CATECHISTI PARROCCHIALI – Febbraio 2013 – Un pozzo d’acqua viva

Catechisti Febbraio 2013

QUARESIMA TRA SIMBOLI E MEMI

di Marco Sanavio

Il cammino quaresimale porta connaturata in sé una forte dimensione simbolica. Le tre opere di penitenza quaresimale, desertodigiuno, preghiera e carità, sono, naturalmente, «nuclei generatori di simboli» e ben si prestano a strutturare un percorso che non sia sostenuto solo da elementi alfabetico verbali.

IL SIMBOLO: il termine deriva dal greco sym-ballo, metto insieme.
Anticamente indicava una tavoletta di terracotta che era divisa in due come segno di un accordo avvenuto: il perfetto combaciare delle due metà identificava gli individui che avevano siglato il patto e ne confermava la validità. Symbolon era anche il medaglione spezzato e dato, per metà, a due fratelli separati da piccoli, così da potersi riconoscere e ricongiungere una volta cresciuti. Symbolon è qualcosa che unisce, che insiemetiene insieme, è il contrario di diàbolos, colui che divide. Il simbolo identifica, senza bisogno di parole, un significato ricco di sfumature, un gruppo, un’appartenenza.
Utilizzato in catechesi, il simbolo può avere queste grandi proprietà:
• parla al cuore;
• può essere via alla «guarigione» interiore;
• crea spazi di libertà;
• favorisce l’unione delle persone;
• apre allo spirituale.
Pensiamo semplicemente alla ricchezza del linguaggio simbolico nella liturgia, a quanto sia importante saper cogliere i significati dei gesti, dei colori, degli oggetti e della musica.
Oppure prendiamo in considerazione la Scrittura nel suo insieme, considerando come ci vengano proposti accostamenti, similitudini, racconti e parabole che attingono a piene mani al linguaggio simbolico.

IL MEME: il termine è di recente creazione. Nel libro Il gene egoista dell’etologo Richard Dawkins, pubblicato nel 1976, si fa riferimento ai geni quali componenti fondamentali dell’evoluzione degli esseri viventi e, parallelamente, ai «memi», come ad elementi base dell’evoluzione unioneculturale dell’umanità.
I memi potenzialmente sono le unità di conoscenza che possono essere trasmesse ad altri.
Ad esempio una canzone può essere un meme, una religione, un film, ma anche un paio di pantaloni.
I memi sono unità che evolvono, che crescono insieme con l’evoluzione dei costumi, delle coscienze e della consapevolezza che una società ha di se stessa.
Negli anni ’60 e ’70 la musica rock era considerata lontana dal mondo ecclesiale, se non addirittura pericolosa e dannosa.
Il 27 settembre 1997 ci fu un evento simbolico che riconciliò, almeno in parte, il rock con la Chiesa cattolica: Bob Dylan cantò, a conclusione del Congresso unione2eucaristico di Bologna, davanti a papa Giovanni Paolo II. I memi costituiti dalla musica rock si erano evoluti, non avevano più un senso di contrasto verso la società e la Chiesa, ma anche i memi appartenenti al mondo ecclesiale erano cambiati e avevano dato vita a un evento considerato impensabile anche solo vent’anni prima.

QUARANTA GIORNI DI SIMBOLI… Torniamo alla Quaresima e alla possibilità di consegnare simboli e memi ai ragazzi che abbiamo di fronte. Teniamo presente che la comunicazione elettronica, così connaturale ai giovani che abbiamo di fronte, è costituita soprattutto da simboli: musica, foto, immagini, icone. È da qui che possiamo partire per intercettare la loro immaginazione. Possiamo, innanzi tutto, isolare alcuni elementi carichi di valore simbolico che ci riportano alla Quaresima come, ad esempio, l’esperienza del deserto, il numero 40 e i suoi molteplici riferimenti biblici, il desertodigiuno e le sue motivazioni, la carità come strada importante da percorrere come comunità cristiana.
Se il catechista o i suoi collaboratori hanno un po’ di dimestichezza con internet potrebbe essere opportuno iniziare un gruppo su Facebook e su questa pagina condividere il cammino con i ragazzi. L’idea che si tratti di un percorso individuale e comunitario e che strumento della comunità dei più giovani sia anche la rete può essere un dimensione da non trascurare.
Un’altra idea può essere quella di consegnare ai ragazzi un simbolo che richiama il battesimo per ciascuna settimquaresimaana: l’acqua, la candela accesa, la veste nuova, l’olio, il tocco di orecchie e bocca. Su ciascuno di questi simboli è anche possibile scaricare interessanti video da Youtube.

