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CATECHISTI PARROCCHIALI – Febbraio 2013 – Un pozzo d’acqua viva

Catechisti Febbraio 2013

QUARESIMA TRA SIMBOLI E MEMI

di Marco Sanavio

Il cammino quaresimale porta connaturata in sé una forte dimensione simbolica. Le tre opere di penitenza quaresimale, desertodigiuno, preghiera e carità, sono, naturalmente, «nuclei generatori di simboli» e ben si prestano a strutturare un percorso che non sia sostenuto solo da elementi alfabetico verbali.

IL SIMBOLO: il termine deriva dal greco sym-ballo, metto insieme.
Anticamente indicava una tavoletta di terracotta che era divisa in due come segno di un accordo avvenuto: il perfetto combaciare delle due metà identificava gli individui che avevano siglato il patto e ne confermava la validità. Symbolon era anche il medaglione spezzato e dato, per metà, a due fratelli separati da piccoli, così da potersi riconoscere e ricongiungere una volta cresciuti. Symbolon è qualcosa che unisce, che insiemetiene insieme, è il contrario di diàbolos, colui che divide. Il simbolo identifica, senza bisogno di parole, un significato ricco di sfumature, un gruppo, un’appartenenza.
Utilizzato in catechesi, il simbolo può avere queste grandi proprietà:
• parla al cuore;
• può essere via alla «guarigione» interiore;
• crea spazi di libertà;
• favorisce l’unione delle persone;
• apre allo spirituale.
Pensiamo semplicemente alla ricchezza del linguaggio simbolico nella liturgia, a quanto sia importante saper cogliere i significati dei gesti, dei colori, degli oggetti e della musica.
Oppure prendiamo in considerazione la Scrittura nel suo insieme, considerando come ci vengano proposti accostamenti, similitudini, racconti e parabole che attingono a piene mani al linguaggio simbolico.

IL MEME: il termine è di recente creazione. Nel libro Il gene egoista dell’etologo Richard Dawkins, pubblicato nel 1976, si fa riferimento ai geni quali componenti fondamentali dell’evoluzione degli esseri viventi e, parallelamente, ai «memi», come ad elementi base dell’evoluzione unioneculturale dell’umanità.
I memi potenzialmente sono le unità di conoscenza che possono essere trasmesse ad altri.
Ad esempio una canzone può essere un meme, una religione, un film, ma anche un paio di pantaloni.
I memi sono unità che evolvono, che crescono insieme con l’evoluzione dei costumi, delle coscienze e della consapevolezza che una società ha di se stessa.
Negli anni ’60 e ’70 la musica rock era considerata lontana dal mondo ecclesiale, se non addirittura pericolosa e dannosa.
Il 27 settembre 1997 ci fu un evento simbolico che riconciliò, almeno in parte, il rock con la Chiesa cattolica: Bob Dylan cantò, a conclusione del Congresso unione2eucaristico di Bologna, davanti a papa Giovanni Paolo II. I memi costituiti dalla musica rock si erano evoluti, non avevano più un senso di contrasto verso la società e la Chiesa, ma anche i memi appartenenti al mondo ecclesiale erano cambiati e avevano dato vita a un evento considerato impensabile anche solo vent’anni prima.

QUARANTA GIORNI DI SIMBOLI… Torniamo alla Quaresima e alla possibilità di consegnare simboli e memi ai ragazzi che abbiamo di fronte. Teniamo presente che la comunicazione elettronica, così connaturale ai giovani che abbiamo di fronte, è costituita soprattutto da simboli: musica, foto, immagini, icone. È da qui che possiamo partire per intercettare la loro immaginazione. Possiamo, innanzi tutto, isolare alcuni elementi carichi di valore simbolico che ci riportano alla Quaresima come, ad esempio, l’esperienza del deserto, il numero 40 e i suoi molteplici riferimenti biblici, il desertodigiuno e le sue motivazioni, la carità come strada importante da percorrere come comunità cristiana.
Se il catechista o i suoi collaboratori hanno un po’ di dimestichezza con internet potrebbe essere opportuno iniziare un gruppo su Facebook e su questa pagina condividere il cammino con i ragazzi. L’idea che si tratti di un percorso individuale e comunitario e che strumento della comunità dei più giovani sia anche la rete può essere un dimensione da non trascurare.
Un’altra idea può essere quella di consegnare ai ragazzi un simbolo che richiama il battesimo per ciascuna settimquaresimaana: l’acqua, la candela accesa, la veste nuova, l’olio, il tocco di orecchie e bocca. Su ciascuno di questi simboli è anche possibile scaricare interessanti video da Youtube.

… E MEMI
I memi, in internet, sono anche video, immagini e contributi multimediali che hanno grande diffusione per la loro originalità, simpatia o carica innovativa.
Se avete confidenza con la rete, potreste stimolare la fantasia dei ragazzi per inventare qualcosa di originale da pubblicare sui social media.
Invitarli a proporre un contributo originale, magari a realizzare un video per altri coetanei, oppure messaggi «virali» – ovvero che si diffondono rapidamente per la loro originalità – può essere una buona strada per entrare ancora più profondamente nei significati e nei simboli della Quaresima.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Febbraio di Catechisti Parrocchiali

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Felice se ti fidi – Step3 – incontri online/febbraio 2013

Benvenuti, cari amici, al nostro terzo incontro

Felice se ti fidi!

Logo_on line3La Beatitudine che ci accompagna in questo tempo è la terza che l’evangelista Matteo propone: “Beati i miti”.
La sfida della felicità continua a raggiungerci e a provocarci! Cosa significa mitezza, OGGI, e come può essere associata allafiducia fiducia? 

I miti ci sembra di poterli associare ai perdenti, ai remissivi, a coloro che non potendo cambiare nulla accettano… 😦

Ma le cose stanno proprio così? Da queste parti non ne siamo molto convinti, anzi!
Ci sembra di poter dire che la mitezza diventa una sfida nella responsabilità, nell’accoglienza, nello scegliere chi essere e da che parte stare, nello scegliere quale senso dare a ciò che si vive, nel buio, come nella luce 🙂

Video – catechesi

Il percorso può essere vissuto personalmente o condiviso con amici, familiari o in parrocchia.

Ricorda che per una migliore proiezione, puoi scaricare il video sul tuo pc.

I tuoi strumenti di viaggio:

  • la Bibbia per seguire direttamente il testo, ampliandone il contesto
  • un quaderno per appuntare quei passaggi che ogni step ti chiede di vivere e che può diventare un’importante memoria del tuo percorso con Dio.

