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Buona domenica!

Che cosa sono questi discorsi
che state facendo tra voi lungo il cammino?
Si fermarono, col volto triste;
uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose:
Solo tu sei forestiero a Gerusalemme!
Non sai ciò che vi è accaduto
in questi giorni“.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 24,13-35)
III DOMENICA DI PASQUA -Anno A-

La parola a…
Paolo Curtaz

Noi speravamo.
La speranza è sempre rivolta al futuro. Declinarla al passato significa ammetterne il totale fallimento. È difficile accettare il fallimento di un progetto, di un’azienda, di un gruppo parrocchiale. Il fallimento della speranza porta alla morte interiore.
Noi speravamo: che sciocchi siamo stati a seguire il Nazareno, a credere che fosse lui il Messia! Che ingenui!
Noi speravamo: ci siamo illusi, siamo stati degli idioti abissali, non abbiamo giustificazioni!
La speranza è morta su quella maledetta croce.
È morta e sepolta con Gesù, nel sepolcro regalato da Giuseppe di Arimatea.
Quanti ne conosco di discepoli così, tristi e rassegnati!
Noi speravamo, dicono i discepoli.
E intanto il Signore che credono morto cammina con loro.
Descrivono con dovizia di particolari le vicende che riguardano il Maestro, i discepoli restati orfani.Si aspettano comprensione, compassione.
Ottengono uno schiaffo in pieno volto.

 Sciocchi e tardi, dice loro lo straniero.
La sua provocazione li scuote, li costringe ad alzare lo sguardo. Cosa sta dicendo questo maleducato? Come si permette? Sciocchi a tardi nel credere, insiste.
Gesù spiega il senso di quella sofferenza, della sua sofferenza, e li aiuta a rileggere tutti gli eventi in una chiave diversa, più ampia, a leggere il dolore alla luce del grande disegno di Dio. Sono fermi alla croce, i discepoli del risorto. Possiamo continuare a fissare il bruco, senza accorgerci che sta per diventare una farfalla.
Non sempre chi ti dà una carezza ti vuole bene.
Non sempre chi ti dà uno schiaffo ti vuole del male.
A volte una bella scrollata ci distoglie dal dolore e ci aiuta a vedere le cose in maniera diversa. Arde, ora, il cuore dei discepoli.
Il loro dolore inutile, paradossalmente gratificante, è spazzato via dalla Parola che riscalda e illumina.
Tutto acquista senso, una dimensione nuova. La loro vita, riletta alla luce del grande progetto di Dio, assume un colore completamente diverso.

…e per riflettere puoi scaricare: Domanda…

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Tra note e realtà – L’amore fa

L’amore fa l’acqua buona, fa passare la malinconia, 
crescere i capelli l’amore fa.
L’amore accarezza i figli, l’amore parla con i vecchi;
qualcuno vuole bene ai più lontani anche per telefono.
L’amore fa guerra agli idioti, agli arroganti pericolosi,
fa bellissima la stanchezza,
avvicina la fortuna quando può […]
Fa crescere i gerani e le rose, aprire i balconi,
l’amore fa.
Confondere le città ma riconoscere i padroni
l’amore lo fa.
Aprire bene gli occhi, amare più se stessi:
l’amore fa bene alla gente, comprendere il perdono:
l’amore fa!
(I. Fossati, L’amore Fa)