… E MEMI
I memi, in internet, sono anche video, immagini e contributi multimediali che hanno grande diffusione per la loro originalità, simpatia o carica innovativa.
Se avete confidenza con la rete, potreste stimolare la fantasia dei ragazzi per inventare qualcosa di originale da pubblicare sui social media.
Invitarli a proporre un contributo originale, magari a realizzare un video per altri coetanei, oppure messaggi «virali» – ovvero che si diffondono rapidamente per la loro originalità – può essere una buona strada per entrare ancora più profondamente nei significati e nei simboli della Quaresima.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Febbraio di Catechisti Parrocchiali

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Buona domenica! – III del Tempo Ordinario – Anno C

deciso«Ho deciso di fare ricerche accurate
su ogni circostanza…
in modo che tu possa renderti conto
della solidità degli insegnamenti
che hai ricevuto»

Dal Vangelo di Luca (Lc 1, 1-4; 4, 14-21)
III DOMENICA del TEMPO ORDINARIO – Anno C

La quotidianità è piena di Dio, ribolle di gioia come durante una bella festa di matrimonio, riempie il cuore di gioia come quando ci si innamora. Se la nostra fede si è pietrificata, se la nostra vita è annacquata, lo Sposo ci dona il vino nuovo della sua presenza. Con il segno numero uno, a Cana abbiano iniziato il tempo ordinario mentre i nostri media sono invasi da impetuosi fiumi di parole in vista delle elezioni, cerchiamo di lasciar illuminare le troppe parole con la Parola. Luca ci accompagna in questo compito entusiasmante che è vivere da discepoli in un mondo sempre più rabbioso e in una Chiesa sempre più in crisi.

LUCA DI ANTIOCHIA
Luca ci assomiglia: come noi proviene e vive in un ambiente lontano dalla spiritualità, come noi è sollecitato da mille stimoli, da novità religiose “alla moda”, come noi non ha mai visto dubbiGesù in vita sua, come noi (spero!) è rimasto profondamente coinvolto dalla predicazione di un ebreo di nome Paolo, giunto ad Antiochia per parlare di un tale Gesù morto e risorto, come noi si è convertito alla consapevolezza che Dio è tenerezza infinita. Leggendo Luca ne rintracciamo l’evoluzione interiore, il percorso, il carattere, così come riusciamo a conoscere le persone quando iniziamo con esse un’intensa corrispondenza. Luca è stato educato nella religione dei padri, zeppa di divinità capricciose e strane, umorali e biliose, che imitano, nel loro Pantheon, i difetti e i limiti degli uomini. Divinità lontane, incomprensibili, scostanti, messe in ridicolo dall’annuncio di Paolo. Dio è diverso, dice l’ebreo di Tarso, è un padre pieno di tenerezza, che cerca e ama ciascuno dei suoi figli. E Luca ne fa esperienza. Spinto da Paolo, dopo alcuni anni di discepolato, Luca accetta di scrivere un resoconto ordinato delle cose accadute tra le prime comunità. Storico puntiglioso e appassionato, Luca dedica molto tempo ad ascoltare i testimoni diretti e a redigere uno splendido vangelo, il vangelo della mansuetudine di Cristo, come sintetizza il grande Dante.

