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Buona domenica! – XIII del T.O. – Anno B

«Non temere, soltanto abbi fede!»

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 5, 21-43)
  XIII Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

La figlia di Giairo ha dodici anni.  Da dodici anni l’emorroissa soffre di perdite di sangue.  Dodici è il numero che richiama Israele, la sposa, le dodici tribù che la compongono. Marco ci dice che Israele si è spenta, esangue, senza vita, abbandonata dai suoi pastori che pascono se stessi, e che Dio, in Cristo, le ridona vita. Dodici è il numero della totalità, come i mesi dell’anno. Marco oggi ci parla di due situazioni in cui descrive il massimo del dolore, la totalità della disperazione, l’apoteosi della tragedia, quando la barca viene travolta dalla tempesta.
La donna emorroissa non solo è ammalata e ha girato senza risultato da tutti i più famosi medici del paese senza risultato: la sua condizione la rende impura, non può toccare nessuno senza renderlo impuro. Non ha vita affettiva, né rapporti sessuali, forse non ha famiglia né amicizie: la sua condizione la rende sola. Giairo è disperato: esiste un dolore più devastante della morte di un figlio?
La donna si avvicina timidamente, non vuol farsi notare.  Non osa chiedere nulla al Maestro, come potrebbe?  Tanti anni di solitudine l’hanno infine convinta di essere sbagliata, di essere peccatrice, impura. Le è proibito di toccare: trasmetterebbe la sua impurità. Decide di osare, di trasgredire la legge: lo tocca.  Per incontrare Dio, a volte, bisogna superare gli schemi religiosi, bisogna trasgredire le regole. Lo sfiora appena, accarezza il mantello, certamente non se ne accorgerà.

POTENZA
Chi mi ha toccato? La donna sbianca, gli apostoli si fermano nel tentativo di tenere a distanza la folla.
Non vedi Rabbì? Tutti ti toccano!  Ha ragione Gesù: in mille gli si sono fatti vicini, ma una sola lo ha toccato. Ha toccato il cuore di questo Cristo di Dio, gli ha rubato la forza ed è guarita. La malattia non è forse lo squilibrio della nostra armonia interiore? Il Signore si lascia derubare, la sua forza dona guarigione e salvezza a questa donna che si ritiene inadatta, incapace, condannata. Gesù ci guarisce nel profondo, ci salva da ogni disarmonia.
Continua il suo cammino Gesù, gli apostoli lo guardano straniti. Gesù guarda la donna con un lungo sguardo, come lo sguardo di Gesù che sceglie i discepoli. Gli altri, la folla, gli apostoli stessi non sanno. Lui, il Rabbì, e la donna sì, sanno bene cosa è successo. La spinge ad uscire dal suo nascondimento, la mostra agli altri. La sua guarigione è pubblica, la sua purificazione compiuta, nessuno ora deve tenerla lontana.
Come Israele, guarita nel profondo. Come noi. Il discepolo è guarito dalla dissipazione interiore, in questo mondo che divora ogni energia, che ruba il tempo e il senso della vita, che ci spinge alla solitudine in mezzo alla folla.

IPOCRISIE
La gente esce fuori dalla casa di Giairo urlando: la ragazza è morta. Gesù insiste, entra, dice che dorme. E viene deriso. Come? Viene deriso? Che gente è che prima urla e un secondo dopo deride? Che dolore finto è il loro se si prendono la briga di denigrare l’affermazione del Nazareno? Che cattivo gusto hanno queste persone che passano dalla disperazione alla burla? Ipocriti, finti, fasulli. Dolore di facciata, malvagità a malapena repressa, bieca esteriorità.
Gesù invece sa. Lui che piangerà davanti all’amico Lazzaro conosce, partecipa, si lascia coinvolgere. Darà la vita per Lazzaro, per noi, per me. Il nostro Dio non è indifferente, non finge di soffrire.

CONTINUA AD AVERE FEDE
Qualche giorno fa Gesù diceva agli apostoli impauriti: Non avete ancora fede? e, oggi, all’emorroissa Gesù dice: Va, la tua fede ti ha salvato e a Giairo: Abbi fede. Questa è la differenza sostanziale tra gli apostoli che pure toccano Gesù senza risultati e la donna ammalata, questo il solco che si crea tra Giairo e i suoi parenti che addirittura deridono il buonumore a parer loro farneticante di Gesù: la fede. La fede placa le tempeste interiori, la fede ci guarisce dalle ferite interiori, la fede ci risuscita. Questa è la riflessione di Marco.
E la nostra, spero.

SORELLA MORTE
L’atteggiamento del cristiano di fronte alla morte è la fede. La morte è e resta il più inquietane interrogativo del destino dell’uomo e, anche sulla possibilità della reale bontà di Dio. Se Dio è buono, perché la morte? Gesù è venuto a darci una buona notizia anche sulla morte. Come ci svela la splendida pagina della Sapienza, il nostro è un Dio amante della vita. Noi crediamo di essere stati creati immortali, e di essere nelle mani di Dio. Questa vita che viviamo, la viviamo proiettata nel futuro come una pienezza. Il dolore del distacco, della morte, ci viene presentato da San Paolo come le necessarie doglie di un parto che danno alla luce una nuova creatura. Questo Dio tenerissimo che solleva la figlia di Giairo è colui che ha per noi un destino di vita e di Risurrezione. Basta? Non lo so, davvero. Ai tanti Giairo cui muore la figlia non so se basta. Elemosiniamo certezza e salvezza, la fede è solo una flebile fiamma per attraversare il mare in tempesta. Mi fido, amici, mi fido con tutta la mia disperazione, e ai fratelli che leggono queste parole addito il Figlio di Dio che ci solleva dalla tenebra.
Infine consideriamo le tante morti interiori da cui dobbiamo risorgere: la fanciulla, segno di autenticità, di purezza, spesso giace immobile nella nostra vita; troppe le delusioni, le stanchezze, per essere ancora ottimisti. Da quale morte interiore dobbiamo risorgere? Abbiamo fede, solo questo il Signore Gesù ci chiede per una nuova vita in Lui. Il Rabbì oggi ci dice: Talità kum!

