Archivi categoria: amore di Dio

CREDERE È LA PORTA APERTA SULL’IMPOSSIBILE DI DIO_Step2: DISCERNIMENTO

CREDERE

È LA PORTA APERTA

SULL’IMPOSSIBILE DI DIO

STEP2

La fede: uno stile di vita –  il discernimento

bibbiaFede è ascolto di colui che mi raggiunge, è fiducia in colui che si dà a me, è credere nelle sue parole, è costruire una relazione fatta non di parole, ma di scelte.

Ma come è possibile viverla? E soprattutto: la fede è ancora possibile oggi? […]

Credere non è mai stato una passeggiata, perché di fatto la carne di cui siamo fatti ci abitua a toccare, a sentire, a vedere, fin dal primo istante di vita. Credere non è mai stato semplice neppure per i nostri padri nella fede e questo la sacra Scrittura ce lo fa vedere fin dalle prime pagine. Eppure chi decide di giocarsi può vedere ciò che non avrebbe mai immaginato. 

In questo secondo step, ci lasceremo accompagnare da alcuni versetti del prologo del Vangelo di Giovanni. Il brano di riferimento è: Gv 1, 9-14

Focus on

La figura di Simeone, che ha caratterizzato la tappa precedente lascia indubbiamente aperti dei grandi interrogativi. Il suo aver allenato il cuore all’ascolto di Dio, oggi per noi può ancora essere un invito valido e realizzabile?

Noi possiamo ascoltare Dio? Possiamo incontrarlo? Possiamo riconoscerlo? Possiamo scegliere di costruire una vita fedele al suo stile?

Lo possiamo! Ne abbiamo tutte le possibilità, perché Dio non ci nascosto nulla, non ci ha voluto schiavi, non ci ha legato con le catene resistenti del ricatto. Si è dato a noi come dono e il prologo di Giovanni ci permette di entrare nella pienezza di ciò che quel dono custodisce e offre.

 Dal Vangelo di Giovanni Gv 1,9-14

«Veniva nel mondo la luce vera,quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio […]».

[…]Giovanni fa del buio e della luce due simboli forti, parla del mondo non tanto descrivendolo come la creazione perfetta voluta da Dio, ma come il luogo in cui si lotta e si decide chi essere e come vivere.

C’è un punto di partenza, una certezza forte che ci viene consegnata: il mondo non è stato lasciato solo, in balia di se stesso. Colui che lo ha creato, continua a custodirlo facendosi presenza vicina, lo ama aldiscernimento punto tale da farsi, egli stesso, uomo […]. Nel mondo è venuta la luce vera, la luce che illumina ogni uomo e donna, senza alcuna distinzione; la luce che illuminando dà vita, perché porta alla pienezza tutto ciò che la notte, il buio, la morte voleva uccidere. La luce fa vivere, perché manifesta, rende tutto trasparente, mette nelle condizioni di scegliere: la luce libera!

La notte uccide, perché rende vulnerabili, attaccabili. La notte illude. Nella notte non si vede, non si cammina, si attende che il tempo passi e che le cose accadano. La notte è il tempo della paura, della chiusura, della difesa, del non ascolto…

Dio entra in quello stesso mondo che ha creato, per essere luce e vita, per insegnare ad amare amando per primo, per dare a tutti la possibilità di vivere senza mezze misure. E perché il suo avvicinarsi a noi fosse totale e deciso, si è fatto uno di noi, uno come noi: carne, sangue, corpo, emozioni, fisicità, energie, affetti, crescita, domande, determinazione, preghiera, ricerca, scelte, figlio, dono […]

In Gesù, dice Giovanni, abbiamo visto la grazia e la verità: dove la grazia è l’amore, è il dono per eccellenza che Dio fa all’uomo e dove la verità non è un concetto, ma è la fedeltà stessa con cui Dio ama, senza sosta, anche chi sceglie di allontanarsi da lui.

Ed eccoci allora, ritornare al caro Simeone, al suo stile di vita, al suo allenarsi per restare sintonizzato su Dio. Simeone è uno di noi, come i tanti personaggi che la Bibbia ci presenta. Perché infondo la Bibbia non è stata scritta per creare divisioni, solchi invalicabili tra santi e peccatori. La Bibbia è la via per una vita piena e realizzata e i personaggi, con cui ci fa entrare in contatto, diventano per tutti noi vie luminose e percorribili, oggi.

Cosa allora ha impedito a Simeone di scegliere la notte?

ascoltareSimeone continua a voler ascoltare, perché lui fa dell’ascolto uno stile di vita. Nell’ascolto si accorge di Dio… Nell’ascolto ascolta Dio e se stesso, ascolta ciò che succede attorno a sé e trasforma il dubbio e la ricerca in parola con Dio, in relazione. Simeone accetta la sfida della trasparenza e sceglie di restare nella luce, ogni giorno, in ogni istante.

Simeone si lascia mettere in gioco dalle situazioni, dagli anni, dalla gente, dalle domande, dalla sua vita, dalle contraddizioni, ma non smette mai di interrogare Dio su questo, né smette di attendere le sue risposte.

Per questo possiamo dire che la fiducia/fede diventa per lui uno stile di vita, dove il discernimento è un allenamento costante, un esercizio che lui fa fare costantemente alla sua ragione, al suo cuore, alla sua voglia di capire e di vivere. Lui lo sa e ce lo dice:

«Discernere, non significa fare strani calcoli mentali. Non significa perdersi in ragionamenti assurdi… Vi lascio questa immagine: pensate a un prezioso oggetto d’oro ritrovato nel fondo del mare. Il suo splendore è offuscato dal calcare, ma per farlo splendere e distruggere tutto ciò che lo impoverisce coprendolo, è necessario farlo passare nel fuoco ad altissime temperature: resterà solo l’oro e il resto verrà distrutto. Questo significa discernere. Noi siamo oro prezioso, ma spesso coperto e impoverito da ciò che ci leghiamo addosso o che ci vive dentro: pregiudizi, ferite, ricordi, paure, sfiducia».

