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Levate l’àncora: dritta tutta! – Itinerari musicali di catechesi/5_La Fortezza

Qualche premessa: 

INTRO:
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Fortezza

Una frase per titolo, ma non una fra le tante.
È la frase con cui si conclude La linea d’ombra, canzone di Jovanotti, di un po’di anni fa; ma è anche la frase simbolo con cui vorrei si concludesse il nostro percorso sulla fortezza. «Mi offrono un incarico di responsabilità, domani andrò giù al porto e gli dirò che sono pronto a partire… e quando passerà il monsone dirò: levate l’ancora: dritta tutta! Questa è la rotta, questa la direzione, questa la decisione». Determinazione, decisione, direzione, scelta: questi sono gli elementi che emergono dal testo di Jovanotti, ma questo è anche ciò che caratterizza la fortezza. Per questo, il simbolo che continuiamo a riferirle è il timone. Non tanto e non solo la forza di scegliere, ma soprattutto di continuare, di non mollare, di non tirare i remi in barca. Eccola la fortezza, dono straordinario che attraverso la musica vogliamo far scoprire ai ragazzi in tutta la sua attualità e concretezza. Fate ascoltare ai ragazzi in parallelo La linea d’ombra, del già citato Jovanotti e Seduto a guardare, di Fabrizio Moro.
• Come si caratterizza il comportamento del «soggetto » descritto nei testi?
• È possibile rintracciare una linea d’ombra anche nel testo di F. Moro?
Quali paure emergono?
fortezza
La linea d’ombra in fondo non è altro che un orizzonte o un limite, una linea al di là della quale vedere l’orizzonte infinito (il futuro, i progetti, i sogni), o un margine di sicurezza oltre il quale non andare, trattenendo tutte le sicurezze per non cadere, per non perdere, per non rischiare (paure, passato, resa). Spesso la vita ci convince un po’ tutti, ragazzi in primis, a restare in guardia, a non rischiare, a non andare troppo oltre: restare seduti a guardare, vedere come va a finire, indietreggiare. «Le paure confondono, se i sogni che fai non si avverano. Scappi sempre e dopo vuoi ritornare. Tu rimani seduto a guardare, ma chi non scrive la sua storia non può decidere il finale… e i passi si cancellano». Positivo e opportuno è far risuonare fra i ragazzi le parole cantate da F. Moro, ascoltando le loro reazioni, le sottolineature e, successivamente, senza però nessuna risposta da parte degli animatori, dare voce a tre testimonial, a cui poi far seguire una domanda sostanziale. I cantanti testimonial e le loro rispettive canzoni sono: Gigi d’Alessio con Non mollare mai; Nek con Per non morire mai; i R.E.M. con Everybody hurts (Tutti soffrono). A questo punto davanti a noi ci sono precise proposte: da una parte la voglia di essere qualcuno e di andare oltre (Jovanotti),dall’altra la realtà di una vita che ti lascia fermo e impaurito (Moro); e rispetto a entrambe i R.E.M., Gigi d’Alessio e Nek propongono una via: resistere, non mollare, non lasciarsi uccidere, restare se stessi fino alla fine; «quando il tuo giorno è solo notte, quando pensi di averne avuto abbastanza da questa vita, quando tutto è sbagliato: resisti, non rovesciare la tua mano…» (Tutti soffrono).
È possibile resistere? È possibile non mollare solo perché altri soffrono come o forse più di noi? Dove trovare la forza che fa vivere, tenere duro, andare comunque avanti?
La linea d’ombra, che può essere il dubbio, le paure, il dover scegliere, il tentennamento, l’instabilità, le non certezze, emerge in un momento specifico: il passaggio dal passato conosciuto al futuro incerto.ancora
Il timone non fa paura quando sono gli altri a decidere la direzione, così ci si può anche permettere di dormire, di non compromettersi: altri lo fanno, altri pagano.
Responsabilità è decidere di saltare al di là di un fosso, sapendo di poter andare verso la nebbia.
Arriva il giorno in cui bisogna scegliere chi essere.
Gli altri diventano coloro per i quali la tua risposta conta, perché può essere il primo passo per cambiare la partita, la vita, il mondo.
E allora fuga o coraggio?
Ripetetelo ai ragazzi, chiedete loro: fuga o coraggio per la loro vita? Ma potranno affrontare tutto da soli? Basteranno gli amici, le vittorie, le varie forme di gratificazione? Forse no! La fortezza non è caparbietà, ma dono, consapevolezza del limite, della paura, della sconfitta e determinazione a vivere, a non cedere, a non lasciare spazio allo scoraggiamento. Per questo la fortezza è dono da chiedere con coraggio!

