Ciak, si gira!_Innamorarsi a Manhattan

SCHEDA TECNICA 

Titolo originale: Little Manhattan – Innamorarsi a Manhattan
Genere: Commedia
Regia: Mark Levin
Interpreti: Josh Hutcherson: Gabe; Charlie Ray: Rosemary; Bradley Whitford: Adam; Cynthia Nixon: Leslie; Willie Garson: Ralph; Josh Pais: Ronny; Tonye Patano: Birdie; Mike Chat: se stesso.
Nazionalità: Stati Uniti
Distribuzione: 20th Century Fox
Anno di uscita: 2005
Sceneggiatura: Jennifer Flackett
Fotografia: Tim Orr
Musiche: Chad Fisher
Montaggio: Alan Edward Bell
Durata: 90 min
Tematiche: Amore, Avventura, Bullismo
Adatto a: famiglie, ragazzi

QUALCHE PREMESSA

Nell’ accostarci al film ricordiamo di:

  • Non anticipare mai la trama
  • Se qualcuno dei ragazzi ha già visto il film invitarlo a non dare anticipazioni ai compagni
  • Prevedere almeno due incontri: il primo per la visione del film e le prime “riflessioni ad alta voce”, il secondo per trattare la tematica del film in modo approfondito, prevedendo qualche attività da far vivere ai ragazzi
  • Subito dopo la visione del film  avviare un brainstorming in modo che i ragazzi possano a caldo esprimere:
    • La tematica del film in una sola parola
    • Ciò che li ha colpiti di più
    • Ciò che invece non gli è piaciuto

—> Può essere utile riportare su un cartellone tutte le parole dette dai ragazzi in modo da poterle avere “sott’occhio” nell’incontro successivo.

ENTRIAMO NEL FILM 😉

TRAMA

New York. Manhattan. Gabe ha quasi 11 anni e si è sempre interessato solo di basket e videogiochi. Per lui e per i suoi compagni le ragazze sono da tenere lontane perchè il solo contatto basta per far “venire i pidocchi”. Poi, improvvisamente, al corso di karate Gabe incontra Rosemary, ragazzina vispa e vivace che in realtà conosce dai tempi dell’asilo, ma è proprio durante gli allenamenti che, per la prima volta, inizia a guardare l’altro sesso con occhi diversi e interessati. Da qui inizierà a capire e scoprire le gioie e le ansie della prima cotta della vita.

FOCUS ON

Il film ci invita a riflettere non solo sulla tematica dell’amore, ma soprattutto sui cambiamenti psicologici e fisici, che i ragazzi vivono durante la preadolescenza. Gabe potrebbe essere Alessio, Luigi, Massimo, insomma uno dei ragazzi del gruppo che seguiamo. Proviamo perciò a guardare la storia di Gabe e Rosmary come se a viverla fosse uno dei “nostri” ragazzi.

Focalizziamo l’attenzione su alcuni elementi mettendo in parallelo ciò che vivono i protagonisti con ciò che possiamo far vivere ai nostri ragazzi.

—> CAMBIAMENTI ESTERIORI

Gabe conosce Rosmary da quando frequentava l’asilo nido, ma solo dopo i 10 anni quando è con lei, inizia a sentire degli “strani rumori allo stomaco”; non è più abile nelle sue solite attività fisiche (giocare a basket, calciare il pallone, andare in monopattino…); cambia taglio di capelli; si guarda allo specchio; si interessa del suo aspetto fisico.

Invitiamo i ragazzi a cogliere i propri cambiamenti fisici! Non serve andare tanto dietro nel tempo, intorno i 10/11 anni i ragazzi, e soprattutto le ragazze, cambiano velocemente. Invitiamoli allora a pensare se stessi  prima e dopo l’estate, l’anno prima e l’anno dopo. Ognuno, avendo un foglio e una penna a disposizione può dividere il foglio in due, nel senso verticale e su una colonna scrivere PRIMA, su un’altra DOPO, così da elencare almeno tre elementi del proprio fisico di cui hanno notato il cambiamento. (Es. PRIMA: più basso, senza peli, seno piatto… ; DOPO: più alto, la prima peluria, il seno inizia a crescere…).

—> CAMBIAMENTI INTERIORI

Gabe inizia a sentirsi diverso, non capisce le strane sensazioni che prova quando è con Rosmary, non gli interessano più solo i videogiochi, lo sport, gli amici “maschi”. Inizia ad avere divergenze di opinioni coi genitori; dice  qualche bugia pur di stare con Rosmary; vuole un taglio di capelli “da grande”  non fatto dalla mamma. Non sa gestire quello che prova, vorrebbe dichiararsi ma ha paura.  

Sullo stesso foglio invitiamo i ragazzi a scrivere tre cambiamenti legati al carattere, riportando magari degli esempi pratici per facilitarli. (Es. PRIMA: la mamma sceglieva i vestiti per me secondo i suoi gusti; raccontavo ai miei genitori ogni cosa; non parlavo mai…; DOPO: decido cosa indossare, ho i miei gusti; sono diventato più silenzioso; sono diventato meno timido…).

—> DIFFERENZE RAGAZZO/RAGAZZA

Gabe e Rosmary pur essendo coetanei hanno un modo diverso di vedere le cose.

Portiamo il gruppo a cogliere le
differenze tra i due sessi: il modo di vivere il rapporto ragazzo/ragazza; il maturare prima delle ragazze (è vero? siamo d’accordo?…).

—> SEGNALI NON PAROLE

Gabe non riesce a esprimere a parole i sentimenti che prova, capisce di essere innamorato leggendo i segnali che il suo corpo lancia.

Incoraggiamo i ragazzi a leggere i segnali del proprio corpo; invitiamoli a esprimere in parole quello che provano in determinate situazioni, per esempio quando vedono la persona che gli piace o semplicemente quando ascoltano il loro cantante preferito o, ancora, quando si incontrano con il proprio migliore amico. Questo è un modo utile per educare i ragazzi a esprimersi, a dar voce a quello che provano. Gli altri non sempre riescono a leggerci nel pensiero e questo può creare incomprensioni (come accade ai due protagonisti del film ma anche ai genitori di Gabe).