SERIETA’
Luca ci tiene a confermare la fede in cui è rimasto coinvolto: non sono pie favole quelle in cui ha creduto, né devote elucubrazioni. Ha dedicato molto tempo a questa ricerca e ci tiene a precisarlo. Fa bene a dirlo: neanche lui avrebbe immaginato cheda vinci, a duemila anni di distanza, saremo stati ancora qui a giocare a fare gli intellettuali smaliziati, a guardare con sufficienza le pretese di storicità dei vangeli, a scrutare con arroganza il cristianesimo, a lasciarci turbare (!) dalle affascinanti teorie di un romanziere furbetto, a preferire un cristianesimo melenso ed emotivo che corre dietro alle apparizioni private alla ragionevolezza della fede. Siamo convinti che la religione sia qualcosa di utile sì, male non ne fa, insegna il bene, ma che in fondo in fondo tutto si risolva in una innocua esortazione che non può certo passare al vaglio della storia o della scienza. Il vangelo è e resta uno splendido esempio di libro religioso, Gesù è una figura ammirevole, ma tutto si confonde: morale, favola, dottrina…
catechismoLuca scuoterebbe la testa, invitandoci a prendere più sul serio la nostra fede, a dedicare del tempo alla nostra preparazione, a renderci conto che la fede va nutrita, informata, capita, indagata. Le quattro nozioni imparate di malavoglia al catechismo sono, spesso, l’unico approccio al cristianesimo che abbiamo conosciuto.
Siamo seri: il problema è la nostra pigrizia, il problema è la dimenticanza: non ci importa della nostra interiorità, non investiamo perché in fondo non ci crediamo. Smettiamola di giocare a fare gli atei, non nascondiamo la nostra mediocrità dietro una pretesa culturale poco seria e documentata, portiamo rispetto per coloro che, davvero, hanno cercato e studiato e indagato. Come Luca. Mondo impigrito, il nostro, che affida ad altri l’analisi per poi mandare a memoria un riassunto delle conclusioni masticate dai tuttologi di turno. Vuoi veramente cercare la fede? Indaga. Cerchi davvero Dio? Informati. interrogarsiVuoi davvero dare senso alla tua vita? Fidati. Sì perché – ci ricorda Luca – la fede nasce dalla testimonianza di chi ha visto e creduto.

BUONE NOTIZIE
Gesù inizia il suo ministero nella sinagoga di Nazareth: leggendo la splendida profezia di Isaia che vede un popolo di schiavi tornare dall’esilio, il Messia proclama ufficialmente l’inizio del Regno. Si siede, come fanno i rabbini, dopo aver chiuso il rotolo delle profezie. Sono ormai realizzate. È lui che le realizza. La Parola, ora è qui. Non sarà ascoltato, lo sappiamo, allora e oggi. Ma a coloro che hanno il coraggio di fidarsi di Luca e degli altri, coloro che – sul serio – cercano risposte, le indicazioni di Gesù sono davvero una splendida buona notizia. Nonostante tutto.

(PAOLO CURTAZ)

27 GENNAIO: Giornata della memoria
Ascolta la testimonianza di Hindi Rothbart

Felice se ti fidi – Step3 – incontri online/febbraio 2013

Benvenuti, cari amici, al nostro terzo incontro

Felice se ti fidi!

Logo_on line3La Beatitudine che ci accompagna in questo tempo è la terza che l’evangelista Matteo propone: “Beati i miti”.
La sfida della felicità continua a raggiungerci e a provocarci! Cosa significa mitezza, OGGI, e come può essere associata allafiducia fiducia? 

I miti ci sembra di poterli associare ai perdenti, ai remissivi, a coloro che non potendo cambiare nulla accettano… 😦

Ma le cose stanno proprio così? Da queste parti non ne siamo molto convinti, anzi!
Ci sembra di poter dire che la mitezza diventa una sfida nella responsabilità, nell’accoglienza, nello scegliere chi essere e da che parte stare, nello scegliere quale senso dare a ciò che si vive, nel buio, come nella luce 🙂

Video – catechesi

Il percorso può essere vissuto personalmente o condiviso con amici, familiari o in parrocchia.

Ricorda che per una migliore proiezione, puoi scaricare il video sul tuo pc.

I tuoi strumenti di viaggio:

  • la Bibbia per seguire direttamente il testo, ampliandone il contesto
  • un quaderno per appuntare quei passaggi che ogni step ti chiede di vivere e che può diventare un’importante memoria del tuo percorso con Dio.

Buon cammino!

 

Felicità e Vangelo
sono un connubio esplosivo e rivoluzionario
che ancora in molti preferiscono tenere disinnescato.
L’unico vero pericolo nell’innescarlo è di essere essere travolti
da radiazioni di amore e solidarietà universale,
che riconoscono nell’altro,
null’altro se non riflessi intensi del volto di Dio.

