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CATECHISTI PARROCCHIALI – Maggio 2011: Testimoni nell’era digitale

È TEMPO DI BILANCI

di Franca Feliziani Kannheiser

Nel percorso di un anno catechistico non può mancare il momento del bilancio per ripercorrere con i fanciulli, attraverso la conversazione, il racconto o il disegno, i momenti più significativi del tempo che si è condiviso. Non deve essere «una verifica di tipo scolastico» di ciò che il fanciullo ha appreso, ma piuttosto la memoria e la narrazione gioiosa di un viaggio che ci ha visti protagonisti insieme e di cui riviviamo le esperienze più belle, ma anche quelle difficili o problematiche, per cogliere il significato e gli effetti del percorso realizzato.
La dinamica può avere come oggetto:
il ricordo del primo incontro e di come il gruppo si sia trasformato nel tempo per una migliore conoscenza e interiorizzazione del messaggio;
• ciò che è piaciuto di più e di meno del nostro viaggio insieme;
• che cosa abbiamo scoperto di nuovo su noi stessi, su Gesù, sulla Chiesa, ecc.
Una volta in cerchio, ogni fanciullo riceve tre cartoncini di colore diverso o con tre simboli differenti:
cartoncini gialli o con il simbolo del sole;
• cartoncini grigi o con il simbolo della pioggia;
• cartoncini verdi o con il simbolo di un ramo fiorito.
Nel cartoncino giallo, ognuno scrive un momento bello che ha vissuto nel gruppo; in quello grigio, un’esperienza negativa; in quello verde, un suggerimento per il prossimo anno.
Il catechista raccoglie i cartoncini in una grande scatola che pone al centro del gruppo. I cartoncini sono estratti, letti e discussi.
A questo punto si continua l’incontro leggendo il seguente racconto:
«C’era una volta un cuoco che andava in giro per i paesi della contea a insegnare ricette di piatti saporiti. Era famoso perché possedeva una polvere magica che rendeva squisiti i suoi piatti. Ogni paese aspettava con trepidazione e curiosità il suo arrivo, sicuri di imparare qualcosa di nuovo. Era, infatti, molto creativo e sapeva utilizzare bene le risorse dei diversi luoghi. Nei paesi dei pescatori, insegnava a pescare e a cucinare il pesce; nei paesi dei cacciatori, a cacciare e a cucinare la carne; nei paesi degli agricoltori, a coltivare la terra e a cucinare le verdure.
Un giorno arriva in un paese molto povero, dove decide di insegnare la ricetta del minestrone. Va in piazza con la sua grande pentola: vi mette l’acqua, un po’ di sale e la sua polvere d’oro, ingrediente magico che rende squisite le sue pietanze.
Dopo un po’ l’assaggia e dice, come tra sé e sé, che mancherebbe una cipolla. Subito uno che ha sentito corre a casa sua per prendere una cipolla. Egli la mette nella pentola. Dopo un po’ assaggia nuovamente e dice: «Uhm! mancherebbe una patata». Chi ha sentito si precipita a prendere una patata che lui mette in pentola. Dopo un po’ assaggia di nuovo e dice: «Uhm! mancherebbe una carota» e chi ascolta è ben felice di contribuire con la sua carota. Poi mano a mano si accorge che manca un peperone, una zucchina, un po’ di prezzemolo, uno spicchio d’aglio e così via sino a quando è soddisfatto del sapore del minestrone.
È proprio squisito. Gli abitanti lo gustano e ognuno dice che non aveva mai mangiato un minestrone così buono: tutto merito della polvere magica del cuoco…
Lui invece sa che il merito è un altro. Ma questo è il suo segreto».
Alla luce del racconto chiediamo:
• Qual è la polvere magica che ha reso squisito il minestrone?
• Che cosa c’entra questo racconto con l’anno catechistico che si sta concludendo?
• Qual è stato il mio contributo al suo «sapore»?

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi  nel numero di Maggio di Catechisti Parrocchiali

Per vedere il sommario di Catechisti Parrocchiali di Maggio 2011 clicca qui

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Parabolando – Sui passi di Gesù: un deserto nella città – Campo Triduo Pasquale 2011_Testimonianze!

Dal 20 al 23 aprile, ovvero dal mercoledì santo al sabato santo, le Figlie di San Paolo hanno sperimentato per la seconda volta e in modo ancora più radicale un modo innovativo e interattivo di vivere un campo-scuola; questo nello specifico in preparazione alla Pasqua. Le animatrici sono state sr Mariangela, sr Silvia e Dalia, una giovane socia della nostra Associazione Comunicazione e Cultura Paoline ONLUS. I livelli su cui si svolgeva il campo erano tre:

  1. On-line, sul blog Cantalavita e sulla pagina di Facebook Giovani & Vangelo
  2. Stanziale, presso il convento delle Figlie di San Paolo di Napoli, (zona Colli Aminei)
  3. Missionario, presso la parrocchia S. Maria delle Grazie e S. Gennaro di Trecase (NA)

La parola ai partecipanti:

          « Dal 20 al 23 aprile si sono tenuti alcuni incontri in preparazione alla Pasqua con le Figlie di San Paolo presso la loro casa di Napoli.
Al contrario degli altri campi a cui ho partecipato e che, generalmente, si sono tenuti a Roma, questa volta non solo eravamo in Campania ma siamo partiti dalle nostre case all’inizio di ognuno dei quattro giorni in cui si articolava il campo e vi siamo ritornati nel pomeriggio, proprio come da sottotitolo al campo: “Un deserto nella città”.
          Durante il primo giorno, dopo l’introduzione, abbiamo letto delle “testimonianze”: ciò che potrebbero aver pensato e come potrebbero aver passato alcuni personaggi il momento della passione di Gesù. Le quattro testimonianze, o per meglio dire i quattro ritratti, desunti sempre dal Vangelo o dagli Atti degli Apostoli riguardavano quattro importanti personaggi: Maria di Magdala, Giuda, Pietro e San Paolo. Abbiamo riflettuto sul messaggio, sull’esempio che questi personaggi ci hanno lasciato.
          Giovedì Santo ci siamo spostati dalla casa delle Paoline verso la parrocchia S. Maria delle Grazie e S. Gennaro di Trecase (NA), dove abbiamo incontrato i ragazzi dagli 11 ai 14 anni e abbiamo seguito la catechesi con loro. Suor Mariangela ci ha fatto vivere un’esperienza bellissima quando durante una dinamica, ci ha spiegato come tutti noi siamo ingredienti che mescolati e lavorati sapientemente possono da vita ad un unico grande Pane che rappresenta la Chiesa.
          Venerdì Santo abbiamo riflettuto molto su alcuni importanti avvenimenti, ad esempio sulle ultime parole che un Gesù sfinito, scandalo per i discepoli e avversario vinto per i sacerdoti, ha pronunciato con le sue ultime forze: «Eloì, Eloì lemà sabactàni». Parole queste che mi hanno sempre scosso per la loro durezza. Parole, che come ho appreso quello stesso giorno grazie a Suor Mariangela, non sono che un accenno al salmo 22, salmo di gioia e fiducia se considerato nel suo insieme e non di abbandono da parte di Dio.
          Sabato Santo siamo tornati a Trecase ma questa volta abbiamo incontrato i giovanissimi (14-18 anni) con i quali abbiamo fatto gruppo durante una dinamica che ci chiedeva, confrontandoci con le donne che si recano al sepolcro, di scrivere le nostre prospettive, i nostri progetti per il futuro. È stato molto divertente e stimolante entrare in un nuovo gruppo e subito avere coscienza di ciò che rende i suoi componenti uniti, di ciò che li interessa, delle loro aspirazioni e dei loro progetti… in fondo non molto diversi dai miei 😉 ».

Iacopo – Salerno

        

          « Un po’ di tempo per prepararsi alla Pasqua e voglia di mettersi in gioco, questi i requisiti, secondo me, per partecipare al campo “Sui passi di Gesù: un deserto nella città”. Io vi ho partecipato “dal vivo”, tanti altri on-line tramite il blog Cantalavita e la pagina Giovani & Vangelo (Facebook): era sempre un piacere tornare a casa la sera dal campo e leggere i commenti lasciati dagli altri partecipanti “virtuali”.
          Mercoledì 20 aprile c’è stata l’introduzione al campo e abbiamo “incontrato” alcune persone che il Cristo l’hanno conosciuto dal vivo e l’hanno seguito davvero, posando i loro piedi sui suoi passi; come per esempio Maria di Magdala, Giuda, Pietro oppure come Paolo, l’Apostolo delle genti. Ognuno di loro si è come presentato in qualche modo e mi ha insegnato qualcosa; Maria, ad esempio, la sua costanza. Questa sua caratteristica, infatti, ha fatto in modo che fosse la prima donna a cui Gesù è apparso e con cui ha parlato dopo la sua risurrezione. Costoro incontrano Gesù nella loro vita quotidiana e così dobbiamo fare anche noi, fidarci e affidarci al suo amore sia quando tutto va per il meglio, sia quando siamo nel buio della notte, nel buio del peccato o del dolore, nel buio della solitudine e delle lacrime.
          Dalla comunità delle Figlie San Paolo di Napoli, il secondo giorno ci siamo spostati in una parrocchia di Trecase (NA) e abbiamo fatto un incontro assieme ai ragazzi del catechismo di 11-14 anni. Punto centrale, secondo me, della riflessione fatta da suor Mariangela è stato il momento della dinamica del pane: ci ha letteralmente “mostrato” gli ingredienti necessari per fare il pane e li ha applicati a quello che sperimentiamo nella vita. Il pane è la comunità, è la Chiesa, il lievito rappresenta la presenza di Dio nella vita di ciascuno, l’acqua la forza della determinazione, il sale la fede in Dio e la farina i nostri doni personali. Al termine della spiegazione “illustrata” è stata proposta una dinamica proprio sui nostri talenti ed è stata questa dinamica che mi ha colpita particolarmente.
          Il venerdì l’abbiamo vissuto all’ombra della croce, vuota e dura. Ci siamo ritagliati del tempo per riflettere sulle parole di Gesù: “Eloì, Eloì, lemà sabactàni” anche grazie ad un video molto suggestivo incentrato sul salmo 22.
          Il sabato, infine, abbiamo passato una bellissima giornata. Si sentiva che la Risurrezione era nell’aria! Siamo tornati a Trecase per un incontro questa volta con i giovanissimi (14-18 anni) in cui abbiamo messo ai piedi di Gesù i desideri e le aspettative per il futuro… ».

Chiara – Salerno

Puoi guardare le foto del campo su Giovani & Vangelo

RAGAZZI & DINTORNI – Aprile 2011 – Timore di Dio

COME TERRA BUONA

di Alessandra Beltrami

All’interno dell’articolo una proposta di celebrazione sul dono del “Timor di Dio” da proporre ai ragazzi.
Al centro della stanza dove si svolge l’incontro, sul tavolo o su un leggio, si pone il libro della Bibbia, con accanto un cero acceso e un cestino.
Si predispone un cartellone con, al centro, un disegno o un’immagine di Gesù, e dei pennarelli colorati. Si comincia l’incontro introducendo il significato del dono: lo Spirito Santo, con i suoi molteplici doni, allarga il cuore a una nuova conoscenza di Dio e del suo amore. Ci fa anche scoprire che siamo «piccoli» dinanzi alla grandezza di Dio. Con il dono del timore di Dio, egli agisce in noi, generando un sentimento di gratitudine e di rispetto verso il Padre; questa inclinazione nulla ha a che vedere con «la paura di Dio». Aprendoci all’azione dello Spirito, ci affideremo alla potenza della parola del Signore, abbandonando ogni atteggiamento di orgoglio e di presunzione.
Si prosegue con un canto utile a creare un clima di raccoglimento e di invocazione allo Spirito Santo.
A questo punto si procede con la condivisione in gruppo e con un gesto: ogni ragazzo, per esprimere un sentimento di fiducia o di affidamento al Signore, è invitato a scegliere un oggetto che gli appartiene e a deporlo nel cestino, accanto alla Bibbia, motivando la scelta. Può deporre un paio di occhiali, nel desiderio di vedere la realtà, i bisogni degli altri, con gli occhi di Dio; un orologio, per indicare che vuole dedicare tempo alla preghiera ogni giorno; un giornale, per impegnarsi nel quotidiano con gesti di carità; una penna, per affidarsi al Signore perché scriva il suo amore nella sua vita; una sciarpa, per mettersi sotto le ali di Dio; oppure un piccolo gioiello, per scegliere Dio come unica ricchezza.
Il catechista spiega il significato del gesto che rappresenta l’«offerta di qualcosa di noi», che ci fa diventare terreno adatto ad ascoltare e accogliere la Parola che sarà seminata in noi attraverso l’ascolto della Parola contenuta nel Vangelo di Matteo 6,25-34.
A questo punto il catechista approfondisce quanto proclamato e spiega ai ragazzi il senso del momento successivo: il nostro cuore, nutrito dalla parola di Dio e animato dallo Spirito del timore, è ora pronto ad affidarsi umilmente a lui e a riconoscere la sua costante presenza nella storia e nella vita di ciascuno di noi. Forti di questa scoperta, possiamo esprimere, con gioia, la nostra adesione a lui e il desiderio di seguire Gesù, apponendo il nostro nome sul cartellone vicino all’immagine di Gesù.
Dopo un tempo di silenzio i ragazzi scrivono il proprio nome sul cartellone, uno per volta, mantenendo un clima di silenzio e di preghiera. Al termine, si prega, a cori alterni, il salmo 103.
Si conclude questo momento di preghiera con un canto finale dopo aver pregato la Supplica allo Spirito Santo qui proposta:


Vieni, Spirito Santo, e suscita
una nuova Pentecoste nella
tua Chiesa! Scendi su tutte le
persone e su tutti i popoli del mondo.
Purificaci dal peccato e liberaci da ogni inganno
e da ogni male! Infiammaci con il tuo fuoco
di amore! Insegnaci a capire che Dio è tutto:
tutta la nostra felicità e la nostra gioia. Vieni a
noi, Spirito Santo, e trasformaci, salvaci, riconciliaci,
uniscici. Insegnaci ad essere totalmente di
Cristo, totalmente tuoi, totalmente di Dio Padre.
Te lo chiediamo per l’intercessione della beata
Vergine Maria, Madre di Gesù, Madre nostra e
Regina della pace. Amen.

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Aprile dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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Tempo Pasquale: tempo di pietre rimosse!

Tra una pagina e l’altra di Facebook, qualche ora fa ho letto il titolo di un link, forse un augurio… Pasqua tempo di pietre rimosse.

Svegliandomi ho pensato che una delle caratteristiche di quei 50 giorni che seguono la notte della Resurrezione è il perdurare di un tempo di gioia, di rinascita, di vita nuova che non si riduce agli auguri di un giorno. Quello che accade in quel sepolcro non mette nulla a tacere, non calma le paure, non  ammansisce le tensioni, tutt’altro!

Cristo è Risorto, il sepolcro è vuoto, di quel maestro crocifisso non è rimasto nulla, nulla su cui piangere, nulla da rimpiangere.

Chi sceglie di fermarsi nel giardino per cercare le certezze di un corpo morto, rischia di restare in uno stato di eterno rimpianto.
Chi accetta la sfida, di credere nel Risorto, di credere all’annuncio degli angeli, di rinunciare ai suoi progetti e ritornare verso la Galilea, verso il luogo della chiamata, dove tutto ha avuto origine, dove lui ha chiamato tutti per nome, ha guarito e perdonato… chi accetta di vivere la sfida della Resurrezione, di puntare sulla fiducia e non sulle certezze, chi accetta di perdere anche l’unica cosa rimasta di lui (il sepolcro vuoto) sentirà nuovamente le sue parole d’amore, potrà incontrarlo ancora una volta e sentire dalla sua bocca l’ultimo vero mandato.

Accettare la sfida della Pasqua è lasciare che la Vita nuova, proposta dal Signore Risorto, possa rimuovere le pietre dei nostri personali sepolcri, quegli spazi angusti in cui spesso vorremmo rinchiudere la vita di Dio, sempre così alternativa, così diversa dalle nostre aspettative, così oltre i nostri orizzonti.

A noi la scelta:

possiamo continuare a misurare, a restare a mani tesi, a tenere stretti gli oli aromatici per ungere il suo corpo… possiamo restare dentro o fuori a piangere un corpo che non esiste più, ad attendere che ciò che vorremmo accada.

Ma possiamo anche accogliere l’invito del Vangelo: lasciare tutto e andare! Lasciare i nostri oli aromatici, abbandonare i nostri progetti, le nostre certezze conquistate e ritornare lì dove il Maestro ci sta aspettando. Non ci sono certezze: è inutile cercarle. La vita che il Risorto propone è fatta di  fiducia, di speranza e di amore accolto e donato.

E’ questo l’augurio che ci facciamo reciprocamente!

Abbiamo proposto un campo on line, sui passi di Gesù, perché la preparazione alla Pasqua fosse un momento di consapevolezza del dono ricevuto da Dio. Oggi con altrettanta coscienza e gratitudine ci auguriamo che il dono immenso di Dio Padre, Gesù Cristo e la sua vita donata, possa trovare spazio nella nostra vita, per diventare oggi, come ieri, pane spezzato per la vita di tutti i fratelli e sorelle che incrociano la nostra strada.

Buon tempo pasquale! Buon tempo di resurrezione da ogni morte, tempo in cui la vita di Dio possa esplodere in noi!

Auguri a tutti e ciascuno!

Campo online_Triduo Pasquale 2011/4° giorno

Sabato Santo 23 Aprile 2011: La Pasqua, un incontro che ti chiama alla vita!

Preghiera di lode

Qualcuno muore,
è come se dei passi si arrestassero
e il rumore della vita si fermasse.
E se invece fosse una partenza
per un altro viaggio,
per un nuovo cammino?