—> SOTTOLINEARE IL POSITIVO

Il film non ha propriamente un lieto fine, le strade di Gabe e Rosmary si separeranno e Gabe sostiene che “l’amore è una cosa orrenda a cui credono solo gli stupidi… e alla fine cosa ti resta? nient’altro che una manciata di MAGNIFICI ricordi, ricordi INCANCELLABILI. Ricordi che però Gabe non può che definire MAGNIFICI, ricordi che porterà dentro, ricordi che hanno segnato la sua vita. Nonostante le loro strade si separeranno il film si conclude sottolineando il positivo della storia tra i due protagonisti attraverso una carrellata dei momenti che hanno trascorso insieme.

I ragazzi del gruppo hanno già vissuto il loro primo amore? Sì? Come l’hanno vissuto? No? Come lo immaginano? Sia che i ragazzi siano o non siano stati innamorati, aiutiamoli a riflettere sul fatto che
ogni esperienza anche se non ha un lieto fine, arricchisce la nostra vita, ci aiuta a crescere, ci dona qualcosa che resterà sempre nostra. Proprio a tal fine proviamo, almeno per un attimo, a spostare l’attenzione dei ragazzi dalla storia di Gabe e Rosmary, a quella dei genitori di Gabe. Per tutto il film vivono separati in casa eppure conservano in sé il ricordo di tanti bei momenti vissuti insieme tanto che il riparlarne, seduti sul letto, riaccende quella fiamma d’amore che negli anni sembrava essersi spenta.

TEMATICHE COLLATERALI

Dal film emergono una serie di altre tematiche che seppur messe in secondo piano, in realtà influenzano la vita di Gabe: la separazione dei genitori; l’importanza del dialogo (Gabe capirà dagli errori dei genitori che è importante esprimere quanto si prova, pur rischiando di non ottenere ciò che si vuole e, proprio grazie al dialogo, si intuisce che i genitori cominceranno a riavere un rapporto); il bullismo subito dal compagno più grande; la solitudine di Rosmary, che pur vivendo in una famiglia per Gabe “perfetta”, in realtà passa tutto il tempo tra una lezione di ballo e una di musica insieme alla tata.

IN PRATICA: L’IDENTIKIT!

Una semplice attività per aiutare i ragazzi a riflettere ulteriormente su se stessi e sui cambiamenti propri e dell’altro sesso,  attraverso la collaborazione con gli altri componenti del gruppo!

A partire dalle riflessioni emerse durante l’incontro, utilizziamo i tanti foglietti compilati dai ragazzi per ricavare 4 identikit:

  1. bambino di 7/8 anni
  2. ragazzo di 11/12 anni
  3. bambina di 7/8 anni
  4. ragazza di 11/12 anni

Possiamo invitare i ragazzi a lavorare in gruppi di circa 4/5 membri (misti di ragazzi e ragazze) in modo che tutti possano essere coinvolti e ogni gruppo possa elaborare uno dei 4 identikit attraverso un disegno o  una sagoma, costruita ritagliando cartoncini o una carta d’identità o una piccola rappresentazione scenica… I ragazzi hanno una grande creatività che va incoraggiata ma è sempre buono avere delle modalità da poter suggerire lì dove i ragazzi dovessero trovarsi a corto d’ idee. Ogni gruppetto a fine lavoro presenterà il proprio identikit che fungerà da sintesi per la tematica affrontata e magari da spunto per un ulteriore dibattito 😉

Ricordate ai ragazzi che dagli identikit devono emergere le caratteristiche che sono emerse durante il dibattito e le riflessioni che hanno seguito il film!

OKKIO!

  • Non dimentichiamo che pur conoscendo i ragazzi da un paio di anni, i cambiamenti avvengono spesso in modo repentino perciò guardiamo sempre con occhi “nuovi” i ragazzi pronti a conoscerli in ogni loro cambiamento
  • Non tutti i ragazzi hanno già avuto la loro prima cotta perciò attenzione a non farli sentire dei “diversi”, come se fosse impossibile che ancora non gli piaccia una ragazzina
  • Non sminuire e non ritenere esagerato quanto provano i ragazzi! Per loro tutto è amplificato: i sentimenti, il tempo… (per Gabe 2 settimane e mezzo sono un’eternità così pure due giorni senza vedere Rosmary)
  • Sebbene Gabe sia un ragazzo, per le ragazze il modo di vivere la prima cotta non è molto diverso

Dalia Mariniello

Scarica l’intero articolo da poter leggere comodamente su file, fotocopiare, consegnare agli animatori in parrocchia o agli insegnanti

—> Scheda del film Innamorarsi a Manhattan<—

Puoi trovare il dvd di Innamorarsi a Manhattan —> QUI 😉 <—

CATECHISTI PARROCCHIALI – Novembre 2012 – IN AVVENTO SULLE STRADE DELLA PAROLA

IL PAPÀ BUONO

Azione Cattolica dei Ragazzi

Dio nessuno l’ha mai visto.
Come può farsi conoscere dai bambini?
Egli parla di sé attraverso le persone, i fatti e le cose.
Dio è amore e tutti i gesti di amore hanno radice in lui.
L’incontro dei bambini con la tenerezza
che Dio ha per tutte le creature
avviene attraverso i gesti di bontà degli adulti.

In questo incontro si intende accompagnare i bambini a riconoscere la presenza di Dio Padre, che ama incondizionatamente tutti i suoi figli, e a scoprire la preghiera con la quale ci rivolgiamo a Dio, chiamandolo affettuosamente: Padre nostro. Gesù stesso ce l’ha insegnata, esprimendo, con «cuore di Figlio», quanto è importante dire a Dio, per stabilire una relazione intima e di amore co lui, nostro «Papà», e collaborare con lui.