(PAOLO CURTAZ)


VII Incontro Mondiale con le Famiglie – Milano 2012/Cresimandi

Da mercoledì 30 maggio a domenica 3 giugno 2012, Milano è stata la sede del VII Incontro Mondiale delle Famiglie! Naturalmente anche noi di Cantalavita ci siamo resi presenti grazie a un inviato speciale ;-)!!! Si tratta di Giuseppe Tramontin, 21 anni, di Napoli! Leggiamo la sua testimonianza  relativa all’incontro del Santo Padre con i cresimandi, nello Stadio San Siro!!!

Sono partito per Milano come volontario, con tante aspettative, qualche preoccupazione legata a ciò che lasciavo a casa, qualche timore legato alla non conoscenza di ciò che trovavo, ma con un grande desiderio: poter partecipare all’incontro dei cresimandi con Benedetto XVI allo stadio San Siro. Oltre all’immensa gioia e il palpabile entusiasmo che mi sarebbe piaciuto toccare e vivere, desideravo partecipare a questo incontro perché, per vivere quest’esperienza del Family2012, ho purtroppo dovuto rinunciare alle cresime del gruppo giovanissimi della mia parrocchia; di alcuni di questi ragazzi sono stato animatore all’oratorio, con altri, si è costruito un bel rapporto.

Poteva il Signore non esaudire questa mia richiesta e ascoltare questo desiderio del cuore? Quando alcuni volontari che erano con me all’alloggio mi hanno portato il biglietto per entrare a San Siro pensavo di sognare, ma subito un pensiero di ringraziamento, seppur piccolo e immediato, è andato a Colui che ha voluto fossi a quest’esperienza. E allora… dovevo prepararmi a viverla al meglio e, soprattutto, ad essere attento a recepire il messaggio che lì avrei sicuramente ricevuto.

Circondato dalla folla e dall’entusiasmo di oltre 80.000 persone, Benedetto XVI ha guidato la veglia di preghiera con i cresimandi e i cresimati dell’intera diocesi di Milano, in un clima informale e gioioso. Tra tifo e cori da stadio, proprio lì dove giocano i campioni delle due squadre Milan e Inter, che fanno sognare i tanti ragazzini lì presenti, il Papa è stato il “campione più grande e anche l’allenatore dell’immensa squadra che è la Chiesa” come ha ricordato all’inizio il giovanissimo Giovanni, nel saluto al Santo Padre. Una toccante cerimonia, “impregnata” di vocazione e di Spirito Santo, scandita dalle meravigliose coreografie, create dalla sinergia di oltre 1000 figuranti, che hanno ricreato varie “figure”, tra cui il logo del Family2012 (il VII Incontro Mondiale delle Famiglie) e una rete che pian piano si riempieva di tantissimi pesciolini, rievocando il brano evangelico della Pesca miracolosa (Lc 5, 1-11)

Tante le esortazioni e gli input che il Papa ci ha lanciato, primo su tutti l’invito ad impegnarci nel raggiungere la santità: “Ma è possibile essere santi alla vostra età? Vi rispondo: certamente! La santità è la via normale del cristiano: non è riservata a pochi eletti, ma aperta a tutti»

L’emozione di poter partecipare a questo evento è stata infinita ed indescrivibile. Il pensiero è andato ai ragazzi della mia parrocchia che proprio in quei giorni ricevevano il dono dello Spirito Santo: “vento che gonfia le vele, fuoco che accende l’amore, aria che si respira libera”, come ribadiva il canto iniziale della veglia. Il poter vivere questa esperienza con la Chiesa di Milano mi ha ricordato l’universalità della Chiesa Cattolica e soprattutto la bellezza e la gioia dell’essere credente, del credere e del vivere il Vangelo di Gesù Cristo; e proprio il Papa, a proposito della vita di fede non ha avuto paura di sottolineare ai ragazzi presenti la difficoltà della sequela di Gesù: “Cari ragazzi e ragazze, tutta la vita cristiana è un cammino, è come percorrere un sentiero che sale su un monte – quindi non è sempre facile, ma salire su un monte è una cosa bellissima”.

On line un’ altra testimonianza del nostro inviato: Benedetto XVI incontra i fidanzati

Buona domenica! – XI del T.O. – Anno B

«Sapranno tutti gli alberi della foresta
che io sono il Signore,
che faccio… germogliare l’albero secco.
Io, il Signore, ho parlato e lo farò»

Cfr. libro del Profeta Ezechiele (Ez 17, 22-24)
  XI Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

Riprendiamo il tempo ordinario, dopo la lunghissima parentesi che dalla Quaresima ci ha portato, nel Signore risorto, grazie allo Spirito, a meditare sul dono dell’Eucaristia. E lo facciamo in compagnia di Marco, il primo evangelista, discepolo di Pietro. È lui, oggi, a darci un sferzata di speranza, di fiducia, in questi tempi oscuri che ci spaventano.
La terra continua a tremare e ci spaventa la nostra fragilità. Ma altri terremoti stanno travolgendo l’Europa, vittima di se stessa, degli egoismi nazionali, di un’unione mai conclusa che ci sta portando al fallimento. E, per noi credenti, infastidiscono le piccole scosse (piccole e piccine, mediocri, risibili) di chi, fra i palazzi vaticani, pensa di fare la volontà di Dio e il bene della Chiesa spargendo veleni in nome dell’alto ideale della verità. Da come la vedo io non dovrebbero esserci dei palazzi ma poiché la storia va rispettata e amata, che siano le colombe a volteggiare fra le stanze d’Oltretevere, non i corvi. La sfiducia nasce nella quotidianità di chi, discepolo, vede la propria parrocchia faticare, il proprio parroco sfinirsi, le comunità indebolirsi. Stiamo dando un’immagine fragile di Chiesa, agli occhi del mondo. E allora? Dio abita le nostre debolezze, dinamica ben rappresentata da un fragile papa incanutito che, pure, fa vibrare il cuore di un milione di fedeli con le sue miti parole sulla fede.
È il momento giusto per riflettere su cos’è la Chiesa. Meglio: su “chi” è la Chiesa.

