempo, per ricoverare gli animali dello zoo dei Lamotte, i genitori di Lilì, partiti per l’Africa in cerca di coccodrilli.
A differenza del racconto biblico, il male – quello che provoca l’ira di Dio, al punto da indurlo a distruggere la sua creazione – non resta fuori dell’arca, vi si imbarca sotto le spoglie di una tartaruga manipolatrice che, salvata dalle acque dai bambini e da Ferdinand, distrugge la convivenza pacifica a bordo. Prima separa Lilì da Tom, poi sobilla gli animali carnivori che faticano a reggere il regime vegetariano imposto dalla coabitazione forzata e non vedono l’ora di tornare a quello originale; prima ancora aveva trasformato i coccodrilli in una truppa d’assalto, con la menzogna che la loro ultima covata fosse stata rubata dal Capitano…
Ci vorranno pazienza, coraggio, buona volontà e amore, per smascherare il disegno di potere della tartaruga ingannatrice, per metterla fuori combattimento prima della catastrofe definitiva e ricondurre tutti a una legge che consenta di vivere in pace nel rispetto di ognuno. Tutti, a bordo, dovranno fare la propria parte perché il bene vinca sul male e la vita esca rinnovata dentro legami che riconoscono l’altro come parte di sé, benché diverso. Al termine dell’avventura, Tom, che rifiutava di chiamare «papà» Ferdinand, con la scusa che era vecchio, potrà finalmente farlo.

L’esperienza dei protagonisti sul barcone improvvisato, sfugge a parametri semplicemente umani che non sono in grado né di prevedere, né di credere al diluvio. Il loro ritorno insperato sembra rispondere alla logica del miracolo, anche se la narrazione lo presenta come una magia, l’unica che riesca a Juliette, al termine della storia, nella festa degli scampati al diluvio: è un miracolo che procede dal basso verso l’alto, come l’ombrello di Juliette, come il fuoco dell’amore che unisce due persone così diverse, Ferdinand e Juliette, testimoni e ministri di una legge che contraddice la legge naturale, dominata dalla violenza.
La «legge del Capitano» afferma che la salvezza passa per un’autolimitazione a vantaggio degli altri esseri viventi, perché «abbiamo bisogno gli uni degli altri». Ciò che richiede è il controllo del desiderio, sia questo un istinto naturale, come il cibarsi di carne, sia una passione divorante, come la vendetta, o il desiderio di giustizia sommaria che infiamma tutti sull’arca, dopo lo smascheramento della tartaruga. Dominare se stessi, in vista di un bene superiore, dato dalla relazione, è quanto tutti apprendono sul barcone. In primis Tom e Lilì che, in seguito alla divisione operata dalla seduzione della tartaruga verso la ragazzina, rischiano la morte (fatto che rimanda a un altro episodio della Bibbia, che precede Noè e riguarda la prima coppia umana).
Alla creazione, al desiderio divino che l’ha mossa, rimanda anche il desiderio di «un figlio di amore » che anima Ferdinand: sulla nuova arca la salvezza si compie, quando questo figlio riconosce « il padre», la sua legge, e ricambia il suo amore.

Al di sotto della superficie, La profezia delle ranocchie offre numerosi spunti di approfondimento.
• La legge del Capitano: in che cosa consiste, cosa chiede, a quale logica risponde, come è affermata, cosa rifiuta di fare?
• La tartaruga e la sua legge: che cosa muove la tartaruga? Cosa vuole ottenere dalla sua vendetta? Come riesce a imporre il suo dominio? Perché gli animali carnivori cadono nella trappola? Menzogna, seduzione e divisione sono i caratteri del male: nella Genesi è rappresentato dal serpente. Anche la tartaruga è raffigurata dai cristiani nei mosaici antichi, perché?
• Il granaio e lo pneumatico riparato: l’espediente per tenere a galla la casa è surreale, ma ha un senso spirituale che riguarda la possibilità di salvezza dell’uomo in un mondo che rischia di affogare nel materialismo che distrugge relazioni e natura. Che cosa suggerisce?
• «Papà»: non è una famiglia formata da legami di sangue quella della storia: quali sono i legami che la rendono così solida e capace di accoglienza? Perché Ferdinand vorrebbe sentirsi chiamare papà da Tom, e quando Tom sarà capace di farlo? Spostandoci sul piano religioso, troviamo una somiglianza nella relazione tra l’uomo e Dio?
• Le ranocchie: fuori dalla metafora metereologica, che cosa annunciano al mondo contemporaneo? Che cosa dovrebbe fare l’uomo per evitare la catastrofe ambientale e umana in senso più ampio?

