CATECHISTI PARROCCHIALI – Maggio 2012 – UN TEMPO DI GRAZIA

UNA LUCE SPECIALE

di F. Carletti – A.M. D’Angelo

Come recita il catechismo dei fanciulli, la Chiesa è la famiglia dei discepoli, riunita dalla Spirito. Lo Spirito Santo ci aiuta a vivere con coraggio come veri figli di Dio e ad amarci tra noi come fratelli e sorelle. Ci aiuta a entrare in comunione tra noi e con Dio attraverso l’ascolto della Parola, l’Eucaristia e il servizio ai fratelli. La comunione è la base e il presupposto della missione che ogni battezzato è chiamato a svolgere per annunciare il messaggio di amore universale di Dio per l’uomo.

All’interno di questo articolo un suggerimento per proporre ai ragazzi di realizzare un portalumino che rappresenti, come a Pentecoste, i discepoli riuniti. Un simbolo per aiutarci a ricordare come lo Spirito ci tiene uniti in Cristo, nel gruppo di catechesi, in famiglia, in Chiesa.
Sarà uno strumento utilizzabile in famiglia per vivere brevi momenti di preghiera insieme, un rito familiare giornaliero, dove pregare per le persone che ci sono vicine e affidarle all’amore di Dio Padre. Se ne realizza uno grande, con un bel cero al centro e attorno le sagome che rappresentano i membri del gruppo di catechesi, da usare per la preghiera finale degli incontri.

Materiale: un foglio A4 bianco di almeno 220 gr, forbici, colla stick o liquida, un lumino, pennarelli colorati, righello.

Al lavoro:
• Prendere un foglio A4 e disegnare la sagoma di un omino con le braccia allargate.
• Ripiegare il foglio tenendo come ampiezza delle pieghe quella delle braccia dell’omino.
• Ritagliare la sagome dell’omino tenendo il foglio piegato, in modo da ottenere una striscia di omini tra loro uniti.
• Colorare gli omini da un lato, quello che resterà all’esterno, e piegare la parte in basso, che sarà incollata su una base sempre di carta.
• Si possono arricchire gli omini nella parte interna, scrivendo i nomi dei componenti della propria famiglia e di persone care da ricordare nella preghiera.
• Ritagliare dalla carta avanzata una base di 10×10 cm, sulla quale incollare in cerchio gli omini.
• Ritagliare la parte di base eccedente e posizionare al centro un lumino per terminare il lavoro.

Dopo aver realizzato questo particolare portalumino, potete suggerire ai ragazzi la seguente preghiera da recitare insieme con la famiglia o in gruppo in preparazione alla Pentecoste:

Santo Spirito,
tu sei amore che unisce e perdona,
tu sei acqua che lava e bagna,
tu sei luce che illumina e riscalda.
Vieni in mezzo a noi!
Donaci la forza per ricominciare.
Donaci la gioia di stare insieme.
Accendi in tutti il fuoco del tuo amore!
Amen.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Maggio di Catechisti Parrocchiali, dove è anche possibile vedere le foto dei vari passaggi per realizzaze il portalumino.

Per vedere il sommario di Catechisti Parrocchiali di Maggio 2012 clicca qui

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A te… in cui ho visto la pienezza del Vangelo!

A te…

oggi non vorrei scrivere ad altri…
a te, che nel primo istante in cui ti ho visto, ho sentito di avere davanti una donna speciale.

A te…
che hai creduto in ciò che non si vedeva e nel tuo sì è diventato possibile.

A te,
semplice straordinaria donna che con un sorriso sapevi sciogliere il cuore di Dio.

A te,
che quando hai mosso i primi passi in Congregazione non c’era nulla, o forse solo molto poco…

A te,
che al servizio di Dio hai messo energie, intelligenza, creatività, passione, instancabile determinazione.

A te,
che con una parola hai saputo incendiare i cuori.

A te,
donna dal cuore trabordante di Dio, che ci hai fatto conoscere la radicalità del Vangelo, la sua premura per ogni uomo, la sua salvezza, la felicità, la pienezza.

A te, cara Maestra Assunta, appassionata apostola di Gesù Cristo! A te e al tuo e mio Signore dico grazie e canto lode, perchè in te ho visto realizzarsi la profezia di un carisma ancora troppo incolore. Noi abbiamo un colore specifico – dicevi- non dobbiamo essere generiche. Le Grazie ci saranno date solo in fedeltà al Carisma per cui siamo chiamati. Quel carisma – affermavi con una convinzione da smuovere le montagne – che ci fa ascoltare l’anelito del cuore di Dio, quel ‘Venite a me tutti’, che è la parola dell’amore di Dio per ogni uomo.

Quando non ci sarò più, dicevi, chi vi racconterà? Come potrete sapere tutto ciò che il Signore ha fatto per noi? Bevete, finchè potete. Finchè noi testimoni, siamo in vita. Non stancatevi, non saziatevi… perchè il Signore ci ha dato tanto e noi dobbiamo ricordare tutto, per camminare, per crescere, per essere fedeli al Carisma“.

E oggi, non ci sei più… non più visibile ai nostri occhi, non più raggiungibile in una nostra casa. Oggi sei qui, cara donna forte, in cui ho visto la pienezza del Vangelo. Sei qui, e mentre scrivo, in ogni singola parola, risuonano con forza quelle tue parole cariche di convinzione, di quella convinzione di cui solo i profeti sanno essere voce:

Quando scrivi – dicevi – ricorda che ogni parola scritta in nome di Dio, ogni foglio dato con la sua Parola ha la stessa forza dell’Eucaristia data in Chiesa. E’ sacramentale. Porta le anime a Dio, le fa incontrare con Dio. Ogni libro, ogni messaggio, ogni immagine se nasce dal cuore di un’apostola porta con sè la Grazia sacramentale. Non dubitare mai di questo. Studiate e scrivete, perchè la Parola corra! Non vi limitate a incontri personali, vi stanno aspettando le genti. Per quella Grazia che Dio ci ha dato,  Lui stesso darà vita al messaggio, e quell’anima che da Lui avrà attinto, non potrà che dare Lui, portare Lui, annunciare Lui.
Devi crederci e avrai grazie per questo. Anche se non vedrai, anche se non saprai mai… ma ricorda le librerie sono pulpiti, fonte di luce e calore in Cristo Gesù e ogni libro, scritto e dato da un’apostola è Gesù stesso dato a ogni fratello. Credici, perchè questa è la Grazia data a ogni paolino e paolina, da Dio. Questa è la profezia consegnata a don Alberione“.

