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Chi è Gesù di Nazaret? – BUONA DOMENICA! II TEMPO ORDINARIO – ANNO A


Ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio
(Gv 1,34)

Luce delle nazioni.
Colui che toglie il peccato del mondo.
Colui che chiamando rende santi.

Se volessimo fare una stringatissima sintesi delle letture che la liturgia ci propone ritornando al Tempo Ordinario, queste tre espressioni potrebbero far emergere aspetti straordinari su Gesù.
Leggo, medito e mi sembra che una domanda attraversi la Parola: chi è Gesù di Nazaret? Chi incontriamo oggi dopo Betlemme, dopo i lunghi e silenziosi anni a Nazaret, dopo il Giordano?
Giovanni risponde in modo diretto e senza mezzi termini. Vedendolo, lo indica: è l’agnello di Dio, è colui che toglie il peccato del mondo. E questa è una frase che contiene più di mille omelie. L’immagine dell’agnello attraversa l’intero Vangelo di Giovanni. Tanto che il quarto Vangelo è l’unico a collocare l’Ultima cena prima della Pasqua ebraica e il venerdì di passione lo presenta come giorno di parasceve, giorno cioè di preparazione al sabato. E poiché quel sabato – scrive Giovanni (Gv 19,31) – era un giorno solenne – era infatti la Pasqua – in quel venerdì vengono preparati gli agnelli per la grande celebrazione.
Gesù muore proprio nel giorno in cui il popolo sta sacrificando gli agnelli. E questa scelta dell’evangelista è una scelta estremamente simbolica. Come a dire al popolo: non c’è più bisogno di altro, oggi Dio stesso ha offerto il figlio. Quello che non aveva permesso ad Abramo con Isacco, Dio lo ha riservato a sé. E ora non abbiamo più bisogno di nulla. Non servono più i riti. Non più gli agnelli. Dio ha compiuto l’unico vero sacrificio a nostro favore, per la nostra salvezza, per la nostra santificazione. Da quel dono incomparabile e immeritato sul Golgota, per tutti noi ora c’è vita, guarigione, riconciliazione, nuova possibilità di incontrare Dio. Per tutti! Perché a renderci santi è quell’Agnello, a donarci vita è quell’Agnello, a liberarci dal peccato è quell’Agnello. Nessun altro e soprattutto null’altro. Non la nostra integrità, che pure non guasta. Non le nostre capacità, che pure sono un dono. Non i nostri sì radicali e generosi, che pure sono graditi al cuore di Dio.
A liberarci dal peccato – ripeto quel singolare proposto anche dal Vangelo: «peccato» – è Gesù. A liberare il mondo dal peccato è Gesù. Non riduciamoci a pensare ai peccati, gravi o lievi che offuscano le nostre giornate. Gesù è il Salvatore che ci libera dal peccato, da quell’irrefrenabile tentazione di racchiudere Dio, di dargli dei confini, di definirlo, di pretendere di avere tutto sotto controllo, anche la sua vita e la sua opera. Lui viene, è venuto, è il Dio con noi, nato tra noi per liberarci. Null’altro che questo: renderci liberi.
Il Vangelo di questa II domenica del tempo Ordinario dà voce a Giovanni, il profeta precursore, il primo a essere destabilizzato dagli eventi del Giordano, dallo Spirito disceso su Gesù; il primo a dare testimonianza.
E noi, in tutto ciò che questo nuovo anno ci chiederà e ci donerà, saremo chiamati a mettere i nostri piedi sulle orme di questo Gesù, Figlio di Dio e Dio stesso. Lui ci chiama, e nella sua chiamata c’è già salvezza. Lui ci rende santi, perché ci offre in dono lo Spirito.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Ecco l’Agnello!

Eccoti, Signore,
Agnello che si offre in dono
perché ognuno di noi abbia vita;
Luce delle nazioni
che porti salvezza
fino ai confini più estremi;
Parola creatrice che
continuamente chiama
e rende nuovi.

