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RAGAZZI & DINTORNI – Marzo 2013 – “… la remissione dei peccati”

Dossier Marzo 2013

IL SIGNORE VINCE IL MALE

di Veronica Bernasconi

In un angolo della sala si colloca la Bibbia aperta e uno specchio. In un cestino si preparano etichette adesive su cui si scrivono peccati, mancanze, o difetti che caratterizzano i ragazzi. Si comincia l’incontro di preghiera con un canto di ingresso.

Il catechista a qbibbiauesto punto spiega il senso dell’incontro e lo può introdurre nel seguente modo: siamo riuniti nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Ringraziamo insieme la Trinità perché ci ha chiamati alla vita e alla felicità. In questa preghiera desideriamo accogliere la bontà di Dio che vince il male, presente in noi, e ci rende nuovi e liberi con il dono del suo amore. Così è avvenuto nell’incontro di Gesù con Zaccheo. Costui, capo dei pubblicani, si sentiva ed era ritenuto un peccatore. Ma stupirà tutti quando, lasciandosi raggiungere dall’amore di Gesù, dà una svolta alla sua vita, operando in modo nuovo, nella linea della giustizia e della condivisione.

IN ASCOLTO DELLA PAROLA: Si procede con la lettura tratta dal Vangelo di Luca (19,1-10).

Dopo la lettura del vangelo si propone un canto di quaresima, che faccia riflettere sulla possibilità di viversi il momento come un tempo di grazia.etichette

Il catechista prosegue l’incontro facendo riflettere i ragazzi attraverso la spiegazione del gesto che andrà ad eseguire: Spesso con i nostri comportamenti, pensieri e sentimenti, diamo un’immagine distorta di noi stessi e ci creiamo tante «etichette» che ci portiamo addosso.

Il catechista, mentre parla, gira tra i ragazzi e attacca loro addosso gli adesivi, e poi prosegue: Altre volte sono gli altri che ci attaccano addosso giudizi e colpe che ci feriscono e che non riusciamo a scollarci. Tutti questi «marchi» nascondono la verità della nostra persona, tanto che ci vediamo e ci sentiamo brutti e incapaci.

specchioIl catechista mostra ai ragazzi che la loro persona con gli adesivi addosso risulta goffa, e può continuare il suo discorso dicendo: c’è qualcuno che ci dona gratis il suo amore: Dio. A lui non importa quello che gli altri pensano di noi, non ci etichetta per i nostri sbagli; per lui ciascuno di noi è speciale perché siamo «suoi figli amati».

A questo punto stacca gli adesivi e fa vedere la loro nuova immagine, riflessa nello specchio.

Prima di concludere l’incontro si può eseguire un canto e il catechista invita i ragazzi a riflettere sul senso del momento di preghiera vissuto: Dall’errore è possibile risollevarsi. Se ci lasciamo penetrare dallo sguardo d’amore di Dio, siamo liberati dal male e orientati al bene.

Si può conclude l’incontro con questa preghiera, letta alternativamente da un solista e da una risposta corale:
Quando sono attirato da mille seduzioni, dal desiderio di apparire diverso da ciò che sono…
T. Dammi, Signore, un cuore puro.
Quando sono tentato di lasciarmi trascinare dal gruppo o dalla paursuonarea di non risultare gradito…
T. Dammi, Signore, un cuore forte e saldo.
Quando sono insidiato dal mio benessere individuale, dall’egoismo che mi fa pensare solo a me stesso…
T. Donami, Signore, un cuore grande e generoso.
Liberami, Signore, dall’invidia e dall’ipocrisia, dal rancore, dalla vendetta e dalle cattive intenzioni, da ogni comportamento prepotente e violento.
T. Tu, che sei luce e trasparenza, fa’ che il mio cuore sia come una sorgente di acqua pura nella quale si riflette il tuo cielo.

Si conclude con un canto finale.

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Marzo dell’inserto Ragazzi & D’intorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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CATECHISTI PARROCCHIALI – Marzo 2013 – UNA PASQUA DI AMORE

Catechisti Marzo 2013

RITMI DI VITA

di Marco Sanavio

Il suo nome scientifico è Phreatichthys andruzzii, ma è più noto come pesce delle caverne e vive in Somalia. Che cosa ha di strano?
Il ritmo circadiano, ovvero l’orologio biologico che regola il ritmo sonno-veglia di questo essere viritmo circadianovente, è di circa quarantasette ore. Questo pesce, vivendo in caverne dove non filtra la luce, ha un ritmo che non dipende né dalla luminosità dell’ambiente circostante né dalla sua temperatura.
Un ritmo lento, certo, ma inscritto nel DNA; ogni ritmo è impresso così profondamente in ogni essere vivente, da diventare sua condizione fondamentale di vita. Se non si alternano veglia e riposo si muore.
Anche nel percorso di fede il ritmo assume un significato pregnante: è al fondamento della creazione che non avviene simultaneamente, ma è ritmata dai giorni della settimana, come pure si intreccia con la risurrezione di Gesù, primizia della nuova creazione, con la nascita di un nuovo giorno, quasi a sottolineare la discontinuità con il ritmo precedente.

Pasqua è nuova vita, ma è anche ritmo. La consegna del Risorto, infatti, è il ritmo con cui torna a incontrare i suoi ogni otto giorni. Un ritmo inedito che i discepoli scoprono incontro dopo incontro e che dà origine a un nuovo giorno che prima non esisteva e che si chiamerà, psonno-vegliaer l’appunto, dies dominica, il giorno del Signore. Il ritmo della Pasqua diventa il ritmo dei cristiani: l’incontro domenicale si propone come «culmine» della vita che è già trascorsa e «fonte» di quella che deve ancora aprirsi di fronte a noi.