E con la forza di questa convinzione, mettendo on line, queste poche e povere righe, le affido alla grazia di Dio perchè raggiungendoci, ci donino quella Vita da cui sono nate… vita donata totalmente a Dio, vita di una donna che continua a generare anche nella morte, vita di chi, in Dio non muore, vita di chi ha creduto senza vedere, e ha annunciato ciò che ha creduto.

Vita di Dio in te, cara Maestra Assunta, vita che continuerà a vivere, in tutti coloro a cui, nel tempo, Dio metterà in cuore il desiderio e la determinazione di donare tutto, ogni singolo istante della propria vita, perchè il suo Vangelo corra tra la gente e diventi lingua, immagine, musica, lettera, parola, capace di dire all’uomo di oggi, il grande amore con cui Dio lo ha amato e lo amerà, dai secoli, per sempre.

Se vuoi leggere qualcosa in più, puoi fare tue, brevi righe e provocazioni dall’incontro con sr. Assunta Bassi, appassionatamente, Figlia di San Paolo: Una vita per il Vangelo

Una vita per il Vangelo – Suor Assunta

Ci sono giorni che iniziano in un modo strano, e la mente si popola di ricordi, di cose belle e intense, di persone, di sogni
condivisi, di tempi passati, forse troppo in fretta e che temi il tempo possa cancellare o anche solo annebbiare.    

Continua a leggere Una vita per il Vangelo – Suor Assunta

Buona domenica! – V di Pasqua – Anno B

«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore… ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto»

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,1-8)
  V DOMENICA DI PASQUA – Anno B

È vivo, il risorto, smettiamola di cercarlo in mezzo ai cadaveri! È vivo, accessibile, nostro contemporaneo. In questi tempi difficili ci rassicura: anche se ci sembra che sia troppo bello per essere vero, anche se, come Tommaso, siamo scandalizzati dalla povertà e dall’incoerenza di chi porta il messaggio, anche se abbiamo l’impressione di essere trattati come pecore da sfruttare in mano a mercenari senza scrupoli, il Signore ci rassicura e ci insegna ad amare.
Gesù è il pastore bello che ci conduce ai pascoli erbosi, gli stiamo davvero a cuore, non come i pastori a pagamento che appena vedono il pericolo scappano a gambe levate. E proprio perché ci ama, oggi, nella splendida parabola della vigna, ci suggerisce tre atteggiamenti.

POTATURE
Affinché la vite porti frutto occorre potarla: il tralcio, accorciato nel punto giusto, concentra tutte le sue energie nel futuro grappolo d’uva. Ma il tralcio non capisce cosa sta succedendo, mentre la lama lo taglia, facendolo soffrire. La vita ci pota in abbondanza: delusioni, fatiche, malattie, periodi “giù”; è piuttosto inevitabile e lo sappiamo anche se ci ribelliamo, ci intristiamo, fuggiamo il dolore e la correzione. L’uomo non accetta la fatica e il fallimento inevitabili nel nostro essere finiti, limitati, segno questo della sua dignità, della sua natura immortale che lo spinge ad andare oltre.
Come viviamo le potature della vita? Il Signore ci invita a viverle nel positivo, come occasione, come possibilità. Certo, lo scrivo e ne sono perplesso: quanto amor proprio devo mettere da parte, quanta pazienza esercitare, quanto equilibrio mettere in atto per non scoraggiarmi e deprimermi, per non offendermi e prendermela con Dio!
Eppure, è un tragitto obbligato: l’accettazione serena (mai rassegnata!) delle contraddizioni della vita concentra la linfa vitale della mia vita in luoghi e situazioni inattesi e con risultati – credetemi – davvero sorprendenti.
Animo, allora, le potature sono necessarie, così come la grande e dolorosa potatura degli apostoli, ribaltati come guanti, masticati dalla croce, li ha resi davvero apostoli maturi e riflessivi, capaci di annuncio e di martirio e non solo entusiasti e immaturi seguaci di una folgorante esperienza mistica.

NIENTE
La linfa che alimenta la nostra vita è la presenza del Maestro Gesù che abbiamo scelto come pastore. Nient’altro ci può dare forza, serenità, luce, gioia e pace nel cuore. Solo restando ancorati a lui possiamo portare frutti, crescere, fiorire. Senza di lui, niente.
Orientiamo con forza e gioia, continuamente, la nostra strada verso la pienezza del vangelo. Gesù ci chiede di dimorate, di rimanere, di stare. Non come frequentatori casuali, ma come assidui frequentatori della sua Parola. Gesù ci chiede di dimorare in lui. Dimora, non andare ad abitare altrove, resta qui accanto al Maestro. Dimora: nel più profondo del tuo cuore lascia che il silenzio ti faccia raggiungere dall’immensa tenerezza di Dio.
Senza di me non potete fare nulla, dice Gesù. Cerchi la gioia? Cercala in Dio, vivila in lui, stagli unito, incollato, come il tralcio alla vite. La linfa vitale proviene da lui e da lui solo e da questa unione scaturisce l’amore. I cercatori di Dio che si sono fatti discepoli del Nazareno non hanno il futuro assicurato, né la loro vita è esente da fragilità e peccato, né vengono risparmiati dalle prove che la vita (non Dio!) ci presenta. I discepoli del Signore hanno capito che la vita è fatta per imparare ad amare e prendono lui, il Nazareno, come modello e fonte dell’amore. E dimorano.

