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Dai loro frutti li riconoscerete… o_O

Dai loro frutti li riconoscerete!

Così l’evangelista Matteo suggerisce un criterio per distinguere il vero dal falso profeta. E chi è il profeta, se non  un uomo che parla e agisce, perchè inviato da Dio a comunicare la sua Parola, perchè chi è chiamato viva in fedeltà?

In questo tempo, questo versetto batte dentro in modo estremo e fa male.

L’Italia, società in maggioranza cristiana cattolica, con una altissima percentuale di battezzati; con crocifissi presenti ovunque, con una densità di edifici di culto notevole e con una questione morale da far paura e non certo per impeccabilità.

Dai loro frutti li riconoscerete!

L’Italia, madre che geme perchè colpita a morte dai suoi figli che, a vari livelli la rinnegano, la trascurano, la colpevolizzano, la tradiscono.

L’Italia, portata a letto da chi dovrebbe amare il suo Bene, trattata da prostituta, denudata di ogni futuro e abbandonata nella povertà.

Dai loro frutti li riconoscerete!

Perchè oggi, ho deciso di dare voce a questo travaglio interiore?
Perchè oggi non voglio e non riesco a tacere il dissenso per una società cattolica che vive di inganno, di prostituzione valoriale, di illegalità, di illecito, di furto e che usa il nome di Dio più per mettere a posto la propria coscienza o carriera che non per essere testimone di un vangelo scomodo e onesto! 

Un società segnata dall’immoralità, una società in cui ognuno punta al proprio comodo, in cui ognuno mette in tasca propria togliendo il giusto al fratello, non può dirsi cattolica a testa alta… dovrebbe dirlo, forse solo sussurrandolo e arrossendo dalla vergogna…

Ogni credente proprietario di un’industria, di una piccola o grande impresa, di un negozietto non dovrebbe silenziare la coscienza con l’elemosina, seppur robusta. Dovrebbe fare in modo di dare il giusto, sempre, ai suoi impiegati, operai, dipendenti: dare lavoro onestamente e non in nero, rubando loro il presente e il futuro. Impedendo loro di poter essere padri che sostengono i figli o impedendo ai figli di sostenere i propri padri.
E’ illecito e non cristiano costringere i propri dipendenti a lavorare 10 ore al giorno con stipendi di 200 euro al mese! E ci sono, esistono… non sono esagerazioni!
Così come lo è avere una casa con tutti i comfort pagata grazie ai contributi lavorativi non versati alla gente che lavora nelle proprie aziende. Ed è ancora più scandaloso quando questo lo si fa convinti poi di essere buoni cristiani che non uccidono, nè rubano…

E’ indegna e disonesta, e decisamente poco cristiana, una società in cui il medico ABUSA del malato con parcelle che arrivano anche a 200 euro per 10 minuti di vista e per di più privi di ricevuta fiscale, con piccolissime carie, curate con 30 secondi di trapano al modico costo di 150 euro. E’ disonesto costringere un uomo a scegliere tra il pane e la salute perchè a se stessi non si può negare il lusso…

Dai loro frutti li riconoscerete!

No, non possiamo accostare il Vangelo alle nostre costanti giustificazioni… non possiamo difendere i diritti nostri o altrui uccidendo altri, violando la altrui privacy, distruggendo ciò che non è nostro e mascherandoci in volto per difendere la verità.
Se la verità potesse parlare ci smaschererebbe !!!

Gronda menzogna la bocca di tutti quei politici che si stanno preccupando di ACCAPARRARSI voti cattolici, andando essi stessi in Chiesa, nominando valori confessionali, ma egoisti a tal punto da non rinunciare a nessuno dei loro cospiqui introiti. Stanno e stiamo consegnando il nostro futuro nelle braccia sempre aperte della sfiducia, dell’intolleranza, dell’anarchia e dell’immoralità.

Diritti, questo sanno pronunciare le nostre labbra.
Ma ormai siamo incapaci di parlare di dovere! Incapaci di pensare al dovere.
Sì il dovere di fare la nostra parte. Il dovere di non delegare ad altri un futuro possibile a partire dalla moralità e senso del bene pubblico che si respira nelle nostre case. Il dovere di chi sa essere onesto sul proprio posto di lavoro. Il dovere di chi non chiede falsi rimborsi “tanto chi se ne frega, lo stato spende tanti soldi…”. Il dovere di chi sa, che ciò che c’è, gli appartiene come proprio ed è chiamato a costodirlo. Il dovere di chi lo scontrino lo fa. Il dovere di chi non dichiara il falso. Il dovere di chi non possiede casa al mare, città, montagna e dice di non avere soldi. Il dovere di chi si lamenta di essere un morto di fame pur possedendo le ultime novità sul mercato e accontentando ogni piccolo o grande sfizio. Il dovere di chi non si appropria di un bene pubblico, nè lo rovina, nè lo distrugge. Il dovere di chi non chiede finanziamenti pubblici, mascherandoli con progetti sociali fittizi. Andiamo avanti? Non serve, ognuno di noi è capace di rientrare nella propria casa e nella propria coscienza per individuare il cortocircuito esistente tra vita civile e Vangelo… perchè non esiste amore per Dio se non a partire da questo mondo.

Utopia? Pensatelo… al momento è solo dolore, profondo dolore per un futuro che, ognuno di noi, sta svendendo per il proprio piacere personale in nome dell’unico dio a cui tutti ci inchiniamo: il potere-denaro. La voglia di essere primi, sempre… perchè in fondo noi non siamo molto diversi da coloro contro cui lanciamo tremende invettive…

La prima forma di carità, per quel che mi riguarda, non è l’elemosina ma la giustizia sociale. E una società in cui non c’è giustizia è una società povera di Vangelo. 

E’ l’augurio che faccio a me e a voi, in questa festa liturgica di san Giuseppe Lavoratore. Ognuno di noi, possa con quel coraggio che viene dal Vangelo colorare la propria porzione di società con quella giustizia evangelica che è dare a Dio ciò che è di Dio, la lode! E dare all’uomo, ciò che è dell’uomo: la dignità!

Non c’è altro modo per far entrare Dio nella storia! Solo così potranno dire di noi: “Eccoli, i cristiani!”