STEP PRECEDENTE: 

Step1 –  E Gesù disse: «Beati voi» – Mt 5,1-3
Step2 – Felice se attendi – Mt,5,4

CALENDARIO COMPLETO DEGLI INCONTRI SU: Incontri online

 

Per saperne di più scrivi a:

Sr Mariangela: m.tassielli@paoline.it

Per condividere riflessioni, mettere in campo domande, dubbi, voglia di saperne di più, seguici anche su

Facebook: Giovani & Vangelo
su Tw: Cantalavita

Potrai trovare aggiornamenti in tempo reale e condividi i link sulle pagine di amici e conoscenti che a tuo parere potrebbero essere interessati dall’annuncio di gioia con cui il Vangelo ci raggiunge.

Inoltre se hai meno di 30 anni ti proponiamo il gruppo facebook:

GEP – Giovani Evangelizzatori Paolini

Se desideri vivere momenti di preghiera ti consigliamo il libro: Attirerò tutti a me – Adorazioni eucaristiche per ogni tempo dell’anno. Autore: Suor Mariangela Tassielli – Ed. Paoline

Ti auguriamo buon cammino e buon tutto!

 

RAGAZZI & DINTORNI – Febbraio 2013 – “… la comunione dei santi”

Dossier Feb13

SIAMO UNA GRANDE FAMIGLIA

di Cecilia Salizzoni

«Oggi le categorie culturali e i linguaggi con cui si esprime la comunità cristiana sono incomprensibili per le nuove generazioni e irrilevanti per le generazioni adulte. Parole e concetti – come quelli di salvezza, peccato, redenzione… – sono completamente estranee a persone che sono cresciute in un clima culturale in cui tali idee sono sparite e sono diventate estranee al modo comune di pensare la vita e di esprimerla». football
Lo diceva Paola Bignardi, parlando della Fede alla prova del tempo, a Trento nel settembre scorso, ed è l’esperienza quotidiana dei catechisti.
Vogliamo verificare con «comunione dei santi»?
Per mettere a fuoco tale realtà, proveremo a puntare sul primo livello di significato: la comunione e la santità a cui sono chiamati coloro che si dicono cristiani, qui sulla terra. Una comunione che ha il proprio modello nella famiglia; la famiglia in cui ci si vuole bene, con un amore che non è esclusivo, ma aperto al mondo circostante.
Si accorge del bisogno di chi le passa accanto e copre la mancanza con il suo amore; mette in comune ciò che ha, fa posto all’altro; in questo modo si accresce ed espande, crea felicità.

the-blind-sideIl film The Blind Side, che ci viene in aiuto, appartiene al genere «storia vera di ragazzo afro-americano che trova riscatto».
L’ambito in cui il protagonista (adolescente di colore di stazza imponente), nato a Memphis, Tennesse, nel 1986, da madre tossicodipendente) troverà la sua realizzazione è quello sportivo. In questo, il film, per quanto ispirato a un personaggio reale – Michael Oher, oggi professionista di football – non fa che ricalcare uno stereotipo abusato dal cinema.

Il racconto filmico è semplice, giocato sui carattthe blind side2eri dei personaggi e sull’analogia tra famiglia e squadra di football. Proprio questa analogia, che nella vita reale ha fatto la fortuna del protagonista, deve essere maneggiata con cura, perché si presta a fraintendimenti e a giustificare l’uso indiscriminato della violenza per la difesa di chi si ama (non a caso la squadra del liceo cristiano si chiama «Crusaders», crociati).

A noi interessa spostare l’analogia dalla famiglia alla comunione dei santi. Al fatto che Dio chiama ogni persona a diventare «figlio», facendosi suo imitatore nella misericordia, giustizia, verità, e diventando «fratello» degli altri esseri umani. E la santità, a cui ciascuno è chiamato, è una partita che si gioca nella libertà.

famigliaPer questo è opportuno analizzare il film e ragionare su:
• i caratteri dei singoli personaggi, le loro relazioni e reazioni all’arrivo di Michael;
• il «fare posto in casa»: cosa richiede e comporta;
• il carattere forte della madre, ma anche la sua attenzione all’identità del ragazzo;
• il tema della libertà che il film sottolinea fin dalla prima scena;
• il «lato cieco» nella vita di ognuno e la relazione con la santità;
• la scritta sul portale della scuola «Grazie agli uomini, questo è possibile. Grazie a Dio, tutto è possibile»;
• il «Giorno del ringraziamento», come metafora della trasformazione che Michael porta alla famiglia Tuohy e come metafora eucaristica della comunione dei santi;
• la relazione tra santità e felicità.