Dunque, passato il sabato le donne si procurano gli olii, e poi, di buon mattino  si recano al sepolcro… Ma, ecco, il sepolcro è aperto, e dentro c’è un giovane vestito d’una veste bianca. Nelle donne si genera il terrore… Il terrore viene interrotto dalla parola dell’angelo. «È risorto, non è qui»…«uscirono e fuggirono via dal sepolcro, perché erano piene di spavento e di stupore».
È più facile essere discepoli di un morto, di cui magari si leggono i libri, e di cui si possono ricalcare le orme… […] E allora l’alternativa mette davvero paura: o diventi discepolo di un Gesù Nazareno, crocifisso e risorto, oppure il Gesù Nazareno solo crocifisso non c’è più, non c’è nemmeno il suo cadavere da imbalsamare, non c’è la tua rassegnazione per la sua morte, non c’è il tuo pianto per la sua atroce passione.
O diventi discepolo del Risorto, oppure non puoi essere nemmeno discepolo di un Crocifisso che non si trova più al suo posto nel sepolcro.
Pasqua significa riconoscere che la mia vita parte dalle parole dell’angelo in un sepolcro vuoto, per riempire il mondo dell’annuncio che il Signore Gesù è risorto. Non possiamo essere discepoli di un sepolcro vuoto. Possiamo esserlo solo di un Gesù vivo in mezzo a noi.


 Riflessione

 

…fermiamoci un attimo e sfogliamo gli antichissimi testi della Risurrezione, dell’apparire degli angeli alle donne, del sepolcro vuoto, delle bende senza più un corpo. Quando il corpo di Gesù fu sepolto era la Parasceve dei Giudei, la preparazione alla festa del sabato. Il suo corpo fu deposto in un sepolcro nuovo.. Poi fu il sabato e, con il sabato, l’impossibilità di avvicinarsi al corpo morto del Maestro di Nazareth. Se non fosse stato per le donne che a quel corpo dovevano una degna se-poltura, immaginare che nessu-no, né i farisei, né i discepoli, sarebbero più tornati. In fondo per i giudei la morte porta nello Sheol, in quel regno in cui neppure Dio entra, perché regna solo la non-vita. Cosa attendere? Perché attendere il giorno dopo il sabato? Per chi a quel maestro aveva creduto la sua morte genera un devastante interrogativo: «e ora, dopo aver lasciato tutto, dopo averlo seguito, cosa resta di noi? Da dove ripartire?». È in fondo l’interrogativo di ogni uomo e donna quando la vita viene colpita da una delusione, da un progetto fallito, da un imprevisto.
In quel sabato i discepoli non stavano più sperando… Alle donne era rimasta un’attesa solo umana: piangere quel corpo e onorarlo … Eppure in quel giorno dopo il sabato tutto viene stravolto. Gli angeli, inequivocabili messaggeri di Dio, entrano e riportano l’ebbrezza di Dio nella vita di chi si stava riabituando al torpore, all’abitudine, al non-sperare, al non-credere, al non-investire energie nel futuro, al portare avanti, semplicemente e senza troppo sforzo, antiche e intramontabili tradizioni.

…in quello spazio di rassegnazione Dio entra e riporta la vita, con tutti i suoi sconvolgimenti, con quel dinamismo che le è proprio. In fondo, dobbiamo dircelo con realismo, smettere di investire energie nel futuro, rassegnarsi è anche abbastanza comodo. Fidarsi significa rischiare di perdere, investire in amore può comportare il rischio di essere traditi, lasciati… avere dei progetti significa poter fallire. Per cui quando la vita ti ferisce e lascia segni profondi sulla carne, la nostra umanità sceglie più comodamente la via del ritirare i remi in barca. Per questo l’ingresso di Dio scomoda, per questo le donne al sepolcro fuggono, spaventate. 

Quel Gesù era veramente Dio, e colui che per mano e volontà di uomini era stato condannato era Dio, e colui che i suoi discepoli avevano lasciato, tradito, abbandonato, era Dio… non si poteva più far finta di niente. Dall’annuncio degli angeli in poi, non si poteva limitarsi a cercare un corpo da onorare. Con l’annuncio della Resurrezione cambia tutto e cambia la vita delle donne; cambia il loro andare e cambiano i loro progetti. Dio non entra nella storia lasciando tutto uguale: entra, penetra e propone il di più, il diverso, la vita… e vita piena.. Ma la reazione, quella solo umana è paura, terrore direi, fuga… «Le donne fuggirono via dal sepolcro, perché erano prese da spavento e terrore».

E noi, non siamo diversi da loro. Davanti ai grandi annunci, ai cambiamenti improvvisi e imprevisti rinunciamo, fuggiamo, preferiamo il più tranquillo ritorno a casa, alla tradizione, alla normalità, alle nostre certezze. Ma la Resurrezione è vita e la vita non si può arrestare.

Quelle donne consapevoli dell’incontro con il messaggero divino, alla fine cederanno alla proposta e loro, sarà il primo annuncio della resurrezione risuonato nel mondo, saranno loro le prime messaggere della lieta notizia.

E l’augurio per noi, alle soglie della Pasqua del Signore si lega profondamente all’esperienza vissuta dalle donne a Gerusalemme: che Dio possa entrare nella nostra vita, che possano trovare accoglienza le sue parole in noi, che sia Sì la nostra risposta alla sua proposta d’amore. che il nostro andare diventi leggero, sospinto dalla fiducia e non ap-pesantito dal timore.

Buona Pasqua sui passi di Gesù, perché ogni passaggio nella vita sia sempre e solo passaggio verso la vita!


Campo online: Triduo Pasquale

SUI PASSI DI GESU’… UN DESERTO NELLA CITTA’

VIVI CON NOI IL CAMPO 

GIORNO x GIORNO

dal 20 al 23 aprile 2011!!!


PROGRAMMA DEL CAMPO ONLINE!!! I LINK SARANNO AGGIORNATI GIORNO x GIORNO!!!

Mercoledì 20: Start, si parte! Sui passi di Gesù: un deserto nella città!

Giovedì 21: L’amore immenso di Dio!

“Esercizi” per la vita e per la celebrazione del pomeriggio

Venerdì 22: …e nella notte Dio c’è!

“Esercizi” per la vita e per la celebrazione del pomeriggio

Sabato 23: La Pasqua: un incontro che ti chiama alla vita!

Buona Pasqua a tutti e buon passaggio verso la vita: Tempo Pasquale, tempo di pietre rimosse! 

Sui passi di Gesù: un deserto nella città! – Triduo pasquale online e non solo!

Si può vivere un triduo pasquale nella piena consapevolezza di ciò che si sta per celebrare?
Quante realtà e situazioni, quante risposte di fede ci passano accanto lasciandoci a metà strada tra l’indolenza e la tiepidezza?