ESILIO
Ioiachim, l’ultimo discendente del re Davide, è stato sconfitto e deportato in Babilonia dal feroce re Nabucodonosor. Tutto è perduto: la città santa distrutta, il tempio bruciato e l’Arca trafugata come bottino di guerra. Il terremoto della guerra non offre speranze, il rigoglioso cedro della dinastia davidica è stato impietosamente tagliato alla radice.
Eppure, dice uno dei deportati, un sacerdote del tempio, Ezechiele, Dio prenderà un germoglio dall’albero reciso e lo pianterà, facendolo ricrescere. Ma, lo sappiamo, non sarà più un regno terreno quello che crescerà, ma un’altra realtà, un Regno che passa attraverso i cuori. E colui che verrà, il germoglio di Iesse, è per noi il Cristo. Dio non si stanca dell’umanità, non si scoraggia, non si lascia atterrire dai nostri errori, ma, sempre, ci conduce alla pienezza in modi che non ci aspettiamo.

FATICA
Abbiamo conosciuto il Signore che ci ha cambiato la vita, illuminandola. Sentiamo forte il desiderio di condividere la felicità che abbiamo trovato e che altri ci hanno consegnato e ci siamo resi disponibili ad annunciare il Regno, là dove viviamo. Ma quanta fatica incontriamo! Come catechisti, evangelizzatori, animatori di coppie, collaboratori della liturgia… ci rendiamo conto di quanto lavoro occorre fare e quanta poca forza abbiamo. A volte ci prende l’ansia da prestazione e corriamo come dei matti, salvo poi svuotarci interiormente.
Gesù, oggi, ci rassicura: dobbiamo gettare il seme della Parola in terra, abbondantemente. Non sui marmi delle nostre chiese svuotate, ma sull’asfalto del nostro quartiere di periferia. Uscire e gettare il seme, senza preoccuparsi. Parlare di Dio, bene, con verità, con coerenza. Poi, ci penserà il seme, progressivamente, a crescere. Siamo sempre molto concentrati sul discepolato, su cosa fare per diventare testimoni. Ottimo, bene. Ma subito dopo occorre ricordarci che è Dio che opera. Il mondo è già salvo, solo che non lo sa. Noi possiamo vivere da salvati, al meglio delle nostre possibilità. Il seme cresce da sé.
Gesù ci invita alla pazienza, a lasciar perdere l’ansia, la fobia di tenere tutto sotto controllo, il volere programmare e capire tutto nella nostra vita spirituale. La vita ci porta a pensare che le cose dipendono da noi, dalla nostra buona volontà: ci tocca programmare tutto, anche il riposo! E il rischio di applicare questa categoria alle cose dello Spirito è quanto mai presente. Entusiasti, ci siamo avviati sulle strade del Vangelo e vi abbiamo intuito la verità, coinvolti emotivamente in un’esperienza, in una comunità, in un percorso di preghiera. Poi, dopo qualche tempo, ecco sopraggiungere le difficoltà: fatica a pregare, aridità, inquietudine… E sorge il dubbio; starò sbagliando? Cosa posso fare? Nulla, lasciati fare: se il seme è piantato, stai tranquillo, lascia fare al Signore. La vita interiore richiede tempo e ritmo che non possiamo pretendere di manipolare e nella fede la priorità è sempre di Dio.

SENAPE
La seconda parabola ci ricorda la stupefacente proprietà del seme di senapa, piccolo al punto da rassomigliare alla polvere, e che pure diventa un grande arbusto. La realtà del Regno è così, sia in noi che intorno a noi.
In noi: un piccolo gesto, un piccolo impegno, una piccola apertura nei confronti del Signore può spalancare la diga della fede che tutto irriga e feconda. Anche se la nostra vita è colma di distrazioni, il seme può crescere, nella mia vita e intorno a me, con piccoli gesti di testimonianza, talora insignificanti, che producono risultati sorprendenti. E il Regno intorno a noi è così: questa piccola comunità di uomini e donne che è la Chiesa ha solcato l’oceano della storia fecondando il mondo della speranza del Vangelo. Allo sguardo della fede non sfugge il fatto che milioni di uomini e donne si riconoscono fratelli e figli e cambiano la storia indirizzandola su sentieri di luce: non temiamo, dunque, perché la nostra comunità, i nostri gesti, la nostra celebrazione feconda la realtà, la insemina, lasciando che sia il Signore a far crescere il suo Regno in mezzo a noi.
Per capire questa dinamica sotterranea ci serve il silenzio e la meditazione, solo ritirandoci in disparte con Gesù possiamo veramente capire come Dio opera nella nostra quotidianità.

(PAOLO CURTAZ)


SS. Corpo e Sangue di Cristo – Anno B

«Dov’è la mia stanza, in cui io possa
mangiare la Pasqua con i miei discepoli?»

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 14,12-16.22-26)
  SS. Corpo e Sangue di Cristo – Anno B

Di quanto Spirito abbiamo bisogno per potere capire che Dio è comunione?
Di quanto Spirito abbiamo bisogno per smetterla di litigare e imitare la Trinità?
Di quanto Spirito abbiamo bisogno per superare questo momento tragico, lo spettacolo che diamo al mondo di un gruppo di discepoli che si fanno la guerra, che imitano i corvi invece di invocare la colomba?
Scenda il fuoco e ci purifichi, ci sostenga, ci incoraggi.

Il mite Pietro chiede di uscire dalla Babele a partire da chi gli sta attorno e ha assorbito la logica del mondo. Anche noi siamo chiamati a convertire il nostro cuore, a far diventare le nostre comunità l’anti-babele, il pallido riflesso della Trinità. Difficile, lo so, non ditelo a me. Dio ci dona l’esempio, facendosi pane. E ogni comunità, ogni domenica, si stringe a lui e ripete, come il popolo dell’alleanza: quanto il Signore ha detto noi lo faremo.