Per comunicare l’importanza del ritmo anche nell’esperienza di fede, potremmo proporre ai nostri ragazzi qualche attività che parte proprio dai tempi di base della vita.
Una proposta molto semplice parte dal respiro. Si tratta di un esercizio che aiuta a diventare consapevoli della propria respirazione, a distendersi e a comprendere l’importanza del ritmo. Per realizzare questa attività abbiamo bisogno di una stanza molto tranquilla, isolata da rumori molesti e sufficientemente accogliente.

I ragazzi si stendono sul pavimento in posizione supina, a occhi chiusi e, per qualche istante, liberano layoga-bimbi mente non pensando a nulla di particolare. Portiamo, quindi, la loro attenzione sul respiro, cercando di indurre in loro una respirazione diaframmatica: per fare questo suggeriamo che, durante l’inspirazione, «sgonfino» la pancia e, nella fase di espirazione, la «gonfino». Chiediamo, poi, che si concentrino sul ritmo del respiro e non più sulla tecnica, cercando di rendere la respirazione isocrona, ovvero che i tempi di inspirazione ed espirazione diventino uguali.
Per aiutare i ragazzi in questa operazione possiamo contare alternativamente «uno, due, uno, due», rallentando progressivamente il ritmo.
A questo punto per rendere più piacevole l’esperienza aiutiamo i ragazzi a rilassarsi ulteriormente chiedendo loro di immaginare che il corpo diventi pesante e, magari, facendo loro immaginare che una fiammella (che non brucia!) percorra il loro corpo, rilassando i vari arti e i diversi organi. Possiamo, infine, chiedere ai ragazzi: come vi siete sentiti? Che sensazioni avete provato? Cercheremo di sottolineare le reazioni positive dovute al rilassamento e al controllo del ritmo respiratorio.

Di seguito, suggeriamo una serie di attività che potete proporre ai ragazzi per rilevare come i ritmi della generazione dell’«elettronica» siano estremamente musica cantoaccelerati e come possano influire sulla qualità complessiva della vita.
1. Il tempometro. Predisponiamo per ciascun ragazzo un foglio con una griglia a due colonne e venti righe. Nella colonna di sinistra (più piccola) ognuno di loro dovrà indicare gli orari precisi e nella colonna di destra le corrispondenti attività che ha svolto a partire dal pranzo della giornata precedente fino al momento in cui si è coricato.
In questo modo otterremo una lista delle attività di ogni giorno che ci darà modo di fare qualche considerazione su ritmi e tempi che i ragazzi sperimentano quotidianamente.
2. I ritmi della tv. Registriamo alcuni spot pubblicitari che passano in tv oppure visualizziamoli su YouTube e analizziamo insieme con i ragazzi la loro durata complessiva, i tempi di ciascuna inquadratura, la presenza o meno di una colonna sonora, la durata degli slogan che sono proposti. È una buona occasione per lavorare sui ritmi e sull’accelerazione a cui la tv e i moderni media ci hanno abituati.spartito
3. C’è musica e musica. Fate ascoltare ai ragazzi una canzone che, a quell’età può piacere, una hit del momento che vi è stata consigliata e garantita come un brano che funziona. Ogni tanto chiedete se sia il caso di interrompere. Fate suonare, poi, un brano di musica classica, possibilmente qualcosa di molto lento. Chiedete anche qui ai ragazzi se sia il caso di interrompere durante l’esecuzione.
A questo punto potete avviare il confronto sul perché il ritmo più veloce li abbia coinvolti maggiormente di quello lento. Potete anche chiedere se la Messa, a loro parere, assomiglia di più al brano ritmato o a quello lento e quali siano, a loro parere, i momenti più noiosi. Questa ultima domanda apre anche a un interessante lavoro che si può fare sulla partecipazione dei ragazzi alle liturgie domenicali, ma anche sul modo di celebrare, che si può migliorare con una maggiore attenzione e cura del ritmo.

La conclusione che potete riservare giorno e la nottea queste attività è una sintesi, da realizzare con l’apporto di tutti i ragazzi del vostro gruppo, sul ritmo dei cristiani. Come è fondamentale il ritmo del respiro e l’alternanza del giorno e della notte è altrettanto fondamentale il ritmo domenicale: è un richiamo vitale che supporta la vita di fede. Non è, però, una conclusione intellettuale che noi forziamo nei confronti dei ragazzi, ma una proposta del Cristo risorto a cui si può aderire o meno. Qui si toccano le dimensioni della scelta e della motivazione che non possono essere forzate in alcun modo, ma vanno accompagnate, sorrette e rinforzate. Rispettando, anche qui, il ritmo di chi abbiamo di fronte.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Marzo di Catechisti Parrocchiali

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RAGAZZI & DINTORNI – Marzo 2013 – “… la remissione dei peccati”

Dossier Marzo 2013

LA RICONCILIAZIONE SUL WEB

di Alessia Cambi

Il tema della «remissione dei peccati», a volte, sembra scontato nell’ambito catechistico e di fede, invece, come sacramento della riconciliazione dovrebbe riacquistlava animaare un posto centrale. «Confessarsi» non è facile, perché ci si sente feriti nel proprio orgoglio per dover dire ad altri i peccati personali. E ancora meno è facile perdonare a se stessi e agli altri. È arduo perché tendiamo ad essere severi e a pretendere molto da noi stessi.
Ma, dove non arriviamo noi, arriva il Signore che, con la forza del suo amore, può guarire le nostre ferite e condurci a vivere nella libertà dei «figli di Dio».
Una fonte da cui attingere per approfondire tale complessa tematica è il Catechismo della Chiesa Cattolica, su http://www.vatican.va/archive/-catechism_it/p123a10_it.htm.

