Mosè risponde a Dio che lo chiama e libera il popolo d’Israele dalla schiavitù dell’Egitto. I nostri ragazzi sono ammaliati da cartoni animati e giocattoli; spesso chiedono con insistenza l’ultimo arrivato! È raro riuscire a catturare la loro attenzione per dialogare quando noi adulti troviamo un po’ di tempo per loro. È importante proporre momenti di silenzio e coinvolgerli in esperienze di ascolto di sé, dei vicini (in famiglia, a scuola, nel gruppo di catechesi), di situazioni belle o spiacevoli; accompagnarli nella comprensione del progetto di Dio, aiutandoli a rispondere oggi «a misura di ragazzi».
DINAMICA – Chiamati per nome!
I catechisti hanno preparato in precedenza un roveto grande al centro della sala, e un piacevole sottofondo musicale. Intorno al roveto tappeti per far sedere i ragazzi. Nella sala rimane un catechista che ha il compito di chiamare ogni ragazzo ripetendo due volte il suo nome (come è avvenuto per Mosè). Un altro catechista accoglie i ragazzi in un posto distante dalla sala, tanto da poter ascoltare la chiamata. Li trattiene, dialogando, finché arrivano tutti. Favorisce sensazioni di meraviglia, sorpresa, entusiasmo, dubbio… fino a far entrare in un graduale silenzio, perché si possa sentire il nome. Sollecita, quindi, ogni chiamato a rispondere dirigendosi verso il luogo da cui proviene la voce.
ORIENTARE – Tutti seduti intorno al roveto. Si ascolta ancora un po’ di musica. Si lascia del tempo per soddisfare la curiosità dei ragazzi e raccogliere le loro domande. Poi uno dei catechisti introduce la vocazione e la missione di Mosè, richiamando l’esperienza appena realizzata. (Es 3,1-12)». Come ha chiamato Mosè, Dio chiama anche noi oggi. Si fa presente nella nostra vita, nei poveri e sofferenti; non ci abbandona mai, perché si ricorda delle sue promesse di vita.
ATTIVITÀ – Come il roveto bruciava e non si consumava, così la voce di Dio non si stanca di chiamare anche noi fino a quando non avremo fatto la nostra parte. Dio ci dice oggi: «Ho bisogno di te. Se ti rifiuti, non posso operare». Quando le persone non si aiutano fra loro, fermano la mano di Dio che vuole aiutarci. Conosciamo persone, situazioni, Paesi in difficoltà: in parrocchia, a scuola, vicino casa, nel mondo? Annotare, su un foglio grande, le risposte dei ragazzi. Il catechista invita i ragazzi a costruire il roveto (senza la fiamma divina) con plastilina o altro materiale; poi le fiammelle e su ciascuna la scritta di un bisogno individuato. Si attaccano le fiammelle al roveto e si risponde in gruppo a qualche bisogno. Il roveto è posto in un angolo della sala-incontri. Ogni volta che si offre sollievo a un disagiato, si sostituisce la rispettiva fiammella con un fiore colorato, fino a quando il roveto è trasformato in albero della solidarietà.
Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Ottobre di Catechisti Parrocchiali
Prima di leggere altro, ognuno di voi rientri nella propria mente e vada a scoprire quali sono le parole che in questo momento stanno animando (o offuscando…) mente,cuore, desideri… e poi ancora una volta, prima di pensare ad altro tornate qui, tra queste righe.
Ci siete? Vi aspettavamo, perchè lo sappiamo tutti, i viaggi nella nostra mente sono lunghi e spesso poco lineari. Luce, buio, nebbia… tutto si sussegue e si interseca. Ma tra tutte le parole che vi abitano, vorremmo ce ne potesse essere una UNA in particolare. Una parola unica e dal potere enorme di poter cambiare ciò che tocca, soprattutto se riesce a toccare una vita.