Il Signore ci offre la luce, si offre a noi come luce per illuminare, come amore per guarire, come vita per far rivivere ciò che in noi è morto, dimenticato o congelato: a noi scegliere.

Discernere è allenare il cuore a scegliere Dio: come stile di vita! [Continua…]

SCARICA LA RIFLESSIONE INTEGRA CON ESERCIZI PRATICI PERCHE’ LA FEDE DIVENTI VITA: FocusOn2_La fede:uno stile di vita il discernimento

FOTOGALLERY DEL 29/12 A ROMA —> CLIKKA QUI 🙂 <—

Buona riflessione!!!

Calendario:

 

 

CREDERE È LA PORTA APERTA SULL’IMPOSSIBILE DI DIO_Step1: ASCOLTO

CREDERE

È LA PORTA APERTA

SULL’IMPOSSIBILE DI DIO

STEP1

La fede: un dono accolto –  l’ascolto

Nel primo step, ci lasceremo provocare dall’emblematica figura di Simeone, che tra i tanti personaggi dei Vangeli dell’infanzia svetta come l’uomo dell’ascolto

I brani di riferimento sono: Lc 2,25-32 e 9,35

AscoltareEsiste Dio? o è solo un’invenzione? non potendola dimostrare scientificamente sarebbe corretto negarne l’esistenza?

Fede è credere senza vedere, senza toccare, senza sommare, senza misurare… eppure fede è crede-re avendo conosciuto, visto, toccato, sperimentato. Contraddizione? No! Solo livelli diversi.

Nell’esperienza biblica esiste un vedere con gli occhi… e un vedere con il cuore. Esiste un conoscere razionale, e un conoscere più profondo che esprime un rapporto intimo, intenso, interpersonale[…] La fede la possiamo collocare oltre il mondo solo fisico e oltre il conoscere solo razionale. La fede non la possiamo dimostrare, così come non possiamo dimostrare l’amore; fede è fiducia data e ricevuta; fede è scoprire che qualcuno sta pensando a me da sempre; fede è stupore, è semplicità, è determinazione, è relazione non casuale[…]

La Sacra Scrittura ce lo racconta instancabilmente attraverso l’esperienza di tutti i suoi protagonisti: la fede del popolo d’Israele è una fede fatta di incontro, di fallimento, di dono, di ritorno, di perdono, di determinazione di Dio e dell’uomo.

Nella sua esperienza concreta l’uomo biblico […] ha imparato che dietro ogni suo desiderio, dietro la sua stessa esistenza, dietro ogni preghiera urlata o silenziosa, Dio c’è: lo precede sempre, amandolo, desiderandolo, liberandolo da ogni forma di schiavitù: catene, scoraggiamento, idoli, distrazione, superficialità, lontananza, dubbio, paura…

Dio si presenta all’uomo portando in mano un dono straordinario: il suo amore, la sua vita, la sua paternità[…]. Gesù è laSimeone nostra possibilità di toccare Dio, di vederlo in azione, di capire come la pensa, di scoprire qual è il suo stile. Ascoltare e “scrutare” Gesù in tutto quello che fa e dice; è scoprire il volto di Dio; è avere la possibilità di penetrare il più grande mistero della storia.

Si tratta allora di ascoltare […] ascoltare seriamente, senza lasciarsi tirare indietro dalla paura, dal dubbio, dalle domande, dalla ragione. È necessario ascoltare fino in fondo, senza pensare: «Tanto so già come va a finire!».

Ascolta solo colui che ha imparato a essere libero. L’ascolto è uno stile da imparare, non ci si improvvisa […]Ascolta Simeone descritto come un uomo giusto e pio. Simeone ascolta, come ogni israelita giusto. Lo Spirito di Dio, quello santo, ci dice l’evangelista Luca, guida le sue scelte, la sua attesa, la sua fede certe. Simeone sa che vedrà, un giorno. Ma quanto tempo ha dovuto attendere? Quanto la sua fiducia è stata messa alla prova dalla vita, dalle vicende, dalla sofferenza di Israele? [Continua…]

SCARICA LA RIFLESSIONE INTEGRA CON ESERCIZI PRATICI PERCHE’ LA FEDE DIVENTI VITA: FocusOn1 La fede un dono accolto: l’ASCOLTO

GUARDA la video testimonianza girata a Piazza San Pietro il 29 dicembre durante la preghiera che la comunità di Taizé ha fatto assieme al Papa e ai giovani di tutta Europa che partecipano al 35° Pellegrinaggio della fiducia sulla terra.

Buona riflessione!!!

Calendario:

 

 

CREDERE È LA PORTA APERTA SULL’IMPOSSIBILE DI DIO_Start!

CREDERE

È LA PORTA APERTA

SULL’IMPOSSIBILE DI DIO

START

Start

Cari amici anche quest’anno abbiamo scelto di vivere con voi l’esperienza del campo online in contemporanea a un gruppo di giovani che sarà a Roma, con noi Figlie di San Paolo, per vivere un’ersperienza di spiritualità!

Il tema o forse meglio, la sfida di quest’anno è: CREDERE!!!

Credere! Nulla di più appassionante e difficile, nulla di più folle … nulla di più del credere in qualcuno può farci sperimentare la vertigine tra l’infinito e noi. Noi con la nostra voglia di sicurezze, noi con le nostre paure, noi con la profonda e inafferrabile voglia di immenso!

Credere, fidarsi, tuffarsi in Dio e poi vedere aprirsi davanti a noi le vie dell’impossibile: di quell’impossibile di Dio che in noi si realizza, diventa pienezza, passione, determinazione, Vita.