LA STANZA
“Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Sta per essere arrestato e ucciso il Maestro. I suoi non lo sanno, non se ne accorgono, sono troppo concentrati su loro stessi e sui loro limiti per vedere ciò che sta per succedere. Gesù, invece, ha ormai piena consapevolezza che tutto volge al termine, che sta per compiere il dono più grande, il dono della sua stessa vita. Servirà? Capirà, l’uomo, che Dio lo ama liberamente, senza condizioni? Saprà l’uomo, infine, arrendersi all’evidenza di un Dio donato?
Si avvicina la Pasqua: Gesù sa che non riuscirà a celebrarla con i discepoli. Decide di anticiparla, chiede ospitalità ad uno sconosciuto, in quella stanza al primo piano, sul monte Sion che sovrasta la città, di fronte al Tempio, Gesù sta per dare l’addio ai suoi discepoli, facendo loro il regalo più grande: la sua presenza eterna.
“Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”.

PARTECIPI
Non sappiamo neppure il nome del tale il cui servo sceso ad attingere acqua incrocia in città i discepoli del Nazareno che lo seguono per chiedere al proprietario una stanza per celebrare la Pasqua. Gesù, però, considera sua quella stanza. Sua, perché vi resterà per sempre. Sua, perché chi accoglie il Maestro, anche senza saperlo, anche senza consapevolezza, si vede trasformare la vita. Proprio come accade nelle nostre spente assemblee domenicali.

TIEPIDEZZE
Dio, il misericordioso, mi ha dato molte gioie nella vita. Una di queste è il potere conoscere molte comunità, sparse nei quattro angoli dell’Italia, e di pregare con loro. Ho partecipato ad assemblee di comunità vivaci, coraggiose, a veglie di preghiera intense, a messe piene di gioia e di emozione. Raramente.
Più spesso, partecipo a delle messe fiacche, tiepide, distratte, spente, esasperanti.
Quante volte incontro degli amici che, avvicinatisi al Signore, convertiti alla e dalla Parola, faticano a nutrire la propria spiritualità in grandi città piene di chiese e povere di fede! Quante volte, io stesso, in vacanza, ho partecipato con dolore e insofferenza a celebrazioni raffazzonate, frettolose, senza preghiera! Gesù, però, sceglie di fare “sue” anche quelle stanze. Non ha la puzza sotto il naso, il Signore, si adatta. Ha voluto con sé, nel momento più faticoso della sua vita, i suoi dodici poveri apostoli. Poveri e fragili come noi, instabili e lunatici come noi. “Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”.

CONVERSIONI
Partecipiamo con costanza e forza alle nostre celebrazioni, anche se sbiadite. Se possibile, mettiamoci in gioco per cambiarle, per renderle più gioiose, accoglienti, oranti. Addobbiamola, la stanza alta, rendiamola accogliente al meglio delle nostre forze e delle nostre possibilità. Ma se ciò non è possibile, pazienza. Se si adatta Gesù, noi non ci adatteremo? Viviamo tempi difficili, tempi in cui la fede è messa a dura prova. Penso al dolore di tanti sacerdoti che si ritrovano a donare la loro intera vita per annunciare il vangelo e si ritrovano a fare i funzionari davanti a comunità pagane nei fatti, se non nelle abitudini!
Oggi celebriamo il Mistero della presenza reale, concreta, attuale, salvifica di Cristo nell’Eucarestia: il Rabbì si rende accessibile, incontrabile, si fa pane del cammino, diventa cibo per l’uomo stremato. Rabbrividisco di fronte alla poca fede mia e delle nostre comunità.

POCA FEDE
Il problema è semplice: la nostra fede è poca, ridotta al lumicino.
E allora la Messa è peso, fatica, incomprensione. Ma se crediamo che il Maestro è presente, al di là della povertà del luogo e delle persone, tutto cambia. L’Eucarestia diventa il centro della settimana, la Parola celebrata ritornerà in mente durante il lavoro e lo studio. Da quel pane donato, ripartiamo. Perché la “sua” stanza torni ad essere addobbata.

(PAOLO CURTAZ)


Pentecoste – Anno B

«Quando verrà il Paràclito… egli darà testimonianza di me;
e anche voi date testimonianza…»

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,26-27)
  DOMENICA DI PENTECOSTE – Anno B

No, non siamo in grado, siamo seri. Né tu, amico lettore, né io, né nessuno che abbia un po’ di sano realismo lo può (veramente) fare. Non siamo capaci di annunciare il Regno con sufficiente trasparenza, con coerenza minima, con passione necessaria. Il peccato è il nemico da combattere, come ci ha più volte ricordato un illuminato Papa Benedetto in questi anni. In un mondo in cui tutti danno la colpa agli altri (anche nella Chiesa!), Pietro ci ricorda che il nemico è dentro, non fuori. Questa storia dell’affidare alla Chiesa, a questa Chiesa, le redini del Regno è stato uno scherzo, o un inganno o una follia. Siamo seri.
Lui non c’è, lo sappiamo, lo vediamo mille volte, lo sperimentiamo. No, non ce la possiamo fare. Ora che l’Europa crolla e tutto sembra svanire e la paura attanaglia la quotidianità, prima che i mercati. Come facciamo a parlare di speranza alla gente che non arriva alla fine del mese? Andiamo! Non, non ce la possiamo fare. Oppure.

SHEVUOT
Shevuot, la festa della mietitura, Pentecoste per i fedeli greci che ricordano la sua celebrazione cinquanta giorni dopo Pesah, era una festa agricola che, col passare dei secoli, era stata arricchita da un’altra interpretazione: in quel giorno si ricordava il dono della Torah sul monte Sinai. Israele era molto fiero della Legge che Dio gli aveva consegnato; pur essendo il più piccolo fra i popoli, era stato scelto per testimoniare al mondo il vero volto del misericordioso.
Proprio in quel giorno, e non casualmente, Luca situa la discesa dello Spirito Santo. Spirito che era già stato donato, dalla croce e il giorno di Pasqua. Perché ripetere questa effusione? Perché quel giorno? Forse Luca vuole dire ai discepoli che la nuova Legge è un movimento dello Spirito, una luce interiore che illumina il nostro volto e quello di Dio! Gesù non aggiunge precetti ai tanti (troppi!) presenti nella Legge orale, ma li semplifica, li riduce, li porta all’essenziale.
Un solo precetto, quello dell’amore, è richiesto ai discepoli. Fantastico, grazie Gesù! Ma cosa significa amare nelle situazioni concrete? Ecco che lo Spirito ci viene in soccorso. Gesù non dona delle nuove tavole, cambia il modo di vederle, ci cambia il cuore, radicalmente. Oggi festeggiamo la Legge che lo Spirito ci aiuta a riconoscere.