Eppure sotto i nostri occhi si compie il grande mistero dell’amore di Dio, di cui il triduo pasquale diventa la più alta manifestazione.

La Domenica  delle Palme è il grande invito liturgico: la lunga e solenne lettura della Passione del Signore Gesù, ci spinge a guardare la verità del dono, ci chiede di lasciarci interpellare da un amore totale, ci sollecita a non dare nulla per scontato.

Possiamo allora ignorare il dono?
Possiamo coglierne solo una piccolissima parte?
Possiamo far finta che con o senza Dio sia la stessa cosa?

Chi di noi sceglierà di vivere il Triduo Pasquale, sarà chiamato a non calpestare l’amore con la superficialità, a non usurpare il dono sprecandolo, a non ignorare quel momento immenso in cui ancora una volta il Signore si lascerà spezzare per la nostra salvezza.

Come fare?

La proposta che come Figlie di san Paolo vi facciamo è di vivere insieme un deserto nella città; di far in modo che questi giorni siano attesa consapevole della Resurrezione. Siete tutti invitati a camminare con noi “Sui passi di Gesù”, ad arricchire le celebrazioni liturgiche “ufficiali” con tempi personali di riflessione e preghiera dedicati a Dio.

Tutti in cammino, allora, giovani in modo speciale, per vivere con noi il campo on line:

Per chi ha meno di 30 anni e vive a Napoli o dintorni, può partecipare ai momenti di preghiera, riflessione e condivisione che vivremo insieme ad altri giovani.

L’appuntamento è mercoledì 20 aprile, alle ore 16.30 nella comunità Paolina di Viale dei Colli Aminei, 32/A.
Mercoledì vivremo un momento introduttivo e gli altri appuntamenti proseguiranno secondo programma da giovedì 21 a sabato 23 aprile dalle 9.00 alle 15.00.

Da chi partecipasse a questi appuntamenti “reali”, attendiamo conferme di partecipazione, per  organizzare eventuali spostamenti.

Per info e dettagli contatta:

sr. Mariangela Tassielli – 3408404419 m.tassielli@paoline.it
sr. Silvia Mattolini – 3293395223 suorsilvia@ymail.com


Scarica il programma:

per i giovani fino a 30 anni – semiresidenziale: Programma per giovani

per tutti – on line: Programma del campo on line


RAGAZZI & DINTORNI – Aprile 2011 – Timore di Dio

LA RISPOSTA È NEL VENTO… DELLO SPIRITO

di Fausto Negri

Al Congresso Eucaristico di Bologna del 1997 fu invitato il famoso cantautore americano Bob Dylan. Egli cantò, alla presenza di Giovanni Paolo II, una delle sue canzoni più famose: Blowing in the wind. Essa, tra l’altro, recita: «Quante le strade che un uomo farà, e quando fermarsi potrà? Quanti mari un gabbiano dovrà attraversar, per giungere e per riposar?… Quando dal mare un’onda verrà che i monti lavare potrà?». E il ritornello: «Risposta non c’è, ma forse chi lo sa, perduta nel vento sarà». Il Papa, alla fine del concerto, commentò: «Quante strade? C’è una sola strada. È Cristo la strada che un uomo deve percorrere prima di essere chiamato uomo! La risposta soffia nel vento… Ma c’è un vento malvagio che spinge verso il nulla e c’è il vento dello Spirito Santo che conduce a Dio».
Il timore di Dio non è un atteggiamento di paura nei confronti di Dio, bensì la preoccupazione di piacere a lui più che agli uomini e l’impegno di seguire Gesù a qualsiasi costo. Il timore ci fa tendere al vento dello Spirito e, insieme, ci fa percepire la gravità dell’indifferenza, la gravità degli «strappi» nella vela (i peccati), a causa dei quali il Vento non può esercitare la sua potenza. Timore è quel sentimento giusto di un figlio che non vuol far soffrire il Padre. Il timore non è in contrasto con l’amore. Esso ci dona un senso di dipendenza profonda. È l’atteggiamento che ci fa compiere il volere di Dio, avere rispetto e stima verso di lui perché si è consapevoli della sua grandezza e della nostra pochezza.
Mentre l’amore ci fa accelerare il passo, il timore ci induce a guardare dove posiamo il piede per non cadere. Ci evita di incorrere nel male del nostro tempo: la superficialità e la disinvoltura morale.
Non esiste la libertà assoluta. Libertà implica sempre un’obbedienza. L’obbedienza sbagliata schiavizza. Ognuno diventa ciò che sceglie e ama.
Il «timore» ci aiuta a rispettare Dio e gli altri. Hetty Hillesum, una delle ebree eliminate dai nazisti, pregava così: «Non si cade nelle grinfie di nessuno, se si è nelle tue braccia, o Signore!». Il timor di Dio non è il timore dello schiavo, ma un timore buono di chi non ha paura «di coloro che uccidono il corpo, ma non hanno il potere di uccidere l’anima».
Qual è il mio rapporto con il Signore? Nei momenti di difficoltà mi affido a scaramanzie, segni superstiziosi, talismani, o mi fido del Signore e mi sento figlio tra le braccia di un Padre-Madre da cui sono amato di amore infinito?
Ho una paura angosciante di chi mi può fare del male, o mi sento sostenuto da una Presenza che mi illumina e mi dà le parole e la forza necessaria per affrontare ogni provocazione?
La persona «timorata di Dio» si rivela «non timorosa» del giudizio degli altri. Non ripete a pappagallo le opinioni dei leader e gli slogan dei media.
Ha un proprio pensiero e la forza interiore di sostenerlo. Chi ha in Dio la propria àncora, non si lascia trascinare dal vento mutevole delle opinioni altrui; non costruisce la propria casa sulla sabbia dell’illusione per essere apprezzato.