L’amore fa… l’amore crea… l’amore trasforma e ri – genera; l’amore è l’unico grande perché della Pasqua!
Perché un Dio libera il suo popolo dalle schiavitù della certezza, della casa, del cibo e del futuro?
Perché un Dio annienta se stesso vivendo fino in fondo la morte?
Perché la Pasqua segna i grandi passaggi dell’umanità?
L’amore: unico grande motivo per cui tutta la storia e tutti gli essere umani, a ogni latitudine del pianeta, sono divenuti la dimora, la casa di Dio.
Pensare ai lunghi giorni del tempo pasquale, sentire dopo un lungo digiuno, ritornare finalmente il canto libero e festoso dell’Alleluia non può e non deve lasciare indifferenti. Chi nella resurrezione è chiamato a sentire la vitalità esplosiva di una speranza, che non conosce il limite del tempo, e di un amore che non può essere fermato neppure dalla morte, deve poter vivere in ogni tempo pasquale, il proprio personale passaggio.
Da
gli inferi (ma non inferno!!!) delle tante e spesso inutili tristezze e immotivate delusioni all’alba di una vita capace di ri – sorgere, di ri – nascere, di ri – vibrare per nuovi valori e ideali, per scelte coraggiose e generose, per un Amore realmente controcorrente.
Questo è il desiderio di cui sento pregno questo nuovo Tempo Pasquale e che non può che farsi augurio, incarnato nelle nostre tante e singolari storie, nei nostri banali o straordinari incontri quotidiani.
Queste poche righe sono nate proprio da una “riflessione allargata” su una delle canzoni  di Ivano Fossati. Il suo “L’amore fa” mi è sembrato potesse svelare il senso vero di un amore che prima di arrivare a grandi e singolari posizioni, si costruisce con piccole scelte, cresce arricchendo di sfumature impensabili colori apparentemente cerei.
Questi sono i veri miracoli dell’amore!
Fossati ne descrive molti… forse potremmo provare anche noi a realizzarne alcuni, a scoprire nelle nostre giornate i tempi opportuni per amare.
Amare ci aiuterà ad amarci: farà bene alla gente, farà straordinario l’ordinario…
             …l’amore lo fa!
                                                                    E chi ama… lo sa!

                                                          di suor Mariangela fsp

Guarda il video

Tempo Pasquale: tempo di pietre rimosse!

Tra una pagina e l’altra di Facebook, qualche ora fa ho letto il titolo di un link, forse un augurio… Pasqua tempo di pietre rimosse.

Svegliandomi ho pensato che una delle caratteristiche di quei 50 giorni che seguono la notte della Resurrezione è il perdurare di un tempo di gioia, di rinascita, di vita nuova che non si riduce agli auguri di un giorno. Quello che accade in quel sepolcro non mette nulla a tacere, non calma le paure, non  ammansisce le tensioni, tutt’altro!

Cristo è Risorto, il sepolcro è vuoto, di quel maestro crocifisso non è rimasto nulla, nulla su cui piangere, nulla da rimpiangere.

Chi sceglie di fermarsi nel giardino per cercare le certezze di un corpo morto, rischia di restare in uno stato di eterno rimpianto.
Chi accetta la sfida, di credere nel Risorto, di credere all’annuncio degli angeli, di rinunciare ai suoi progetti e ritornare verso la Galilea, verso il luogo della chiamata, dove tutto ha avuto origine, dove lui ha chiamato tutti per nome, ha guarito e perdonato… chi accetta di vivere la sfida della Resurrezione, di puntare sulla fiducia e non sulle certezze, chi accetta di perdere anche l’unica cosa rimasta di lui (il sepolcro vuoto) sentirà nuovamente le sue parole d’amore, potrà incontrarlo ancora una volta e sentire dalla sua bocca l’ultimo vero mandato.

Accettare la sfida della Pasqua è lasciare che la Vita nuova, proposta dal Signore Risorto, possa rimuovere le pietre dei nostri personali sepolcri, quegli spazi angusti in cui spesso vorremmo rinchiudere la vita di Dio, sempre così alternativa, così diversa dalle nostre aspettative, così oltre i nostri orizzonti.

A noi la scelta:

possiamo continuare a misurare, a restare a mani tesi, a tenere stretti gli oli aromatici per ungere il suo corpo… possiamo restare dentro o fuori a piangere un corpo che non esiste più, ad attendere che ciò che vorremmo accada.

Ma possiamo anche accogliere l’invito del Vangelo: lasciare tutto e andare! Lasciare i nostri oli aromatici, abbandonare i nostri progetti, le nostre certezze conquistate e ritornare lì dove il Maestro ci sta aspettando. Non ci sono certezze: è inutile cercarle. La vita che il Risorto propone è fatta di  fiducia, di speranza e di amore accolto e donato.

E’ questo l’augurio che ci facciamo reciprocamente!

Abbiamo proposto un campo on line, sui passi di Gesù, perché la preparazione alla Pasqua fosse un momento di consapevolezza del dono ricevuto da Dio. Oggi con altrettanta coscienza e gratitudine ci auguriamo che il dono immenso di Dio Padre, Gesù Cristo e la sua vita donata, possa trovare spazio nella nostra vita, per diventare oggi, come ieri, pane spezzato per la vita di tutti i fratelli e sorelle che incrociano la nostra strada.

Buon tempo pasquale! Buon tempo di resurrezione da ogni morte, tempo in cui la vita di Dio possa esplodere in noi!

