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Con te Santo Padre

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Con te e su di te, caro Padre
chiediamo la benedizione di Dio
perché tu possa accompagnarci
in un nuovo cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. 

Vai Francesco e ripara la SUA Chiesa, non indugiare
il Signore ti sosterrà a ogni bivio, sarà luce in ogni scelta,
guida certa nella direzione.

Santo Padre, con te, sulle strade della vita,
perché il mondo creda e, credendo viva.

Grazie per il tuo sì. 

Preghiera di: Suor Mariangela Tassielli, Fsp

Con il papa: dentro la rinuncia, la profezia?

papa Benedetto VI

Ci sono volte in cui si dovrebbe tacere e ascoltare le altrui scelte, perché le parole più preziose, spesso si nascondono nel non detto. E questa, a mio parere, sarebbe una di queste volte.

Tante parole già dette (troppe e in alcuni casi fuori luogo) a cui non avrei voluto aggiungere le mie, ma siete stati in molti a chiedere un parere, una condivisione, una riflessione pronunciata ad alta volte circa la scelta del Santo Padre di rinunciare al suo ministero.

C’è un passaggio di fondamentale importanza a cui il Papa accenna nel comunicare il perché della sua decisione. Egli scrive: Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio... e la coscienza, cari amici, è il luogo in cui ognuno, personalmente, risponde a Dio. E’ questo che dovrebbe suggerire a tutti noi un profondo e irrinunciabile rispetto di fronte a tutto questo. Lo stesso rispetto che ognuno di noi esige dagli altri, di fronte a scelte difficili.

Nessuno di noi potrà sapere quali siano stati i termini reali di questo durissimo discernimento, ma una cosa è indubbia: la coscienza di Benedetto XVI è una coscienza che ha visto, ha toccato con mano, ha sofferto l’immobilità di un pontefice sofferente che con la sua vita ha portato tutta la Chiesa a vivere il silenzio, l’impotenza, la consumazione della Croce. Per Giovanni Paolo II è stata teologia del dolore, ma forse, proprio quel silenzio impotente, ha permesso al peccato di insinuarsi più profondamente nelle maglie larghe di una rete forse un po’ troppo lasciata a se stessa.

Tutto questo Joseph Ratzinger lo ha visto, vissuto e sofferto. E una coscienza che vede e impara è una coscienza che diventa responsabile, che non può ignorare.

Sono pervenuto – dice il Santo Padre – alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma“.

Di fronte a questo, nulla ha senso: né il giudizio, né il confronto, né alcuna forma di timore o paura, né il sospetto. Occorre l’umiltà di chi vuole e sa guardare oltre il visibile, nella certezza che quel Dio che, fino a oggi ha condotto la sua Chiesa, continuerà a farlo, tra mille bufere e mille nuove albe, passando nei deserti di un’umanità che se ieri doveva imparare la forza della debolezza, oggi ha la possibilità di imparare la profezia dell’umiltà.

Buon tutto cari amici, restiamo nella preghiera fiduciosa in comunione di preghiera con quel Papa dal singolare pontificato… singolare nel riconoscere le colpe, singolare nello smascherare il marcio, singolare nel denunciare il peccato nel cuore della Chiesa, singolare nel guardarsi dentro e passare il testimone.

Grazie,  Santità, per la profezia che oggi riaffida al futuro di una Chiesa, chiamata a riscoprirsi al servizio di un Dio che ama questa umanità.

suor Mariangela, fsp

In preghiera per il Sinodo sulla nuova evangelizzazione

In questi giorni, e precisamente dal 7 al 28 ottobre, come Chiesa stiamo vivendo un importantissimo evento: il Sinodo dei vescovi. E’ un evento di portata mondiale che raduna attorno al Papa, Benedetto XVI, vescovi provenienti da tutto il mondo, per riflettere su questioni attuali e sfidanti per la vita e la missione della Chiesa, nel mondo.