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Aprile dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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Parabolando – Speciale missione biblica giovani e Paoline – Messina/5

«Dal 25 al 27 marzo faremo una missione biblica a Messina, il tema sarà incentrato sulla parabola del Seminatore (Mc 4,3-20)». Queste parole ci furono dette, a me e ai giovani che frequentano gli incontri con le Figlie di San Paolo, da suor Silvia e suor Mariangela quasi due mesi fa. Le parole sono diventate realtà e con nel cuore la parabola del Seminatore, la voglia di esercitare il “nostro” carisma e tanta tanta fede, siamo così partiti realmente alla volta della Sicilia.
Il 25 marzo, il gruppo in partenza da Salerno, era formato da Claudia, di Roma, tre ragazze di Napoli, Dalia, Grazia e Margherita, e da me, Iacopo, Maria Rosaria e sr Mariangela di Salerno. La libreria delle Figlie di San Paolo è stato il nostro punto di partenza: abbiamo caricato insieme il pulmino con il materiale apostolico che ci sarebbe servito per la missione e con le nostre valigie e, dopo aver salutato le suore della comunità e aver chiesto e assicurato preghiere, alle 9.00 in punto, siamo partiti. Nel lungo viaggio verso Messina, ci siamo scambiati gli ultimi aggiornamenti per l’evangelizzazione, abbiamo ascoltato i CD con i canti che ci sarebbero serviti per l’animazione con i bambini e abbiamo preparato i rotolini con la Parola di Dio che avremmo distribuito durante quei giorni.
Siamo giunti all’imbarco del traghetto verso le 15.00 e solo allora abbiamo mangiato, ma non si è rivelata un’idea geniale in quanto, anche se il mare era calmo, il breve viaggetto ha procurato comunque qualche problemino di mal di mare! Dal canto mio, mi son sentita già in Sicilia quando la statua della Madonna della Lettera, situata all’entrata del porto di Messina, ci ha salutato da lontano.
Appena sbarcati sull’isola, la prima tappa obbligatoria è stata la Libreria Paoline di Corso Garibaldi. Lì abbiamo conosciuto le suore che vi operano e che ci stavano aspettando. Ho avuto modo di assaggiare, grazie alla loro premura, il mio primo cannolo siciliano DOC!

Rinfrancati dal viaggio, con suor Tommasina e suor Cettina, siamo arrivati alla parrocchia della SS. Annunziata, situata nella zona di Messina chiamata Camaro Inferiore. Li abbiamo conosciuto Padre Nino, il Parroco, il quale ci ha fatto visitare tutta la Chiesa, soffermandosi sulle stanze a nostra disposizione e sulla sala per la catechesi degli adolescenti, Padre Jean Pierre, un prete africano ospite della parrocchia e due seminaristi, Marco e Paolo.
Dopo aver scaricato il pulmino ci siamo preparatiper la Celebrazione Eucaristica delle 18.30. La Chiesa era piena di parrocchiani che hanno pregato con noi e per noi, specialmente nel momento del mandato missionario conferitoci dal parroco. A seguire, ci siamo subito preparati per l’incontro delle 19.40 con gli operatori pastorali, guidato da suor Mariangela, durante il quale abbiamo riflettuto su quanto l’incarnazione non sia prerogativa solo del Natale, in quanto è nella Pasqua che Cristo ha vissuto la sua umanità con tutto il suo dolore. Ci è stata data, inoltre, la possibilità di riflettere, attraverso un video, sul significato dell’amore: essere amati da Cristo al di fuori del tempo reale è solo un’utopia. Come possiamo noi rinnegare il corpo, la carne e il dolore se neppure Cristo in croce l’ha fatto?
Con lo scambio di idee finale, l’incontro è terminato nel migliore dei modi e siamo stati accompagnati presso alcune famiglie che ci hanno ospitato per la cena, tornando subito dopo nella chiesa parrocchiale per la preghiera della sera preparata da suor Cettina.
Al termine siamo stati accompagnati nelle famiglie che ci hanno ospitato per la notte. Ci siamo salutati verso l’una e alle 7.30 eravamo già in Chiesa per la colazione! La vita dei missionari ha sempre tempi mooolto stretti 😉
Alle 8.30 abbiamo animato le Lodi e alle 9.00 la Messa, terminata con l’esposizione del Santissimo: i parrocchiani, infatti, sono rimasti in preghiera davanti a Gesù Eucaristia per accompagnare la nostra evangelizzazione e noi, in contemporanea, abbiamo avuto una catechesi “privata” di suor Mariangela. Alle 11.00 siamo partiti, divisi in tre gruppi, per gli stand dislocati per le vie della parrocchia. Abbiamo distribuito a piene mani i rotolini della Parola di Dio… ricordate quelli che abbiamo fatto durante il viaggio? Ebbene li abbiamo distribuiti ai passanti invitandoli alla Festa della Parola che ci sarebbe stata la sera stessa in Chiesa alle 21.00. Alle 13.00 siamo tornati in parrocchia, abbiamo pranzato a casa dei nostri ospiti e alle 15.00 eravamo nuovamente in parrocchia per l’Adorazione Eucaristica. Alle 16.00 suor Mariangela, Dalia e Grazia hanno animato l’incontro con i bambini dai 5 ai 10 anni, facendoli divertire e preparandoli per la Festa, il resto del gruppo, invece, ha continuato il giro delle strade e delle case della parrocchia, offrendo la Parola di Dio e invitando tutti alla grande Festa della Parola. Alle 18.00 siamo tornati in Chiesa per animare i Vespri e poi ci siamo incontrati tra noi per precisare gli ultimi dettagli della Festa. In venti minuti siamo poi andati nelle famiglie, abbiamo cenato e siamo velocemente ritornati in Chiesa perché alle 21.00 sarebbe iniziata la Festa della Parola. Devo confessarvi che ero molto agitata e forse non me la sono vissuta al massimo, o almeno la prima parte, perché dovevo fare una testimonianza e potete ben capire che non è facile, anche se è bello. Ma procediamo con calma…
La Chiesa alle 21.00 era già piena e Dalia, la nostra coreografa , ha dato inizio alla Festa guidando i bambini in un ballo che ci ha inseriti nel clima della serata.
Dopo aver ricevuto la loro dose di applausi davvero meritati, i bambini più piccoli sono rimasti a cantare davanti all’altare e quelli un po’ più grandicelli hanno “SEMINATO” la Parola. I semi erano dei foglietti con una frase della Bibbia all’interno annodati con un nastrino, praticamente un rotolino gigante! Dal fondo della Chiesa, con un cesto colmo di questi “semi” particolari, sette bambini hanno percorso la navata centrale della chiesa donando i loro semi ai parrocchiani presenti. I bambini del coro, dopo una pausa di stupore – non si aspettavano di vedere i loro compagni “seminare” – hanno terminato con successo il canto del Seminatore intonato e interrotto. Io che ero accanto all’altare, vicina alla loro postazione, li ho visti questi bambini, ed è stato davvero emozionante. Dopo una pioggia di applausi i piccoli cantori si sono accomodati nei primi banchi… mentre io in contemporanea avevo la tremarella perché suor Mariangela mi stava presentando ai fedeli per la mia testimonianza. Terminato questo momento, abbiamo spento le luci iniziato il rito dell’Intronizzazione della Parola. Marco e Paolo, i due seminaristi, aprivano la processione portando due fiaccole, poco dietro loro Iacopo sorreggeva in alto una grande Bibbia dalla quale partivano cinque nastri, uno per ogni continente del mondo, portati ciascuno da una missionaria. Io e suor Tommasina chiudevamo la fila con altre due fiaccole. Al buio, in silenzio, pian piano abbiamo accompagnato la Parola all’altare, sono state accese le candele ai lati della Bibbia e l’incenso ai suoi piedi… proprio come dice il salmo 141 “Come incenso salga a te la mia preghiera”. Sono state riaccese infine tutte le luci ed è stato il momento della testimonianza di Claudia che ha “cantato” (infatti è una cantautrice) il suo incontro con il Signore, il suo rendersi conto di essere amata per quello che è, il suo sentirsi considerata come terreno buono. In quel momento mi sono davvero commossa, ma non potevo piangere perché sapevo che poco dopo la voce mi sarebbe servita per proclamare il brano evangelico che ci ha accompagnato in quei tre giorni.
Il bel momento di Festa e riflessione si è concluso, infine, con una preghiera finale preparata da Maria Rosaria e me. Un breve power-point con la proclamazione della Parola e poi il bacio della stessa, momento anch’esso pieno di significato. Dopo il canto finale ci siamo salutati e, dopo esserci dati appuntamento per il giorno successivo, ci siamo ricongiunti alle “nostre” famiglie per dormire. Prima di riposare però, ognuno di noi ha donato una copia di Il mio nome è Tecla, un libro sulla cofondatrice e Prima Maestra delle Figlie di San Paolo, alle famiglie che ci hanno aperto le case e il cuore. Un piccolo segno di riconoscenza perché non si dimentichino di noi missionari :-P. Il giorno successivo era domenica. Terminata la colazione in parrocchia, alle 8.30 e alle 11.00 le due celebrazioni eucaristiche festive ci hanno visti nuovamente all’opera: alla fine di ogni celebrazione, infatti, abbiamo donato ai fedeli un piccolo depliant con la parabola del Seminatore e una preghiera.
Tra la prima e la seconda Messa, per valorizzare il tempo a nostra disposizione abbiamo realizzato anche un incontro con gli adolescenti della parrocchia. All’inizio erano un po’ chiusi ma suor Mariangela è riuscita a coinvolgerli con una simpatica dinamica che doveva portarli a cercare di capire quale tipo di terreno fossero nella vita di tutti i giorni. Quanto buonumore, positività e quanta vita reale contenevano i biglietti usati per scrivere di che tipo di terra fosse fatto il loro cuore! Bellissimo!! Dopo la celebrazione delle 11.00 abbiamo sistemato il pulmino per il viaggio di ritorno, siamo andati a pranzare con i parrocchiani, ci siamo salutati calorosamente e via… verso casa. All’imbarco, l’ultima a salutarci è stata la Madonnina dorata e così, col cuore colmo di volti, storie, pieno di voglia di portare frutti per il 30, il 60 e il 100%, abbiamo affrontato il viaggio di ritorno.
È stato tutto bello, la comunità parrocchiale ha partecipato ad ogni momento e ci ha fatti sentire di casa. Cosa porto nel mio cuore? La grazia di aver potuto evangelizzare, i volti delle persone che si sono strette attorno a noi con affetto e anche quelli di coloro che hanno rifiutato il nostro annuncio. Tutto quello che ho visto e vissuto lo porto con me in questi giorni durante la preghiera, deponendolo ai piedi di Maria Regina degli Apostoli, conscia che Lei intercederà per tutti noi.