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Febbraio dell’inserto Ragazzi & D’intorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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Buona domenica! – II del Tempo Ordinario – Anno C

gioia timida cv… sarai chiamata Mia Gioia …

Dal libro del profeta Isaìa (Is 62, 1-5)
II DOMENICA del TEMPO ORDINARIO – Anno C

L’incontro con Dio è una festa ben riuscita. Una festa in cui sentiamo la gioia dilagare e riempire ogni singola fibra del nostro corpo: perché siamo attorniati dai nostri amici, perché siamo innamorati, perché tutto ci sorride. Ma esiste anche una visione oscura della fede e di Dio, felici cvche sostituisce alla gioia il dovere, che scivola nell’obbligo del precetto, che occhieggia ai sensi di colpa e fa del peccato il metro di giudizio di una vita. Così si era ridotta l’esperienza di Israele, la sposa. Così, spesso, abbiamo ridotto la Chiesa, la sposa. Perciò Giovanni inizia il primo sei suoi sette miracoli con un matrimonio. Perciò dice che quello fu il segno numero uno, il principale. Perciò leggiamo questa pagina all’inizio dell’anno: per riscoprire che credere è gioire.

STRANEZZE
Quello che Giovanni racconta è il più strano dei matrimoni: manca del tutto la sposa, lo sposo è coinvolto solo per ricevere i complimenti dal sommelier per una cosa che, in teoria, non lo riguarda e per cui non ha fatto assolutamente nulla. A margine notiamo la scortesia di Gesù verso sua madre, che non chiama per nome e che compare solo qui e sotto la croce e, ciliegina sulla torta, l’assurda presenza di giare di pietra da cento litri per la purificazione nella casa in cui si festeggia: cosa semplicemente illogica ed impossibile. Le giare in pietra c’erano, certo, ma nel cortile del Tempio a Gerusalemme, certamente, non a Cana. Sono tutti indizi che ci aiutano a capire che Giovanni, al solito, sta giocando a nascondino con noi. Osiamo, allora.

TRISTEZZE
Il matrimonio fra Israele e il suo Dio langue, è come quelle giare: impietrito e imperfetto (sono sei le giare: sette – numero della perfezione – meno una): la religiosità di Israele è matrimonio crisi cvstanca e annacquata, non dona più gioia, non è più festa. Il popolo vive una fede molto simile alla nostra religiosità contemporanea, stanca e distratta, travolta dalle contraddizioni e dalla quotidianità. Nemmeno il capo del banchetto, i responsabili della vita religiosa dell’epoca, i sacerdoti, si accorgono della mancanza della gioia. Maria, la prima tra i discepoli, se ne accorge, e invita Gesù a intervenire. I servi fedeli, figura centrale del racconto, sono coloro che tengono in piedi il matrimonio fra Israele e Dio, coloro che – con fatica e senza capire – obbediscono, che perseverano, che non mollano. Ancora non lo sanno, ma il loro gesto fedele porterà frutto e rianimerà la festa. Quando continuiamo a credere, ad appartenere alla Chiesa nonostante i suoi evidenti limiti, quando non molliamo nelle nostre tristi periferie e ci raduniamo per pregare, per parlare di Cristo, per annunciare la Parola, stiamo riempiendo le giare. in preghiera cvLa nostra fedeltà è necessaria al miracolo del vino nuovo! È Gesù, lo sposo dell’umanità, che trasforma l’acqua dell’abitudine nel vino della passione, è lui che riceve i complimenti da noi discepoli ubriacati dall’ebbrezza della Parola.