Questa Parola è Gesù Cristo e il suo vangelo, la sua notizia straordinariamente folle, consegnata all’umanità di tutti i tempi. Lui è la Parola che sola può renderci nuovi: nuova vita, nuova creatura, nuova mente, nuove idee, nuovo modo di credere e di scegliere come vivere.
Lui c’è… c’è sempre stato, ma noi? Dove siamo noi?
Ci sentiamo tutti, ancora una volta scelti, chiamati, attraverso quel sorriso, che facendoci sentire unici, ci dice:
“Dai! Vieni! Che aspetti? Sono qui per te, sono con te,
cosa hai da temere?”
Vieni allora, vieni con noi, incontro alla Parola…ti proponiamo di vivere insieme un cammino di spiritualità e formazione.
Ogni mese andremo on line con riflessioni, tracce di preghiera e adorazioni, che potrai scaricare e valorizzare personalmente o, se sei educatore o catechista, anche con il tuo gruppo.
Dal 30ottobre al 29 giugno ti aspetteremo con…
Saremo on line:
30 ottobre
24 novembre
22 dicembre
a Gennaio insieme verso il tempo ordinario
23 febbraio
15 marzo
in aprile Triduo Pasquale on line
17 maggio
29 giugno
Nella paginaINCONTRI ONLINE troverai di volta in volta i link aggiornati!
Gli incontri sono dedicati a tutti coloro che si ritengono giovani nella fede e desiderano vivere a ritmo del Vangelo, perchè la fede possa diventare vita e la vita possa essere impastata di fede.
Non c’è età, nè città, provienza che possa diventare un ostacolo. Chi desidera vivere con passione e serietà è e sarà il benvenuto.
A presto cari amici blogger, sarà una grande gioia condividere con voi questo cammino di Grazia.
Nell’attuale società dell’immagine occorre presentarsi sempre sorridenti sul palcoscenico della vita. Non per nulla gli attori più pagati e più apprezzati sono i comici. Ma la vera gioia non si identifica con il ridere o il far ridere, con il solo divertimento o con l’evasione dalla propria realtà. La gioia autentica, però, è un’esperienza interiore: deriva dall’essere in pace con se stessi e dal sapersi in buone mani… qualunque cosa succeda! Essa è frutto del nostro impegno ma, ancor di più, dono dello Spirito Consolatore. Un cuore sereno è sempre un cuore grande, pieno di dolcezza. Non giudica. Irradia gioia. Benedetto XVI ha detto: «Dove manca la gioia, dove l’umorismo muore, qui non c’è nemmeno lo Spirito Santo, lo Spirito di Gesù Cristo. E viceversa: la gioia è un segno della grazia. Chi è profondamente sereno, chi ha sofferto senza per questo perdere la gioia, costui non è lontano dal Dio del Vangelo, dallo Spirito di Dio, che è lo Spirito della gioia eterna».
Sei felice quando, nonostante tutti i limiti e avversità, ti senti sorretto dal braccio di un Dio che ti vuole bene. La via della felicità non è una strada asfaltata che corre al di fuori della tua vita quotidiana. È un cammino che puoi percorrere in lungo e in largo, nella ordinarietà. La gioia è il frutto di una vita buona, accolta come un dono e donata con generosità. Occorre aprire gli occhi e vedere i doni che Dio ci fa giorno dopo giorno: gli amici, un fiore, il sole, un senso di appagamento che ti pervade quando ti senti amato. Sei felice quando ti guardi con amore, accettandoti per quello che sei, anche con i tuoi limiti e debolezze, e ti senti in armonia con te stesso. Guardare il mondo con sentimenti di lode, vuol dire riconoscerlo sotto un’altra luce. Guardare i propri simili come un regalo del buon Dio, significa riconoscerli come persone, farli rifiorire. Sei un infelice se tu diventi il tuo pensiero più grande. Chi continua a ruotare attorno al proprio «io» diventa una disgrazia anche per se stesso. Se ti servi degli altri soltanto per i tuoi comodi, andrai incontro a continue delusioni. Se vuoi renderti felice, chiediti come la tua vita possa diventare una benedizione per altri. La gioia, quando non è condivisa, muore velocemente. Se ti domandi qual è stata la gioia più bella che hai provato nella tua vita, credo che la risposta sia: «Quando sono riuscito a fare felice qualcuno». Dona gioia a una persona e la ritroverai moltiplicata per te sul volto dell’altro. Affidati al Dio della gioia. Sia la gioia (tua e del prossimo accanto a te) a ispirare le tue azioni e i tuoi pensieri, a guidare le tue scelte e decisioni. «Dio ama chi dona con gioia» (2Cor 9,7). La tua presenza sia per tanti come un raggio di sole, quando le nubi e i temporali oscurano la meta. Cammina. Sogna. Porgi a tutti un saluto e una benedizione.