[Continua…]  

Sr.   Mariangela Tassielli, fsp

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—>>> Musica & fede_fortezza<<<—

L’intero itinerario è tratto dalla rivista Catechisti Parrocchiali, itinerario annuale settembre – maggio: i doni dello Spirito. Estratto per la rubrica Itinerari musicale di Catechesi su www.canatalavita.com. Destinatari cresimandi, adolescenti, giovani. Per richiedere l’annata 2010 completa scrivere a: abb.riviste@paoline.it

ARCHIVIO POST “I DONI DELLO SPIRITO”

CATECHISTI PARROCCHIALI – Gennaio 2013 – L’AMORE HA PRESO DIMORA FRA NOI

Catechisti Gen13

EPIFANIA DEL SIGNORE
6 gennaio 2013

di Roberto Laurita

Il racconto è avvolto dal mistemagiro. Non sappiamo da dove venissero i Magi, né quanti fossero, né la loro età… Ma la loro avventura è quella di ogni discepolo di Gesù.
Tutto comincia con una stella, un segno nuovo nel cielo, che annuncia la nascita di un re.
Il desiderio è l’anima segreta del loro viaggio, per questo si mettono in cammino e affrontano i disagi. Una cosa è chiara: la domanda che si portano dentro e la pongono, appena arrivati a Gerusalemme: «Dov’è colui chstella-cometae è nato, il re dei Giudei?».
Un’indicazione preziosa viene dalla Bibbia e invita a guardare a Betlemme…
Arrivano alla meta e provano una grande gioia nel vedere il Bambino con Maria, sua madre, si prostrano e lo adorano.
La luce della fede fa riconoscere in lui quel «re» che cercavano.
I regali che offrono esprimono la loro convinzione.
Quello che hanno davanti non è un figlio d’uomo qualsiasi, ma il Salvatore, il Signore, l’Eterno. Dopo questo incontro tutto cambia. La strada del ritorno è un percorso nuovo.

E TU?natività_betlemme

Non devi fare molta strada per partecipare all’Eucaristia e, poi, hai la parola di Gesù a portata di mano, nel Vangelo.
Ma, se non avverti il desiderio di aprire il libro, di incontrare Gesù, non accade nulla. Egli ci viene incontro, ma anche tu devi fare la tua parte di percorso.

Nei Magi ci riconosciamo.

Essi ci ricordano che Gesù non è venuto soltanto per il popolo ebreo, ma per ogni uomo e ogni donna, di ogni tempo e di ogni luogo.

PREGHIERA
Signore Dio, tu hai fatto brillare
su tutti i popoli della terra la tua luce,
il tuo Figlio Gesù, sole di giustizia.
Manda il tuo Spirito in questo mondo
ancora immerso nelle tenebre,
perché tutti si lascino illuminare
dalla sua luce, sperimentino
il suo sostegno in ogni avversità
e conoscano la tua gloria,
per contemplarla in eterno.
Amen.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Gennaio 2013 di Catechisti Parrocchiali.

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Testimoni ieri e oggi_ “Francesco e il presepe” – San Francesco D’Assisi

San Francesco e il lupoCiao ragazzi! Eccoci di nuovo a parlare di santità. E in questo periodo di Avvento che ci prepara al Natale di Gesù, il pensiero non può che andare a Betlemme e alla mangiatoia che ha accolto l’incarnazione del Figlio di Dio. Se penso a questo evento straordinario, mi viene in mente la figura di Francesco d’Assisi e il suo desiderio di ricreare la scena di Betlemme.

Francesco nato ad Assisi nel 1181 da una ricca famiglia, dopo una giovinezza sregolata, nel 1205 si era convertito al messaggio di Cristo, tanto da rinunciare a tutte le sue ricchezze, dando vita, assieme ad alcuni amici, allOrdine dei Frati Minori e assieme a Chiara, la sua “pianticella”, il secondo ordine delle Clarisse.

La sua fu una vita dedicata al Vangelo, e il suo un messaggio di gioia che coinvolse la natura tutta. Tanto che alla fine della sua vita, il suo amore per il creato lo portò a comporre:il Cantico delle creature”, perché Francesco,San Francesco_1 nonostante le molte rinunce e sofferenze, quasi completamente cieco, con le stigmate alle mani e ai piedi e ormai vicino alla morte, sentiva forte il desiderio di lodare Dio per il Suo infinito Amore e per le tante meraviglie da Lui create! Morì ad Assisi nella notte tra il 3 e il 4 ottobre 1226. Canonizzato due anni dopo da Papa Gregorio IX venne tumulato nella basilica di Assisi a lui dedicata, dove è venerato come patrono d’Italia e d’Europa.

Come ci racconta il suo biografo Tommaso da Celano nella “Vita prima” (84-85; FF 467-469) per Francesco la festa del Natale era la più bella! Egli sentiva talmente forte questo evento che un giorno a mensa, ascoltando la rievocazione della povertà estrema provata dalla Madonna e da suo Figlio nella stalla di Betlemme, si alzò da tavola e finì il suo pasto per terra in onore della “regale povertà” di Maria e di Gesù. Ma Francesco desiderava che ogni credente a Natale gioisse nel Signore, anche per questo sentiva forte il desiderio di rievocare la natività. E per questo tornato da poco dal sultanato d’Egitto, ispirato dalla valle reatina e da Greccio, ritrovando in presepe ad Assisiquella zona rocciosa un po’ di Terra Santa, nella notte del 25 Dicembre 1223 diede vita al primo Presepe vivente! Tommaso racconta: “C’era in quella contrada un uomo di nome Giovanni… molto caro al beato Francesco… Circa due settimane prima della festa della Natività, il beato Francesco lo chiamò a sé e gli disse: ‘Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù, precedimi e prepara quanto ti dico, vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello’…”. Finalmente giunto il giorno della festa, tempo di esultante letizia, uomini e donne festanti arrivarono da tutta la regione, portando con sé ceri natività betlemmee fiaccole per illuminare quella notte, nella quale si è accesa splendente nel cielo la Stella che fa brillare tutti i giorni e i tempi! Giunto anche Francesco, vide che tutto era disposto secondo il suo desiderio. E quando venne posta la greppia col fieno e introdotti il bue e l’asinello, vide rispendere in quella scena commovente tutta la semplicità e la povertà evangelica. Greccio divenne così la nuova Betlemme. E Francesco estasiato di fronte alla scena, durante la celebrazione Eucaristica incorniciata nel Presepe, sperimentò una consolazione mai gustata prima!