Auguri a tutti e ciascuno!

Campo online_Triduo Pasquale 2011/4° giorno

Sabato Santo 23 Aprile 2011: La Pasqua, un incontro che ti chiama alla vita!

Preghiera di lode

Qualcuno muore,
è come se dei passi si arrestassero
e il rumore della vita si fermasse.
E se invece fosse una partenza
per un altro viaggio,
per un nuovo cammino?

Dunque, passato il sabato le donne si procurano gli olii, e poi, di buon mattino  si recano al sepolcro… Ma, ecco, il sepolcro è aperto, e dentro c’è un giovane vestito d’una veste bianca. Nelle donne si genera il terrore… Il terrore viene interrotto dalla parola dell’angelo. «È risorto, non è qui»…«uscirono e fuggirono via dal sepolcro, perché erano piene di spavento e di stupore».
È più facile essere discepoli di un morto, di cui magari si leggono i libri, e di cui si possono ricalcare le orme… […] E allora l’alternativa mette davvero paura: o diventi discepolo di un Gesù Nazareno, crocifisso e risorto, oppure il Gesù Nazareno solo crocifisso non c’è più, non c’è nemmeno il suo cadavere da imbalsamare, non c’è la tua rassegnazione per la sua morte, non c’è il tuo pianto per la sua atroce passione.
O diventi discepolo del Risorto, oppure non puoi essere nemmeno discepolo di un Crocifisso che non si trova più al suo posto nel sepolcro.
Pasqua significa riconoscere che la mia vita parte dalle parole dell’angelo in un sepolcro vuoto, per riempire il mondo dell’annuncio che il Signore Gesù è risorto. Non possiamo essere discepoli di un sepolcro vuoto. Possiamo esserlo solo di un Gesù vivo in mezzo a noi.


 Riflessione

 

…fermiamoci un attimo e sfogliamo gli antichissimi testi della Risurrezione, dell’apparire degli angeli alle donne, del sepolcro vuoto, delle bende senza più un corpo. Quando il corpo di Gesù fu sepolto era la Parasceve dei Giudei, la preparazione alla festa del sabato. Il suo corpo fu deposto in un sepolcro nuovo.. Poi fu il sabato e, con il sabato, l’impossibilità di avvicinarsi al corpo morto del Maestro di Nazareth. Se non fosse stato per le donne che a quel corpo dovevano una degna se-poltura, immaginare che nessu-no, né i farisei, né i discepoli, sarebbero più tornati. In fondo per i giudei la morte porta nello Sheol, in quel regno in cui neppure Dio entra, perché regna solo la non-vita. Cosa attendere? Perché attendere il giorno dopo il sabato? Per chi a quel maestro aveva creduto la sua morte genera un devastante interrogativo: «e ora, dopo aver lasciato tutto, dopo averlo seguito, cosa resta di noi? Da dove ripartire?». È in fondo l’interrogativo di ogni uomo e donna quando la vita viene colpita da una delusione, da un progetto fallito, da un imprevisto.
In quel sabato i discepoli non stavano più sperando… Alle donne era rimasta un’attesa solo umana: piangere quel corpo e onorarlo … Eppure in quel giorno dopo il sabato tutto viene stravolto. Gli angeli, inequivocabili messaggeri di Dio, entrano e riportano l’ebbrezza di Dio nella vita di chi si stava riabituando al torpore, all’abitudine, al non-sperare, al non-credere, al non-investire energie nel futuro, al portare avanti, semplicemente e senza troppo sforzo, antiche e intramontabili tradizioni.

…in quello spazio di rassegnazione Dio entra e riporta la vita, con tutti i suoi sconvolgimenti, con quel dinamismo che le è proprio. In fondo, dobbiamo dircelo con realismo, smettere di investire energie nel futuro, rassegnarsi è anche abbastanza comodo. Fidarsi significa rischiare di perdere, investire in amore può comportare il rischio di essere traditi, lasciati… avere dei progetti significa poter fallire. Per cui quando la vita ti ferisce e lascia segni profondi sulla carne, la nostra umanità sceglie più comodamente la via del ritirare i remi in barca. Per questo l’ingresso di Dio scomoda, per questo le donne al sepolcro fuggono, spaventate. 