FRUTTI
Dio è contento se portiamo frutti, come un papà orgoglioso per il proprio bambino, così Dio con me. Gesù ribalta la nostra (brutta) visione di Dio: Dio non è un paranoico invidioso della nostra libertà, che vuole onore e rispetto, solitario e nevrotico dittatore divino. Dio vuole che cresciamo, che fioriamo, che portiamo frutti. Frutti d’amore che maturiamo diventando discepoli.
La linfa dell’amore sgorga potente nel cuore di Barnaba, il figlio della consolazione. Figura di spicco della primitiva comunità, manifesta l’amore andando a soccorrere il neoconvertito Saulo. Tutti lo temono (la sofferenza è dura. Ma la sofferenza subita per causa della Chiesa!…), non si fidano dell’ex-persecutore convertito. Paolo è a metà del guado, ha conosciuto il Signore, ma la comunità dei discepoli (fragili, fragili, fragili, quando lo capiremo?) lo evita. Barnaba lo prende sotto le sue ali, sarà lui a diventare il volto dell’amore di Dio, per Saulo.
Noi, discepoli del risorto, potati dalla vita, se dimoriamo nel Signore porteremo, in questa settimana, frutti di consolazione e di benedizione per i fratelli che vedremo. Siamo noi il volto del Dio compassionevole per chi incontreremo.

(PAOLO CURTAZ)


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RAGAZZI & DINTORNI – Maggio 2012 – La fonte è lo Spirito

SEI VAMPIRO
O DONATORE DI SANGUE?

di Fausto Negri

Nel romanzo Quo vadis? un pagano chiede a Pietro appena giunto a Roma: «Atene ci ha donato la sapienza, Roma la potenza; la vostra religione cosa ci offre?». E Pietro risponde: «L’amore!». Una leggenda ebraica racconta che ogni uomo viene al mondo con una piccola fiammella sulla fronte, una stella accesa che gli cammina davanti. Quando due persone si incontrano, le loro due stelle si fondono e si ravvivano, come due ceppi sul fuoco. L’incontro rende luminose le persone. Quando, invece, un uomo per molto tempo è privo di incontri, la sua stella, quella che gli splende in fronte, pian piano si affievolisce, fino a spegnersi.
Il significato della leggenda è chiaro: se un uomo non è amato e non sa amare, sta male: semplicemente, non è persona (termine che deriva da «per-sum», cioè «sono per»).

Amore è una parola di cui oggi si abusa, e forse andrebbe tolta dal vocabolario: essa è, infatti, quasi sempre abbinata a «cuore», a innamoramento, a sdolcinerie. Gesù ne ha dato il significato autentico e ne ha fatto l’unico comando da osservare. Egli ha detto che il sunto di tutte le leggi è «amare Dio con tutta l’anima, con tutta la mente e con tutto il cuore e amare il prossimo come se stessi». Per tre volte Gesù usa il termine «tutto», appellandosi alla totalità. Un amore flebile, saltuario o mediocre non è amore. Il nostro è un Dio geloso, che vuole tutto il nostro essere. Dio, però, non ruba il cuore, ma lo amplifica. L’amore per lui lo riversa su di noi allargando il nostro essere all’infinito. Cristo indica tre direzioni cui va diretto il nostro amore: Ama il Signore, ama il tuo prossimo, ama te stesso.
Ama il Signore. Nel NT la definizione più bella di Dio è di san Giovanni: «Dio è Amore». Quando si mette Dio al primo posto, tutto il resto va a posto. Altrimenti la nostra esistenza è disordinata.
Ama il prossimo tuo. Qui Gesù è esagerato e rivoluzionario: «Non c’è amore più grande di chi dà la vita per i propri amici». Amore è dono gratuito di sé, il volere con tutte le forze, in modo sincero e disinteressato, il bene dell’altro.
Ama te stesso. Accettare te stesso, così come sei, con i tuoi limiti e le tue innegabili capacità, rientra tra i compiti più difficili della tua esistenza. Ma sappi che non puoi amare gli altri e Dio se non hai una sana stima di te. Come puoi amare il Creatore se non ami la sua creatura (cioè te stesso)? Non avere paura delle difficoltà e dei tuoi limiti. Se tutti fossimo perfetti in un mondo perfetto, che noia! Tu sei un’opera d’arte unica, non uno zerbino! Sei come una vigna in cui tutto, dentro, ha potenzialità infinite. Far arrivare la vigna a maturazione è il tuo compito.

Puoi vivere la tua esistenza in due modi: essere «vampiro» o «donatore di sangue». Anche se romanzo e film «Twilight» ha creato il vampiro buono, l’immagine tradizionale è di un essere «necrofilo» che ama tenebre e morte. Il donatore di sangue è «biofilo», ama la vita, fa tutto con passione.
• Il vampiro vive «a rovescio», continua a esistere solo succhiando il sangue altrui: non pensa ad altro che a se stesso, portando pessimismo e tristezza ovunque si trovi.
• Il donatore di sangue, invece, si accorge dei bisogni altrui e provvede. «Accorgersi» è una bellissima parola: deriva da «ad cor» e significa «far salire al cuore», cioè prendere coscienza, scoprire ciò che è sotto gli occhi. Il donatore di sangue scopre di avere attorno a sé altre persone fatte a immagine di Dio, vede la loro unicità ed è pronto a donare qualcosa di sé per la loro felicità.

Amare è anzitutto esserci: l’indifferenza e il menefreghismo sono le più grandi malattie del nostro mondo. Il peggior insulto che si può rivolgere a un essere umano è quello di far finta che neppure esista!
Amare è, poi, esserci con: si tratta di avere una presenza attenta all’altro, discreta, disponibile. Un insieme di tanti gesti e di mille attenzioni.