“La nuova evangelizzazione per la trasmissione delle fede cristiana”: è il tema dell’assemblea. Tema particolarmente caldo per una umanità che fatica sempre di più a scoprire i segni della presenza di Dio e per una Chiesa che di fatto sta rischiando di confondere la sua voce alle voci della terra, rendendo silenziosa la voce instancabile di Dio.

“La Chiesa sente come un suo dovere – leggiamo nello Strumento di Lavoro del Sinodo – riuscire a immaginare nuovi strumenti e nuove parole per rendere udibile e comprensibile, anche nei nuovi deserti del mondo, la parola della fede che ci ha rigenerato alla vita, quella vera, in Dio” – cfr. IL 8.

Con il Papa e i vescovi, altri fratelli e sorelle, vivranno quest’esperienza sinodale cercando di accogliere le istanze impellenti della società contemporanea e i fermenti di novità che lo Spirito sta seminando nei solchi della storia. Per loro e con loro, vogliamo unirci in una fraterna preghiera che ci renda tutti partecipi, in unione di spirito, a quest’evento, qualsiasi sia la nostra condizione, le nostre attese, la nostra personale situazione. Il Sinodo ricorda a tutti noi un dovere speciale: sentirci parte viva di una Chiesa viva che è comunione di chiamati, e di cui, ognuno di noi è responsabile in forza del Battesimo.

Nella preghiera e nell’offerta delle personali sofferenze, consapevolmente facciamoci carico di quanto, in questi giorni, il Papa e i Vescovi saranno chiamati a discernere e rioffrire a tutti noi, Chiesa radunata in Cristo Risorto, perchè possiamo con coraggio e audacia percorrere nuovi sentieri per una nuova evangelizzazione, che porti, OGGI, Dio all’uomo e l’uomo a Dio.

 

VII Incontro Mondiale con le Famiglie – Milano 2012/Fidanzati

Carissimi blogger, ve lo ricordate il nostro inviato speciale a Milano per l’Incontro Mondiale delle Famiglie? Ebbene, Giuseppe di Napoli, condivide con noi un altro significativo momento vissuto dal Papa a a Milano: l’incontro che Benedetto XVI ha avuto con i fidanzati!

Come volontario al Family 2012, sono stato assegnato al Mediacenter (l’area che si occupava della comunicazione dell’evento e della sala stampa, con oltre 1000 giornalisti accreditati) ed ho avuto la gioia di accompagnare un pool di giornalisti, di varia provenienza, alla veglia del sabato 2 giugno al Campovolo di Bresso; una serata di festa davvero intensa di emozioni e di sensazioni uniche, ritmata da ospiti di fama internazionale e da cinque “rappresentanti” di varie realtà familiari, che hanno posto varie domande al Papa su alcuni temi: la sua infanzia, il senso del “per sempre” nel matrimonio, la crisi economica, il lavoro e il divorzio.

Fara e Serge sono due ragazzi poco più che ventenni del Madagascar, che si sono conosciuti in Italia dove studiano e si sono fidanzati; convivono ogni giorno con la sensazione di “esser fatti l’uno per l’altro”; desiderano ardentemente sposarsi e costruire un futuro insieme, orientando ogni aspetto della propria vita ai valori del Vangelo. Ciò che però li spaventa e allo stesso tempo li attrae è la parola “per sempre”, così poco pronunciata nei contesti giovanili di oggi, ma che assicura la vera libertà e la vera felicità.

Il Papa ha iniziato l’intervento con un breve exursus sulla realtà del matrimonio, che da “patto di convenienza” tra clan e gruppi, si “basa oggi sulla propria scelta; precede l’innamoramento, diventa poi fidanzamento e quindi matrimonio”. Ma l’amore, di per sé, non garantisce il “sempre”, anche se “l’amore, essendo assoluto, vuole tutto e quindi anche la totalità del tempo”; ma allora come fare a riuscire a rimanere con una persona per sempre, amandola e provando, fino alla fine, un forte legame con essa? È necessario (e sembra davvero strano, visto che parliamo di sentimenti) “purificare questo sentimento d’amore, entrando in un cammino di discernimento”, dove ragione e volontà possano accompagnare l’amore verso una piena maturazione.