Dunque anche noi, con questo spirito di festa, assieme a Santo Francesco, gioiamo assieme per il Santo Natale di Gesù!

 Maria Grazia Meloni

Vi suggeriamo: L’amore quello vero. Chiara e Francesco. Il Musical

…inoltre un piccolo ma significativo libricino:

“Il presepe di San Francesco”

di Tommaso da Celano

Paoline Editoriale libri, Milano 2009

Il presepe di San Francesco

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ALTRI TESTIMONI DI FEDE SULLA PAGINA —> TESTIMONI IERI E OGGI

Felice se attendi – Step2 – incontri online/avvento 2012

Benvenuti, cari amici, al nostro secondo incontro

Felice se attendi

La Beatitudine che ci accompagnerà in questo tempo di Avvento è la seconda che l’evangelista Matteo propone: “Beati coloro che sono nel pianto”.
La sfida della felicità continua a cavalcare l’onda del paradosso, rivestendo sempre di più gli abiti dell’impossibile e della contraddizione rispetto alle nostre logiche.

Come sempre il materiale a tua disposizione è:

  • una video-catechesi
  • una traccia di adorazione che potrai ricevere richiedendola via mail.

E’ importante che il tuo cammino sia scandito da questi due passaggi. Ascoltare il video potrebbe non bastare. Sottolinea quei passaggi della catechesi per te importanti trasformandoli in esercizi concreti da vivere personalmente perché la fede diventi vita vissuta. Vivere poi un momento di preghiera è la tua possibilità più preziosa e feconda per incontrare Dio e metterti in suo ascolto.

Il percorso può essere vissuto personalmente o condiviso con amici, familiari o in parrocchia.

Ricorda che per una migliore proiezione, puoi scaricare il video sul tuo pc.

I tuoi strumenti di viaggio:

  • la Bibbia per seguire direttamente il testo, ampliandone il contesto
  • un quaderno per appuntare quei passaggi che ogni step ti chiede di vivere e che può diventare un’importante memoria del tuo percorso con Dio.

L’avvento diventi tempo in cui costruire scelte di speranza. Buon cammino!

Video – catechesi

Maria donna dell’attesa
Preghiera conclusiva

Maria, donna dell’attesa fiduciosa,
aiutaci a spalancare le porte del cuore
per permettere alla luce di Dio di entrare
nel nostro dubbio, buio, paura, dolore.

Maria, donna in cui Dio si è fatto presenza,
invoca con noi e per noi lo Spirito
perché ogni angolo della nostra vita
e ogni istante del tempo che viviamo
diventino casa in cui Dio può abitare.

Maria, creatura in cui il Creatore si fatto figlio,
rendici capaci di stupore,
dona alla nostra fede il coraggio della meraviglia
che sa lasciarsi destabilizzare,
che non conosce certezze, né le pretende.

Maria, figlia amata,
come la tua, anche la nostra storia
sia uno spazio di incontro con Dio,
segnato dalla fiducia, dall’attesa,
dall’entusiasmo, dalla docilità, dal dono. Amen

Invocando Maria, ognuno senta di essere in comunione ecclesiale, con tutti i fratelli e sorelle che in ogni parte del mondo, lodano e danno gloria al Padre, in Gesù Cristo nostro Signore. Lo Spirito inondi la nostra vita di Dio!

 

Felicità e Vangelo
sono un connubio esplosivo e rivoluzionario
che ancora in molti preferiscono tenere disinnescato.
L’unico vero pericolo nell’innescarlo è di essere essere travolti
da radiazioni di amore e solidarietà universale,
che riconoscono nell’altro,
null’altro se non riflessi intensi del volto di Dio.

STEP PRECEDENTE: Step1 –  E Gesù disse: «Beati voi» – Mt 5,1-3

CALENDARIO COMPLETO DEGLI INCONTRI SU: Incontri online

 

Per saperne di più scrivi a:

Sr Mariangela: m.tassielli@paoline.it

Per condividere riflessioni, mettere in campo domande, dubbi, voglia di saperne di più, seguici anche su

Facebook: Giovani & Vangelo
su Tw: Cantalavita

Potrai trovare aggiornamenti in tempo reale e condividi i link sulle pagine di amici e conoscenti che a tuo parere potrebbero essere interessati dall’annuncio di gioia con cui il Vangelo ci raggiunge.

Inoltre se hai meno di 30 anni ti proponiamo il gruppo facebook:

GEP – Giovani Evangelizzatori Paolini

Se desideri vivere momenti di preghiera ti consigliamo il libro: Attirerò tutti a me – Adorazioni eucaristiche per ogni tempo dell’anno. Autore: Suor Mariangela Tassielli – Ed. Paoline

Ti auguriamo buon cammino e buon tutto!

