Buona domenica! – Domenica delle Palme – Anno B

«Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!»

Dal Vangelo di Marco (Mc 14, 1-15, 47)
DOMENICA DELLE PALME – Anno B

Entriamo nella settimana più importante dell’anno, per noi discepoli. Talmente importante da essere definita “santa”.  Minuto dopo minuto sincronizzeremo gli orologi della fede alle ultime ore di vita di Gesù. Al lavoro, a casa, in famiglia, tutto procederà come sempre. Ma, nel frattempo andiamo col pensiero agli stati d’animo del Maestro, alle sue ultime, tragiche scelte. Immergiamoci totalmente in questo clima carbonaro. Tutto intorno a noi corre velocemente, come sempre, ma noi sappiamo cosa sta per succedere al Signore.
Lo abbiamo seguito nel deserto, abbiamo cercato di innalzare il nostro sguardo verso il Tabor, verso la bellezza di Dio, lo abbiamo seguito, anche noi turbati, alla cacciata dei mercanti dal tempio. E al discorso fatto a Nicodemo, alla necessità di rinascere dall’alto guardando all’appeso. La conosciamo bene la storia di quegli ultimi giorni, ma abbiamo bisogno che incroci la nostra storia, che scardini le nostre presunte certezze, che rianimi e ravvivi la nostra piccola fede. Abbiamo bisogno urgente di conversione, ancora e ancora. Ora è il tempo di fermarsi. Ora è il momento di sedersi per ammirare lo “spettacolo” della morte di Dio.

DOMENICA DELLE PALME
Inizia come una festa questa domenica, con quei rami di ulivi e di palme strappati dagli alberi e agitati davanti al Nazareno che entra in città cavalcando un asinello da soma, un ciuchino. E la gente che canta e grida, inebriata, entusiasta, come se tutto fosse vero e semplice. Stendono i mantelli al passaggio, i bambini, come tutti i bambini, fanno a gara a chi urla più forte. Sorride, divertito, il Signore. Barlume di gloria da pezzenti. Non entra cavalcando un puledro bianco, nessun esercito a scortarlo, né bandiere a sventolare in alto. Non i notabili e i sacerdoti lo aspettano alle porte della città, ma povera gente che interrompe il lavoro del campi. Osanna, Dio inatteso. Osanna, speranza nelle tenebre. Osanna, consolazione dei perduti e dei perdenti. Osanna. Nelle nostre chiese si ripete quel gesto. Bambini divertiti portano i loro piccoli rami d’ulivo a benedire.

LA PASSIONE
Poi la liturgia si fa seria. Anticipando il grande venerdì, già legge il racconto della passione. Tocca a Marco, quest’anno, il primo vangelo ad essere scritto. Dietro di lui si staglia l’ombra di Pietro. È un racconto asciutto, sconcertante. Gesù non reagisce, non parla, non dice nulla. Sa che sarebbe inutile, sa che non serve.  L’uomo ha deciso di farlo fuori, cosa cambierebbe? Non è un Gesù rassegnato ma consegnato. Umano, umanissimo. Marco è l’unico che descrive il grido straziante del morente e la citazione del salmo 22 con quella percezione stupita dell’abbandono come se Dio, per un attimo, si dimostrasse incredulo. Non muore per finta, il Signore, non ha vantaggi, non scherza. Va fino in fondo, osa, si consegna, è osteso, appeso. Ecco, Dio ha dato tutto.

ECCOCI
Vi ritrovate in questo racconto? Ci siete? Dove? Forse quest’anno vi sentite un po’ come gli apostoli paurosi e sconcertati, o come Pilato, ossessionato dal potere, o vi ritrovate nella trama intrigante e sconclusionata di Giuda, o nella sofferenza cruenta del Cireneo che porta la Croce, o nel desiderio di salvezza del ladro o, Dio non voglia, vi ritrovate nell’indifferenza di quei pii ebrei che, entrando in città, affrettando il passo per l’imminente temporale, gettarono uno sguardo di disprezzo verso gli ennesimi condannati a morte, feccia della società, che venivano esemplarmente puniti. Tra questi condannati, Dio moriva. Ma fra tutti i personaggi, due ci sono particolarmente cari, due che solo Marco descrive.

IL GIOVANE IN FUGA
Il primo è quel ragazzo presente all’arresto, forse svegliato dal trambusto, sceso per curiosare vestito solo di un lenzuolo e che, preso dal trambusto, fugge inorridito, nudo. Chi è quel ragazzo? Piccola enigma fra i tanti, molti hanno cercato di identificarlo, forse è lo stesso giovane Marco. Ma, certamente, Marco, e con lui Pietro, sta dicendo che quel giovane assomiglia al neofita che si avvicina a Cristo. Fino a quando non ha accettato la durezza della croce, lo scandalo della passione, lo sconcerto del fallimento, non può dirsi discepolo.
È facile seguire Gesù nella gloria. Meno evidente farlo nella croce. Fugge, il ragazzo, ma sarà di nuovo presente alla resurrezione. È una nudità necessaria, la sua. Come quella del discepolo. Pietro, che l’ha drammaticamente vissuta sulla sua pelle, lo sa.