Lo Spirito Santo è «l’ovvio necessario», spesso dimenticato. Spirito d’Amore che ci dona energia e capacità di donarci. Tra uno che parla e uno che ascolta, chi è più importante? Il terzo, cioè la parola. Tra chi suona e chi balla, chi è più importante? La musica. Tra chi ama e chi è amato, chi è più importante? Ciò che non si vede, cioè l’amore. Lo Spirito – dice S. Agostino – è l’eterno Amore che unisce l’Amante all’Amato. L’Amore che unisce Dio Padre al Figlio è così vero, così «denso», da essere una Persona: lo Spirito.

Un fabbro apprendista, stanco di stare alle dipendenze di altri, un giorno si mise in proprio e aprì bottega. Comprò un mantice, un’incudine, un martello e cominciò a lavorare. Ma invano. La fucina restava inerte, non dava segni di luce. Un vecchio fabbro, a cui il giovane chiese consiglio, gli disse: «Hai tutto quello che ti occorre, fuorché la scintilla!». Lo Spirito è la scintilla che incendia la vita, fa ardere il cuore e fa sentire eternamente amati e capaci di amare.

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Maggio dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

Per vedere il sommario di Ragazzi & Dintorni di Maggio 2012 clicca qui

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Dai loro frutti li riconoscerete… o_O

Dai loro frutti li riconoscerete!

Così l’evangelista Matteo suggerisce un criterio per distinguere il vero dal falso profeta. E chi è il profeta, se non  un uomo che parla e agisce, perchè inviato da Dio a comunicare la sua Parola, perchè chi è chiamato viva in fedeltà?

In questo tempo, questo versetto batte dentro in modo estremo e fa male.

L’Italia, società in maggioranza cristiana cattolica, con una altissima percentuale di battezzati; con crocifissi presenti ovunque, con una densità di edifici di culto notevole e con una questione morale da far paura e non certo per impeccabilità.

Dai loro frutti li riconoscerete!

L’Italia, madre che geme perchè colpita a morte dai suoi figli che, a vari livelli la rinnegano, la trascurano, la colpevolizzano, la tradiscono.

L’Italia, portata a letto da chi dovrebbe amare il suo Bene, trattata da prostituta, denudata di ogni futuro e abbandonata nella povertà.

Dai loro frutti li riconoscerete!

Perchè oggi, ho deciso di dare voce a questo travaglio interiore?
Perchè oggi non voglio e non riesco a tacere il dissenso per una società cattolica che vive di inganno, di prostituzione valoriale, di illegalità, di illecito, di furto e che usa il nome di Dio più per mettere a posto la propria coscienza o carriera che non per essere testimone di un vangelo scomodo e onesto! 

Un società segnata dall’immoralità, una società in cui ognuno punta al proprio comodo, in cui ognuno mette in tasca propria togliendo il giusto al fratello, non può dirsi cattolica a testa alta… dovrebbe dirlo, forse solo sussurrandolo e arrossendo dalla vergogna…

Ogni credente proprietario di un’industria, di una piccola o grande impresa, di un negozietto non dovrebbe silenziare la coscienza con l’elemosina, seppur robusta. Dovrebbe fare in modo di dare il giusto, sempre, ai suoi impiegati, operai, dipendenti: dare lavoro onestamente e non in nero, rubando loro il presente e il futuro. Impedendo loro di poter essere padri che sostengono i figli o impedendo ai figli di sostenere i propri padri.
E’ illecito e non cristiano costringere i propri dipendenti a lavorare 10 ore al giorno con stipendi di 200 euro al mese! E ci sono, esistono… non sono esagerazioni!
Così come lo è avere una casa con tutti i comfort pagata grazie ai contributi lavorativi non versati alla gente che lavora nelle proprie aziende. Ed è ancora più scandaloso quando questo lo si fa convinti poi di essere buoni cristiani che non uccidono, nè rubano…

E’ indegna e disonesta, e decisamente poco cristiana, una società in cui il medico ABUSA del malato con parcelle che arrivano anche a 200 euro per 10 minuti di vista e per di più privi di ricevuta fiscale, con piccolissime carie, curate con 30 secondi di trapano al modico costo di 150 euro. E’ disonesto costringere un uomo a scegliere tra il pane e la salute perchè a se stessi non si può negare il lusso…

Dai loro frutti li riconoscerete!

No, non possiamo accostare il Vangelo alle nostre costanti giustificazioni… non possiamo difendere i diritti nostri o altrui uccidendo altri, violando la altrui privacy, distruggendo ciò che non è nostro e mascherandoci in volto per difendere la verità.
Se la verità potesse parlare ci smaschererebbe !!!

Gronda menzogna la bocca di tutti quei politici che si stanno preccupando di ACCAPARRARSI voti cattolici, andando essi stessi in Chiesa, nominando valori confessionali, ma egoisti a tal punto da non rinunciare a nessuno dei loro cospiqui introiti. Stanno e stiamo consegnando il nostro futuro nelle braccia sempre aperte della sfiducia, dell’intolleranza, dell’anarchia e dell’immoralità.

Diritti, questo sanno pronunciare le nostre labbra.
Ma ormai siamo incapaci di parlare di dovere! Incapaci di pensare al dovere.
Sì il dovere di fare la nostra parte. Il dovere di non delegare ad altri un futuro possibile a partire dalla moralità e senso del bene pubblico che si respira nelle nostre case. Il dovere di chi sa essere onesto sul proprio posto di lavoro. Il dovere di chi non chiede falsi rimborsi “tanto chi se ne frega, lo stato spende tanti soldi…”. Il dovere di chi sa, che ciò che c’è, gli appartiene come proprio ed è chiamato a costodirlo. Il dovere di chi lo scontrino lo fa. Il dovere di chi non dichiara il falso. Il dovere di chi non possiede casa al mare, città, montagna e dice di non avere soldi. Il dovere di chi si lamenta di essere un morto di fame pur possedendo le ultime novità sul mercato e accontentando ogni piccolo o grande sfizio. Il dovere di chi non si appropria di un bene pubblico, nè lo rovina, nè lo distrugge. Il dovere di chi non chiede finanziamenti pubblici, mascherandoli con progetti sociali fittizi. Andiamo avanti? Non serve, ognuno di noi è capace di rientrare nella propria casa e nella propria coscienza per individuare il cortocircuito esistente tra vita civile e Vangelo… perchè non esiste amore per Dio se non a partire da questo mondo.