Quel Gesù era veramente Dio, e colui che per mano e volontà di uomini era stato condannato era Dio, e colui che i suoi discepoli avevano lasciato, tradito, abbandonato, era Dio… non si poteva più far finta di niente. Dall’annuncio degli angeli in poi, non si poteva limitarsi a cercare un corpo da onorare. Con l’annuncio della Resurrezione cambia tutto e cambia la vita delle donne; cambia il loro andare e cambiano i loro progetti. Dio non entra nella storia lasciando tutto uguale: entra, penetra e propone il di più, il diverso, la vita… e vita piena.. Ma la reazione, quella solo umana è paura, terrore direi, fuga… «Le donne fuggirono via dal sepolcro, perché erano prese da spavento e terrore».

E noi, non siamo diversi da loro. Davanti ai grandi annunci, ai cambiamenti improvvisi e imprevisti rinunciamo, fuggiamo, preferiamo il più tranquillo ritorno a casa, alla tradizione, alla normalità, alle nostre certezze. Ma la Resurrezione è vita e la vita non si può arrestare.

Quelle donne consapevoli dell’incontro con il messaggero divino, alla fine cederanno alla proposta e loro, sarà il primo annuncio della resurrezione risuonato nel mondo, saranno loro le prime messaggere della lieta notizia.

E l’augurio per noi, alle soglie della Pasqua del Signore si lega profondamente all’esperienza vissuta dalle donne a Gerusalemme: che Dio possa entrare nella nostra vita, che possano trovare accoglienza le sue parole in noi, che sia Sì la nostra risposta alla sua proposta d’amore. che il nostro andare diventi leggero, sospinto dalla fiducia e non ap-pesantito dal timore.

Buona Pasqua sui passi di Gesù, perché ogni passaggio nella vita sia sempre e solo passaggio verso la vita!


CATECHISTI PARROCCHIALI – Ottobre 2010: Alleanze educative

Dalla Pasqua settimanale alla Pasqua annuale

di Roberto Laurita

Era naturale che, coloro che ogni domenica facevano memoria della risurrezione di Gesù, proiettassero la luce della loro fede sulla celebrazione annuale della Pasqua ebraica.
«Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! Celebriamo, dunque, la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità» (1Cor 5,7b-8): così scriveva l’apostolo Paolo ai cristiani di Corinto negli anni 50 d.C.
La testimonianza di una festa annuale della Pasqua, tuttavia, non risale oltre gli inizi del II secolo. E per la Chiesa di Roma bisognerà attendere addirittura la seconda metà dello stesso secolo.
All’origine della Pasqua ebraica c’era una festa di primavera, legata alla vita di pastori nomadi.
Tale rito è riletto e attualizzato: il nome dell’antica festa, associato alla danza, viene ora a designare il «passaggio» del Signore, di cui si fa memoria con il sacrificio dell’agnello (Es 12,26-27).
Che cosa è avvenuto infatti?
Dio, attraverso Mosè, ha liberato il popolo d’Israele dalla schiavitù dell’Egitto.

Il gesto antico, assoggettato al volgere delle stagioni, ora assume un significato nuovo: ricorda un evento della storia della salvezza ed è collegato alla notte in cui il Signore è passato a colpire come sterminatore le case le cui porte non avessero stipiti e architrave sporcati con il sangue di un agnello.
L’agnello, che è stato immolato, viene poi mangiato assieme agli «azzimi», pani senza lievito, che hanno la fu nzione di ricordare la fretta con cui avvenne l’esodo.
Nei secoli la celebrazione non ha mancato di registrare cambiamenti significativi: all’origine di natura domestica, si è poi configurata come una festa che avviene nel Tempio, con un sacrificio.
Non è casuale che i sinottici (Matteo, Marco e Luca) collochino l’ultima Cena di Gesù in una cornice e in un clima pasquale. L’autore del quarto Vangelo fa di più: dà una cornice pasquale all’intera missione di Gesù. La sua manifestazione attraverso i segni, prima che sia rivelata la sua «gloria» nella morte e risurrezione, è scandita dal calendario delle feste ebraiche in cui la Pasqua ha un ruolo determinante.
Il momento della morte, poi, si fa coincidere con la vigilia della Pasqua, quando si sacrificavano gli agnelli.
E si comprende allora anche il particolare riferito dallo stesso Vangelo: a Gesù non furono spezzate le gambe come agli altri due crocifissi, ma un soldato lo colpì al fianco, da cui uscì sangue ed acqua. È difficile non vedere in questo un’analogia con il trattamento riservato all’agnello della cena pasquale.
La Pasqua cristiana ha le sue radici storiche nell’evento della morte di Gesù, avvenuta in una festa di Pasqua degli anni Trenta, interpretata profeticamente dalla Cena consumata da Gesù con i suoi prima dell’arresto. L’esperienza cristiana della risurrezione, l’incontro con il Signore Gesù risorto e vivo, fa della sua morte e della commemorazione liturgica della Cena un evento di salvezza.