Dai loro frutti li riconoscerete!

RAGAZZI & DINTORNI – Aprile 2012 – Dominio di sé

LA PROFEZIA DELLE RANOCCHIE
Elogio del limite

di Cecilia Salizzoni

Il film che proponiamo, questa volta, è un film di animazione, francese, da leggere in filigrana con i ragazzi delle medie, rapportandolo all’archetipo biblico a cui si ispira.

La profezia delle ranocchie racconta di un nuovo diluvio, tutto umano e contemporaneo, e di una nuova arca che mette in salvo uomini e animali (in realtà un granaio che galleggia grazie a uno pneumatico di trattore riparato e gonfiato a dismisura per vedere se regge la pressione). A bordo, al posto di Noè, c’è un anziano marinaio, Ferdinand, con la moglie Juliette che viene dalle Antille, il figlio adottivo Tom e la figlia dei vicini, Lilì. I quaranta giorni di pioggia che arrivano, contro ogni previsione, a sommergere tutto, sono una catastrofe naturale annunciata dalle rane ai bambini, appena in tempo, per ricoverare gli animali dello zoo dei Lamotte, i genitori di Lilì, partiti per l’Africa in cerca di coccodrilli.
A differenza del racconto biblico, il male – quello che provoca l’ira di Dio, al punto da indurlo a distruggere la sua creazione – non resta fuori dell’arca, vi si imbarca sotto le spoglie di una tartaruga manipolatrice che, salvata dalle acque dai bambini e da Ferdinand, distrugge la convivenza pacifica a bordo. Prima separa Lilì da Tom, poi sobilla gli animali carnivori che faticano a reggere il regime vegetariano imposto dalla coabitazione forzata e non vedono l’ora di tornare a quello originale; prima ancora aveva trasformato i coccodrilli in una truppa d’assalto, con la menzogna che la loro ultima covata fosse stata rubata dal Capitano…
Ci vorranno pazienza, coraggio, buona volontà e amore, per smascherare il disegno di potere della tartaruga ingannatrice, per metterla fuori combattimento prima della catastrofe definitiva e ricondurre tutti a una legge che consenta di vivere in pace nel rispetto di ognuno. Tutti, a bordo, dovranno fare la propria parte perché il bene vinca sul male e la vita esca rinnovata dentro legami che riconoscono l’altro come parte di sé, benché diverso. Al termine dell’avventura, Tom, che rifiutava di chiamare «papà» Ferdinand, con la scusa che era vecchio, potrà finalmente farlo.

L’esperienza dei protagonisti sul barcone improvvisato, sfugge a parametri semplicemente umani che non sono in grado né di prevedere, né di credere al diluvio. Il loro ritorno insperato sembra rispondere alla logica del miracolo, anche se la narrazione lo presenta come una magia, l’unica che riesca a Juliette, al termine della storia, nella festa degli scampati al diluvio: è un miracolo che procede dal basso verso l’alto, come l’ombrello di Juliette, come il fuoco dell’amore che unisce due persone così diverse, Ferdinand e Juliette, testimoni e ministri di una legge che contraddice la legge naturale, dominata dalla violenza.
La «legge del Capitano» afferma che la salvezza passa per un’autolimitazione a vantaggio degli altri esseri viventi, perché «abbiamo bisogno gli uni degli altri». Ciò che richiede è il controllo del desiderio, sia questo un istinto naturale, come il cibarsi di carne, sia una passione divorante, come la vendetta, o il desiderio di giustizia sommaria che infiamma tutti sull’arca, dopo lo smascheramento della tartaruga. Dominare se stessi, in vista di un bene superiore, dato dalla relazione, è quanto tutti apprendono sul barcone. In primis Tom e Lilì che, in seguito alla divisione operata dalla seduzione della tartaruga verso la ragazzina, rischiano la morte (fatto che rimanda a un altro episodio della Bibbia, che precede Noè e riguarda la prima coppia umana).
Alla creazione, al desiderio divino che l’ha mossa, rimanda anche il desiderio di «un figlio di amore » che anima Ferdinand: sulla nuova arca la salvezza si compie, quando questo figlio riconosce « il padre», la sua legge, e ricambia il suo amore.

Al di sotto della superficie, La profezia delle ranocchie offre numerosi spunti di approfondimento.
• La legge del Capitano: in che cosa consiste, cosa chiede, a quale logica risponde, come è affermata, cosa rifiuta di fare?
• La tartaruga e la sua legge: che cosa muove la tartaruga? Cosa vuole ottenere dalla sua vendetta? Come riesce a imporre il suo dominio? Perché gli animali carnivori cadono nella trappola? Menzogna, seduzione e divisione sono i caratteri del male: nella Genesi è rappresentato dal serpente. Anche la tartaruga è raffigurata dai cristiani nei mosaici antichi, perché?
• Il granaio e lo pneumatico riparato: l’espediente per tenere a galla la casa è surreale, ma ha un senso spirituale che riguarda la possibilità di salvezza dell’uomo in un mondo che rischia di affogare nel materialismo che distrugge relazioni e natura. Che cosa suggerisce?
• «Papà»: non è una famiglia formata da legami di sangue quella della storia: quali sono i legami che la rendono così solida e capace di accoglienza? Perché Ferdinand vorrebbe sentirsi chiamare papà da Tom, e quando Tom sarà capace di farlo? Spostandoci sul piano religioso, troviamo una somiglianza nella relazione tra l’uomo e Dio?
• Le ranocchie: fuori dalla metafora metereologica, che cosa annunciano al mondo contemporaneo? Che cosa dovrebbe fare l’uomo per evitare la catastrofe ambientale e umana in senso più ampio?

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Aprile dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

Per vedere il sommario di Ragazzi & Dintorni di Aprile 2012 clicca qui

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CATECHISTI PARROCCHIALI – Aprile 2012 – ANNUNCIARE LA PASQUA DI GESÙ

SULLA STRADA E NELLA LUCE DEL RISORTO
Via Lucis

di M. Rosaria Attanasio

Dopo aver accompagnato Gesù sulla via del dolore e dell’amore, ora, con gioia, seguiamo il suo percorso di vita e di luce nel suo manifestarsi «risorto» ai discepoli e alle discepole, per imparare a scoprirlo presente e operante nella nostra vita, nella storia e nella Chiesa, anche oggi.

