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Ciak, si gira!_Ribelle – The Brave

QUALCHE PREMESSA

Nell’ accostarci al film ricordiamo di:

  • Non anticipare mai la trama
  • Se qualcuno dei ragazzi ha già visto il film invitarlo a non dare anticipazioni ai compagni
  • Prevedere almeno due incontri: il primo per la visione del film e le prime “riflessioni ad alta voce”, il secondo per trattare la tematica del film in modo approfondito, prevedendo qualche attività da far vivere ai ragazzi
  • Subito dopo la visione del film  avviare un brainstorming in modo che i ragazzi possano a caldo esprimere:
    • La tematica del film in una sola parola
    • Ciò che li ha colpiti di più
    • Ciò che invece non gli è piaciuto

—> Può essere utile riportare su un cartellone tutte le parole dette dai ragazzi in modo da poterle avere “sott’occhio” nell’incontro successivo.

—> Quella riportata di seguito è solo una delle tante possibili letture del film con un’attività da poter far vivere ai ragazzi.

—> L’intero post potrà essere salvato e stampato come allegato in pdf in modo da renderne più agevole la lettura.

ENTRIAMO NEL FILM 😉

SCHEDA TECNICA 

Titolo originale: The Brave
Nazione: U.S.A.
Anno: 2012
Genere: Animazione, avventura, commedia
Durata:100′
Regia: Mark Andrews, Brenda Chapman
Cast (voci): Kelly Macdonald Emma Thompson, Billy Connolly, Gulie Walters, Kevin McKidd,Craig Ferguson, Robbie Coltrane
Produzione: Pixar Animation Studios, Walt Disney Pictures
Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures Italia
Tematiche: ribellione, coraggio, rapporto genitori/figli, amore, cercare la propria strada
Adatto a:
ragazzi, adolescenti, famiglia

TRAMA

Meravigliosi paesaggi scozzesi e tradizione epica fanno da sfondo a Ribelle, film d’animazione che vede come protagonista Merida, un’eroina femminile, figlia di Re Fergus e della Regina Elinor. Opponendosi alla secolare tradizione di un matrimonio “combinato” e contraria a rappresentare la classica principessa di corte, Merida decide di voler seguire la propria indole per cercare la sua strada ma le sue azioni e il suo rivolgersi a una strega per esaudire il suo desiderio, daranno inizio a una serie di situazioni impreviste che getteranno il regno nel caos.  Sarà allora proprio Merida a dover utilizzare tutte le sue risorse, tutta le sue doti, per salvare il regno e trovare veramente se stessa.

FOCUS ON

Il titolo, Ribelle_The brave, definisce palesemente Merida, ma non deve trarci in inganno! Il termine non va letto solo come sinonimo di disobbediente, indisciplinata, oppositiva… Merida infatti non è solo colei che si ribella alla madre per cercare la sua strada a tutti i costi ma è anche colei che, nella capacità di riconoscere i propri errori, senza rinunciare alla sua indole, mette in pericolo la propria vita pur di salvare sua madre, la sua famiglia e il regno intero. Conferma quanto espresso il titolo originale del film, The brave che tradotto significa “coraggioso” ed è proprio il senso del vero coraggio che  scoprirà Merida.

Zoom per riflettere: il film è ricco di spunti di riflessione ma, in questa sede, poniamo l’attenzione soprattutto su due aspetti:
—> 1.
Il conflitto Merida/madre e quindi il conflitto genitori/figli e più in generale il conflitto generazionale;
—> 2. la ricerca e la realizzazione della propria strada.

1. Sin dalle prime scene del film si può notare come il rapporto tra Merida e la madre sia un rapporto di amore ma anche di contrasto, un contrasto che si esplicita e tocca il suo culmine durante la fase dell’adolescenza di Merida. Significativo, a tal proposito, è sottolineare alcune frasi che ognuna delle due donne riferisce all’altra:

    • Regina Elinor: “tutto questo lavoro per darti quello che noi non abbiamo mai avuto; non voltare le spalle a ciò che siamo; sei disposta a pagare il prezzo che la tua libertà esige?; se tu potessi comprendere che ciò che faccio lo faccio per amore; CAPIRESTI SE SOLO TU ASCOLTASSI. Io sono la regina tu DEVI ascoltare me, io ESIGO tu ti comporti da principessa“.
    • Merida: “potresti dire (ai lord. Ndr) che la principessa ancora non è pronta (per sposarsi); io voglio la mia libertà; non lo faccio per darti un dispiacere; è la mia vita; non sono ancora pronta; RIUSCIREI A FARTI COMPRENDERE SE SOLO TU ASCOLTASSI. E’ ingiusto, non ti importa niente di me, ti sei mai chiesta cosa voglio io; cerchi di farmi diventare come te; sei un mostro, non sarò mai come te”.

Posizioni divergenti, eppure entrambe vorrebbero la felicità di Merida. La madre crede di sapere cos’è merida e la mamma conflittomeglio per la figlia in virtù dell’amore che prova per lei e sulla base della sua esperienza. In fondo anche lei ha seguito la tradizione e nonostante le incertezze iniziali, è felice della sua vita.

Merida vuole camminare sui suoi passi, vuole poter scegliere da sola cosa fare o non fare nella sua vita. Non vuole seguire una tradizione che ritiene ingiusta e obsoleta.

Anche se messa in secondo piano, la divergenza generazionale si può notare anche tra i tre lord e i loro figli! I padri vorrebbero che sposassero la principessa per saldare un’alleanza tra i clan, i figli invece concordano con Merida nel voler scegliere da soli chi sposare.

C’è qualcosa su cui però Merida e la madre la pensano allo stesso modo: entrambe vorrebbero essere ascoltate! Proprio l’ASCOLTO si rivela essere l’arma vincente nella storia, però non l’ascolto per imporre le proprie idee, ma l’ascolto che porta a vedere oltre, che permette di vedere e quindi di ascoltare con il cuore, le posizioni altrui. Nel cercare di spezzare l’incantesimo, che trasforma la regina in un orso, Merida e la madre riusciranno a passare del tempo insieme, tempo in cui la regina potrà vedere e apprezzare ciò che della figlia ha sempre criticato (andare a cavallo, usare l’arco, saper riconoscere le bacche velenose…) e che in realtà si dimostreranno delle doti utili per la sopravvivenza. D’altro lato Merida apprezzerà e capirà l’amore della madre nei suoi confronti, il suo senso di protezione. Lo stare insieme permetterà a entrambe di capire la posizione dell’altra tanto che la regina capirà che quelli di Merida non sono solo capricci pertanto sarà disposta a cambiare la tradizione e a permetterle di poter scegliere da sola il proprio futuro, da sola ma con il suo amorevole appoggio.