DA MADRE A DONNA
È Maria che si accorge della mancanza del vino. È sempre lei che, discretamente, vede che non c’è più gioia nella nostra vita. E interviene. Gesù ascolta la sua richiesta e le risponde malamente (all’apparenza): “Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora”. Che rispostaccia! Che maleducato! No, Maria ha capto benissimo cosa sta dicendo suo figlio. Gesù sta dicendo alla madre: “Io sono un perfetto sconosciuto, il falegname di Nazareth, tuo figlio. Se intervengo ora, madre, mi allontanerò per sempre da te, tu per me sarai una delle tante donne che incontrerò”. E Maria accetta. E dice ai servi, e a noi: “Fate quello che vi dirà”.
Quanto è difficile tagliare il cordone ombelicale che ci lega ai figli! Quanto più duro deve essere stato, per Maria, rinunciare ad avere Dio per casa per donarlo (davvero!) al mondo. Maria bene-ama suo figlio e lo lascia andare. Scomparirà, Maria, nel vangelo di Giovanni, per riapparire, ancora e solo, donna sotto la croce. innamorati felici cvPer tornare a diventare madre, ma di tutti i discepoli, questa volta. E l’ultima sua parola è un invito a seguire il figlio.

GIOIA
Così è la fede, amici: un matrimonio in cui il vino non viene mai a mancare, un incontro che, sempre, suscita gioia e passione. Se, invece, la fede, per voi, è noiosa e siete cristiani solo per dovere, piacevole come andare dal dentista, delle due cose l’una: o state vivendo un faticosissimo momento, e allora chiedete al Signore di trasformare l’acqua in vino e dimorate nella fedeltà, come i servi, o proprio non siete presenti al banchetto nuziale. Così inizia l’anno nuovo, con semplicità e stupore. Qualunque cosa accadrà, quest’anno è l’anno in cui vogliamo dare al Signore la nostra fedeltà imperfetta, la nostra vita pietrificata, per vederla trasformare nel vino nuovo del Regno.

(PAOLO CURTAZ)

settimana cv

CATECHISTI PARROCCHIALI – Febbraio 2013 – Un pozzo d’acqua viva

Catechisti Febbraio 2013

LA CROCE DELL’AMORE

di Fabrizio Carletti

croceLa croce è il simbolo che già nei primi secoli la Chiesa ha usato come emblema della fede cristiana. La croce, da punizione infamante riservata agli schiavi, è diventata rappresentazione del mistero di Cristo (incarnazione, passione, risurrezione e ritorno) e, quindi, del mistero centrale della fede cristiana.
Sulla croce Cristo si è innalzato, e tramite essa ha innalzato ogni persona, attirandola a lui.
Essa è simbolo dell’amore totale di Gesù per noi che eleva l’uomo, lo esalta. Incamminarsi lungo il percorso quaresimale è accostarsi alla croce.
Del resto la risurrezione ndesertoon è superamento della stessa, ma suo compimento.
La Quaresima è un percorso di conversione e di fede, per cui abbiamo pensato a un oggetto dinamico che assumerà forme diverse, di domenica in domenica, fino alla Settimana Santa.


L’atti
vità di questo mese è basata su blocquaresimachetti di polistirolo da collegare tra loro, mediante stuzzicadenti, a mo’ di costruzioni Lego. Rispetto a queste costruzioni, la realizzazione di blocchetti «fai da te» ci permetterà di risparmiare molto a livello economico e di ottenere un oggetto interessante e molto personale.

Materiale:
un foglio di polistirolo di almeno 3 cm di spessore, stuzzicadenti, colori a tempera, coltello o taglierina, pennelli.

Al lavoro:
• Tagliare il foglio di polistirolo, ottenendo 12 blocchetti 4×3 cm.
• Dipingere 6 blocchetti di marrone e 6 di verde.
• Dividere in due gli stuzzicadenti e inserirli sui lati che devono combaciare.
• Realizzare le composizioni tenendo presente le immagini qui riportate, che sono collegate al Vangelo delle domeniche.

Il sabato sera o la domenica i fanciulli assieme ai loro genitori sono invitati a realizzare con i blocchetti la costruzione corrispondente che si colloca, poi, vicino alla Bibbia.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Febbraio di Catechisti Parrocchiali, dove è anche possibile vedere le foto dei vari passaggi per realizzaze le diverse “costruzioni” durante la Quaresima.