TUONI, NUBI, FUOCO, VENTO
Luca descrive l’evento rimandando esplicitamente alla teofania di Dio sul monte Sinai: i tuoni, le nubi, il fuoco, il vento sono elementi che descrivono la solennità dell’evento e la presenza di Dio ma che possono anche essere riletti in una chiave spirituale.
Lo Spirito è tuono e terremoto: ci scuote nel profondo, scardina le nostre presunte certezze, ci obbliga a superare i luoghi comuni sulla fede (e sul cristianesimo!).
Lo Spirito è nube: la nebbia ci costringe a fidarci di qualcuno che ci conduce per non perdere la strada della verità.
Lo Spirito è fuoco che riscalda i nostri cuori e illumina i nostri passi.
Lo Spirito è vento: siamo noi a dover orientare le vele per raccogliere la sua spinta e attraversare il mare della vita!
Lo Spirito diventa l’anti-babele: se l’arroganza degli uomini ha portato alla confusione delle lingue, a non capirsi più, la presenza dello Spirito ci fa udire un solo linguaggio, una sola voce.
Invochiamo lo Spirito quando non ci capiamo in famiglia, in parrocchia, sul lavoro. Invochiamolo quando non riusciamo a spiegarci. Lo Spirito fa diventare i pavidi apostoli dei formidabili evangelizzatori: ora non hanno più paura e osano, vanno oltre, dicono senza timore la loro fede e la loro speranza. È la pentecoste: la Chiesa si inebria e diventa missionaria.

URAGANO
Non è un vento: è l’uragano. Un uragano che li strappa alle loro certezze, che li devasta, che li scompiglia e li scapiglia, che li converte, infine. Il fuoco scende nel cuore e li consuma.
No, certo, non ce la possono fare. D’accordo. Sarà lo Spirito ad agire. È arrivato, il dono (annunciato) del Risorto. È più folle e più anarchico di come neppure osassero immaginare. Il cuore ora è gonfio, escono per strada, fermano i pellegrini di passaggio a Gerusalemme per la Pentecoste. Parlano del Maestro, lo professano Messia e Signore e presente.
È arrivato lo Spirito.

PRUDENZA
Tenetelo nel cassetto lo Spirito, per favore. È pericoloso, devastante, inquietante.
Quando la Chiesa si siede o si arrocca fa nascere i santi che la ribaltano. Quando pensate che la vostra vita sia finita, annientata, vi spalanca lo sguardo del cuore. Quando le nostre parrocchie languono, si clericalizzano, si svuotano, si abituano, si stancano, si illudono egli scuote dalle fondamenta, fa crollare i palazzi della retorica e ci spinge a uscire nelle strade del nostro quartiere a dire Dio. Gli Atti degli apostoli sono una divertente comica in cui lo Spirito combina pasticci e gli apostoli corrono (invano) cercando di capire cosa fare veramente.
È lo Spirito che guida la Chiesa, anche se cerchiamo continuamente di correggere la rotta. È lui, se vuoi, fratello, sorella, che può orientare la vita verso i cammini della santità. È lui che soffia, nonostante tutto.

(PAOLO CURTAZ)


Parola e silenzio: una sfida possibile – Incontri online/maggio 2012_Step9

Siamo nel tempo pasquale e il cuore continua a essere segnato dai gioiosi alleluia di risurrezione.
E’ ancora vivo in noi l’invito che, con forza, ha risuonato nella precedente tappa: uscire dal buio, dalla notte, dalle distanze di sicurezza per diventare discepoli della luce, per confessare testimonianza la nostra fede in Gesù Cristo Risorto.

Ora, sempre più decisamente orientati verso l’Ascensione e la Pentecoste, liturgia e la Parola apre per noi gli orizzonti dell’annuncio. Quell’andate detto da Gesù ai suoi discepoli, continua a essere vero per noi oggi!
Continua a toccare la nostra esperienza di fede e ci chiede di uscire, di condividere, di non tenere per noi la straordinaria ricchezza che abbiamo ricevuto: l’incontro con Dio e con il suo amore.

E’ in questo orizzonte che va letto e interiorizzato il tema di questa nostra nona tappa; tema che di fatto fa eco al messaggio del santo Padre per la 46a Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali.

L’annuncio mette in gioco la comunicazione e, a sua volta, la comunicazione, per essere vera, deve poter diventare voce dell’interiorità. E’ questa la grande sfida a cui siamo chiamati, è in questo senso che parola e silenzio potrebbero diventare una reale opportunità per accogliere, interiorizzare, far crescere la Parola in noi.

Tra rischi, slanci, paure, indecisioni… c’è un grande maestro interiore che in noi diventa luce, guida, sostegno, conferma nella fede.

Vi lascio a questo punto alla video-catechesi, augurandovi di entrare nel silenzio e nella Parola, lì dove e come il Signore vorrà. Lui, ci attende per raggiungerci con proposte singolari e personali, per fare della nostra vita un dono di pienezza.

Video catechesi

Come una voce sola davanti a Dio
Preghiera conclusiva

Parole: suoni e memorie, vissuti e speranze
che ritornano e non ci lasciano soli, Signore.
Parole: vita e morte, speranze e illusioni
che si destreggiano nel cuore dell’uomo.
Silenzi: come parole non dette, né ascoltate,
che risuonano negli spazi deserti della nostra vita, cariche di omertà.
Risuonano, Signore, come eco lontane che dominano sui ricordi.