Per cambiare i propri occhiali e vedere il lato buono in ogni cosa, occorre farsi «una sana pulizia della mente». Liberarsi da frasi, quali: «Non ce la farò mai!… Non valgo niente!… Figurati se…». Come si fa a Pasqua in casa, occorre ripulire il cuore, spazzando via ciò che irrita o affligge e le cause di lamentele e critiche. Perché si realizzi ciò nella vita dei ragazzi, si propone una dinamica in cui, ci si concentra prima sul positivo, riportando su un cartellone le risposte dei ragazzi:
Quali sono «le cose belle» che mi sono capitate nella mia esistenza: persone che mi amano; incontri significativi; amici che si interessano di me; educatori che mirano alla mia crescita e formazione; situazioni vissute con gioia: vacanze, feste, incontri di gruppo, momenti di preghiera…?
Quando sono riuscito a mostrare un volto «bello e cordiale», suscitando benevolenza e gioia?
Quando mi sono lasciato prendere dallo stupore di uno sguardo, di una parola, di uno spettacolo, di un panorama?
Per tutto il positivo sperimentato, si rende lode al Signore, che attraverso ogni volto e situazione ci manifesta il suo amore.
Poi far prendere coscienza degli aspetti personali che impediscono di gioire e conducono a lamentarsi, recriminare e giudicare. Questi, in genere, nascono dalla mancata esperienza dell’amore vero, dal proprio egoismo e orgoglio. Se si spezza la catena dell’orgoglio e dell’egoismo accogliendo l’amore del Signore, di cui non possiamo dubitare, si sprigiona dal proprio cuore la gioia e l’ottimismo e si riesce a comunicarli agli altri.
Quindi si invitano i ragazzi a sorridere spesso. Madre Teresa diceva che «non sapremo mai quanto bene è capace di fare un semplice sorriso».
Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Ottobredell’insertoRagazzi & Dintornidossier mensile diCatechisti Parrocchiali.
Inoltre ON LINE l’aggiornamento del materiale per il post riservato ai lettori della rubrica Musica di Catechisti Parrocchiali – Ottobre 2011. Per accedere è necessaria la password indicata nell’articolo.
Il catechista «efficace» è colui che sa riconoscere le interazioni sociali che si instaurano nel gruppo. Ancor prima di entrare nel luogo dove si svolgerà l’incontro, quando i fanciulli, accompagnati da genitori o nonni, si incrociano e si salutano, inizia la tessitura di quell’ordito che costituirà «l’abito relazionale» di quel particolare incontro catechistico. Contatti fisici, sguardi, parole che i fanciulli si scambiano faranno intravedere al catechista con quale bagaglio relazionale i fanciulli entrano nel gruppo. Ciò che è accaduto precedentemente in classe o in cortile, gli scambi positivi e gli scontri, le simpatie e le antipatie che si sono create, tutto contribuirà a dare a quella specifica «ora di catechesi» la sua fisionomia, così come le esperienze individuali che ciascun fanciullo ha fatto in famiglia o a scuola: ciò condizionerà il tempo che si passerà insieme. È opportuno, perciò, che il catechista crei l’occasione per far interagire il suo gruppo prima ancora di entrare nella sede dell’incontro. Quando il tempo lo permette in cortile o in uno spazio polivalente, il catechista osserva come i fanciulli cominciano a interagire fra loro, giocando spontaneamente. E’ importante osservare se si creano coppie o gruppetti, notare chi privilegia attività di movimento piuttosto che giochi tranquilli.