Utopia? Pensatelo… al momento è solo dolore, profondo dolore per un futuro che, ognuno di noi, sta svendendo per il proprio piacere personale in nome dell’unico dio a cui tutti ci inchiniamo: il potere-denaro. La voglia di essere primi, sempre… perchè in fondo noi non siamo molto diversi da coloro contro cui lanciamo tremende invettive…

La prima forma di carità, per quel che mi riguarda, non è l’elemosina ma la giustizia sociale. E una società in cui non c’è giustizia è una società povera di Vangelo. 

E’ l’augurio che faccio a me e a voi, in questa festa liturgica di san Giuseppe Lavoratore. Ognuno di noi, possa con quel coraggio che viene dal Vangelo colorare la propria porzione di società con quella giustizia evangelica che è dare a Dio ciò che è di Dio, la lode! E dare all’uomo, ciò che è dell’uomo: la dignità!

Non c’è altro modo per far entrare Dio nella storia! Solo così potranno dire di noi: “Eccoli, i cristiani!”

Dai loro frutti li riconoscerete!

Passalibro 2012 – Salerno

La Libreria Paoline di Salerno

&

l’Associazione Comunicazione e Cultura Paoline Onlus

organizzano per la

PASSALIBRO 2012

CONSEGNA, dal 16 aprile al 5 maggio, uno dei tuoi libri preferiti presso la libreria Paoline di Salerno, c.so Vittorio Emanuele, 115 (nei pressi della stazione) e fallo entrare nella rassegna PASSALIBRO 2012

RITIRA, dal 12 al19 maggio, il tuo nuovo libro tra i testi ammessi alla rassegna* presentando il tagliando che ti sarà dato alla consegna del tuo libro

INOLTRE

SABATO 12 19 MAGGIO dalle 18:30 alle 20:00

Happy hour! Happy book! 

per giovani e adulti

SABATO 19 MAGGIO dalle 16:30 alle 18:00

Tutti in libreria! 

per i piccoli lettori simpatici omaggi e sconti speciali su titoli scelti

Info&Contatti:

Paoline libreria – Suor Tonia – c.so Vittorio Emanuele, 115, Salerno – libreria.sa@paoline.it – 089/232809

Paoline onlus – Dalia Mariniellod.mariniello@yahoo.it 

*L’ente organizzatore si riserverà la facoltà di escludere dalla rassegna testi non in buone condizioni e/o di dubbio valore morale.

Triduo Pasquale a Roma: lasciamo a loro la parola!

Dal 4 al 7 aprile scorso, nel clima prepasquale, si è svolta a Roma, presso la comunità delle Figlie di San Paolo (Paoline) Regina degli Apostoli, una tre giorni, per ragazze dai 19 ai 30 anni, provenienti dal Nord al Sud dell’Italia, sul tema: Quando l’amore fa la differenza. Dalla paura di amare al dono di sé. Sr Silvia [Parenzan ndr], insieme alle novizie Nikki e Veronica con sr Pina [Riccieri ndr] hanno animato le giornate, caratterizzate da intensi momenti di preghiera, di riflessione e di condivisione. L’argomento, impegnativo ed esigente, ha preso il volto e il cuore di un uomo che, nel dono totale e incondizionato di sé per amore di ogni creatura, ha fatto la differenza nella storia umana: Gesù di Nazareth.
Il momento del saluto e del benvenuto iniziale è stato sottolineato con un simpatico e incisivo spot realizzato da Nikki e Veronica [novizie fsp, ndr]. Eccolo per voi:

Alla tre giorni hanno partecipato dieci ragazze: lasciamo a loro la parola!!

Flavia Mazzilli (Corato – Bari)
“Cercate il Signore mentre si fa trovare”, dice la Scrittura. Il Signore è presente ogni giorno, in ogni cosa ci è accanto, ma ci sono momenti di grazia in cui, come anche Lui ha fatto, “ci ritiriamo su un monte” a pregare. E lì il Signore si fa trovare. Parla. Anche un Suo silenzio diviene Parola. Un leitmotiv accompagna il ricordo di questa esperienza, lo canticchio custodendolo nel mio cuore: “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sarò con loro…”. Chissà quante volte ho ascoltato in questi anni questa frase, ma per fortuna non smetto mai di stupirmi della Verità di questa Parola. Porto nel cuore le condivisioni profonde di vissuto, le lacrime, i sorrisi, il “grazie” sincero che Sr Pina rivolgeva ad ognuna dopo una condivisione, il riporre la fiducia tra le mani di persone fino ad allora sconosciute… ma sorelle. Vedere quanto ognuna fosse diversa e unica, ma tutte accomunate dallo stesso desiderio profondo. E Lui era con noi. Questi sono i grandi miracoli. Il Signore è veramente risorto! Ci precede nel cammino e ha promesso: “Io sarò con voi tutti i giorni”. E la Sua Promessa è data per sempre.

Sara Ceciliani (Bologna)
Che giorni che sono stati! Molto belli ma io… ho fatto molta fatica! Parlare di paura e dono mentre ci si sente nella paura, e non nel dono, è un po’ doloroso e più che altro faticoso. Ho pensato molto soprattutto al sapersi accettare e alla pazienza di un cammino che si apre e si svolge piano, non immediatamente… con i miei tempi visti ma visti dal Suo punto di vista! Io ci provo eh!