Buon cammino!

 

Felicità e Vangelo
sono un connubio esplosivo e rivoluzionario
che ancora in molti preferiscono tenere disinnescato.
L’unico vero pericolo nell’innescarlo è di essere essere travolti
da radiazioni di amore e solidarietà universale,
che riconoscono nell’altro,
null’altro se non riflessi intensi del volto di Dio.

STEP PRECEDENTE: 

Step1 –  E Gesù disse: «Beati voi» – Mt 5,1-3
Step2 – Felice se attendi – Mt,5,4

CALENDARIO COMPLETO DEGLI INCONTRI SU: Incontri online

 

Per saperne di più scrivi a:

Sr Mariangela: m.tassielli@paoline.it

Per condividere riflessioni, mettere in campo domande, dubbi, voglia di saperne di più, seguici anche su

Facebook: Giovani & Vangelo
su Tw: Cantalavita

Potrai trovare aggiornamenti in tempo reale e condividi i link sulle pagine di amici e conoscenti che a tuo parere potrebbero essere interessati dall’annuncio di gioia con cui il Vangelo ci raggiunge.

Inoltre se hai meno di 30 anni ti proponiamo il gruppo facebook:

GEP – Giovani Evangelizzatori Paolini

Se desideri vivere momenti di preghiera ti consigliamo il libro: Attirerò tutti a me – Adorazioni eucaristiche per ogni tempo dell’anno. Autore: Suor Mariangela Tassielli – Ed. Paoline

Ti auguriamo buon cammino e buon tutto!

 

RAGAZZI & DINTORNI – Febbraio 2013 – “… la comunione dei santi”

Dossier Feb13

SIAMO UNA GRANDE FAMIGLIA

di Cecilia Salizzoni

«Oggi le categorie culturali e i linguaggi con cui si esprime la comunità cristiana sono incomprensibili per le nuove generazioni e irrilevanti per le generazioni adulte. Parole e concetti – come quelli di salvezza, peccato, redenzione… – sono completamente estranee a persone che sono cresciute in un clima culturale in cui tali idee sono sparite e sono diventate estranee al modo comune di pensare la vita e di esprimerla». football
Lo diceva Paola Bignardi, parlando della Fede alla prova del tempo, a Trento nel settembre scorso, ed è l’esperienza quotidiana dei catechisti.
Vogliamo verificare con «comunione dei santi»?
Per mettere a fuoco tale realtà, proveremo a puntare sul primo livello di significato: la comunione e la santità a cui sono chiamati coloro che si dicono cristiani, qui sulla terra. Una comunione che ha il proprio modello nella famiglia; la famiglia in cui ci si vuole bene, con un amore che non è esclusivo, ma aperto al mondo circostante.
Si accorge del bisogno di chi le passa accanto e copre la mancanza con il suo amore; mette in comune ciò che ha, fa posto all’altro; in questo modo si accresce ed espande, crea felicità.

the-blind-sideIl film The Blind Side, che ci viene in aiuto, appartiene al genere «storia vera di ragazzo afro-americano che trova riscatto».
L’ambito in cui il protagonista (adolescente di colore di stazza imponente), nato a Memphis, Tennesse, nel 1986, da madre tossicodipendente) troverà la sua realizzazione è quello sportivo. In questo, il film, per quanto ispirato a un personaggio reale – Michael Oher, oggi professionista di football – non fa che ricalcare uno stereotipo abusato dal cinema.

Il racconto filmico è semplice, giocato sui carattthe blind side2eri dei personaggi e sull’analogia tra famiglia e squadra di football. Proprio questa analogia, che nella vita reale ha fatto la fortuna del protagonista, deve essere maneggiata con cura, perché si presta a fraintendimenti e a giustificare l’uso indiscriminato della violenza per la difesa di chi si ama (non a caso la squadra del liceo cristiano si chiama «Crusaders», crociati).

A noi interessa spostare l’analogia dalla famiglia alla comunione dei santi. Al fatto che Dio chiama ogni persona a diventare «figlio», facendosi suo imitatore nella misericordia, giustizia, verità, e diventando «fratello» degli altri esseri umani. E la santità, a cui ciascuno è chiamato, è una partita che si gioca nella libertà.

famigliaPer questo è opportuno analizzare il film e ragionare su:
• i caratteri dei singoli personaggi, le loro relazioni e reazioni all’arrivo di Michael;
• il «fare posto in casa»: cosa richiede e comporta;
• il carattere forte della madre, ma anche la sua attenzione all’identità del ragazzo;
• il tema della libertà che il film sottolinea fin dalla prima scena;
• il «lato cieco» nella vita di ognuno e la relazione con la santità;
• la scritta sul portale della scuola «Grazie agli uomini, questo è possibile. Grazie a Dio, tutto è possibile»;
• il «Giorno del ringraziamento», come metafora della trasformazione che Michael porta alla famiglia Tuohy e come metafora eucaristica della comunione dei santi;
• la relazione tra santità e felicità.

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Febbraio dell’inserto Ragazzi & D’intorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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CATECHISTI PARROCCHIALI – Febbraio 2013 – Un pozzo d’acqua viva

Catechisti Febbraio 2013

LA CROCE DELL’AMORE

di Fabrizio Carletti

croceLa croce è il simbolo che già nei primi secoli la Chiesa ha usato come emblema della fede cristiana. La croce, da punizione infamante riservata agli schiavi, è diventata rappresentazione del mistero di Cristo (incarnazione, passione, risurrezione e ritorno) e, quindi, del mistero centrale della fede cristiana.
Sulla croce Cristo si è innalzato, e tramite essa ha innalzato ogni persona, attirandola a lui.
Essa è simbolo dell’amore totale di Gesù per noi che eleva l’uomo, lo esalta. Incamminarsi lungo il percorso quaresimale è accostarsi alla croce.
Del resto la risurrezione ndesertoon è superamento della stessa, ma suo compimento.
La Quaresima è un percorso di conversione e di fede, per cui abbiamo pensato a un oggetto dinamico che assumerà forme diverse, di domenica in domenica, fino alla Settimana Santa.


L’atti
vità di questo mese è basata su blocquaresimachetti di polistirolo da collegare tra loro, mediante stuzzicadenti, a mo’ di costruzioni Lego. Rispetto a queste costruzioni, la realizzazione di blocchetti «fai da te» ci permetterà di risparmiare molto a livello economico e di ottenere un oggetto interessante e molto personale.