 

RAGAZZI & DINTORNI – Novembre 2012 – “… in Gesù Cristo”

IO CREDO IN GESÙ CRISTO

di Tonino Lasconi

Gesù di Nazaret è il pilastro della nostra fede. Credere in lui è ciò che ci fa cristiani e ci distingue dalle altre religioni monoteistiche: l’ebraismo e il musulmanesimo. Questo risalta dal Credo degli Apostoli che dedica a Gesù dieci delle sedici affermazioni di cui si compone: «… e (credo) in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, – il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, – patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; – il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, – siede alla destra di Dio, Padre onnipotente; – di là verrà a giudicare i vivi e i morti».
Nel proporre ai bambini e ai ragazzi il cristianesimo non dobbiamo mai dimenticarci che esso è la fede in Gesù. Tutto il resto vale se conduce a lui, ruota intorno a lui, si riferisce a lui.
Il fondamento di questa centralità sta nel suo essere vero uomo e vero Dio. L’antichissimo Simbolo apostolico lo evidenzia molto bene: fu concepito e nacque da Maria, da una donna, come noi (vero uomo), ma di Spirito Santo (vero Dio); patì sotto Ponzio Pilato, un personaggio della nostra storia (vero uomo), risuscitò da morte, cosa che non accade nella nostra storia (vero Dio). Perciò, quello che dobbiamo annunciare a bambini e ragazzi (e a tutti!) è Gesù, vero uomo e vero Dio. A questo scopo, sono utili alcune attenzioni.

GESÙ «VERO UOMO»: Per scolpire questa verità nei ragazzi è importante che, fin dai primi incontri, evitiamo ogni modalità comunicativa che assomigli alla favola, al fantastico, alla leggenda. Anche con i piccoli, che non hanno ancora la capacità di reggere un discorso storico vero e proprio, la comunicazione migliore è prendere una cartina della Palestina e indicare dov’è Nazaret, Betlemme, Cafarnao, Gerusalemme, Roma…, per continuare con immagini, fisse o in movimento, sui ritrovamenti archeologici dei luoghi evangelici. Questa storicità dovrà essere, poi, approfondita e arricchita man mano che i ragazzi crescono e a scuola studiano la storia.
Quanto detto fin qui, vale anche per il Natale. La televisione, la grande catechista dei nostri giorni, si è impadronita di questa festa e, per scopi pubblicitari, ne parla e straparla, accentuando gli elementi favolistici e folcloristici. La nostra catechesi non deve assecondare questo andazzo, con l’illusione di giovarsene, ma contrastarlo intelligentemente e senza dogmatismi, aiutando i ragazzi a distinguere la verità storica dalle modalità poetiche e artistiche con le quali è raccontata, a cominciare dal presepio. Questa operazione critica occorre farla anche quando si propongono ai ragazzi immagini e filmati che raccontano la nascita e la vita di Gesù con cartoni animati che «piacciono tanto», ma che possono essere fuorvianti, se recepiti alla stregua di quelli su maghi e supereroi che abbondano nei canali televisivi.

GESÙ «VERO DIO»: Gesù è vero Dio: lo ha affermato e dimostrato con le sue opere, impossibili a noi uomini; ha perdonato i peccati, ha guarito i malati, ha fatto tornare in vita i morti, è risorto dalla morte. Ci sono prove che è tutto vero? Sì! Gli amici vissuti con lui hanno sacrificato la loro vita per testimoniare quello che Gesù ha detto e fatto. Tale testimonianza non si è mai interrotta fino a oggi, a volte anche a costo della vita. Nel cammino seguireraccontare i miracoli e le parabole è importante seguire la sobrietà dei Vangeli, senza arzigogoli e sentimentalismi:
• le cinque righe della pecora perduta (Lc 15,4-6) non devono diventare la telenovella della pecorella che vaga belando tra burroni e spine;
• la parabola del Padre misericordioso (Lc 15,11-32) non deve trasformarsi in quella dei porcellini che rubano le carrube allo sventurato giovanotto;
• quella del buon samaritano (Lc 10,29-37) non è il manifesto del volontariato, ma la sintesi della proposta cristiana: «Va’ e anche tu fa’ così».
• Stessa attenzione per i miracoli. È importantissimo sottolineare che Gesù non li compie per meravigliare la gente e per portarla dalla sua parte, come fanno i maghi, gli illusionisti, i prestigiatori, (i politici!), ma per confortare la fede di chi ha il coraggio di credere in lui e di ricorrere a lui, riconoscendolo Figlio di Dio.

GESÙ IN «SÌ»: Guai far conoscere Gesù ai bambini come quello che non vuole che si faccia, che si dica, che si vada, che si veda… I catechisti devono giocarsi tutto sulla capacità di dimostrare che i no di Gesù, in realtà, sono grandi sì.

Nel parlare di Gesù, i catechisti devono prendere coscienza che i bambini/ragazzi non sono «piccoli cristiani», ma «grandi pagani», zeppi di proposte di vita, assorbite in modo inconsapevole e acritico, alternative o contrarie a Gesù e al suo messaggio. È fondamentale che i catechisti abbandonino il ruolo dell’insegnante per entrare in quello del missionario, consapevoli che niente di ciò che propongono è scontato. Perciò tutto deve essere ragionato, discusso, provato. I ragazzi devono imparare che ciò che propone Gesù non è quello che viene facile, che fanno tutti, che va di moda, che si gusta e diverte, ma quello che richiede impegno e coraggio di andare contro corrente.