Eccoci, Signore!
Vogliamo seguirti,
ascoltare la tua voce,
credere nella tua Parola.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA
(Gv 1,29-34)

Questo è l’Agnello di Dio che scalderà il mondo

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

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Davanti al Giordano – BUONA DOMENICA! Battesimo del Signore – ANNO A


«Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento»
(Lc 3,22)

Quando da piccoli iniziamo il nostro cammino di fede, una delle primissime cose che ci viene detta è: Gesù è vero Dio e vero uomo, si è fatto in tutto uguale a noi eccetto il peccato. Eppure, paradosso dei paradossi, Gesù nel Vangelo che la liturgia ci propone sembra “entrare in scena” proprio mettendosi in fila tra i peccatori.
Il tempo del Natale trova nella festa del Battesimo del Signore un compimento: quel Dio che si è fatto bambino, che ha assunto la nostra natura umana, non respinge nulla di ciò che noi viviamo, non disdegna nulla della nostra fragilità; e pur essendo lui la pienezza di ogni cosa e creatura, del tempo e dello spazio, si mette in cammino come ogni persona che cerca, come ogni donna e uomo a cui non basta ciò che ha già raggiunto, come ogni essere umano che si sente chiamato a lasciarsi toccare e trasformare.

Chi va al Giordano da Giovanni ci va perché invitato a un lavacro di purificazione, a un battesimo di conversione. Si tratta di consentire ai vissuti personali, belli o brutti, felici o tristi, di essere lavati con acqua nuova, di lasciarsi dischiudere per un oltre, un di più, un non ancora accaduto.
Ci vanno in tanti, e tutti perché richiamati dalla voce di un profeta, di un uomo tutto d’un pezzo che non ha timore di altri se non di Dio, che non disdegna di richiamare altri, anche i potenti, alla conversione del cuore e della vita. Ci vanno in tanti, e tra i tanti, dalla Galilea, ci va anche Gesù.
Quello che accade al Giordano, per quanto ci sconvolga, sembra una questione più privata che pubblica. I cieli che si aprono, lo Spirito che discende, la voce che annuncia: tutto sembra essere per lui, solo per lui, per quel Gesù venuto dalla Galilea delle genti, crocevia di popoli e culture; per quel Gesù nato a Betlemme, casa del pane, portato in Egitto, terra di prigionia e liberazione, e cresciuto a Nazaret, tra mura, voci e affetti di quotidiana umanità. La voce parla, e proprio in forza di quello Spirito già presente, rivela: tu sei l’amato, sei il Figlio, in te la mia pienezza.

Ma chi è Gesù di Nazaret? E che cosa possiamo vedere quando guardiamo lui?

Pietro, in modo molto semplice e diretto – lo ascoltiamo nella seconda lettura – ci dice: «dopo il battesimo passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui». E sappiamo che Pietro di quell’andare è testimone diretto.

Ma già il profeta Isaia aveva tracciato l’identikit di colui che sarebbe stato IL mandato da Dio, il suo consacrato, l’eletto, colui nel quale Dio aveva posto il suo compiacimento.
Isaia lo descrive in uno modo straordinariamente plastico e concreto. Il servo del Signore, l’eletto, è mandato tra noi per essere luce delle nazioni, per aprire gli occhi ai ciechi, per liberare i prigionieri, per far uscire dalla reclusione chi abita nelle tenebre. Colui che è mandato per seminare a larghe mani il regno di Dio non è solo vero Dio, ma è anche vera persona, visibilità di una umanità autentica e pienamente realizzata. È colui che non urla, non spezza una canna incrinata, non spegne una fiamma smorta. In lui c’è vita. Da lui si diffonde vita.

Ecco chi è l’Amato. Ecco il Dio che pur di salvare si è lasciato salvare; ecco colui che pur di far risplendere in noi l’essere figli amati si è fatto fragile carne.

E noi, oggi, anche davanti al Giordano, continuiamo a contemplare il grande mistero del Dio con noi anche nel peccato.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Al Giordano

Davanti al Giordano, Signore Gesù,
ti riscopriamo presente e amante:
presente anche nel nostro peccato,
amante della nostra vita,
della nostra fragilità,
dei nostri più intimi desideri
di conversione.