Il seguente racconto, proposto all’inizio dell’incontro di gruppo, si può riprendere, poi, in famiglia, o in altri momenti:

Papà Carlo, quella domenica pomeriggio, approfittando della bella giornata di sole, decise di liberare la stanza del giardino, piena di tante cose ingombranti e inutili, per fare un po’ di ordine. Il piccolo Filippo, nel frattempo, era sul prato a giocare con il suo nuovo monopattino colorato. Distratto dai tanti rumori che provenivano dalla stanza, curioso, si affacciò alla finestra per guardare il suo papà e capire cosa stesse facendo immerso fra tanti cartoni. Carlo, mentre trasportava una vecchia sedia fuori dalla stanza, scorse la testolina di Filippo con i suoi occhioni dubbiosi che cercavano con fatica di investigare.
«Filippo, curiosone, che stai facendo?». «No, niente papà, volevo capire cosa ci fai con tutte queste cose». Carlo, con il sorriso sul viso, lasciò la sedia fuori dalla stanza, prese in braccio il suo piccolo Filippo e lo portò all’interno del magazzino disordinato. «Vedi, Filippo, in questa stanza ci sono tante cose che non servono più, ed è arrivato il momento di fare un po’ di ordine. Vuoi aiutarmi?». «Certo, papà, mettiamoci al lavoro!». Carlo ritornò a mettere in ordine le sue mille cianfrusaglie, mentre Filippo ne approfittò per perlustrare la stanza. Fu subito incuriosito da uno scaffale pieno di cassetti: tanti piccoli tesori da scoprire e, aprirli, sarebbe stato un bellissimo gioco da fare. Filippo iniziò ad aprirne uno per volta, lentamente, e scoprì che alcuni erano vuoti, ma pieni di polvere, altri contenevano vecchie macchinine che non attirarono la sua curiosità.
Arrivato all’ultimo cassetto, aprirlo si rivelava davvero impossibile.
C’era qualcosa all’interno, più grande, che bloccava la fuoriuscita. «Papà! Vieni ad aiutarmi!». Carlo accorse e, con un po’ di sforzo, riuscì a tirar fuori il vecchio cassetto. All’interno, c’era una scatola ormai stropicciata, che fece sorridere Carlo e corrugare la fronte di Filippo. «Papà, cos’è questa vecchia scatola?». «È la scatola che conserva il mio gioco preferito da bambino e non sapevo che fosse conservata ancora qui. Che ne dici se giochiamo insieme?».
Carlo iniziò a spiegare a Filippo: «Questo gioco lo ha realizzato il mio papà per presentarmi una persona speciale; una persona che ci copre tutti di un amore infinito, con la stessa passione con la quale io e la mamma vogliamo bene a te, piccolo Filippo. Questa persona si chiama Dio: egli ha creato il cielo e la terra, ha creato noi persone umane e ci dimostra il suo amore ogni giorno. Vuole essere chiamato semplicemente “Papà” da noi, suoi figli, perché lui, nella sua grandezza ci dona il suo amore immenso di Padre, e ci vuole bene molto più di quanto un padre riesca ad amare il suo figlio, di quanto io voglio bene a te, Filippo. Il nostro compito, ogni giorno, è quello di seguire le sue indicazioni e affidarci a lui».
Filippo, affascinato dalle parole del padre, disse: «Papà, non perdiamo tempo… Ho tanta voglia di conoscerlo!». «Bravo, Filippo, è arrivato il momento di aprire questo gioco e scoprire la preghiera con la quale ci rivolgiamo a Dio come figli amati. Chiamiamo anche la mamma e i nonni?». «Sììì!». Filippo e la sua famiglia iniziarono a giocare in giardino insieme. A conclusione si presero per mano e insieme pregarono: «Padre nostro, che sei nei cieli, sia fatta la tua volontà».
ATTIVITÀ

Con l’attività ludica si aiutano i bambini a entrare nei contenuti proposti. Questo momento di gruppo, si riprende, poi, in famiglia.
Il catechista spiega con semplicità le regole (sono quelle del «gioco dell’oca» con alcune modifiche, indicate nella scheda che potrete consultare all’interno della rivista) e, man mano, coinvolge i piccoli a leggere le immagini quando il loro segnaposto occupa le rispettive caselle. Egli ha cura di far ripetere ai bambini la frase della preghiera del Padre nostro che è indicata in ogni casella che loro occupano.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Novembre di Catechisti Parrocchiali, dove è anche possibile vedere come creare il gioco.

Per info, abbonamenti e novità:

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Uno scandaglio per scoprire se stessi – Itinerari musicali di catechesi/3_L’Intelletto

Qualche premessa: 

INTRO:
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Intelletto e scandaglio, scoprire e dare senso: questi sono i binari su cui mi piace orientare il nostro percorso. Un itinerario, quello che stiamo per affrontare, che potrebbe condurre i ragazzi a rientrare in se stessi e a dare senso, valore, scoprire innanzi tutto le ricchezze che ciascuno porta dentro, il proprio cuore con tutte le lotte che deve sostenere, e ciò che odia e che ama.
Senza dare troppe spiegazioni, l’incontro lo si potrebbe iniziare facendo ascoltare
 –Scava un po’più a fondo, brano tratto dal film di animazione La principessa e il ranocchio; o, se possibile, si potrebbe far vedere la sequenza del film collegata al brano musicale.[…]
I ragazzi che cosa credono riguardo al dono dell’intelletto? A cosa potrebbe servire? Ad essere più intelligenti? Soltanto a questo? Se intelletto significa intus-legere (leggere dentro), che collegamento esiste tra il dono dello Spirito e la risposta data da Mama Odie nel film/canzone? «Se scaverai un po’ più a fondo, scoprirai chi sei, ti sentirai ok! Cerca di conoscere chi sia il vero te, sarai felice, altroché! Tu credi che la felicità dipenda da ciò che hai, ma finora questa strana idea ti ha portato solo guai, guarda bene dentro te, cogli l’opportunità!». Passare dal fuori al dentro; da ciò che gli altri vedono di me a ciò che sono e sento: questo è necessario.
L’intelletto è la capacità/possibilità di scavare dentro se stessi, per scoprire il valore e il senso di ciò che c’è, di tutte quelle ricchezze interiori, di quegli ostacoli, di quelle esperienze che ci rendono unici. […]
Successivamente si fa ascoltare
– Gli ostacoli del cuore, di Elisa-Ligabue.[…]
Gli amici, le delusioni, le paure, i sogni… sono presenti o sono ancora da scoprire? Come camminare tra gli ostacoli del cuore, se proprio nel cuore dobbiamo arrivare?
Si propone a questo punto la terza canzone del percorso, la conclusiva. 
È uno straordinario testo di Mariah Carey, cantante statunitense: Hero.
«There’s a hero… (C’è un eroe)», afferma l’autrice, «C’è un eroe se guardi nel tuo cuore, non devi avere paura di quello che sei; c’è una risposta se cerchi nella tua anima e il dolore che conosci si scioglierà…».Hero è colui che arriva da lontano e dà la forza di non mollare, di mettere da parte ogni paura, di guardare dentro se stessi e trovare la verità. Hero potrebbe essere il nostro scandaglio? Il nostro eroe, che ci fa scoprire il senso di tutto, leggere ciò che è dentro di noi, senza lasciarsi frenare, bloccare, arrestare sulla porta del nostro cuore? Hero potrebbe, allora, essere l’intelletto: quel dono così particolare dello Spirito che, solo, può spingerci fino alla verità di noi stessi, per guardare e dare voce e senso al bello e al brutto, al buono e al difficile, al duro e al possibile.  [Continua…]  