Curiosità:

Perché la data del Natale è fissa (25 dicembre), mentre quella della Pasqua cambia ogni anno, e il prossimo anno sarà eccezionalmente tarda (24 aprile 2011)?
Nel 325 il Concilio di Nicea invitò tutte le Chiese ad allinearsi al calcolo compiuto dalla Chiesa di Alessandria per stabilire quando cade il 14 di Nisan, mese lunare, nel calendario solare. A partire da allora, si celebrò la Pasqua la domenica che segue la luna piena che viene dopo l’equinozio di primavera (tra il 22 marzo e il 25 aprile).

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Ottobre di Catechisti Parrocchiali

Per vedere il sommario di Catechisti Parrocchiali di Ottobre 2010 clicca qui

Per info e abbonamenti:

Quando la Pasqua non finisce…

E anche questa volta i giorni di festa sono finiti! Si torna alla normalità, alla consuetudine, alla routine… per qualcuno sarà un “gran peccato” e per qualcun’altro sarà un “per fortuna”, ma di oggettivo c’è che Pasqua, Pasquetta e tutto ciò che comportano sono ormai “passato”. Se però dopo Natale, tutte le feste sono portate via dall’Epifania, questa volta non è così! Con la Pasqua si spalanca davanti a noi uno dei più straordinari momenti di quell’anno che noi cristiani definiamo liturgico… già liturgico… perchè segnato da azioni di vita, opere, scelte, discernimenti che della Vita diffondono il profumo ovunque… per questo lo chiamiamo “liturgico”. E se di vita possiamo parlare per 365 giorni all’anno, quando, con la Pasqua varchiamo le soglie del prezioso TEMPO PASQUALE allora la vita, diventa un imperativo forte. Non una vita cercata per sbaglio, ma una vita desiderata, cercata, ottenuta attraverso scelte concrete dettate dall’amore, dalla gratuità, dall’audacia del dono e dalla fermezza della determinazione.

Il tempo pasquale diventa una sorta di spartiacque tra chi la Pasqua l’ha vissuta come abitudine e coloro per i quali è stato un reale passaggio da situazioni di morte, di chiusura, di non perdono, di non condivisione, di non accoglienza a scelte segnate dall’apertura, dalla riconciliazione, dalla fiducia rinnovata, dalla stima, dalla voglia di ricominciare, dalla capacità di non arrendersi, da possibilità date nuovamente a se stessi e agli altri, dal perdono, dall’amore, dal superamento dei propri bisogni e desideri da appagare a tutti i costi, da passi concreti… praticamente, dalla VITA!
E di fatto, il profumo che attorno a noi dovrebbe diffondersi è profumo di vita, perchè dalla Vita siamo stati raggiunti e dalla Vita
siamo stati cambiati.

La notte di Pasqua è la celebrazione della vittoria della vita; è passaggio tra le difficili e pericolose acque del vivere ordinario; è esodo da un mondo solo umano a orizzonti più ampi, meno costringenti e paradossalmente più difficili da gestire. Anche noi siamo chiamati a vivere il nostro personale esodo, vigili, indossando i calzari delle nostre personali fragilità. Nella notte di Pasqua l’oscurità viene definitivamente dissolta dal Signore Risorto che su tutta la storia e sull’intera creazione rinnova la sua Promessa d’amore.
Ma solo ognuno di noi, nei suoi piccoli grandi sì, potrà permettere al Risorto di penetrare con la sua luce le tante forme di oscurità e di morte che segnano la nostra vita per dissolverle definitamente.

Sia questo il nostro Sì alla Vita scaturita dalla morte!
Sia questo il nostro Sì al Signore crocifisso e Risorto!
Sia questo il nostro Sì di cristiani che hanno sperimentato e accolto!
Sia questo il nostro Sì definitivo che dona a questi prossimi 50 giorni l’intenso profumo della vita e di una vita riconciliata, salvata, amata, donata per amore!

Auguri a tutti e buon tempo Pasquale!

sr. Ma’

Verso la Pasqua 2010

Per Giovani fino a 30 anni

Una vita fatta dono!
E tu?