In modo allegro, gentile e autentico l’incontro di catechesi è già iniziato! Il contatto è avvenuto!
Il gruppo per vivere e lavorare ha bisogno di una struttura chiara, anche se flessibile. La struttura è data dallo spazio che deve essere preparato accuratamente, pensando alle funzioni che deve avere (angolo del racconto, del lavoro individuale, del lavoro di gruppo, del gioco), ma anche dalla sequenza delle interazioni che potrebbe essere scandita da questi momenti: • Il saluto. È il rito che inizia formalmente l’incontro. Perché sia un momento di autentica interazione è necessario che non diventi un gesto meccanico, automatico, ma che sia pensato creativamente come espressione di accoglienza reciproca. È anche il momento in cui i fanciulli si sentono accolti da una presenza più grande: Gesù, che ci ha chiamati, è in mezzo a noi. Questa dimensione, fondamentale nell’incontro catechistico, non deve ridursi alla solita preghiera recitata meccanicamente, ma deve essere evocata da un segno: un’icona, un oggetto simbolico, un canto… •Il compito. La chiarezza rispetto all’obiettivo dell’incontro è essenziale per indirizzare coscientemente le proprie energie verso un traguardo. L’irrequietezza e la dispersione che si manifestano in alcuni gruppi sono spesso la conseguenza del non saper rispondere alla domanda: «Perché siamo qui?». Le modalità per gestire questa fase possono essere diverse, noi proponiamo di farne un’occasione di confronto tra i fanciulli e il catechista che invece di spiegare direttamente l’obiettivo dell’incontro, potrebbe fornire alcuni «indizi» per scoprirlo o accogliere i suggerimenti del gruppo, naturalmente guidandolo. Da qui nasce «il patto» che riguarda i modi e i tempi in cui il lavoro sarà svolto, patto che vincola sia i fanciulli sia il catechista. • Cominciamo a lavorare. Anche questa fase deve essere pensata e vissuta come gruppo, ad esempio stabilendo una chiara suddivisione dei compiti, privilegiando forme sociali come il lavoro in coppie e in piccoli gruppi, che, più di tanti discorsi, fanno toccare con mano che cosa significhi pensare insieme, collaborare, ecc. In questa fase è, inoltre, essenziale la chiarezza e la precisione delle consegne da parte del catechista. • Che cosa abbiamo fatto? La verifica del lavoro è di grande importanza. In questo contesto valutare significa valorizzare il prodotto del lavoro di tutto il gruppo, ma anche dare e avere feedback sui processi interattivi che si sono realizzati: – Mi sono sentito bene nel gruppo? – Quando è stato facile, quando è stato difficile lavorare insieme? – Siamo soddisfatti dei risultati raggiunti? – Il mio contributo è stato valorizzato? – E io ho saputo valorizzare il contributo degli altri? • Arrivederci al prossimo appuntamento! Il gruppo si congeda, ma per ritrovarsi. Nell’educazione religiosa il congedo contiene una promessa e un compito: quello di sentirsi amici tra di loro e con Gesù, durante tutta la settimana, e di comportarsi come tali. Ognuno porta a casa un piccolo «seme» da far germogliare nel suo ambiente: un proposito di preghiera, di riflessione sulla parola di Dio, di gentilezza verso gli altri. Questi semi, che fioriranno al soffio dello Spirito, non devono essere intesi come una risposta soltanto individuale, ma anche di gruppo.
Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Ottobre di Catechisti Parrocchiali
La beatitudine con cui si chiude il Vangelo di Giovanni, mi piace definirla, la beatitudine dei non vedenti! Vi suona strano? Anche a me! Strano, ma efficace. Ho sentito tante volte chiedere a Dio segni che permettano una fede più forte, più salda, più certa. Ma mi chiedo: siamo proprio sicuri che occorrano i segni perché questo accada?
Quanta gente sulle rive del lago di Galilea ha incontrato Gesù, ha visto segni straordinari e non ha creduto?
Quanta gente chiede segni, anche oggi, e poi dimentica di aver chiesto, ma soprattutto dimentica di aver ottenuto?
Quante volte ognuno di noi si è legato a una candela accesa, a una preghiera esaudita, a un miracolo ottenuto?
Eppure la beatitudine dei non vedenti ci spinge su orizzonti diametralmente opposti. Beati voi che non vedete; beati voi che credete nella notte; beati voi che muovete passi, fidandovi solo della sua voce; beati voi che non chiedete il conto per quanto avete offerto; beati voi che fate dei Sì detti, un Amen fedele; beati voi che non vedendo, non toccando, non stringendo prove tra le mani e nella mente, credete e lo fate fino in fondo, costi quel che costi!
Beato te che hai creduto Tommaso! Ma più di te è beata quella mamma che chinandosi sul corpo del suo piccolo, straziato dalla malattia ha detto: «Signore, mio!»… e lo ha detto piangendo.
Beato te Pietro che hai avuto il coraggio di stringere la mia mano per lasciarti risollevare dalle acque, di guardarmi nella notte del tradimento. Ma è ancora più beato colui che dopo aver tradito ha insegnato al suo cuore le vie del pentimento e ha incontrato nell’amore la forza di cambiare.
Beato te Zaccheo, che ascoltando la mia voce sei sceso subito e mi hai accolto in casa tua. Ma è ancora più beato colui che apre ogni giorno la sua casa al povero e condivide il poco di cui egli stesso vive.
Beati tutti voi che toccando il mio mantello, ascoltando le mie parole, percorrendo le mie stesse strade avete creduto in me e per me avete perso ogni cosa. Ma sono ancora più beati coloro che ogni giorno, in ogni parte del mondo, fanno della loro vita un dono, che scelgono di perderla per amore, che non misurano e amano, trovando solo nella croce il senso e la forza di ogni singolo Sì.
Beato te fratello senza nome che a Gerico hai ottenuto la vista! Ma più di te è beata ogni donna e ogni uomo che crede, continuando ad accogliere il buio del dubbio, della notte, della morte, della solitudine, della sfiducia, trovando in me e nella mia Parola la forza, la determinazione, la giusta motivazione per risorgere nel cuore.
Fermiamoci anche oggi, cari amici blogger! E lasciamo che la beatitudine dei non vedenti entri nella nostra vita.
A noi è chiesto di vedere con il cuore, di credere in pienezza, di pronunciare i nostri amen ogni giorno. Entriamo allora nell’esperienza degli apostoli, perché il Signore Risorto, oggi desidera incontrare noi e donare pace al nostro cuore inquieto, perché ognuno di noi possa credere che lui è il Figlio di Dio, il Salvatore!
Gv 20, 19- 31
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: “Pace a voi!”. Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”. Detto questo, soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”. Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: “Abbiamo visto il Signore!”. Ma egli disse loro: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo”. Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: “Pace a voi!”. Poi disse a Tommaso: “Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!”. Gli rispose Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!”. Gesù gli disse: “Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!“. Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
Cosa il Vangelo sussurra al nostro cuore? Quale passaggio interiore ci chiede?
Prega con il VIDEO: SALDI NELLA FEDE
Per maggiore approfondimento, per ascoltare un vox populi sulla Fede, clicka su Passi verso Madrid
Eccoci qui, per inaugurare questo nuovo spazio fatto di commenti, foto, preghiere, condivisione… uno spazio, che CI vedrà e TI vedrà protagonista durante la GMG 2011!!!