Vi raggiungeremo, attraverso Cantalavita, con tre riflessioni sulla fede, ad alta voce: ASCOLTO, DISCERNIMENTO, RISPOSTA ore 11:00, nelle seguenti date:

Le vivremo lasciandoci accompagnare da alcuni brani biblici!

Non ci resta altro che aspettarvi online da domani, alle 11:00,con la prima riflessione!

FOTOGALLERY1: CLIKKA QUI 🙂

FOTOGALLERY2: CLIKKA QUI 🙂

FOTOGALLERY3: CLIKKA QUI 🙂

FOTOGALLERY4: CLIKKA QUI 🙂

FOTOGALLERY5: CLIKKA QUI 🙂

 

Testimoni ieri e oggi_ “Francesco e il presepe” – San Francesco D’Assisi

San Francesco e il lupoCiao ragazzi! Eccoci di nuovo a parlare di santità. E in questo periodo di Avvento che ci prepara al Natale di Gesù, il pensiero non può che andare a Betlemme e alla mangiatoia che ha accolto l’incarnazione del Figlio di Dio. Se penso a questo evento straordinario, mi viene in mente la figura di Francesco d’Assisi e il suo desiderio di ricreare la scena di Betlemme.

Francesco nato ad Assisi nel 1181 da una ricca famiglia, dopo una giovinezza sregolata, nel 1205 si era convertito al messaggio di Cristo, tanto da rinunciare a tutte le sue ricchezze, dando vita, assieme ad alcuni amici, allOrdine dei Frati Minori e assieme a Chiara, la sua “pianticella”, il secondo ordine delle Clarisse.

La sua fu una vita dedicata al Vangelo, e il suo un messaggio di gioia che coinvolse la natura tutta. Tanto che alla fine della sua vita, il suo amore per il creato lo portò a comporre:il Cantico delle creature”, perché Francesco,San Francesco_1 nonostante le molte rinunce e sofferenze, quasi completamente cieco, con le stigmate alle mani e ai piedi e ormai vicino alla morte, sentiva forte il desiderio di lodare Dio per il Suo infinito Amore e per le tante meraviglie da Lui create! Morì ad Assisi nella notte tra il 3 e il 4 ottobre 1226. Canonizzato due anni dopo da Papa Gregorio IX venne tumulato nella basilica di Assisi a lui dedicata, dove è venerato come patrono d’Italia e d’Europa.

Come ci racconta il suo biografo Tommaso da Celano nella “Vita prima” (84-85; FF 467-469) per Francesco la festa del Natale era la più bella! Egli sentiva talmente forte questo evento che un giorno a mensa, ascoltando la rievocazione della povertà estrema provata dalla Madonna e da suo Figlio nella stalla di Betlemme, si alzò da tavola e finì il suo pasto per terra in onore della “regale povertà” di Maria e di Gesù. Ma Francesco desiderava che ogni credente a Natale gioisse nel Signore, anche per questo sentiva forte il desiderio di rievocare la natività. E per questo tornato da poco dal sultanato d’Egitto, ispirato dalla valle reatina e da Greccio, ritrovando in presepe ad Assisiquella zona rocciosa un po’ di Terra Santa, nella notte del 25 Dicembre 1223 diede vita al primo Presepe vivente! Tommaso racconta: “C’era in quella contrada un uomo di nome Giovanni… molto caro al beato Francesco… Circa due settimane prima della festa della Natività, il beato Francesco lo chiamò a sé e gli disse: ‘Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù, precedimi e prepara quanto ti dico, vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello’…”. Finalmente giunto il giorno della festa, tempo di esultante letizia, uomini e donne festanti arrivarono da tutta la regione, portando con sé ceri natività betlemmee fiaccole per illuminare quella notte, nella quale si è accesa splendente nel cielo la Stella che fa brillare tutti i giorni e i tempi! Giunto anche Francesco, vide che tutto era disposto secondo il suo desiderio. E quando venne posta la greppia col fieno e introdotti il bue e l’asinello, vide rispendere in quella scena commovente tutta la semplicità e la povertà evangelica. Greccio divenne così la nuova Betlemme. E Francesco estasiato di fronte alla scena, durante la celebrazione Eucaristica incorniciata nel Presepe, sperimentò una consolazione mai gustata prima!

Dunque anche noi, con questo spirito di festa, assieme a Santo Francesco, gioiamo assieme per il Santo Natale di Gesù!

 Maria Grazia Meloni

Vi suggeriamo: L’amore quello vero. Chiara e Francesco. Il Musical

…inoltre un piccolo ma significativo libricino:

“Il presepe di San Francesco”

di Tommaso da Celano

Paoline Editoriale libri, Milano 2009

Il presepe di San Francesco

Clikka sull’immagine 🙂

ALTRI TESTIMONI DI FEDE SULLA PAGINA —> TESTIMONI IERI E OGGI

RAGAZZI & DINTORNI – Dicembre 2012 – “… nello Spirito Santo”

Dossier Dic12

LO SPIRITO, IL GRANDE ASSENTE

di Tonino Lasconi

Lo Spirito Santo è il grande assente nella nostra preghiera quotidiana personale, e anchspirito-santoe in quella delle parrocchie. Tolta la novena in preparazione alla Pentecoste, è raro trovare momenti di preghiera comunitaria allo Spirito.
Perché? Una delle cause è da individuare, forse, nel fatto che allo Spirito Santo non riusciamo a dare un volto.
Dio Padre, con le dovute differenze, possiamo pensarlo con il volto di un padre terreno.
Con Gesù non abbiamo problemi. Ognuno di noi custodisce dentro di sé un volto che gli è caro, mutuato dalle rappresentazioni dei pittori, o dalla Sindone, o da qualche film su di lui.
Ma lo Spirito Santo come è? Abbiamo bisogno di immagini sulle quali fissare lo sguardo degli occhi, del cuore e dei pensieri.
Non ci rimane che seguire la pedagogia della Bibbia che rappresenta lo Spirito con tre immagini: colomba, vento, fuoco. Stimolando bambini e ragazzi (e non solo!) a riflettere su queste tre «creature», immaginiamo lo Spirito «creatore».