Sr.   Mariangela Tassielli, fsp

Scarica l’intero articolo:

—>>> Scoprire se stessi – Intelletto<<<—

L’intero itinerario è tratto dalla rivista Catechisti Parrocchiali, itinerario annuale settembre – maggio: i doni dello Spirito. Estratto per la rubrica Itinerari musicale di Catechesi su www.canatalavita.com. Destinatari cresimandi, adolescenti, giovani. Per richiedere l’annata 2010 completa scrivere a: abb.riviste@paoline.it

ARCHIVIO POST “I DONI DELLO SPIRITO”

Liturgia di domenica 11/11/2012 XXXII T.O.- con suggerimenti per catechisti

“Questa vedova, nella sua povertà,

ha dato tutto quello che aveva”

E questa donna, vedova, senza diritti, sola, nel suo semplice dare diventa per noi immagine di una santità fatta di gesti semplici, ma proprio per questo radicali.

Vi proponiamo, in questo mese iniziato nel segno della santità, con la solennità di Tutti i Santi, di aiutare i ragazzi, soprattutto se adolescenti, ma non solo, a riflettere sul senso della santità, e di una santità possibile a tutti coloro che credono, che si fidano, che giocano la carta dell’amore.

Ecco allora, una foto-preghiera, che potrebbe essere data ai ragazzi e pregata insieme, all’inizio o alla conclusione di ogni incontro, durante tutto il mese. Santi, si può! – il titolo della preghiera, vi aiuta a cogliere, e a far cogliere ai ragazzi, la giusta dimensione della santità cristiana, poco avvezza alle nicchie e agli eroismi, e molto più caratterizzata dalla quotidianità, dalla semplicità, da un sì detto con tutto il cuore e con tutte le energie a Dio. Per questo, non solo è possibile diventare santi, ma per un cristiano la santità è risposta alla chiamata del Signore. Lui ci chiama ad accogliere nella nostra vita il suo amore; ci chiama a spalancare le porte del cuore; ci chiama ad avventurarci sui suoi sentieri.

Le preghiera può essere scaricate in pdf, fotocopiata e data ai ragazzi.

Scarica la preghiera: Santi si può!

Inoltre per te, Catechista, altri suggerimenti per la liturgia della Domenica

Mc 12,38-44

In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

Trasformare la Parola in preghiera

Insieme: Signore tu sei il Padre di tutti e non puoi sopportare che tanti tuoi figli vivano nella miseria, mentre una piccola parte nuota nell’abbondanza. Donaci di saper spartire il cibo della terra perchè tutti abbiano il necessario. Amen. [Roberto Laurita]

Da Catechisti Parrocchiali n.8, Novembre 2012:

  • pag. 12 – 13: Una scheda per valorizzare la presenza della Bibbia nella stanza della catechesi e in famiglia perchè non sia considerato un semplice libro ma “il LIBRO
  • pag. 20 – 21: percorso d’Avvento “Con Maria , donna di fede, accogliamo Gesù”: percorso di preghiera da fotocopiare, piegare e portare con se 🙂
  • pag. 22 – 24: Il Vangelo nella vita: dinamiche e attività da far vivere ai ragazzi
  • pag. 32: il Cruciverba delle beatitudini
  • Tanto altro ancora… 😉

Segui anche la nostra rubrica: BuonaDomenica! – Riflessioni sul Vangelo domenicale per prepararsi a vivere nel migliore dei modi l’incontro con Gesù eucaristia. Online ogni sabato mattina!

E se vuoi vedere i nostri sommari e qualche articolo vai sul minisito Paoline

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Buona domenica! – XXXI del T.O. – Anno B

… Amerai …

Dal Vangelo di Marco (Mc 12, 28-34)
  XXXI Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

Siamo ciechi e mendicanti. Ai margini della Storia possiamo passare il tempo a rassegnarci o a piangerci addosso o, come Bartimeo, gridare a squarciagola il nostro dolore, senza rassegnazione. “Tempo sprecato” ci dice il mondo attorno a noi. Il Nazareno, invece, sente il nostro grido e ci manda a chiamare. Guariti nel profondo, fatta luce nella nostra vita rabbuiata, seguiamo Gesù per la strada, dicendo agli altri mendicanti: “Coraggio, alzati, il Signore ti chiama”. Questa è la Chiesa: un popolo di ex ciechi, ma ancora mendicanti, che gioiscono nel raccontare ad ogni uomo il volto compassionevole di Dio.
Nella splendida festa dei santi abbiamo guardato avanti, lasciando emergere in noi la nostalgia della santità possibile. E in quella luce abbiamo accolto la buona notizia di Dio riguardante il destino di chi amiamo e non c’è più. Ora Marco, che ci ha accompagnato quest’anno, ci sta per salutare. Ma, prima, ancora assesta qualche poderosa zampata.