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Testimoni ieri e oggi_ “Se mi convertissi sarei libera, preferisco morire cristiana” – Asia Bibi

Asia Bibi

Anche noi di “cantalavita” ci uniamo all’appello internazionale per la liberazione di Asia Noreen Bibi, una quarantasettenne pakistana incarcerata dal giugno del 2009 e condannata a morte perché cristiana in un paese a maggioranza mussulmana.

La sua è la storia di una donna semplice, una contadina e madre di 5 figli, di cui uno disabile. La ragione giustificante l’incarcerazione ha origine da un’accusa di blasfemia contro il profeta Maometto, in virtù di una “legge sulla blasfemia” che condiziona ogni cittadino e in particolare la minoranza cristiana. Anche Benedetto XVI si è associato all’appello della comunità internazionale per la liberazione di Asia e, nel sottolineare la difficile situazione di molti cristiani nel mondo, ha spiegato che letteralmente Pakistan significa “terra dei puri” e che non è sempre stata una terra ostile ai cristiani. E citando un importante discorso del 1947, fatto da Ali Jinnah, il principale tra i fondatori del Pakistan, uno dei beni primari del popolo pakistano doveva essere la libertà di culto:

«Voi siete liberi; siete liberi di frequentare i vostri templi, siete liberi di andare nelle vostre moschee o in qualsiasi altro luogo di culto dello Stato del Pakistan. Voi potete appartenere a qualsiasi religione, casta o credo, questo non ha nulla a che vedere con gli affari dello Stato… Vogliamo partire da questo principio fondamentale: che siamo tutti cittadini e cittadini con pari diritti».

Purtroppo però da questo bellissimo discorso qualcosa in terra pakistana ha preso un’altra direzione, anche se, come precisa il Mani coloriSanto Padre, l’Islam non è una religione di fondamentalisti o di torturatori, ma una religione pacifica e tollerante. Tuttavia, ad oggi, il Pakistan agli occhi della comunità internazionale si trova a gestire una difficile situazione e la storia di Asia Bibi è certamente un caso simbolo.

Asia è entrata alla ribalta internazionale perché dalla sua cella senza finestra nel modulo della prigione di Sheikhupura, ha scritto una lettera in cui racconta le sue preoccupazioni di mamma e di donna cristiana. Ci sono diversi passi nella lettera che toccano il lettore e altri che indignano, tra cui quello in cui racconta di come un giudice, Naveed Iqbal, entrando un giorno nella sua cella le ha detto che le avrebbe revocato la condanna a morte se si fosse convertita all’Islam:

“Sono stata condannata perché cristiana – gli ho detto – . Credo in Dio e nel suo grande amore. Se lei mi ha condannata a morte perché amo Dio, sarò orgogliosa di sacrificare la mia vita per Lui”.

Non ci sono parole da aggiungere all’immensità di questa risposta, forse la domanda è: risponderei anche io così? E tutti noi cristiani che viviamo “liberamente” la nostra fede avremmo il coraggio di donare la nostra vita per Cristo?occhi2 Oppure nella nostra piccola vita tranquilla, per non sentirci troppo “cattolici”, evitiamo di esprimere il nostro credo?! Non è che forse il cristianesimo per noi è fin troppo scontato addirittura banalizzato?

Eppure il fondamento della nostra fede è che Dio è Amore. Dunque perché avere paura! Naturalmente questo non significa che dobbiamo diventare martiri, ma testimoni di questa Grazia irrinunciabile. Ed è per questo che dobbiamo difendere Asia e la nostra fede affinché non sia motivo di discriminazione e morte, perché in nome di Dio non si uccida più!

“Gesù, nostro Signore e Salvatore ci ama come esseri liberi – scrive Asia – e credo che la libertà di coscienza sia uno dei tesori più preziosi che il nostro Creatore ci ha dato, un tesoro che dobbiamo proteggere”.

Maria Grazia Meloni

Puoi leggere la lettera di Asia Bibi su —> Avvenire <—

La storia di Asia Bibi ci riporta alla Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani (18-25 Gennaio 2013). Per l’occasione ti proponiamo un cammino in quattro tappe, con preghiere, attività e gesti simbolici, per ragazzi e i loro animatori. Clikka sull’immagine!

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