Di seguito proponiamo un’attività da svolgere in gruppo con i ragazzi.
Dividere i ragazzi in gruppetti e affidare, a ciascun gruppo, alcune riviste, anche di quelle dedicate ai ragazzi e alle ragazze, per analizzare, in un confronto reciproco:
– il tipo di messaggi proposti;
– su quali dimensioni della persona tali messaggi cercano di fare presa: intelligenza, volontà, sentimenti, inconscio, istintualità, sensualità, corpo…;
– se aiutano il ragazzo o la ragazza a crescere nella sua integralità;
– se li rispettano come persone, nella loro unicità e dignità;
– se favoriscono una relazione significativa e promuovente con gli altri;
– quali finalità si propongono.
È importante affidare, poi, a ogni gruppo un brano del Vangelo, fra quelli citati nell’articolo (o altri), e invitare ad analizzarlo con la stessa griglia utilizzata precedentemente individuando qual è la proposta e il progetto di Gesù per noi.
Confrontare le due proposte evidenziate e aiutare i ragazzi a decidere da che parte stare, per scegliere «la vita» e donare «vita e amore agli altri».

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Novembre dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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CATECHISTI PARROCCHIALI – Novembre 2012 – IN AVVENTO SULLE STRADE DELLA PAROLA

NON UN LIBRO MA «IL LIBRO»

di Fabrizio Carletti

Un dilemma della catechesi è aiutare bambini e ragazzi a percepire la Bibbia non come un libro qualsiasi, ma come «il Libro». Se essi percepiscono il testo come un normale libro al pari di un sussidio scolastico su cui prepararsi, da conoscere e capire, sarà difficile che, poi, nella loro vita, «si affianchino» alla Bibbia per confrontarsi con essa, per mettersi in ascolto di una Parola viva, cioè di Gesù, che desidera incontrarli e sollecitarli, illuminarli e plasmarli.

Il linguaggio liturgico-simbolico ci viene in aiuto: la Bibbia (o il Lezionario), infatti, durante la celebrazione eucaristica, non è posta in un luogo qualunque, ma sull’ambone, in alto, «messa in risalto»; ha un suo spazio, una sua collocazione.
È valorizzata anche dalla presenza delle candele: «Lampada ai miei passi è la tua parola».

È baciata dal celebrante, per sottolineare l’adorazione e l’amore per essa.
Non basta dire, dunque, ai fanciulli che la Bibbia è un libro diverso dagli altri se, poi, lo usiamo, lo collochiamo, lo teniamo come gli altri.

In questa scheda si propone un modo per valorizzarne la presenza, sia nella stanza della catechesi sia in famiglia.
Realizziamo un apposito leggio dove porre la nostra Bibbia domestica o quella usata nella catechesi.
Come Maria, che accoglie la parola di Dio, che si fa carne, così noi approntiamo «un luogo accogliente», dove collocare la Bibbia: semplice, ma che la valorizzi, permettendoci di situarla in un punto di rilievo della stanza o della casa. Ci aiuterà a percepire la Parola come presenza viva e non come un oggetto riposto in un cassetto, o in uno scaffale impolverato.

Materiale: stoffa del colore preferito da ogni fanciullo (rosso, dorato, giallo…), imbottitura in poliestere, pinzatrice, forbici.

Al lavoro:
• Ritagliare la stoffa colorata creando una sagoma di 50 x 50 cm.
• Realizzare, ripiegando e pinzando la stoffa, un contenitore a mo’ di federa di cuscino, con un lato aperto, per introdurvi l’imbottitura.
• Inserire l’imbottitura in modo da realizzare un piccolo cuscino.
• Richiudere il lato del cuscino, lasciato aperto, con la pinzatrice.
• A piacere, il catechista e ogni ragazzo possono disegnare con pennarelli o ricamarvi con ago e filo decorazioni varie o soggetti religiosi per rendere il nostro morbido leggio più bello e significativo.

Il cuscino-leggio si colloca in un punto specifico della casa, dove può essere visibile anche per gli ospiti; vi si appoggia sopra la Bibbia e si pone accanto una candela. In un momento del giorno la famiglia si riunisce davanti alla Parola, per compiere un piccolo rito, come indicato di seguito, che l’accompagnerà durante l’Avvento.

Insieme si può proclamare la seguente preghiera:

Santa Famiglia di Nazaret,
proteggi la nostra famiglia.
Fa’ che impariamo da te l’amore alla preghiera,
all’accoglienza, alla reciproca donazione.
Aiutaci a ricercare nella Parola
la fonte di unione, di amore e perdono.
Amen.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Novembre di Catechisti Parrocchiali, dove è anche possibile vedere come creare il cuscino-leggio.

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Testimoni ieri e oggi_ “Una vita per il Vangelo” – Maestra Tecla Merlo

Santità… è una “realtà” che dobbiamo comprendere come una “chiamata” a cui l’uomo può e deve rispondere, “semplicemente”, perché sceglie di vivere la propria vita lasciandosi ammaliare dal mistero dell’infinito, in una continua meraviglia nella scoperta della bellezza dell’umanità, sebbene nelle sue piccolezze. In questa realtà l’essere umano gioisce pienamente della propria storia e può lasciare al mondo, seppure solo come un piccolo granello o una goccia nel mare, il meglio di sé che può donare agli altri affinché fiorisca una sempre nuova umanità.