La colomba è l’immagincolomba_pace_19e più importante; è quella rappresentata nell’abside delle chiese antiche. Il perché è nel Vangelo: quando Gesù, battezzato da Giovanni, esce dal Giordano, lo Spirito discende su di lui «come una colomba» (Mt 3,16). La colomba è buona, docile, si lascia prendere in mano. Nessun cacciatore avrebbe il coraggio di sparare a una colomba. È il simbolo universale di pace e di benevolenza che Dio ha scelto fin dall’alleanza ricostruita con Noè (Gen 8,8-12). Nel battesimo di Gesù è il commento visivo delle parole del Padre: «Questo è il Figlio mio, l’amato; in lui ho posto il mio compiacimento» (Mt 3,17). Figlio amato nel quale tutti diventiamo figli amati (lo Spirito Santo ci mette in grado di chiamare Dio: «Abbà! Padre», Gal 4,6) e capaci di amare. Quando siamo tentati di cedere a egoismo, banalità, volgarità, pensiamo alla colomba, e sentiremo la nostalgia di una vita bella e buona.

Il fuoco. A Pentecoste lo Spirito Santo si posa sugli apostoli in «lingue di fuoco». fuoco
Il fuoco illumina: quando i nostri antenati   il fuoco, vinsero la paura della notte. Il fuoco riscalda e purifica. L’oro diventa splendente e prezioso se il fuoco lo libera dalle impurità. Anche gli strumenti chirurgici sono sterilizzati con il fuoco.
Quando brancoliamo nel buio delle scelte, quando sentiamo il gelo dell’egoismo, quando ci sentiamo pieni di scorie e debolezza, invochiamo lo Spirito Santo.

Il vento purifica e rinnova. Se non ci fosse il vento lo smog ci soffocherebbe e i mari e i ventolaghi diventerebbero stagni puzzolenti. Il vento arriva all’improvviso, quando meno te lo aspetti, come ricordava Gesù a Nicodemo (Gv 3,4-8), e fa volare via tutto ciò che è secco, posticcio, malfermo.
Quando siamo tentati di cullarci sulle nostre pigrizie e abitudini; quando siamo affascinati dalle proposte e dalle mode predominanti, invochiamo lo Spirito Santo, e sentiremo rifiorire in noi la voglia e la forza di rinnovarci, di cambiare, di seguire la parola di Gesù, che rimane dopo che le mode del momento sono state spazzate via.

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Dicembre dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

Per info, abbonamenti e novità:

—> Clikka sull’immagine <—

Felice se attendi – Step2 – incontri online/avvento 2012

Benvenuti, cari amici, al nostro secondo incontro

Felice se attendi

La Beatitudine che ci accompagnerà in questo tempo di Avvento è la seconda che l’evangelista Matteo propone: “Beati coloro che sono nel pianto”.
La sfida della felicità continua a cavalcare l’onda del paradosso, rivestendo sempre di più gli abiti dell’impossibile e della contraddizione rispetto alle nostre logiche.

Come sempre il materiale a tua disposizione è:

  • una video-catechesi
  • una traccia di adorazione che potrai ricevere richiedendola via mail.

E’ importante che il tuo cammino sia scandito da questi due passaggi. Ascoltare il video potrebbe non bastare. Sottolinea quei passaggi della catechesi per te importanti trasformandoli in esercizi concreti da vivere personalmente perché la fede diventi vita vissuta. Vivere poi un momento di preghiera è la tua possibilità più preziosa e feconda per incontrare Dio e metterti in suo ascolto.

Il percorso può essere vissuto personalmente o condiviso con amici, familiari o in parrocchia.

Ricorda che per una migliore proiezione, puoi scaricare il video sul tuo pc.

I tuoi strumenti di viaggio:

  • la Bibbia per seguire direttamente il testo, ampliandone il contesto
  • un quaderno per appuntare quei passaggi che ogni step ti chiede di vivere e che può diventare un’importante memoria del tuo percorso con Dio.

L’avvento diventi tempo in cui costruire scelte di speranza. Buon cammino!

Video – catechesi

Maria donna dell’attesa
Preghiera conclusiva

Maria, donna dell’attesa fiduciosa,
aiutaci a spalancare le porte del cuore
per permettere alla luce di Dio di entrare
nel nostro dubbio, buio, paura, dolore.

Maria, donna in cui Dio si è fatto presenza,
invoca con noi e per noi lo Spirito
perché ogni angolo della nostra vita
e ogni istante del tempo che viviamo
diventino casa in cui Dio può abitare.

Maria, creatura in cui il Creatore si fatto figlio,
rendici capaci di stupore,
dona alla nostra fede il coraggio della meraviglia
che sa lasciarsi destabilizzare,
che non conosce certezze, né le pretende.

Maria, figlia amata,
come la tua, anche la nostra storia
sia uno spazio di incontro con Dio,
segnato dalla fiducia, dall’attesa,
dall’entusiasmo, dalla docilità, dal dono. Amen

Invocando Maria, ognuno senta di essere in comunione ecclesiale, con tutti i fratelli e sorelle che in ogni parte del mondo, lodano e danno gloria al Padre, in Gesù Cristo nostro Signore. Lo Spirito inondi la nostra vita di Dio!