Chiara – Salerno

In breve:

«Vivere una “Missione” per me è sempre un’esperienza dai numerosi interrogativi: quante persone incontreremo? Saranno disposte ad ascoltare? Saremo all’altezza del mandato ricevuto? Cosa ci risponderanno le persone? Che impressione faremo?
Nonostante i tanti punti di domanda, mi sono messa in gioco e ho cercato di vivere pienamente i tre giorni di missione…
Incontri e dinieghi sono andati di pari passo, con alcune persone incontrate c’è stata l’apertura totale all’ascolto e alla voglia di capire il perché della nostra presenza, e dall’altra il rifiuto totale al colloquio…. Due aspetti opposti, ma due parti di una stessa medaglia che hanno ben fotografato la realtà del quartiere Camaro dove si è svolta la missione.

Tanti i ricordi impressi nella memoria e tante le dimostrazioni di affetto ricevuti in così poco tempo.
Alle volte sembra quasi irreale, ma il rapporto che si istaura in questi particolari momenti ha qualcosa di incredibile perché sembra che tutte le persone con le quali c’è stato anche solo per pochi secondi uno scambio di sguardi, sappiano chi sei.
Il tema della missione prendeva spunto dal Vangelo di Marco dove si parla del seme buttato in terra, e in qualche modo io mi sono sentita a tratti il terreno dove il seme cadeva, ma a tratti anche il seme che attraverso me il Signore gettava a chi era disposto a raccogliere.
Il momento più emozionante è rappresentato dalla serata vissuta insieme a tutta la comunità, sabato 26 merzo durante la Festa della Parola, momento che ha avuto il suo culmine proprio nel “trionfo” della Sacra Scrittura, è stato bello e davvero emozionante sentire il silenzio che si è creato tra chi aspettava quasi con stupore l’ingresso e l’intronizzazione della Parola. La chiesa piena di persone, fino a pochi momenti prima aveva come sottofondo il “vocio” dei presenti, ad un tratto si è ammutolita dinanzi all’ingresso di ciò che per tutti noi rappresenta la luce: la Parola di Dio.
In questi giorni, tutto è stato all’insegna della provvidenza, tutto all’insegna di quanto il Signore ha voluto mandare.
E anche questa volta Dio è stato generoso, a dispetto di quanto raccolto nell’impressione iniziale, le persone incontrate ci hanno regalato tanto, è stato un dare reciproco, da parte nostra nei confronti di chi ha deciso di fidarsi e di ascoltarci e da pare delle persone che fidandosi hanno condiviso con noi esperienze di vita e di fede.
Esperienza meravigliosa, intensa, che non può non lasciare il segno.
Grazie Signore, grazie per lo stupore, per la generosità, per la presenza e per la fiducia.

