Archivi categoria: Catechesi e comunicazione

RAGAZZI & DINTORNI – Ottobre 2012 – “… in Dio Padre”

DIO, PADRE NOSTRO

di Veronica Bernasconi

In questo articolo tutte le tappe per un incontro di preghiera da fare con i ragazzi.

Il catechista prepara un percorso nelle vicinanze, da compiere processionalmente, predisponendo alcune soste. In ogni tappa metterà in evidenza un elemento della creazione. In un angolo della sala colloca la Bibbia aperta, con il cero acceso.

Catechista: «Padre nostro» è l’appellativo, comunicatoci da Gesù, per rivolgerci a Dio, e ci dice quanto sia immenso e delicato l’amore con cui ciascuno di noi è amato da lui. Gesù ci rivela il Padre e ci mostra come comunicare con lui. Può capitare di pregare il «Padre nostro» senza troppa attenzione e di non cogliere le dimensioni che caratterizzano Dio, Padre amorevole, Creatore provvidente e misericordioso.
Cantiamo a lui, ora, con più consapevolezza.

A questo punto della celebrazione si può cantare un canto di lode.

Solista: si sceglie un ragazzo che proclamerà la Parola di Dio e precisamente Matteo 6,7-15.

Catechista: Dio è amore. Per amore ha creato l’universo, le piante, gli animali, gli uomini e le donne e se ne prende cura, donando tutto ciò che è loro necessario. Oggi, con animo riconoscente a Dio creatore, guardiamo il mondo con occhi nuovi per scorgere ovunque la sua mano premurosa. Ringraziamolo per ogni suo bene con il canto.

In questo momento si può cantare un canto di ringraziamento.

Il gruppo, in silenzio, esce dalla sala. Il catechista conduce i ragazzi lungo il percorso predisposto e li invita a guardasi intorno. In ogni tappa mette in evidenza un elemento della creazione. È utile, per sperimentare la grandezza di Dio con tutta la persona, far adoperare tutti i sensi (sentire il canto degli uccelli, il profumo dei fiori, la freschezza dell’acqua…).
In una sosta è opportuno mostrare qualche prodotto dell’ingegno umano, che è sempre dono del Padre (come una casa, un’antenna televisiva…). Ogni volta i ragazzi, dopo aver comunicato quello che hanno notato, recitano insieme il Gloria al Padre. Poi tornano nella sala.
 
Catechista: A Dio, Padre amorevole e provvidente, rivolgiamoci, come figli, con la libertà e l’affetto di Gesù. Accogliendo il suo amore, ci comporteremo, anche noi, da fratelli e sorelle, per condividere con gioia le ricchezze che il Padre quotidianamente ci offre.

Un solista può proclamare questa preghiera/riflessione:

Non dire «Padre», se ogni giorno non ti comporti da figlio.
Non dire «nostro», se vivi soltanto nel tuo egoismo.
Non dire «che sei nei cieli», se pensi solo alle cose terrene.
Non dire «venga il tuo Regno», se lo confondi con il successo materiale.
Non dire «sia fatta la tua volontà», se non l’accetti quando è dolorosa.
Non dire «dacci oggi il nostro pane quotidiano», se non ti preoccupi della gente che ha fame.
Non dire «non ci indurre in tentazione», se continui a peccare.
Non dire «liberaci dal male», se non ti opponi al male.
Non dire «amen», se non prendi sul serio le parole del Padre nostro.

Si prega insieme il Padre nostro e si conclude con un canto finale.

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Ottobre dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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Oltre l’invisibile – Itinerari musicali di catechesi/2_La Sapienza

Qualche premessa: 

INTRO:
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«Ognuno ha una storia da raccontare,per chi ascoltare vorrà. Quello che gli occhi vedono, le mani toccano, le orecchie sentono. Le labbra baciano, non è quello che c’è».
La sapienza ci conduce a scoprire e dare un valore, un gusto particolare a ciò che viviamo.  […]

Le canzoni, come un cannocchiale tra le nostre mani, sono utili per scrutare l’oltre e far emergere le piccole o grandi convinzioni dei ragazzi.