Anche l’ira dei lord e dei loro clan si placheranno proprio quando riusciranno ad ascoltare Merida e finalmente ciò che i loro figli, fino a quel momento sempre in silenzio e obbedienti, desiderano realmente.

2. Merida cerca il proprio destino e in questa sede ci limitiamo a sottolineare solo le diverse frasi che nel filmmerida e la mamma  lo dimostrano: il nostro destino è legato alla terra; il destino è intrecciato come un tessuto così che il nostro destino incrocia molti altri, è la cosa per cui cerchiamo per cambiare o lottiamo per cambiare, alcuni non lo trovano mai, ma ci sono quelli che ne sono guidati. Il destino però non è qualcosa scritto come un copione da dover seguire alla lettera, il destino lo si crea, lo si modifica… Merida nell’ultima scena del film afferma: alcuni dicono che al destino non si comanda, che non è una cosa nostra, ma io so che non è così, il nostro destino vive in noi, bisogna solo avere il coraggio di vederlo.

Solo qualche semplice domanda su cui riflettere e su cui poter costruire un successivo incontro: I nostri giovani cosa pensano del destino? Qual è la loro strada? L’hanno già individuata? Cosa sono disposti a mettere in gioco per percorrerla? E se invece del destino provassimo a spostare lo sguardo sulla volontà di Dio?

I personaggi: il film è ricco di personaggi interessanti, cercheremo di delineare, di ognuno, un breve profilo. Ognuno di essi può rappresentare se stessi o le persone che ci sono intorno, riuscire ad abbinare ogni personaggio a una persona realmente presente nella loro vita può aiutare i ragazzi a sentire “viva” la storia di Merida perchè non è altro che la storia di ogni adolescente/giovane che cerca la sua strada dovendosi scontrare/incontrare con le mentalità altrui.

MERIDA: determinata, ribelle, coraggiosa. Un’ adolescente dallo spirito selvaggio che crede che la propria realizzazione non sia nel matrimonio, non per il momento almeno e soprattutto non in un matrimonio combinato. Sin da piccola ama utilizzare arco e frecce, correre nel bosco, ama la libertà e non le piace seguire ciò che le imporrebbe il “galateo di una principessa”. La rabbia, l’egoismo, la portano a rivolgersi a una strega per realizzare un desiderio ma questa non si rivelerà la scelta giusta. Merida sarà però in grado di rimediare ai suoi sbagli e di mostrare tutto il suo coraggio per salvare la sua famiglia e il regno trovando a quel punto se stessa, la sua strada e il senso pieno di una vita vissuta.

RE FERGUS: un guerriero eroico, implulsivo, un padre buono, che ha combattuto contro un orso per salvare la sua famiglia. Complice e fiero di Merida, pronto a incoraggiare la sua indole selvaggia, simile alla sua ma anche saggio e intermediario nel rapporto madre-figlia.

REGINA ELINOR: madre di Merida, una perfetta regina, diplomatica, cerca di mantenere il regno unito.E’ una madre che ama la figlia e cerca di educarla nel migliore dei modi attraverso divieti e comandi ma è anche una madre pronta a capire che la felicità della figlia va oltre ciò che lei stessa crede.

I 3 GEMELLINI: amati fratellini di Merida, una ne pensano e 100 ne fanno ma sarà anche grazie al loro aiuto che Merida riuscirà a spezzare la maledizione nel regno.

ANGUS, IL CAVALLO:  è il migliore amico di Merida, compagno delle sue avventure e capace di ascoltarla nei momenti di sconforto. 

I 3 LORD E I RISPETTIVI FIGLI: Lord MacGuffin, saggio e placido padre del giovane MacGaffin, grosso e timido; Lord Dingwall, di piccola statura, non si fa fermare da chi è più alto di lui mentre il figlio mingherlino, con la testa fra le nuvole, dimostra un’energia davvero inusuale per le sue piccole dimensioni; Lord MacIntosh un tipo che non passa inosservato, col petto in fuori e i tatuaggi sul corpo, simile a lui il figlio, il giovane MacIntosh dal fisico atletico, fascino innegabile e vanitoso. I lord e i loro figli, al di là delle differenze, sono sempre pronti a far baldoria e a gettarsi in una rissa.

FUOCO FATUO: fiammella blu che guida verso il proprio destino, una sorta di guida che alla fine del film risulta essere il fratello più anziano dei 4 re di un antico regno.

STREGA: un anziana donna, svampita, che davanti alla ricchezza è disposta a preparare un incantesimo per Merida pur conoscendone bene i rischi.

 IN PRATICA: CONFRONTIAMOCI!

Vista la centralità del confronto generazionale che emerge dal film, quella proposta vuole essere un’attività che permetta  ai ragazzi non solo di ascoltare cosa pensano “i grandi”, ma potrebbe essere anche una proposta per un incontro in cui anche gli adulti possano ascoltare i più giovani!

Durante “l’incontro riflessione” post film invitiamo i ragazzi a far emergere i punti su cui Merida e la madre sono in disaccordo (il matrimonio, il modo di vestirsi, di comportarsi, la scelta di chi amare…). Chiediamo poi ai ragazzi di far emergere quali sono le situazioni, gli eventi, le scelte per cui essi stessi sono in disaccordo coi propri genitori, coi propri insegnanti, con gli animatori. Facciamogli trasformare questa riflessione in domande in modo da realizzare un’ intervista che possa essere sottoposta  sia ai loro coetanei che agli adulti, per far emergere cosa due generazioni pensano su uno stesso argomento scelto! Mandate i ragazzi per le strade con un registratore o una videocamera per realizzare l’ intervista! Attenzione, le domande concordate devono essere le stesse sottoposte sia ai coetanei che agli adulti!!! Con le risposte  si potrebbe realizzare un videoclip o un vox populi da presentare in un secondo momento in un incontro unitario, giovani/issimi – adulti!  Si può pensare a un incontro/festa in cui confrontarsi, conoscersi, ascoltarsi… e stare insieme per essere sempre più comunità!