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Aprile dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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Buona domenica! – II di Pasqua – Anno B

«E chi è che vince il mondo
se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio?»

Dalla Prima Lettera di S. Giovanni Apostolo (1Gv 5,1-6)
II DOMENICA DI PASQUA – Anno B

È risorto! La notizia ha attraversato i secoli, è arrivata fino a noi, oggi. Milioni di uomini e donne hanno scoperto la semplice verità: è inutile cercare il crocifisso, non è qui, è risorto. Non rianimato, non vivo nella nostra memoria: Gesù di Nazareth è risorto da morte e vive in eterno.
La sua tomba, preziosamente conservata a Gerusalemme, richiama centinaia di migliaia di persone, ogni anno, uomini e donne che, più o meno consapevolmente, affrontano un viaggio, nel passato pericoloso e lunghissimo, per vedere una tomba. Vuota. Ma, certo, la cosa ci può lasciare indifferenti o pieni di dubbi. Specialmente in questi fragili tempi, siamo consapevoli che la fede nel risorto richiede un salto di qualità: altro è credere che un buon uomo, un profeta di nome Gesù, ci ha parlato di Dio in modo innovativo. Altro professarlo risorto e presente, manifestazione stessa del Signore. Non ditelo a Tommaso.

TOMMASO, CHE CI CREDE ANCHE SE NON CI METTE IL NASO
Tommaso è deluso, amareggiato, sconfitto. Il suo terremoto ha un nome: crocifissione. Lì, sul Golgota, ha perso tutto: la fede, la speranza, il futuro, Dio. Ha vagato per giorni, come gli altri, fuggendo per la paura di essere trovato e ucciso. Umiliato e sconvolto, si è trovato al Cenacolo con gli apostoli che gli hanno raccontato di avere visto Gesù. E, lì, Tommaso si è indurito. L’Evangelista Giovanni non ne parla, tutela della privacy, ma so bene cosa ha detto agli altri: «Tu Pietro? Tu Andrea?… e tu Giacomo? Voi mi dite che lui è vivo? Siamo scappati tutti, come conigli; siamo stati deboli, non gli abbiamo creduto! Eppure, lui ce l’aveva detto, ci aveva avvisati. Lo sapevamo che poteva finire così, e non gli siamo stati vicini, non ne siamo stati capaci. Ora, proprio voi, venite a dirmi di averlo visto, vivo? No, non è possibile… come faccio a credervi?»
Tommaso è uno dei tanti scandalizzati dall’incoerenza di noi discepoli. Eppure resta, non se ne va, stizzito. E fa bene. Perché torna proprio per lui, il Signore. E l’incontro è un fiume di emozioni. Gesù lo guarda, gli mostra le mani, ora parla: «Tommaso, so che hai molto sofferto. Anch’io, guarda». E Tommaso crolla. Anche Dio ha sofferto, come lui.

SENZA VEDERE
Siamo chiamati a credere senza vedere. Siamo beati se crediamo senza vedere. Ma non come dei creduloni ingenui e storditi. La fede è proprio la fiducia in qualcosa che non vediamo, ma che sperimentiamo credibile. Il problema, semmai, è chi ce ne parla, sapere se merita o meno fiducia.
Gesù risorto appare agli apostoli e dona loro la pace, lo Spirito e il perdono dei peccati. Solo attraverso lo Spirito possiamo sperimentare la pace del cuore di chi si sa riconciliato e diventa dispensatore di perdono. Incontrare Gesù risorto è un evento dell’anima, che parte dalla curiosità, si nutre di intelligenza e approda alla fede. La curiosità inizia nell’incontro con persone (sempre troppo poche!) che vivono nella pace del cuore, riconciliati con loro stessi e scoprire che sono discepoli del risorto. Anche noi, come loro, possiamo inseguire Gesù, salvo poi scoprire di cercare coloro che ci cercano.
Non solo: Giovanni, nella seconda lettura, ribadisce cosa è essenziale nei discepoli: amare. Che sia questo il problema? Che sia proprio l’assenza di cristiani pacificati, perdonati e colmi d’amore a far nascere tanti dubbi?