I testi che propongo

– Un senso di Vasco Rossi;
– Oltre il vento e la sabbia degli Studio 3;
– Oltre l’invisibile del Gen Rosso
sono idealmente uniti dalla ricerca di un senso che va oltre l’oggi, oltre il visibile, fatto di emozioni e spesso di difficoltà, incertezze e dubbi. Il «vento» e la «sabbia», in fondo, sono immagini che descrivono quelle realtà che offuscano i nostri orizzonti, la nostra voglia di vivere in pienezza, i nostri sogni di futuro. Questa è, chiaramente, la prospettiva, tuttavia è necessario far emergere le realtà concrete che i ragazzi vivono. Urgente, allora, solleticare domande
Scrutare, andare in profondità, oltre le apparenze, usando il cannocchiale della sapienza per non fermarsi al visibile, al toccabile, allo sperimentabile in superficie. C’è un mondo molto più vivo e più vero oltre l’invisibile, oltre la notte, oltre il buio, oltre i muri della rabbia e della malinconia. Oltre la sabbia e il vento – che colpisce stando a pelo d’acqua – ci sono gli altri, ci siamo noi stessi, c’è il mondo e c’è Dio! Molto più vicino di quanto potremmo immaginare! Scrutare, scoprire: sono le sfide da vivere e la sapienza è ciò che ci permette di farlo! 
 [Continua…]  

Sr.   Mariangela Tassielli, fsp

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L’intero itinerario è tratto dalla rivista Catechisti Parrocchiali, itinerario annuale settembre – maggio: i doni dello Spirito. Estratto per la rubrica Itinerari musicale di Catechesi su www.canatalavita.com. Destinatari cresimandi, adolescenti, giovani. Per richiedere l’annata 2010 completa scrivere a: abb.riviste@paoline.it

ARCHIVIO POST “I DONI DELLO SPIRITO”

CATECHISTI PARROCCHIALI – Ottobre 2012 – IN STILE MISSIONARIO

LA TECNOLOGIA: LEGAME O SOLCO?

di Marco Sanavio

La tecnologia come legame tra genitori e figli? Di solito è il contrario: cellulari, videogiochi e tablet sembrano segnare un solco che separa le due generazioni e, talvolta, questa situazione ha riflessi anche nel cammino di iniziazione cristiana.
La presenza di adulti e ragazzi all’interno dello stesso incontro è riservata solitamente alla fine dell’attività pastorale, nei mesi di maggio e giugno, utile per tracciare un bilancio del percorso annuale. Potrebbe essere opportuno, invece, convocare genitori e figli insieme, poco dopo la ripresa del cammino di catechesi, per iniziare da subito a proporre un’alleanza educativa su alcuni temi.

L’incontro tra le due generazioni dovrebbe avvenire in prima serata o durante il week end, così da permettere al maggior numero di adulti di partecipare. Anche l’invito dovrebbe essere curato e personalizzato, per far percepire alla famiglia che non si tratta di un obbligo da assolvere, ma di una opportunità da cogliere.
L’impatto iniziale dovrebbe essere gradevole: un piccolo rinfresco, un po’ di musica all’accoglienza e un ambiente curato possono aiutare.

Lo scopo sarà duplice: connettere per qualche istante con un gioco o un’attività genitori e figli e far loro comprendere che c’è un’intera comunità che li sta accompagnando nel percorso di iniziazione cristiana di cui la famiglia è componente fondamentale.

Dopo un primo cordiale saluto si può iniziare con questa proposta che risulta sempre molto divertente ed è utile per creare il clima. Si scelgono sei/otto ragazzi e un numero uguale di adulti.
Mentre i figli rimangono nella sala dell’incontro, i genitori escono e sono condotti in un posto dal quale non possono udire quanto accade nell’altro ambiente. Ai figli, allineati in riga, uno a fianco all’altro, si chiede di raccontare una parabola evangelica, ad esempio, quella del tesoro sepolto nel campo, la cui durata non deve superare i due/tre minuti, ma con la regola ferrea che ciascuno dovrà pronunciare una sola parola. (Ad esempio (Mt 13): Il – regno – dei – cieli – è – simile – a – un – tesoro…)
Non si devono distribuire bigliettini, né la storia è da scrivere da qualche parte, altrimenti si rischia di minare l’intera attività.
I ragazzi raccontano la parabola a modo loro, non è necessario che il racconto sia esattamente fedele al testo evangelico, è sufficiente che la narrazione regga. Dopo un paio di prove, si fanno rientrare gli adulti e si chiede loro di disporsi in maniera alternata in mezzo ai ragazzi, così da avere un genitore e un figlio, sempre in riga uno a fianco all’altro.
I ragazzi racconteranno la parabola provata in precedenza, ma saranno messi in difficoltà dalla presenza degli adulti inseriti fra loro che devono anche pronunciare una sola parola per dare seguito alla storia, ma non conoscono la trama e, quindi, depisteranno il discorso. Ovviamente agli adulti si dice semplicemente che c’è una storia da completare e che si procede, pronunciando una sola parola alla volta, alternandosi ai ragazzi.

