È TEMPO DI BILANCI
di Franca Feliziani Kannheiser
Nel percorso di un anno catechistico non può mancare il momento del bilancio per ripercorrere con i fanciulli, attraverso la conversazione, il racconto o il disegno, i momenti più significativi del tempo che si è condiviso. Non deve essere «una verifica di tipo scolastico» di ciò che il fanciullo ha appreso, ma piuttosto la memoria e la narrazione gioiosa di un viaggio che ci ha visti protagonisti insieme e di cui riviviamo le esperienze più belle, ma anche quelle difficili o problematiche, per cogliere il significato e gli effetti del percorso realizzato.
La dinamica può avere come oggetto:
• il ricordo del primo incontro e di come il gruppo si sia trasformato nel tempo per una migliore conoscenza e interiorizzazione del messaggio;
• ciò che è piaciuto di più e di meno del nostro viaggio insieme;
• che cosa abbiamo scoperto di nuovo su noi stessi, su Gesù, sulla Chiesa, ecc.
Una volta in cerchio, ogni fanciullo riceve tre cartoncini di colore diverso o con tre simboli differenti:
• cartoncini gialli o con il simbolo del sole;
• cartoncini grigi o con il simbolo della pioggia;
• cartoncini verdi o con il simbolo di un ramo fiorito.
Nel cartoncino giallo, ognuno scrive un momento bello che ha vissuto nel gruppo; in quello grigio, un’esperienza negativa; in quello verde, un suggerimento per il prossimo anno.
Il catechista r
accoglie i cartoncini in una grande scatola che pone al centro del gruppo. I cartoncini sono estratti, letti e discussi.
A questo punto si continua l’incontro leggendo il seguente racconto:
«C’era una volta un cuoco che andava in giro per i paesi della contea a insegnare ricette di piatti saporiti. Era famoso perché possedeva una polvere magica che rendeva squisiti i suoi piatti. Ogni paese aspettava con trepidazione e curiosità il suo arrivo, sicuri di imparare qualcosa di nuovo. Era, infatti, molto creativo e sapeva utilizzare bene le risorse dei diversi luoghi. Nei paesi dei pescatori, insegnava a pescare e a cucinare il pesce; nei paesi dei cacciatori, a cacciare e a cucinare la carne; nei paesi degli agricoltori, a coltivare la terra e a cucinare le verdure.
Un giorno arriva in un paese molto povero, dove decide di insegnare la ricetta del minestrone. Va in piazza con la sua grande pentola: vi mette l’ac
qua, un po’ di sale e la sua polvere d’oro, ingrediente magico che rende squisite le sue pietanze.
Dopo un po’ l’assaggia e dice, come tra sé e sé, che mancherebbe una cipolla. Subito uno che ha sentito corre a casa sua per prendere una cipolla. Egli la mette nella pentola. Dopo un po’ assaggia nuovamente e dice: «Uhm! mancherebbe una patata». Chi ha sentito si precipita a prendere una patata che lui mette in pentola. Dopo un po’ assaggia di nuovo e dice: «Uhm! mancherebbe una carota» e chi ascolta è ben felice di contribuire con la sua carota. Poi mano a mano si accorge che manca un peperone, una zucchina, un po’ di prezzemolo, uno spicchio d’aglio e così via sino a quando è soddisfatto del sapore del minestrone.
È proprio squisito. Gli abitanti lo gustano e ognuno dice che non aveva mai mangiato un minestrone così buono: tutto merito della polvere magica del cuoco…
Lui invece sa che il merito è un altro. Ma questo è il suo segreto».
Alla luce del racconto chiediamo:
• Qual è la polvere magica che ha reso squisito il minestrone?
• Che cosa c’entra questo racconto con l’anno catechistico che si sta concludendo?
• Qual è stato il mio contributo al suo «sapore»?
Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Maggio di Catechisti Parrocchiali
Per vedere il sommario di Catechisti Parrocchiali di Maggio 2011 clicca qui


Dal 20 al 23 aprile, ovvero dal mercoledì santo al sabato santo, le Figlie di San Paolo hanno sperimentato per la seconda volta e in modo ancora più radicale un modo innovativo e interattivo di vivere un campo-scuola; questo nello specifico in preparazione alla Pasqua. Le animatrici sono state
oli.
testimonianze, o per meglio dire i quattro ritratti, desunti sempre dal Vangelo o dagli Atti degli Apostoli riguardavano quattro importanti personaggi: 
Sabato Santo siamo tornati a Trecase ma questa volta abbiamo incontrato i giovanissimi (14-18 anni) con i quali abbiamo fatto gruppo durante una dinamica che ci chiedeva, confrontandoci con le donne che si recano al sepolcro, di scrivere le nostre prospettive, i nostri progetti per il futuro. È stato molto divertente e stimolante entrare in un nuovo gruppo e subito avere coscienza di ciò che rende i suoi componenti uniti, di ciò che li interessa, delle loro aspirazioni e dei loro progetti… in fondo non molto diversi dai miei 😉 ».
pagina
risurrezione. Costoro
della spiegazione “illustrata” è stata proposta una dinamica proprio sui nostri talenti ed è stata questa dinamica che mi ha colpita particolarmente.

gli inferi (ma non inferno!!!) delle tante e spesso inutili tristezze e immotivate delusioni all’alba di una vita capace di ri – sorgere, di ri – nascere, di ri – vibrare per nuovi valori e ideali, per scelte coraggiose e generose, per un Amore realmente controcorrente.

Al centro della stanza dove si svolge l’incontro, sul tavolo o su un leggio, si pone il libro della Bibbia, con accanto un cero acceso e un cestino.








presenza di Giovanni Paolo II, una delle sue canzoni più famose: Blowing in the wind. Essa, tra l’altro, recita: «Quante le strade che un uomo farà, e quando fermarsi potrà? Quanti mari un gabbiano dovrà attraversar, per giungere e per riposar?… Quando dal mare un’onda verrà che i monti lavare potrà?». E il ritornello: «Risposta non c’è, ma forse chi lo sa, perduta nel vento sarà». Il Papa, alla fine del concerto, commentò: «Quante strade? C’è una sola strada. È Cristo la strada che un uomo deve percorrere prima di essere chiamato uomo! La risposta soffia nel vento… Ma c’è un vento malvagio che spinge verso il nulla e c’è il vento dello Spirito Santo che conduce a Dio».
zione di piacere a lui più che agli uomini e l’impegno di seguire Gesù a qualsiasi costo. Il timore ci fa tendere al vento dello Spirito e, insieme, ci fa percepire la gravità dell’indifferenza, la gravità degli «strappi» nella vela (i peccati), a causa dei quali il Vento non può esercitare la sua potenza. Timore è quel sentimento giusto di un figlio che non vuol far soffrire il Padre. Il timore non è in contrasto con l’amore. Esso ci dona un senso di dipendenza profonda. È l’atteggiamento che ci fa compiere il volere di Dio, avere rispetto e stima verso di lui perché si è consapevoli della sua grandezza e della nostra pochezza.