Il brainstorming è un’attività interessante da attuare con i ragazzi. Si possono cercarestretta-mano le parole legate a questo tema, dai sinonimi, ai significati, ai sentimenti; attività che può realizzarsi anche attraverso i motori di ricerca. Una volta identificati i termini, si approfondisce il loro significato sul «vocabolario virtuale»: http://it.-wikipedia.org/wiki/Perdono. Basterà inserire nello spazio di ricerca la parola da trovare.

Una variante potrebbe essere quella di cercare le tematiche attraverso le immagini e abbinarle con le parole identificate. Con il materiale raccolto si può realizzare, poi, una presentazione da proiettare ai ragazzi, che si rivela utile per spiegare o per riassumere.
uomo_che_pregaGiovani e riconciliazione è una pagina stimolante e ricca di contenuti, che ha il profilo anche su Facebook: http://www.giovaniericonciliazione.it.
Interessante è la ricerca realizzata per capire cosa pensano i giovani della riconciliazione http://www.viedellospirito.it. Un’attività piacevole da realizzare è far scrivere ai ragazzi alcune poesie sul perdono per ricollegarsi, poi, all’atto di dolore.

Per approfondire il tema del perdono suggeriamo questa pagina: http://www.paoline.it. E per una testimonianza sul sacramento della confessione, e per suscitare interesse visitate questo sito: http://www.catholic.co.

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CATECHISTI PARROCCHIALI – Febbraio 2013 – Un pozzo d’acqua viva

Catechisti Febbraio 2013

QUARESIMA TRA SIMBOLI E MEMI

di Marco Sanavio

Il cammino quaresimale porta connaturata in sé una forte dimensione simbolica. Le tre opere di penitenza quaresimale, desertodigiuno, preghiera e carità, sono, naturalmente, «nuclei generatori di simboli» e ben si prestano a strutturare un percorso che non sia sostenuto solo da elementi alfabetico verbali.

IL SIMBOLO: il termine deriva dal greco sym-ballo, metto insieme.
Anticamente indicava una tavoletta di terracotta che era divisa in due come segno di un accordo avvenuto: il perfetto combaciare delle due metà identificava gli individui che avevano siglato il patto e ne confermava la validità. Symbolon era anche il medaglione spezzato e dato, per metà, a due fratelli separati da piccoli, così da potersi riconoscere e ricongiungere una volta cresciuti. Symbolon è qualcosa che unisce, che insiemetiene insieme, è il contrario di diàbolos, colui che divide. Il simbolo identifica, senza bisogno di parole, un significato ricco di sfumature, un gruppo, un’appartenenza.
Utilizzato in catechesi, il simbolo può avere queste grandi proprietà:
• parla al cuore;
• può essere via alla «guarigione» interiore;
• crea spazi di libertà;
• favorisce l’unione delle persone;
• apre allo spirituale.
Pensiamo semplicemente alla ricchezza del linguaggio simbolico nella liturgia, a quanto sia importante saper cogliere i significati dei gesti, dei colori, degli oggetti e della musica.
Oppure prendiamo in considerazione la Scrittura nel suo insieme, considerando come ci vengano proposti accostamenti, similitudini, racconti e parabole che attingono a piene mani al linguaggio simbolico.

IL MEME: il termine è di recente creazione. Nel libro Il gene egoista dell’etologo Richard Dawkins, pubblicato nel 1976, si fa riferimento ai geni quali componenti fondamentali dell’evoluzione degli esseri viventi e, parallelamente, ai «memi», come ad elementi base dell’evoluzione unioneculturale dell’umanità.
I memi potenzialmente sono le unità di conoscenza che possono essere trasmesse ad altri.
Ad esempio una canzone può essere un meme, una religione, un film, ma anche un paio di pantaloni.
I memi sono unità che evolvono, che crescono insieme con l’evoluzione dei costumi, delle coscienze e della consapevolezza che una società ha di se stessa.
Negli anni ’60 e ’70 la musica rock era considerata lontana dal mondo ecclesiale, se non addirittura pericolosa e dannosa.
Il 27 settembre 1997 ci fu un evento simbolico che riconciliò, almeno in parte, il rock con la Chiesa cattolica: Bob Dylan cantò, a conclusione del Congresso unione2eucaristico di Bologna, davanti a papa Giovanni Paolo II. I memi costituiti dalla musica rock si erano evoluti, non avevano più un senso di contrasto verso la società e la Chiesa, ma anche i memi appartenenti al mondo ecclesiale erano cambiati e avevano dato vita a un evento considerato impensabile anche solo vent’anni prima.