In questa prospettiva oggi vogliamo entrare nella vita di una grande donna: Maestra Tecla Merlo. Lei, che nella sua statura profetica ha lasciato nel panorama dello scorso novecento un ideale femminile a cui ispirarsi fino ai nostri giorni,  è colei che accanto a don Giacomo Alberione, fondatore e padre della Famiglia Paolina, di cui il prossimo 26 novembre ricorre la festa, è diventata  “madre” della congregazione delle Figlie di San Paolo. Ed è in questo legame incrociato tra due vite donate all’umanità che vogliamo addentrarci nella straordinaria e tuttavia ordinaria vita di Teresa che in Cristo diventerà Tecla, per conoscerla nella sua grandezza celata nel totale abbandono all’amore di Dio.

La prima volta che sono entrata nella stanza/studio di Maestra Tecla a Roma, nel quartiere San Paolo, dove tutto è rimasto come un tempo, ho provato una forte emozione nel riconoscere la semplicità che le apparteneva come donna fattasi dono agli altri, ma in una efficace cornice rappresentata da tutti gli strumenti della comunicazione di cui poteva usufruire all’epoca e che testimonia l’importanza della sua chiamata all’annuncio evangelico, proprio attraverso la comunicazione. Ricordo che in quella stanza ho letto una sua frase che porto sempre nel mio cuore e che cerco di concretizzare ogni giorno: “il Signore non ti dà ciò che chiedi, ma ciò che credi”. Ogni volta che ripeto questa frase nella mia mente e nel mio cuore ne sento la profondità, il suo senso più grande, la sua onestà. Non è così scontato chiedere qualcosa credendoci davvero, figuriamoci chiederlo a Dio. Infatti, a volte, o forse spesso, lo facciamo senza esserne davvero motivati. Maestra Tecla, con l’esempio della sua vita, mi ha insegnato a crederci con più consapevolezza, a crederci davvero! E in queste poche righe, raccontare a tanti giovani di una suora, ma anzitutto di una donna, che ha vissuto tra il 1894 e il 1964 una vita donata al Vangelo, non può essere scontato. Perché la sua vita è stata vissuta in un modo “nuovo” per il suo tempo, anche rispetto al mondo dei religiosi, giacché la sua vita è stata espressione del suo rapporto con la madre e nel profondo legame con don Alberione, in un’evidente relazione tra il maschile e il femminile, anche rispetto ad una famiglia religiosa, cosa che nel suo tempo non era certamente scontata. Dunque, Maestra Tecla è stata anzitutto una comunicatrice eccellente e una viaggiatrice inesauribile, ma soprattutto una donna innamorata di Cristo.

“Imprestiamo i piedi al Vangelo: che corra e si estenda. Vorrei avere mille vite per dedicarle a questo nobile apostolato”.

È questa Maestra Tecla. Queste parole la raccontano. Parlano della sua sete di comunicare a tutti, anche ai più lontani, la meraviglia della parola di Dio.

Maria Grazia Meloni

A conclusione del post vi consigliamo di cuore il seguente video, un ricordo di sr. Tecla Merlo: Donne nuove sui passi di Tecla

Per conoscere meglio Maestra Tecla Merlo:

“Il mio nome è Tecla”

di Maria Luisa Di Blasi

Paoline Editoriale libri, Milano 2008

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ALTRI TESTIMONI DI FEDE SULLA PAGINA —> TESTIMONI IERI E OGGI

CATECHISTI PARROCCHIALI – Novembre 2012 – IN AVVENTO SULLE STRADE DELLA PAROLA

IL PAPÀ BUONO

Azione Cattolica dei Ragazzi

Dio nessuno l’ha mai visto.
Come può farsi conoscere dai bambini?
Egli parla di sé attraverso le persone, i fatti e le cose.
Dio è amore e tutti i gesti di amore hanno radice in lui.
L’incontro dei bambini con la tenerezza
che Dio ha per tutte le creature
avviene attraverso i gesti di bontà degli adulti.

In questo incontro si intende accompagnare i bambini a riconoscere la presenza di Dio Padre, che ama incondizionatamente tutti i suoi figli, e a scoprire la preghiera con la quale ci rivolgiamo a Dio, chiamandolo affettuosamente: Padre nostro. Gesù stesso ce l’ha insegnata, esprimendo, con «cuore di Figlio», quanto è importante dire a Dio, per stabilire una relazione intima e di amore co lui, nostro «Papà», e collaborare con lui.

Il seguente racconto, proposto all’inizio dell’incontro di gruppo, si può riprendere, poi, in famiglia, o in altri momenti:

Papà Carlo, quella domenica pomeriggio, approfittando della bella giornata di sole, decise di liberare la stanza del giardino, piena di tante cose ingombranti e inutili, per fare un po’ di ordine. Il piccolo Filippo, nel frattempo, era sul prato a giocare con il suo nuovo monopattino colorato. Distratto dai tanti rumori che provenivano dalla stanza, curioso, si affacciò alla finestra per guardare il suo papà e capire cosa stesse facendo immerso fra tanti cartoni. Carlo, mentre trasportava una vecchia sedia fuori dalla stanza, scorse la testolina di Filippo con i suoi occhioni dubbiosi che cercavano con fatica di investigare.
«Filippo, curiosone, che stai facendo?». «No, niente papà, volevo capire cosa ci fai con tutte queste cose». Carlo, con il sorriso sul viso, lasciò la sedia fuori dalla stanza, prese in braccio il suo piccolo Filippo e lo portò all’interno del magazzino disordinato. «Vedi, Filippo, in questa stanza ci sono tante cose che non servono più, ed è arrivato il momento di fare un po’ di ordine. Vuoi aiutarmi?». «Certo, papà, mettiamoci al lavoro!». Carlo ritornò a mettere in ordine le sue mille cianfrusaglie, mentre Filippo ne approfittò per perlustrare la stanza. Fu subito incuriosito da uno scaffale pieno di cassetti: tanti piccoli tesori da scoprire e, aprirli, sarebbe stato un bellissimo gioco da fare. Filippo iniziò ad aprirne uno per volta, lentamente, e scoprì che alcuni erano vuoti, ma pieni di polvere, altri contenevano vecchie macchinine che non attirarono la sua curiosità.
Arrivato all’ultimo cassetto, aprirlo si rivelava davvero impossibile.
C’era qualcosa all’interno, più grande, che bloccava la fuoriuscita. «Papà! Vieni ad aiutarmi!». Carlo accorse e, con un po’ di sforzo, riuscì a tirar fuori il vecchio cassetto. All’interno, c’era una scatola ormai stropicciata, che fece sorridere Carlo e corrugare la fronte di Filippo. «Papà, cos’è questa vecchia scatola?». «È la scatola che conserva il mio gioco preferito da bambino e non sapevo che fosse conservata ancora qui. Che ne dici se giochiamo insieme?».
Carlo iniziò a spiegare a Filippo: «Questo gioco lo ha realizzato il mio papà per presentarmi una persona speciale; una persona che ci copre tutti di un amore infinito, con la stessa passione con la quale io e la mamma vogliamo bene a te, piccolo Filippo. Questa persona si chiama Dio: egli ha creato il cielo e la terra, ha creato noi persone umane e ci dimostra il suo amore ogni giorno. Vuole essere chiamato semplicemente “Papà” da noi, suoi figli, perché lui, nella sua grandezza ci dona il suo amore immenso di Padre, e ci vuole bene molto più di quanto un padre riesca ad amare il suo figlio, di quanto io voglio bene a te, Filippo. Il nostro compito, ogni giorno, è quello di seguire le sue indicazioni e affidarci a lui».
Filippo, affascinato dalle parole del padre, disse: «Papà, non perdiamo tempo… Ho tanta voglia di conoscerlo!». «Bravo, Filippo, è arrivato il momento di aprire questo gioco e scoprire la preghiera con la quale ci rivolgiamo a Dio come figli amati. Chiamiamo anche la mamma e i nonni?». «Sììì!». Filippo e la sua famiglia iniziarono a giocare in giardino insieme. A conclusione si presero per mano e insieme pregarono: «Padre nostro, che sei nei cieli, sia fatta la tua volontà».
ATTIVITÀ

Con l’attività ludica si aiutano i bambini a entrare nei contenuti proposti. Questo momento di gruppo, si riprende, poi, in famiglia.
Il catechista spiega con semplicità le regole (sono quelle del «gioco dell’oca» con alcune modifiche, indicate nella scheda che potrete consultare all’interno della rivista) e, man mano, coinvolge i piccoli a leggere le immagini quando il loro segnaposto occupa le rispettive caselle. Egli ha cura di far ripetere ai bambini la frase della preghiera del Padre nostro che è indicata in ogni casella che loro occupano.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Novembre di Catechisti Parrocchiali, dove è anche possibile vedere come creare il gioco.

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RAGAZZI & DINTORNI – Ottobre 2012 – “… in Dio Padre”

DIO PADRE O MAGIA E STELLE?

di Fausto Negri

Lo scrittore inglese Gilbert Chesterton amava ripetere: «Mettendo da parte Dio, si ha l’illusione di non credere più in nulla. In realtà, si comincia a credere a tutto». Pare incredibile, ma in un’epoca in cui ragazzi e adulti sembrano indifferenti all’autentico messaggio religioso, si seguono al mattino, nell’ora di pranzo e a tarda notte gli astrologi con i loro oroscopi. In una società tecnologica come la nostra, dove solo ciò che è scientifico pare avere valore, milioni di persone si affidano alle stelle per conoscere che ne sarà della salute, del lavoro, dei propri affetti e amori.

Una volta c’era Mago Merlino; poi è arrivato Gandalf nel «Signore degli anelli»: due maghi buoni e combattivi.
Negli anni 1960-1970 i fumetti si sono sbizzarriti con Mandrake, un illusionista, e con personaggi con poteri paranormali, come Satanik, Superman, l’Uomo Ragno… È arrivato, poi, Albus Silente, il famoso mago, preside di Hogwarts, amico e protettore di Harry Potter. Molti romanzi con la presenza di maghi sono percorsi iniziatici: rappresentano il cammino dal mondo infantile a quello adulto. Harry Potter, ad esempio, alla fine del suo percorso non ha più bisogno di bacchetta magica: per vincere il «Signore oscuro» deve donare la propria vita. Molti di questi personaggi sono innocui o eroi positivi.