OKKIO!

Per i gruppi “meno tecnologici” le risposte possono essere rielaborate e riespresse attraverso una simpatica scenetta o in qualsiasi modo la creatività dei ragazzi suggerisca! Ognuno ha un talento da poter mettere in gioco e  l’animatore deve essere bravo a valorizzarlo!

Buon lavoro a tutti!
Dalia Mariniello 

Scarica l’intero articolo da poter leggere comodamente su file,

fotocopiare, consegnare agli animatori in parrocchia o agli insegnanti

—>Articolo completo: Ribelle – The brave<—

Puoi trovare il dvd di Ribelle —> QUI 😉 <—

TRAILER —> CLIKKA QUI <—

 

RAGAZZI & DINTORNI – Gennaio 2013 – “… la Chiesa”

Dossier Gen13

«UNIVERSALE» È SOLO INTERNET?

di Fausto Negri

La Chiesa è cattolica, cioè universale. Oggi di universale c’è internet, il telefonino, la tvcellulari satellitare… Grazie alla tecnologia abbiamo, dunque, enormi opportunità, ma esistono anche grandi rischi.
Ne citiamo uno solo evidente: ogni giorno nel Regno Unito si inviano 93,5 milioni di messaggini: il 10% della popolazione ne invia giornalmente addirittura 100. Questa frenesia ha provocato negli ultimi cinque anni un’impennata nelle lesioni al polso o alle dita.
Secondo gli psicologi, usare troppo sms e posta elettronica rende sempre più difficile avere una conversazione rilassata, di persona. 

I vantaggi prodotti dall’attuale tecnologia sono tanti: in positivo, permette di comunicare, in tempo reale, in tutto il pianinternet-bambini-ragazzieta.
Ma non è soltanto l’utente a usare la tecnologia; anche la tecnologia può «usu
rare» l’utente.
Il negativo è che, se i nuovi mezzi assorbono troppo la nostra attenzione e le nostre energie, ci rendono «cyber-dipendenti».
L’elettronica, inoltre, porta con sé un cambiamento del nostro rapporto con il mondo.
Se, infatti, il mondo entra in casa mia quando voglio, che bisogno ho di fare esperienza del mondo?
Se, poi, mi raggiunge soprattutto tramite le immagini, ciò che consumo è solo «rappresentazione della realtà».

Il linguaggio dell’amore richiede la comunicazione personale e corporale. Ci si può fidare di una persona, non di «un messaggino». Nel corpo (parole e silenzi, sguardi che si incrociano, mani che si toccano) sperimentiamo la bellezza della relazione.tecnologia
I rapporti online sono validi e costruttivi quando hanno un prolungamento nella vita. Come si può vivere, infatti, costantemente in un mondo virtuale, con «una faccia» che ci si è costruiti da soli?
Noi abbiamo la fortuna e la grazia di essere parte di una comunità, la Chiesa. Questo termine, che deriva dal greco ecclesia, significa «assemblea di persone chiamate da qualcuno». La comunità fondata da Gesù, la Chiesa, è nata e sempre si rinnova attorno a una mensa, in ambito di condivisione, quindi. La nostra è la religione dei volti. La nostra fede è «cattolica», se sa tradursi in piccoli, quotidiani e concreti gesti di bontà.

ATTIVITÀ

Riflettete in gruppo: se un ragazzo ha settecento amici su Facebook e se ne sta tutto il giorno a chattare in camera davanti a uno schermo, è davvero amico di qualcuno?
Igruppompegno:  proponiamo il digiuno tecnologico, facendo a meno di tv, telefonino e computer per un certo tempo (da un minimo di un giorno, a un massimo di una settimana).
Si può dedicare questo tempo a giocare con gli amici all’aperto, allo studio e alla lettura, a intrattenere rapporti «vivi» con le persone. Questa scelta aiuterà a rendere, poi, più significativa la comunicazione tramite gli strumenti elettronici.

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Gennaio dell’inserto Ragazzi & D’intorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

Per info, abbonamenti e novità:

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Levate l’àncora: dritta tutta! – Itinerari musicali di catechesi/5_La Fortezza

Qualche premessa: 