Condivideremo la meraviglia dei suoi seguaci che, dopo il dolore, la paura e lo scoraggiamento, per la passione e la morte del loro Maestro sulla croce, non riescono a credere che sia risorto dai morti: è troppo bello per essere vero!
Ma Dio Padre supera ogni nostro schema mentale e ogni aspettativa, ed è capace di sorprenderci sempre con la grandezza del suo amore per noi.

Lo Spirito Santo, poi, che è stato sempre presente nella vita e nella persona del Maestro, nel momento della risurrezione spezza le catene della morte e irrompe con potenza in Gesù.
Per questo il primo dono che il Risorto fa agli apostoli riuniti nel Cenacolo è lo Spirito Santo, tanto che lo definiamo anche Spirito del Risorto.

E noi siamo già risuscitati con Cristo. «Grazie allo Spirito Santo, infatti, la vita cristiana, fin d’ora, è una partecipazione alla morte e alla risurrezione di Gesù: “Con lui siete stati sepolti insieme nel battesimo, in lui siete stati insieme risuscitati per la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti” (Col 2,12)».

Lo Spirito del Risorto continua l’azione di Gesù fra i suoi e nel mondo, e questa azione, dopo la risurrezione, si stabilisce nei discepoli: «… sarà in voi» (Gv 14,17).
Se siamo risorti con Cristo, siamo chiamati a cercare «le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio» (Col 3,1).

All’interno della rivista Catechisti Parrocchiali l’itinerario completo della Via Lucis.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Aprile di Catechisti Parrocchiali.

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Luce o notte? Che discepolo sei? – Incontri online/Pasqua 2012_Step8

Alleluia! E’ Pasqua!

Siamo nel grande lungo giorno di Pasqua. Un giorno che si prolunga per un’intera settimana, che riempie di sè 50 giorni e che di fatto è il fondamento della nostra stessa fede.

La Pasqua è tempo segnato dalla gioia, dalla lode. E’ il giorno della nuova creazione, giorno in cui, in Cristo Signore tutto rinasce a vita nuova. Davanti al silenzio di Dio sul Golgota, la Risurrezione è la risposta che l’uomo cercava, che la fede attendeva. La Risurrezione dischiude per noi gli orizzonti di Dio fatti di tempi e di logiche sempre molto distanti dalle nostre, o meglio distanti dall’uomo che non ascolta, non attende, non spera, non si fida.

La Risurrezione svetta davanti a noi come risposta data dal Padre all’umanità segnata dalla croce, dalla solitudine, dalla sofferenza e dalla morte. Nel silenzio di chi sa attendere e precedere l’aurora, si fa chiara la risposta di Dio: “Lui non è qui! E’ Risorto”.

Annuncio dato nel silenzio di chi, pur non comprendendo ha saputo attendere.
Annuncio dato nel silenzio di chi per paura si è allontanato.
Annuncio dato a chi ha scelto il silenzio della notte per nascondersi...

La Risurrezione è vita che spezza ogni catena di morte. Riapre tutti alla relazione con Dio, perchè in Cristo diventa possibilità della vita nuova dello Spirito!

Buon tutto a voi, cari amici, che da questo annuncio si lasciate raggiungere e cambiare. Il Vangelo continui a essere Via per la Vita!

Video catechesi

Come una voce sola davanti a Dio
Preghiera conclusiva

È Pasqua, Signore Gesù!

Alleluia canta il nostro cuore e gioia si diffonde dalle nostre labbra.
Da quel sepolcro segnato dalla morte di ogni speranza, noi vogliamo uscire;
dai sepolcri costruiti dalle tante forme di sfiducia,
di paura, di incertezza noi vogliamo risorgere con te!

Signore Gesù, risorto oggi per noi,
rinnovati dalla tua presenza sappiamo di poter credere
in una vita nuova, piena, profumata di risurrezione,
capace di portare al mondo l’intensa fragranza della vita vera,
sappiamo di poter risplendere come astri luminosi tra i fratelli e sorelle che ti cercano.

Signore Gesù, continui a risorgere in ogni scelta di vita,
che ci rende testimoni credibili del tuo grande amore per questa nostra storia.
Risorgi e ci chiedi di partecipare di quella vita che hai reso nuova,
ci chiedi di condividere con te scelte di gratuità, di dono, di fedeltà.

Signore Gesù, ci sentiamo Chiesa in cammino,
fratelli e sorelle uniti dall’unica fede in te;
sappiamo di aver ricevuto, nella tua Risurrezione,
l’annuncio festoso della vita risorta, della morte definitivamente vinta,
della speranza sempre possibile, di una carità dinamica e creativa, mai stanca.

E oggi, di fronte alla storia c’è il mio Sì.
Il Sì detto da un discepolo al suo maestro,
un sì consapevole della croce e della solitudine,
dell’incomprensione e del peccato.
Sì Signore, a un futuro che non conosco, ma che voglio scegliere di vivere;
sì al mio passato che ha conosciuto infedeltà e peccato,
sì a questo imprevedibile presente che vivo
e in cui ti sento e ti credo Signore Presente,
nelle cui mani scelgo di mettere la mia vita. Amen

Preghiamola tutti costantemente, se possibile ogni giorno. Sia preghiera reciproca in cui, gli uni per gli altri, come fratelli e sorelle nel Signore, invochiamo la sua grazia e benedizione, la sua pace, perchè, percorrendo questo tempo, come Chiesa, radunata nel suo nome, il nostro sia un itinerario interiore capace di portarci nel cuore della nostra fede.

Per saperne di più scrivi a:

Sr Mariangela: m.tassielli@paoline.it

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Potrai trovare aggiornamenti in tempo reale e condividi i link sulle pagine di amici e conoscenti che a tuo parere potrebbero essere interessati dall’annuncio di gioia con cui il Vangelo ci raggiunge.

Inoltre se hai meno di 30 anni ti proponiamo il gruppo facebook:

GEP – Giovani Evangelizzatori Paolini

Se desideri vivere momenti di preghiera ti consigliamo il libro: Attirerò tutti a me – Adorazioni eucaristiche per ogni tempo dell’anno. Autore: Suor Mariangela Tassielli – Ed. Paoline

Ti auguriamo buon cammino e buon tutto!