Triduo a Roma
in preparazione alla Pasqua

Pasqua è tempo di passaggio, di scoperta, di consapevolezza nuova! E’ uno sguardo puro, trasparente, terso sull’amore di Dio, sulla pienezza del suo dono, della sua vita, sull’offerta totale, sul suo Sì detto per riscattare il mondo da ogni colpa, da ogni forma di peccato. La sua vita è stata ed è un dono pieno! E la nostra?
Desideriamo insieme penetrare le profondità di un amore immenso, quello di Dio! Desideriamo lasciarci portare da Lui oltre ogni nostra attesa, oltre ogni desiderio, oltre ogni noia, oltre ogni ricerca possibile. Oltre tutto per lasciar entrare Lui e la pienezza del suo dono.

Ai giovani al di sotto dei 30 anni, proponiamo pertanto di vivere insieme a Roma, il triduo Pasquale per condividere tempi di preghiera, riflessione, condivisione. L’invito è decisamente aperto! E accompagnato dalla preghiera di tante nostre consorelle, Figlie di san Paolo che, per questi giorni e per ogni giovane offriranno preghiera e sofferenza!

Animatrici: Sr. Mariangela e sr. Silvia, Figlie di San Paolo

Sede: Roma, presso comunità Regina degli Apostoli, Via Antonino Pio, 75 – nei pressi della Basilica di san Paolo fuori le mura. Arrivi previsti entro le 16.00 del 31 marzo e conclusione per le 12.00 del 3 aprile.

Porta con te:

  • Bibbia e quaderno personale
  • Strumento che sai suonare
  • Lenzuola o sacco a pelo e asciugamani
  • tanto desiderio di Dio

Contibuto per il soggiorno: 60.00 euro

Info e contatti per adesioni:

Un amore senza però

Tre giorni con Dio, con la bellezza e l’intensità del suo amore, cofotogruppo.jpgn la forza disarmante di un amore che non mette mai il però a nulla.

Dal 19 al 22 Marzo a Roma, abbiamo vissuto tre giorni di preparazione alla Pasqua. Eravamo in 8, provenienti da Como, Salerno, Napoli, Roma, Pavona (RM). Con noi 4 novizie figlie di san Paolo, sr. Silvia e sr. Mariangela – suore paoline.

Uno è stato l’invito a cui abbiamo risposto… era l’invito che Dio stesso ci aveva rivolto…

«Prima che tu nascessi io ti conoscevo,
prima di formarti nel grembo di tua madre conoscevo già il tuo nome.
Prima che i tuoi occhi si aprissero al mondo,
eri già importante, prezioso ai miei occhi.
Oggi io ti chiamo qui per attirarti a me, per condurti nel deserto
e parlare al tuo cuore, per trasformare ogni valle deserta in terreno fruttuoso
e ogni luogo di sventura in strada luminosa di speranza.
Non mi guarderai più come un Dio dedito al giudizio,
ma mi scoprirai Padre dell’amore e della vita.
Desidero riempire il tuo cuore di luce perché ogni idolo,
ogni ostacolo tra te e il mio cuore possa essere rimosso,
perché ogni durezza possa sciogliersi
e il tuo cuore possa ricordare solo l’amore con cui ti amo.
Io desidero amare chi non è stato amato
e a colui che ha tradito io vorrei dire: vieni, Figlio mio!
Io farò per te un’alleanza eterna, scriverò sulla roccia il tuo nome
e nulla ti allontanerà dal mio amore,
nulla ti cancellerà dal libro della vita.
Ascolta le parole della mia bocca:
siano per te olio che tonifica ogni tuo muscolo,
lampada luminosa per ogni tua scelta,
sostegno e guida sicura nel cammino.
Resta nel mio amore, figlio amato, perché l’intensità dell’amore
con il quale ti amo possa splendere in te come astro lucente
».

 

Nelle notti segnate dal tradimento, nei passaggi bui in cui la distanza, l’abbandono, il dubbio e la voglia di non-sentire la sua Parola prende il sopravvento, c’è il suo amore che continua a scrivere  fedeltà, amore, fiducia… Io mi fido di te. Per te ho dato tutto senza sconti. Per te ho perso la vita… e tu? Ti fidi di me? Cosa sei disposto a peredere?

Abbiamo raccolto le grazie che per noi erano state preparate…
Donaci Signore il coraggio di continuare a sceglierti!

 

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