QUARANTA GIORNI DI SIMBOLI… Torniamo alla Quaresima e alla possibilità di consegnare simboli e memi ai ragazzi che abbiamo di fronte. Teniamo presente che la comunicazione elettronica, così connaturale ai giovani che abbiamo di fronte, è costituita soprattutto da simboli: musica, foto, immagini, icone. È da qui che possiamo partire per intercettare la loro immaginazione. Possiamo, innanzi tutto, isolare alcuni elementi carichi di valore simbolico che ci riportano alla Quaresima come, ad esempio, l’esperienza del deserto, il numero 40 e i suoi molteplici riferimenti biblici, il desertodigiuno e le sue motivazioni, la carità come strada importante da percorrere come comunità cristiana.
Se il catechista o i suoi collaboratori hanno un po’ di dimestichezza con internet potrebbe essere opportuno iniziare un gruppo su Facebook e su questa pagina condividere il cammino con i ragazzi. L’idea che si tratti di un percorso individuale e comunitario e che strumento della comunità dei più giovani sia anche la rete può essere un dimensione da non trascurare.
Un’altra idea può essere quella di consegnare ai ragazzi un simbolo che richiama il battesimo per ciascuna settimquaresimaana: l’acqua, la candela accesa, la veste nuova, l’olio, il tocco di orecchie e bocca. Su ciascuno di questi simboli è anche possibile scaricare interessanti video da Youtube.

… E MEMI
I memi, in internet, sono anche video, immagini e contributi multimediali che hanno grande diffusione per la loro originalità, simpatia o carica innovativa.
Se avete confidenza con la rete, potreste stimolare la fantasia dei ragazzi per inventare qualcosa di originale da pubblicare sui social media.
Invitarli a proporre un contributo originale, magari a realizzare un video per altri coetanei, oppure messaggi «virali» – ovvero che si diffondono rapidamente per la loro originalità – può essere una buona strada per entrare ancora più profondamente nei significati e nei simboli della Quaresima.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Febbraio di Catechisti Parrocchiali

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Felice se ti fidi – Step3 – incontri online/febbraio 2013

Benvenuti, cari amici, al nostro terzo incontro

Felice se ti fidi!

Logo_on line3La Beatitudine che ci accompagna in questo tempo è la terza che l’evangelista Matteo propone: “Beati i miti”.
La sfida della felicità continua a raggiungerci e a provocarci! Cosa significa mitezza, OGGI, e come può essere associata allafiducia fiducia? 

I miti ci sembra di poterli associare ai perdenti, ai remissivi, a coloro che non potendo cambiare nulla accettano… 😦

Ma le cose stanno proprio così? Da queste parti non ne siamo molto convinti, anzi!
Ci sembra di poter dire che la mitezza diventa una sfida nella responsabilità, nell’accoglienza, nello scegliere chi essere e da che parte stare, nello scegliere quale senso dare a ciò che si vive, nel buio, come nella luce 🙂

Video – catechesi

Il percorso può essere vissuto personalmente o condiviso con amici, familiari o in parrocchia.

Ricorda che per una migliore proiezione, puoi scaricare il video sul tuo pc.

I tuoi strumenti di viaggio:

  • la Bibbia per seguire direttamente il testo, ampliandone il contesto
  • un quaderno per appuntare quei passaggi che ogni step ti chiede di vivere e che può diventare un’importante memoria del tuo percorso con Dio.

Buon cammino!

 

Felicità e Vangelo
sono un connubio esplosivo e rivoluzionario
che ancora in molti preferiscono tenere disinnescato.
L’unico vero pericolo nell’innescarlo è di essere essere travolti
da radiazioni di amore e solidarietà universale,
che riconoscono nell’altro,
null’altro se non riflessi intensi del volto di Dio.

STEP PRECEDENTE: 

Step1 –  E Gesù disse: «Beati voi» – Mt 5,1-3
Step2 – Felice se attendi – Mt,5,4

CALENDARIO COMPLETO DEGLI INCONTRI SU: Incontri online

 

Per saperne di più scrivi a:

Sr Mariangela: m.tassielli@paoline.it

Per condividere riflessioni, mettere in campo domande, dubbi, voglia di saperne di più, seguici anche su

Facebook: Giovani & Vangelo
su Tw: Cantalavita

Potrai trovare aggiornamenti in tempo reale e condividi i link sulle pagine di amici e conoscenti che a tuo parere potrebbero essere interessati dall’annuncio di gioia con cui il Vangelo ci raggiunge.

Inoltre se hai meno di 30 anni ti proponiamo il gruppo facebook:

GEP – Giovani Evangelizzatori Paolini

Se desideri vivere momenti di preghiera ti consigliamo il libro: Attirerò tutti a me – Adorazioni eucaristiche per ogni tempo dell’anno. Autore: Suor Mariangela Tassielli – Ed. Paoline

Ti auguriamo buon cammino e buon tutto!

 

RAGAZZI & DINTORNI – Febbraio 2013 – “… la comunione dei santi”

Dossier Feb13

SIAMO UNA GRANDE FAMIGLIA

di Cecilia Salizzoni

«Oggi le categorie culturali e i linguaggi con cui si esprime la comunità cristiana sono incomprensibili per le nuove generazioni e irrilevanti per le generazioni adulte. Parole e concetti – come quelli di salvezza, peccato, redenzione… – sono completamente estranee a persone che sono cresciute in un clima culturale in cui tali idee sono sparite e sono diventate estranee al modo comune di pensare la vita e di esprimerla». football
Lo diceva Paola Bignardi, parlando della Fede alla prova del tempo, a Trento nel settembre scorso, ed è l’esperienza quotidiana dei catechisti.
Vogliamo verificare con «comunione dei santi»?
Per mettere a fuoco tale realtà, proveremo a puntare sul primo livello di significato: la comunione e la santità a cui sono chiamati coloro che si dicono cristiani, qui sulla terra. Una comunione che ha il proprio modello nella famiglia; la famiglia in cui ci si vuole bene, con un amore che non è esclusivo, ma aperto al mondo circostante.
Si accorge del bisogno di chi le passa accanto e copre la mancanza con il suo amore; mette in comune ciò che ha, fa posto all’altro; in questo modo si accresce ed espande, crea felicità.

the-blind-sideIl film The Blind Side, che ci viene in aiuto, appartiene al genere «storia vera di ragazzo afro-americano che trova riscatto».
L’ambito in cui il protagonista (adolescente di colore di stazza imponente), nato a Memphis, Tennesse, nel 1986, da madre tossicodipendente) troverà la sua realizzazione è quello sportivo. In questo, il film, per quanto ispirato a un personaggio reale – Michael Oher, oggi professionista di football – non fa che ricalcare uno stereotipo abusato dal cinema.