Parlando di matrimonio, il pensiero del Papa si rivolge chiaramente al brano evangelico delle nozze di Cana (cfr. Gv 2, 1-11) dove il primo vino (metaforicamente l’innamoramento) non dura fino alla fine, finisce, pur essendo buonissimo; un nuovo vino arriva e si produce dopo una fermentazione, crescita e maturazione lenta e non esente anche da difficoltà, tipiche della sequela di Gesù. Un nuovo vino che “è più bello, migliore del primo vino: l’amore definitivo”.

Il Papa quindi suggerisce ai due fidanzati malgasci (che rappresentano però tutti i giovani del mondo) un cammino di maturazione personale e di coppia, che porti ad assumere l’impegno del “per sempre” non senza problemi e sofferenze, ma con una certa consapevolezza e desiderio. 

Video: Il Papa a Milano. Sul matrimonio: “E’ il secondo vino di Cana, il migliore”

Online anche la testimonianza dell’ Incontro del Papa con i cresimandi!

VII Incontro Mondiale con le Famiglie – Milano 2012/Cresimandi

Da mercoledì 30 maggio a domenica 3 giugno 2012, Milano è stata la sede del VII Incontro Mondiale delle Famiglie! Naturalmente anche noi di Cantalavita ci siamo resi presenti grazie a un inviato speciale ;-)!!! Si tratta di Giuseppe Tramontin, 21 anni, di Napoli! Leggiamo la sua testimonianza  relativa all’incontro del Santo Padre con i cresimandi, nello Stadio San Siro!!!

Sono partito per Milano come volontario, con tante aspettative, qualche preoccupazione legata a ciò che lasciavo a casa, qualche timore legato alla non conoscenza di ciò che trovavo, ma con un grande desiderio: poter partecipare all’incontro dei cresimandi con Benedetto XVI allo stadio San Siro. Oltre all’immensa gioia e il palpabile entusiasmo che mi sarebbe piaciuto toccare e vivere, desideravo partecipare a questo incontro perché, per vivere quest’esperienza del Family2012, ho purtroppo dovuto rinunciare alle cresime del gruppo giovanissimi della mia parrocchia; di alcuni di questi ragazzi sono stato animatore all’oratorio, con altri, si è costruito un bel rapporto.

Poteva il Signore non esaudire questa mia richiesta e ascoltare questo desiderio del cuore? Quando alcuni volontari che erano con me all’alloggio mi hanno portato il biglietto per entrare a San Siro pensavo di sognare, ma subito un pensiero di ringraziamento, seppur piccolo e immediato, è andato a Colui che ha voluto fossi a quest’esperienza. E allora… dovevo prepararmi a viverla al meglio e, soprattutto, ad essere attento a recepire il messaggio che lì avrei sicuramente ricevuto.

Circondato dalla folla e dall’entusiasmo di oltre 80.000 persone, Benedetto XVI ha guidato la veglia di preghiera con i cresimandi e i cresimati dell’intera diocesi di Milano, in un clima informale e gioioso. Tra tifo e cori da stadio, proprio lì dove giocano i campioni delle due squadre Milan e Inter, che fanno sognare i tanti ragazzini lì presenti, il Papa è stato il “campione più grande e anche l’allenatore dell’immensa squadra che è la Chiesa” come ha ricordato all’inizio il giovanissimo Giovanni, nel saluto al Santo Padre. Una toccante cerimonia, “impregnata” di vocazione e di Spirito Santo, scandita dalle meravigliose coreografie, create dalla sinergia di oltre 1000 figuranti, che hanno ricreato varie “figure”, tra cui il logo del Family2012 (il VII Incontro Mondiale delle Famiglie) e una rete che pian piano si riempieva di tantissimi pesciolini, rievocando il brano evangelico della Pesca miracolosa (Lc 5, 1-11)

Tante le esortazioni e gli input che il Papa ci ha lanciato, primo su tutti l’invito ad impegnarci nel raggiungere la santità: “Ma è possibile essere santi alla vostra età? Vi rispondo: certamente! La santità è la via normale del cristiano: non è riservata a pochi eletti, ma aperta a tutti»