Materiale:
un foglio di polistirolo di almeno 3 cm di spessore, stuzzicadenti, colori a tempera, coltello o taglierina, pennelli.

Al lavoro:
• Tagliare il foglio di polistirolo, ottenendo 12 blocchetti 4×3 cm.
• Dipingere 6 blocchetti di marrone e 6 di verde.
• Dividere in due gli stuzzicadenti e inserirli sui lati che devono combaciare.
• Realizzare le composizioni tenendo presente le immagini qui riportate, che sono collegate al Vangelo delle domeniche.

Il sabato sera o la domenica i fanciulli assieme ai loro genitori sono invitati a realizzare con i blocchetti la costruzione corrispondente che si colloca, poi, vicino alla Bibbia.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Febbraio di Catechisti Parrocchiali, dove è anche possibile vedere le foto dei vari passaggi per realizzaze le diverse “costruzioni” durante la Quaresima.

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Testimoni ieri e oggi_ “Se mi convertissi sarei libera, preferisco morire cristiana” – Asia Bibi

Asia Bibi

Anche noi di “cantalavita” ci uniamo all’appello internazionale per la liberazione di Asia Noreen Bibi, una quarantasettenne pakistana incarcerata dal giugno del 2009 e condannata a morte perché cristiana in un paese a maggioranza mussulmana.

La sua è la storia di una donna semplice, una contadina e madre di 5 figli, di cui uno disabile. La ragione giustificante l’incarcerazione ha origine da un’accusa di blasfemia contro il profeta Maometto, in virtù di una “legge sulla blasfemia” che condiziona ogni cittadino e in particolare la minoranza cristiana. Anche Benedetto XVI si è associato all’appello della comunità internazionale per la liberazione di Asia e, nel sottolineare la difficile situazione di molti cristiani nel mondo, ha spiegato che letteralmente Pakistan significa “terra dei puri” e che non è sempre stata una terra ostile ai cristiani. E citando un importante discorso del 1947, fatto da Ali Jinnah, il principale tra i fondatori del Pakistan, uno dei beni primari del popolo pakistano doveva essere la libertà di culto:

«Voi siete liberi; siete liberi di frequentare i vostri templi, siete liberi di andare nelle vostre moschee o in qualsiasi altro luogo di culto dello Stato del Pakistan. Voi potete appartenere a qualsiasi religione, casta o credo, questo non ha nulla a che vedere con gli affari dello Stato… Vogliamo partire da questo principio fondamentale: che siamo tutti cittadini e cittadini con pari diritti».

Purtroppo però da questo bellissimo discorso qualcosa in terra pakistana ha preso un’altra direzione, anche se, come precisa il Mani coloriSanto Padre, l’Islam non è una religione di fondamentalisti o di torturatori, ma una religione pacifica e tollerante. Tuttavia, ad oggi, il Pakistan agli occhi della comunità internazionale si trova a gestire una difficile situazione e la storia di Asia Bibi è certamente un caso simbolo.

Asia è entrata alla ribalta internazionale perché dalla sua cella senza finestra nel modulo della prigione di Sheikhupura, ha scritto una lettera in cui racconta le sue preoccupazioni di mamma e di donna cristiana. Ci sono diversi passi nella lettera che toccano il lettore e altri che indignano, tra cui quello in cui racconta di come un giudice, Naveed Iqbal, entrando un giorno nella sua cella le ha detto che le avrebbe revocato la condanna a morte se si fosse convertita all’Islam:

“Sono stata condannata perché cristiana – gli ho detto – . Credo in Dio e nel suo grande amore. Se lei mi ha condannata a morte perché amo Dio, sarò orgogliosa di sacrificare la mia vita per Lui”.

Non ci sono parole da aggiungere all’immensità di questa risposta, forse la domanda è: risponderei anche io così? E tutti noi cristiani che viviamo “liberamente” la nostra fede avremmo il coraggio di donare la nostra vita per Cristo?occhi2 Oppure nella nostra piccola vita tranquilla, per non sentirci troppo “cattolici”, evitiamo di esprimere il nostro credo?! Non è che forse il cristianesimo per noi è fin troppo scontato addirittura banalizzato?

Eppure il fondamento della nostra fede è che Dio è Amore. Dunque perché avere paura! Naturalmente questo non significa che dobbiamo diventare martiri, ma testimoni di questa Grazia irrinunciabile. Ed è per questo che dobbiamo difendere Asia e la nostra fede affinché non sia motivo di discriminazione e morte, perché in nome di Dio non si uccida più!

“Gesù, nostro Signore e Salvatore ci ama come esseri liberi – scrive Asia – e credo che la libertà di coscienza sia uno dei tesori più preziosi che il nostro Creatore ci ha dato, un tesoro che dobbiamo proteggere”.

Maria Grazia Meloni

Puoi leggere la lettera di Asia Bibi su —> Avvenire <—

La storia di Asia Bibi ci riporta alla Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani (18-25 Gennaio 2013). Per l’occasione ti proponiamo un cammino in quattro tappe, con preghiere, attività e gesti simbolici, per ragazzi e i loro animatori. Clikka sull’immagine!

sp_itinerario_ragazzi_settimana_preghiera_cristiani_2013

ALTRI TESTIMONI DI FEDE SULLA PAGINA —> TESTIMONI IERI E OGGI

Ciak, si gira!_Ribelle – The Brave

QUALCHE PREMESSA

Nell’ accostarci al film ricordiamo di:

  • Non anticipare mai la trama
  • Se qualcuno dei ragazzi ha già visto il film invitarlo a non dare anticipazioni ai compagni
  • Prevedere almeno due incontri: il primo per la visione del film e le prime “riflessioni ad alta voce”, il secondo per trattare la tematica del film in modo approfondito, prevedendo qualche attività da far vivere ai ragazzi
  • Subito dopo la visione del film  avviare un brainstorming in modo che i ragazzi possano a caldo esprimere:
    • La tematica del film in una sola parola
    • Ciò che li ha colpiti di più
    • Ciò che invece non gli è piaciuto

—> Può essere utile riportare su un cartellone tutte le parole dette dai ragazzi in modo da poterle avere “sott’occhio” nell’incontro successivo.

—> Quella riportata di seguito è solo una delle tante possibili letture del film con un’attività da poter far vivere ai ragazzi.