Ti ricordiamo il cammino di incontri online 2012 -2013

Felici di vivere

STEP PRECEDENTI

Il silenzio della Vita – Sabato Santo – Triduo Pasquale – ON LINE

Il Sabato che precede la resurrezione è segnato dal silenzio. Il grande silenzio della fede che trattiene il fiato, il silenzio della Chiesa-sposa che attende il suo Signore; il silenzio di chi resta paralizzato dalla morte; il silenzio della Parola che tace.
Quanto è lungo questo silenzio? Quanto durerà?
Nel tremendo silenzio di Dio tutta la creazione attende e geme… profondi sono i suoi lamenti, raggiungono gli abissi della terra e le altezze cosmiche dell’universo. Nel silenzio una voce grida: Vieni! E’ lo Spirito che grida. E’ la Chiesa che grida!

Vieni Signore dell’universo! Discendi, o Vita del mondo, nelle viscere della terra e spezza le catene, infrangi il chiavistello della morte e spalanca le porte del Regno della vita! – Questo significa entrare nel Sabato Santo… attesa feconda della Resurrezione.

Lui – la Vita vera

Cosa sappiamo di quanto accadde tra la sepoltura e il sepolcro vuoto? Cosa ci dicono le fonti ufficiali?
Senza il bisogno di rivolgerci a storici atei, ma razionali (come spesso molti sottolineano), e senza voler arrampicarci sugli specchi, vogliamo evidenziare quello che ormai tutti “gli esperti credenti” affermano: “Di quello che successe tra la sepoltura e la Resurrezione non sappiamo nulla, non ci sono testimoni oculari”. Inutile allora voler parlare degli angeli che rimossero la pietra, del corpo che volò in cielo… o di qualsiasi altro aneddotto di cui spesso riempiamo questo giorno così speciale. Sappiamo che mai nessuno potrà dimostrarci razionalmente e biologicamente la fine di quel corpo… ed è PER QUESTO, PROPRIO per questo che CREDIAMO

Crediamo che nella morte i discepoli hanno ascoltato il silenzio della Parola: ASCOLTATO il SILENZIO della PAROLA. Sembra un assurdo e di fatto lo è! Non si può ascoltare il silenzio, perchè è muto… così come una Parola, se è Parola non è silenzio… ma voi, venite con me, oltre l’assurdo delle parole… andiamo insieme a scrutare le sconfinate profondità di Dio: perchè in lui, ogni assurdo ha un senso.

La Chiesa orientale ci consegna due immagini:

  1. lo sposo… l’icona è quella del Cristo nel sepolcro: un sepolcro aperto, un Cristo dal ventre pieno, dritto non disteso, la croce alle sue spalle, il corpo con i segni della flagellazione. L’icona ci apre al mistero, incomprensibile agli occhi della ragione che indaga, ma non al cuore che cerca: ci apre e ci spinge a scrutare l’oltre della morte, abitato da Dio. Il Cristo vive e abita il silenzio muto della morte. Vive e dà vita: la Parola parla e crea la nuova creazione. Non un mondo nuovo, non un paradiso ultraterreno, non un’oasi di pace per pochi eletti. La nuova creazione è la storia abitata dai figli di Dio salvati, da coloro che in Cristo non conosceranno più la morte.
  2. la discesa agli inferi. E’ antica questa tradizione. Tanto profonda nelle sue radici, quanto oggi dai più oscurata. La proclamiamo nel credo, ma le sue conseguenze, sembra non tocchino molto la nostra fede.
      Leggiamo da un’antica omelia sul Santo e Grande Sabato:
    «Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato ed ha svegliato coloro che da secoli dormivano. […] Egli va a cercare il primo padre, come la pecora smarrita. Egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell’ombra di morte. Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva, che si trovano in prigione. […] Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio. […] Svegliati, tu che dormi! Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell’inferno. Risorgi dai morti. Io sono la Vita dei morti».


Noi – creazione nuova

“Non sei fatto perchè rimanessi prigioniero della morte, della notte, degli inferi, del peccato! Risorgi dai morti”: questa è la voce della Parola che nel silenzio della morte parla e crea, come una volta, come un tempo, come in principio, prima che ogni cosa fosse! Questa è la voce della Parola che parla e scardina le porte di ogni morte, che entra nei nostri abissi e ci risolleva alla vita. Oggi, nel silenzio di tutta la creazione che attende, lui, il Pastore buono si fa prossimo a chi dorme il sonno delle tenebre, a chi giache nella polvere dell’amarezza, a chi è oscurato dall’ombra della menzogna. Lui il Pastore Buono che solleva chi non cammina e accompagna i passi lenti di chi soffre, oggi, nel cuore di chi attende, nella mente di chi cerca, nel desiderio di chi spera, entra e fa sbocciare la vita.

Noi, creazione nuova dei figli amati da Dio, attendiamo l’alba della Resurrezione, perchè il germoglio della Vita senza fine, che vive silenziosamente in noi, possa esplodere in un solidale canto di gioia.

Oggi…

Attendiamo… gustiamo l’attesa. Oggi non si celebra l’Eucaristia. Oggi si attende… e il silenzio sarà nella notte squarciato dal canto dell’annuncio Pasquale. Nel silenzio però, la Parola parla.
Oggi siamo tutti invitati a far tacere le voci e a investire energie per far parlare la Parola. Il suggerimento è quello di stoppare l’ascolto della radio, della musica, della tv, delle serie televisive, dei reality, di “Amici”… stop a tutto per provare ad ascoltare la Parola che parla: nel Vangelo, tra la gente, per le strade, negli amici… oggi la Parola può raggiungere anche noi. Coltivare il silenzio interiore può darci un’opportunità in più per lasciarci toccare in profondità.

Pregando…

«Maria, donna esperta dell’attesa,
con te tutta la creazione attende,
in questo silenzio profondo, pregno di vita.
Le anfore sono vuote, Maria,
attendono di essere riempite dall’acqua nuova,
che non finirà, che disseterà, che porterà vita nuova.
Le anfore sono vuote e attendono… così i nostri cuori,
divisi tra la fiducia e la paura,
protesi verso un compimento e spaventati dall’incombere del nulla…
così i nostri cuori attendono l’alba del nuovo giorno.