LO STRANIERO
Chi è Gesù?
La domanda accompagna tutto il vangelo. Qui, alla fine, troviamo la risposta. Risposta che viene data, clamorosamente, da un non credente, un ufficiale romano che si fa voce di tutti i cercatori di Dio. Veramente costui è il figlio di Dio, afferma, vedendolo morire in quel modo. Senza maledire, senza disperazione, senza fuggire. Anche noi, meditando la passione, guardando verso l’appeso, possiamo arrivare alla stessa, sconcertante conclusione…

(PAOLO CURTAZ)

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Io ci sto! – aspettando lo “Speciale Triduo Pasquale – ON LINE!”

Anche quest’anno, carissimi amici saremo on line nei giorni del Triduo Pasquale con riflessioni, tracce di preghiera, provocazioni. Quello che la Chiesa ci propone è un tempo prezioso che non possiamo vivere con distrazione o superficialità.

Sappiamo che tra voi molti, speriamo tutti, parteciperete alle Celebrazioni, ma sappiamo anche che spesso intervengono situazioni che impediscono di vivere pienamente questi giorni, cogliendo tutta la loro forza e la loro novità per la nsotra fede.

Desideriamo esservi accanto allora. E soprattutto essere accanto a chi avrà bisogno di una luce che orienti quei giorni di Grazia… perchè nulla vada sprecato. La sfida è di celebrare il passaggio dalla morte alla vita, di celebrare la Pasqua come figli e discepoli della luce che, consapevolmente, accolgono il grande dono del Padre, Gesù Cristo e fanno della fede una risposta concreta di vita nuova.

Saremo on line ogni giorno dal 5 al 7 aprile dalle ore 9.30 con – Io ci sto! Speciale Triduo on line

Ma a questa proposta ci sarà una tappa introduttiva e una conclusiva:

  1. A tu per tu con il Maestro – 6a tappa del cammino Fatti di Parola, avrà il compito di introdurci nella Grande settimana suggerendoci particolari atteggiamenti da riscoprire e vivere, alla scuola del Maestro di Nazaret – on line dal 1° aprile
  2. Luce o notte? Che discepolo sei? – 8a tappa del cammino Fatti di Parola. Quante possibilità ci sono per vivere la Pasqua? Puoi restare nelle eterne domande o tentare qualche risposta. Puoi guardare da lontano o metterti in gioco. La Pasqua accade nella nostra vita, e noi? – on line dall’8 aprile!

Ti aspettiamo caro blogger! E ti auguriamo di prendere il largo, perchè la Quaresima sta per farci varcare la soglia della Settimana culmine della nostra fede. Prendere il largo? Perchè no! Restare al di qua della soglia è più sicuro, ma al di là c’è la Vita che può toccare e sanare ogni vita! A presto