—> L’intero post potrà essere salvato e stampato come allegato in pdf in modo da renderne più agevole la lettura.

ENTRIAMO NEL FILM 😉

SCHEDA TECNICA 

Titolo originale: The Brave
Nazione: U.S.A.
Anno: 2012
Genere: Animazione, avventura, commedia
Durata:100′
Regia: Mark Andrews, Brenda Chapman
Cast (voci): Kelly Macdonald Emma Thompson, Billy Connolly, Gulie Walters, Kevin McKidd,Craig Ferguson, Robbie Coltrane
Produzione: Pixar Animation Studios, Walt Disney Pictures
Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures Italia
Tematiche: ribellione, coraggio, rapporto genitori/figli, amore, cercare la propria strada
Adatto a:
ragazzi, adolescenti, famiglia

TRAMA

Meravigliosi paesaggi scozzesi e tradizione epica fanno da sfondo a Ribelle, film d’animazione che vede come protagonista Merida, un’eroina femminile, figlia di Re Fergus e della Regina Elinor. Opponendosi alla secolare tradizione di un matrimonio “combinato” e contraria a rappresentare la classica principessa di corte, Merida decide di voler seguire la propria indole per cercare la sua strada ma le sue azioni e il suo rivolgersi a una strega per esaudire il suo desiderio, daranno inizio a una serie di situazioni impreviste che getteranno il regno nel caos.  Sarà allora proprio Merida a dover utilizzare tutte le sue risorse, tutta le sue doti, per salvare il regno e trovare veramente se stessa.

FOCUS ON

Il titolo, Ribelle_The brave, definisce palesemente Merida, ma non deve trarci in inganno! Il termine non va letto solo come sinonimo di disobbediente, indisciplinata, oppositiva… Merida infatti non è solo colei che si ribella alla madre per cercare la sua strada a tutti i costi ma è anche colei che, nella capacità di riconoscere i propri errori, senza rinunciare alla sua indole, mette in pericolo la propria vita pur di salvare sua madre, la sua famiglia e il regno interoConferma quanto espresso il titolo originale del film, The brave che tradotto significa “coraggioso” ed è proprio il senso del vero coraggio che  scoprirà Merida.

Zoom per riflettere: il film è ricco di spunti di riflessione ma, in questa sede, poniamo l’attenzione soprattutto su due aspetti:
—> 1.
Il conflitto Merida/madre e quindi il conflitto genitori/figli e più in generale il conflitto generazionale;
—> 2. la ricerca e la realizzazione della propria strada.

1. Sin dalle prime scene del film si può notare come il rapporto tra Merida e la madre sia un rapporto di amore ma anche di contrasto, un contrasto che si esplicita e tocca il suo culmine durante la fase dell’adolescenza di Merida. Significativo, a tal proposito, è sottolineare alcune frasi che ognuna delle due donne riferisce all’altra:

    • Regina Elinor: “tutto questo lavoro per darti quello che noi non abbiamo mai avuto; non voltare le spalle a ciò che siamo; sei disposta a pagare il prezzo che la tua libertà esige?; se tu potessi comprendere che ciò che faccio lo faccio per amore; CAPIRESTI SE SOLO TU ASCOLTASSI. Io sono la regina tu DEVI ascoltare me, io ESIGO tu ti comporti da principessa“.
    • Merida: “potresti dire (ai lord. Ndr) che la principessa ancora non è pronta (per sposarsi); io voglio la mia libertà; non lo faccio per darti un dispiacere; è la mia vita; non sono ancora pronta; RIUSCIREI A FARTI COMPRENDERE SE SOLO TU ASCOLTASSI. E’ ingiusto, non ti importa niente di me, ti sei mai chiesta cosa voglio io; cerchi di farmi diventare come te; sei un mostro, non sarò mai come te”.

Posizioni divergenti, eppure entrambe vorrebbero la felicità di Merida. La madre crede di sapere cos’è merida e la mamma conflittomeglio per la figlia in virtù dell’amore che prova per lei e sulla base della sua esperienza. In fondo anche lei ha seguito la tradizione e nonostante le incertezze iniziali, è felice della sua vita.

Merida vuole camminare sui suoi passi, vuole poter scegliere da sola cosa fare o non fare nella sua vita. Non vuole seguire una tradizione che ritiene ingiusta e obsoleta.

Anche se messa in secondo piano, la divergenza generazionale si può notare anche tra i tre lord e i loro figli! I padri vorrebbero che sposassero la principessa per saldare un’alleanza tra i clan, i figli invece concordano con Merida nel voler scegliere da soli chi sposare.

C’è qualcosa su cui però Merida e la madre la pensano allo stesso modo: entrambe vorrebbero essere ascoltate! Proprio l’ASCOLTO si rivela essere l’arma vincente nella storia, però non l’ascolto per imporre le proprie idee, ma l’ascolto che porta a vedere oltre, che permette di vedere e quindi di ascoltare con il cuore, le posizioni altrui. Nel cercare di spezzare l’incantesimo, che trasforma la regina in un orso, Merida e la madre riusciranno a passare del tempo insieme, tempo in cui la regina potrà vedere e apprezzare ciò che della figlia ha sempre criticato (andare a cavallo, usare l’arco, saper riconoscere le bacche velenose…) e che in realtà si dimostreranno delle doti utili per la sopravvivenza. D’altro lato Merida apprezzerà e capirà l’amore della madre nei suoi confronti, il suo senso di protezione. Lo stare insieme permetterà a entrambe di capire la posizione dell’altra tanto che la regina capirà che quelli di Merida non sono solo capricci pertanto sarà disposta a cambiare la tradizione e a permetterle di poter scegliere da sola il proprio futuro, da sola ma con il suo amorevole appoggio.

Anche l’ira dei lord e dei loro clan si placheranno proprio quando riusciranno ad ascoltare Merida e finalmente ciò che i loro figli, fino a quel momento sempre in silenzio e obbedienti, desiderano realmente.

2. Merida cerca il proprio destino e in questa sede ci limitiamo a sottolineare solo le diverse frasi che nel filmmerida e la mamma  lo dimostrano: il nostro destino è legato alla terra; il destino è intrecciato come un tessuto così che il nostro destino incrocia molti altri, è la cosa per cui cerchiamo per cambiare o lottiamo per cambiare, alcuni non lo trovano mai, ma ci sono quelli che ne sono guidati. Il destino però non è qualcosa scritto come un copione da dover seguire alla lettera, il destino lo si crea, lo si modifica… Merida nell’ultima scena del film afferma: alcuni dicono che al destino non si comanda, che non è una cosa nostra, ma io so che non è così, il nostro destino vive in noi, bisogna solo avere il coraggio di vederlo.