CATECHISMO
Qual è la cosa più importante della vita e della fede? La domanda del nostro amico scriba è, in fondo, la domanda, l’unica vera domanda che vale la pena di porsi e a cui rispondere. Per cosa vale la pena di vivere? La domanda che portiamo nel cuore, tutti, necessita di una risposta, prima o poi. Come Bartimeo, cieco, anche noi mendichiamo una risposta e non troviamo il senso dentro noi stessi, abbiamo bisogno che qualcuno ce la doni. È il punto di partenza per ogni ricerca, per ogni vita: cercare, chiedere, ammettere con disarmante semplicità che siamo fragili e non troviamo in noi stessi una qualche ragione per vivere.
Lo scriba è più interessato a far sfoggio di cultura che a mettersi in discussione, in lui la Parola si è inaridita ed è diventata ricerca di approvazione, non inquietante interrogativo. Non c’è tensione nella sua domanda, ma esercizio di retorica; sa, ma non vive, conosce, ma non ha ancora spalancato in sé l’amore. La sua è una discussione teologica, come molti vuole districarsi negli oltre seicento precetti che il pio israelita era tenuto a vivere quotidianamente.
Qual è il senso della vita, Maestro Gesù? E Gesù sorride, benevolo, e spiega: “lasciati amare, amati, ama”.

LASCIATI AMARE
Lasciati amare da Dio, anzitutto.
Può l’amore essere un comandamento? Posso comandare di amare Dio? È un controsenso! L’amore è scelta, è libertà, è sentimento, emozione, passione travolgente. Posso rispettare, temere, ma non amare, se vi sono costretto. Esiste una verità semplice, un comandamento prima del primo, un comandamento zero, un comando soggiacente a tutta la Scrittura: lasciati amare. Dio ci ama, quando lo capiremo? Ci ama senza condizioni, senza possesso, senza fragilità. Ci ama non perché meritevoli (che amore è un amore che pone condizioni?), non ci ama perché buoni ma, amandoci, ci rende buoni. Gesù è morto per affermare questa certezza, ci ha creduto e ne è morto.

AMATI
La seconda condizione per cui vivere: ama te stesso. Quando Gesù afferma di amare il prossimo come se stessi, ci obbliga a guardare il rapporto che abbiamo col nostro dentro, col nostro intimo. Amati, cioè accetta ciò che sei, i tuoi limiti, le tue parti oscure. Un falso cristianesimo ci impedisce di gioire di noi stessi, vedendo in questo atteggiamento un atto di egoismo. L’egoismo è, invece, non accettare il proprio limite, volere accaparrare invece di fare della propria vita un dono. L’egoista appare, si sforza di vendere un’immagine di sé che gli impedisce di diventare autentico e di gioire. Siamo dei capolavori, dei pezzi unici, pensati dall’eternità. E la vita è l’opportunità per scoprirlo, per vedere i doni che Dio ci ha donato per i fratelli. Ma si può fare, sul serio, guardarsi come ci vede Dio, non come il nano delle nostre paure né il gigante dei nostri sogni, ma come persona che Dio ha pensato e amato. Allora posso amare dell’amore che ho ricevuto e che ha trasfigurato il mio cuore, allora posso davvero vivere riconciliato nel profondo con il fratelli.

AMA
Infine il Maestro ci dice: ama.
Ama Dio perché ti scopri teneramente amato, amalo perché te ne innamori, amalo come riesci, ma tutto, interamente. Non esiste l’amore puro, non esiste il gesto totale, il nostro amore, spesso, è vincolato, fragile, appesantito. Pazienza: tu ama con tutto ciò che riesci, come riesci, ama senza paura.
Eccolo il segreto, amici. Scoprire di essere amati, di essere amabili, di diventare capaci di amare nel nostro modo un po’ grossolano e fragile. Dio ci rende capaci di amore, di luce, di pace, di essere segno e dono, di donare, di contrastare la logica di questo mondo. Non l’amore possessivo e di fusione, ridotto ad emozione che oggi ci viene venduto. Ma l’amore adulto e posato, forte e tenace di chi sceglie di farsi carico di sé, degli altri, del mondo.
Difficile, vero.
Si ha l’impressione di nuotare controcorrente.
Ma nel fiume solo i pesci morti seguono la corrente.

(PAOLO CURTAZ)


°°
Cantautori °°
Ascoltate o scaricate il canto Amore più vero
per riflettere, in musica, sul Vangelo di oggi e… sull’Amore 😉

RAGAZZI & DINTORNI – Ottobre 2012 – “… in Dio Padre”

DIO PADRE O MAGIA E STELLE?

di Fausto Negri

Lo scrittore inglese Gilbert Chesterton amava ripetere: «Mettendo da parte Dio, si ha l’illusione di non credere più in nulla. In realtà, si comincia a credere a tutto». Pare incredibile, ma in un’epoca in cui ragazzi e adulti sembrano indifferenti all’autentico messaggio religioso, si seguono al mattino, nell’ora di pranzo e a tarda notte gli astrologi con i loro oroscopi. In una società tecnologica come la nostra, dove solo ciò che è scientifico pare avere valore, milioni di persone si affidano alle stelle per conoscere che ne sarà della salute, del lavoro, dei propri affetti e amori.

Una volta c’era Mago Merlino; poi è arrivato Gandalf nel «Signore degli anelli»: due maghi buoni e combattivi.
Negli anni 1960-1970 i fumetti si sono sbizzarriti con Mandrake, un illusionista, e con personaggi con poteri paranormali, come Satanik, Superman, l’Uomo Ragno… È arrivato, poi, Albus Silente, il famoso mago, preside di Hogwarts, amico e protettore di Harry Potter. Molti romanzi con la presenza di maghi sono percorsi iniziatici: rappresentano il cammino dal mondo infantile a quello adulto. Harry Potter, ad esempio, alla fine del suo percorso non ha più bisogno di bacchetta magica: per vincere il «Signore oscuro» deve donare la propria vita. Molti di questi personaggi sono innocui o eroi positivi.