RAGAZZI & DINTORNI – Marzo 2012 – Mitezza

NEL NOME DEL PADRE

di Cecilia Salizzoni

Un film per ragazzi dai 14 anni in su, che permette di affrontare sia il tema della mitezza, sia quello del dominio di sé, a seconda che lo si guardi dal punto di vista del protagonista o del padre del protagonista.
Il primo, Gerry Conlon, giovane irlandese di Belfast, negli anni ’70, non ha la più pallida idea di cosa sia il dominio di sé, e non vuole proprio saperne. Lui vuol fare la bella vita e divertirsi, senza pensare alle conseguenze del suo operato. Così a Belfast, dove ruba alla sua stessa gente, incurante della situazione satura di violenza per la guerra civile in corso; così a Londra, dove il padre lo manda per tirarlo fuori dai guai, e dove lui, cercando i paradisi artificiali di sesso e droga, finisce in un vero inferno e vi trascina dentro anche i parenti.
Il padre, Giuseppe Conlon, invece, è l’immagine della mitezza: uno che non si è mai ribellato, ha accettato i limiti imposti agli irlandesi cattolici dagli inglesi protestanti; per amore è rimasto a Belfast, invece di cercar fortuna altrove; ha messo su famiglia e per quella famiglia si è rovinato la salute. «Una vittima che per tutta la vita non ha mai reagito», lo definisce il figlio che lo giudica un perdente e non si immagina di diventare vittima di una «giustizia iniqua», all’interno di una partita politica che ha scelto la via della violenza armata per risolvere un conflitto antico.
Retto da un taglio realistico scabro e dalla forza dell’interpretazione dei protagonistui, il racconto è strutturato come una versione moderna del «figliol prodigo» che, lentamente, matura e impara a riconoscere la statura morale del padre e la forza che lo anima: una forza «debole», capace di cambiare il male in bene, in virtù dell’amore.
Tutto il racconto è teso drammaticamente sulla contrapposizione di forze che si scontrano (libertà e oppressione; giustizia e ingiustizia; debolezza e forza; responsabilità e irresponsabilità) e su due piani che rimandano l’uno all’altro: quello individuale, di Gerry e Giuseppe Conlon, e quello socio-politico del conflitto nord-irlandese.
Dopo la visione del film possiamo analizzare:
• Il conflitto tra padre e figlio è animato da un giudizio di valore emesso dal figlio nei confronti del padre: è «un perdente», uno che si è sempre piegato. In realtà chi si piega in questa vicenda? Perché lo fa? Che cosa gli manca? Quando Gerry diventa «vincente»?
• Come entra in tale struttura tematica l’avvocata, G. Pierce? Cosa la muove? Qual è la sua forza?
• Universalizziamo: anche al tempo di Gesù, la sua terra era oppressa da un impero straniero e gli ebrei attendevano un re potente che li liberasse: quale via abbraccia, invece, il Messia? Come agisce?
• Quali popoli si conoscono che abbiano conquistato la libertà attraverso una lotta nonviolenta? Perché la persona umana è portata ad attribuire valore alla forza fisica e a utilizzare questa invece della forza interiore?
• Rispecchiamoci nel film: in quale personaggio o modello ci identifichiamo? Qual è la nostra opzione circa la forza: siamo deboli o forti? Perché? Come reagiamo all’ingiustizia?

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Marzo dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

Per vedere il sommario di Ragazzi & Dintorni di Marzo 2012 clicca qui

GP2 GenerAzioni – Atteggiamento!

L’essenza della fede non sta soltanto in un consenso puramente intellettuale alla verità rivelata da Dio o in un certo riflettersi dei contenuti rivelati nella coscienza dell’uomo, ma in qualche cosa di più. “L’abbandono di sé a Dio” come risposta alla rivelazione testimonia altresì che la fede si esprime attraverso l’atteggiamento dell’uomo: atteggiamento che appartiene all’essenza stessa della fede, perché corrisponde alla piena realtà della rivelazione.

Questa non è soltanto informazione o complesso di informazioni di cui basta prendere coscienza, ma piuttosto un aprirsi di Dio verso l’uomo in Gesù Cristo, e un impegnarsi nella vita e nella sorte di lui. Si potrebbe dire, ponderando le parole, che nella rivelazione si esprime “l’atteggiamento” di Dio rispetto all’uomo. Perciò la risposta alla rivelazione deve esprimersi anche con l’atteggiamento dell’uomo rispetto a Dio.

L’uomo si affida a Dio assumendo, con tutto il suo essere, la missione divina in cui si attua la rivelazione. L’assume nello stesso tempo “in sé” e “nella comunità”. Ed è così che egli partecipa alla “stato di missione” in cui tutta la Chiesa si trova continuamente; anzi, ciascuno costituisce un’unica e  irripetibile concretizzazione di questo “stato” salvifico. 

 

Tratto dal libro
365 giorni con Giovanni Paolo II 

Missione a Camaro Inferiore(ME) 2012/2: – La croce della salvezza

Vivere giorni di missione in un periodo così forte come la Quaresima significa necessariamente fermarsi attorno al legno della croce e cercare di penetrarne il mistero… il grande mistero dell’amore e del dolore, della vita e della morte, della miseria e della salvezza. E direi che provare a guardare il “caro legno” senza considerare tutte queste sfaccettature significa impoverirne il senso. 

Perché proprio la croce?
Perché non una morte casuale?
Perché non una malattia?
Perché Gesù è morto come il peggiore tra i peccatori?come uomo maledetto, lontano da Dio?

 infondo questo diceva l’antica legge… 

Eppure in lui le folle avevano contemplato il Dio dell’amore, l’amore creatore capace di abbracciare la sua creatura…  questo era Gesù di Nazareth… per questo dava la vita, per questo guariva allontanando ogni sorta di malattia, fisica e morale.

Ma allora perché condannarlo? Perché esporlo al pubblico scherno? Perché così atroce sarebbe dovuta essere la sua morte?

Così… solo così… su quel legno è stata portata ogni sofferenza, ogni peccato, ogni solitudine, ogni fragilità… così, e solo così, il nostro peccato non ha conosciuto la condanna, ma ha sentito il perdono e la salvezza. 