Sei l’Amato, o Emmanuele,
sei colui che non spegne
la nostra debole speranza,
non spezza la nostra vita incrinata.
Tu ci apri alla luce
e ci liberi da ogni tenebra.
Noi ti lodiamo e ti benediciamo. Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA
(Lc 3,15-16.21-22)

In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco».
 Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

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Il popolo attendeva – Buona domenica! – Battesimo del Signore – Anno C

«Sei il Figlio mio, l’amato». (Lc 3,22).  

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Tra noi peccatori – Buona domenica! – Battesimo del Signore – anno C

«Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco» Lc 3,16  

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Come te, tra la gente – Buona domenica! – Battesimo del Signore – anno B

Tu sei l’amato! (Mc 1,11)

battesimo

Quanto è scomodo il tuo Battesimo, Signore! Un salvatore trattato da peccatore, un liberatore da prigioniero.
L’evangelista è chiaro: sei andato da Giovanni, come tutti gli abitanti della regione. Loro però ci andavano per cambiare, per rimettere Dio al centro, per convertirsi dal loro stile di vita. Ma tu?     Continua a leggere Come te, tra la gente – Buona domenica! – Battesimo del Signore – anno B

Buona domenica! – Battesimo del Signore – Anno A

«Tu vieni da me?»

Dal Vangelo di Matteo (Mt 3,14)
  Festa del BATTESIMO DEL SIGNORE – Anno A

Tu vieni da me?, si chiede stupito Giovanni il profeta. Tu vieni da me?, non si capacita il più grande tra gli uomini, non sa darsi pace. La sua vita è passata aspettando quel momento e, ora che è arrivato, non è come se lo aspettava. Come accade anche a noi: Dio non è mai come ce lo immaginiamo.
giulia cvHa passato la sua infanzia sapendo di essere il prescelto, gliel’ha raccontato la mamma Elisabetta e papà Zaccaria, il dubbioso, consapevoli di essere stati travolti dalla grazia e dall’iniziativa di Dio. Ha passato la sua giovinezza intera ad imparare, a meditare, a leggere, a scrutare, a riflettere. Sceso nel deserto di Giuda, ha imparato ad attendere il Messia disprezzando l’illegittima classe sacerdotale, Erode e il rinato Tempio. Un profeta eroso dal vento, secco e inquietante, rabbioso e passionale. È sceso nel deserto per farsi deserto.
Sono venuti da lontano, prima poche decine, poi un fiume di persone ad aspettarlo, in silenzio, sulle rive del Giordano. giovanni battista cvE quando compare, Giovanni è una furia: urla, insulta la gente, minaccia la punizione divina. E tutti tacciono, il capo chino. Ciò che dice è vero: nessuno merita salvezza, nessuno merita perdono, nessuno merita Dio. Non dicono forse le Scritture che il Messia verrà inviato solo se il popolo si fosse preparato? Ma il popolo è bue, lontano, superstizioso, distratto. E Giovanni ne lamenta la tiepidezza: così il Messia non arriverà mai! E invece.

STUPORI
Tu vieni da me?, si è chiesta Maria guardando il suo ventre che, giorno dopo giorno, cresceva, prima lievemente, poi sempre di più.
Tu vieni da me?, si è chiesto il giovane Giuseppe, nella notte tormentata in cui Dio gli ha rubato la ragazza e gli ha chiesto, gentilmente, di prendersi in casa una sposa e un figlio non suoi. Continua a leggere Buona domenica! – Battesimo del Signore – Anno A

Buona domenica! – Battesimo del Signore (Anno C)

rupnik cv«Gesù, ricevuto anche lui il battesimo,
stava in preghiera»