Solo qualche semplice domanda su cui riflettere e su cui poter costruire un successivo incontro: I nostri giovani cosa pensano del destino? Qual è la loro strada? L’hanno già individuata? Cosa sono disposti a mettere in gioco per percorrerla? E se invece del destino provassimo a spostare lo sguardo sulla volontà di Dio?

I personaggi: il film è ricco di personaggi interessanti, cercheremo di delineare, di ognuno, un breve profilo. Ognuno di essi può rappresentare se stessi o le persone che ci sono intorno, riuscire ad abbinare ogni personaggio a una persona realmente presente nella loro vita può aiutare i ragazzi a sentire “viva” la storia di Merida perchè non è altro che la storia di ogni adolescente/giovane che cerca la sua strada dovendosi scontrare/incontrare con le mentalità altrui.

MERIDA: determinata, ribelle, coraggiosa. Un’ adolescente dallo spirito selvaggio che crede che la propria realizzazione non sia nel matrimonio, non per il momento almeno e soprattutto non in un matrimonio combinato. Sin da piccola ama utilizzare arco e frecce, correre nel bosco, ama la libertà e non le piace seguire ciò che le imporrebbe il “galateo di una principessa”. La rabbia, l’egoismo, la portano a rivolgersi a una strega per realizzare un desiderio ma questa non si rivelerà la scelta giusta. Merida sarà però in grado di rimediare ai suoi sbagli e di mostrare tutto il suo coraggio per salvare la sua famiglia e il regno trovando a quel punto se stessa, la sua strada e il senso pieno di una vita vissuta.

RE FERGUS: un guerriero eroico, implulsivo, un padre buono, che ha combattuto contro un orso per salvare la sua famiglia. Complice e fiero di Merida, pronto a incoraggiare la sua indole selvaggia, simile alla sua ma anche saggio e intermediario nel rapporto madre-figlia.

REGINA ELINOR: madre di Merida, una perfetta regina, diplomatica, cerca di mantenere il regno unito.E’ una madre che ama la figlia e cerca di educarla nel migliore dei modi attraverso divieti e comandi ma è anche una madre pronta a capire che la felicità della figlia va oltre ciò che lei stessa crede.

I 3 GEMELLINI: amati fratellini di Merida, una ne pensano e 100 ne fanno ma sarà anche grazie al loro aiuto che Merida riuscirà a spezzare la maledizione nel regno.

ANGUS, IL CAVALLO:  è il migliore amico di Merida, compagno delle sue avventure e capace di ascoltarla nei momenti di sconforto. 

I 3 LORD E I RISPETTIVI FIGLI: Lord MacGuffin, saggio e placido padre del giovane MacGaffin, grosso e timido; Lord Dingwall, di piccola statura, non si fa fermare da chi è più alto di lui mentre il figlio mingherlino, con la testa fra le nuvole, dimostra un’energia davvero inusuale per le sue piccole dimensioni; Lord MacIntosh un tipo che non passa inosservato, col petto in fuori e i tatuaggi sul corpo, simile a lui il figlio, il giovane MacIntosh dal fisico atletico, fascino innegabile e vanitoso. I lord e i loro figli, al di là delle differenze, sono sempre pronti a far baldoria e a gettarsi in una rissa.

FUOCO FATUO: fiammella blu che guida verso il proprio destino, una sorta di guida che alla fine del film risulta essere il fratello più anziano dei 4 re di un antico regno.

STREGA: un anziana donna, svampita, che davanti alla ricchezza è disposta a preparare un incantesimo per Merida pur conoscendone bene i rischi.

 IN PRATICA: CONFRONTIAMOCI!

Vista la centralità del confronto generazionale che emerge dal film, quella proposta vuole essere un’attività che permetta  ai ragazzi non solo di ascoltare cosa pensano “i grandi”, ma potrebbe essere anche una proposta per un incontro in cui anche gli adulti possano ascoltare i più giovani!

Durante “l’incontro riflessione” post film invitiamo i ragazzi a far emergere i punti su cui Merida e la madre sono in disaccordo (il matrimonio, il modo di vestirsi, di comportarsi, la scelta di chi amare…). Chiediamo poi ai ragazzi di far emergere quali sono le situazioni, gli eventi, le scelte per cui essi stessi sono in disaccordo coi propri genitori, coi propri insegnanti, con gli animatori. Facciamogli trasformare questa riflessione in domande in modo da realizzare un’ intervista che possa essere sottoposta  sia ai loro coetanei che agli adulti, per far emergere cosa due generazioni pensano su uno stesso argomento scelto! Mandate i ragazzi per le strade con un registratore o una videocamera per realizzare l’ intervista! Attenzione, le domande concordate devono essere le stesse sottoposte sia ai coetanei che agli adulti!!! Con le risposte  si potrebbe realizzare un videoclip o un vox populi da presentare in un secondo momento in un incontro unitario, giovani/issimi – adulti!  Si può pensare a un incontro/festa in cui confrontarsi, conoscersi, ascoltarsi… e stare insieme per essere sempre più comunità!

OKKIO!

Per i gruppi “meno tecnologici” le risposte possono essere rielaborate e riespresse attraverso una simpatica scenetta o in qualsiasi modo la creatività dei ragazzi suggerisca! Ognuno ha un talento da poter mettere in gioco e  l’animatore deve essere bravo a valorizzarlo!

Buon lavoro a tutti!
Dalia Mariniello 

Scarica l’intero articolo da poter leggere comodamente su file,

fotocopiare, consegnare agli animatori in parrocchia o agli insegnanti

—>Articolo completo: Ribelle – The brave<—

Puoi trovare il dvd di Ribelle —> QUI 😉 <—

TRAILER —> CLIKKA QUI <—

 

RAGAZZI & DINTORNI – Gennaio 2013 – “… la Chiesa”

Dossier Gen13

«UNIVERSALE» È SOLO INTERNET?

di Fausto Negri

La Chiesa è cattolica, cioè universale. Oggi di universale c’è internet, il telefonino, la tvcellulari satellitare… Grazie alla tecnologia abbiamo, dunque, enormi opportunità, ma esistono anche grandi rischi.
Ne citiamo uno solo evidente: ogni giorno nel Regno Unito si inviano 93,5 milioni di messaggini: il 10% della popolazione ne invia giornalmente addirittura 100. Questa frenesia ha provocato negli ultimi cinque anni un’impennata nelle lesioni al polso o alle dita.
Secondo gli psicologi, usare troppo sms e posta elettronica rende sempre più difficile avere una conversazione rilassata, di persona. 

