NELLA TERRA DELLO SPIRITO
di Cecilia Salizzoni
Per l’ultima tappa di questo viaggio che vede l’approdo a un nuovo continente, su cui è possibile dimorare grazie al sigillo dello Spirito Santo, propongo un film di animazione canadese che traspone in immagini il racconto dell’italo-provenzale Jean Giono, L’uomo che piantava gli alberi. La stor
ia è quella dell’incontro del giovane Giono con Elzéard Bouffier, un contadino provenzale ritiratosi a fare il pastore in solitudine in una zona arida delle Alpi Provenzali, dopo la perdita della moglie e del figlio.
È il 1913 e il giovane, che si è avventurato nel territorio disabitato e inospitale, rischia di morire di sete per il prosciugamento delle fonti di acqua e la mancanza di abitanti. Lo salva Bouffier che lo ospita nella sua casa.
Il giorno dopo scoprirà che il pastore sta piantando sistematicamente nel terreno dove porta a pascolare il gregge, le ghiande, per farne nascere querce; e ha in animo di piantare faggi e betulle negli avvallamenti che lasciano intuire una qualche presenza sotterranea di acqua. Senza preoccuparsi di chi sia il proprietario del terreno e, soprattutto, senza preoccuparsi di quello che gli uomini fanno a livello sociale e politico: cioè le guerre.
Il primo conflitto mondiale, a cui è chiamato anche Giono, scoppia l’anno successivo; il secondo, venticinque anni più tardi.
Mentre le nazioni non sanno fare di meglio che distruggersi in un modo che non si era ancora visto, il contadino-pastore che non ama parlare, fa crescere una foresta che le autorità scambiano per «naturale», e questa foresta trasforma l’ambiente: riporta l’acqua, gli animali, riumanizza gli esseri umani che vi abitavano ancora e ne chiama di nuovi.
Quando Giono vi ritorna nel 1945, fatica a riconoscere i luoghi. Al posto delle rovine e delle ortiche, ci sono case con orti e giardini, e famiglie con bambini. Accanto a una fontana dove l’acqua scorre abbondante, un tiglio forse di quattro anni, già rigoglioso, è «il simbolo incontestabile di una risurrezione». Elzéard Bouffier muore serenamente due anni dopo, a 89 anni.
«Quando penso
che è bastato un uomo solo, con il solo aiuto delle sue risorse fisiche e morali, a trasformare un deserto in terra promessa, scopro che malgrado tutto la condizione umana è straordinaria. E se tento il calcolo di quanto in costanza, grandezza d’animo e generosità accanita, è costato raggiungere tanto risultato, provo un rispetto immenso per questo vecchio contadino, senza istruzione, capace di realizzare un’opera degna di Dio».
I ragazzi, dunque, devono essere preparati a cogliere la ricchezza dei modi espressivi di cui si avvale il racconto e devono essere guidati a cogliere il senso del discorso da questi elementi:
• il colore in primo luogo;
• l’utilizzo delle metafore che dilatano il significato della parola con il contrappunto tra senso letterale e senso figurato (come ad esempio nel caso della
fontana e del tiglio, verso la fine del film, dove il simbolo della risurrezione è integrato dall’immagine gioiosa di una mamma con il suo bambino);
• il procedere per contrasto tra l’opera creatrice di Bouffier e quella distruttrice delle guerre, come quando, al deflagrare sonoro delle bombe di Verdun, corrisponde l’esplosione vitale delle betulle piantate dal vecchio contadino;
• il sonoro;
• il movimento che caratterizza l’immagine;
• l’iconografia biblica che l’animatore dovrà evidenziare: l’analogia tra questo «atleta di Dio» e il primo uomo a cui Dio ha affidato la cura della creazione; la differenza tra i due modelli di «Adamo».
• Infine il catechista dovrà invitare i ragazzi a cogliere il nesso tra questa storia e la loro esperienza personale di ragazzi che, forse, stanno per ricevere la cresima. Ognuno condivide ciò che di significativo ha rilevato e che ritiene di attuare con la forza dello Spirito.
Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Maggio dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.
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Dal 20 al 23 aprile, ovvero dal mercoledì santo al sabato santo, le Figlie di San Paolo hanno sperimentato per la seconda volta e in modo ancora più radicale un modo innovativo e interattivo di vivere un campo-scuola; questo nello specifico in preparazione alla Pasqua. Le animatrici sono state
oli.
testimonianze, o per meglio dire i quattro ritratti, desunti sempre dal Vangelo o dagli Atti degli Apostoli riguardavano quattro importanti personaggi: 
Sabato Santo siamo tornati a Trecase ma questa volta abbiamo incontrato i giovanissimi (14-18 anni) con i quali abbiamo fatto gruppo durante una dinamica che ci chiedeva, confrontandoci con le donne che si recano al sepolcro, di scrivere le nostre prospettive, i nostri progetti per il futuro. È stato molto divertente e stimolante entrare in un nuovo gruppo e subito avere coscienza di ciò che rende i suoi componenti uniti, di ciò che li interessa, delle loro aspirazioni e dei loro progetti… in fondo non molto diversi dai miei 😉 ».
pagina
risurrezione. Costoro
della spiegazione “illustrata” è stata proposta una dinamica proprio sui nostri talenti ed è stata questa dinamica che mi ha colpita particolarmente.

gli inferi (ma non inferno!!!) delle tante e spesso inutili tristezze e immotivate delusioni all’alba di una vita capace di ri – sorgere, di ri – nascere, di ri – vibrare per nuovi valori e ideali, per scelte coraggiose e generose, per un Amore realmente controcorrente.

Al centro della stanza dove si svolge l’incontro, sul tavolo o su un leggio, si pone il libro della Bibbia, con accanto un cero acceso e un cestino.


Tra una pagina e l’altra di Facebook, qualche ora fa ho letto il titolo di un link, forse un augurio…


quel tragico venerdì. Cercano il loro Maestro, drammaticamente travolto dagli eventi. Lo cercano con disperazione e rassegnazione. Vogliono restituire una parvenza di dignità a quell’uomo che hanno amato e seguito. Che le ha amate e istruite. 

Sabato Santo 23 Aprile 2011: La Pasqua, un incontro che ti chiama alla vita!
primo annuncio della resurrezione risuonato nel mondo, saranno loro le prime messaggere della lieta notizia.