 

Felicità e Vangelo
sono un connubio esplosivo e rivoluzionario
che ancora in molti preferiscono tenere disinnescato.
L’unico vero pericolo nell’innescarlo è di essere essere travolti
da radiazioni di amore e solidarietà universale,
che riconoscono nell’altro,
null’altro se non riflessi intensi del volto di Dio.

STEP PRECEDENTE: Step1 –  E Gesù disse: «Beati voi» – Mt 5,1-3

CALENDARIO COMPLETO DEGLI INCONTRI SU: Incontri online

 

Per saperne di più scrivi a:

Sr Mariangela: m.tassielli@paoline.it

Per condividere riflessioni, mettere in campo domande, dubbi, voglia di saperne di più, seguici anche su

Facebook: Giovani & Vangelo
su Tw: Cantalavita

Potrai trovare aggiornamenti in tempo reale e condividi i link sulle pagine di amici e conoscenti che a tuo parere potrebbero essere interessati dall’annuncio di gioia con cui il Vangelo ci raggiunge.

Inoltre se hai meno di 30 anni ti proponiamo il gruppo facebook:

GEP – Giovani Evangelizzatori Paolini

Se desideri vivere momenti di preghiera ti consigliamo il libro: Attirerò tutti a me – Adorazioni eucaristiche per ogni tempo dell’anno. Autore: Suor Mariangela Tassielli – Ed. Paoline

Ti auguriamo buon cammino e buon tutto!

 

Testimoni ieri e oggi_ “Una vita per il Vangelo” – Maestra Tecla Merlo

Santità… è una “realtà” che dobbiamo comprendere come una “chiamata” a cui l’uomo può e deve rispondere, “semplicemente”, perché sceglie di vivere la propria vita lasciandosi ammaliare dal mistero dell’infinito, in una continua meraviglia nella scoperta della bellezza dell’umanità, sebbene nelle sue piccolezze. In questa realtà l’essere umano gioisce pienamente della propria storia e può lasciare al mondo, seppure solo come un piccolo granello o una goccia nel mare, il meglio di sé che può donare agli altri affinché fiorisca una sempre nuova umanità.

In questa prospettiva oggi vogliamo entrare nella vita di una grande donna: Maestra Tecla Merlo. Lei, che nella sua statura profetica ha lasciato nel panorama dello scorso novecento un ideale femminile a cui ispirarsi fino ai nostri giorni,  è colei che accanto a don Giacomo Alberione, fondatore e padre della Famiglia Paolina, di cui il prossimo 26 novembre ricorre la festa, è diventata  “madre” della congregazione delle Figlie di San Paolo. Ed è in questo legame incrociato tra due vite donate all’umanità che vogliamo addentrarci nella straordinaria e tuttavia ordinaria vita di Teresa che in Cristo diventerà Tecla, per conoscerla nella sua grandezza celata nel totale abbandono all’amore di Dio.

La prima volta che sono entrata nella stanza/studio di Maestra Tecla a Roma, nel quartiere San Paolo, dove tutto è rimasto come un tempo, ho provato una forte emozione nel riconoscere la semplicità che le apparteneva come donna fattasi dono agli altri, ma in una efficace cornice rappresentata da tutti gli strumenti della comunicazione di cui poteva usufruire all’epoca e che testimonia l’importanza della sua chiamata all’annuncio evangelico, proprio attraverso la comunicazione. Ricordo che in quella stanza ho letto una sua frase che porto sempre nel mio cuore e che cerco di concretizzare ogni giorno: “il Signore non ti dà ciò che chiedi, ma ciò che credi”. Ogni volta che ripeto questa frase nella mia mente e nel mio cuore ne sento la profondità, il suo senso più grande, la sua onestà. Non è così scontato chiedere qualcosa credendoci davvero, figuriamoci chiederlo a Dio. Infatti, a volte, o forse spesso, lo facciamo senza esserne davvero motivati. Maestra Tecla, con l’esempio della sua vita, mi ha insegnato a crederci con più consapevolezza, a crederci davvero! E in queste poche righe, raccontare a tanti giovani di una suora, ma anzitutto di una donna, che ha vissuto tra il 1894 e il 1964 una vita donata al Vangelo, non può essere scontato. Perché la sua vita è stata vissuta in un modo “nuovo” per il suo tempo, anche rispetto al mondo dei religiosi, giacché la sua vita è stata espressione del suo rapporto con la madre e nel profondo legame con don Alberione, in un’evidente relazione tra il maschile e il femminile, anche rispetto ad una famiglia religiosa, cosa che nel suo tempo non era certamente scontata. Dunque, Maestra Tecla è stata anzitutto una comunicatrice eccellente e una viaggiatrice inesauribile, ma soprattutto una donna innamorata di Cristo.

“Imprestiamo i piedi al Vangelo: che corra e si estenda. Vorrei avere mille vite per dedicarle a questo nobile apostolato”.

È questa Maestra Tecla. Queste parole la raccontano. Parlano della sua sete di comunicare a tutti, anche ai più lontani, la meraviglia della parola di Dio.

Maria Grazia Meloni

A conclusione del post vi consigliamo di cuore il seguente video, un ricordo di sr. Tecla Merlo: Donne nuove sui passi di Tecla

Per conoscere meglio Maestra Tecla Merlo:

“Il mio nome è Tecla”

di Maria Luisa Di Blasi

Paoline Editoriale libri, Milano 2008

Clikka sull’immagine 🙂

ALTRI TESTIMONI DI FEDE SULLA PAGINA —> TESTIMONI IERI E OGGI

Buona domenica! – XXXII del T.O. – Anno B

… Guardatevi dagli scribi …

Dal Vangelo di Marco (Mc 12, 38-44)
  XXXII Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

Guardatevi dagli scribi! Alla fine dell’anno liturgico e del commento di Marco stiamo inanellando una serie di pagine centrali, sconcertanti, urticanti, di quelle che sarebbe tanto bello togliere dal nostro cristianesimo “ fai da te” e che, invece, ci sono donate come perle preziose, come occasione per ripartire dalla fede e incarnare le riflessioni dei Padri sinodali.
L’invito di Gesù è una inquietante staffilata, ci lascia interdetti: poche volte, nei vangeli, il Signore esplicita in maniera così diretta la sua preoccupazione. I discepoli possono diventare come gli scribi, questa è la preoccupazione del Maestro. Aveva di che preoccuparsi.