Il racconto filmico è semplice, giocato sui carattthe blind side2eri dei personaggi e sull’analogia tra famiglia e squadra di football. Proprio questa analogia, che nella vita reale ha fatto la fortuna del protagonista, deve essere maneggiata con cura, perché si presta a fraintendimenti e a giustificare l’uso indiscriminato della violenza per la difesa di chi si ama (non a caso la squadra del liceo cristiano si chiama «Crusaders», crociati).

A noi interessa spostare l’analogia dalla famiglia alla comunione dei santi. Al fatto che Dio chiama ogni persona a diventare «figlio», facendosi suo imitatore nella misericordia, giustizia, verità, e diventando «fratello» degli altri esseri umani. E la santità, a cui ciascuno è chiamato, è una partita che si gioca nella libertà.

famigliaPer questo è opportuno analizzare il film e ragionare su:
• i caratteri dei singoli personaggi, le loro relazioni e reazioni all’arrivo di Michael;
• il «fare posto in casa»: cosa richiede e comporta;
• il carattere forte della madre, ma anche la sua attenzione all’identità del ragazzo;
• il tema della libertà che il film sottolinea fin dalla prima scena;
• il «lato cieco» nella vita di ognuno e la relazione con la santità;
• la scritta sul portale della scuola «Grazie agli uomini, questo è possibile. Grazie a Dio, tutto è possibile»;
• il «Giorno del ringraziamento», come metafora della trasformazione che Michael porta alla famiglia Tuohy e come metafora eucaristica della comunione dei santi;
• la relazione tra santità e felicità.

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Febbraio dell’inserto Ragazzi & D’intorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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CATECHISTI PARROCCHIALI – Febbraio 2013 – Un pozzo d’acqua viva

Catechisti Febbraio 2013

LA CROCE DELL’AMORE

di Fabrizio Carletti

croceLa croce è il simbolo che già nei primi secoli la Chiesa ha usato come emblema della fede cristiana. La croce, da punizione infamante riservata agli schiavi, è diventata rappresentazione del mistero di Cristo (incarnazione, passione, risurrezione e ritorno) e, quindi, del mistero centrale della fede cristiana.
Sulla croce Cristo si è innalzato, e tramite essa ha innalzato ogni persona, attirandola a lui.
Essa è simbolo dell’amore totale di Gesù per noi che eleva l’uomo, lo esalta. Incamminarsi lungo il percorso quaresimale è accostarsi alla croce.
Del resto la risurrezione ndesertoon è superamento della stessa, ma suo compimento.
La Quaresima è un percorso di conversione e di fede, per cui abbiamo pensato a un oggetto dinamico che assumerà forme diverse, di domenica in domenica, fino alla Settimana Santa.


L’atti
vità di questo mese è basata su blocquaresimachetti di polistirolo da collegare tra loro, mediante stuzzicadenti, a mo’ di costruzioni Lego. Rispetto a queste costruzioni, la realizzazione di blocchetti «fai da te» ci permetterà di risparmiare molto a livello economico e di ottenere un oggetto interessante e molto personale.

Materiale:
un foglio di polistirolo di almeno 3 cm di spessore, stuzzicadenti, colori a tempera, coltello o taglierina, pennelli.

Al lavoro:
• Tagliare il foglio di polistirolo, ottenendo 12 blocchetti 4×3 cm.
• Dipingere 6 blocchetti di marrone e 6 di verde.
• Dividere in due gli stuzzicadenti e inserirli sui lati che devono combaciare.
• Realizzare le composizioni tenendo presente le immagini qui riportate, che sono collegate al Vangelo delle domeniche.

Il sabato sera o la domenica i fanciulli assieme ai loro genitori sono invitati a realizzare con i blocchetti la costruzione corrispondente che si colloca, poi, vicino alla Bibbia.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Febbraio di Catechisti Parrocchiali, dove è anche possibile vedere le foto dei vari passaggi per realizzaze le diverse “costruzioni” durante la Quaresima.

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Levate l’àncora: dritta tutta! – Itinerari musicali di catechesi/5_La Fortezza

Qualche premessa: 