INTRO:
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Fortezza

Una frase per titolo, ma non una fra le tante.
È la frase con cui si conclude La linea d’ombra, canzone di Jovanotti, di un po’di anni fa; ma è anche la frase simbolo con cui vorrei si concludesse il nostro percorso sulla fortezza. «Mi offrono un incarico di responsabilità, domani andrò giù al porto e gli dirò che sono pronto a partire… e quando passerà il monsone dirò: levate l’ancora: dritta tutta! Questa è la rotta, questa la direzione, questa la decisione». Determinazione, decisione, direzione, scelta: questi sono gli elementi che emergono dal testo di Jovanotti, ma questo è anche ciò che caratterizza la fortezza. Per questo, il simbolo che continuiamo a riferirle è il timone. Non tanto e non solo la forza di scegliere, ma soprattutto di continuare, di non mollare, di non tirare i remi in barca. Eccola la fortezza, dono straordinario che attraverso la musica vogliamo far scoprire ai ragazzi in tutta la sua attualità e concretezza. Fate ascoltare ai ragazzi in parallelo La linea d’ombra, del già citato Jovanotti e Seduto a guardare, di Fabrizio Moro.
• Come si caratterizza il comportamento del «soggetto » descritto nei testi?
• È possibile rintracciare una linea d’ombra anche nel testo di F. Moro?
• Quali paure emergono?
fortezza
La linea d’ombra in fondo non è altro che un orizzonte o un limite, una linea al di là della quale vedere l’orizzonte infinito (il futuro, i progetti, i sogni), o un margine di sicurezza oltre il quale non andare, trattenendo tutte le sicurezze per non cadere, per non perdere, per non rischiare (paure, passato, resa). Spesso la vita ci convince un po’ tutti, ragazzi in primis, a restare in guardia, a non rischiare, a non andare troppo oltre: restare seduti a guardare, vedere come va a finire, indietreggiare. «Le paure confondono, se i sogni che fai non si avverano. Scappi sempre e dopo vuoi ritornare. Tu rimani seduto a guardare, ma chi non scrive la sua storia non può decidere il finale… e i passi si cancellano». Positivo e opportuno è far risuonare fra i ragazzi le parole cantate da F. Moro, ascoltando le loro reazioni, le sottolineature e, successivamente, senza però nessuna risposta da parte degli animatori, dare voce a tre testimonial, a cui poi far seguire una domanda sostanziale. I cantanti testimonial e le loro rispettive canzoni sono: Gigi d’Alessio con Non mollare mai; Nek con Per non morire mai; i R.E.M. con Everybody hurts (Tutti soffrono). A questo punto davanti a noi ci sono precise proposte: da una parte la voglia di essere qualcuno e di andare oltre (Jovanotti),dall’altra la realtà di una vita che ti lascia fermo e impaurito (Moro); e rispetto a entrambe i R.E.M., Gigi d’Alessio e Nek propongono una via: resistere, non mollare, non lasciarsi uccidere, restare se stessi fino alla fine; «quando il tuo giorno è solo notte, quando pensi di averne avuto abbastanza da questa vita, quando tutto è sbagliato: resisti, non rovesciare la tua mano…» (Tutti soffrono).
È possibile resistere? È possibile non mollare solo perché altri soffrono come o forse più di noi? Dove trovare la forza che fa vivere, tenere duro, andare comunque avanti?
• La linea d’ombra, che può essere il dubbio, le paure, il dover scegliere, il tentennamento, l’instabilità, le non certezze, emerge in un momento specifico: il passaggio dal passato conosciuto al futuro incerto.ancora
• Il timone non fa paura quando sono gli altri a decidere la direzione, così ci si può anche permettere di dormire, di non compromettersi: altri lo fanno, altri pagano.
• Responsabilità è decidere di saltare al di là di un fosso, sapendo di poter andare verso la nebbia.
• Arriva il giorno in cui bisogna scegliere chi essere.
• Gli altri diventano coloro per i quali la tua risposta conta, perché può essere il primo passo per cambiare la partita, la vita, il mondo.
• E allora fuga o coraggio?
Ripetetelo ai ragazzi, chiedete loro: fuga o coraggio per la loro vita? Ma potranno affrontare tutto da soli? Basteranno gli amici, le vittorie, le varie forme di gratificazione? Forse no! La fortezza non è caparbietà, ma dono, consapevolezza del limite, della paura, della sconfitta e determinazione a vivere, a non cedere, a non lasciare spazio allo scoraggiamento. Per questo la fortezza è dono da chiedere con coraggio!

[Continua…]  

Sr.   Mariangela Tassielli, fsp

Scarica l’intero articolo:

—>>> Musica & fede_fortezza<<<—

L’intero itinerario è tratto dalla rivista Catechisti Parrocchiali, itinerario annuale settembre – maggio: i doni dello Spirito. Estratto per la rubrica Itinerari musicale di Catechesi su www.canatalavita.com. Destinatari cresimandi, adolescenti, giovani. Per richiedere l’annata 2010 completa scrivere a: abb.riviste@paoline.it

ARCHIVIO POST “I DONI DELLO SPIRITO”

Sfidati dalla speranza – Buon Natale 2013

Dio entra nella storia,Maria e Gesù bambino
l’impossibile accade,

la sterile concepisce,
la vergine partorisce

Dio si è fatto uomo!

Non esiste mistero più grande e più assurdo: le nostre intelligenze sfidano la verità di questo annuncio, vogliono capire, conoscere, credere.

Dio si è fatto carne, uomo, povero, anonimo…
Dio si è fatto storia, vita, incontro, fragilità…
Dio si è fatto dono, ascolto, proposta, amore.

Questo è l’assurdo che la ragione non può spiegare.
Questa è la follia che ogni uomo e donna può incontrare.

Stupore e meraviglia, questo è Dio con noi… null’altro.
Risposta all’odio, presenza nel dolore,
perdono nel peccato, sostegno nella solitudine,
abbraccio nella disperazione.

Dio è con te, fratello caro, a cui la malattia sta spezzando progetti di futuro.Dio viene per te
Dio è con te, fratello rassegnato, in quell’angolo di solitudine in cui tu hai scelto di uccidere la vita.
Dio è con te, amico mio, per colmare quella distanza che la nostra cecità ha creato tra noi e la tua diversità.

Dio è per te, fratello e padre, per te a cui questa strana società
ha tolto la gioia di vedere gli occhi dei tuoi figli brillare per un dono.
Dio è per te, sorella e madre, la cui femminilità è punita con la violenza.
Dio è per te, amico usato come forza lavoro, triturato da meccanismi di consumo e privilegio.

Dio è in te, fratello, che cerchi senza sosta la verità delle cose e della vita.
Dio è in te, fratello e sorella, la cui speranza viene colpita a morte dalle logiche del sopruso.
Dio è in te, fratello e sorella che oggi non riesci a gioire,
a sperare, a pensare che un futuro sia possibile anche per te.

Dio si è fatto carne, non per stupire l’universo, ma per convincere ogni uomo e donna che nella fragilità può nascondersi l’amore.
Dio è nato da donna per insegnarci a credere che la nostra vita gli sta a cuore.
Dio si è lasciato toccare dalla morte per farci sentire che il suo amore è per sempre, è per tutti, è per te, oggi!

Buon Natale, carissimi amici.
In Gesù, Dio ci ha insegnato il suo nome: Amore!

Natale

CATECHISTI PARROCCHIALI – Gennaio 2013 – L’AMORE HA PRESO DIMORA FRA NOI

Catechisti Gen13

EPIFANIA DEL SIGNORE
6 gennaio 2013

di Roberto Laurita

Il racconto è avvolto dal mistemagiro. Non sappiamo da dove venissero i Magi, né quanti fossero, né la loro età… Ma la loro avventura è quella di ogni discepolo di Gesù.
Tutto comincia con una stella, un segno nuovo nel cielo, che annuncia la nascita di un re.
Il desiderio è l’anima segreta del loro viaggio, per questo si mettono in cammino e affrontano i disagi. Una cosa è chiara: la domanda che si portano dentro e la pongono, appena arrivati a Gerusalemme: «Dov’è colui chstella-cometae è nato, il re dei Giudei?».
Un’indicazione preziosa viene dalla Bibbia e invita a guardare a Betlemme…
Arrivano alla meta e provano una grande gioia nel vedere il Bambino con Maria, sua madre, si prostrano e lo adorano.
La luce della fede fa riconoscere in lui quel «re» che cercavano.
I regali che offrono esprimono la loro convinzione.
Quello che hanno davanti non è un figlio d’uomo qualsiasi, ma il Salvatore, il Signore, l’Eterno. Dopo questo incontro tutto cambia. La strada del ritorno è un percorso nuovo.