Il problema odierno sono i maghi in carne e ossa. Tanti si sentono talmente in balìa del destino da volersi assicurare il futuro attraverso i tarocchi, la lettura della mano, gli oggetti scaramantici. Su internet è in vendita «il kit del mago», per diventare un mago «fai-da-te». Impazzano videogiochi e film a soggetto esoterico. Witch, mensile della Disney, invita gli adolescenti a leggere «il futuro nel the» o a scoprire «incantesimi per conquistare chi sai tu». Temi simili abbondano nelle più popolari riviste per teenagers.

Il pensiero magico si fonda sulla credenza che Dio e le forze occulte della natura possano essere costretti ad agire secondo le prospettive umane. Il divino appare a portata di mano in determinati tempi e luoghi, rievocabile mediante la ripetizione di gesti, formule, riti. Credere nel potere magico è affidarsi a qualcosa di estraneo alla propria vita e rinunciare a impegnarsi per raggiungere un obiettivo, delegando al «potere» del mago di turno.

L’amore di Dio, invece, non è necessario guadagnarlo: Dio, Padre buono, te lo dona, così come ti ha donato la vita. Ti auguro una fede che ti scaldi il cuore, rendendolo capace di amare. La fede autentica è come la pioggia che, penetrando nel terreno, lo rende fecondo e crea vita.

                                                                              ATTIVITÀ
Si stima che in Italia, maghi, guaritori e astrologi sono almeno 150.000; ogni giorno si rivolgono a loro più di 35.000 persone. Si può realizzare con i ragazzi una ricerca in internet, per analizzare questi dati e individuare quale «tipo di persone» si rivolge ai presunti «dotati».
Dopo aver analizzato i dati raccolti, ci si sofferma con i ragazzi su una domanda che sarà poi lo spunto per una riflessione, breve e semplice: tu a cosa credi? O meglio: tu in chi credi?

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Ottobre dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

 

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E Gesù disse: “Beati voi!” – incontri online/ottobre 2012_Step1

Benvenuti, cari amici, al primo dei nostri incontri:

E Gesù disse: “Beati voi!”

L’anno della fede si è aperto davanti a noi, invitandoci a percorrere, con rinnovata convinzione e più certa consapevolezza i sentieri della fede in Gesù Cristo… sentieri lastricati di salvezza, di pienezza, di gioia e felicità. Eppure spesso la via dell’amore per eccellenza viene coperta da uno spesso strato di apatia, di noia, di dovere, di senso di colpa.

Noi crediamo che la fede sia un’esperienza personale di fiducia in colui che da sempre ci ama e che, per amore ci ha salvato. Non vogliamo ridurla e elenco di doveri. Non crediamo sia lecito fare della fede in Gesù Cristo una bandiera di privilegio. Quei sentieri di fiducia, vogliamo percorrerli insieme, per far risuonare, con tutto il suo carico di novità, l’annuncio del Vangelo, come annuncio di una felicità possibile.

Cristiano non è colui che sopporta in funzione di un premio, ma è colui che fa della fede uno stile di vita, della fiducia in Dio una certezza… per questo è beato, per questo la felicità, è possibile.

Maria, donna della gioia diventi per noi il grande modello cui riferirci… lei che più di ogni altro ha ascoltato l’annuncio nuovo della pienezza e lo ha custodito nella propria vita.

Buon cammino a tutti voi, cari amici, e che le parole di Gesù Cristo, Signore della nostra vita, diventino in noi, ogni giorno più vere !

Video – catechesi

Maria donna della gioia
Preghiera conclusiva

Maria, donna della gioia,
testimone fedele di una felicità nuova,
fa’ risuonare in noi il Vangelo, Gesù Cristo,
come annuncio di vita e di pienezza.

Aiutaci a sentirci parte di un progetto d’amore
che, in Gesù ci raggiunge e ci apre
a proposte di felicità inaudite.
Rendici consapevoli di non essere al mondo per caso;
rendici certi di abitare nel cuore di Dio,
per permettere a lui di abitare in noi.

Invoca per noi lo Spirito di Dio
perché ci renda poveri di certezze,
determinati nel credere,
audaci nel togliere ogni maschera
per fidarci di colui che, da sempre e per sempre,
ci custodisce come perle preziose. Amen

Invocando Maria, ognuno senta di essere in comunione ecclesiale, con tutti i fratelli e sorelle che in ogni parte del mondo, lodano e danno gloria al Padre, in Gesù Cristo nostro Signore. Lo Spirito sia per noi fortezza nel cammino!

Felicità e Vangelo
sono un connubio esplosivo e rivoluzionario
che ancora in molti preferiscono tenere disinnescato.
L’unico vero pericolo nell’innescarlo è di essere essere travolti
da radiazioni di amore e solidarietà universale, che riconoscono nell’altro,
null’altro se non riflessi intensi del volto di Dio.

Per saperne di più scrivi a:

Sr Mariangela: m.tassielli@paoline.it

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Potrai trovare aggiornamenti in tempo reale e condividi i link sulle pagine di amici e conoscenti che a tuo parere potrebbero essere interessati dall’annuncio di gioia con cui il Vangelo ci raggiunge.

Inoltre se hai meno di 30 anni ti proponiamo il gruppo facebook:

GEP – Giovani Evangelizzatori Paolini

Se desideri vivere momenti di preghiera ti consigliamo il libro: Attirerò tutti a me – Adorazioni eucaristiche per ogni tempo dell’anno. Autore: Suor Mariangela Tassielli – Ed. Paoline

Ti auguriamo buon cammino e buon tutto!