Anche se, per conoscenza previa della parabola scelta, gli adulti dovessero riuscire a ricostruire l’intera narrazione, va da sé che risulterà difficile dare un forma fluida alla storia. Spesso il risultato si rivela buffo e comico, soprattutto per l’imbarazzo che si crea nell’alternanza tra le voci dei ragazzi e quelle degli adulti:
Oltre a quanto emergerà dalle constatazioni dei presenti, sarà importante sottolineare alcuni passaggi.
1. Spesso ci sono due codici di comunicazione tra genitori e figli: chi non esplora il codice dell’altro rischia di non capire e di non essere capito.
2. Di solito dovrebbe avvenire il contrario: i genitori introducono i figli nel cammino di conoscenza biblica. È pur vero che sono i figli a provocare gli adulti a riprendere in mano alcuni contenuti relativi alla fede, spesso «congelati» o tralasciati dopo la cresima.
3. Se non ci si incontra e non si raccontano le reciproche esperienze, difficilmente si riesce a raggiungere un buon risultato comune. Spesso la fatica è moltiplicata.

All’interno dell’incontro tra genitori e figli si propone che ciascuno scriva un bigliettino.
• Quello dei ragazzi avrà come tema: «Quello che avrei voluto dire ai genitori e magari finora non ho trovato il coraggio di esprimere», con il limite di 160 caratteri. Per sciogliere l’imbarazzo sarà opportuno chiarire che il messaggio resterà anonimo e, magari, può essere utile farlo scrivere prima della riunione con gli adulti, così da condizionare al minimo la comunicazione.
• Anche ai genitori si chiede di scrivere qualcosa al figlio senza, però, limiti di lunghezza. I foglietti anonimi saranno deposti in due cestini o scatole parzialmente aperte e pescati a caso nel corso della serata, facendo reagire in modo alternato genitori e figli sui messaggi che giungono da parte dell’altra generazione.

Sarà interessante capire se la sintesi degli sms può essere un limite o diventa una risorsa, e se mina l’efficacia del contenuto o lo potenzia. Si potrà mettere in evidenza come il non detto può risultare all’inizio più comodo ma, con il tempo, rischia di generare incomprensioni e contrasti.

Per concludere l’incontro si può utilizzare la tecnologia, per raccontarsi reciprocamente una storia.
• I ragazzi possono inventare la vicenda di un preadolescente-tipo, mettendone in evidenza esigenze e risorse, incomprensioni e alleanza positive, attraverso un video o una presentazione powerpoint, oppure con un brano rap eseguito dal vivo.
• Anche i genitori possono essere provocati a raccontare una loro storia, mettendo in evidenza dove hanno scoperto la presenza di Dio, dove l’hanno cercato, che esperienza ne hanno avuto. Magari la consegna data agli adulti potrebbe essere una sorpresa che i figli non si aspettano, anche in termini di abilità d’uso degli strumenti tecnologici.
• Si può concludere con una preghiera di lode, sottolineando come la storia di Dio con le nostre famiglie si trasmette e si rinnova «di generazione in generazione».

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Ottobre di Catechisti Parrocchiali.

 

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Sommario Ottobre 2012 – Catechisti Parrocchiali

Carissimi catechiste e catechisti, ottobre è un mese particolarmente ricco di eventi: il Sinodo su “La nuova evangelizzazione” per la trasmissione della fede, l’inizio dell’Anno della fede e la non meno importante, dimensione missionaria, che lOttobre Missionario, appunto, ci stimola a riscoprire sempre più, come irrinunciabile.

Siamo universalmente interpellati a giocarci in quelle sfide che il Vangelo e la storia contemporanea, oggi, ci rivolgono. Nel desiderio di comunicare il Signore Gesù e far sperimentare l’amore e la gioia che dalla relazione con lui scaturiscono, assumiamo «uno stile più missionario dentro il tessuto sociale» e, «interpretando le domande e la sete di felicità degli adulti di oggi», proponiamo «il primo annuncio della fede» dentro le realtà esistenziali (Instrumentum Laboris 138-142)

«Una nuvola di testimoni» (guarda l’immagine di copertina), ci conduce a scoprire la testimonianza di numerosi personaggi della Scrittura che diventano compagni nel cammino di fede.

Nel numero di OTTOBRE: 

Editoriale In stile missionario di M. Rosaria Attanasio

Spazio dialogo – SOS confrontiamoci di Tonino Lasconi
Questa volta è don Tonino a porre una questione “amara e dolorosa” sul tavolo e ad aspettare i VOSTRI commenti, questione che tocca sempre più catechisti e catechiste. Vi aspetta!