Margherita collina (Menfi – AG)
* Tutto posso in Colui che mi dà la forza. (Fil. 4,13)* Sono parole forti ed intense con cui il Signore mi ha parlato. Mi ha voluta fortemente presente al Triduo Pasquale, l’ho sentito tanto vicino ed è riuscito ad entrare con forza e prepotenza nel cuore del mio cuore. Lui è nostro Medico e Medicina. Solo Lui! Lo ringrazio perché È un Grande, si prende cura di ciascuno di noi in modo speciale e non ci lascia mai soli, mai! È sempre con noi 24 ore su 24! Grazie, mio Dio, per avermelo ricordato. Grazie per tutte le persone conosciute e per tutto ciò di cui mi hai fatto dono nei giorni trascorsi a Roma. Grazie per aver operato alla grande e continua ad operare con forza e grazia, così che io possa cantare, a voce alta, le tue lodi e la tua infinita grandezza a tutti.

Marta (Ferrara)
Il campo è stato bellissimo… Ho conosciuto persone veramente speciali, a partire dalle novizie, dalle altre ragazze e dall’intera comunità…  Ogni singolo giorno ci sono stati sorrisi, sguardi di comprensione e allegria, ma anche riflessioni profonde, silenzi e titubanze nell’aprirsi, nel raccontare le proprie paure e i propri pensieri… A mio parere è stato un mix eccezionale…  Quattro giorni di sospensione dal tran tran giornaliero, dagli impegni, dalla confusione…  come fermarsi dopo una lunga corsa e fare un respiro profondo, assaporando l’aria e tutti i suoi profumi… e scoprire solo in quel preciso momento di essere circondati da tanti piccoli fiori, che fino ad un attimo prima erano come nascosti dall’affanno e dalle preoccupazioni quotidiane… Credo che sia proprio per questi corti e fragili momenti che valga la pena di correre, di lottare ogni giorno e credere in tutto quello che si fa… che da essi arrivi la forza, la linfa necessaria per affrontare e per guardare con occhi diversi tutte le difficoltà e le cose belle della vita…  Sono tornata a casa con un grande sorriso, con una grande pace e serenità dentro… e Veronica, Nikki, Suor Silvia, Suor Pina vi ringrazio davvero… per aver fatto questo campo e avermi quindi dato la possibilità di guardare le cose da un’altra prospettiva, più spirituale e profonda… per avermi fatto riscoprire la fede, che tante volte do per scontata e nascosta… per ogni singolo gesto e parola… grazie davvero.

Sara Concilio (Montoro Sup. – Avellino)
Credo che non ci siano parole adeguate per descrivere un’esperienza del genere. E’ stata davvero meravigliosa! Quando ho ricevuto l’invito avevo pensato di rifiutare perché sommersa dagli impegni, come sempre, e invece quella frase “Dalla paura di amare al dono di sé” ha come risvegliato qualcosa dentro di me che mi ha convinto a mettermi in gioco. Posso affermare ora, che questo mettermi in gioco è stata una delle decisioni migliori che io abbia mai preso! Certo non è facile riuscire a superare le proprie paure, ma se non sei la sola a pensarla in un determinato modo, questo fa sì che esse non sembrino poi così terribili. Riuscire a capire cos’è l’amore e cosa vuol dire donare se stessi, durante un periodo importante come il Triduo, è stato come toccare con mano l’ “Amore” che Lui prova per noi. Sapere che Dio mi ama nonostante le mie imperfezioni, è stato davvero importante. Un conto è aver sentito da sempre parlare del suo amore per gli uomini, tutt’altro è provarlo sulla propria pelle. L’ho sentito vicino più che mai, soprattutto durante la Veglia, quasi volesse confermare che tutto ciò che sr. Pina ci aveva detto in mattinata era vero! Sono stata benissimo e tra sorrisi, lacrime ed emozioni ho conosciuto delle persone davvero stupende 🙂 che a dire la verità mi mancano molto 🙂 e intanto, come ho già detto a suor Silvia, mi sono già prenotata per il prossimo incontro 🙂

Chiara Langella (Salerno/Ferrara)
“Forse Dio ha un progetto migliore su di me, di quello che io ho per me stessa”; queste parole del film “I passi dell’amore” mi hanno accompagnato per tutto il campo di Pasqua. Il tema mi ha subito coinvolta, spesso mi sono chiesta se fossi l’unica a pensare che paura e dono fossero due aspetti dell’amore e mi sentivo sola perché credevo che nessuno avesse tanti dubbi quanto me sulle scelte di vita. Al campo invece mi sono potuta confrontare con altre ragazze, con storie e vissuti diversi, che ho sentite molto vicine perché eravamo unite dal desiderio di condividere, di crescere e di imparare ad amare. E’ sempre triste terminare un campo così come è difficile trovare, nelle giornate frenetiche e impegnate, tempo per parlare con Dio e condividere ciò che si prova.
Emozionanti sono state la preghiera e la visita alla Chiesa delle Tre Fontane, per la forza della testimonianza di San Paolo che vi è stato martirizzato, e la Via Crucis per la grande quantità di persone accorse al Colosseo per pregare insieme al Santo Padre. Dopo questo campo, fonte di emozioni, motivazioni e certezze, chiedo alle Figlie di San Paolo: cosa ci proponete per l’estate?

Maria Chiara Vitale (Campagna – Salerno)
“Quando l’amore fa la differenza. Dalla paura di amare al dono di sé”. Appena ho letto il titolo del campo, mi sono resa conto di quanto parlasse proprio a me, proprio a noi giovani, che viviamo in questo mondo e in questo momento. Sono andata con tanti punti esclamativi ed interrogativi, e sono ritornata con altrettanti! Ma anche con tanta grazia, e la sicurezza di Dio che mi dice: “Io sono con te!”.

Alice (Ferrara)
Descrivere i 3 giorni passati lì da voi devo dire che non è facile, potrei dire che nonostante non ci conoscessimo mi sembrava quasi di conoscervi tutte, ma proprio anche per il tema trattato che penso siate riuscite a trasmetterci molto bene e, se posso dirlo, a dimostrare nei piccoli gesti di tutti i giorni. Parlando personalmente posso poi dire che la mia vita spesso è una corsa, mille impegni, mille cose x la testa e non si riflette mai su alcune cose che sono proprio alla base della nostra persona e che ci permettono di relazionarci con gli altri. Invece passare lì quei giorni mi è servito molto anche per ricaricarmi di quella energia senza la quale è difficile stare ma che è facile perdere. Lo paragonerei un po’ ad un pit-stop in una gara di Formula 1 senza il quale la macchina dopo un po’ deve fermarsi perché ha finito il carburante.