INTRO:
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Fortezza

Una frase per titolo, ma non una fra le tante.
È la frase con cui si conclude La linea d’ombra, canzone di Jovanotti, di un po’di anni fa; ma è anche la frase simbolo con cui vorrei si concludesse il nostro percorso sulla fortezza. «Mi offrono un incarico di responsabilità, domani andrò giù al porto e gli dirò che sono pronto a partire… e quando passerà il monsone dirò: levate l’ancora: dritta tutta! Questa è la rotta, questa la direzione, questa la decisione». Determinazione, decisione, direzione, scelta: questi sono gli elementi che emergono dal testo di Jovanotti, ma questo è anche ciò che caratterizza la fortezza. Per questo, il simbolo che continuiamo a riferirle è il timone. Non tanto e non solo la forza di scegliere, ma soprattutto di continuare, di non mollare, di non tirare i remi in barca. Eccola la fortezza, dono straordinario che attraverso la musica vogliamo far scoprire ai ragazzi in tutta la sua attualità e concretezza. Fate ascoltare ai ragazzi in parallelo La linea d’ombra, del già citato Jovanotti e Seduto a guardare, di Fabrizio Moro.
• Come si caratterizza il comportamento del «soggetto » descritto nei testi?
• È possibile rintracciare una linea d’ombra anche nel testo di F. Moro?
Quali paure emergono?
fortezza
La linea d’ombra in fondo non è altro che un orizzonte o un limite, una linea al di là della quale vedere l’orizzonte infinito (il futuro, i progetti, i sogni), o un margine di sicurezza oltre il quale non andare, trattenendo tutte le sicurezze per non cadere, per non perdere, per non rischiare (paure, passato, resa). Spesso la vita ci convince un po’ tutti, ragazzi in primis, a restare in guardia, a non rischiare, a non andare troppo oltre: restare seduti a guardare, vedere come va a finire, indietreggiare. «Le paure confondono, se i sogni che fai non si avverano. Scappi sempre e dopo vuoi ritornare. Tu rimani seduto a guardare, ma chi non scrive la sua storia non può decidere il finale… e i passi si cancellano». Positivo e opportuno è far risuonare fra i ragazzi le parole cantate da F. Moro, ascoltando le loro reazioni, le sottolineature e, successivamente, senza però nessuna risposta da parte degli animatori, dare voce a tre testimonial, a cui poi far seguire una domanda sostanziale. I cantanti testimonial e le loro rispettive canzoni sono: Gigi d’Alessio con Non mollare mai; Nek con Per non morire mai; i R.E.M. con Everybody hurts (Tutti soffrono). A questo punto davanti a noi ci sono precise proposte: da una parte la voglia di essere qualcuno e di andare oltre (Jovanotti),dall’altra la realtà di una vita che ti lascia fermo e impaurito (Moro); e rispetto a entrambe i R.E.M., Gigi d’Alessio e Nek propongono una via: resistere, non mollare, non lasciarsi uccidere, restare se stessi fino alla fine; «quando il tuo giorno è solo notte, quando pensi di averne avuto abbastanza da questa vita, quando tutto è sbagliato: resisti, non rovesciare la tua mano…» (Tutti soffrono).
È possibile resistere? È possibile non mollare solo perché altri soffrono come o forse più di noi? Dove trovare la forza che fa vivere, tenere duro, andare comunque avanti?
La linea d’ombra, che può essere il dubbio, le paure, il dover scegliere, il tentennamento, l’instabilità, le non certezze, emerge in un momento specifico: il passaggio dal passato conosciuto al futuro incerto.ancora
Il timone non fa paura quando sono gli altri a decidere la direzione, così ci si può anche permettere di dormire, di non compromettersi: altri lo fanno, altri pagano.
Responsabilità è decidere di saltare al di là di un fosso, sapendo di poter andare verso la nebbia.
Arriva il giorno in cui bisogna scegliere chi essere.
Gli altri diventano coloro per i quali la tua risposta conta, perché può essere il primo passo per cambiare la partita, la vita, il mondo.
E allora fuga o coraggio?
Ripetetelo ai ragazzi, chiedete loro: fuga o coraggio per la loro vita? Ma potranno affrontare tutto da soli? Basteranno gli amici, le vittorie, le varie forme di gratificazione? Forse no! La fortezza non è caparbietà, ma dono, consapevolezza del limite, della paura, della sconfitta e determinazione a vivere, a non cedere, a non lasciare spazio allo scoraggiamento. Per questo la fortezza è dono da chiedere con coraggio!

[Continua…]  

Sr.   Mariangela Tassielli, fsp

Scarica l’intero articolo:

—>>> Musica & fede_fortezza<<<—

L’intero itinerario è tratto dalla rivista Catechisti Parrocchiali, itinerario annuale settembre – maggio: i doni dello Spirito. Estratto per la rubrica Itinerari musicale di Catechesi su www.canatalavita.com. Destinatari cresimandi, adolescenti, giovani. Per richiedere l’annata 2010 completa scrivere a: abb.riviste@paoline.it

ARCHIVIO POST “I DONI DELLO SPIRITO”

Buona domenica! – Epifania del Signore

mantegna-rois-mages-adoration cv«Abbiamo visto spuntare la sua stella
e siamo venuti ad adorarlo»

Dal Vangelo di Matteo (Mt 2, 1-12)
EPIFANIA DEL SIGNORE

La paura bussò alla porta della nostra vita. Andò ad aprire la fede: non c’era nessuno. E quanta fede occorre in questo inizio anno per restare ancorati all’essenziale, per non lasciarsi travolgere dalla follia collettiva di un Impero in declino. Mai come in questi tempi siamo chiamati a metterci in strada, a seguire il desiderio di pienezza che ci abita, l’arsura di felicità che ci tormenta. Il desiderio muove il cuore degli uomini. Oggi è la festa del desiderio che non si arrende, la festa che vede protagonisti alcuni cercatori che passano il proprio tempo a scoprire nuove teorie e a verificarle. Oggi è la festa dell’essenza dell’essere umano che, inmaria e gesù fondo, spogliato di ogni condizionamento, si riscopre, semplicemente, un cercatore.
La Parola insiste, esagera, scardina, scuote: non veniamo giudicati dai risultati, dalla devozione, dalla coerenza, ma dal desiderio di andare oltre. E, per noi discepoli di lungo corso, che già abbiamo trovato (siamo stati trovati?), questa festa è un invito a superare le nostre certezze bonsai, per assumere lo sguardo di Dio. Natale sconcerta, illumina, interroga. Malgrado lo scempio che ne abbiamo fatto, riducendolo a iperglicemica fiera dei buoni sentimenti, il mistero della piccolezza infinita di Dio che si restringe nel grembo acerbo di un’adolescente ci riempie di quieta meraviglia, ancora fa scaturire dai cuori feriti calde lacrime di fiera consolazione. Dio è diverso, amici. Una vergine partorisce, un giovanotto semplice e generoso rinuncia ai suoi sogni per accudire ad una sposa e a un figlio non suoi, Dio nasce viandante, accolto in una grotta, solo dei personaggi ambigui, i pastori, si accorgono della sua nascita, due anziani devoti e scoraggiati, Simeone e Anna, riconoscono nel Tempio la luce delle nazioni e, oggi, sono gli atei i primi a riconoscere in quel bambino l’Assoluto di Dio.