Icone della fede – Una nuvola di testimoni di Emilio Salvatore

Itinerario per genitori – La testimonianza della fede di Emilio Salvatore
La sfida, in questa nostra tappa: imparare a essere padri e madri nella fede, che facciano entrare i propri figli nella catena di tutti quei testimoni della fede che testimonianza la bellezza di un credere che riempie la vita.

Itinerario Io sono con voi – Mi fido di chi mi ha preceduto di Fabrizio Carletti
Ascoltare e credere ai testimoni per diventare come loro, luci accese che illuminano il mondo – nell’articolo puoi trovare anche una dinamica da vivere con i bambini

Itinerario Venite con me – Per fede ti hanno seguito di Anna Teresa Borrelli
Percorso e attività per i ragazzi. Obiettivo: fidarsi di Dio, sempre!

Dinamiche e attività – L’ancora della speranza di F. Carletti – A.M. D’Angelo [LEGGI L’ARTICOLO!!!]
Strumenti in mano per creare l’ancora e una traccia di preghiera da vivere in famiglia

Parole della fede – Credere e dubitare di Renato De Zan

Sussidi liturgici e pastorali – Mandato ai catechisti e ROSARIO MISSIONARIO di M. Rosaria Attanasio

Itinerario post-battesimale – Nel nome del Signore a cura dell’Azione Cattolica dei Ragazzi
Obiettivo: aiutare i bambini a conoscere le persone della Trinità, a vivere il segno della croce, incontrando il Signore, nella preghiera.

Ascolto e seguo Gesù – Il Vangelo della domenica di Roberto Laurita
Input, riflessioni e preghiere dalla XXVII e XXX Domenica del Tempo Ordinario – B

Ascolto e seguo Gesù – Il Vangelo nella vita di Barbara Corsano
Dinamiche e attività su Mc 10, 2-16; Mc 10,17-30; Mc 10,35-45; Mc 10,46-52

Il bambino nel gruppo di catechesi – Il bambino OPPOSITIVO di Franca Feliziani Kannheiser
Strategie educative e stili da imparare e da evitare

Comunicazione multimediale La tecnologia legame o solco? di Marco Sanavio [LEGGI L’ARTICOLO!!!]

Catechisti protagonisti – Rinnovare l’iniziazione cristiana a cura della Redazione
Questa volta andiamo nel Triveneto, Emilia Romagna, Calabria, Lazio e Puglia

Per te, catechista – Giornata Missionaria Mondiale dal Messaggio di Benedetto XVI

Dossier Ragazzi e dintorni

Dio… semplicemente Padre! Eppure lo sappiamo, per i nostri ragazzi, soprattutto se adolescenti, tale semplicità si complica, fino a diventare, spesse volte, dubbio, distanza, allontanamento e, nei casi più estremi, ateismo. Avvicinare Dio al loro mondo, aiutarli a dare profondità e verità a quella relazione che già da tempo hanno iniziato a costruire. La musica, l’attualità, il web, il cinema e, con rinnovata forza, la Bibbia e la liturgia ci aiutano ad accompagnare i ragazzi a scoprire in Dio il volto di un padre, capace di amare fino alla follia.

Nel dossier di OTTOBRE:

Focus – Credo in te, sennò a chi? di Tonino Lasconi

Bibbia nella vita – Dio Creatore di Tonino Lasconi

Idoli e Dio – Dio Padre o magia e stelle? di Fausto Negri [LEGGI L’ARTICOLO]

In rete – Dio Padre nel web di Alessia Cambi

Musica e fede – Un Padre lontano eppure vicino di Mariangela Tassielli

Ciak, si gira – Un Dio onnipotente nell’amore di Cecilia Salizzoni

Colori dell’arte – Creazione di Adamo di Fausto Negri

Test – Uno sguardo nuovo di Maria Teresa Panico

Celebrazione – Dio, Padre nostro di Veronica Bernasconi [LEGGI L’ARTICOLO!!!]