L’emozione di poter partecipare a questo evento è stata infinita ed indescrivibile. Il pensiero è andato ai ragazzi della mia parrocchia che proprio in quei giorni ricevevano il dono dello Spirito Santo: “vento che gonfia le vele, fuoco che accende l’amore, aria che si respira libera”, come ribadiva il canto iniziale della veglia. Il poter vivere questa esperienza con la Chiesa di Milano mi ha ricordato l’universalità della Chiesa Cattolica e soprattutto la bellezza e la gioia dell’essere credente, del credere e del vivere il Vangelo di Gesù Cristo; e proprio il Papa, a proposito della vita di fede non ha avuto paura di sottolineare ai ragazzi presenti la difficoltà della sequela di Gesù: “Cari ragazzi e ragazze, tutta la vita cristiana è un cammino, è come percorrere un sentiero che sale su un monte – quindi non è sempre facile, ma salire su un monte è una cosa bellissima”.

On line un’ altra testimonianza del nostro inviato: Benedetto XVI incontra i fidanzati

GP2 GenerAzioni – Silenzio!

Il periodo della Quaresima, che stiamo trascorrendo per prepararci degnamente alla commemorazione della Pasqua, mi suggerisce due pensieri che vi lascio come ricordo e come programma. Voi sapete che Gesù, prima di iniziare la vita pubblica, si ritirò in preghiera per quaranta giorni nel deserto.
Ebbene, carissimi giovani, cercate di fare anche voi un pò di silenzio nella vostra vita, per poter pensare, riflettere, pregare con maggior fervore e fare propositi con maggior decisione.
E’ difficile oggi creare delle “zone di deserto e di silenzio“, perché si è continuamente travolti dall’ingranaggio delle occupazioni, dal frastuono degli avvenimenti, dall’attrattiva dei mezzi di comunicazione, in modo che viene compromessa la pace interiore e vengono ostacolati i pensieri supremi che devono qualificare l’esistenza dell’uomo.
E’ difficile, ma è possibile ed importante saperlo fare. […]
Riservate anche voi un pò di tempo, specialmente alla sera, per pregare, per meditare, per leggere una pagina del Vangelo o un episodio della biografia di qualche santo; createvi una zona di deserto e di silenzio, così necessario per la vita spirituale.

Tratto dal libro
365 giorni con Giovanni Paolo II 

GP2 GenerAzioni – Quaresima!

Voi vi domandate:
«Che cos’è diventata la Quaresima?»
Voi ritenete che la rinuncia assai relativa al cibo non significa gran che, quando tanti dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, vittime di guerre o di catastrofi, soffrono molto, fisicamente e moralmente.
Il digiuno riguarda l’ascesi personale, sempre necessaria, ma la Chiesa chiede ai battezzati di caratterizzare anche in altro modo questo tempo liturgico.

La Quaresima ha infatti per noi un preciso significato: deve manifestare agli occhi del mondo che l’intero Popolo di Dio, perché peccatore, si prepara nella Penitenza a rivivere liturgicamente la Passione, la Morte e la Risurrezione di Cristo.
Questa testimonianza pubblica e collettiva ha la propria sorgente nello spirito di Penitenza di ciascuno di noi e ci induce altresì ad approfondire interiormente tale comportamento ed a meglio motivarlo.

Rinunciare non significa soltanto donare il superfluo, ma talvolta anche il necessario, come la vedova del Vangelo, la quale sapeva che il proprio obolo era già un dono ricevuto da Dio.
Rinunciare significa liberarsi dalla schiavitù di una civiltà che ci spinge sempre più alla comodità ed al consumo, senza alcuna preoccupazione nemmeno per la conservazione del nostro ambiente, patrimonio comune dell’umanità. […]

A voi tutti che siete decisi di dare questa testimonianza evangelica di penitenza e di solidarietà, la mia benedizione nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Messaggio di sua santità
Giovanni Paolo II per la Quaresima 1979