Il problema odierno sono i maghi in carne e ossa. Tanti si sentono talmente in balìa del destino da volersi assicurare il futuro attraverso i tarocchi, la lettura della mano, gli oggetti scaramantici. Su internet è in vendita «il kit del mago», per diventare un mago «fai-da-te». Impazzano videogiochi e film a soggetto esoterico. Witch, mensile della Disney, invita gli adolescenti a leggere «il futuro nel the» o a scoprire «incantesimi per conquistare chi sai tu». Temi simili abbondano nelle più popolari riviste per teenagers.

Il pensiero magico si fonda sulla credenza che Dio e le forze occulte della natura possano essere costretti ad agire secondo le prospettive umane. Il divino appare a portata di mano in determinati tempi e luoghi, rievocabile mediante la ripetizione di gesti, formule, riti. Credere nel potere magico è affidarsi a qualcosa di estraneo alla propria vita e rinunciare a impegnarsi per raggiungere un obiettivo, delegando al «potere» del mago di turno.

L’amore di Dio, invece, non è necessario guadagnarlo: Dio, Padre buono, te lo dona, così come ti ha donato la vita. Ti auguro una fede che ti scaldi il cuore, rendendolo capace di amare. La fede autentica è come la pioggia che, penetrando nel terreno, lo rende fecondo e crea vita.

                                                                              ATTIVITÀ
Si stima che in Italia, maghi, guaritori e astrologi sono almeno 150.000; ogni giorno si rivolgono a loro più di 35.000 persone. Si può realizzare con i ragazzi una ricerca in internet, per analizzare questi dati e individuare quale «tipo di persone» si rivolge ai presunti «dotati».
Dopo aver analizzato i dati raccolti, ci si sofferma con i ragazzi su una domanda che sarà poi lo spunto per una riflessione, breve e semplice: tu a cosa credi? O meglio: tu in chi credi?

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Ottobre dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

 

Per info, abbonamenti e novità:

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Liturgia di domenica 04/11/2012 XXXI T.O.- con suggerimenti per catechisti

“Amerai il tuo prossimo come te stesso”


Mc 12,28b-34

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi». Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Per te catechista, che scegli di usare anche l’immagine per aiutare i tuoi ragazzi a entrare nel dinamismo del Vangelo.

1. Leggete una prima volta il Vangelo con i ragazzi
2. Prima di proporre l’immagine, vi suggerirei di chiedere in modo diretto ai ragazzi: 

  • cosa significa per te “Amare il Signore”?
  • perché, secondo te, il comandamento mette prima l’amore a Dio e poi quello verso i fratelli?
  • cosa significa, nei fatti, amare con tutto il cuore, con tutte le forze, con tutta la mente?
  • si può amare sempre tutti con l’intensità di cui parla in Vangelo?

Ascoltare, con attenzione, ciò che i ragazzi risponderanno è un importante punto di partenza!

3. Leggete ora con i ragazzi l’immagine:

  • Quante volte abbiamo visto una scena simile? E quante volte abbiamo fatto finta di non vedere?
  • Il Vangelo lega inscindibilmente all’amore a Dio, l’amore verso il prossimo, verso colui che ci è vicino… perchè? Perchè non si può amare Dio senza dover necessariamente trasformare tutto questo in servizio, in apertura all’altro, in dono o in perdono?
  • A guardare alla nostra società cristiana si potrebbe dire che una certa idea di cristianesimo ci ha convinto a gestire la fede, come un rapporto intimo e privato, da gestire al massimo in Chiesa, ma solo tra me e Dio. Eppure, stando alla Bibbia sembrerebbe che Dio non sia molto d’accordo.
  • Prima Dio Padre nell’Antico Testamento e poi Gesù hanno svelato il segreto di un amore che non sa farsi i fatti suoi, non sa chiuedere le porte, non sa e non vuole fare finta di non vedere. Non a caso il più grande comandamento unisce Dio e il prossimo.
  • Dio si è avvicinato all’uomo, fino a morire per la nostra salvezza, ora chiede a noi di avvicinarci a Lui… ma ci è possibile solo amando.
  • Ritorniamo ancora a guardare l’immagine proposta: non dare per scontato di essere colui che cammina, potresti essere anche colui che chiede… in quel cestino non sempre si aspettano soldi, a volte si può aspettare felicità, perdono, amore, amicizia, solidarietà, attenzione fraterna. Tu cosa chiedi a chi ti si avvicina? Ci sono domande che non si fanno con la voce, ma spesso con atteggiamenti inconsapevoli… prova a guardare il tuo cestino… tutti ne abbiamo uno…
  • E ora metti dall’altra parte, perchè in fondo tutti passiamo accanto ad altri.. ma tu oggi, chiedi a te stesso: “Io come mi faccio vicino?”, “Come guardo mio fratello?”, “Con quale atteggiamento ascolto le sue richieste di vita?” – Ho mai guardato negli occhi, chi mi tende le mani, o mi apre il cuore? Ho mai regalato tempo a un mio amico/a solo/a?
  • E se l’amore di Dio diventasse vero solo nell’amore verso tutti gli altri?

4. Rileggere insieme il Vangelo
5. Aiutare i ragazzi a farne risonanza in gruppo
6. Trasformare la Parola in preghiera

Insieme: Tu sei unico, mio Dio, e in nessun altro c’è la sorgente della verità, della giustizia e della vita. Donaci di ricambiare l’amore che ci offri e di vivere da fratelli. Amen. [Roberto Laurita]

Destinatariadolescenti e giovani

Suggerimenti per la lettura dell’immagine
a cura di Sr. Mariangela Tassielli, fsp

Da Catechisti Parrocchiali n.8, Novembre 2012:

  • pag. 12 – 13: Una scheda per valorizzare la presenza della Bibbia nella stanza della catechesi e in famiglia perchè non sia considerato un semplice libro ma “il LIBRO
  • pag. 20 – 21: percorso d’Avvento “Con Maria , donna di fede, accogliamo Gesù”: percorso di preghiera da fotocopiare, piegare e portare con se 🙂
  • pag. 22 – 24: Il Vangelo nella vita: dinamiche e attività da far vivere ai ragazzi
  • Tanto altro ancora… 😉

Segui anche la nostra rubrica: BuonaDomenica! – Riflessioni sul Vangelo domenicale per prepararsi a vivere nel migliore dei modi l’incontro con Gesù eucaristia. Online ogni sabato mattina!