MAGI E MAGHETTI
I Magi non sono né tre né re
, come recita il proverbio popolare; i magoi, probabilmente, hanno a che fare con il mondo persiano, iranico e con la fede zoroastriana. Anch’essi attendevano un Salvatore, anch’essi sperimentavano la divisione fra bene e male, fra luce e tenebra, anch’essi, come molti, nell’antichità, legavano eventi astrali ad eventi storici. E desiderano capire cosa ha a che fare una stella con i loro vicini ebrei, conosciuti dal tempo del re Ciro e da lui benevolmente protetti in quel di Babilonia. Si mettono in strada per cercare uomo che cercail re alla corte di Erode, l’evento astrale che hanno scoperto indica la Palestina come luogo di una felice nascita. Ma accade l’imprevisto: i figli di Erode sono già grandi, i figli della sua prima moglie li ha fatti sgozzare il crudele re idumeo: nessun allegro vagito s’ode tra le mura dello spietato e abile sovrano. I magi riprendono il cammino, attoniti.
Lo stravolgimento del Natale continua: Gesù è riconosciuto da pagani che con tenacia cercano la verità e viene ignorato dal popolo della Promessa, così annota l’ebreo Matteo. Ed è il rischio che anche le nostre comunità cristiane corrono: quello di vedere dei non credenti incontrare Dio, di essere talmente assuefatti alla fede da non avere più il coraggio di cercare.

CURIOSI
I Magi sono l’immagine dell’uomo che cerca, che indaga, che si muove e segue la stella. La scienza e la fede non si oppongono, entrambe cercando un senso alla loro ricerca intellettuale, i Magi si trovano di fronte all’assoluto di Dio, tanto più sconcertante quanto inatteso. Non fanno come Erode e i sacerdoti del Tempio che, pur sapendo, restano ai loro posti. Per riconoscere Gesù occorre smuoversi, indagare, seguire, lasciarsi provocare, cercare. Dio si lascia trovare, certo. Ma solo da chi lo desidera, non da chi lo ignora. La fede non è solo “sapere” (i dottori della legge conoscono la profezia di Michea!) ma (s)muoversi. Gerusalemme e Betlemme distano pochi chilometri: dai palazzi del potere religioso e politico nessuno si prende la briga di andare a verificare; una piccola distanza diventa un abisso interiore.
I Magi sono l’immagine di tutti quegli uomini che, spinti dal desiderio e dalla sete della verità, hanno finito con l’incontrare un segno della presenza di Dio: una testimonianza, un avvenimento, una parola di un cristiano e, seguendolo, hanno scoperto il volto di Dio. E noi possiamo diventare la stella che conduce a Dio come altri sono stati il segno luminoso che ci ha portato alle soglie del mistero.

ORO INCENSO E MIRRA
I Magi rimettono in discussione le proprie teorie: riprendono a cercare la stella che li conduce nella città del pane, Bethleem. Cercatori, ora sono loro ad doniessere trovati. Si fidano e giungono di fronte ad una giovane e stupita coppia che accudisce il proprio primogenito. Offrono all’infante dei regali improbabili (ci sarà dietro la forzatura teologica di Matteo?), pieni di verità e di stupore: l’oro per chi riconosce nel bambino il re; l’incenso per chi riconosce nel bambino la presenza di Dio; e… la mirra? Che regalo di pessimo gusto! L’unguento usato per imbalsamare i cadaveri! Questo bambino già vive la contraddizione della morte, del rifiuto, del dono totale di sé. Non suscita tenerezza questo bambino, ma sconcerto e rabbia. Così diverso dall’idea di Dio che ci siamo fatti, come accade a Erode, questo bambino suscita violenza, un Dio così è da eliminare.

IL QUARTO RE
Narra una leggenda che ci fosse un quarto re, che portava in dono la pace. Gesù bambino, pare, rimase molto deluso per quest’assenza. Da allora il dono della pace è quello che Dio desidera con maggiore forza dagli uomini. Pare che il quarto re si attardò lungo la via, fermandosi da persone bisognose, ammalate, a portare la pace. Forse anche a voi è successo di incontrarlo. Forse siete voi il quarto re.
Eccoci alla fine del più breve e incompreso tempo liturgico. Un breve percorso interiore che ci ha fatto scoprire e vedere la meraviglia di un Dio che si consegna. Che ci ha fatti rinascere. Alcuni, i dolenti, ne sono certo, sono ben contenti di finire questi insopportabili giorni di felicità a comando. Li invito, come fanno i pastori, a tornare al proprio lavoro con gioia raccontando tutto ciò che hanno visto. Incontrare Dio non ha migliorato la condizione di semi-schiavitù e di sofferenza reiterata dei pastori. Ma il loro cuore, ora canta. Hanno visto Dio vagire.