E TU?natività_betlemme

Non devi fare molta strada per partecipare all’Eucaristia e, poi, hai la parola di Gesù a portata di mano, nel Vangelo.
Ma, se non avverti il desiderio di aprire il libro, di incontrare Gesù, non accade nulla. Egli ci viene incontro, ma anche tu devi fare la tua parte di percorso.

Nei Magi ci riconosciamo.

Essi ci ricordano che Gesù non è venuto soltanto per il popolo ebreo, ma per ogni uomo e ogni donna, di ogni tempo e di ogni luogo.

PREGHIERA
Signore Dio, tu hai fatto brillare
su tutti i popoli della terra la tua luce,
il tuo Figlio Gesù, sole di giustizia.
Manda il tuo Spirito in questo mondo
ancora immerso nelle tenebre,
perché tutti si lascino illuminare
dalla sua luce, sperimentino
il suo sostegno in ogni avversità
e conoscano la tua gloria,
per contemplarla in eterno.
Amen.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Gennaio 2013 di Catechisti Parrocchiali.

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Testimoni ieri e oggi_ “Francesco e il presepe” – San Francesco D’Assisi

San Francesco e il lupoCiao ragazzi! Eccoci di nuovo a parlare di santità. E in questo periodo di Avvento che ci prepara al Natale di Gesù, il pensiero non può che andare a Betlemme e alla mangiatoia che ha accolto l’incarnazione del Figlio di Dio. Se penso a questo evento straordinario, mi viene in mente la figura di Francesco d’Assisi e il suo desiderio di ricreare la scena di Betlemme.

Francesco nato ad Assisi nel 1181 da una ricca famiglia, dopo una giovinezza sregolata, nel 1205 si era convertito al messaggio di Cristo, tanto da rinunciare a tutte le sue ricchezze, dando vita, assieme ad alcuni amici, all’Ordine dei Frati Minori e assieme a Chiara, la sua “pianticella”, il secondo ordine delle Clarisse.

La sua fu una vita dedicata al Vangelo, e il suo un messaggio di gioia che coinvolse la natura tutta. Tanto che alla fine della sua vita, il suo amore per il creato lo portò a comporre: “il Cantico delle creature”, perché Francesco,San Francesco_1 nonostante le molte rinunce e sofferenze, quasi completamente cieco, con le stigmate alle mani e ai piedi e ormai vicino alla morte, sentiva forte il desiderio di lodare Dio per il Suo infinito Amore e per le tante meraviglie da Lui create! Morì ad Assisi nella notte tra il 3 e il 4 ottobre 1226. Canonizzato due anni dopo da Papa Gregorio IX venne tumulato nella basilica di Assisi a lui dedicata, dove è venerato come patrono d’Italia e d’Europa.

Come ci racconta il suo biografo Tommaso da Celano nella “Vita prima” (84-85; FF 467-469) per Francesco la festa del Natale era la più bella! Egli sentiva talmente forte questo evento che un giorno a mensa, ascoltando la rievocazione della povertà estrema provata dalla Madonna e da suo Figlio nella stalla di Betlemme, si alzò da tavola e finì il suo pasto per terra in onore della “regale povertà” di Maria e di Gesù. Ma Francesco desiderava che ogni credente a Natale gioisse nel Signore, anche per questo sentiva forte il desiderio di rievocare la natività. E per questo tornato da poco dal sultanato d’Egitto, ispirato dalla valle reatina e da Greccio, ritrovando in presepe ad Assisiquella zona rocciosa un po’ di Terra Santa, nella notte del 25 Dicembre 1223 diede vita al primo Presepe vivente! Tommaso racconta: “C’era in quella contrada un uomo di nome Giovanni… molto caro al beato Francesco… Circa due settimane prima della festa della Natività, il beato Francesco lo chiamò a sé e gli disse: ‘Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù, precedimi e prepara quanto ti dico, vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello’…”. Finalmente giunto il giorno della festa, tempo di esultante letizia, uomini e donne festanti arrivarono da tutta la regione, portando con sé ceri natività betlemmee fiaccole per illuminare quella notte, nella quale si è accesa splendente nel cielo la Stella che fa brillare tutti i giorni e i tempi! Giunto anche Francesco, vide che tutto era disposto secondo il suo desiderio. E quando venne posta la greppia col fieno e introdotti il bue e l’asinello, vide rispendere in quella scena commovente tutta la semplicità e la povertà evangelica. Greccio divenne così la nuova Betlemme. E Francesco estasiato di fronte alla scena, durante la celebrazione Eucaristica incorniciata nel Presepe, sperimentò una consolazione mai gustata prima!

Dunque anche noi, con questo spirito di festa, assieme a Santo Francesco, gioiamo assieme per il Santo Natale di Gesù!

 Maria Grazia Meloni

Vi suggeriamo: L’amore quello vero. Chiara e Francesco. Il Musical

…inoltre un piccolo ma significativo libricino:

“Il presepe di San Francesco”

di Tommaso da Celano

Paoline Editoriale libri, Milano 2009

Il presepe di San Francesco

Clikka sull’immagine 🙂

ALTRI TESTIMONI DI FEDE SULLA PAGINA —> TESTIMONI IERI E OGGI

RAGAZZI & DINTORNI – Dicembre 2012 – “… nello Spirito Santo”

Dossier Dic12

LO SPIRITO, IL GRANDE ASSENTE

di Tonino Lasconi

Lo Spirito Santo è il grande assente nella nostra preghiera quotidiana personale, e anchspirito-santoe in quella delle parrocchie. Tolta la novena in preparazione alla Pentecoste, è raro trovare momenti di preghiera comunitaria allo Spirito.
Perché? Una delle cause è da individuare, forse, nel fatto che allo Spirito Santo non riusciamo a dare un volto.
Dio Padre, con le dovute differenze, possiamo pensarlo con il volto di un padre terreno.
Con Gesù non abbiamo problemi. Ognuno di noi custodisce dentro di sé un volto che gli è caro, mutuato dalle rappresentazioni dei pittori, o dalla Sindone, o da qualche film su di lui.
Ma lo Spirito Santo come è? Abbiamo bisogno di immagini sulle quali fissare lo sguardo degli occhi, del cuore e dei pensieri.
Non ci rimane che seguire la pedagogia della Bibbia che rappresenta lo Spirito con tre immagini: colomba, vento, fuoco. Stimolando bambini e ragazzi (e non solo!) a riflettere su queste tre «creature», immaginiamo lo Spirito «creatore».