I vantaggi prodotti dall’attuale tecnologia sono tanti: in positivo, permette di comunicare, in tempo reale, in tutto il pianinternet-bambini-ragazzieta.
Ma non è soltanto l’utente a usare la tecnologia; anche la tecnologia può «usu
rare» l’utente.
Il negativo è che, se i nuovi mezzi assorbono troppo la nostra attenzione e le nostre energie, ci rendono «cyber-dipendenti».
L’elettronica, inoltre, porta con sé un cambiamento del nostro rapporto con il mondo.
Se, infatti, il mondo entra in casa mia quando voglio, che bisogno ho di fare esperienza del mondo?
Se, poi, mi raggiunge soprattutto tramite le immagini, ciò che consumo è solo «rappresentazione della realtà».

Il linguaggio dell’amore richiede la comunicazione personale e corporale. Ci si può fidare di una persona, non di «un messaggino». Nel corpo (parole e silenzi, sguardi che si incrociano, mani che si toccano) sperimentiamo la bellezza della relazione.tecnologia
I rapporti online sono validi e costruttivi quando hanno un prolungamento nella vita. Come si può vivere, infatti, costantemente in un mondo virtuale, con «una faccia» che ci si è costruiti da soli?
Noi abbiamo la fortuna e la grazia di essere parte di una comunità, la Chiesa. Questo termine, che deriva dal greco ecclesia, significa «assemblea di persone chiamate da qualcuno». La comunità fondata da Gesù, la Chiesa, è nata e sempre si rinnova attorno a una mensa, in ambito di condivisione, quindi. La nostra è la religione dei volti. La nostra fede è «cattolica», se sa tradursi in piccoli, quotidiani e concreti gesti di bontà.

ATTIVITÀ

Riflettete in gruppo: se un ragazzo ha settecento amici su Facebook e se ne sta tutto il giorno a chattare in camera davanti a uno schermo, è davvero amico di qualcuno?
Igruppompegno:  proponiamo il digiuno tecnologico, facendo a meno di tv, telefonino e computer per un certo tempo (da un minimo di un giorno, a un massimo di una settimana).
Si può dedicare questo tempo a giocare con gli amici all’aperto, allo studio e alla lettura, a intrattenere rapporti «vivi» con le persone. Questa scelta aiuterà a rendere, poi, più significativa la comunicazione tramite gli strumenti elettronici.

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Gennaio dell’inserto Ragazzi & D’intorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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Levate l’àncora: dritta tutta! – Itinerari musicali di catechesi/5_La Fortezza

Qualche premessa: 

INTRO:
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Fortezza

Una frase per titolo, ma non una fra le tante.
È la frase con cui si conclude La linea d’ombra, canzone di Jovanotti, di un po’di anni fa; ma è anche la frase simbolo con cui vorrei si concludesse il nostro percorso sulla fortezza. «Mi offrono un incarico di responsabilità, domani andrò giù al porto e gli dirò che sono pronto a partire… e quando passerà il monsone dirò: levate l’ancora: dritta tutta! Questa è la rotta, questa la direzione, questa la decisione». Determinazione, decisione, direzione, scelta: questi sono gli elementi che emergono dal testo di Jovanotti, ma questo è anche ciò che caratterizza la fortezza. Per questo, il simbolo che continuiamo a riferirle è il timone. Non tanto e non solo la forza di scegliere, ma soprattutto di continuare, di non mollare, di non tirare i remi in barca. Eccola la fortezza, dono straordinario che attraverso la musica vogliamo far scoprire ai ragazzi in tutta la sua attualità e concretezza. Fate ascoltare ai ragazzi in parallelo La linea d’ombra, del già citato Jovanotti e Seduto a guardare, di Fabrizio Moro.
• Come si caratterizza il comportamento del «soggetto » descritto nei testi?
• È possibile rintracciare una linea d’ombra anche nel testo di F. Moro?
Quali paure emergono?
fortezza
La linea d’ombra in fondo non è altro che un orizzonte o un limite, una linea al di là della quale vedere l’orizzonte infinito (il futuro, i progetti, i sogni), o un margine di sicurezza oltre il quale non andare, trattenendo tutte le sicurezze per non cadere, per non perdere, per non rischiare (paure, passato, resa). Spesso la vita ci convince un po’ tutti, ragazzi in primis, a restare in guardia, a non rischiare, a non andare troppo oltre: restare seduti a guardare, vedere come va a finire, indietreggiare. «Le paure confondono, se i sogni che fai non si avverano. Scappi sempre e dopo vuoi ritornare. Tu rimani seduto a guardare, ma chi non scrive la sua storia non può decidere il finale… e i passi si cancellano». Positivo e opportuno è far risuonare fra i ragazzi le parole cantate da F. Moro, ascoltando le loro reazioni, le sottolineature e, successivamente, senza però nessuna risposta da parte degli animatori, dare voce a tre testimonial, a cui poi far seguire una domanda sostanziale. I cantanti testimonial e le loro rispettive canzoni sono: Gigi d’Alessio con Non mollare mai; Nek con Per non morire mai; i R.E.M. con Everybody hurts (Tutti soffrono). A questo punto davanti a noi ci sono precise proposte: da una parte la voglia di essere qualcuno e di andare oltre (Jovanotti),dall’altra la realtà di una vita che ti lascia fermo e impaurito (Moro); e rispetto a entrambe i R.E.M., Gigi d’Alessio e Nek propongono una via: resistere, non mollare, non lasciarsi uccidere, restare se stessi fino alla fine; «quando il tuo giorno è solo notte, quando pensi di averne avuto abbastanza da questa vita, quando tutto è sbagliato: resisti, non rovesciare la tua mano…» (Tutti soffrono).
È possibile resistere? È possibile non mollare solo perché altri soffrono come o forse più di noi? Dove trovare la forza che fa vivere, tenere duro, andare comunque avanti?
La linea d’ombra, che può essere il dubbio, le paure, il dover scegliere, il tentennamento, l’instabilità, le non certezze, emerge in un momento specifico: il passaggio dal passato conosciuto al futuro incerto.ancora
Il timone non fa paura quando sono gli altri a decidere la direzione, così ci si può anche permettere di dormire, di non compromettersi: altri lo fanno, altri pagano.
Responsabilità è decidere di saltare al di là di un fosso, sapendo di poter andare verso la nebbia.
Arriva il giorno in cui bisogna scegliere chi essere.
Gli altri diventano coloro per i quali la tua risposta conta, perché può essere il primo passo per cambiare la partita, la vita, il mondo.
E allora fuga o coraggio?
Ripetetelo ai ragazzi, chiedete loro: fuga o coraggio per la loro vita? Ma potranno affrontare tutto da soli? Basteranno gli amici, le vittorie, le varie forme di gratificazione? Forse no! La fortezza non è caparbietà, ma dono, consapevolezza del limite, della paura, della sconfitta e determinazione a vivere, a non cedere, a non lasciare spazio allo scoraggiamento. Per questo la fortezza è dono da chiedere con coraggio!