SCRIBI
In origine erano semplicemente persone che sapevano scrivere e leggere e che, quindi assumevano un ruolo importante per la trasmissione dei documenti importanti. Poi, con la riforma del devoto Giosia, qualche secolo prima di Cristo, la loro importanza era accresciuta a dismisura: erano loro a custodire la Legge, loro a interpretarla, loro a giudicare chi la violava. Gesù li accusa pesantemente, senza mezze misure.
Sono vanitosi e fanno del loro servizio una smisurata ricerca di potere. Amano indossare una divisa per farsi riconoscere, amano il rispetto timoroso dei poveri cittadini, amano essere considerati come delle autorità, sono sempre presenti agli eventi sociali, godono della loro posizione e non perdono l’occasione per mettersi in mostra.
Penso a quanto successo in Campania qualche settimana fa e della sfuriata di un questore che ha rimproverato un povero prete intervenuto ad un dibattito pubblico per denunciare discariche abusive di amianto. Tema della sfuriata? La presunta mancanza di rispetto del reverendo che continuava a indirizzarsi alla collega del questore chiamandola “signora”. Sconcertante, ma è così: oggi ancora molti tengono più alla forma che alla sostanza… Ma penso anche, purtroppo, alla denuncia fatta dal cardinale di Napoli che parla di carrierismo all’interno della Chiesa. I primi posti, le divise, gli applausi e gli inviti ufficiali purtroppo esercitano ancora un fascino demoniaco su molti pastori che, con dichiarata umiltà che accogliamo con benevolenza, non si rendono conto di diventare uno spettacolo che allontana dal Vangelo. Vedere girare un ecclesiastico in auto di grossa cilindrata, magari con autista, in questi tempo non rende certo onore al ruolo ma, al contrario, diventa una grossa contro testimonianza. Ma anche nel piccolo possiamo sognare di diventare come gli scribi: in parrocchia, in una diocesi, a volte si assiste, allibiti, alla ricerca della visibilità e dell’onore. Dobbiamo davvero giudicare noi stessi con severità.

PEGGIO
Gli scribi divorano i denari delle vedove. Se la vedovanza già rappresenta uno stato di grande dolore, di lacerazione interiore, di frantumazione di affetti, restare vedove al tempo di Gesù, era una vera e propria tragedia. Senza servizi sociali, senza appoggio dalla famiglia, spesso la vedova si vedeva costretta, per vivere, a mendicare o, peggio, a prostituirsi. La condizione della vedova, perciò, era la peggiore che si potesse immaginare: sola, senza sussistenza economica, disprezzata perché mendicante o prostituta. Ma ricercata dagli scribi che riuscivano a ricevere donazioni od elemosine da donne rimaste sole e plagiate in nome di Dio.
Non posso non pensare alla situazione drammatica che stiamo vivendo, alle scene degli scontri in piazza in Grecia, ai disoccupati che crescono, tutti vittime di un sistema che non abbiamo scelto, tutti storditi dal nuovo Verbo che è l’economia, tutti succubi di meccanismi che ci sono venduti come indispensabili ed inevitabili, come se non fossimo noi ad avere creato le leggi di mercato!

ALLORA
Di fronte a questi atteggiamenti ancora così diffusi, ahimé anche nella Chiesa che siamo noi, Gesù propone, a sorpresa, il modello di una vedova che, umilmente, vede entrare nel tempio. Così la vedova del Vangelo getta nel tesoro del Tempio qualche euro, mentre i notabili della città e i devoti si spintonano per far notare le somme considerevoli che versano nelle casse del Tempio appena ricostruito. Gesù loda la generosità di questa donna che ha dato il suo necessario come offerta a Dio, e ignora le generose offerte pubblicate e titoli cubitali del miliardario di turno.
Ci sono momenti nella vita in cui perdiamo tutto: salute, lavoro, una persona cara (non necessariamente perché muore), voglia di vivere. Momenti faticosi, terribili, in cui abbiamo l’impressione di non sopravvivere. Come la vedova di Elia, trasciniamo un passo dopo l’altro, tenuti in vita da qualche affetto (il figlio per la vedova) ma rassegnati a veder consumare ogni forza, ogni energia. Quante persone in questo stato ho conosciuto nella mia vita!
La vedova del Vangelo – ingenua – mette quel poco che ha per il Tempio, per Dio. Non sa dove finiranno i soldi, forse saranno disprezzati dal sacrestano del Tempio, forse serviranno a comperare detersivo per i pavimenti… poco importa, il suo gesto è assoluto, profetico, colmo di una tenerezza infinita.

LUCE
Anche quando siamo incapaci di provare emozioni, o di desiderio di vita, possiamo diventare luce, totalità, dono, speranza. Non ce ne accorgiamo, ovvio, e forse neppure ce ne importa. E noi discepoli, fragile popolo di Dio, impariamo dalle vedove, dai poveri a contare sull’Assoluto, ad abbandonarci – sul serio – nelle mani di Colui che tutto può.
Non la gloria, non la devozione, non l’apparenza (anche clericale e cattolica!) ci salvano, ma l’essere medicanti di luce.