Gloria Di Bin (Fagagna – Udine)
Ed è quando si è quasi arrivati in fondo a un pozzo che si può scegliere se soffocare nel buio oppure afferrare la mano di Dio, che è sempre pronta a salvarti… ed è quando ci si trova davanti a Lui che si piange di felicità perché Lo si è incontrato… ed improvvisamente si sente un coro di angeli che cantano “Eccomi, eccomi, Signore io vengo… si compia in me la tua volontà”. E il cuore inizia a scaldarsi e a palpitare forte forte, e tutto questo ha un nome: si chiama Amore… E dunque si può dire solo una cosa: Se questo è l’amore, allora sì che fa la differenza!!!!!! E dove c’è l’amore, il sorriso, la pace tutto è bello, e i tre giorni del Triduo Pasquale sono stati così; e anche se non ci conoscevamo all’inizio, condividevamo la stessa passione che si chiama Gesù!! Queste parole dico a Lui: “Tu che abiti la vita mia, fa di me la Tua poesia, la più bella poesia”… se ogni essere umano diventasse una splendida poesia, l’umanità diventerebbe un’opera, la bellissima opera di Dio!!!!! Grazie per i tre giorni in cui ho vissuto queste magnifiche emozioni!!

Paola Concilio (Montoro Sup. – Avellino)
Volevo solo scrivere di quanto sia importante un’esperienza del genere… perché un’esperienza così non è una semplice vacanza dove puoi rifugiarti lontano da tutti quasi come fosse una fuga… vivere un’esperienza del genere serve a porti delle domande, a trovare delle risposte o almeno a provarci… serve a mettere in pausa la tua vita quotidiana, frenetica e stressante e cercare in te quella pace che forse non sapevi nemmeno di avere… serve a ritrovare un po’ te stessa e toglierti di dosso tutte quelle maschere che purtroppo la società ti impone di indossare per andare avanti… e capire come si può rimanere se stessi anche in una società come la nostra… sì, è un po’ questo che mi ha insegnato questa esperienza e forse molto di più… che a parole non riesco a scrivere.

(a cura di Pina Riccieri, fsp)

Tra note e realtà – Rispondere all’amore si può!

Mi ritrovo qui su questo palcoscenico, di nuovo io.
Mi ritrovi qui perché il tuo appuntamento adesso è uguale al mio.
Hai visto il giorno della mia partenza,
nel mio ritorno c’è la tua poesia.
Stare lontani è stata un’esperienza, comunque sia…
Non ho mai smesso di amare te;
non ho mai tolto un pensiero a te;
non ho mai smesso!
Ho cercato la bellezza e l’ho trovata in fondo alla semplicità
Ho cercato il mio passato perché mi hanno detto che così si fa
Cerchiamo tutti la strada del bene
e
la troviamo nelle vite altrui… 
e questa notte adesso ci appartiene…
Non ho mai smesso di amare te 
Non darei qualcosa che non c’è 
E a modo mio (a modo mio)
So bene quanta fantasia ci vuole per partire 
Si ritorna solo andando via…
(Laura Pausini, Non ho mai smesso)

Rispondere all’amore può risuonare in noi con la forza di uno slogan forte al punto da toccare il cuore, farlo vibrare e poi lasciarlo uguale a prima.
Rispondere all’amore si può se la strada dell’amore ha trovato in noi terreno libero per essere desiderata, progettata, costruita, custodita e protetta, perchè preziosa.
In quest’ultimo tempo mi è capitato spesso di sostare sulle parole del canto di Laura Pausini e di sentire vibrare la strana forza di quella passione, di quel sogno, di quel progetto che ognuno di noi porta dentro e che attraverso noi vorrebbe vivere, anzi no! Vorrebbe esplodere!
Esplodere nell’energia, nelle scelte, nella determinazione, in uno stile di vita nuovo segnato dalla pienezza e dall’audacia di chi, con coraggio, sceglie di darsi, di non trattenere nulla, di non mollare, di non nascondere, per paura di perdere, l’oro prezioso che porta dentro.
Ci sono momenti della nostra storia in cui ci allontaniamo da ciò che conta e, con il tempo, ci ritroviamo a vivere frammenti di una vita che non è più la nostra vita, quella che avremmo voluto, quella che ci ha fatto sperimentare istanti di pienezza incontenibile e irrancontabile, sogni condivisi e sognati, forze messe insieme e moltiplicate.
C’è qualcosa in noi, che continua a vivere, nonostante il nostro dubbio o le paure.
C’è qualcosa che vive e non si perde perchè è radicato nel più profondo della nostra identità.
E’ ciò che, pur coprendo a noi stessi, continua a farci vibrare.
E’ ciò che continuiamo ad amare e che fa splendere in noi scintille d’infinito…

E’ quel sogno d’amore che portiamo dentro da sempre, progetto di vita che ci unisce a Dio e ci chiede di abitare la storia attraverso scelte radicali e decise, pregne di quell’amore che scuote e apre all’altro, qualunque sia la sua storia e il suo volto. E’ quel sogno d’amore che Dio sogna per noi e che rende la nostra vita eterna, come eterno è Dio.Non siamo fatti per la terra. La terra ci fa, ma non può ridurci… Il cielo e i suoi orizzonti fanno di noi persone amate, uniche e preziose in ogni istante, in ogni condizione, in ogni sentimento provato e sofferto…
L’amore vive e ci fa vivere… ma se nel cuore i rimpianti lo frenano, lo stringono, lo soffocano… ai rimpiati sussurrate:
Non è il caso che voi continuiate a vivere! Si ritorna solo andando via… e io oggi scelgo di tornare, di rispondere, di vivere, di amare!”

di suor Mariangela fsp

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RAGAZZI & DINTORNI – Aprile 2012 – Dominio di sé

LA PROFEZIA DELLE RANOCCHIE
Elogio del limite

di Cecilia Salizzoni

Il film che proponiamo, questa volta, è un film di animazione, francese, da leggere in filigrana con i ragazzi delle medie, rapportandolo all’archetipo biblico a cui si ispira.