La colomba è l’immagincolomba_pace_19e più importante; è quella rappresentata nell’abside delle chiese antiche. Il perché è nel Vangelo: quando Gesù, battezzato da Giovanni, esce dal Giordano, lo Spirito discende su di lui «come una colomba» (Mt 3,16). La colomba è buona, docile, si lascia prendere in mano. Nessun cacciatore avrebbe il coraggio di sparare a una colomba. È il simbolo universale di pace e di benevolenza che Dio ha scelto fin dall’alleanza ricostruita con Noè (Gen 8,8-12). Nel battesimo di Gesù è il commento visivo delle parole del Padre: «Questo è il Figlio mio, l’amato; in lui ho posto il mio compiacimento» (Mt 3,17). Figlio amato nel quale tutti diventiamo figli amati (lo Spirito Santo ci mette in grado di chiamare Dio: «Abbà! Padre», Gal 4,6) e capaci di amare. Quando siamo tentati di cedere a egoismo, banalità, volgarità, pensiamo alla colomba, e sentiremo la nostalgia di una vita bella e buona.

Il fuoco. A Pentecoste lo Spirito Santo si posa sugli apostoli in «lingue di fuoco». fuoco
Il fuoco illumina: quando i nostri antenati   il fuoco, vinsero la paura della notte. Il fuoco riscalda e purifica. L’oro diventa splendente e prezioso se il fuoco lo libera dalle impurità. Anche gli strumenti chirurgici sono sterilizzati con il fuoco.
Quando brancoliamo nel buio delle scelte, quando sentiamo il gelo dell’egoismo, quando ci sentiamo pieni di scorie e debolezza, invochiamo lo Spirito Santo.

Il vento purifica e rinnova. Se non ci fosse il vento lo smog ci soffocherebbe e i mari e i ventolaghi diventerebbero stagni puzzolenti. Il vento arriva all’improvviso, quando meno te lo aspetti, come ricordava Gesù a Nicodemo (Gv 3,4-8), e fa volare via tutto ciò che è secco, posticcio, malfermo.
Quando siamo tentati di cullarci sulle nostre pigrizie e abitudini; quando siamo affascinati dalle proposte e dalle mode predominanti, invochiamo lo Spirito Santo, e sentiremo rifiorire in noi la voglia e la forza di rinnovarci, di cambiare, di seguire la parola di Gesù, che rimane dopo che le mode del momento sono state spazzate via.

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Dicembre dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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CATECHISTI PARROCCHIALI – Dicembre 2012 – L’AMORE HA PRESO DIMORA FRA NOI

Catechisti Dic12

IL BAMBINO ESCLUSO
Perché nessuno gioca con me?

di Franca Feliziani Kannheiser

«No, tu non giochi con noi!», dice Mauro, spingendo via Simone dalla fila. «Non ti voglio vicino a me», sussurra Laura alla compagna, ben attenta a non farsi sentire dal catechista. Anche nel nostro gruppo può accadere che un bambino sia escluso dai compagni, per motivi che spesso sfuggono al catechista. A volte il meccanismo di esclusione si è già instaurato prima dell’inizio della catechesi, a volte si genera nel gruppo stesso, dove il bambino è preso di mira da un compagno, che ha maggior influenza sugli altri, o dove lui stesso manifesta comportamenti giudicati «strani» dagli altri.
bambino

Il bambino impopolare è escluso dai giochi, non è scelto nella formazione delle squadre, nessuno vuole sedersi vicino a lui o lavorare in coppia con lui. Spesso è considerato «diverso», per l’aspetto fisico, ma anche per il suo modo di fare. Questo meccanismo di rigetto provoca in chi lo subisce chiusura ed eccessiva dipendenza dall’adulto, oppure aggressività e azioni violente. Il bambino escluso diventa allora il bambino che picchia i compagni spesso senza un’apparente ragione, il bambino ribelle che «merita» di essere escluso.

Come si può intervenire per interrompere queste dinamiche?
È evidente che i rimproveri e le esortazioni, anche quelle che si riferiscono al Vangelo («Gesù vuole che ci amiamo tutti come fratelli», ecc.), sortiscono scarso effetto perché operano a livello razionale, ma non toccano le emozioni e non portano, quindi, modificazioni profonde nel modo di ragionare del bambino. Il catechista come può operare perché ogni bambino possa sperimentare l’appartenenza albambino solo gruppo dei pari, esperienza indispensabile per la crescita? Come può aiutare il bambino a sviluppare le abilità sociali necessarie per comunicare con gli altri, per confrontarsi, per condividere pensieri e progetti?
Se essere Chiesa significa anche vivere una qualità nuova di essere insieme, fondata sull’appartenenza a Cristo da cui ciascuno è cercato, amato, accolto, il gruppo della catechesi deve costituire uno spazio concreto dove tutto questo diventa percepibile e realizzabile, prima di tutto attraverso la persona del catechista che rappresenta per il bambino l’intera comunità cristiana nella sua capacità di accoglienza, poi attraverso l’interazione con i compagni con cui gustare quanto afferma il Salmo 132: «Ecco, com’è bello e com’è dolce che i fratelli vivano insieme!».