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E Gesù disse: “Beati voi!” – incontri online/ottobre 2012_Step1

Benvenuti, cari amici, al primo dei nostri incontri:

E Gesù disse: “Beati voi!”

L’anno della fede si è aperto davanti a noi, invitandoci a percorrere, con rinnovata convinzione e più certa consapevolezza i sentieri della fede in Gesù Cristo… sentieri lastricati di salvezza, di pienezza, di gioia e felicità. Eppure spesso la via dell’amore per eccellenza viene coperta da uno spesso strato di apatia, di noia, di dovere, di senso di colpa.

Noi crediamo che la fede sia un’esperienza personale di fiducia in colui che da sempre ci ama e che, per amore ci ha salvato. Non vogliamo ridurla e elenco di doveri. Non crediamo sia lecito fare della fede in Gesù Cristo una bandiera di privilegio. Quei sentieri di fiducia, vogliamo percorrerli insieme, per far risuonare, con tutto il suo carico di novità, l’annuncio del Vangelo, come annuncio di una felicità possibile.

Cristiano non è colui che sopporta in funzione di un premio, ma è colui che fa della fede uno stile di vita, della fiducia in Dio una certezza… per questo è beato, per questo la felicità, è possibile.

Maria, donna della gioia diventi per noi il grande modello cui riferirci… lei che più di ogni altro ha ascoltato l’annuncio nuovo della pienezza e lo ha custodito nella propria vita.

Buon cammino a tutti voi, cari amici, e che le parole di Gesù Cristo, Signore della nostra vita, diventino in noi, ogni giorno più vere !

Video – catechesi

Maria donna della gioia
Preghiera conclusiva

Maria, donna della gioia,
testimone fedele di una felicità nuova,
fa’ risuonare in noi il Vangelo, Gesù Cristo,
come annuncio di vita e di pienezza.

Aiutaci a sentirci parte di un progetto d’amore
che, in Gesù ci raggiunge e ci apre
a proposte di felicità inaudite.
Rendici consapevoli di non essere al mondo per caso;
rendici certi di abitare nel cuore di Dio,
per permettere a lui di abitare in noi.

Invoca per noi lo Spirito di Dio
perché ci renda poveri di certezze,
determinati nel credere,
audaci nel togliere ogni maschera
per fidarci di colui che, da sempre e per sempre,
ci custodisce come perle preziose. Amen

Invocando Maria, ognuno senta di essere in comunione ecclesiale, con tutti i fratelli e sorelle che in ogni parte del mondo, lodano e danno gloria al Padre, in Gesù Cristo nostro Signore. Lo Spirito sia per noi fortezza nel cammino!

Felicità e Vangelo
sono un connubio esplosivo e rivoluzionario
che ancora in molti preferiscono tenere disinnescato.
L’unico vero pericolo nell’innescarlo è di essere essere travolti
da radiazioni di amore e solidarietà universale, che riconoscono nell’altro,
null’altro se non riflessi intensi del volto di Dio.

Per saperne di più scrivi a:

Sr Mariangela: m.tassielli@paoline.it

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Inoltre se hai meno di 30 anni ti proponiamo il gruppo facebook:

GEP – Giovani Evangelizzatori Paolini

Se desideri vivere momenti di preghiera ti consigliamo il libro: Attirerò tutti a me – Adorazioni eucaristiche per ogni tempo dell’anno. Autore: Suor Mariangela Tassielli – Ed. Paoline

Ti auguriamo buon cammino e buon tutto!

 

Buona domenica! – XXX del T.O. – Anno B

Cominciò a gridare e a dire:

«Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!»

Dal Vangelo di Marco (Mc 10, 46-52)
  XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

Gesù sta per salire a Gerusalemme. Meno di trenta chilometri lo separano dalla sua morte. L’ultima tappa, Gerico, conclude la parte centrale del vangelo di Marco. Nelle ultime settimane abbiamo letto i tanti discorsi che Gesù ha fatto ai suoi discepoli, temi centrali quali il matrimonio, la sequela, la povertà. Ma i discepoli, anche domenica scorsa, sembrano proprio non capire. Gerico è l’ultima tappa per i pellegrini che stanno salendo a Gerusalemme: perciò, all’uscita della città, decine di mendicanti si accalcano sperando di ottenere qualche spicciolo dai passanti bendisposti. Fra i tanti Bartimeo, che diventa modello del discepolo.

BARTIMEO
Il racconto della guarigione del cieco è una folgorante metafora del cammino del discepolo. Del vero discepolo. Non come gli apostoli che sono davvero ciechi, illudendosi ancora di fondare un regno terreno, minimizzando le profezie d Gesù riguardanti la sua morte. Bartimeo è fermo ai lati della strada, non può far altro che aspettare come molte persone che incontro oggi, rassegnate dalla situazione economica, dallo sconforto esistenziale, da una prospettiva limitata e asfittica della vita. Come noi, Bartimeo vive solo di elemosina. Finché sente parlare di Gesù. Non lo conosce, ma qualcuno gliene parla. Il desiderio, la curiosità, ora, prendono il sopravvento. Prima sussurra, poi grida. Chiede pietà.
Pietà: non ha luce nel cuore.
Pietà: è paralizzato dalla paura.
Pietà: non sa come fare.
Come quell’urlo ancestrale che sale dal nostro profondo quando la vita ci bastona e non ci rassegniamo. Come quel desiderio che sembra impazzire in noi quando ci poniamo il senso della vita. Come la presa di consapevolezza di essere mendicanti, di non avere in noi stessi le risposte.