Maria, donna il cui cuore sa ascoltare il silenzio;
Maria, donna che la morte del figlio non distrugge;
Maria, donna profumata di risurrezione,
resta con noi, in quest’attesa vibrante, e rassicura ogni timore,
convinci ogni dubbio, sostieni ogni nostro barcollare
e rialzaci dalla resa.

Con te, Madre di Dio e Madre nostra,
vegliamo in questa notte della storia,
che crede che il suo Creatore si ergerà dalla polvere,
sollevando con sè tutta l’umanità,
ogni popolo e nazione, che sono stati, che sono e che saranno.
Colui, Madre, che il tuo grembo ha generato uomo,
oggi vive nel grembo della storia e del tempo
e tutta la creazione, che da lui, in principio, ha avuto vita,
oggi lo partorisce Signore e Salvatore dell’universo.

Rendici attesa, Maria!
Rendici grembo di Dio,
perchè la Resurrezione accada nella nostra vita
e sia un uscire dalla notte e dall’ombra di ogni morte
per entrare nella vita nuova
che il Cristo, Signore Risorto, inaugura per noi.
Amen.

Dato per noi – Venerdì Santo – Triduo Pasquale – ON LINE

Dato per noi! Ora tutto è chiaro. Su quella croce si svela ai nostri occhi il senso di quel pane spezzato e di quei piedi lavati. Si svela, Signore, la verità travolgente delle tue parole.
La nostra memoria ritorna a quanto accadde, nel cenacolo in quell’ultima singolare cena…

Lui – il Crocifisso

La croce, la morte, il dono, l’amore… la radicale forza dell’amore: questo contemplano i nostri occhi! Qui, su questo Golgota non si può non comprendere ogni suo più piccolo gesto, ogni incontro, ogni parabola… qui davanti al nudo della croce, svetta Signore la totalità dell’amore. Non c’è più la potenza del miracolo, non la parola che riporta alla vita, non i venti, nè il mare placato… qui, nudo, resta il tuo sì nelle nostre mani. Qui, su questa collina, poco fuori Gerusalemme, si innalza non più solo un corpo ferito, qui, dove la morte ha fatto tacere la parola dell’uomo, parla il silenzio di Dio: silenzio che abbraccia la morte, silenzio che si fa presenza, silenzio che scende nelle più oscure profondità del peccato e ne scioglie ogni catena. Il centurione guarda sempre più consapevoli di aver ucciso un giusto. Scrutano i giudei quel legno maledetto dalla Legge sul quale pende colui che alcuni chiamavano Messia.  Piangono le donne, raccogliendo il corpo di ogni figlio ucciso senza colpa. I discepoli… le folle… chi in lui aveva creduto pensa… “Dov’è quel Padre di cui ci hai parlato? Dove sei Dio se il tuo Santo ha assaporato il dolore innocente e la morte?”
Vive il Padre, nella sofferenza del Figlio. In lui la giustizia si è data a noi come fedeltà e non come vendetta e l’Amore ha svelato al mondo se stesso. Amore, perchè questo è il nome di Dio, quel nome proibito a ogni bocca, quel nome vietato alle generazioni, quel nome ha svelato se stesso nella fragile forza di un pezzo di pane, di un uomo consegnato, di un amico tradito, di un maestro abbandonato, di un Dio atteso e condannato.

Noi

Nella storia, da quel giorno, traspare il volto del Dio chinato sull’umanità, piegato su ogni sofferenza, teso verso ogni chiusura… e quel “Fate questo in memoria di me” ci raggiunge e avanza la sua proposta estrema: darsi come lui, lasciarsi spezzare come lui, lasciarsi tradire come lui e perdonare e, come lui, amare perchè anche oggi il mondo sappia che Amore continua a essere il nome e il volto di Dio…

Ma noi, suoi figli, siamo disposti a vivere la profezia della debolezza?

Siamo disposti a viverla oggi, in questo tempo in cui le banche sono a corto di liquidità e i cuori a corto di speranza?
Siamo disposti a crederci oggi, quando ciò che conta è avere e la giustizia non ha altro nome se non quello di tornaconto personale?
Siamo disposti ad annunciarla, qui e ora, sapendo che pur di star bene in casa propria non pochi credenti in quel Gesù di Nazareth sono disposti a vendere il fratello, la sua dignità, il suo essere persona?

Il più forte continua a vincere e a prevalere. Barabba continua a essere preferito a Gesù… perchè in Barabba ci sono i nostri ideali sociali, in Gesù c’è la debolezza dell’amore, che salva piegandosi, perdendo, annientandosi per partorire la Vita vera.

Oggi…

La croce continua a darsi a noi spoglia, senza orpelli, nè decorazioni. Nudo pezzo di legno, che sopravvive nei secoli, scandaloso nel suo annucio, radicale nella sua testimonianza.
Oggi adorando il Figlio di Dio, donatosi con totalità, non limitiamoci a pregare per tutti, come le numerose intercessioni ci aiuteranno a fare, durante l’adorazione della croce. Non ci basti baciare il prezioso legno, causa della nostra salvezza. In quel volto crocifisso ognuno faccia memoria di quel fratello rimasto ucciso dalle nostre scelte. Faccia il suo nome davanti a Dio, chieda per lui la benedizione del cielo, lo raggiunga con un gesto di fraternità, perchè questa Pasqua possa essere, per tutti, passaggio verso la vita.

Dato per noi – Traccia di preghiera visualizzata

Pregando…

«Dato… il mio corpo, il mio sangue, la mia vita… data per voi».
Da quella notte, queste parole solcano i secoli, Signore Gesù,
e ci raggiungono, sfiorano ogni angolo della terra,
accarezzano ogni peccato, penetrano ogni oscurità,
afferrano ogni disperazione, riscaldano ogni durezza e curano ogni ferita.
Da quella notte per il peccatore l’amore è diventato possibile,
la speranza è il presente
e la fiducia è vera in quel pezzo di pane mangiato con te.