Molto spesso la strategia del catechista si esaurisce nel fare discorsi «persuasivi » che, tuttavia, il più delle volte non convincono, anzi annoiano i piccoli «persecutori» e non incoraggiano «le vittime».

differenze

La strada passa invece attraverso piccole modifiche nella struttura del gruppo: saranno i bambini stessi a diventare agenti di cambiamento. Come?
Prima di tutto il catechista deve sviluppare una capacità di osservazione, per cogliere i segnali della presenza di processi di esclusione che avvengono nel gruppo: bambini che sono fatti oggetto di scherzi, allontanati dal gioco o costretti ad assumere sempre gli stessi ruoli di «perdenti», presi in giro per il loro modo di parlare, di muoversi, ecc. Anche se non sempre è opportuno l’intervento diretto, l’educatore deve però essere consapevole di ciò che avviene, così che ogni bambino senta di essere visto e protetto da lui.
Questo atteggiamento generale di vigilanza e di cura condurrà, poi, ad adottare alcune modalità concrete che favoriscano l’integrazione di tutti, come lavorare a coppie o a piccoli gruppi di tre o quattro bambini. Proporre attività come la drammatizzazione, lo scambio dei ruoli nel gioco. Narrare piccole storie (e inventarne insieme altre) che abbiano come tema l’amicizia. Spesso i bambini impopolari sono figli unici che hanno poche occasioni di incontrarsi con altri bambini.

bambino gruppo

È importante suggerire ai genitori, dove è possibile e con la dovuta discrezione, di trovare momenti in cui i loro figli possano socializzare con bambini più grandi e più piccoli di loro, invitandoli i casa oppure trovandosi al parco-giochi, ecc.
Un bambino impopolare è un bambino con scarsa autostima, proprio perché non trova nell’ambiente il riconoscimento del suo valore.
Sarà necessario incoraggiarlo a esprimere i suoi talenti che spesso lui stesso non riconosce. A causa della sua insicurezza ha bisogno di regole chiare e motivate, perché l’incertezza lo spaventa e lo spinge a ritirarsi per paura di essere deriso.
Più è chiaro e definito il compito che gli è affidato e più si sente sicuro, soprattutto se può svolgerlo con l’aiuto di un compagno più estroverso e socievole, ma anche capace di empatia.
Nel gruppo, poi, bisogna favorire quegli atteggiamenti che dimostrano capacità di ascolto, comprensione, condivisione, che sono più importanti del compito fatto bene o della verifica ben riuscita.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Dicembre di Catechisti Parrocchiali.

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RAGAZZI & DINTORNI – Novembre 2012 – “… in Gesù Cristo”

IO CREDO IN GESÙ CRISTO

di Tonino Lasconi

Gesù di Nazaret è il pilastro della nostra fede. Credere in lui è ciò che ci fa cristiani e ci distingue dalle altre religioni monoteistiche: l’ebraismo e il musulmanesimo. Questo risalta dal Credo degli Apostoli che dedica a Gesù dieci delle sedici affermazioni di cui si compone: «… e (credo) in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, – il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, – patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; – il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, – siede alla destra di Dio, Padre onnipotente; – di là verrà a giudicare i vivi e i morti».
Nel proporre ai bambini e ai ragazzi il cristianesimo non dobbiamo mai dimenticarci che esso è la fede in Gesù. Tutto il resto vale se conduce a lui, ruota intorno a lui, si riferisce a lui.
Il fondamento di questa centralità sta nel suo essere vero uomo e vero Dio. L’antichissimo Simbolo apostolico lo evidenzia molto bene: fu concepito e nacque da Maria, da una donna, come noi (vero uomo), ma di Spirito Santo (vero Dio); patì sotto Ponzio Pilato, un personaggio della nostra storia (vero uomo), risuscitò da morte, cosa che non accade nella nostra storia (vero Dio). Perciò, quello che dobbiamo annunciare a bambini e ragazzi (e a tutti!) è Gesù, vero uomo e vero Dio. A questo scopo, sono utili alcune attenzioni.

GESÙ «VERO UOMO»: Per scolpire questa verità nei ragazzi è importante che, fin dai primi incontri, evitiamo ogni modalità comunicativa che assomigli alla favola, al fantastico, alla leggenda. Anche con i piccoli, che non hanno ancora la capacità di reggere un discorso storico vero e proprio, la comunicazione migliore è prendere una cartina della Palestina e indicare dov’è Nazaret, Betlemme, Cafarnao, Gerusalemme, Roma…, per continuare con immagini, fisse o in movimento, sui ritrovamenti archeologici dei luoghi evangelici. Questa storicità dovrà essere, poi, approfondita e arricchita man mano che i ragazzi crescono e a scuola studiano la storia.
Quanto detto fin qui, vale anche per il Natale. La televisione, la grande catechista dei nostri giorni, si è impadronita di questa festa e, per scopi pubblicitari, ne parla e straparla, accentuando gli elementi favolistici e folcloristici. La nostra catechesi non deve assecondare questo andazzo, con l’illusione di giovarsene, ma contrastarlo intelligentemente e senza dogmatismi, aiutando i ragazzi a distinguere la verità storica dalle modalità poetiche e artistiche con le quali è raccontata, a cominciare dal presepio. Questa operazione critica occorre farla anche quando si propongono ai ragazzi immagini e filmati che raccontano la nascita e la vita di Gesù con cartoni animati che «piacciono tanto», ma che possono essere fuorvianti, se recepiti alla stregua di quelli su maghi e supereroi che abbondano nei canali televisivi.

GESÙ «VERO DIO»: Gesù è vero Dio: lo ha affermato e dimostrato con le sue opere, impossibili a noi uomini; ha perdonato i peccati, ha guarito i malati, ha fatto tornare in vita i morti, è risorto dalla morte. Ci sono prove che è tutto vero? Sì! Gli amici vissuti con lui hanno sacrificato la loro vita per testimoniare quello che Gesù ha detto e fatto. Tale testimonianza non si è mai interrotta fino a oggi, a volte anche a costo della vita. Nel cammino seguireraccontare i miracoli e le parabole è importante seguire la sobrietà dei Vangeli, senza arzigogoli e sentimentalismi:
• le cinque righe della pecora perduta (Lc 15,4-6) non devono diventare la telenovella della pecorella che vaga belando tra burroni e spine;
• la parabola del Padre misericordioso (Lc 15,11-32) non deve trasformarsi in quella dei porcellini che rubano le carrube allo sventurato giovanotto;
• quella del buon samaritano (Lc 10,29-37) non è il manifesto del volontariato, ma la sintesi della proposta cristiana: «Va’ e anche tu fa’ così».
• Stessa attenzione per i miracoli. È importantissimo sottolineare che Gesù non li compie per meravigliare la gente e per portarla dalla sua parte, come fanno i maghi, gli illusionisti, i prestigiatori, (i politici!), ma per confortare la fede di chi ha il coraggio di credere in lui e di ricorrere a lui, riconoscendolo Figlio di Dio.