LUCA RACCONTA
La prima comunità in Gerusalemme attira ammirazione e curiosità: in un mondo di squali i cristiani si vogliono bene, in un mondo in cui regna l’inganno e la bramosia del denaro (già allora?) i discepoli si aiutano nei bisogni concreti, in un mondo di pavidi, gli apostoli professano con forza la loro verità. Certo, gli esegeti ci dicono che quella di Luca è più una catechesi che una descrizione, ma tanto basta per capire che, forse, i nostri percorsi devono cambiare.
Proprio perché fatichiamo nel vedere comunità di persone che non giudicano ma che accolgono, che non vivono come gli altri, usandosi per avere dei benefici e che proclamano Cristo con convinzione e passione, i dubbi crescono e le nostre comunità vacillano. Che fare? Il rischio è di fare ciò che fanno in molti: andarsene, rassegnarsi, spegnersi.
Oppure…

MILLE LIBRI
Oppure scrivere mille altri vangeli, mille altre storie, mille altre meraviglie, come suggerisce Giovanni. Oppure fare come Tommaso che, pur deluso, non se ne va, ma resta e aspetta. E fa bene ad aspettare, perché il Signore torna.
Beati noi che crediamo senza avere visto. Senza avere visto Cristo o gli apostoli. Senza vedere, a volte, coerenza a passione nelle comunità ma, piuttosto, abitudine e affaticamento. Beati noi che non ce ne andiamo, che non ci sentiamo migliori, che soffriamo per la Chiesa che amiamo. Beati noi che vogliamo cambiare le cose che non funzionano a partire dai noi stessi. Come Tommaso, vedremo i segni del risorto anche nelle piaghe.

(PAOLO CURTAZ)


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Luce o notte? Che discepolo sei? – Incontri online/Pasqua 2012_Step8

Alleluia! E’ Pasqua!

Siamo nel grande lungo giorno di Pasqua. Un giorno che si prolunga per un’intera settimana, che riempie di sè 50 giorni e che di fatto è il fondamento della nostra stessa fede.

La Pasqua è tempo segnato dalla gioia, dalla lode. E’ il giorno della nuova creazione, giorno in cui, in Cristo Signore tutto rinasce a vita nuova. Davanti al silenzio di Dio sul Golgota, la Risurrezione è la risposta che l’uomo cercava, che la fede attendeva. La Risurrezione dischiude per noi gli orizzonti di Dio fatti di tempi e di logiche sempre molto distanti dalle nostre, o meglio distanti dall’uomo che non ascolta, non attende, non spera, non si fida.

La Risurrezione svetta davanti a noi come risposta data dal Padre all’umanità segnata dalla croce, dalla solitudine, dalla sofferenza e dalla morte. Nel silenzio di chi sa attendere e precedere l’aurora, si fa chiara la risposta di Dio: “Lui non è qui! E’ Risorto”.

Annuncio dato nel silenzio di chi, pur non comprendendo ha saputo attendere.
Annuncio dato nel silenzio di chi per paura si è allontanato.
Annuncio dato a chi ha scelto il silenzio della notte per nascondersi...

La Risurrezione è vita che spezza ogni catena di morte. Riapre tutti alla relazione con Dio, perchè in Cristo diventa possibilità della vita nuova dello Spirito!

Buon tutto a voi, cari amici, che da questo annuncio si lasciate raggiungere e cambiare. Il Vangelo continui a essere Via per la Vita!

Video catechesi

Come una voce sola davanti a Dio
Preghiera conclusiva

È Pasqua, Signore Gesù!

Alleluia canta il nostro cuore e gioia si diffonde dalle nostre labbra.
Da quel sepolcro segnato dalla morte di ogni speranza, noi vogliamo uscire;
dai sepolcri costruiti dalle tante forme di sfiducia,
di paura, di incertezza noi vogliamo risorgere con te!

Signore Gesù, risorto oggi per noi,
rinnovati dalla tua presenza sappiamo di poter credere
in una vita nuova, piena, profumata di risurrezione,
capace di portare al mondo l’intensa fragranza della vita vera,
sappiamo di poter risplendere come astri luminosi tra i fratelli e sorelle che ti cercano.

Signore Gesù, continui a risorgere in ogni scelta di vita,
che ci rende testimoni credibili del tuo grande amore per questa nostra storia.
Risorgi e ci chiedi di partecipare di quella vita che hai reso nuova,
ci chiedi di condividere con te scelte di gratuità, di dono, di fedeltà.