[Continua…]  

Sr.   Mariangela Tassielli, fsp

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L’intero itinerario è tratto dalla rivista Catechisti Parrocchiali, itinerario annuale settembre – maggio: i doni dello Spirito. Estratto per la rubrica Itinerari musicale di Catechesi su www.canatalavita.com. Destinatari cresimandi, adolescenti, giovani. Per richiedere l’annata 2010 completa scrivere a: abb.riviste@paoline.it

ARCHIVIO POST “I DONI DELLO SPIRITO”

CREDERE È LA PORTA APERTA SULL’IMPOSSIBILE DI DIO_Step3: RISPOSTA

CREDERE

È LA PORTA APERTA

SULL’IMPOSSIBILE DI DIO

STEP3

La fede: una scelta vissuta –  la risposta

 

candele «Il Signore si offre a noi come luce per illuminare, come amore per guarire, come vita per far rivivere. Lui sì offre ma sta a noi scegliere! Discernere è allenare il cuore a scegliere Dio!»

Con queste parole si era concluso il secondo step che, insieme all’ascolto, ci aveva chiesto di prendere in seria considerazione il discernimento.

Ma basta questo perché la fede sia viva? Basta ascoltare e comprendere? Basta allenare il cuore a scegliere Dio? […]

Maria è la grande testimonial e questo decisivo passaggio è la RISPOSTA!

In questo terzo step, ci lasceremo accompagnare da una delle più famose pagine evangeliche: l’annunciazione. Lc 1, 26-39

Focus on

Evitando di addolcire troppo la pillola, mi sembra di non esagerare se affermo che il più terribile cancro che sta continuando a massacrare la fede cristiana, riducendo in fin di vita la nostra relazione con Dio, sia l’aver voluto separare la vita dalla fede. L’aver portato la fede nella propria stanza, nel proprio cuore, nel segreto di un’intimità che più di intimità ha il sapore della paura… già… paura di schierarsi troppo, di prendere posizioni, di apparire ormai fuori moda. In fondo tenere Dio nel silenzio del cuore, significa garantirsi il potere di silenziarlo, di credere in lui ma di scegliere e vivere nonostante lui. In poche parole, la situazione è una: Dio sì, ma fino a un certo punto […]

Quando la fede diventa risposta, la vita diventa un capolavoro e Maria in questo ci è maestra.

Dal Vangelo di Luca                                                                                             1, 26-39

«Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: “Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te”.annunciazione

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”.

Allora Maria disse all’angelo: “Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?”. Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio”. Allora Maria disse: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”. E l’angelo si allontanò da lei.

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda».

Tante volte di fronte a Maria siamo tentati di credere che in lei ci sia stato uno straordinario, impossibile a noi. Creatura unica, eletta, prescelta e, diciamocelo, tanto fortunata da essere sufficientemente lontana dalla nostra esperienza quotidiana di sofferenza, di paura, di timore, di dubbio. Ma pensare questo è appunto una bella e buona tentazione, buona per farci mettere distanze di sicurezza tra noi e lei, tra la sua risposte e i nostri accomodamenti […]

Maria e Gesù bambinoMaria non è lontana dalla nostra esperienza, tutt’altro e l’evangelista Luca ce lo fa percepire in tanti passaggi sottili, ma efficaci:

  • Maria è turbata dalle parole dell’angelo. Ascolta, ma non comprende;
  • cerca di capire, domanda a se stessa cosa stia succedendo;
  • chiede come realizzare ciò che l’angelo annuncia.

Quanto è distante la posizione di Maria e di Zaccaria! Non è diversa la reazione del messaggero di Dio, è diversa la loro reazione, la loro distanza da Dio. Zaccaria vuole capire come poter essere sicuro di quelle parole. E infatti Luca scrive: «Zaccaria disse all’angelo: da cosa conoscerò questo?». Zaccaria obietta all’impossibile di Dio.

Maria chiede: «Come accadrà, come si realizzerà questo?»[…]

Maria non cerca di capire, non valuta, non soppesa le conseguenze: dà ciò che ha, dà se stessa e la sua femminilità. 

Maria rischia, perché conosce la voce di chi sta parlando. Maria, tutti i giorni, prega il Dio d’Israele. Maria,accogliere come Simeone, sa che il suo Dio parla al cuore dei suoi figli e li salva, ogni giorno, in ogni istante. Maria è consapevole che quel Dio entra nella storia, nelle vicende del suo popolo, perché ascolta il grido ed è pronto ad asciugare le lacrime di chi piange. Maria conosce la risposta di coloro che si erano fidati di Dio, lei quell’Eccomi lo aveva sentito risuonare nei profeti, nel giovane Samuele, nel padre Davide e in tutti coloro, che pur piccoli e peccatori, a quella voce avevano scelto di dire sì.

Maria è colei che ascolta, discerne, allena il cuore e risponde: per questo è maestra di fede, di quella fede che può spostare le montagne… di quella fede che permette a Dio di generare in ognuno di noi l’impossibile.

E così, lei, la giovane donna di Nazareth con il suo Sì spalanca a Dio la sua vita e Dio la trasforma in profondità. Maria può andare da Elisabetta perché ora è risorta! Già… anàstasa, dice Luca (in greco)… e usa lo stesso verbo usato per dire la resurrezione. Maria è nuova, è stata liberata da ogni catena, è libera di darsi perché Dio stesso in lei, ora è libero di agire.

