RAGAZZI & DINTORNI – Marzo 2012 – Mitezza

NEL NOME DEL PADRE

di Cecilia Salizzoni

Un film per ragazzi dai 14 anni in su, che permette di affrontare sia il tema della mitezza, sia quello del dominio di sé, a seconda che lo si guardi dal punto di vista del protagonista o del padre del protagonista.
Il primo, Gerry Conlon, giovane irlandese di Belfast, negli anni ’70, non ha la più pallida idea di cosa sia il dominio di sé, e non vuole proprio saperne. Lui vuol fare la bella vita e divertirsi, senza pensare alle conseguenze del suo operato. Così a Belfast, dove ruba alla sua stessa gente, incurante della situazione satura di violenza per la guerra civile in corso; così a Londra, dove il padre lo manda per tirarlo fuori dai guai, e dove lui, cercando i paradisi artificiali di sesso e droga, finisce in un vero inferno e vi trascina dentro anche i parenti.
Il padre, Giuseppe Conlon, invece, è l’immagine della mitezza: uno che non si è mai ribellato, ha accettato i limiti imposti agli irlandesi cattolici dagli inglesi protestanti; per amore è rimasto a Belfast, invece di cercar fortuna altrove; ha messo su famiglia e per quella famiglia si è rovinato la salute. «Una vittima che per tutta la vita non ha mai reagito», lo definisce il figlio che lo giudica un perdente e non si immagina di diventare vittima di una «giustizia iniqua», all’interno di una partita politica che ha scelto la via della violenza armata per risolvere un conflitto antico.
Retto da un taglio realistico scabro e dalla forza dell’interpretazione dei protagonistui, il racconto è strutturato come una versione moderna del «figliol prodigo» che, lentamente, matura e impara a riconoscere la statura morale del padre e la forza che lo anima: una forza «debole», capace di cambiare il male in bene, in virtù dell’amore.
Tutto il racconto è teso drammaticamente sulla contrapposizione di forze che si scontrano (libertà e oppressione; giustizia e ingiustizia; debolezza e forza; responsabilità e irresponsabilità) e su due piani che rimandano l’uno all’altro: quello individuale, di Gerry e Giuseppe Conlon, e quello socio-politico del conflitto nord-irlandese.
Dopo la visione del film possiamo analizzare:
• Il conflitto tra padre e figlio è animato da un giudizio di valore emesso dal figlio nei confronti del padre: è «un perdente», uno che si è sempre piegato. In realtà chi si piega in questa vicenda? Perché lo fa? Che cosa gli manca? Quando Gerry diventa «vincente»?
• Come entra in tale struttura tematica l’avvocata, G. Pierce? Cosa la muove? Qual è la sua forza?
• Universalizziamo: anche al tempo di Gesù, la sua terra era oppressa da un impero straniero e gli ebrei attendevano un re potente che li liberasse: quale via abbraccia, invece, il Messia? Come agisce?
• Quali popoli si conoscono che abbiano conquistato la libertà attraverso una lotta nonviolenta? Perché la persona umana è portata ad attribuire valore alla forza fisica e a utilizzare questa invece della forza interiore?
• Rispecchiamoci nel film: in quale personaggio o modello ci identifichiamo? Qual è la nostra opzione circa la forza: siamo deboli o forti? Perché? Come reagiamo all’ingiustizia?

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Marzo dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

Per vedere il sommario di Ragazzi & Dintorni di Marzo 2012 clicca qui

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