Signore, quella notte dei cuori, svelata dal tradimento di un amico,
è stata annientata definitivamente dalla tua vita, dal tuo amore,
dal tuo Sì incondizionato al Padre tuo e Padre nostro.
Da quella notte, tutta la storia ha potuto contemplare
la voce decisa di chi ama;
la mano tesa di chi non mendica fiducia, ma la dona;
le lacrime sempre possibili di chi soffre, non comprende, ma si fida;
gli occhi di chi conosce il traditore e lo ama;
le ferite sanguinanti di chi, colpito, perdona;
la morte dell’uomo che, abbracciato da Dio, non muore;
la vita di chi, risorto, resta con noi per sempre.

Signore Gesù,
con te, in quel pane spezzato,
in quel corpo crocifisso è morto ogni peccato,
ogni tradimento, ogni distanza tra noi e Dio;
l’amore ha colmato lo spazio invalicabile della colpa
e noi tutti siamo stati in te riscattati, resi figli, amati!
Raggiungici, oggi come quella notte, Signore,
e la tua mano tesa verso il nostro peccato, ci ridoni la vita nuova,
quella vita che solo lo Spirito potrà portare in pienezza;
raggiungici e sciogli, in nome dell’amore, ogni catena che ci trattiene
dal buttarci nelle braccia, sempre aperte, del tuo amore per tutti noi.
Amen, Signore! Amen!

Amati fino alla fine – Giovedì Santo – Triduo Pasquale – ON LINE

Poesia o prosa?
Il giovedì santo: la lavanda dei piedi, il togliersi le vesti liturgiche per indossare un grembiule, in dodici radunati attorno ai nostri altari, lo spezzare come sempre, ma più di sempre il pane… tutto sembra riportare in vita quella breve sottolineatura dell’evangelista Giovanni: “Avendo amato i suoi, li amò fino alla fine”. E i biblisti ci dicono che in quel “fino alla fine” c’è l’estremo, c’è la morte, c’è la totalità del dono, c’è il compiersi di tutto quello che fino ad allora era stato detto attraverso i segni, i miracoli, le parole… tutto in quel “fino alla fine” sta per diventare imprescindibile realtà.

Lui – Maestro nell’amare

Ciò che accade durante quella che la storia ci ha consegnato come l’ultima cena di Gesù con i suoi è perfettamente conosciuto da tutti noi. Fin da bambini ci viene raccontato, come una di quelle storie straordinarie che non possono essere ignorate. Tutti ci siamo entrati in quel cenacolo, fosse anche attraverso un dipinto, un affresco, una tela… perchè in fondo stare attorno a quel grande tavolo è bello, ci fa sentire in famiglia. E’ così, che quasi sicuramente si saranno sentiti i discepoli di Gesù e le donne che lo seguivano. Quella cena era una cena importante per tutto Israele: era la cena della Pasqua, la cena in cui ogni figlio di Dio credente stava ritornando con il proprio cuore alla notte dell’uscita dall’Egitto, notte di liberazione, notte in cui Dio aveva cancellato ogni schiavitù, notte di salvezza.

Ma quella notte fu notte nuova per tutta la storia. Notte nel cuore dei discepoli che davanti alle parole e gesti di Gesù non comprendono. Notte nel cuore di Giuda che consegna l’amico. Notte per un popolo che non riconosce il suo messia. Notte del sacerdote di Dio che non riconosce Dio. Notte nel cuore del Figlio che continua a fidarsi del Padre.

E’ notte e nella notte sorge il nuovo comandamento: “Amatevi! Con la stessa intensità, la stessa forza, la stessa radicalità che avete visto in me. Amatevi, perchè vedendo, il mondo creda”. E’ notte, ma per quanto oscura, non può trattenere la nuova vita, custodita in quel seme che sta per morire nella terra. E’ notte, ma nel buio chi crede stringe le mani di colui che lo guida. E’ notte, e proprio perchè notte, più forte risuona la  sua voce e penetra il cuore della storia, di ogni uomo e di ogni tempo: “Amatevi, come io ho amato voi, abbracciando la vostra fragilità, servendovi come amici amati, lasciandomi spezzare come si spezza un pezzo di pane per essere mangiato”.

La notte, il dubbio, la paura, la violenza, la morte non impediscono all’amore di amare.

Noi – discepoli dell’amore

Oggi non si tratta di portare in scena ciò che accadde oltre duemila anni fa… non si tratta di raccontare una storia straordinaria ai bambini. Ci è chiesto di scegliere chi essere e da che parte stare. Già… perchè ci sono molti modi per avvicinarsi a quel Cenacolo. C’è chi si allontana nella notte, preferendola. C’è chi resta, senza capire… c’è chi chiede o dice la sua… La notte tocca anche noi e lo scandaolo di un Re che serve non può lasciarci indifferenti. Entrare in quel Cenacolo significa decidersi, decidere se seguirlo fino al Golgota e oltre, o se lasciare che le cose vadano, come sempre sono andate, oltre noi e al di là di noi.
Noi, i discepoli dell’Amore possiamo decidere se continuare a vagare nella notte o se, pur soffocati dalle lacrime della paura e dell’incomprensione, della fragilità e del peccato, restare con il Maestro per essere inondati dalla sua salvezza.

L’Eucaristia non è la possibilità di drammatizzare un grande evento, ma è la nostra possibilità di andare in quel Cenacolo per ricevere il pane della Vita, per sentire Dio piegato sulla nostra umanità, per scoprire il volto intenso dell’amore “che mi ama”.

Oggi…

Celebrando la Messa in Coena Domini spingiamoci oltre il nostro presente, andiamo al di là di ciò che ci sta bloccando. Solo la voce dell’amore vero, totale, incondizionato può convincerci, tirandoci da fuori da ogni piccolo orizzonte, dalle mille situazioni che ci legano a terra. Questa sera, nel momento in cui il sacerdote verserà quella goccia di acqua nel vino contenuto nel calice, ognuno di noi, metta la sua vita nelle mani del Signore. Nel vino, della sua vita donata per noi, verrà versata l’acqua, segno della nostra povera vita unita al suo amore. Chiediamogli questo: “Maestro insegnaci a diventare amore in te, un amore che gli altri possano respirare, toccare, sperimentare. Un amore che tutto dia e nulla chieda”.