(PAOLO CURTAZ)


°°
Musical °°
Ascoltate o scaricate il canto Le miserie della vita
per riflettere, in musica, sul Vangelo di oggi e sullo stato d’animo
che provocano le miserie della vita…
senza dimenticare di levare lo sguardo al sole che sorge. Sempre.

CATECHISTI PARROCCHIALI – Novembre 2012 – IN AVVENTO SULLE STRADE DELLA PAROLA

IL PAPÀ BUONO

Azione Cattolica dei Ragazzi

Dio nessuno l’ha mai visto.
Come può farsi conoscere dai bambini?
Egli parla di sé attraverso le persone, i fatti e le cose.
Dio è amore e tutti i gesti di amore hanno radice in lui.
L’incontro dei bambini con la tenerezza
che Dio ha per tutte le creature
avviene attraverso i gesti di bontà degli adulti.

In questo incontro si intende accompagnare i bambini a riconoscere la presenza di Dio Padre, che ama incondizionatamente tutti i suoi figli, e a scoprire la preghiera con la quale ci rivolgiamo a Dio, chiamandolo affettuosamente: Padre nostro. Gesù stesso ce l’ha insegnata, esprimendo, con «cuore di Figlio», quanto è importante dire a Dio, per stabilire una relazione intima e di amore co lui, nostro «Papà», e collaborare con lui.

Il seguente racconto, proposto all’inizio dell’incontro di gruppo, si può riprendere, poi, in famiglia, o in altri momenti:

Papà Carlo, quella domenica pomeriggio, approfittando della bella giornata di sole, decise di liberare la stanza del giardino, piena di tante cose ingombranti e inutili, per fare un po’ di ordine. Il piccolo Filippo, nel frattempo, era sul prato a giocare con il suo nuovo monopattino colorato. Distratto dai tanti rumori che provenivano dalla stanza, curioso, si affacciò alla finestra per guardare il suo papà e capire cosa stesse facendo immerso fra tanti cartoni. Carlo, mentre trasportava una vecchia sedia fuori dalla stanza, scorse la testolina di Filippo con i suoi occhioni dubbiosi che cercavano con fatica di investigare.
«Filippo, curiosone, che stai facendo?». «No, niente papà, volevo capire cosa ci fai con tutte queste cose». Carlo, con il sorriso sul viso, lasciò la sedia fuori dalla stanza, prese in braccio il suo piccolo Filippo e lo portò all’interno del magazzino disordinato. «Vedi, Filippo, in questa stanza ci sono tante cose che non servono più, ed è arrivato il momento di fare un po’ di ordine. Vuoi aiutarmi?». «Certo, papà, mettiamoci al lavoro!». Carlo ritornò a mettere in ordine le sue mille cianfrusaglie, mentre Filippo ne approfittò per perlustrare la stanza. Fu subito incuriosito da uno scaffale pieno di cassetti: tanti piccoli tesori da scoprire e, aprirli, sarebbe stato un bellissimo gioco da fare. Filippo iniziò ad aprirne uno per volta, lentamente, e scoprì che alcuni erano vuoti, ma pieni di polvere, altri contenevano vecchie macchinine che non attirarono la sua curiosità.
Arrivato all’ultimo cassetto, aprirlo si rivelava davvero impossibile.
C’era qualcosa all’interno, più grande, che bloccava la fuoriuscita. «Papà! Vieni ad aiutarmi!». Carlo accorse e, con un po’ di sforzo, riuscì a tirar fuori il vecchio cassetto. All’interno, c’era una scatola ormai stropicciata, che fece sorridere Carlo e corrugare la fronte di Filippo. «Papà, cos’è questa vecchia scatola?». «È la scatola che conserva il mio gioco preferito da bambino e non sapevo che fosse conservata ancora qui. Che ne dici se giochiamo insieme?».
Carlo iniziò a spiegare a Filippo: «Questo gioco lo ha realizzato il mio papà per presentarmi una persona speciale; una persona che ci copre tutti di un amore infinito, con la stessa passione con la quale io e la mamma vogliamo bene a te, piccolo Filippo. Questa persona si chiama Dio: egli ha creato il cielo e la terra, ha creato noi persone umane e ci dimostra il suo amore ogni giorno. Vuole essere chiamato semplicemente “Papà” da noi, suoi figli, perché lui, nella sua grandezza ci dona il suo amore immenso di Padre, e ci vuole bene molto più di quanto un padre riesca ad amare il suo figlio, di quanto io voglio bene a te, Filippo. Il nostro compito, ogni giorno, è quello di seguire le sue indicazioni e affidarci a lui».
Filippo, affascinato dalle parole del padre, disse: «Papà, non perdiamo tempo… Ho tanta voglia di conoscerlo!». «Bravo, Filippo, è arrivato il momento di aprire questo gioco e scoprire la preghiera con la quale ci rivolgiamo a Dio come figli amati. Chiamiamo anche la mamma e i nonni?». «Sììì!». Filippo e la sua famiglia iniziarono a giocare in giardino insieme. A conclusione si presero per mano e insieme pregarono: «Padre nostro, che sei nei cieli, sia fatta la tua volontà».
ATTIVITÀ

Con l’attività ludica si aiutano i bambini a entrare nei contenuti proposti. Questo momento di gruppo, si riprende, poi, in famiglia.
Il catechista spiega con semplicità le regole (sono quelle del «gioco dell’oca» con alcune modifiche, indicate nella scheda che potrete consultare all’interno della rivista) e, man mano, coinvolge i piccoli a leggere le immagini quando il loro segnaposto occupa le rispettive caselle. Egli ha cura di far ripetere ai bambini la frase della preghiera del Padre nostro che è indicata in ogni casella che loro occupano.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Novembre di Catechisti Parrocchiali, dove è anche possibile vedere come creare il gioco.