Testimoni – Dorothy Stang – la terra è di Dio a cura della Redazione

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RAGAZZI & DINTORNI – Settembre 2012 – “Io credo…”

LÀ FUORI C’È UN MONDO

di Cecilia Salizzoni

«Out there, there’s a world…», inizia così il nono film della Pixar, Wall-E, con la canzone di un vecchio musical.
Sul finire del XXVIII secolo, epoca in cui si svolge la nostra storia, New York è una città deserta, sommersa dai rifiuti, e chi ascolta la canzone è un robot spazzino, un Waste Allocation Load Lifter – Earth class (Localizzatore e raccoglitore di rifiuti – classe terrestre) per la precisione, l’ultimo di un esercito lasciato a ripulire la città nell’anno 2105 dalla Buy N Large Corporation che regge i destini mondiali.
L’umanità è stata spedita in crociera nello spazio, «l’ultima frontiera dello svago», in attesa di rientrare a lavoro finito, ma 700 anni non sono bastati a rendere abitabile il pianeta.

Sulla terra, Wall-E è rimasto solo di fronte a un compito sproporzionato, ma continua nonostante tutto il lavoro di imbancamento dei rifiuti in pile che formano nuovi e più alti grattacieli, con la compagnia di uno scarafaggio, sopravvissuto, e la videocassetta del film Hello, pescata tra i rifiuti. Le note di Put on Your Sunday Clothes il suo lavoro durante il giorno; su quelle finali d’amore chiude gli occhi la sera, mentre si ricarica per affrontare una nuova giornata di compostaggio tra immondizie e tempeste tossiche. E intanto sogna che ci sia qualcos’altro, là fuori, oltre il deserto di rifiuti: qualcun altro.

Un giorno, dentro un frigo arrugginito, trova un’esile pianta spuntata da un po’ di terriccio e la ricovera nel camion-rifugio, dove raccoglie e cataloga gli oggetti più svariati.
Subito dopo, affascinato e atterrito, assiste allo sbarco di un robot di ultima generazione, inviato sulla terra per verificare le possibilità di vita.
A lui sporco e malandato, l’aerodinamica e candida sonda EVE (Extraterrestrial Vegetation Evaluator) programmata per cercare tracce di vita vegetale, appare come una visione angelica, per bellezza e grazia, benché carica di un potenziale distruttivo che non esita a impiegare. Wall-E s’innamora perdutamente, anche se EVE sembra rispondere unicamente alla propria «direttiva» e, non appena si trova tra le mani la pianta, si chiude in se stessa e attende il rientro dalla missione.

Wall-E, però, non si rassegna e la segue sull’astronave da crociera Axiom, dove l’umanità sopravvive in uno stato di deboscia da eccesso di benessere materiale. L’arrivo di Wall-E e del campione vegetale che prova la possibilità di vita sulla terra, porta lo scompiglio a bordo, nel mondo preordinato secondo la filosofia consumista della BNL Co., e innesca processi di risveglio e di consapevolezza che permetteranno al comandante di attivare l’operazione «ricolonizzazione della terra».

Wall-E consente anche di mettere a fuoco le premesse umane della fede: l’istanza profonda verso l’Altro da sé, radicata in ogni uomo, anche nelle situazioni più avverse allo spirito, come la cultura materialista e tecnologica in cui viviamo; l’intuizione che esiste qualcosa di grande e di bello a cui siamo chiamati da sempre; l’intima consapevolezza che non siamo fatti per la solitudine, ma per la relazione d’amore che ci strappa al sonno narcisistico e dà senso pieno alla vita.
Questo robottino così imperfetto, specie se paragonato alla «perfetta e potente» EVE, è metafora della creatura umana che grazie al risveglio interiore diventa strumento di salvezza. Il risveglio ha inizio quando la persona trova dentro di sé qualcosa di assoluto che la fa stare in piedi, e riconosce che questo «qualcosa dentro» è in collegamento con «qualcosa fuori» e «qualcosa sopra» di sé, grande e luminoso.

Gli spunti tematici nell’orizzonte del risveglio interiore sono molti e ben sviluppati lungo tutto il racconto. Riguardano in particolare:
• il protagonista e il suo sguardo: Che cosa prova davanti alle stelle che prima intravede e poi attraversa? Cosa prova di fronte alle immagini del musical, alle mani che si incontrano e si stringono? Cosa lo induce a salvare dai rifiuti oggetti del passato? Cosa gli permette di resistere?
• La differenza tra Wall-E ed EVE: Quale «norma» anima il primo e lo apre alla relazione? Quale «agisce» la seconda, e in che modo la rapporta al mondo circostante? Quando e come «apre gli occhi» anche lei e «vede» Wall-E?
• Il materialismo consumista del mondo BNL: Che cosa ha prodotto nei passeggeri della Axiom oltre all’obesità? Cosa provoca in Mary e John l’incontro con Wall-E?
• Il risveglio del comandante della Axiom: come avviene? Cosa induce il comandante a opporsi all’Autopilota? Quando «apre gli occhi» e «vede» la necessità del rientro sulla terra?
• La danza tra le stelle di Wall-E e EVE: Che cosa significa sul piano simbolico? In che rapporto sta con la necessità di «tornare giù»?
• In che modo ciò che il film descrive, riguarda anche il nostro tempo e la nostra esperienza personale? Nelle relazioni con il mondo circostante e gli altri, siamo come EVE e i passeggeri della Axiom, o come Wall-E? C’è dentro di noi una domanda che ci porta a guardare il cielo in cerca di risposta?