Pregando…

Eccomi, Signore.
Ecco le mie mani, i miei piedi, la mia vita.
Voglio lasciarmi servire, lasciarmi amare,
lasciarmi toccare da te in profondità.
Voglio permettere alle tue mani di toccare
ciò che fino a oggi non ho mai svelato a nessuno.
Voglio permettere ai tuoi occhi di guardare
ciò che fino a oggi ho sempre fatto in modo di custodire nel segreto.
Toccando i miei piedi, stai toccando quella mia intimità più assoluta
che vive in contatto con la terra, con quanto di più basso esiste…
stai toccando, Signore Gesù, ciò che di me è impolverato, sporco,
ciò che è segnato dalla strada…

Signore, voglio che tu possa toccare di me
ogni brandello di questa carne,
perchè il tuo amore guarisce, apre all’incontro con Dio,
mi fa gustare la pienezza di una vita che mi fa paura,
che mi blocca e che spesso mi paralizza.

Eccomi Signore!
La tua vita mi ha convinto,
il tuo sì a quel Dio che chiami Padre mi convince,
il tuo corpo dato a noi come pane spezzato in questa notte…
tutto questo mi convince.

“Amatevi!”
Forti mi risuonano nel cuore le tue parole e non mi lasciano…
mi accompagnano anche oggi, in questa nuova notte che la storia vive,
mi accompagnano in tutte le inaspettate notti che ho vissuto e vivrò.
Eccomi, Signore, vorrei amare, come tu hai amato.
Questa è la sola preghiera che oggi il cuore,
in questa notte illuminata dalla tua vita, ti consegna.
Esaudiscila, tu che tutto puoi.

Amen

Traccia per la veglia della notte

Se lo desideri puoi scaricare la traccia di adorazione da usare vegliando nella notte, presso l’altare della Reposizione:
TRACCIA DA SCARICARE >>>> Chi ci separerà?

Buon tutto!

RAGAZZI & DINTORNI – Marzo 2012 – Mitezza

NEL NOME DEL PADRE

di Cecilia Salizzoni

Un film per ragazzi dai 14 anni in su, che permette di affrontare sia il tema della mitezza, sia quello del dominio di sé, a seconda che lo si guardi dal punto di vista del protagonista o del padre del protagonista.
Il primo, Gerry Conlon, giovane irlandese di Belfast, negli anni ’70, non ha la più pallida idea di cosa sia il dominio di sé, e non vuole proprio saperne. Lui vuol fare la bella vita e divertirsi, senza pensare alle conseguenze del suo operato. Così a Belfast, dove ruba alla sua stessa gente, incurante della situazione satura di violenza per la guerra civile in corso; così a Londra, dove il padre lo manda per tirarlo fuori dai guai, e dove lui, cercando i paradisi artificiali di sesso e droga, finisce in un vero inferno e vi trascina dentro anche i parenti.
Il padre, Giuseppe Conlon, invece, è l’immagine della mitezza: uno che non si è mai ribellato, ha accettato i limiti imposti agli irlandesi cattolici dagli inglesi protestanti; per amore è rimasto a Belfast, invece di cercar fortuna altrove; ha messo su famiglia e per quella famiglia si è rovinato la salute. «Una vittima che per tutta la vita non ha mai reagito», lo definisce il figlio che lo giudica un perdente e non si immagina di diventare vittima di una «giustizia iniqua», all’interno di una partita politica che ha scelto la via della violenza armata per risolvere un conflitto antico.
Retto da un taglio realistico scabro e dalla forza dell’interpretazione dei protagonistui, il racconto è strutturato come una versione moderna del «figliol prodigo» che, lentamente, matura e impara a riconoscere la statura morale del padre e la forza che lo anima: una forza «debole», capace di cambiare il male in bene, in virtù dell’amore.
Tutto il racconto è teso drammaticamente sulla contrapposizione di forze che si scontrano (libertà e oppressione; giustizia e ingiustizia; debolezza e forza; responsabilità e irresponsabilità) e su due piani che rimandano l’uno all’altro: quello individuale, di Gerry e Giuseppe Conlon, e quello socio-politico del conflitto nord-irlandese.
Dopo la visione del film possiamo analizzare:
• Il conflitto tra padre e figlio è animato da un giudizio di valore emesso dal figlio nei confronti del padre: è «un perdente», uno che si è sempre piegato. In realtà chi si piega in questa vicenda? Perché lo fa? Che cosa gli manca? Quando Gerry diventa «vincente»?
• Come entra in tale struttura tematica l’avvocata, G. Pierce? Cosa la muove? Qual è la sua forza?
• Universalizziamo: anche al tempo di Gesù, la sua terra era oppressa da un impero straniero e gli ebrei attendevano un re potente che li liberasse: quale via abbraccia, invece, il Messia? Come agisce?
• Quali popoli si conoscono che abbiano conquistato la libertà attraverso una lotta nonviolenta? Perché la persona umana è portata ad attribuire valore alla forza fisica e a utilizzare questa invece della forza interiore?
• Rispecchiamoci nel film: in quale personaggio o modello ci identifichiamo? Qual è la nostra opzione circa la forza: siamo deboli o forti? Perché? Come reagiamo all’ingiustizia?

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Marzo dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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CATECHISTI PARROCCHIALI – Marzo 2012 – IL VOLTO DEL FRATELLO

CON GESÙ SULLA VIA DEL DOLORE
E DELL’AMORE – Via crucis

di M. Rosaria Attanasio

Questa via crucis intende aiutare i ragazzi e tutti i credenti a cogliere e a entrare nell’amore immenso che Dio Padre, Gesù e lo Spirito Santo hanno per noi, tanto da realizzare una storia di salvezza lunga già quattro millenni (da Abramo a noi) e il cui centro e compimento è Gesù. Egli, principio di tutte le cose, da sempre generato da Dio Padre, accetta non soltanto di farsi uomo per condividere la nostra natura umana, ma perfino di farsi carico del nostro peccato e delle sue conseguenze che si abbattono su di lui sotto forma di disprezzo, calunnie, violenze, percosse, sputi… e, infine, con la crocifissione e la morte. Egli, l’Innocente, prende su di sé tutta la nostra cattiveria, per liberarcene e consentirci di guardare di nuovo con fiducia a Dio come nostro Papà.