Dal Vangelo di Luca (Lc 3, 15 – 16.21-22)
BATTESIMO DEL SIGNORE – Anno C

piedePicchia forte il sole del deserto. L’aspro panorama lunare declina nei canneti vicini alla riva del Giordano. Giovanni alza gli occhi: centinaia di persone attendono il loro turno. Alcuni pregano, altri parlano sottovoce, altri ancora, in silenzio, piangono. Attendono, ci spiega Luca. Giovanni è stanco: consumato dal deserto e dal sole, dal vento sottile del Nord e dalla luce abbagliante, dai digiuni e dalle privazioni, ora il suo compito volge al termine. Da tre secoli tacciono i profeti e la fede si è incupita, irrigidita, riempita di regole e di intransigenze. La gente è venuta da lontano, dalla capitale. Ha fuggito il tempio per trovare un testimone credibile. Come accade ancora oggi. E mentre lo sguardo si posa sulla fila che attende di scendere nell’acqua, Giovanni ha un tuffo al cuore. Lo vede.

PECCATORI
Cammina con i peccatori, penitente con i penitenti. Non ha da chiedere perdono, non ha ombra nel suo cuore ma non ne fa un privilegio. battesimoLui che è senza tenebra accetta di condividere la nostra tenebra per illuminarla con la sua presenza. Non il Giordano laverà le sue colpe, ma la sua presenza santificherà le sue acque. No, non brucerà né punirà come predica il Battista. Sarà solidale con i peccatori e cercherà la pecora smarrita.
Isaia, nella prima lettura, deportato in Babilonia con molti ebrei dopo la disfatta di Gerusalemme, incoraggia un popolo smarrito e fragile parlando della venuta di Dio. Anche la gloria di Dio, come dice altrove Geremia, lascia il Tempio ormai distrutto e parte in catene per stare con il suo popolo. Gesù è il Dio-con-noi, senza riserve, senza compromessi. Lo abbiamo lasciato in braccio alla madre, adorato dai magoi. Lo ritroviamo ora adulto, determinato, solidale. Inizia la vita pubblica di Dio.

NELLA PREGHIERA
Dopo il battesimo Gesù prega: solo nell’interiorità prendiamo consapevolezza di ciò che accade nei sacramenti. E interonella preghiera fa esperienza del Padre. Il cielo chiuso si apre, la colomba, animale mite, scende su di lui. Sono immagini, segni spirituali che indicano la realtà di ciò che è avvenuto. Gesù scopre di essere amato, di piacere al Padre.
Solo nell’interiorità coltivata con determinazione possiamo fare esperienza di quanto siamo amati.
Solo nella preghiera scopriamo che la presenza di Dio è fuoco che divora, che illumina, che consuma.
Lo Spirito è fuoco, questo ci abita, non la noia, non la mediocrità, non la paura, non il peccato.
Lo Spirito è fuoco per far divampare, all’inizio di questo nuovo anno, la fiamma della presenza di Dio nei nostri cuori!

RINASCERE
La maggioranza di noi ha ricevuto il battesimo da neonati: i nostri genitori (più o meno coscientemente) hanno voluto donarci tutto il loro cuore e la loro passione per Dio appena nati. Purtroppo, però, l’esperienza fisica sensibile (non quella teologica) è rimasta sepolta nel passato e non abbiamo coscienza di ciò che è accaduto nelle nostre profondità. Siamo diventati figli di Dio, concittadini dei santi, liberi di amare.
Figli di Dio: forse possiamo aspirare a diventare delle grandi pop-star o dei premi Nobel, ma più che figli di Dio non potremo mai essere… e lo siamo già! Concittadini dei santi, appartenendo al grande sogno di Dio che è la Chiesa fatta di poveri peccatori (noi) ma anche di grandi testimoni. Possiamo vantarci e contare sull’aiuto dei grandi santi, chiedere la fede a Pietro o il buonumore a san Filippo o lo spirito di pace a frate Francesco… Liberi di amare: liberati dal laccio del peccato, delle tenebre, del grande inganno delle origini, salvati da Cristo possiamo, con l’aiuto del suo amore e della sua grazia, imparare ad amare come egli ha fatto.
Riprende la nostra vita consueta, le attività, la scuola, il lavoro. Ma con la consapevolezza di portare nel cuore il seme della presenza di Dio, seme da far crescere.

(PAOLO CURTAZ)

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