Aprici, Signore della vita, al mistero del deserto che fiorisce,
rendici capaci di ascoltare il silenzio,
grembo fecondo della Parola che salva.
Il tuo Spirito apra le nostre orecchie,
schiuda le nostre memorie, spalanchi ogni rigidità
e la forza travolgente del silenzio, pregno di Dio,
renda nuova ogni parola, vera ogni confidenza, trasparente ogni segreto.
Lo Spirito che ha reso viva la Parola nella storia, porti vita nell’annuncio,
indichi vie di comunicazione dove sopravvive la diffidenza,
faccia risuonare nei nostri silenzi,
spesso muti, scoraggiati o spaventati,
la Parola dell’amore, che fa del silenzio
la casa in cui abitare, nascere e donarsi. Amen

Preghiamola tutti costantemente, se possibile ogni giorno. Sia preghiera reciproca in cui, gli uni per gli altri, come fratelli e sorelle nel Signore, invochiamo la sua grazia e benedizione, la sua pace, perchè, percorrendo questo tempo, come Chiesa, radunata nel suo nome, il nostro sia un itinerario interiore capace di portarci nel cuore della nostra fede.

Per saperne di più scrivi a:

Sr Mariangela: m.tassielli@paoline.it

Per condividere riflessioni, mettere in campo domande, dubbi, voglia di saperne di più, seguici anche su

Facebook: Giovani & Vangelo
su Tw: Cantalavita

Potrai trovare aggiornamenti in tempo reale e condividi i link sulle pagine di amici e conoscenti che a tuo parere potrebbero essere interessati dall’annuncio di gioia con cui il Vangelo ci raggiunge.

Inoltre se hai meno di 30 anni ti proponiamo il gruppo facebook:

GEP – Giovani Evangelizzatori Paolini

Se desideri vivere momenti di preghiera ti consigliamo il libro: Attirerò tutti a me – Adorazioni eucaristiche per ogni tempo dell’anno. Autore: Suor Mariangela Tassielli – Ed. Paoline

Ti auguriamo buon cammino e buon tutto!

Ti ricordiamo il cammino di incontri online 2012 -2013

Felici di vivere

STEP PRECEDENTI

Triduo Pasquale a Roma: lasciamo a loro la parola!

Dal 4 al 7 aprile scorso, nel clima prepasquale, si è svolta a Roma, presso la comunità delle Figlie di San Paolo (Paoline) Regina degli Apostoli, una tre giorni, per ragazze dai 19 ai 30 anni, provenienti dal Nord al Sud dell’Italia, sul tema: Quando l’amore fa la differenza. Dalla paura di amare al dono di sé. Sr Silvia [Parenzan ndr], insieme alle novizie Nikki e Veronica con sr Pina [Riccieri ndr] hanno animato le giornate, caratterizzate da intensi momenti di preghiera, di riflessione e di condivisione. L’argomento, impegnativo ed esigente, ha preso il volto e il cuore di un uomo che, nel dono totale e incondizionato di sé per amore di ogni creatura, ha fatto la differenza nella storia umana: Gesù di Nazareth.
Il momento del saluto e del benvenuto iniziale è stato sottolineato con un simpatico e incisivo spot realizzato da Nikki e Veronica [novizie fsp, ndr]. Eccolo per voi:

Alla tre giorni hanno partecipato dieci ragazze: lasciamo a loro la parola!!

Flavia Mazzilli (Corato – Bari)
“Cercate il Signore mentre si fa trovare”, dice la Scrittura. Il Signore è presente ogni giorno, in ogni cosa ci è accanto, ma ci sono momenti di grazia in cui, come anche Lui ha fatto, “ci ritiriamo su un monte” a pregare. E lì il Signore si fa trovare. Parla. Anche un Suo silenzio diviene Parola. Un leitmotiv accompagna il ricordo di questa esperienza, lo canticchio custodendolo nel mio cuore: “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sarò con loro…”. Chissà quante volte ho ascoltato in questi anni questa frase, ma per fortuna non smetto mai di stupirmi della Verità di questa Parola. Porto nel cuore le condivisioni profonde di vissuto, le lacrime, i sorrisi, il “grazie” sincero che Sr Pina rivolgeva ad ognuna dopo una condivisione, il riporre la fiducia tra le mani di persone fino ad allora sconosciute… ma sorelle. Vedere quanto ognuna fosse diversa e unica, ma tutte accomunate dallo stesso desiderio profondo. E Lui era con noi. Questi sono i grandi miracoli. Il Signore è veramente risorto! Ci precede nel cammino e ha promesso: “Io sarò con voi tutti i giorni”. E la Sua Promessa è data per sempre.

Sara Ceciliani (Bologna)
Che giorni che sono stati! Molto belli ma io… ho fatto molta fatica! Parlare di paura e dono mentre ci si sente nella paura, e non nel dono, è un po’ doloroso e più che altro faticoso. Ho pensato molto soprattutto al sapersi accettare e alla pazienza di un cammino che si apre e si svolge piano, non immediatamente… con i miei tempi visti ma visti dal Suo punto di vista! Io ci provo eh!

Margherita collina (Menfi – AG)
* Tutto posso in Colui che mi dà la forza. (Fil. 4,13)* Sono parole forti ed intense con cui il Signore mi ha parlato. Mi ha voluta fortemente presente al Triduo Pasquale, l’ho sentito tanto vicino ed è riuscito ad entrare con forza e prepotenza nel cuore del mio cuore. Lui è nostro Medico e Medicina. Solo Lui! Lo ringrazio perché È un Grande, si prende cura di ciascuno di noi in modo speciale e non ci lascia mai soli, mai! È sempre con noi 24 ore su 24! Grazie, mio Dio, per avermelo ricordato. Grazie per tutte le persone conosciute e per tutto ciò di cui mi hai fatto dono nei giorni trascorsi a Roma. Grazie per aver operato alla grande e continua ad operare con forza e grazia, così che io possa cantare, a voce alta, le tue lodi e la tua infinita grandezza a tutti.