Maria Rosaria – Salerno

 

« “Il seminatore uscì a seminare”…
… e se posso “osare”, è con questa consapevolezza nel cuore che ogni GEP (Giovane Evangelizzatore Paolino) è uscito ad evangelizzare a Messina, dove si è svolta la missione paolina dal 25 al 27 marzo scorsi. In questi pochi (purtroppo) giorni, abbiamo sperimentato l’accoglienza affettuosa, la disponibilità e l’ospitalità della comunità della SS. Annunziata che ci ha aperto il cuore aprendoci concretamente le porte delle proprie case e, seppure in pochi giorni si è creato un bel clima, una bella atmosfera che ha trovato il suo culmine attorno alla Parola! Parola annunciata, “seminata”, condivisa, che ha solcato in maniera diversa le storie di ciascuno di noi…
Ripartiti sicuramente più ricchi e felici, accompagnati dalla preghiera e dal calore dei nostri nuovi amici, speriamo che i piccoli semi di Parola possano diventare strumenti di vita nuova per la vita di ciascuno di noi.
Spero che le nostre strade si incrocino nuovamente……
…a tutti buon cammino!

 Grazia Trecase (NA)

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CATECHISTI PARROCCHIALI – Aprile 2011: Annuncio di vita e speranza

IL TRIDUO PASQUALE

di Roberto Laurita

Con la Domenica delle Palme comincia la Settimana Santa, cioè i sette giorni che precedono la Pasqua.
Nel suo ingresso trionfale a Gerusalemme, Gesù era stato acclamato dalla folla che agitava rami in segno di gioia.
La benedizione dell’ulivo ricorda questo avvenimento e nello stesso tempo ci permette di non dimenticare che «il trionfo di Gesù» segna l’inizio della sua passione, il cui racconto è proclamato durante la Messa. Lunedì, martedì e mercoledì della Settimana Santa si collocano nella prospettiva del Cristo che va incontro alla sofferenza e alla croce.
Negli ultimi tre giorni della Settimana Santa seguiamo, passo passo, gli avvenimenti che conducono Gesù alla sua Passione, fino a contemplarlo sul calvario, inchiodato alla croce, per cantare il giorno di Pasqua la gioia della risurrezione.
Se distinguiamo i tre giorni, ci accorgiamo nel contempo di non poterli separare. Il Venerdì della morte perde il suo autentico significato se non appare come la realizzazione del dono di sé che fa Gesù la sera del Giovedì e se non trova sbocco nel giorno della risurrezione.

Nel GIOVEDI SANTO in cui Gesù celebra la Cena della Pasqua antica prima di affrontare la sua Pasqua di morte e risurrezione, gli evangelisti menzionano due gesti diversi: Matteo, Marco e Luca ricordano il Pane spezzato e il calice del Vino offerto ai commensali; Giovanni la lavanda dei piedi.
A entrambi i gesti è legato un comando esplicito di Gesù perché i discepoli li ripetano.
Anche nella liturgia della sera del Giovedì santo si fa solenne memoria dei due gesti di Gesù.
• L’uno, la lavanda dei piedi, segno di servizio, è proposto annualmente;
• l’altro, l’istituzione dell’Eucaristia (il Pane spezzato e il calice del Vino che si condivide), raduna l’assemblea dei cristiani ogni domenica.

Malgrado il clima austero, il Venerdì non è un giorno di lutto, ma la celebrazione riconoscente dell’amore infinito che Dio ha manifestato al mondo nella passione del suo Figlio.
Il VENERDI SANTO, allora, i cristiani non si radunano per piangere un morto, ma per adorare il vincitore della morte. Questo giorno è segnato dal grande racconto della Passione secondo Giovanni.
Quattro momenti ne scandiscono la liturgia:
• la contemplazione del Salvatore nella sua passione e morte (ascolto della parola di Dio);
• l’intercessione, nel suo nome, per la salvezza di tutti (solenne preghiera universale);
• la venerazione del «legno della croce che ha portato la salvezza del mondo» (adorazione della croce);
• la partecipazione al Corpo del Signore crocifisso e risorto (Comunione eucaristica).

La VEGLIA PASQUALE è tutta orientata verso la luce: è la grande festa della risurrezione. È anche il momento in cui la Chiesa accoglie con gioia i nuovi battezzati che rinascono a vita nuova in Cristo.
Il Triduo pasquale ha il suo culmine nella Veglia che si celebra la notte tra il Sabato santo e la Domenica della risurrezione. Il terzo dei giorni santi è, fra tutti, il più ricco di parole e di segni che esprimono la vittoria sulla morte e sulle oscure forze del male, e la speranza offerta a tutti coloro che credono nel Signore crocifisso e risorto.
• È una notte buia, in cui i cristiani accendono una luce capace di sfidare qualsiasi oscurità, per ridestare la speranza e tracciare il cammino della gioia, che sfocia nell’eternità.
• È una notte di silenzio, fatta per intendere una Parola d’amore, che narra la storia di Dio con gli uomini e le donne, un disegno di salvezza che si realizza a dispetto di tanti ostacoli, limiti e infedeltà.
• È una notte in cui ricevere un’acqua viva, che zampilla per sempre nella nostra esistenza, l’acqua del nostro Battesimo che ci immerge nella morte di Cristo per farci rinascere con lui risorto alla vita nuova.
• È una notte in cui condividere un Pane e un Vino che ci parlano di lui; una notte in cui spezzare il suo Corpo offerto, cibandoci di lui, e in cui bere al calice del suo Sangue, invitati a una mensa che prelude al banchetto eterno.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi  nel numero di Aprile di Catechisti Parrocchiali

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