Potrai leggere i commenti dei giovani che incontreremo sotto la Tenda della Parola a Madrid, vedere i loro volti, leggere le loro emozioni… e potrai dire la tua, entrando virtualmente sotto la Tenda anche tu!!! Come??? Invia un sms al 3408404419 e sarai online con noi!!!
Iniziamo intanto a conoscere coloro che saranno sotto la tenda per accogliervi tutti!!!
Suor Mariangela Tassielli:Figlia di San Paolo, 35 anni! E’ originaria di Lecce ma vive nella comunità paolina di Salerno!
Suor Silvia Mattolini: Figlia di San Paolo, 35 anni! E’ di Pisa ma vive a Roma, nella comunità di via Castro Pretorio (vicino la stazione Termini).
Claudia Frittelloni: 31 anni – Pavona (RM)
Dalia Mariniello: 32 anni – Pomigliano D’ Arco (NA)
anche se molti tra voi si stanno preparando a vivere la meritata pausa estiva, nelle fila di chi invece sta preparando il materiale necessario al prossimo anno pastorale si sta già pensando alle possibili novità che potrebbero interessarvi, fornendovi quel aiuto opportuno e necessario al vostro lavoro a servizio della Catechesi.
Sono convinta, come Paolina, che la Comunicazione e la Catechesi debbano costruire forme di alleanza sempre più solide, perché il Vangelo possa diventare vita nella vita di tanti nostri piccoli e grandi fratelli e sorelle. E’ pertanto a partire da questa urgenza che, con le sorelle che lavorano alla redazione catechistica, abbiamo voluto dare ulteriormente le ali alla nostra Rivista Catechisti Parrocchiali e, nello specifico, alla rubrica Musica* del Dossier Ragazzi & Dintorni.
Nella rubrica infatti, che valorizza la musica come percorso di fede e di vita per preadolescenti e adolescenti, troverete in ogni numero una password con la quale potrete accedere a una pagina riservata. Troverete la comunicazione del link da cui accedere anche su Cantalavita, con un rimando specifico nella pagina Catechisti.
Sulla pagina, farò in modo di fornire ulteriore materiale che possa permettere ai catechisti interessati di realizzare il percorso indicato al meglio.
Immagino che alcuni potrebbero chiedermi di fornire la password via mail, ma sinceramente credo che non sia opportuno. Sono estremamente convinta che ognuno, nel proprio servizio ministeriale, sia chiamato anche a raggiungere un’opportuna preparazione e credo che Catechisti Parrocchiali possa essere per ognuno un reale e concreto strumento di auto-formazione, a livello biblico, nella pedagogia catechistica, nel fornire sussidi, idee, percorsi per la Catechesi. Inoltre avere accesso a un materiale finalizzato a un percorso, senza avere il percorso, credo non serva a molto.
Spero invece che questa scelta, possa essere un modo per migliorare i nostri scambi, i passaggi di informazione, la messa in comune di materiale e idee.
La pagina dedicata ai lettori diCatechisti Parrocchiali/Settembre 2011 sarà on line da Lunedì 27 giugno!
A presto cari catechisti! Il Signore benedica noi, tutti coloro che ci affida, ogni idea, ogni progetto e lo rischiari con la sua luce! Buon cammino, buona preparazione nel servire la Parola e, perchè no?!, buone vacanze!!!
*Nella Rubrica Musica del Dossier Ragazzi e Dintorni, contenuto nella rivista Catechisti Parrocchiali, facciamo in modo di costruire dei percorsi tematici dedicati soprattutto a preadolescenti e adolescenti. La tematica, proprio per la poliedricità con cui viene affrontata da più autori nel Dossier, può essere assunta non solo dai Catechisti, ma anche da educatori e insegnanti di Religione per attivare dei percorsi sulla fede che integrino aspetti dell’esistenza che tocca i giovani destinatari, con il messaggio forte e provocante del Vangelo.