Signore Gesù, ci sentiamo Chiesa in cammino,
fratelli e sorelle uniti dall’unica fede in te;
sappiamo di aver ricevuto, nella tua Risurrezione,
l’annuncio festoso della vita risorta, della morte definitivamente vinta,
della speranza sempre possibile, di una carità dinamica e creativa, mai stanca.

E oggi, di fronte alla storia c’è il mio Sì.
Il Sì detto da un discepolo al suo maestro,
un sì consapevole della croce e della solitudine,
dell’incomprensione e del peccato.
Sì Signore, a un futuro che non conosco, ma che voglio scegliere di vivere;
sì al mio passato che ha conosciuto infedeltà e peccato,
sì a questo imprevedibile presente che vivo
e in cui ti sento e ti credo Signore Presente,
nelle cui mani scelgo di mettere la mia vita. Amen

Preghiamola tutti costantemente, se possibile ogni giorno. Sia preghiera reciproca in cui, gli uni per gli altri, come fratelli e sorelle nel Signore, invochiamo la sua grazia e benedizione, la sua pace, perchè, percorrendo questo tempo, come Chiesa, radunata nel suo nome, il nostro sia un itinerario interiore capace di portarci nel cuore della nostra fede.

Per saperne di più scrivi a:

Sr Mariangela: m.tassielli@paoline.it

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Se desideri vivere momenti di preghiera ti consigliamo il libro: Attirerò tutti a me – Adorazioni eucaristiche per ogni tempo dell’anno. Autore: Suor Mariangela Tassielli – Ed. Paoline

Ti auguriamo buon cammino e buon tutto!

Ti ricordiamo il cammino di incontri online 2012 -2013

Felici di vivere

STEP PRECEDENTI

Tra note e realta’ – Echi d’infinito

Che notte chiara, che stelle
Tutto è più dolce dopo un temporale
Dopo i giorni del pianto, adesso si apre il cuore…
…Anche dal fango, nei deserti più assolati
o negli eterni inverni
Ma che sorpresa… Una rosa…
Io vivo di accenti, di presentimenti
Profumi che sento nell’aria
E vivo di slanci, di moti profondi
Fugaci momenti di gloria
E nel silenzio del mondo io sento echi di infinito.
Restami accanto nel tempo
Non c’è più bella cosa che ci unisca
Nella fortuna o nelle tempeste del destino
Restami accanto per sempre…
(Antonella Ruggiero Echi D’infinito)

Il velo del Tempio si è squarciato, il sole si è eclissato e su tutta la terra regna la notte.
E’ la notte delle tempeste e dei temporali; notte in cui il silenzio profondo assorbe in sé il pianto, i lamenti, la disperazione, le urla di folle indistinte.
La notte di un ateo che crede, di un credente deluso, di una prostituta che ha scoperto il vero amore.
Notte di meraviglia e di sorprese… di silenzi fecondi in cui l’Infinito, il Tutto ormai è compiuto!
Cos’è la Pasqua? Perché viverla? Perché chi non ha mai messo piede in una chiesa per 364 giorni si fa nascere lo scrupolo pasquale? Perché continuare a spendere euro per uova di cioccolato, colombe zuccherate e agnelli saltellanti? Perché abbiamo bisogno di una notte così speciale? Tante domande e nessuna risposta. O almeno nessuna affermazione categorica, perché Pasqua è la notte dell’amore che genera la vita, che vince la morte per sempre. La Pasqua è un passaggio personale e definitivo.
E’ un incontro, un viaggio a cui ciascuno di noi deve dire il proprio sì.

Grazie ad Antonella e ai suoi autori che con parole e musica ci fanno cantare una delle dimensioni pasquali: il sentire intenso dell’amato che attende l’amante con fiducia.
Mi piacerebbe chiederle chi sia quel qualcuno che dovrebbe restarle accanto… forse, banalmente è un lui, ma se il canto è arte allora sarà capace di dare voce a realtà profonde e differenti per ciascuno di noi. E mi tornano in mente esperienze e desideri, persone e personaggi pregni di slanci, di glorie, di presentimenti.

Canto e prego… parole e Vangelo… e nel silenzio del mondo, del tempo, della delusione, dell’amarezza, dell’attesa, dello stupore, dell’amore… io sento, col cuore di chi crede, rinascere l’Infinito, il Dio che da quella Pasqua di millenni fa è l’eternamente presente.

                 

              Questo l’augurio per tutti…

di suor Mariangela fsp