Questo significa fede, nulla di più. Questo è credere! Questo è vivere veramente!

[Continua…]

GUARDA IL VIDEO: RISPONDI ALL’AMORE

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Buona riflessione!!!

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CREDERE È LA PORTA APERTA SULL’IMPOSSIBILE DI DIO_Step2: DISCERNIMENTO

CREDERE

È LA PORTA APERTA

SULL’IMPOSSIBILE DI DIO

STEP2

La fede: uno stile di vita –  il discernimento

bibbiaFede è ascolto di colui che mi raggiunge, è fiducia in colui che si dà a me, è credere nelle sue parole, è costruire una relazione fatta non di parole, ma di scelte.

Ma come è possibile viverla? E soprattutto: la fede è ancora possibile oggi? […]

Credere non è mai stato una passeggiata, perché di fatto la carne di cui siamo fatti ci abitua a toccare, a sentire, a vedere, fin dal primo istante di vita. Credere non è mai stato semplice neppure per i nostri padri nella fede e questo la sacra Scrittura ce lo fa vedere fin dalle prime pagine. Eppure chi decide di giocarsi può vedere ciò che non avrebbe mai immaginato. 

In questo secondo step, ci lasceremo accompagnare da alcuni versetti del prologo del Vangelo di Giovanni. Il brano di riferimento è: Gv 1, 9-14

Focus on

La figura di Simeone, che ha caratterizzato la tappa precedente lascia indubbiamente aperti dei grandi interrogativi. Il suo aver allenato il cuore all’ascolto di Dio, oggi per noi può ancora essere un invito valido e realizzabile?

Noi possiamo ascoltare Dio? Possiamo incontrarlo? Possiamo riconoscerlo? Possiamo scegliere di costruire una vita fedele al suo stile?

Lo possiamo! Ne abbiamo tutte le possibilità, perché Dio non ci nascosto nulla, non ci ha voluto schiavi, non ci ha legato con le catene resistenti del ricatto. Si è dato a noi come dono e il prologo di Giovanni ci permette di entrare nella pienezza di ciò che quel dono custodisce e offre.

 Dal Vangelo di Giovanni Gv 1,9-14

«Veniva nel mondo la luce vera,quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio […]».

[…]Giovanni fa del buio e della luce due simboli forti, parla del mondo non tanto descrivendolo come la creazione perfetta voluta da Dio, ma come il luogo in cui si lotta e si decide chi essere e come vivere.

C’è un punto di partenza, una certezza forte che ci viene consegnata: il mondo non è stato lasciato solo, in balia di se stesso. Colui che lo ha creato, continua a custodirlo facendosi presenza vicina, lo ama aldiscernimento punto tale da farsi, egli stesso, uomo […]. Nel mondo è venuta la luce vera, la luce che illumina ogni uomo e donna, senza alcuna distinzione; la luce che illuminando dà vita, perché porta alla pienezza tutto ciò che la notte, il buio, la morte voleva uccidere. La luce fa vivere, perché manifesta, rende tutto trasparente, mette nelle condizioni di scegliere: la luce libera!

La notte uccide, perché rende vulnerabili, attaccabili. La notte illude. Nella notte non si vede, non si cammina, si attende che il tempo passi e che le cose accadano. La notte è il tempo della paura, della chiusura, della difesa, del non ascolto…

Dio entra in quello stesso mondo che ha creato, per essere luce e vita, per insegnare ad amare amando per primo, per dare a tutti la possibilità di vivere senza mezze misure. E perché il suo avvicinarsi a noi fosse totale e deciso, si è fatto uno di noi, uno come noi: carne, sangue, corpo, emozioni, fisicità, energie, affetti, crescita, domande, determinazione, preghiera, ricerca, scelte, figlio, dono […]

In Gesù, dice Giovanni, abbiamo visto la grazia e la verità: dove la grazia è l’amore, è il dono per eccellenza che Dio fa all’uomo e dove la verità non è un concetto, ma è la fedeltà stessa con cui Dio ama, senza sosta, anche chi sceglie di allontanarsi da lui.

Ed eccoci allora, ritornare al caro Simeone, al suo stile di vita, al suo allenarsi per restare sintonizzato su Dio. Simeone è uno di noi, come i tanti personaggi che la Bibbia ci presenta. Perché infondo la Bibbia non è stata scritta per creare divisioni, solchi invalicabili tra santi e peccatori. La Bibbia è la via per una vita piena e realizzata e i personaggi, con cui ci fa entrare in contatto, diventano per tutti noi vie luminose e percorribili, oggi.

Cosa allora ha impedito a Simeone di scegliere la notte?

ascoltareSimeone continua a voler ascoltare, perché lui fa dell’ascolto uno stile di vita. Nell’ascolto si accorge di Dio… Nell’ascolto ascolta Dio e se stesso, ascolta ciò che succede attorno a sé e trasforma il dubbio e la ricerca in parola con Dio, in relazione. Simeone accetta la sfida della trasparenza e sceglie di restare nella luce, ogni giorno, in ogni istante.

Simeone si lascia mettere in gioco dalle situazioni, dagli anni, dalla gente, dalle domande, dalla sua vita, dalle contraddizioni, ma non smette mai di interrogare Dio su questo, né smette di attendere le sue risposte.

Per questo possiamo dire che la fiducia/fede diventa per lui uno stile di vita, dove il discernimento è un allenamento costante, un esercizio che lui fa fare costantemente alla sua ragione, al suo cuore, alla sua voglia di capire e di vivere. Lui lo sa e ce lo dice:

«Discernere, non significa fare strani calcoli mentali. Non significa perdersi in ragionamenti assurdi… Vi lascio questa immagine: pensate a un prezioso oggetto d’oro ritrovato nel fondo del mare. Il suo splendore è offuscato dal calcare, ma per farlo splendere e distruggere tutto ciò che lo impoverisce coprendolo, è necessario farlo passare nel fuoco ad altissime temperature: resterà solo l’oro e il resto verrà distrutto. Questo significa discernere. Noi siamo oro prezioso, ma spesso coperto e impoverito da ciò che ci leghiamo addosso o che ci vive dentro: pregiudizi, ferite, ricordi, paure, sfiducia».

Il Signore ci offre la luce, si offre a noi come luce per illuminare, come amore per guarire, come vita per far rivivere ciò che in noi è morto, dimenticato o congelato: a noi scegliere.

Discernere è allenare il cuore a scegliere Dio: come stile di vita! [Continua…]

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