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Settembre dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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CATECHISTI PARROCCHIALI – Settembre 2012 – CAMMINI DI FEDE

IL PRODIGIO DELLA DIVERSITÀ

di Franca Feliziani Kannheiser

Le diversità di tipologie dei bambini/ragazzi con cui il catechista si trova a confrontarsi richiedono conoscenze e competenze psicopedagogiche che devono essere perseguite attraverso percorsi formativi sistematici. Qui ci limiteremo a offrire alcune indicazioni e informazioni di base che permettano a chi con generosità e passione accompagna i più piccoli nel cammino della fede a orientarsi, a trovare risposte e, soprattutto, ad avere a disposizione un materiale semplice, ma corretto per discutere insieme con gli altri catechisti di ciò che si vive nel proprio gruppo, spesso non senza fatica e un pizzico di scoraggiamento.
Che cosa rende così vario e mutevole un gruppo di bambini della stessa età, del medesimo ambiente, che condividono in larga misura le stesse esperienze di vita?
La risposta sembrerebbe facile e immediata: «È il carattere». Ma che cos’è il carattere?
• Qualcosa che si eredita dai propri genitori come il colore degli occhi e dei capelli?
• Il prodotto delle esperienze che il bambino fin dalla nascita fa con il suo ambiente?
• L’insieme delle modalità con cui l’individuo reagisce per poter soddisfare i suoi bisogni di crescita?
• Ma, soprattutto, esso è stabile e immodificabile o può essere plasmato dall’educazione?
La risposta a quest’ultima domanda è di fondamentale importanza per ogni educatore.
Se, infatti, ragioniamo in questi termini: «Quel bambino è fatto così e non cambierà mai», partiamo già destinati alla demotivazione e all’insuccesso.
Il nostro senso di autoefficacia come catechisti si nutre, invece, della speranza che ogni bambino sia una realtà dinamica in trasformazione, in grado di rispondere positivamente a chi con pazienza e sapienza lo ascolta, lo accoglie, si cura di lui. Senza indulgere a fantasie di onnipotenza, si può con buona ragione essere sicuri che tutto ciò che spendiamo di intelligenza e di amore porterà frutto e aprirà nuove prospettive di cambiamento.
Se il carattere di un bambino è dedotto dai suoi comportamenti e si ignora il suo mondo interiore con le sue emozioni e intenzionalità, si corre il rischio di mettere etichette immodificabili che diventano anche «profetiche». Così un bambino considerato insopportabile, avrà più occasione di diventarlo di chi percepisce, nelle aspettative che le persone hanno nei suoi confronti, aperture verso il cambiamento e trova rispecchiate nello sguardo dell’altro parti positive di sé che, seppure meno evidenti, esistono e possono essere sviluppate.
Molte ricerche sono state fatte sull’influenza che esercita la stima dell’educatore sulla motivazione e sul successo dell’educando.
Se egli si aspetta risultati positivi da un alunno, gli comunica questa fiducia che diventa il motore per cui il risultato atteso si realizza. Lo stesso avviene con l’insegnante che prevede risultati negativi. Si crea un circolo vizioso: il bambino che si sente considerato stupido o pigro si comporta come tale e incontra, di conseguenza, l’insuccesso che lo conferma e conferma l’insegnante o l’educatore nel giudizio negativo. Si mette, in tal modo, a rischio lo sviluppo dei sentimenti di autostima e di autoefficacia la cui carenza è una delle prime cause dell’insuccesso scolastico, ma soprattutto del malessere personale del bambino e del ragazzo.
Un primo modo, semplice, ma efficace, per renderci conto delle tipologie in cui si suddividono i bambini del nostro gruppo può essere quello di distinguerli tra estroversi e introversi.
Gli estroversi sono caratterizzati da atteggiamenti aperti, vivaci, pronti all’azione; gli introversi appaiono più riservati, riflessivi, a volte «persi nel loro mondo».
Sebbene il contatto con i primi appaia meno complicato, perché sono socievoli ed espansivi, a volte sono i secondi a riservare le più piacevoli sorprese per la profondità degli interventi, l’acutezza del-le domande, l’impegno perseverante.
Il bambino introverso è un bambino che pensa prima di agire, mentre nel bambino estroverso è predominante l’azione.
Tuttavia introversione ed estroversione sono tendenze di fondo: ci serve riconoscerle per valorizzarne gli aspetti positivi, ma anche per sollecitare in ogni bambino e ragazzo lo sviluppo di altri aspetti, ancora latenti  nascosti, che, quando sono integrati, arricchiscono la sua personalità.
Alcuni bambini, è vero, richiedono più cure e attenzioni di altri, ed è più difficile capirli e reagire in modo appropriato. Spesso sembrano sfuggirci o, al contrario, sfidarci e, anche quest’ultimi mettono più a dura prova la nostra pazienza e trasformano spesso l’incontro in «un testa a testa» che impedisce il raggiungimento degli obiettivi.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Settembre di Catechisti Parrocchiali.