“Buongiorno Bologna! È sabato mattina e anche oggi, come tutti i sabati dalle 9.15 alle 11.00, siamo pronti per tenervi compagnia con tante notizie, musica, eventi, cultura e divertimento. State ascoltando il programma Inside – dentro la notizia condotto da Marco e Marco”.
In realtà è molto interessante e completamente diverso vivere questo annuncio dall’interno dello studio di Radio Nettuno tra fili, microfoni, fogli volanti, giornali, Jessica e Annalisa in regia che tentano di coordinare due conduttori un po’ indisciplinati e che, a sorpresa, si scoprono essere due sacerdoti: don Marco Baroncini e don Marco Ceccarelli.
La trasmissione copre l’intera programmazione del sabato mattina alternando momenti vari a musica e rubriche fisse. Il primo appuntamento importante sono I 120 secondi: alcune notizie importanti della settimana raccontate in 120 secondi. Segue l’intervista al responsabile di Bologna 7, inserto domenicale di Avvenire nella diocesi di Bologna. Tra musica, battute e informazioni si alternano ospiti in studio o al telefono.
Ma di cosa parlare? Di cultura, di eventi locali e nazionali, di Chiesa, di persone.
Subito risuonano nelle orecchie e nel cuore, come un ritornello, le parole di don Alberione: la radio è un mezzo di comunicazione molto utile per l’evangelizzazione, di tutto parlare cristianamente… E così, un po’ per prestare un servizio alla diocesi, un po’ per far conoscere la propria missione, anche le Figlie di San Paolo si sono messe in onda.
Ogni sabato mattina, infatti, uno spazio fisso di una decina di minuti è stato riservato alla presentazione di un libro, il libro della settimana, a seconda delle tematiche e delle occasioni, e gli ascoltatori bolognesi hanno potuto ascoltare il suggerimento di qualche novità editoriale dalla mia voce in diretta telefonica dalla Libreria Paoline.
Intanto la comicità dei conduttori, che non hanno risparmiato battute divertenti alla povera postulante, ha fatto crescere il rapporto di conoscenza, collaborazione e amicizia. Ho iniziato ad andare in studio, ad essere presente per un tempo maggiore nella trasmissione, a presentare, sempre con uno stile brioso e allegro, pubblicazioni e audiovisivi su temi specifici(educazione, testimonianze, vocazioni, beatificazione di Giovanni Paolo II, Fiera del libro di Torino, comunicazioni sociali,…). Particolarmente efficace è stato la testimonianza dell’attore e comicoBruno Nataloni. Attore, papà, studente della Facoltà Teologica, animatore di corsi di dramma-terapia e futuro partecipante al Festival del teatro del sacro. Ci ha fatto gustare la possibilità di parlare di Dio con affetto, ma anche con gusto e divertimento attraverso il potente mezzo del teatro e della comicità.
Non meno importante e gradito è stato l’aiuto di Nikki che, oltre ad essere spesso presente a documentare con la macchina fotografica i diversi momenti, ha partecipato con me a una puntata di Radio 12 porte a proposito della giornata mondiale delle vocazioni. Abbiamo raccontato la nostra chiamata, il nostro percorso di Postulato e abbiamo anche scoperto di avere dei fans che sono venuti a trovarci in libreria.
Le strade dell’etere, ho capito, rischiano di essere difficilmente controllabili: non si riesce a cogliere quanti sono e chi sono coloro che ascoltano. Di sicuro la radio è un mezzo molto utilizzato e può essere un buon modo per condividere un pezzo di strada con questa umanità. Non so quanto e a chi sia servita questa nostra partecipazione come Figlie di San Paolo ma certamente mi sono divertita ed è iniziata una fruttuosa collaborazione con l’Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi di Bologna che spero non finisca con la chiusura estiva del programma!