GESÙ IN «SÌ»: Guai far conoscere Gesù ai bambini come quello che non vuole che si faccia, che si dica, che si vada, che si veda… I catechisti devono giocarsi tutto sulla capacità di dimostrare che i no di Gesù, in realtà, sono grandi sì.

Nel parlare di Gesù, i catechisti devono prendere coscienza che i bambini/ragazzi non sono «piccoli cristiani», ma «grandi pagani», zeppi di proposte di vita, assorbite in modo inconsapevole e acritico, alternative o contrarie a Gesù e al suo messaggio. È fondamentale che i catechisti abbandonino il ruolo dell’insegnante per entrare in quello del missionario, consapevoli che niente di ciò che propongono è scontato. Perciò tutto deve essere ragionato, discusso, provato. I ragazzi devono imparare che ciò che propone Gesù non è quello che viene facile, che fanno tutti, che va di moda, che si gusta e diverte, ma quello che richiede impegno e coraggio di andare contro corrente.

Di seguito proponiamo un’attività da svolgere in gruppo con i ragazzi.
Dividere i ragazzi in gruppetti e affidare, a ciascun gruppo, alcune riviste, anche di quelle dedicate ai ragazzi e alle ragazze, per analizzare, in un confronto reciproco:
– il tipo di messaggi proposti;
– su quali dimensioni della persona tali messaggi cercano di fare presa: intelligenza, volontà, sentimenti, inconscio, istintualità, sensualità, corpo…;
– se aiutano il ragazzo o la ragazza a crescere nella sua integralità;
– se li rispettano come persone, nella loro unicità e dignità;
– se favoriscono una relazione significativa e promuovente con gli altri;
– quali finalità si propongono.
È importante affidare, poi, a ogni gruppo un brano del Vangelo, fra quelli citati nell’articolo (o altri), e invitare ad analizzarlo con la stessa griglia utilizzata precedentemente individuando qual è la proposta e il progetto di Gesù per noi.
Confrontare le due proposte evidenziate e aiutare i ragazzi a decidere da che parte stare, per scegliere «la vita» e donare «vita e amore agli altri».

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Novembre dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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Testimoni ieri e oggi_ “Una vita per il Vangelo” – Maestra Tecla Merlo

Santità… è una “realtà” che dobbiamo comprendere come una “chiamata” a cui l’uomo può e deve rispondere, “semplicemente”, perché sceglie di vivere la propria vita lasciandosi ammaliare dal mistero dell’infinito, in una continua meraviglia nella scoperta della bellezza dell’umanità, sebbene nelle sue piccolezze. In questa realtà l’essere umano gioisce pienamente della propria storia e può lasciare al mondo, seppure solo come un piccolo granello o una goccia nel mare, il meglio di sé che può donare agli altri affinché fiorisca una sempre nuova umanità.

In questa prospettiva oggi vogliamo entrare nella vita di una grande donna: Maestra Tecla Merlo. Lei, che nella sua statura profetica ha lasciato nel panorama dello scorso novecento un ideale femminile a cui ispirarsi fino ai nostri giorni,  è colei che accanto a don Giacomo Alberione, fondatore e padre della Famiglia Paolina, di cui il prossimo 26 novembre ricorre la festa, è diventata  “madre” della congregazione delle Figlie di San Paolo. Ed è in questo legame incrociato tra due vite donate all’umanità che vogliamo addentrarci nella straordinaria e tuttavia ordinaria vita di Teresa che in Cristo diventerà Tecla, per conoscerla nella sua grandezza celata nel totale abbandono all’amore di Dio.

La prima volta che sono entrata nella stanza/studio di Maestra Tecla a Roma, nel quartiere San Paolo, dove tutto è rimasto come un tempo, ho provato una forte emozione nel riconoscere la semplicità che le apparteneva come donna fattasi dono agli altri, ma in una efficace cornice rappresentata da tutti gli strumenti della comunicazione di cui poteva usufruire all’epoca e che testimonia l’importanza della sua chiamata all’annuncio evangelico, proprio attraverso la comunicazione. Ricordo che in quella stanza ho letto una sua frase che porto sempre nel mio cuore e che cerco di concretizzare ogni giorno: “il Signore non ti dà ciò che chiedi, ma ciò che credi”. Ogni volta che ripeto questa frase nella mia mente e nel mio cuore ne sento la profondità, il suo senso più grande, la sua onestà. Non è così scontato chiedere qualcosa credendoci davvero, figuriamoci chiederlo a Dio. Infatti, a volte, o forse spesso, lo facciamo senza esserne davvero motivati. Maestra Tecla, con l’esempio della sua vita, mi ha insegnato a crederci con più consapevolezza, a crederci davvero! E in queste poche righe, raccontare a tanti giovani di una suora, ma anzitutto di una donna, che ha vissuto tra il 1894 e il 1964 una vita donata al Vangelo, non può essere scontato. Perché la sua vita è stata vissuta in un modo “nuovo” per il suo tempo, anche rispetto al mondo dei religiosi, giacché la sua vita è stata espressione del suo rapporto con la madre e nel profondo legame con don Alberione, in un’evidente relazione tra il maschile e il femminile, anche rispetto ad una famiglia religiosa, cosa che nel suo tempo non era certamente scontata. Dunque, Maestra Tecla è stata anzitutto una comunicatrice eccellente e una viaggiatrice inesauribile, ma soprattutto una donna innamorata di Cristo.

“Imprestiamo i piedi al Vangelo: che corra e si estenda. Vorrei avere mille vite per dedicarle a questo nobile apostolato”.

È questa Maestra Tecla. Queste parole la raccontano. Parlano della sua sete di comunicare a tutti, anche ai più lontani, la meraviglia della parola di Dio.

Maria Grazia Meloni

A conclusione del post vi consigliamo di cuore il seguente video, un ricordo di sr. Tecla Merlo: Donne nuove sui passi di Tecla

Per conoscere meglio Maestra Tecla Merlo:

“Il mio nome è Tecla”

di Maria Luisa Di Blasi

Paoline Editoriale libri, Milano 2008

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