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Un soffio per andare oltre – Itinerari musicali di catechesi/1_Lo Spirito Santo

Qualche premessa: 

INTRO:
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Lo Spirito, come vento, soffia… e non sai da dove viene e dove va! Una bussola, un orizzonte, un cannocchiale, un DIARIO DI BORDO: tutto è necessario per non perdere nulla di questa straordinaria avventura. Lo Spirito è di più, molto di più, infinitamente di più di ogni definizione, di ogni canzone, di ogni risposta cercata o trovata. Il nostro impegno, lasciandoci affiancare e sostenere anche dalle canzoni, sarà quello di restare in questa prospettiva tanto scomoda quanto avvincente: una prospettiva che, senza timore, chiamiamo prospettiva dell’oltre! Oltre nel cercare, nello scoprire, nell’ascoltare, nello sperare, nel trovare, nel desiderare e invocare la presenza di chi ci permette, ogni giorno, di sentire la presenza di Dio in noi: lo Spirito santo. È decisamente in questo orizzonte che proveremo, tappa dopo tappa a entrare, lasciando alle canzoni il compito di attualizzare, provocandoci, i singoli doni che lo Spirito vuole continuare a donare. […] 

Levare l’ancora, allora, e partire lasciando gonfiare le vele dal vento delle tre canzoni che vi propongo per costruire questa prima tappa di percorso:

1. Cerco la tua voce – da Zenit dei Gen Rosso: per scoprire lo Spirito in azione;
2. Sette note e uno Spirito – da Dio di frontiera di Giosy Cento: per capire quali segreti ci mette tra le mani;
3. Tu sei – da Tu sei di Paolo Spoladore: per imparare a pregare e invocare lo Spirito.

Passo necessario (da ricordare!): fornire ai ragazzi, volta per volte, il testo su cui lavorare. È opportuno a questo proposito non anticipare mai i testi su cui si prevede di lavorare solo successivamente. [Continua…]  

Suor Mariangela Tassielli, fsp

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—>>>Un soffio per andare oltre – lo Spirito santo <<<—

L’intero itinerario è tratto dalla rivista Catechisti Parrocchiali, itinerario annuale settembre – maggio: i doni dello Spirito. Estratto per la rubrica Itinerari musicale di Catechesi su www.canatalavita.com. Destinatari cresimandi, adolescenti, giovani. Per richiedere l’annata 2010 completa scrivere a: abb.riviste@paoline.it

ARCHIVIO POST “I DONI DELLO SPIRITO”

Itinerari musicali di catechesi – I doni dello Spirito santo

Qualche premessa…

Carissimi catechisti,

lanno della fede, è per tutti noi un’occasione importante e, per certi aspetti unica, per riscoprire e rafforzare le motivazioni del nostro credere, della nostra fiducia nel Dio dell’amore, in Colui che si è fatto carne per la nostra salvezza. Credere e rendere testimonianza della nostra speranza, farlo con consapevolezza, competenza ed efficacia, vivere tutto questo da testimoni credibile. E se questa è la sfida per ogni credente, per un catechista la sfida diventa un preciso appello interiore, un dovere vocazionale, in fedeltà alla Parola che ci ha chiamato e mandato, nella Chiesa con una specifica missione.

Abbiamo scelto di esservi accanto, di non lasciarvi soli, di fornirvi ulteriori strumenti perchè l’annuncio di fede rivolto ai nostri giovani destinatari possa entrare nel vivo della loro vita ed esperienza.