Per info, abbonamenti e novità:

—> Clikka sull’immagine <—

Buona domenica! – XXXI del T.O. – Anno B

… Amerai …

Dal Vangelo di Marco (Mc 12, 28-34)
  XXXI Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

Siamo ciechi e mendicanti. Ai margini della Storia possiamo passare il tempo a rassegnarci o a piangerci addosso o, come Bartimeo, gridare a squarciagola il nostro dolore, senza rassegnazione. “Tempo sprecato” ci dice il mondo attorno a noi. Il Nazareno, invece, sente il nostro grido e ci manda a chiamare. Guariti nel profondo, fatta luce nella nostra vita rabbuiata, seguiamo Gesù per la strada, dicendo agli altri mendicanti: “Coraggio, alzati, il Signore ti chiama”. Questa è la Chiesa: un popolo di ex ciechi, ma ancora mendicanti, che gioiscono nel raccontare ad ogni uomo il volto compassionevole di Dio.
Nella splendida festa dei santi abbiamo guardato avanti, lasciando emergere in noi la nostalgia della santità possibile. E in quella luce abbiamo accolto la buona notizia di Dio riguardante il destino di chi amiamo e non c’è più. Ora Marco, che ci ha accompagnato quest’anno, ci sta per salutare. Ma, prima, ancora assesta qualche poderosa zampata.

CATECHISMO
Qual è la cosa più importante della vita e della fede? La domanda del nostro amico scriba è, in fondo, la domanda, l’unica vera domanda che vale la pena di porsi e a cui rispondere. Per cosa vale la pena di vivere? La domanda che portiamo nel cuore, tutti, necessita di una risposta, prima o poi. Come Bartimeo, cieco, anche noi mendichiamo una risposta e non troviamo il senso dentro noi stessi, abbiamo bisogno che qualcuno ce la doni. È il punto di partenza per ogni ricerca, per ogni vita: cercare, chiedere, ammettere con disarmante semplicità che siamo fragili e non troviamo in noi stessi una qualche ragione per vivere.
Lo scriba è più interessato a far sfoggio di cultura che a mettersi in discussione, in lui la Parola si è inaridita ed è diventata ricerca di approvazione, non inquietante interrogativo. Non c’è tensione nella sua domanda, ma esercizio di retorica; sa, ma non vive, conosce, ma non ha ancora spalancato in sé l’amore. La sua è una discussione teologica, come molti vuole districarsi negli oltre seicento precetti che il pio israelita era tenuto a vivere quotidianamente.
Qual è il senso della vita, Maestro Gesù? E Gesù sorride, benevolo, e spiega: “lasciati amare, amati, ama”.

LASCIATI AMARE
Lasciati amare da Dio, anzitutto.
Può l’amore essere un comandamento? Posso comandare di amare Dio? È un controsenso! L’amore è scelta, è libertà, è sentimento, emozione, passione travolgente. Posso rispettare, temere, ma non amare, se vi sono costretto. Esiste una verità semplice, un comandamento prima del primo, un comandamento zero, un comando soggiacente a tutta la Scrittura: lasciati amare. Dio ci ama, quando lo capiremo? Ci ama senza condizioni, senza possesso, senza fragilità. Ci ama non perché meritevoli (che amore è un amore che pone condizioni?), non ci ama perché buoni ma, amandoci, ci rende buoni. Gesù è morto per affermare questa certezza, ci ha creduto e ne è morto.

AMATI
La seconda condizione per cui vivere: ama te stesso. Quando Gesù afferma di amare il prossimo come se stessi, ci obbliga a guardare il rapporto che abbiamo col nostro dentro, col nostro intimo. Amati, cioè accetta ciò che sei, i tuoi limiti, le tue parti oscure. Un falso cristianesimo ci impedisce di gioire di noi stessi, vedendo in questo atteggiamento un atto di egoismo. L’egoismo è, invece, non accettare il proprio limite, volere accaparrare invece di fare della propria vita un dono. L’egoista appare, si sforza di vendere un’immagine di sé che gli impedisce di diventare autentico e di gioire. Siamo dei capolavori, dei pezzi unici, pensati dall’eternità. E la vita è l’opportunità per scoprirlo, per vedere i doni che Dio ci ha donato per i fratelli. Ma si può fare, sul serio, guardarsi come ci vede Dio, non come il nano delle nostre paure né il gigante dei nostri sogni, ma come persona che Dio ha pensato e amato. Allora posso amare dell’amore che ho ricevuto e che ha trasfigurato il mio cuore, allora posso davvero vivere riconciliato nel profondo con il fratelli.

AMA
Infine il Maestro ci dice: ama.
Ama Dio perché ti scopri teneramente amato, amalo perché te ne innamori, amalo come riesci, ma tutto, interamente. Non esiste l’amore puro, non esiste il gesto totale, il nostro amore, spesso, è vincolato, fragile, appesantito. Pazienza: tu ama con tutto ciò che riesci, come riesci, ama senza paura.
Eccolo il segreto, amici. Scoprire di essere amati, di essere amabili, di diventare capaci di amare nel nostro modo un po’ grossolano e fragile. Dio ci rende capaci di amore, di luce, di pace, di essere segno e dono, di donare, di contrastare la logica di questo mondo. Non l’amore possessivo e di fusione, ridotto ad emozione che oggi ci viene venduto. Ma l’amore adulto e posato, forte e tenace di chi sceglie di farsi carico di sé, degli altri, del mondo.
Difficile, vero.
Si ha l’impressione di nuotare controcorrente.
Ma nel fiume solo i pesci morti seguono la corrente.

(PAOLO CURTAZ)


°°
Cantautori °°
Ascoltate o scaricate il canto Amore più vero
per riflettere, in musica, sul Vangelo di oggi e… sull’Amore 😉