Avviciniamoci allora tutti alla croce… e portiamo le nostre solitudini, malattie, le tante croci che ognuno sente pesare sulla propria vita. Ognuno si appoggi al “caro legno” perchè lì troverà la vita… da lì la sorgente della vita.

La sua croce non è peso per noi, ma diventa per noi possibilità di vita!

Buon tutto… e la nostra missione avanza… questa sera ci aspetta la Festa della vita!

A domani!

INTANTO VI PROPONIAMO LE FOTOGRAFIE DI IERI:

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Missione a Camaro Inferiore(ME) 2012/1: Li chiamò… li amò… li mandò…

Carissimi amici,
siamo in trasferta!!!

Si può spargere un po’ di vita nella vita di tanti nostri fratelli? Crediamo che:

 Si può!

Si può portare speranza a chi la cerca? E provare a saziare la fame di chi non riesce a trovare un senso nella vita?

Sì noi crediamo che si possa fare.

E allora eccoci alle prese con la Parola di Dio e la sua voglia di correre per incontrare la gente.

In questi giorni siamo a Messina, con la comunità parrocchiale della SS. Annunziata, a Camaro inf. – san Luigi.

Noi suore paoline siamo in 3, con noi Veronica e Nikki, le nostre novizie, e circa 20 missionari laici della parrocchia, oltre a famiglie impegnate nell’ospitalità.

La Parola inizia a correre incontrando varie realtà…

E’ accolta dai missionari che la pregano, la accolgono, provano a trasformarla in vita, nella propria vita… e ovviamente la comunicano. La porteremo nelle famiglie, la canteremo con i bambini, e insieme ci avvicineremo al Signore, lodandolo, cercando di scoprire la sua presenza nella nostra vita.


Perché vi raggiungiamo con questo post
?

Nei prossimi giorni, proveremo a portarvi con noi in questa straordinaria avventura, ma oggi vi chiediamo di unirvi con noi nella preghiera, per sostenere le famiglie, gli ammalati, i bambini, i giovani… tutti coloro che il Signore vorrà raggiungere. E pregate anche per ogni missionario, perché possiamo essere strumenti docili a servizio della Parola.

Buon tutto e alla prossima, tentando di farvi arrivare la voce di chi qui vive l’INCONTRO in diretta. 


CATECHISTI PARROCCHIALI – Marzo 2012 – IL VOLTO DEL FRATELLO

CON GESÙ SULLA VIA DEL DOLORE
E DELL’AMORE – Via crucis

di M. Rosaria Attanasio

Questa via crucis intende aiutare i ragazzi e tutti i credenti a cogliere e a entrare nell’amore immenso che Dio Padre, Gesù e lo Spirito Santo hanno per noi, tanto da realizzare una storia di salvezza lunga già quattro millenni (da Abramo a noi) e il cui centro e compimento è Gesù. Egli, principio di tutte le cose, da sempre generato da Dio Padre, accetta non soltanto di farsi uomo per condividere la nostra natura umana, ma perfino di farsi carico del nostro peccato e delle sue conseguenze che si abbattono su di lui sotto forma di disprezzo, calunnie, violenze, percosse, sputi… e, infine, con la crocifissione e la morte. Egli, l’Innocente, prende su di sé tutta la nostra cattiveria, per liberarcene e consentirci di guardare di nuovo con fiducia a Dio come nostro Papà.

Un gesto di amore? Diciamo una vita di amore che va al di là di ogni misura e di ogni immaginazione e desiderio umano; espressione di magnanimità, misericordia, volontà di rigenerarci… Gesù, con il dono della sua vita, dà al suo Papà la gioia di riaverci come figli. Questa è anche la più grande felicità che noi possiamo dare a Dio: riconoscerci suoi figli e affidarci a lui, nostro Padre. Sentiamo, in questo percorso, lo sguardo di amore di Dio Padre e di Gesù per noi e per tutta l’umanità, e lasciamoci guardare, per diventare anche noi espressione del loro amore.

Alcune indicazioni per condurre al meglio la preghiera:
All’inizio di ogni stazione si proclama:
Ti adoriamo o Cristo e ti benediciamo.
– Perché con la tua croce hai redento il mondo.
• Si possono consegnare ai ragazzi, a ogni stazione che si medita, il disegno relativo.
• I ragazzi, poi, compongono i disegni in forma di croce e nel retro di ognuno disegnano o scrivono gli impegni realizzati in Quaresima.

All’interno della rivista Catechisti Parrocchiali, tutte le indicazioni per guidare l’intera via crucis.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Marzo di Catechisti Parrocchiali.

Per vedere il sommario di Catechisti Parrocchiali di Marzo 2012 clicca qui

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