Marta (Ferrara)
Il campo è stato bellissimo… Ho conosciuto persone veramente speciali, a partire dalle novizie, dalle altre ragazze e dall’intera comunità…  Ogni singolo giorno ci sono stati sorrisi, sguardi di comprensione e allegria, ma anche riflessioni profonde, silenzi e titubanze nell’aprirsi, nel raccontare le proprie paure e i propri pensieri… A mio parere è stato un mix eccezionale…  Quattro giorni di sospensione dal tran tran giornaliero, dagli impegni, dalla confusione…  come fermarsi dopo una lunga corsa e fare un respiro profondo, assaporando l’aria e tutti i suoi profumi… e scoprire solo in quel preciso momento di essere circondati da tanti piccoli fiori, che fino ad un attimo prima erano come nascosti dall’affanno e dalle preoccupazioni quotidiane… Credo che sia proprio per questi corti e fragili momenti che valga la pena di correre, di lottare ogni giorno e credere in tutto quello che si fa… che da essi arrivi la forza, la linfa necessaria per affrontare e per guardare con occhi diversi tutte le difficoltà e le cose belle della vita…  Sono tornata a casa con un grande sorriso, con una grande pace e serenità dentro… e Veronica, Nikki, Suor Silvia, Suor Pina vi ringrazio davvero… per aver fatto questo campo e avermi quindi dato la possibilità di guardare le cose da un’altra prospettiva, più spirituale e profonda… per avermi fatto riscoprire la fede, che tante volte do per scontata e nascosta… per ogni singolo gesto e parola… grazie davvero.

Sara Concilio (Montoro Sup. – Avellino)
Credo che non ci siano parole adeguate per descrivere un’esperienza del genere. E’ stata davvero meravigliosa! Quando ho ricevuto l’invito avevo pensato di rifiutare perché sommersa dagli impegni, come sempre, e invece quella frase “Dalla paura di amare al dono di sé” ha come risvegliato qualcosa dentro di me che mi ha convinto a mettermi in gioco. Posso affermare ora, che questo mettermi in gioco è stata una delle decisioni migliori che io abbia mai preso! Certo non è facile riuscire a superare le proprie paure, ma se non sei la sola a pensarla in un determinato modo, questo fa sì che esse non sembrino poi così terribili. Riuscire a capire cos’è l’amore e cosa vuol dire donare se stessi, durante un periodo importante come il Triduo, è stato come toccare con mano l’ “Amore” che Lui prova per noi. Sapere che Dio mi ama nonostante le mie imperfezioni, è stato davvero importante. Un conto è aver sentito da sempre parlare del suo amore per gli uomini, tutt’altro è provarlo sulla propria pelle. L’ho sentito vicino più che mai, soprattutto durante la Veglia, quasi volesse confermare che tutto ciò che sr. Pina ci aveva detto in mattinata era vero! Sono stata benissimo e tra sorrisi, lacrime ed emozioni ho conosciuto delle persone davvero stupende 🙂 che a dire la verità mi mancano molto 🙂 e intanto, come ho già detto a suor Silvia, mi sono già prenotata per il prossimo incontro 🙂

Chiara Langella (Salerno/Ferrara)
“Forse Dio ha un progetto migliore su di me, di quello che io ho per me stessa”; queste parole del film “I passi dell’amore” mi hanno accompagnato per tutto il campo di Pasqua. Il tema mi ha subito coinvolta, spesso mi sono chiesta se fossi l’unica a pensare che paura e dono fossero due aspetti dell’amore e mi sentivo sola perché credevo che nessuno avesse tanti dubbi quanto me sulle scelte di vita. Al campo invece mi sono potuta confrontare con altre ragazze, con storie e vissuti diversi, che ho sentite molto vicine perché eravamo unite dal desiderio di condividere, di crescere e di imparare ad amare. E’ sempre triste terminare un campo così come è difficile trovare, nelle giornate frenetiche e impegnate, tempo per parlare con Dio e condividere ciò che si prova.
Emozionanti sono state la preghiera e la visita alla Chiesa delle Tre Fontane, per la forza della testimonianza di San Paolo che vi è stato martirizzato, e la Via Crucis per la grande quantità di persone accorse al Colosseo per pregare insieme al Santo Padre. Dopo questo campo, fonte di emozioni, motivazioni e certezze, chiedo alle Figlie di San Paolo: cosa ci proponete per l’estate?

Maria Chiara Vitale (Campagna – Salerno)
“Quando l’amore fa la differenza. Dalla paura di amare al dono di sé”. Appena ho letto il titolo del campo, mi sono resa conto di quanto parlasse proprio a me, proprio a noi giovani, che viviamo in questo mondo e in questo momento. Sono andata con tanti punti esclamativi ed interrogativi, e sono ritornata con altrettanti! Ma anche con tanta grazia, e la sicurezza di Dio che mi dice: “Io sono con te!”.

Alice (Ferrara)
Descrivere i 3 giorni passati lì da voi devo dire che non è facile, potrei dire che nonostante non ci conoscessimo mi sembrava quasi di conoscervi tutte, ma proprio anche per il tema trattato che penso siate riuscite a trasmetterci molto bene e, se posso dirlo, a dimostrare nei piccoli gesti di tutti i giorni. Parlando personalmente posso poi dire che la mia vita spesso è una corsa, mille impegni, mille cose x la testa e non si riflette mai su alcune cose che sono proprio alla base della nostra persona e che ci permettono di relazionarci con gli altri. Invece passare lì quei giorni mi è servito molto anche per ricaricarmi di quella energia senza la quale è difficile stare ma che è facile perdere. Lo paragonerei un po’ ad un pit-stop in una gara di Formula 1 senza il quale la macchina dopo un po’ deve fermarsi perché ha finito il carburante.