Non è mai facile scrivere un articolo che verrà pubblicato sul web o inviato via mail… In questi ultimi tempi abbiamo cercato di raccontarvi con attenzione della bellissima esperienza vissuta mensilmente con i giovani di un liceo presso l’abitazione delle Figlie di San Paolo di Ferrara. Abbiamo tentato di descrivere quello che è stato fatto, di spiegare cosa si può condividere con i giovani, ma anche di mostrare il loro entusiasmo, la loro partecipazione. Oggi abbiamo deciso di scrivere qualche riga partendo dal cuore… Sì, perché per noi l’incontro del 27 maggio è stato l’ultimo con questi fantastici ragazzi e più di tante parole ci portiamo dentro l’affetto che ci hanno dimostrato e più di tutto il resto vorremmo che loro sentissero che gli abbiamo voluto bene, così semplicemente. In questo mondo dove spesso nessuno da niente per niente auguriamo loro la felicità, quella felicità che passa dai rapporti belli, profondo, sinceri con le persone che si incontrano, quella felicità che ha come fonte Gesù che è amore. Per tutto questo non potevamo non soffermarci, nell’ultimo appuntamento, su colei che più di tutti ci mostra il suo affetto, ci avvicina a Gesù, desidera la nostra felicità: Maria.
Chi è Maria per un giovane oggi? Siamo ancora in grado di comprendere il suo valore, di imitare la sua donazione totale a Dio, di sentire la sua materna vicinanza? Cosa dire di Maria? Maria, nostra madre ci è sempre vicina, ma noi la conosciamo? È importante allora cercare di capire quali sono i dogmi mariani che la Chiesa ci invita a credere e come ci presentano questa figura tanto importante di donna e madre. Ci siamo fatti accompagnare da un film: Nativity, le cui scene ripercorrono i vari momenti della vita di Maria di Nazaret.
Abbiamo visto con i giovani che Maria è Immacolata poiché è stata preservata dal peccato originale e non ha commesso nessun peccato, né mortale né veniale, in tutta la vita. Maria, soprattutto, è stata scelta da Dio per realizzare il suo progetto d’amore: venire nel mondo per salvare l’uomo. Lei con il suo sì diventa la Madre di Dio, che si fa uomo. Essere la madre di Gesù è il fatto centrale della vita di questa giovane donna, la sua vocazione. Su questo ci siamo un po’ fermati e interrogati: quali sensazioni deve aver avuto Maria all’annunciazione? Paura di dover all’improvviso cambiare i propri piani? Anche Lei come noi, sicuramente aveva, almeno idealmente, pianificato la Sua vita, una vita normale con le gioie e le sofferenze di ogni uomo. Eppure all’improvviso, tutto cambia. Abbiamo provato ad immaginarci al suo posto… “oggi, come tutti i giorni, mi sveglio, vado a Scuola, torno a casa, studio, ma all’improvviso, quando sto chiuso nella mia cameretta, all’improvviso, vedo una luce e sento una voce, che mi chiede di lasciar tutto”: chi di noi direbbe sì, senza aver almeno ottenuto le rassicurazioni del caso?
La madonna poi è la sempreVergine: il concepimento di Gesù dallo Spirito Santo è indicato dalla verginità prima della nascita di Gesù; il parto naturale senza dolori e senza perdere l’integrità indica la verginità nel parto; la dedizione totale di Maria a Gesù ricorda la verginità dopo il parto.
Maria, infine, terminato il corso della vita terrena, fu Assunta nella gloria celeste in anima e corpo. L’assunzione non nega però che anche lei sia passata attraverso l’esperienza della morte ma afferma che essa partecipa già adesso, corporalmente, del mistero di Dio.
Il nostro allora vuole essere un GRAZIE sentito a tutti coloro che hanno reso possibili questi incontri: le Figlie di San Paolo di Ferrara che hanno messo a disposizione la loro comunità ma soprattutto il loro tempo e molte attenzioni perché questi momenti fossero possibili; e infine tutti i giovani che hanno dato spazio alla Parola di Dio con semplicità ma grande disponibilità.
(Veronica Bernasconi e Anne Dominique Ramos – Postulanti fsp)