La profezia delle ranocchie racconta di un nuovo diluvio, tutto umano e contemporaneo, e di una nuova arca che mette in salvo uomini e animali (in realtà un granaio che galleggia grazie a uno pneumatico di trattore riparato e gonfiato a dismisura per vedere se regge la pressione). A bordo, al posto di Noè, c’è un anziano marinaio, Ferdinand, con la moglie Juliette che viene dalle Antille, il figlio adottivo Tom e la figlia dei vicini, Lilì. I quaranta giorni di pioggia che arrivano, contro ogni previsione, a sommergere tutto, sono una catastrofe naturale annunciata dalle rane ai bambini, appena in tempo, per ricoverare gli animali dello zoo dei Lamotte, i genitori di Lilì, partiti per l’Africa in cerca di coccodrilli.
A differenza del racconto biblico, il male – quello che provoca l’ira di Dio, al punto da indurlo a distruggere la sua creazione – non resta fuori dell’arca, vi si imbarca sotto le spoglie di una tartaruga manipolatrice che, salvata dalle acque dai bambini e da Ferdinand, distrugge la convivenza pacifica a bordo. Prima separa Lilì da Tom, poi sobilla gli animali carnivori che faticano a reggere il regime vegetariano imposto dalla coabitazione forzata e non vedono l’ora di tornare a quello originale; prima ancora aveva trasformato i coccodrilli in una truppa d’assalto, con la menzogna che la loro ultima covata fosse stata rubata dal Capitano…
Ci vorranno pazienza, coraggio, buona volontà e amore, per smascherare il disegno di potere della tartaruga ingannatrice, per metterla fuori combattimento prima della catastrofe definitiva e ricondurre tutti a una legge che consenta di vivere in pace nel rispetto di ognuno. Tutti, a bordo, dovranno fare la propria parte perché il bene vinca sul male e la vita esca rinnovata dentro legami che riconoscono l’altro come parte di sé, benché diverso. Al termine dell’avventura, Tom, che rifiutava di chiamare «papà» Ferdinand, con la scusa che era vecchio, potrà finalmente farlo.

L’esperienza dei protagonisti sul barcone improvvisato, sfugge a parametri semplicemente umani che non sono in grado né di prevedere, né di credere al diluvio. Il loro ritorno insperato sembra rispondere alla logica del miracolo, anche se la narrazione lo presenta come una magia, l’unica che riesca a Juliette, al termine della storia, nella festa degli scampati al diluvio: è un miracolo che procede dal basso verso l’alto, come l’ombrello di Juliette, come il fuoco dell’amore che unisce due persone così diverse, Ferdinand e Juliette, testimoni e ministri di una legge che contraddice la legge naturale, dominata dalla violenza.
La «legge del Capitano» afferma che la salvezza passa per un’autolimitazione a vantaggio degli altri esseri viventi, perché «abbiamo bisogno gli uni degli altri». Ciò che richiede è il controllo del desiderio, sia questo un istinto naturale, come il cibarsi di carne, sia una passione divorante, come la vendetta, o il desiderio di giustizia sommaria che infiamma tutti sull’arca, dopo lo smascheramento della tartaruga. Dominare se stessi, in vista di un bene superiore, dato dalla relazione, è quanto tutti apprendono sul barcone. In primis Tom e Lilì che, in seguito alla divisione operata dalla seduzione della tartaruga verso la ragazzina, rischiano la morte (fatto che rimanda a un altro episodio della Bibbia, che precede Noè e riguarda la prima coppia umana).
Alla creazione, al desiderio divino che l’ha mossa, rimanda anche il desiderio di «un figlio di amore » che anima Ferdinand: sulla nuova arca la salvezza si compie, quando questo figlio riconosce « il padre», la sua legge, e ricambia il suo amore.

Al di sotto della superficie, La profezia delle ranocchie offre numerosi spunti di approfondimento.
• La legge del Capitano: in che cosa consiste, cosa chiede, a quale logica risponde, come è affermata, cosa rifiuta di fare?
• La tartaruga e la sua legge: che cosa muove la tartaruga? Cosa vuole ottenere dalla sua vendetta? Come riesce a imporre il suo dominio? Perché gli animali carnivori cadono nella trappola? Menzogna, seduzione e divisione sono i caratteri del male: nella Genesi è rappresentato dal serpente. Anche la tartaruga è raffigurata dai cristiani nei mosaici antichi, perché?
• Il granaio e lo pneumatico riparato: l’espediente per tenere a galla la casa è surreale, ma ha un senso spirituale che riguarda la possibilità di salvezza dell’uomo in un mondo che rischia di affogare nel materialismo che distrugge relazioni e natura. Che cosa suggerisce?
• «Papà»: non è una famiglia formata da legami di sangue quella della storia: quali sono i legami che la rendono così solida e capace di accoglienza? Perché Ferdinand vorrebbe sentirsi chiamare papà da Tom, e quando Tom sarà capace di farlo? Spostandoci sul piano religioso, troviamo una somiglianza nella relazione tra l’uomo e Dio?
• Le ranocchie: fuori dalla metafora metereologica, che cosa annunciano al mondo contemporaneo? Che cosa dovrebbe fare l’uomo per evitare la catastrofe ambientale e umana in senso più ampio?

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Aprile dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

Per vedere il sommario di Ragazzi & Dintorni di Aprile 2012 clicca qui

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vita… solo chi ne scopre il senso può cantarne la bellezza