Abbiamo scelto di riproporre, sulle pagine di Cantalavita, un itinerario di scoperta dello Spirito santo, della sua azione interiore in noi, del suo aiutarci a credere nel Padre e nel Figlio, del suo renderci testimoni coraggiosi e generosi del Vangelo di Gesù.

Vi proponiamo un itinerario annuale che svilupperemo in 9 incontri.

La musica sarà la nostra fedele alleata, nello scoprire e vivere, i doni dello Spirito. Spesso attingeremo a quelle canzone che i ragazzi ascoltano, amano, cantano. Sarà proprio entrando nel loro mondo che li aiuteremo a scoprire la luce con cui lo Spirito santo è pronto a orientare la loro giovane vita.

Destinatari dei post: catechisti, parroci, insegnanti, educatori, insegnanti di religione
Destinatari degli incontri da realizzare: cresimandi, adolescenti e giovani

Ringrazio di cuore la rivista di formazione catechistica Catechisti Parrocchiali, per aver messo a disposizione l’intera annata 2010-2011 e auguro a tutti un buon cammino.

suor Mariangela

Altri suggerimenti musicali puoi trovarli nella rubrica: Tra note e realtà

Per info, dubbi, contatti …

email: m.tassielli@paoline.it

facebook:

Suor Mariangela – Paoline

Paoline centro catechistico (spunti, suggerimenti, riflessioni… dedicate ai catechisti)

Catechisti Parrocchiali (pagina in cui viene segnalato pubblicato sulla rivista “Catechisti parrocchiali” dedicata a catechisti, animatori, educatori…)

ARCHIVIO POST “I DONI DELLO SPIRITO”

settembre 2012 – maggio 2013

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Settembre 2011 – Maggio2012

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Dio: Amore che ti ama! – Sulle vie del Vangelo/4

Dio, ossia l’Amore fatto carne!

Dio, alias l’Amore che ti ama e non ti cambia!

Dire Dio Amore è scegliere di pensare molto più in grande di quanto normalmente siamo abituati a fare.

Nel nostro linguaggio, nel nostro modo di relazionarci a Dio, nelle esperienze di fede e di discernimento, nella preghiera viene costantemente a galla l’idea di un Dio perfettissimo a cui non facciamo altro che chiedere di essere cambiati, trasformati, migliorati. Se Dio può tutto perché non osare chiedere miracoli di guarigione? Perché non può alleggerirci dei tanti limiti umani, fisici, caratteriali che il più delle volte diventano pesanti fardelli, difficili da gestire per una vita intera? Il suo amore ci tocca e ci trasforma, ci rende altro, ci rinnova a tal punto da diventare irriconoscibili a noi stessi… spesso questo è ciò che speriamo accada… eppure dietro ogni limite esistono migliaia di possibilità di bene.
Quando una breccia è raggiunta dalla luce può diventare una feritoia luminosa e allora Dio, più che come il guaritore magico, si dà a noi come pienezza di amore che non toglie nulla di ciò che siamo ma, riempiendoci, rende ogni nostra “breccia interiore”, ogni ferita, una vera e propria feritoia in cui passa luce nuova.

Dio si dà a noi, amandoci, e ci rende nuovi non perché diversi, ma perché capaci di vivere in modo nuovo, di investire sui nostri limiti facendoli diventare dono, possibilità di vita, di crescita, di futuro, di condivisione. Il limite dice qualcosa di noi stessi, della nostra storia, della nostra più profonda identità, toglierlo non sarebbe come cambiare maglietta, ma significherebbe cambiare vita. Dentro ogni limite c’è la ricchezza dell’esperienza che se accolta può diventare strada di pace, sentiero di riconciliazione, orizzonte di speranza per noi stessi e per chi ci avvicina.

Entrare allora in relazione con Dio, essere raggiunti dal suo amore, significa percorrere con lui la via della fragilità, via che lui in primis ha privilegiato entrando nella storia, facendosi carne, facendo sua la nostra natura in tutto, dalla nascita alla morte. E quell’unica cosa che da noi lo avrebbe distinto, il peccato, per amore lo ha preso su di sè, per spalancare a noi le porte di una vita piena e di una pienezza vera!

Il video che scegliamo di riproporre a conclusione di queste tracce di riflessione, crediamo che possa fare sintesi e proiettarci verso orizzonti sicuramente più ampi di quelli che comunemente scegliamo di avere.
Chiedo a tutti voi, amici blogger, di vedere fino in fondo il cortometraggio, e ringrazio chi, da un’interessante lezione di Cristologia ha dato il via a quanto, attraverso queste riflessioni, vi ha raggiunto!

 Il circo della farfalla – cortometraggio in inglese sottotitolato in italiano