Un gesto di amore? Diciamo una vita di amore che va al di là di ogni misura e di ogni immaginazione e desiderio umano; espressione di magnanimità, misericordia, volontà di rigenerarci… Gesù, con il dono della sua vita, dà al suo Papà la gioia di riaverci come figli. Questa è anche la più grande felicità che noi possiamo dare a Dio: riconoscerci suoi figli e affidarci a lui, nostro Padre. Sentiamo, in questo percorso, lo sguardo di amore di Dio Padre e di Gesù per noi e per tutta l’umanità, e lasciamoci guardare, per diventare anche noi espressione del loro amore.

Alcune indicazioni per condurre al meglio la preghiera:
All’inizio di ogni stazione si proclama:
Ti adoriamo o Cristo e ti benediciamo.
– Perché con la tua croce hai redento il mondo.
• Si possono consegnare ai ragazzi, a ogni stazione che si medita, il disegno relativo.
• I ragazzi, poi, compongono i disegni in forma di croce e nel retro di ognuno disegnano o scrivono gli impegni realizzati in Quaresima.

All’interno della rivista Catechisti Parrocchiali, tutte le indicazioni per guidare l’intera via crucis.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Marzo di Catechisti Parrocchiali.

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RAGAZZI & DINTORNI – Marzo 2012 – Mitezza

SEI MACIGNO O SEME?

di Fausto Negri

Se ponessi davanti ai tuoi occhi un grosso macigno e un pugno di semi di grano e ti chiedessi quali dei due è più forte, certamente ti verrebbe spontaneo scegliere, immediatamente, il macigno. Esso è veramente forte di una forza brutale che incute paura: lanciato da un’alta montagna, abbatte tutto ciò che incontra, non si ferma davanti a nessun ostacolo, diventa sempre più potente e veloce: ottiene risultati eclatanti e rapidi. Calma, calma… riflettiamo un poco.

Ricopriamo di terra il macigno. Che succederà? Niente di niente, né oggi, né mai.
Piantiamo in terra, invece, il pugno di semi: attendiamo con pazienza, diamo il tempo necessario, e genereranno qualcosa di molto più grande del macigno, tanto che la grandezza raggiungibile non si può calcolare in partenza! Siamo di fronte a due modalità, due stili di vita, due logiche diverse. Il macigno rappresenta «la forza della forza». Il seme «la forza della debolezza».
Insomma, c’è modo e modo di essere potenti!
Se siamo sinceri, ci accorgiamo che non soltanto il mondo economico, militare, politico, della scienza e dell’informazione privilegia la logica del macigno, ma che anche noi scegliamo ciò che è grande, appariscente e ciò che immediatamente si impone nel segno della forza e del successo. Noi non vogliamo essere «da meno» ed evitiamo ogni forma di debolezza, dando molta importanza a ciò che «ha peso». Il macigno e il seme rappresentano due mondi contrapposti.

L’uno fa molto rumore per essere vincente; l’altro si nasconde per crescere abbondante.
L’uno macina e distrugge chi gli fa ombra e che si frappone al suo cammino; l’altro tende alla luce per crescere e lasciarsi mangiare.
Il macigno, duro e freddo, si impone per la sua grande mole; il seme, diventato biondo campo di grano, attrae per la sua genuina bellezza!
«Tutto questo è molto bello!», dirai, «ma perché scegliere la logica del seme quando è più facile e immediata l’altra possibilità?». La risposta è semplice: perché non può esserci sviluppo di una vita che possa chiamarsi umana, seguendo la logica della pura forza. Nel macigno non può esserci vita felice per il semplice motivo che non c’è neppure vita! La logica del seme richiede di essere grandi dal di dentro. Piccoli, limitati, se vogliamo, ma vivi e amabili.

Stiamo vivendo un periodo di barbarie, in Occidente.
Siamo tutti stanchi di aver a che fare con persone ciniche, furbe, egocentriche. Fra i ragazzi è di moda il bullismo, parola che deriva dall’inglese «bullying», che indica la messa in atto di una serie di prevaricazioni a danno dei coetanei.
Davanti a tali episodi ti consiglio di non far finta di niente: il bullo diventa ancora più forte se trova persone che tacciono e si sottomettono. Occorre non entrare nel suo «gioco», diventando come lui o peggio di lui, ma trovare «comportamenti alternativi», da inventare di volta in volta.
A volte può essere il comunicare il tuo disappunto in modo schietto; altre volte il far finta di niente o il non stare al gioco; altre il chiedere aiuto a chi ha l’autorità di farlo.
Mai come oggi sentiamo il bisogno di rapporti genuini, autentici, veri. Sogniamo sincerità, onestà, gratuità nelle relazioni. Per arrivare a questo occorre diventare miti, togliere le barriere, spezzando il proprio guscio egoistico.

Mitezza e dolcezza d’animo vanno di pari passo. La persona mite è dolce verso gli altri ed è piena di forza. La persona dura, invece, che si è chiusa, è granitica come una pietra: risponde ai primi colpi, ma poi va in pezzi. Chi giudica con durezza, non ha superato i propri difetti e debolezze. Gandhi ha affermato: «Il sole non si adira con i bambini che gli lanciano contro il fango. Essi danneggiano soltanto se stessi».
La mitezza non è vigliaccheria né pura remissività. Essa non rinuncia alla lotta per debolezza, o per paura e rassegnazione; vuole essere come un seme efficace piantato nella storia per la pace e il rispetto di ogni persona. Per fare questo rifiuta la gara distruttiva, l’orgoglio personale e nazionalistico, scegliendo l’assenza di prepotenza, rende il mondo più pacifico e più felice.
La persona mite sa correggere il fratello con dolcezza e bontà: occorre molta forza per essere persone miti!
• Tu senti di essere forte nell’accoglienza, nell’attenzione, nella mitezza verso gli altri?
• Sai aiutare l’altro a migliorarsi, attraverso un dialogo comprensivo e amabile?

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Marzo dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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