SILENZIO!
Bartimeo viene cortesemente invitato a tacere
. Dagli amici del bar, da quelli che considerano idiozia la scoperta dell’interiorità, da quelli che, senza avere cercato, impediscono agli altri di partire. Ma anche dai credenti che pongono paletti e limiti, che pongono condizioni, che guardano dall’alto delle loro certezze di fede chi elemosina senso. Meglio tacere, amico mio, rassegnarsi. Dio non è e, se è, non è certo per quelli come te. Invece Bartimeo grida, urla. Urla, come la possente immagine del livido quadro di Munch. Urla la propria angoscia ma per liberarsene. E Gesù ascolta e manda qualcuno. Gesù sceglie di raggiungerci attraverso il volto di un fratello cui stiamo a cuore, anche se non ci conosce. E parla.

CORAGGIO!
Qualcuno, un discepolo, un amico, un evento, ci ripete: “Coraggio! Alzati, ti chiama”. Ci fidiamo (i fratelli che ci invitano ad avere coraggio lo fanno con amore e disinteresse!), ci alziamo dalle nostre paralisi, abbandoniamo le nostre incommensurabili paure, gettiamo il mantello della lamentela e siamo raggiunti dal Signore. Getta il mantello, Bartimeo. L’unico vestito del povero. Fa ciò che il giovane ricco non è stato capace di fare. Il mantello ripiegato e posto sulle gambe per raccogliere i pochi spiccioli, vola via. Balza, il cieco. Ha intuito, ha capito, ma prima deve liberarsi. Spesso gridiamo il nostro dolore a Dio ma non siamo disposti a fidarci di lui, a corrergli intorno, a liberarci del mantello.
Il dialogo fra il cieco e Gesù mette i brividi. Cosa vuoi che ti faccia? Il Signore, oggi e sempre, ci chiede cosa vogliamo da lui. Potremmo chiedere mille cose: fortuna, denaro, affetto, carriera. Chiediamone una sola: la luce.
Luce: che importa avere fortuna se non sappiamo riconoscere chi ce l’ha donata?
Luce: quanto denaro serve per colmare il cuore incolmabile di desiderio?
Luce: quante volte l’affetto diventa oppressione e dolore?
Luce: che ci importa diventare qualcuno se restiamo tenebra?
E accade: il Signore ci ridà luce agli occhi e al cuore. Ora, illuminati, come Bartimeo, possiamo diventare discepoli.

ILLUMINATI
Bartimeo è rimasto lo stesso, la sua vita non cambia ma, ora, ci vede, ora sa dove andare, ora si mette a seguire Gesù. Lo segue lungo la strada. Il cristiano vive le difficoltà e i problemi di tutti, non è diverso, né migliore, solo ci vede alla luce del vangelo. E le cose non fanno più paura, il buio è sopportabile, il Signore ci cambia la vita. Ecco cosa dobbiamo annunciare: c’è qualcuno che ti ridona luce, che ti permette di vederci chiaro, e questo qualcuno è Dio.
I discepoli di Gesù, nei primi anni, venivano chiamati in diversi modi: i “Nazareni”,“coloro che seguono la via” e, ancora, gli “illuminati”. Non dobbiamo portare una nostra luce, solo restare accesi, abbracciare stretti il Vangelo e il Maestro per ricevere da lui luce e pace. Nelle tenebre fitte del dolore diventiamo capaci di comunicare luce, non la nostra ma quella del Maestro. Il cristiano diviene, come Bartimeo, colui che grida che Gesù, il Figlio di Davide, lo ha guarito, incurante dei rimproveri di chi gli sta intorno. Il cristiano racconta, narra, le opere di guarigione interiore che ha avuto, attento più a testimoniare la straordinaria generosità di Cristo che a soffermarsi sulle proprie povertà. Il cristiano è attento alle mille cecità, ai mille mendicanti di senso e di felicità che incontra sulla strada. Questa luce, in questo anno della fede, dobbiamo imparare a raccontare.

(PAOLO CURTAZ)


°°
Cantautori °°
Ascoltate o scaricate il canto Mendicante d’amore
per riflettere, in musica, sul Vangelo di oggi e sull’uomo che cerca Dio

Liturgia di domenica 28/10/2012 – con suggerimenti per catechisti

“Va’, la tua fede

ti ha salvato”

Mc 10,46-52

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

 

  1. Leggere insieme il Vangelo – Accogliere la Parola
  2. Vivere la Parola: questa non è la storia di un cieco, ma di ognuno di noi che viene alla fede e comincia finalmente a vedere, con gli occhi di Dio.E’ la storia di un povero che grida, che non si stanca di gridare. Nella sua voce non c’è solo la sofferenza, ma anche tutta la sua fede e speranza, speranza di vederci, di cambiare la propria vita, di poter camminare da solo. Ci sarà poi la decisione di seguire Gesù. [Roberto Laurita]
  3. Aiutare i ragazzi a farne risonanza in gruppo 
  4. Trasformare la Parola in preghiera
    Insieme:
    Signore Gesù, siamo anche noi ciechi, non vediamo la strada… Siamo bloccati dal nostro egoismo. Sappiamo solo gridare! Ma tu ascolti la nostra preghiera e guarisci i nostri occhi. Così abbiamo il coraggio di seguirti senza paura. Amen. [Roberto Laurita]

   Destinatariadolescenti e giovani

Da Catechisti Parrocchiali n.7, Ottobre 2012:

  • pag. 16: Suggerimenti per vivere il Mandato catechistico durante l’eucaristia domenicale
  • pag. 23 e 25: Il Vangelo nella vita: dinamiche e attività da far vivere ai ragazzi
  • pag. 18-19: il Rosario Missionario da fotocopiare, ingrandendolo, su un foglio A3, poi piegare e consegnare ai ragazzi, in occasione di Ottobre – Mese Missionario!
  • Tanto altro ancora… 😉

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vita… solo chi ne scopre il senso può cantarne la bellezza