Gloria Di Bin (Fagagna – Udine)
Ed è quando si è quasi arrivati in fondo a un pozzo che si può scegliere se soffocare nel buio oppure afferrare la mano di Dio, che è sempre pronta a salvarti… ed è quando ci si trova davanti a Lui che si piange di felicità perché Lo si è incontrato… ed improvvisamente si sente un coro di angeli che cantano “Eccomi, eccomi, Signore io vengo… si compia in me la tua volontà”. E il cuore inizia a scaldarsi e a palpitare forte forte, e tutto questo ha un nome: si chiama Amore… E dunque si può dire solo una cosa: Se questo è l’amore, allora sì che fa la differenza!!!!!! E dove c’è l’amore, il sorriso, la pace tutto è bello, e i tre giorni del Triduo Pasquale sono stati così; e anche se non ci conoscevamo all’inizio, condividevamo la stessa passione che si chiama Gesù!! Queste parole dico a Lui: “Tu che abiti la vita mia, fa di me la Tua poesia, la più bella poesia”… se ogni essere umano diventasse una splendida poesia, l’umanità diventerebbe un’opera, la bellissima opera di Dio!!!!! Grazie per i tre giorni in cui ho vissuto queste magnifiche emozioni!!

Paola Concilio (Montoro Sup. – Avellino)
Volevo solo scrivere di quanto sia importante un’esperienza del genere… perché un’esperienza così non è una semplice vacanza dove puoi rifugiarti lontano da tutti quasi come fosse una fuga… vivere un’esperienza del genere serve a porti delle domande, a trovare delle risposte o almeno a provarci… serve a mettere in pausa la tua vita quotidiana, frenetica e stressante e cercare in te quella pace che forse non sapevi nemmeno di avere… serve a ritrovare un po’ te stessa e toglierti di dosso tutte quelle maschere che purtroppo la società ti impone di indossare per andare avanti… e capire come si può rimanere se stessi anche in una società come la nostra… sì, è un po’ questo che mi ha insegnato questa esperienza e forse molto di più… che a parole non riesco a scrivere.

(a cura di Pina Riccieri, fsp)

Luce o notte? Che discepolo sei? – Incontri online/Pasqua 2012_Step8

Alleluia! E’ Pasqua!

Siamo nel grande lungo giorno di Pasqua. Un giorno che si prolunga per un’intera settimana, che riempie di sè 50 giorni e che di fatto è il fondamento della nostra stessa fede.

La Pasqua è tempo segnato dalla gioia, dalla lode. E’ il giorno della nuova creazione, giorno in cui, in Cristo Signore tutto rinasce a vita nuova. Davanti al silenzio di Dio sul Golgota, la Risurrezione è la risposta che l’uomo cercava, che la fede attendeva. La Risurrezione dischiude per noi gli orizzonti di Dio fatti di tempi e di logiche sempre molto distanti dalle nostre, o meglio distanti dall’uomo che non ascolta, non attende, non spera, non si fida.

La Risurrezione svetta davanti a noi come risposta data dal Padre all’umanità segnata dalla croce, dalla solitudine, dalla sofferenza e dalla morte. Nel silenzio di chi sa attendere e precedere l’aurora, si fa chiara la risposta di Dio: “Lui non è qui! E’ Risorto”.

Annuncio dato nel silenzio di chi, pur non comprendendo ha saputo attendere.
Annuncio dato nel silenzio di chi per paura si è allontanato.
Annuncio dato a chi ha scelto il silenzio della notte per nascondersi...

La Risurrezione è vita che spezza ogni catena di morte. Riapre tutti alla relazione con Dio, perchè in Cristo diventa possibilità della vita nuova dello Spirito!

Buon tutto a voi, cari amici, che da questo annuncio si lasciate raggiungere e cambiare. Il Vangelo continui a essere Via per la Vita!

Video catechesi

Come una voce sola davanti a Dio
Preghiera conclusiva

È Pasqua, Signore Gesù!

Alleluia canta il nostro cuore e gioia si diffonde dalle nostre labbra.
Da quel sepolcro segnato dalla morte di ogni speranza, noi vogliamo uscire;
dai sepolcri costruiti dalle tante forme di sfiducia,
di paura, di incertezza noi vogliamo risorgere con te!

Signore Gesù, risorto oggi per noi,
rinnovati dalla tua presenza sappiamo di poter credere
in una vita nuova, piena, profumata di risurrezione,
capace di portare al mondo l’intensa fragranza della vita vera,
sappiamo di poter risplendere come astri luminosi tra i fratelli e sorelle che ti cercano.

Signore Gesù, continui a risorgere in ogni scelta di vita,
che ci rende testimoni credibili del tuo grande amore per questa nostra storia.
Risorgi e ci chiedi di partecipare di quella vita che hai reso nuova,
ci chiedi di condividere con te scelte di gratuità, di dono, di fedeltà.

Signore Gesù, ci sentiamo Chiesa in cammino,
fratelli e sorelle uniti dall’unica fede in te;
sappiamo di aver ricevuto, nella tua Risurrezione,
l’annuncio festoso della vita risorta, della morte definitivamente vinta,
della speranza sempre possibile, di una carità dinamica e creativa, mai stanca.

E oggi, di fronte alla storia c’è il mio Sì.
Il Sì detto da un discepolo al suo maestro,
un sì consapevole della croce e della solitudine,
dell’incomprensione e del peccato.
Sì Signore, a un futuro che non conosco, ma che voglio scegliere di vivere;
sì al mio passato che ha conosciuto infedeltà e peccato,
sì a questo imprevedibile presente che vivo
e in cui ti sento e ti credo Signore Presente,
nelle cui mani scelgo di mettere la mia vita. Amen

Preghiamola tutti costantemente, se possibile ogni giorno. Sia preghiera reciproca in cui, gli uni per gli altri, come fratelli e sorelle nel Signore, invochiamo la sua grazia e benedizione, la sua pace, perchè, percorrendo questo tempo, come Chiesa, radunata nel suo nome, il nostro sia un itinerario interiore capace di portarci nel cuore della nostra fede.

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Sr Mariangela: m.tassielli@paoline.it

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Se desideri vivere momenti di preghiera ti consigliamo il libro: Attirerò tutti a me – Adorazioni eucaristiche per ogni tempo dell’anno. Autore: Suor Mariangela Tassielli – Ed. Paoline

Ti auguriamo buon cammino e buon tutto!

Ti ricordiamo il cammino di incontri online 2012 -2013

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