(PAOLO CURTAZ)

L'atteso - Daniele RicciAscolta o scarica il canto: Gaspar
tratto dall’opera rock L’atteso di Daniele Ricci

CATECHISTI PARROCCHIALI – Dicembre 2012 – L’AMORE HA PRESO DIMORA FRA NOI

Catechisti Dic12

IL BAMBINO ESCLUSO
Perché nessuno gioca con me?

di Franca Feliziani Kannheiser

«No, tu non giochi con noi!», dice Mauro, spingendo via Simone dalla fila. «Non ti voglio vicino a me», sussurra Laura alla compagna, ben attenta a non farsi sentire dal catechista. Anche nel nostro gruppo può accadere che un bambino sia escluso dai compagni, per motivi che spesso sfuggono al catechista. A volte il meccanismo di esclusione si è già instaurato prima dell’inizio della catechesi, a volte si genera nel gruppo stesso, dove il bambino è preso di mira da un compagno, che ha maggior influenza sugli altri, o dove lui stesso manifesta comportamenti giudicati «strani» dagli altri.
bambino

Il bambino impopolare è escluso dai giochi, non è scelto nella formazione delle squadre, nessuno vuole sedersi vicino a lui o lavorare in coppia con lui. Spesso è considerato «diverso», per l’aspetto fisico, ma anche per il suo modo di fare. Questo meccanismo di rigetto provoca in chi lo subisce chiusura ed eccessiva dipendenza dall’adulto, oppure aggressività e azioni violente. Il bambino escluso diventa allora il bambino che picchia i compagni spesso senza un’apparente ragione, il bambino ribelle che «merita» di essere escluso.

Come si può intervenire per interrompere queste dinamiche?
È evidente che i rimproveri e le esortazioni, anche quelle che si riferiscono al Vangelo («Gesù vuole che ci amiamo tutti come fratelli», ecc.), sortiscono scarso effetto perché operano a livello razionale, ma non toccano le emozioni e non portano, quindi, modificazioni profonde nel modo di ragionare del bambino. Il catechista come può operare perché ogni bambino possa sperimentare l’appartenenza albambino solo gruppo dei pari, esperienza indispensabile per la crescita? Come può aiutare il bambino a sviluppare le abilità sociali necessarie per comunicare con gli altri, per confrontarsi, per condividere pensieri e progetti?
Se essere Chiesa significa anche vivere una qualità nuova di essere insieme, fondata sull’appartenenza a Cristo da cui ciascuno è cercato, amato, accolto, il gruppo della catechesi deve costituire uno spazio concreto dove tutto questo diventa percepibile e realizzabile, prima di tutto attraverso la persona del catechista che rappresenta per il bambino l’intera comunità cristiana nella sua capacità di accoglienza, poi attraverso l’interazione con i compagni con cui gustare quanto afferma il Salmo 132: «Ecco, com’è bello e com’è dolce che i fratelli vivano insieme!».

Molto spesso la strategia del catechista si esaurisce nel fare discorsi «persuasivi » che, tuttavia, il più delle volte non convincono, anzi annoiano i piccoli «persecutori» e non incoraggiano «le vittime».

differenze

La strada passa invece attraverso piccole modifiche nella struttura del gruppo: saranno i bambini stessi a diventare agenti di cambiamento. Come?
Prima di tutto il catechista deve sviluppare una capacità di osservazione, per cogliere i segnali della presenza di processi di esclusione che avvengono nel gruppo: bambini che sono fatti oggetto di scherzi, allontanati dal gioco o costretti ad assumere sempre gli stessi ruoli di «perdenti», presi in giro per il loro modo di parlare, di muoversi, ecc. Anche se non sempre è opportuno l’intervento diretto, l’educatore deve però essere consapevole di ciò che avviene, così che ogni bambino senta di essere visto e protetto da lui.
Questo atteggiamento generale di vigilanza e di cura condurrà, poi, ad adottare alcune modalità concrete che favoriscano l’integrazione di tutti, come lavorare a coppie o a piccoli gruppi di tre o quattro bambini. Proporre attività come la drammatizzazione, lo scambio dei ruoli nel gioco. Narrare piccole storie (e inventarne insieme altre) che abbiano come tema l’amicizia. Spesso i bambini impopolari sono figli unici che hanno poche occasioni di incontrarsi con altri bambini.

bambino gruppo

È importante suggerire ai genitori, dove è possibile e con la dovuta discrezione, di trovare momenti in cui i loro figli possano socializzare con bambini più grandi e più piccoli di loro, invitandoli i casa oppure trovandosi al parco-giochi, ecc.
Un bambino impopolare è un bambino con scarsa autostima, proprio perché non trova nell’ambiente il riconoscimento del suo valore.
Sarà necessario incoraggiarlo a esprimere i suoi talenti che spesso lui stesso non riconosce. A causa della sua insicurezza ha bisogno di regole chiare e motivate, perché l’incertezza lo spaventa e lo spinge a ritirarsi per paura di essere deriso.
Più è chiaro e definito il compito che gli è affidato e più si sente sicuro, soprattutto se può svolgerlo con l’aiuto di un compagno più estroverso e socievole, ma anche capace di empatia.
Nel gruppo, poi, bisogna favorire quegli atteggiamenti che dimostrano capacità di ascolto, comprensione, condivisione, che sono più importanti del compito fatto bene o della verifica ben riuscita.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Dicembre di Catechisti Parrocchiali.

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